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La Bella, la Sirenetta, la moglie di Barbablù e altre protagoniste badass

Clicca per ingrandire. No, non è obbligatorio.

Ancora un po’ traumatizzata per i character post de La Bella e la Bestia, laddove la Bestia tornato uomo è un bellissimo divano di chintz con paralume boccoluto e farfallino di pizzo abbinato, mi sono aggirata per l’Internet in cerca di notizie che mi risollevassero un po’ di morale e ho avuto la sorpresa: la Bella, la Sirenetta, financo la poverina della moglie di Barbablù (quella che si salva, che le altre siano poverine è pleonastico) sarebbero delle icone di una mentalità arcaica e patriarcale. Insomma sono diseducative per non dire negative.
Mi sono chiesta se stessimo parlando delle stesse favole, perché l’interpretazione data delle vicende, da quello che ho letto in giro, risente parecchio dell’astio nei confronti del lieto fine con matrimonio. D’accordo che al giorno d’oggi si può essere felici anche senza sposarsi e la Disney fortunatamente l’ha capito, ma se una ragazza è innamorata e sposa l’uomo che ama non è che stia insultando qualcuno o buttando al vento gli ultimi due secoli di lotte femministe.
In particolare le tre fiabe di cui sopra, a mio avviso, sono state completamente stravolte nel loro significato.
Per la Bella e la Bestia prenderò in esame sia le versioni popolari che quella Disney, per la Sirenetta parlerò principalmente del film Disney, di Barbablù non sono a conoscenza di trasposizioni a livello della Disney, per cui parlerò solo della fiaba.
Comincio da quest’ultima.

Cioè tu sei un fottuto serial killer ma secondo tutti il problema sarei IO?

A grandi linee la storia si conosce: plurivedovo ricchissimo sposa ragazza ignara cui impone un divieto che la ragazza infrange. Scopre così che le mogli precedenti sono state uccise da Barbablù, e che adesso a lei toccherà la stessa sorte. La ragazza, tuttavia, riesce ad avvertire la sua famiglia d’origine, cosicché i suoi fratelli arrivano in tempo per salvarla e per uccidere l’uxoricida. La ragazza, vedova, si ritrova ricca, si trova un marito migliore (qualcuno dirà: ci vuol poco, e in effetti…) vivendo così felice e contenta.
Adesso vorrei capire in che modo ci si possa concentrare, in tutto questo, sul concetto ‘eh ma è lei che ha curiosato dove non doveva’. O meglio: lo capisco eccome, visto che la fiaba mette in guardia proprio contro questo modo di pensare, lo sbatte in faccia ripetutamente, e alla fine sottolinea proprio che la protagonista vive felice e contenta.
Quello che non capisco è come si sia potuto prendere Barbablù a modello di fiaba maschilista, quando il messaggio è esattamente il contrario!

“Ragazza ignara sposa un uomo che le tiene nascosto di essere un mostro. Prima di fare una bruttissima fine per mano di quel mostro, la ragazza chiede aiuto a chi può aiutarla e così si salva da una situazione senza scampo. Vivrà per sempre felice e contenta.”

“Sì ma se me lo dicevi subito corcazzo che ti sposavo. Come facevo a saperlo?” “Problema tuo, dovevi percepirlo. La colpa è sempre della moglie!”

Non so, non sono una specialista in casi di violenza domestica, ma un messaggio del genere non è esattamente quello che si cerca di mandare a tutte le donne vittime di abusi?
Parliamo del ‘600, gente. E c’era questa fiaba che diceva che, se tuo marito era un mostro, quello che dovevi fare era chiedere aiuto alla tua famiglia1 e non rimanere lì ad aspettare che accadesse il peggio. Le fiabe avevano valore pedagogico, e se la morale fosse stata ‘a curiosare negli affari di tuo marito finisce male’, la protagonista non avrebbe concluso i suoi giorni ricca e con accanto un marito di suo gusto. Se la sua ‘colpa’ fosse stata così grande, sarebbero stati i suoi stessi fratelli a ucciderla. Invece uccidono il marito.
Peraltro la questione della stanza proibita si potrebbe interpretare con: se tuo marito ha qualcosa da nasconderti, probabilmente è qualcosa che potrebbe farti del male. Vedi tu se vuoi ignorarlo o se preferisci sapere. In entrambi i casi non c’è ritorno (Barbablù ha ucciso sei volte, e anche se qualcuna di quelle poverine di certo avrà chiesto aiuto senza trovare nessuno, una o due di certo gli avranno ubbidito. Il problema non erano loro, era lui).
Sinceramente credo che Barbablù dovrebbe essere utilizzato come manifesto di denuncia contro la violenza domestica, non come esempio di maschilismo.

