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Ade e Persefone

L’amore vince sempre, su tutto e tutti.
Tranne su Ermes. 
Ermes sì che vince sempre su tutto e tutti!

“Se n’è andato?”
“Sì, marito mio. Ti manda i suoi saluti.”
“Senza dubbio hai ricambiato per me, amata sposa.”
“Dobbiamo essere ospitali, caro.”
“Quello non è un ospite, è un figlio di…”
“Caro!”
“…di Zeus, mia regina. Del Padre Celeste e della nobilissima Maia. Tuo fratello, mio nipote, Messaggero degli dèi e Conduttore delle anime nell’Oltretomba. Cosa pensavi intendessi?”
“La correttezza cui mi attengo quando siedo sul trono dell’Oltretomba mi impedisce di risponderti con la precisione che so prediligi, Ade. Tuttavia devo proprio dirti che trovo estremamente infantile che tu ti rinchiuda nell’archivio ogni volta che il Messaggero gode della nostra ospitalità.”
“Non ho nulla contro il Messaggero, e anzi lo ringrazio ogni volta che conduce al Tribunale un’anima che ha smarrito la via. È il lungo lasso di tempo che trascorre dal ringraziamento al congedo a disturbarmi.”
“Gli ospiti non possono essere cacciati via!”
“No, ed è per questo che dopo tre giorni, affermano i mortali, diventino come pesce fuor di ghiacciaia.”
“Detto da te, che non fai altro che ripetere che nell’Oltretomba il tempo non ha alcuna importanza…”
“In verità il tempo dell’Oltretomba è eterno, adorata Persefone. E un’eternità a banchetto con Ermes credo si possa propriamente definire ‘supplizio’.”
“Stai diventando ridicolo! Ti ha soltanto chiesto un cortese favore!”
“E, cortesemente, gliel’ho rifiutato. Vuoi negarmi la prerogativa di decidere quando e a chi prestare ciò che mi appartiene, adesso?”
“Perseo è anche mio fratello, qualora l’avessi dimenticato. E l’impresa cui si accinge è meritoria…”
“Perseo è un figlio mortale di Zeus come ve ne sono a centinaia. Certo, gli riconosco di essere venuto al mondo in maniera quantomeno originale: quella faccenda della pioggia dorata è raccapricciante. Perfino Hera ha deciso di fare finta di niente… immagino che vendicarsi di una pisciata di Zeus sia troppo anche per lei, e…”
“Non voglio parlare di dettagli disgustosi, Ade. Il tuo elmo dell’invisibilità era fondamentale per l’impresa di Perseo: come potrebbe uccidere Medusa, senza riuscire nemmeno ad avvicinarla abbastanza da sferrare il colpo?”
“Suppongo che dovrà rinunciare.”
“Sono nettamente in disaccordo con te, sappilo.”
“Le tue parole mi provocano grande dolore, Persefone. O forse è l’emicrania causata da Ermes, che ha passato tre giorni filati a martellare contro la porta chiusa perorando la sua causa?”
“Perseo è un nobile eroe che desidera liberare il mondo da un mostro e salvare sua madre da un destino di disonore. Ermes e Atena lo appoggiano completamente.”
“Sì, ma almeno Atena non ha insistito quando le ho rifiutato l’elmo. Certo, che dopo neanche un’ora sia arrivato Ermes mi fa sospettare che tua sorella abbia soltanto cambiato strategia…”
“Atena è la più saggia degli dèi, come Ermes il più astuto. Se hanno deciso di unire le forze per aiutare Perseo nessuno li fermerà.”
“Nessuno tranne Ade. Ermes è ripartito senza il mio elmo.”
“Ecco… oh, ma sei terribilmente pallido, marito mio. Ecco, bevi questo delizioso vino, dono di Dioniso.”
“Ti ringrazio, mia regina. So che per te è faticoso intrattenere i nostri ospiti quando decido di averne abbastanza e abbandono i miei doveri.”
“Sono la tua sposa, caro. Alleviare il fardello del Cronide primogenito è un onore e un privilegio.”
“Siedi con me, Persefone. A differenza di quella di Ermes, la tua compagnia è un balsamo per il mio spirito. Guardarti mi riporta a quel giorno, sulle rive di Pergusa.”
“Un giorno che per me fu terribile, marito mio. Mi spaventai terribilmente e quasi ti odiai.”
“Per questo il fatto che tu ricambi il mio affetto mi sembra una grazia, come quelle che i mortali chiedono agli dèi benevoli. Cosa ho mai fatto per meritarmi la tua lealtà, Persefone?”
“Oh, Ade… ecco, bevi ancora… sei il marito migliore che una donna possa augurarsi. Sei sempre così paziente, così gentile… neanche con Ermes hai alzato la voce, malgrado non riscuota le tue simpatie. Tu non ti arrabbi mai.”
“Mi sono arrabbiato molto, quando Teseo e Piritoo vennero per portarti via da me.”
“Non parliamo di loro. Anche se fossero riusciti nel loro intento, e non ci sarebbero riusciti, paragonare Piritoo a te è perfino insultante. Mi voleva come trofeo e schiava, tu hai fatto di me una regina tua pari. Credi nel mio giudizio come nessun altro.”
“No, non versare più, Persefone. Non desidero bere ancora. Uno dei motivi per cui detesto i banchetti è che si eccede sempre con le bevande inebrianti, e si finisce per perdere giudizio e lucidità.”
