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Demetra e Zeus

Psicologia inversa: infallibile da sempre.

“Sorella mia, che piacere vederti. Un piacere che spero potrà eguagliare quello del nostro ultimo incontro, se capisci cosa intendo. Non ho mai incontrato una dea più bionda e calda e bella di te, signora delle messi e dell’abbondanza…”
“Dobbiamo parlare, Zeus.”
“Oh. Odio queste parole.”
“Hera si trova qui?”
“No, Hera è lontana, nella casa di Oceano. Aveva bisogno di… un cambiamento d’aria, di viaggiare, vedere nuovi ambienti, altri…”
“È scappata perché non riusciva più a gestire la tua insistenza, insomma.”
“Demetra!”
“Cosa? Non è così che fai?”
“Non parlare di Hera. Non è affar tuo.”
“No, certo. Solo che la poverina, per ragioni a me del tutto ignote, è sinceramente innamorata di te, e non vorrei soffrisse per quello che sto per dirti, anche se confido capirà che non ho alcuna intenzione di calpestarle l’orlo della veste.”
“Parli in maniera contorta, Demetra. E sei fredda, non eri così in quel campo di orzo maturo, sotto quel sole splendente…”
“Tieni le mani a posto, Zeus. Se avessi saputo allora che Hera ti amava non avrei mai ceduto alle tue lusinghe!”
“È stato bellissimo, e da quell’incontro i mortali hanno imparato quanto può essere inebriante l’orzo, se fermenta al punto giusto, proprio come le tue calde carni dorate… su, vieni qui…”
“Zeus, giuro su tutti gli dèi del Caos Primigenio che se proverai a toccarmi renderò sterile la terra e ucciderò i semi ancora nella loro guaina, portando fame e inverno nel mondo! Sta’ fermo e ascoltami, una buona volta!”
“Hera è scappata, Estia ha fatto voto di castità, e adesso tu… ma che avete, tutte quante?”
“Sono incinta, Zeus.”
“Ah, e di chi?”
“Ma come osi, tu razza di…”
“No, Demetra! Intendevo dire: di quale divinità sei incinta? La Madre Terra, fecondata dal Padre Celeste, deve avere per forza concepito un dio o una dea di tutto rispetto!”
“Ah, sì. Sta per nascere la Primavera, fratello. Sarà una dea con gli occhi dei cerbiatti appena nati e profumata come i primi fiori dell’anno. I mortali le tributeranno grandi onori, ma più ancora la ameranno, perché il suo arrivo segnerà la fine dell’inverno e l’inizio di nuove speranze. Sarà la mia diletta Persefone.”
“Uh, direi che come nome non è proprio il più adatto, per una dea tutta fiorellini e agnellini…”
“Il migliore, invece. Sarà tanto dolce e gentile che un nome potente l’aiuterà a ricordare che nessuno dovrà mai recarle oltraggio o dolore, perché in lei ci sarà il potere più grande di tutti: quello di dare la vita o di negarla. La mia Persefone farà fiorire il mondo, oppure lo distruggerà. È il nome giusto per lei.”
“Distruttrice di luce… sta arrivando, allora?”
“Era questo che dovevo dirti, Zeus.”
“Bene, suppongo che ci rimanga abbastanza presto per organizzare il matrimonio.”
“Di che parli?”
“La Madre Terra e il Padre Celeste. Sei della stirpe di Crono, degna di sedere sul trono dorato della Regina dei Cieli. Sta a te, Demetra.”
“Stai scherzando, vero?”
“È il Fato a volerlo.”
“Ma non lo vuoi tu, e di certo non lo voglio io. Quell’orzo fermentato mi ha fatto smarrire la ragione, e temo che anche tra i mortali saranno molti i bambini che nasceranno in seguito a bagordi simili, ma adesso la sbornia è passata, e puoi starne certo: io non ti sposerò. Né ora né mai.”
“Non puoi rifiutarti.”
“Oh, certo che posso. Odi le mie parole? Sono le mie, che sto usando per rifiutarti. Io non ti amo e tu ami Hera. Questo è quanto.”
“Hera mi ha respinto.”
“Povero tesoro, non mi spiego il motivo.”
“Gli dèi e le dee di quest’Ordine devono discendere da me, il Padre Celeste.”