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La Sirenetta. La fiaba di Andersen esiste solo per farci piangere quindi farò finta che non esista2 .
Dico soltanto che La Sirenetta di Disney è uno dei miei film preferiti principalmente perché regala il lieto fine a quella povera disgraziata invece di infierirci sopra fino alla morte e oltre. Ovviamente ci sono altre ragioni se mi piace così tanto, ed è per questo che le critiche mosse al film mi sembrano frutto di percezioni sbagliate.
Di Ariel si è detto che, in pratica, stravolge la sua vita e cambia il suo aspetto per piacere a un uomo, e in ciò si è vista una denuncia contro quella mentalità che porta alcune donne ad annullarsi nella speranza di ottenere il cosiddetto amore del cosiddetto principe azzurro.
Ecco, no.
Di nuovo, ho la sensazione che il giudizio sia inficiato dall’happy ending, con protagonisti che si baciano e sembra che null’altro accadrà mai.3

“Ti sembrerà che io sia una che ha tutto ormai! Che tesori, che ricchezze, sulla terra ci ho rimesso le tette… ma secondo voi potevo mai farlo per un uomo?”

In pratica, il finale è quello che resta impresso e sembra che la protagonista abbia lottato per arrivare a quello.
Per carità, era innamorata del suo principe e figuriamoci se non voleva sposarlo, ma di nuovo: questo sarebbe annullarsi?
Ariel ha un bel po’ di sorelle. Sono tutte sirene come lei, canterine come lei, carine come lei. Vivono in fondo al mar e sembrano più che felici di rimanerci. Loro non si sarebbero certo innamorate di un essere umano. Succede solo ad Ariel. Ad Ariel che, fin dall’infanzia, collezionava oggetti della terraferma, sognava di uscire dall’acqua, si immaginava com’era caldo il fuoco e che effetto avrebbe fatto camminare per strada.

 

“Come vorrei poter uscir fuori dall’acqua,
che pagherei per stare un po’ sdraiata al sole…”
“Come vorrei vivere là!”

Difficilmente Eric l’avrebbe disprezzata, anche se fosse rimasta sirena. Non so, ho quest’impressione.

Ariel voleva essere umana e avere le gambe da molto prima di incontrare Eric!
Non è lui il motivo per cui diventa umana, lui è soltanto la spinta finale. Come trasferirsi nella città dove lui lavora perché tu puoi spostarti, lui no4 . Ipotizziamo che, sulla nave, invece del principe belloccio avesse visto un gruppo di ragazze che danzavano, cantavano e ridevano: l’effetto sarebbe stato lo stesso. Avrebbe ugualmente desiderato essere come loro, fare quello che facevano loro, vivere come vivevano loro. Perché era un suo desiderio, non il desiderio di qualcun altro.

“Quando accadrà, no non lo so, ma del tuo mondo parte farò…
Guarda e vedrai, che il sogno mio si avvererà!”

Tutto quello che fa Ariel lo fa per se stessa, non per Eric. Le gambe a lei piacevano, le voleva e le voleva a prescindere dal principe azzurro. Senza la strega cattiva a rimescolare le carte, probabilmente la sirenetta avrebbe martellato la testa di suo padre finché non le avesse dato ste benedette gambe per potersene andare in giro da sé, e magari avrebbe incontrato un altro, o non avrebbe incontrato nessuno. Ma lei sulla terraferma ci voleva vivere comunque.
Che Ariel volesse vivere da umana era un desiderio che con Eric non c’entrava niente. Lo amava e per questo fa un patto malefico, ovvero la classica cazzata che fanno i giovani? Yes. E la paga, proprio come succede ai giovani che fanno la cazzata. Ma era il pacchetto completo: vivo sulla terra, faccio quello che avrei sempre voluto fare, e conquisto l’uomo della mia vita.
Come se una ragazza appassionata di cultura orientale passasse ore giorni mesi anni a imparare il giapponese, poi un giorno incontra un giapponese e BAM!, decide di trasferirsi a Tokyo. Si sta forse annullando per lui?
Mi dispiace molto che di un film che parla di autodeterminazione e di realizzare a qualunque costo il proprio sogno di avere la vita che si è sempre desiderata sia passato il messaggio ‘quella scema che si fa la plastica alle chiappe per conquistare un uomo’.5

