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Apollo e Orione

Sarà per sempre la sua dolce e pura sorella.

“In nome di Ermes protettore dei viandanti ti chiedo di legare il tuo cane e farmi sedere accanto al focolare, o possente cacciatore.”
“Toh, che ci fa un vecchio da solo in mezzo a questa foresta, dove neanche gli uccellini riescono a passare? Che magia è mai questa?”
“La magia dell’essere sorpresi dalla notte lontano dalla propria casa… oh, le mie povere ossa…”
“Vieni, siediti prima di cascare per terra. Sirio, a cuccia. Quella fiaschetta contiene una bevanda da uomini?”
“Il miglior vino che esista. Dioniso stesso direbbe che non ne ha mai assaggiato di più dolce!”
“Mh… sì, è davvero buono. Potrebbe averlo preparato il dio in persona.”
“Potrebbe, cacciatore.”
“Un altro sorso, via. Ma tu togliti quel mantello fradicio, riscaldati un poco e mangia. Stanotte la caccia è andata anche meglio del solito.”
“Lo vedo: un cervo magnifico. Godi certo della benevolenza di Artemide Cacciatrice, per essere così abile.”
“Puoi dirlo forte, e non solo di lei. Perché credi che sia sveglio con questo tempo da lupi, anziché al caldo a casa mia?”
“Non volevo apparire curioso, ma poiché sei tu a chiederlo, ammetto che mi è sembrato strano vedere un imponente cacciatore preparare l’arco e le frecce di notte anziché di giorno.”
“Sono costretto a farlo, perché di giorno godo dei favori di una bellissima dea che non mi lascia un minuto fino al tramonto. Dovrò rientrare all’alba, e se ti stai chiedendo perché accetto tale costrizione, quando potrei rimetterla al suo posto come merita, posso solo risponderti che una dea sa come convincere un uomo…”
“Una dea? Artemide?”
“Per i mille espedienti amorosi di Zeus, certo che no! La Cacciatrice ha un fratello anche troppo vendicativo, non mi azzarderei mai. E guarda che lei ne sarebbe felice, me l’ha fatto capire più volte… ah, la bellissima Artemide dalla treccia lucente e il seno tutt’altro che virginale. La castità è sprecata, per lei. Magari potessi prendermela io!”
“Ah.”
“Ma non per me, di certo. Così, ogni mattina torno da Eos, la dea dell’aurora, e le mie giornate sono piene di delizie! Che ne dici?”
“Dico che il vino ti scioglie la lingua. Sei loquace.”
“Hai ragione, vecchio. Raccontami qualcosa tu. Sono giorni che non parlo con un uomo. Che succede nel mondo?”
“Fammi pensare… le belle figlie di Atlante, le Pleiadi, sono divenute stelle per volere di Zeus. Qualcuno voleva rapirle e le poverine, ormai allo stremo, stavano per diventare sue prede, ma il Padre Celeste le ha protette dando loro il suo emblema, il Toro. Sono quella costellazione lassù, le vedi?”
“Le vedo, eccome. Che belle ragazze erano! Che spreco, mutarle in stelle così!”
“Che dici?”
“Sono il miglior cacciatore che esista, vecchio. Hai visto quest’anatra?”
“Colpita proprio nell’occhio. Non sbagli un colpo: nessuna bestia può sperare di salvarsi da te.”
“E neanche nessuna ragazza! Con le Pleiadi è andata male, ma sai chi sarà la mia prossima preda?”
“Forse dovresti pesare bene le tue prossime parole, cacciatore. Non si sa mai quando gli dèi ascoltano, e che conclusioni traggono da ciò che arriva loro.”
“Non insulterei mai gli dèi. Ma se le dee mi assediano per godere di me, cosa dovrei fare?”
“Rimanere fedele solo a una. Artemide Cacciatrice, di certo, capirebbe se non volessi tradire la tua sposa Eos…”
“Ancora con Artemide! Te l’ho detto, non la toccherei neanche con un dito, anche se davvero non mi dispiacerebbe. Ma suo fratello gemello è famoso per le vendette sanguinarie, e non ci tengo proprio a finire nelle sue mire. Chissà cosa accadrebbe, se rovesciassi nel fieno la sua dolce sorellina e… ehi!”
“Oh, perdonami. Volevo solo un po’ di vino. Improvvisamente mi sento la gola secca e la bocca arida.”
“Accidenti che energia, per un vecchio. M’hai quasi staccato un dito…”
“Non volermene. Non ti staccherei mai un dito. Eos si sarà arrabbiata per quella faccenda delle Pleiadi, immagino.”
“Da quando si racconta alle donne quello che si fa con altre donne?”
“Giusto. Di queste cose si parla solo tra uomini.”
“Proprio così! E c’è la moglie di re Oineo, la bella Merope, che mi lancia certe occhiate… lei dice di volermi bene come a un figlio, perché suo padre mi ha cresciuto e iniziato alla caccia, ma lo so io cosa vuol dire quando una donna ti guarda in quel modo. Lussuriosa come Artemide!”
“Artemide è casta. Solo l’amore la indurrebbe ad abbandonare il suo voto.”
“Ah, si chiama amore, adesso?”
“Credi che la Cacciatrice non possa amare?”
“Ce l’ho già una moglie con la quale sollazzarmi. Adesso, se non ti spiace, quel vino mi ha stimolato certe necessità. Sirio, rimani a cuccia… ma che gli prende? Perché è così impaurito, questo stupido cane? Neanche avesse visto un fantasma, bah. Torno subito, vecchio.”
“Vai senza pensare a me, Orione. La tua ospitalità ti salverà dalla sofferenza, e le parole che mi hai rivolto sono state illuminanti. Apollo non leverà mai la mano contro di te.”
“Grazie per l’augurio, vecchio… a proposito come ti chiami? Ehi, vecchio? Dove sei? Quando ti ho detto il mio nome? Vecchio?”

NOTE:

Orione è il cacciatore celeste che, nelle varie versioni del mito, è rivale di Artemide, suo amico, suo innamorato platonico. La dea lo uccide perché Orione tenta di usarle violenza, oppure per gelosia per avere scoperto le sue ripetute infedeltà – dopo avere respinto lei adducendo come pretesto appunto la fedeltà alla sposa Eos.
In una delle versioni è Apollo a indurre Artemide a uccidere Orione, ingannandola. Le ragioni del gesto non sono chiare, pare fosse semplicemente geloso della sorella, ma mi ha sempre colpita la fredda premeditazione con la quale il dio ha ordito il suo piano.
Ho immaginato che ci fosse sotto qualcos’altro, qualcosa che ha scatenato davvero la rabbia di Apollo, che forse aveva qualche motivazione valida per fare ciò che ha fatto.
Orione come Gaston mi è venuto mentre scrivevo. Chi becca la citazione? 😀

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