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Zeus e Issione

Forse non ne valeva la pena.

“Ah, il dolce risveglio! Vieni qui cara, fatti abbracciare un’altra volta… ma che ti succede, mia divina?”
“All’alba i sogni svaniscono come nuvole trafitte dal sole, Issione.”
“Sommo Zeus? Dove mi trovo? Questo non è l’Olimpo…”
“No, infatti.”
“E il banchetto celeste? E le sale dorate del tuo palazzo?”
“Intendi quelle dove tu, invitato a sedere al fianco degli dèi dopo avere ottenuto il perdono per i tuoi crimini, hai cercato di sedurre mia moglie?”
“Menzogna!”
“Oh? E con chi hai trascorso la notte, allora?”
“Per tutti i… io… ma… non c’è nessuno in questo giaciglio, come puoi vedere.”
“In questo hai ragione. Hai dormito da solo.”
“E dunque, qualsiasi cosa ti abbiano detto…”
“Hera mi ha detto che durante il simposio non hai fatto che prenderle la coppa di mano per bere dove lei aveva posato le labbra e che le lanciavi sguardi sui quali non si poteva equivocare.”
“Non è vero!”
“Stai accusando la Regina Celeste di mentire, forse?”
“Sommo Zeus, sai meglio di chiunque che le donne sono vanitose e rapide al fraintendimento…”
“Hera mi ha detto anche questo. Ha detto che, per tale ragione e perché riteneva che un mortale come te fosse rimasto abbagliato dalle bellezze divine, ha ignorato i tuoi atteggiamenti, per pudore e perché sapeva che avrei reagito assai male all’offesa.”
“Non c’è stata nessuna offesa, o sommo!”
“Quanto a questo hai ragione.”
“La divina Hera mi odia perché sto crescendo tuo figlio, ecco la verità!”
“Quel bastardello che ho generato per una breve follia con tua moglie vale così poco da non meritare nemmeno la sua gelosia, Issione. Piritoo è figlio tuo, non mio.”
“Puoi rinnegarlo, ma sai che è vero, o Zeus. Tu godesti di mia moglie.”
“Io sono Zeus. Non devo rendere conto a un mortale di ciò che faccio. Ma tu devi rendere conto a me delle tue azioni, Issione.”
“Mi hai perdonato quella sciocchezza che commisi…”
“Se per te assassinare il proprio suocero per non dover onorare le promesse di matrimonio è una sciocchezze sì, te l’ho perdonata. Ciò che non perdono è che tu abbia concupito Hera.”
“È una menzogna, ti dico!”
“Quando hai cercato di abbracciarla sussurrandole che era ora mi rendesse la pariglia mentiva, dunque?”
“L’ubriachezza… la festa…”
“È quanto le ho detto dopo che mi ha riferito del tuo tentativo di seduzione. Troppa ambrosia e troppa divina bellezza, le ho risposto. Un mortale, suvvia!”
“Le donne mortali non sono così disprezzabile per te, però.”
“Oh? Forse la pariglia volevi rendermela tu, Issione?”
“La divina Hera ti ha riferito menzogne sul mio conto!”
“Hera è la Regina Celeste e non mente, soprattutto non mente a me. La sua parola ha un valore assoluto, sull’Olimpo.”
“Credevo fosse la tua ad averlo.”
“Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che se Hera dicesse qualcosa e io il contrario, è più probabile sia lei a dire la verità che io. E poi i fatti sono dalla sua, voglio dire: quale uomo, vedendola, non vorrebbe averla nel suo letto, a fare l’amore ininterrottamente per trecento anni almeno? Magari a volte ci si mette di mezzo Afrodite e il suo cinto magico, ma comunque sia, ogni volta che posso sprofondare tra quei seni, io…”
“Ah, dunque non è lei a essere gelosa, ma tu. Quale ironia!”
“Lo è davvero. Il che ci riporta alla tua nuova sciocchezza, Issione. Hai fatto l’amore con mia moglie, stanotte.”
“Sono perduto, vero?”
“Perduto senza speranza alcuna. Sei un ingrato e un traditore di ospiti, Issione. Il Tartaro ti aspetta. Non vedi che sei già legato?”
“E passerai sopra metà della colpa? La tua divina sposa ha aperto le gambe per me con un entusiasmo da puttana, e quei seni che tanto ti accendono li ho goduti come…”
“La mia divina sposa esigeva la tua morte immediata, Issione. Sono stato io a volerti dare un’ultima possibilità: stanotte hai fatto l’amore con una nuvola, non con Hera. Lei era al mio fianco, dove rimarrà sempre. O io al suo, nel caso specifico, perché mentre tu copulavi lei voleva cavarti gli occhi, e trattenerla non è stato facile…”
“Tu non meriti la sua fedeltà!”
“Oh, lo so bene. Hera è la dea del matrimonio e della fedeltà coniugale, il che va a mio esclusivo vantaggio, perché sono il Padre Celeste e nessuno può pensare di farsi beffe di me e farla franca. Hera lo sa. Tu lo capirai presto.”
“Cosa succede? Tutto si dissolve… le pareti… il talamo…”
“Solo nuvole, Issione. Pure illusioni, come quella che hai avuto stanotte: di avere per te la mia regina, di fare ciò che io faccio come se un mortale potesse anche solo pensare di agire come io faccio. Io, Zeus, nel mondo mortale sono capostipite di re ed eroi, sull’Olimpo degli dèi. Tu, Issione, hai commesso hybris nei miei confronti, mi hai rivolto un affronto bruciante: per questo tu brucerai.”
“Questa è… una ruota…”
“Volevi il cielo? E sia. Brucerai senza sosta nel cielo dov’eri stati invitato e del quale ti sei mostrato indegno, legato alla ruota da tortura che credevi il letto nel quale volevi disonorare mia moglie. Buona eternità, Issione.”