“Immagino quanto dolore ti causi un tale odioso dovere. Comunque non ho nessuna intenzione di languire in cima all’Olimpo, in mezzo a tutte quelle nuvole e quei sassi che fremono di folgori. La mia casa è la terra smossa dei campi arati, il mio letto sono i germogli teneri, la mia gioia sono le spighe e i papaveri che rallegrano i covoni maturi. Non intendo rinunciare a tutto questo solo per diventare l’infelice consorte di un marito infedele.”
“Persefone è una figlia dell’Olimpo.”
“Persefone sarà così bella che chiunque la vedrà se ne innamorerà all’istante. Non la crescerei sotto il tuo tetto per nessun motivo al mondo.”
“Tu pensi che io sarei capace di…”
“Negalo!”
“Comunque sia devi sposarmi, Demetra. Hera è lontana e non mi vuole, tu sei qui e porti una figlia nobilissima al mio pantheon. È stabilito.”
“La metti così, allora?”
“La metto così, visto che non vuoi ragionare. Non hai scelta.”
“Io forse no, ma tu, Padre Celeste, ti dai per vinto con così poco?”
“Io non mi do mai per vinto, e dovresti saperlo bene, dopo la Titanomachia.”
“Ah, coraggioso in guerra ma vigliacco in amore. Hera scappa e tu rimani in un cantuccio a piangere, poverino. È questo che fa il grande Zeus quand’è innamorato?”
“Bada, Demetra…”
“Hera è lontana, dici? Cos’è la distanza, per il Padre Celeste? Vuoi cominciare il tuo regno con una moglie di ripiego, dopo che per Hera hai ripudiato Metis e Mnemosine? E dovresti essere il nostro re!”
“Taci, donna!”
“Che uomo, che dominatore! Con tutti tranne con Hera, lei ti ha preso bellamente a calci, eh?”
“Ridicolo!”
“Si trova nella casa di Oceano e tu sei qui che mi proponi di sposarti con lo stesso entusiasmo con cui avresti governato sull’Oltretomba, se Ade non l’avesse reclamato per sé. Sì, Zeus: ridicolo è la parola giusta.”
“Basta, hai detto una parola di troppo! Non ti vorrei come Regina dei Cieli nemmeno se fossi l’ultima dea del Cosmo, Demetra! L’unica e la sola degna di sedere al mio fianco è Hera dalle bianche braccia!”
“Ben detto!”
“E quando ci sposeremo tu verrai al matrimonio, ti piaccia o meno! La tua Persefone sarà la Primavera nel mondo, ma non la voglio sull’Olimpo, come non voglio te!”
“Le tue parole mi straziano, fratello. Ma è giusto così: su, vai da Hera, non indugiare! Crescerò da sola mia figlia, tra i campi arati e i fiori che crescono invadenti ovunque. Niente trono per me o per Persefone.”
“Poco ma sicuro! E adesso levati di mezzo, devo andare a cercare la mia vera regina!”
“Ehi, quanta furia! Quasi mi bruciavo con quella folgore. Oh, guarda come va, già il cielo è tornato limpido e Zeus è scomparso. Dritto alla casa di Oceano! Perdonami, Hera. Non volevo giocarti questo tiro, ma sai com’è, ho una figlia cui pensare. Ti auguro tanta felicità!”

Il resto è mitologia: Zeus si trasforma in pulcino di cuculo, Hera lo trova e se lo mette in seno per scaldarlo, fregata Hera.

Ho sempre pensato che Hera non serbasse rancore a Demetra perché, appunto, Persefone era stata concepita prima del suo matrimonio con Zeus, e soprattutto Demetra ignorava che la sorella amasse il fedifrago. Non penso proprio che Demetra si sarebbe messa a litigare con la sorella per uno Zeus a caso.

2 thoughts on “Demetra e Zeus”

  1. Shizuru says:

    Mi mancava leggere qualche novità 🙂 bellissima!
    Aproposito di gelosie, da qualche parte ho letto che Hera non fu gelosa di Ermes perchè il furbetto era ruscito a conquistarla col suo savoir faire! Solo lui poteva riuscirci 😀
    A proposito, Nati due volte Vol II uscirà a settembre o si rimanda ancora? Io sarei interessata al cartaceo 🙂

    1. Lem
      Lem says:

      Uscirà il 20 settembre, l’ebook è disponibile per la prenotazione. Per il cartaceo c’è da aspettare un po’ di più 🙂

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