“Sta’ tranquillo, Ade: a banchetto con Ermes erano presenti Hypnos, Thanatos, Nyx ed Erebo, con i loro figli Etere ed Emera. Non potevo rifiutarmi di brindare con mio fratello, ma hanno vigilato sul mio onore e tenuto Ermes a debita distanza.”
“Non dubito della tua fedeltà, Persefone. So che non faresti mai nulla di nascosto da me.”
“Marito mio!”
“Oh? Perché piangi, adesso? No, non fare così, cara. Ma perché ogni volta che Ermes scende nell’Oltretomba metà dei miei sudditi diventano indisciplinati e l’altra metà rimangono sconvolti per mesi?”
“Ade, marito mio… sai che il mio amore per te mi riconduce sempre in questi reami d’ombra, anche se l’estate appartiene a mia madre…”
“Calmati, Persefone. Ricomponiti… perché ti siedi sulle mie gambe? Sei una regina, contegno… attenta, cadi… oh, d’accordo. Finché non ci vede nessuno rimani pure. Se Ermes fosse qui gli torcerei il collo, per com’è riuscito a sconvolgerti!”
“No, non dare la colpa a Ermes, marito mio. Gli voglio bene e sono una sciocca, e lui lo sa e ne approfitta… ma ha passato tre giorni a bussare alla tua porta, Ade, tre giorni! Era affranto!”
“Lo so, alla fine gli ho aperto, l’ho preso per la tunica e gli ho detto di levarsi di torno. Credo l’abbia capito: la vista del re dell’Averno che minaccia condanne e supplizi ha un certo impatto anche su un dio. E se n’è andato.”
“È venuto da me, mi ha raccontato tutto… il povero Perseo, diceva… nostro fratello…”
“E suo amante, giusto per completezza.”
“Non di Atena!”
“Atena ha un conto aperto con Medusa. Ma non divaghiamo. Mi dicevi che Ermes è venuto da te a frignare…?”
“Marito mio, riponi la tua fiducia in una sposa infida…”
“Che dici?”
“Adesso mi odierai e mai più avrai fiducia in me, lo so…”
“Persefone?”
“Non so cosa mi abbia preso, quando mi ha detto che senza elmo l’impresa era persa in partenza, io…”
“Gliel’hai dato, eh?”
“Ade, perdonami, ti prego!”
“Persefone.”
“No, lasciami abbracciare il mio consorte un’ultima volta, prima che il suo sdegno lo porti lontano da me per sempre, e mi abbandoni al mio destino di moglie traditrice, dopo che lui si era fidato di me come di se stesso, e…”
“Persefone, oltre al fatto che mi stai strangolando, temo di dover rilevare che sei ancora ubriaca. Quanti brindisi ha fatto insieme ad Ermes?”
“Mi dispiace così tanto, Ade!”
“Sì, ne sono certo… cara, sta’ ferma, anche gli dèi soffrono se ricevono colpi di ginocchio sotto la cinta… non parliamone più. Perseo compirà la sua impresa e restituirà l’elmo. Chiudiamo qui questo spiacevole diverbio.”
“Dici davvero?”
“Assolutamente, moglie mia. Cos’è mai un piccolo errore, davanti a un’eternità insieme, specialmente adesso che Ermes se n’è andato e non metterà più zizzania?”
“Oh, Ade…”
“No, non ringraziarmi. Va bene così, mia regina, davvero.”
“Intendevo dire: oh, Ade. Dopo che hai aperto la porta a Ermes e l’hai agguantato per parlare con lui, lui cosa ti ha detto?”
“Ma, niente, sciocchezze…”
“Ade.”
“Non parliamone davvero più, Persefone. Dopotutto Perseo aveva già ottenuto spada e scudo da Atena. Potrebbe anche riuscire nell’impresa.”
“Non posso crederci! Mentre io soffrivo in preda ai rimorsi, sapendo che avevi vietato di aiutarlo in qualsiasi modo, tu hai ceduto a Ermes e gli hai dato… gli hai dato… cosa gli hai dato?”
“Ma, niente… sciocchezze…”
“Ade!”
“Gli serviva una sacca magica nella quale riporre la testa della Gorgone, d’accordo? Avevo rifiutato solo l’elmo dell’invisibilità, quindi ho pensato che non ci fosse nulla di male, purché si togliesse dai piedi… ah, fai l’offesa, adesso? Perché getti quei cuscini? Se pensi davvero che non dormirò nel mio legittimo talamo, stanotte, è chiaro che non mi conosci… Persefone!”

Secondo il mito, Perseo compì l’impresa di uccidere Medusa grazie al proprio coraggio e all’aiuto di Atena ed Ermes, che lo fornirono di tre oggetti magici: i calzari alati per superare grandi distanze d’un salto, lo scudo per riflettere l’immagine di Medusa in modo da non venire pietrificato, la spada per decapitarla. La sacca magica e l’elmo (o cappa) dell’invisibilità erano, insieme alle indicazioni per raggiungere il luogo dove Medusa viveva, trofei che Perseo doveva ottenere dalle ninfe.
Ho immaginato che, anche se avesse preso l’elmo di Ade dalle ninfe, comunque Ade doveva averlo ceduto, e che l’unico capace di una tale impresa fosse Ermes. Ermes vince sempre.

(alla fine Persefone lo ha riammesso nel talamo, comunque. Doveva solo smaltire un altro po’ la sbornia disumana indotta da Ermes per convincerla a consegnargli l’elmo.)
(Ermes non s’è fatto vedere nell’Oltretomba per un bel po’ di tempo, dopo quella volta. Conosce il valore della discrezione.)

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