Tale padre tale figlio. Issione ha cercato di sedurre Hera e Zeus l’ha presa bene, Piritoo ha cercato di sposare Persefone e Ade idem come sopra. Non mi stupirei di scoprire un giorno che qualche figlio/nipote/parente c’ha provato con Anfitrite, ma è affogato mentre cercava di dirle cosa voleva e Anfitrite si sarà anche dispiaciuta. “Caro, ma tu hai capito perché quel mortale è annegato nuotando fin quaggiù?” “Si chiama selezione naturale, moglie mia. Una cosa che i mortali devono ancora scoprire, come puoi vedere da te.” “Oh, poverini.”

Secondo alcune versioni del mito, Issione e la nuvola Nefele hanno generato il popolo dei Centauri. Io preferisco immaginare che tale mito parli dell’origine delle bambole gonfiabili, invenzione che poteva essere attribuita solo a Zeus.

La copula di trecento anni è quella che Zeus ed Hera hanno consumato in occasione del loro matrimonio. Il feticismo di Zeus per le sue tette è mitologicamente accurato: quando si è trasformato in pulcino di cuculo tutto infreddolito Hera lo ha raccolto e se l’è amorosamente stretto al seno (che, viene sempre precisato, Hera ha in grande abbondanza), e lì Zeus ha definitivamente perso la testa.

Il rapporto tra Zeus e Hera è qualcosa che per la nostra mentalità risulta tremendo, squallido e opprimente. Più o meno tutti conosciamo coppie così, dove lui è un sottaniere fatto e finito e lei sopporta per ragioni che in nessun modo condivideremmo. Matrimoni infelici.
Nell’antichità, tuttavia, il matrimonio aveva poco a che fare con i sentimenti (poco, non per niente), ed essere moglie non era solo una faccenda personale, ma era un vero e proprio stato sociale, un titolo come oggi è dottoressa. Era un obiettivo di vita, un traguardo. Il discorso è lungo e complesso, l’unica cosa che posso sintetizzare in poche righe è che la dea del matrimonio non può, per definizione, mollare un marito ‘solo’ perché è un fedifrago. L’unica volta che Hera si ribella apertamente, infatti, non è per un tradimento di Zeus ma perché Zeus diventa troppo arrogante e prepotente, e non solo con lei, ma con tutti.
Di contro, Zeus nemmeno si sogna di ripudiarla, neanche quando Hera, per quant’è carogna, se lo meriterebbe davvero o quando sarebbe ‘insegnamento morale’ che lo facesse, come appunto nel caso della sua ribellione; non scordiamoci inoltre che è stato lui a volerla sposare a tutti i costi, inseguendola in capo al mondo.
Insomma, penso che a modo suo (un modo stronzo e che può portare solo sofferenze, indubbio) Zeus tenga moltissimo a Hera. Quando lei se ne va, sdegnata perché ha generato Atena da solo, lui le studia tutte per ritrovarla, neanche pensa ‘evviva adesso posso trombare in libertà’, la rivuole punto e basta. Quando Porfirione cerca di stuprarla gli scaglia addosso folgori ed Eracle, giusto per essere sicuro di polverizzarlo. Non la insulta dando la mela d’oro ad Afrodite anche se è chiaro che le spetterebbe, e via dicendo…
Da qui questa versione di Zeus vendicativa e spietata. Al Padre Celeste toccategli tutto ma non la moglie (o la figlia Atena, ma lì è un’altra cosa).
Lui può toccare tutte, ovviamente. Mai detto che Zeus sia una brava persona.

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