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Tanto è fantasy!

C’è una cosa che mi ha sempre lasciata perplessa.
Che il fantasy sia un genere con dei canoni rigidissimi dai quali, se esci, non si parla più di fantasy ma di altro, è verissimo. Ed è verissimo che siamo invasi da una serie di cloni di storie con l’eroe che parte ragazzino sfigato e brufoloso e finisce che neanche Conan dopato di Viagra (o la controparte femminile, che però è gnocca da subito. Ignoro quale sia il nome del Viagra femminile, ma sospetto che il cognome sia Jackman). Con tutto il

Non sentitevi in soggezione perchè non siete così, se mi scrivete sono contenta lo stesso ^_^ (per le fanciulle: no, non ho il suo recapito. Se l'avessi, non sprecherei tempo con le sue foto, garantito)

Viagra femminile

contorno di elfi, nani, draghi-cavalcature, cattivi improbabili, e vabbè, lo sapete meglio di me.
Sono perplessa perché le due cose vengono considerate analoghe.
Quello che viene tanto vituperato (per overdose di cloni, più che perché sia in sé una schifezza) è UNA delle possibili trame Fantasy. Nemmeno un canone o una struttura, financo un cliché, proprio una trama. Che l’eroe sia un elfo, una ragazzina, un cacciatore di demoni o la guerriera inquieta che va tanto di moda adesso, si parla sempre della stessa storia rimasticata. Cambia solo l’estetica, la doratura. Cosa cambia se invece di Tanner il cavaliere c’è Miyamoto il samurai? Niente, nisba, zero, fanno esattamente le stesse cose e finiranno esattamente allo stesso modo.
Se si guarda solo all’estetica, si pensa a cambiare solo quella, il risultato sarà che si scriverà sempre la stessa storia, però ambientata da un’altra parte e coi nomi cambiati. Siamo al punto che si considera innovativo usare uno stile, un tempo verbale, o una persona piuttosto che un’altra.
Forse è quello che va di moda adesso, quello che il pubblico vuole e che l’editore coscienziosamente propina, ma non ne sono convinta.
Vedo dappertutto un continuo citare e ricitare sempre gli stessi nomi, ‘Trosi brutta, Martin genio’, con pochissime varianti. E mi chiedo… ma pensate veramente che esistano solo questi nomi? Che il fantasy sia una roba che prima del… boh, del 1995, diciamo a braccio, non esisteva, e se esisteva era limitata al Signore degli Anelli?
Non lo dico per fare sfoggio di cultura nerd, è solo che criticare in blocco sempre la stessa trama, e cercare un modo di scriverla in maniera che nessuno capisca che è sempre la stessa, di nuovo, è davvero limitante. Significa aver letto una sola trama. O un solo libro.

Fantasy = evoluzione del personaggio, di TUTTI i personaggi. Di tutti gli schieramenti in gioco. Chi non evolve, finisce come Darwin ha stabilito. Tizio parte A e finisce B, non esiste, NON ESISTE, che all’epilogo sia lo stesso che era all’inizio. Per ‘non esiste che sia lo stesso’ intendo che deve essere una persona diversa, con opinioni diverse (ma ugualmente fondate e sensate), con moti ad agire diversi, con finalità e scopi diversi. Il fantasy è formazione del personaggio. Parte moccioso e diventa adulto. Parte pacifico e diventa guerriero. Parte mercenario e diventa sacerdote. Parte ingenuotta contadina e diventa scaltra cortigiana. Bene/Male è una distinzione infantile, il fantasy NON È un genere infantile. Non c’è una linea di condotta giusta e le altre sono sbagliate, sono i bambini a pensarlo, e l’eroe può pensarlo solo a inizio storia. Dopo evolve. Se non c’è evoluzione dei personaggi, non è fantasy, è una roba ambientata in un posto che boh, si vestono tutti strano e nessuno ha la cellulite.

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A volte va bene, a volte va male.

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Addestramento? M’hai preso per un velociraptor?