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E infine, tenuto per ultimo perché so benissimo che, essendo il film in uscita, era l’unico che avrebbe indotto qualcuno ad aprire il link, La Bella e la Bestia.
E qui diventa spinosa. Sia nel film Disney che in tutte le versioni popolari, il rimprovero che si muove alla fiaba è sempre lo stesso: “tu fai credere alle donne che un mostro possa diventare una brava persona con la forza dell’ammmmmore, trasmetti un messaggio sbagliato e insegni che fare la crocerossina a un bastardo che ti schiavizza è la vocazione delle donne! Vergogna!”
Di Barbablù ho parlato subito non a caso: lì, dove il mostro c’è per davvero, è alla protagonista che va il biasimo generale. Insomma, è lei che ha curiosato e non doveva, giusto? Barbablù le dava tutto, vestiti, gioielli, le lasciava fare tutto tranne una sola cosa. E lei, sta stronza, fa proprio quello che non deve.
È abbastanza sconfortante che dopo quattrocento anni, ancora si rimproveri sempre alla donna di sbagliare. La protagonista di Barbablù sbaglia. La Bella sbaglia. 
Però, GUARDACASO, entrambe hanno il lieto fine pur facendo scelte diametralmente opposte. Le fiabe, ricordiamolo, hanno un intento pedagogico, e in questo caso una fiaba addirittura incita a sbarazzarsi di un marito che, anziché essere un compagno, è un pericolo. Altro che crocerossina!

Non tornare umano, ti prego. Fallo per noi.

Qualcosa non torna, vero?
Non è che questo qualcosa sia che il mostro è Barbablù e non la Bestia?
Barbablù si presenta nel modo migliore: ricco, elegante, chiede la mano della giovane e la tratta benissimo, ma soltanto finché lei non sgarra. A quel punto emerge la sua vera natura, e il narratore porta la vicenda a una conclusione che stigmatizza il comportamento di lui e premia quello di lei. Insomma, la classica storia dell’uomo abusante che inganna la diretta interessata e tutti quelli attorno a lei, per poi rivelare la sua vera natura quando (pensa) ormai è troppo tardi per salvarsi.
La Bestia non inganna nessuno. Non potrebbe anche volendo, visto il suo aspetto. Non può fare come Barbablù, non può spezzare l’incantesimo chiedendo regolarmente in matrimonio la ragazza e facendo il carino finché lei non si innamora.
“Maciao, sono un bestione puzzolente con corna e coda, e probabilmente ho un attrezzo che ti sventrerà appena lo faremo, vuoi sposarmi?”
Eh, subito, proprio.
Sia nel film Disney che nelle varie versioni popolari la Bestia forza la mano alla ragazza e al padre perché non ha alternative. Potrebbe rimanere solo e abbandonato fino alla morte senza rompere le palle a nessuno, ma coglie l’occasione per evitare che questo succeda. La sua situazione è molto più stringente di quella di Barbablù: si potrebbe dire che la Bestia, in effetti, non ha alternative, laddove l’umanissimo Barbablù invece ce l’ha eccome (di sposare ragazze e assassinarle non gliel’ha ordinato il medico).
Insomma, laddove uno è carnefice, l’altro è costretto dalle circostanze. Circostanze che, peraltro, non lo convincono a fare da carnefice, neanche se è nella posizione di diventarlo. Questo diventa chiaro andando avanti nella storia, perché la Bestia, sia nel film Disney che nelle versioni popolari, è soggetto a una serie di incantesimi restrittivi che la Bella, proprio come la moglie di Barbablù, disattende. E qui c’è una differenza grossa.
La moglie di Barbablù rischia la pelle e si salva perché chiede aiuto. La Bella non chiede mai aiuto, lei non rischia niente! Gli incantesimi sono tutti contro la Bestia. “Ti do questo anello, torna entro il tramonto altrimenti diventerà nero e io morirò”, “Non toccare questa rosa o rimarrò un mostro per

Sì ok sappiamo tutte che il film poteva anche finire qui.

sempre!”, “se ritardi ancora a tornare mi troverai in mezzo alle rose, morto e defunto”.
La Bestia non minaccia mai la Bella. Non è mai un pericolo per lei, è lei anzi che ha il potere di fargli del male, e che involontariamente gliene fa. In questo sia la Disney che le fiabe sono chiarissime: la Bestia tratta bene la Bella non tanto perché la riempie di regali e le lascia fare tutto quello che vuole, ma perché si dimostra un compagno che non torcerebbe mai un capello alla partner.
Nella fiaba c’è peraltro un aspetto che Disney, per ovvie ragioni di target, non poteva trattare, cioè quello del sesso: non ho mai trovato una versione della fiaba dove la Bestia si imponesse. In ogni narrazione la Bestia gode della compagnia platonica della Bella, al limite la raggiunge per cena, ma dopo, quando lei gli dice ‘sì guarda sei tanto gentile ma sposarti anche no’, sospira e se ne va.
Nelle fiabe non è che potessero dire chiaramente che non scopavano, non lo dicono neanche in Cappuccetto Rosso che invece finisce proprio così6 e ne La Bella e la Bestia sono all’incirca espliciti nello stesso modo. La Bestia cerca la compagnia della Bella, ma soltanto la sua compagnia. Il suo rifiuto è per lui un limite assoluto.

