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Saint Seiya

Prima del 1990, ero ancora una persona che alcuni avrebbero definito normale. Non tutti, ma alcuni sì. Poi, un ridente giorno di marzo, cambiai canale su Odeon TV, e da quel giorno sono diventata quella che rimango tuttora, a parte qualche dettaglio insignificante (tipo che allora ero più simile a Judy Abbott, oggi sembro una versione umanista di Sheldon Cooper).
Per me Saint Seiya ha significato tanto, più di quanto potrei descrivere in poche righe, ed entrerei in argomenti personali e dolorosi, quelli nei quali un semplice anime è stato, in ogni senso, la mia ancora di salvezza. A volte penso davvero che non sarei qui, se quel giorno non avessi cambiato su Odeon TV e non avessi visto Ikki che combatteva contro suo fratello, per poi, classicamente, redimersi e salvarlo.
Devo moltissimo a Saint Seiya.
Naturalmente, questo non mi ha mai impedito di prendere per il culo a sangue tutti i plot hole, i missing moment, le situazioni illogiche e la strafottutissima raccomandazione di Seiya, che vince sempre perché sta nel titolo e quindi gli altri, per quanto si spacchino le ossa in combattimento, saranno sempre lo sfondo che fa risaltare i colori della sua armatura (bianca e rossa. Una roba discreta come un capitan Italia vestito di verde, bianco e rosso).
Sono affetta dalla febbre dell’oro e del blu, il che significa che se vedo un’armatura d’oro non capisco più un cazzo, e se all’armatura d’oro sono abbinati i capelli blu, potete venirmi a trovare nella città degli Ormoni, io da lì non mi schiodo. Amo follemente i Santi con i capelli blu. Milo, Saga, Kanon, e perfino Death Mask, che è psicopatico, quindi da amare a occhi chiusi. E Mu. Adoro i tipi tranquilli che non si incazzano mai perché sanno che, se si incazzano, smontano il nemico atomo per atomo.
I Bronzelli, effettivamente, per me sono un male non del tutto necessario.
Ho scritto long fic e one shot. Serie, meno serie, e serietà, where are you?
Potete perciò seguire le avventure di una ragazzina che decide di diventare apprendista al santuario, la sfigatissima Saint Luna, oppure tornare indietro di tredici anni e seguire il sommo Shion in una scelta diversa da quella che fece, quella notte fatale, con Sliding Sancuary (che, ahimè, è mancante del finale, e che mi riprometta sempre di scriverlo non penso lo farà comparire per magia. Magari se qualcuno mi minaccia abbastanza a lungo ci riesco).
Oppure rilassatevi con le fanfiction autoconclusive, di ogni genere e categoria, dal drammatico, al comico, al romantico, all’avventuroso, al surreale. Scegliete pure.
Enjoy.

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4 thoughts on “Saint Seiya”

  1. Angelo Ingaglio says:

    Ciao, sono un appassionato di Saint Seiya come te e, digitando su Google le parole “nobile Aiolos”, mi sono imbattuto in una tua fanfiction che ho trovato appassionante e caratterizzata da uno stile narrativo piacevole ed interessante. Anch’io sto scrivendo un romanzo, non su Saint Seiya, ma la storia è fortemente ispirata all’opera di Kurumada.
    Se ti va, contattami: mi piacerebbe ricevere qualche consiglio su come muoversi nel mondo della narrazione e dell’editoria.
    A presto
    Sagittarius Anghelos

    1. Lem
      Lem says:

      Ciao, sono contenta che la mia piccola fanfic su Aiolos ti sia piaciuta 🙂
      Consigli in quest’ambito ce ne sono pochi (e quasi tutti si contraddicono), l’unico davvero valido è di non pagare mai per pubblicare – nè per cosiddetti ‘servizi eitoriali’ che aiutano solo chi ne andrà a bneficiare.
      Per tutto il resto, in bocca al lupo!

  2. Angelo Ingaglio says:

    Saint Seiya ha segnato la vita di tutti coloro i quali, appartenendo alla nostra generazione, hanno avuto la fortuna di crescere con i valori trasmessi dale storie di questi personaggi.
    Tutti ci siamo identificati in almeno uno di loro e tutti abbiamo scelto una costellazione che ci guidasse nella vita come i nostri eroi.
    Ti confesso che ogni volta che devo affrontare una nuova battaglia (che sia sul lavoro, nella vita privata e nei rapporti sociali o che riguardi la salute), non posso fare altro che ricordare che questi nostri eroi non facevano in tempo a finire una battaglia che ne dovevano affrontare subito un’altra.
    Tuttavia non si arrendevano mai e confidando nel BENE affrontavano con coraggio e spirito di sacrificio ogni nemico che si parava loro innanzi.
    Forse è questo che più mi è rimasto di loro: la forza di affrontare tutto e di rialzarsi sempre dopo ogni caduta.

    1. Lem
      Lem says:

      Sì, sono d’accordo, Saint Seiya per la ‘nostra’ generazione è stato un vero e proprio faro. Non li ringrazierò mai abbastanza.

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