Fantasy = magia, ovvero la componente mistica, inspiegabile, intangibile, incomprensibile, ma presente sempre e comunque, una forza della quale i personaggi sono in balia, non il contrario. Il mago più forte del mondo è quello che prende più saccagnate, perché più vicino degli altri a un ente indominabile da forze umane. La magia è legata alla religione, è una forma di dialogo con il divino (che sia un dio nel senso dottrinale del termine, un’entità panteista, una fenice che ti dà potere sul fuoco o Doraemon che si fruga nelle tasche fa lo stesso) è allo stesso tempo mezzo e fine. Il personaggio che ‘controlla la magia’ è un personaggio da buttare nel cesso e tirare lo sciacquone. Se c’è controllo metodico di un’energia o di un manufatto, è fantascienza, non Fantasy. Se si spiegano le regolette tramite il solito libercolo di magia potentissimo che non deve cadere in mano al cattivo, si sta in pratica dicendo che la magia è una tecnologia.
Non si riesce a conciliare questo con Tanner che salva il mondo? Si sta scrivendo pessimo fantasy, o in alternativa pessima fantascienza, a seconda di dove pende l’estetica scelta. Da lettore, bisogna cestinare.

Fantasy = svelamento di un mondo che cessa di essere ‘fantastico’, mistico, minaccioso (affascinante per il lettore, magari un po’ meno per il personaggio che starebbe tanto meglio a casa sua, in pace) per entrare nel vivere comune. Il fantasy è CRESCITA. Quello che prima non era chiaro alla fine lo è, quello che era magico perché sconosciuto, alla fine è noto, perché viene svelato. Rimane incontrollabile, come incontrollabile è qualsiasi ente esterno a noi, ma l’essere incontrollabile e l’essere sconosciuto sono due cose diverse.

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Sono il villain o sono un bel tenebroso, tormentato e solo, che alla fine si sacrificherà in nome della Causa Giusta. Voi lo sapete, io lo so. Vince chi smette per primo di farsi pippe mentali sul mio look.

Fantasy = perché sì. Perché ho deciso così. PERCHÉ È FANTASY. Perché la profezia dice che proprio tu ucciderai il drago? Perché sono le donne a saper usare al meglio le gemme matrici? Perché se Coraline chiude a chiave, l’altra madre non può più raggiungerla, anche se è così forte che sfondare una porta per lei dovrebbe in teoria essere facilissimo? Perché sì. È Fantasy. Non vi sta bene? Non scrivete fantasy, cercatevi un genere nel quale l’arbitrarietà dell’autore conti di meno, o non conti affatto (se esiste, cosa di cui dubito). Se si scrive fantasy, l’autore decide che è così perché sì, e il lettore lo accetta con gli occhioni sgranati dalla meraviglia. Punto.
L’autore ha messo un ‘perché sì’ che la sospensione dell’incredulità non riesce a reggere? L’autore ha scritto una schifezza di Fantasy. L’autore non ha capito che ‘perché sì’ va stabilito PRIMA della storia, non durante. Le premesse sono arbitrarie, la trama no, mai.

Fantasy = Stereotipi. L’eroe, la figura di riferimento, l’antagonista o gli antagonisti (nemici o semplici rivali che siano), l’alleato o gli alleati (amici, amanti, fedeli, subordinati), uno scopo che muove all’azione – ma che non è necessariamente quello che la conclude – il rituale iniziatico, la batosta inattesa anche se magari era annunciata, la caduta, la risalita, il trionfo finale (un trionfo personale, che quindi può non corrispondere al lieto fine. Superata la visione infantile: vittoria=vita e sconfitta=morte, le possibilità diventano infinite).

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Vieni via cara. Non dare retta al primo maniaco che ti invita a casa sua per una quest.

Fantasy = viaggio di crescita, che occhio, è la classica quest, ma ci sono decine di declinazioni della quest. Il logoro “oddio mi hanno bruciato la casa, ammazzato il padre, la madre, il fratellino, il cane e il pappagallo, adesso vado, diventerò fortissimo e ammazzerò tutti!” è solo una, la più banale, quella di cui ne hanno tutti GIUSTAMENTE le tasche strapiene.
Può esserci quest tra le mura di un castello, coi personaggi che al massimo scendono in cortile a raccogliere fiori, può non esserci nessuna quest in un viaggio di tre mesi che attraversa il continente e nel quale si vedono draghi e unicorni. La crescita è interiore, il mondo cresce col personaggio. È un gioco di illusioni, un po’ come il sole che gira intorno alla terra, quando in realtà è il contrario. Non sai come creare una quest diversa dalla solita banale estetica del viaggio disperato per salvare il mondo? Lascia stare il fantasy e scrivi altro.

Tutto questo vi infastidisce? Oh, ci sono tanti generi, leggete quelli e lasciate stare il fantasy, non fa per voi. Ma almeno non andate in giro convinti che il fantasy sia quella roba con l’eroe che salva il mondo, vi prego. Non andate in giro a dire che il fantasy è SOLO quello, e che qualsiasi cosa un po’ diversa, un po’ più originale, un po’ meno noiosa, va incasellata in un altro sotto-sotto-muoiodiclaustrofobia genere. Il fantasy è Fantasy. Il resto sono collane editoriali che devono avere un nome, stop.

4 thoughts on “Tanto è fantasy!”

  1. roberto says:

    In effetti hai ragione, il fantasy non è solo ragazzini lentigginosi destinati a diventare più muscolosi di Conan, elfe tanto belle quanto discinte e letali tutti destinati a fermare un cattivo dal potere quasi assoluto (ma che poi come la strega di Oz si scioglie se gli getti un secchio d’acqua addosso ) e con inevitabile lieto fine. Basterebbe guardare ad opere come quelle di Michael Moorcock per rendersene conto. Però c’è un però. Gli autori al di sopra della media, proprio perché tali, sono rari e non puoi contare solo su di loro se vuoi inondare il mercato con un prodotto. Il modo migliore per ottenerlo è usare il metodo degli scrittori di pulp del secolo scorso che dovevano produrre un romanzo breve al mese : preparare un canovaccio e costruire tutti romanzi basandosi su quello che è la stessa cosa che fa la maggior parte degli scrittori di “fantasy” di oggi. Ma come ereasolito scrivere il noto autore di soap Guglielmo Scuotilancia “Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo “rosa” anche con un altro nome avrebbe il suo profumo. ” così io direi che importa se il tuo lavoro non lo chiamano fantasy se tu hai scritto ciò che volevi scrivere e ai tuoi lettori piace?

  2. Munky says:

    Sono abbastanza d’accordo su tutto tranne su questo passaggio

    “La magia è legata alla religione, è una forma di dialogo con il divino (che sia un dio nel senso dottrinale del termine, un’entità panteista, una fenice che ti dà potere sul fuoco o Doraemon che si fruga nelle tasche fa lo stesso) è allo stesso tempo mezzo e fine.”

    Secondo me, non è proprio così. Certamente in molti libri la magia è legata alla religione, ma non in tutti. Il potere magico, non sempre deriva dalla religione, ma può arrivare dallo studio (sui libri, di rituali, di profezie, di movimenti particolari, di un metodo di respirazione e via dicendo) o da altri fattori esterni (la creazione di un artefatto che dona i poteri, per esempio). A parte quello che sto scrivendo io, in cui la magia proviene da una pozione creata nell’antichità, ci sono anche altri esempi. Harry Potter, per esempio. Pratchett. Lynch.
    Ma anche se andiamo a vedere i i giochi di ruolo, nello stesso AD&D il mago non è necessariamente legato al potere divino, anzi, si forma sui libri o perchè ha una dote innata non legata a un dio.
    Nei Fantasy la magia è presente, c’è, è presente, ma è una “forza” che può essere utilizzata sia dal prete che dall’arcano. Il prete sarà un tramite del o dei suoi dei e attraverso la sua fede riuscirà ad usarla; l’arcano no.

    Per il resto sono molto d’accordo:)

    1. Lem
      Lem says:

      Il divino qui è inteso come ‘ente trascendentale al di là del controllo umano’, non come il dio religioso del catechismo XD Neanche in Harry Potter la magia è legata a un ente religioso, ma che sia trascendentale e al di fuori del controllo degli operatori viene ribadito fino alla nausea.
      Il giochi di ruolo sono un altro discorso, perché non rispondono a criteri letterari ma criteri di giocabilità. Se devi lanciare un dado per capire se puoi lanciare un incantesimo, è chiaro che non si può stare a guardare l’intangibilità della magia, deve diventare una cosa molto concreta, altrimenti niente campagna.

      1. Munky says:

        A parte che di AD&D esistono anche i romanzi (alcuni pure carucci), quel che volevo dire è che più che qualcosa di legata al “divino”, vedo la magia come una forza, come può essere la gravità, con le sue regole (non sempre chiare) che il mago deve rispettare se vuole usarla (incantesimi, sacrifici, attitudine, studio eccetera eccetera)
        Dò alla magia tutto sommato valenza “fisica”, cioè qualcosa che c’è e si può studiare ma non comprendere totalmente, un po’ come la fisica del nostro mondo.

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