Così, a naso, non mi sembra che lei si stia augurando che la Bestia diventi qualcun altro.

Infine, la questione ‘donna che fa la crocerossina e salva uomo mostruoso da se stesso’.
Forse ho in mente un’altra fiaba, ma sbaglio o la Bella, sia nel film Disney che in tutte le narrazioni popolari, si innamora della Bestia, non del principe boccoluto e cotonato che ‘vede’ dentro la Bestia?
“Io ti amo,” dice Belle alla Bestia, e dopo la metamorfosi deve guardarlo bene per capire chi è. Lei non cerca il principe dentro la Bestia, lei cerca la Bestia dentro il principe.
“Ma io volevo il Mostro.” dice Bellinda nella raccolta di fiabe di Calvino, e se ne andrebbe, se il fighissimo cavaliere non la trattenesse spiegandole tutto e giurandole che è lui il mostro. Ha cambiato aspetto ma è lui. E’ ancora la Bestia. E’ ancora l’uomo di cui si è innamorata.

Senza queste rassicurazioni, senza la certezza che sia sempre lui anche se ha cambiato look, la Bella se ne andrebbe mandandolo a fanculo, altro che crocerossina.

Certo, c’è la fricchettona spiegazione che l’amore tira fuori il meglio da tutti noi, e sicuramente la fiaba parla anche di questo: ma quel meglio nella Bestia c’era già. Non stiamo parlando di un Barbablù che di colpo diventa principe azzurro, non c’è nessuna fiaba che auspichi e descriva una metamorfosi simile; la Bella non soffre della sindrome di Stoccolma, non sta lì per rendere la Bestia un uomo migliore. Lui è già l’uomo che lei vuole. Se mai lo aiuta a risolvere un problema che lui ha, ma lui fa altrettanto per lei (nel film Disney la libera da Gaston, nelle varie favole la aiuta a liberarsi dalle sorelle stronze, matrigne, e cose varie di questo tipo).
Anche nel film Disney, quando Belle invece di scappare decide di rimanere, non lo fa pensando “lo renderò un uomo migliore e vivrò per sempre da regina in questo magnifico palazzo”. Sta cazzata la pensa Anastasia Steele con il suo Barbablù d’eccezione, e che bojata siano le 50 sfumature demmerda è sotto gli occhi di tutti. La Bestia Disney ha degli scatti per cui sarebbe da prendere a calci: infatti li

Spero tu abbia una valida spiegazione, e no, l’esserti finalmente fatto il bagno non basta.

prende, e solo dopo avere afferrato il concetto ha qualche chance con Belle.
Belle, o Bellinda, o qualsiasi nome abbia in una qualsiasi delle versioni della fiaba, non è mai prigioniera. Nel film, quando decide di scappare, non fa altro che infilare la porta e uscire: siamo seri, per favore. Torna indietro di sua volontà, per curare le ferite della Bestia (vi prego non ditemi che è stato questo a far nascere il mito di Belle crocerossina: è la fottuta eroina del fottuto film, e nessun eroe positivo lascia qualcuno a crepare nel bosco, neanche se è il suo peggior nemico. Se davvero il problema è questo, i sessisti maschilisti siete voi, che vedete soltanto una ragazza che si prende cura di un uomo e non sapete trovare l’eroe della storia che passa sopra il suo odio in nome della propria etica), poi l’arco temporale è di pochissimi giorni come nella miglior tradizione Disney e succedono un sacco di cose, nelle fiabe la faccenda va avanti per circa un anno ma la Bella può andarsene ogni volta che lo chiede (anzi, ogni volta la Bestia la riempie di regali per la famiglia e le dice ‘divertiti’).
Sindrome di Stoccolma?
Ehm, no. La sindrome di Stoccolma è stata trattata da Disney, ma è quella che lega Rapunzel a madre Gothel, o Quasimodo a Frollo7 . La Bella non soffre di nessuna

Tipico comportamento di una persona disturbata che vorrebbe una situazione molto diversa da quella che sta vivendo.

sindrome di Stoccolma, per il semplice motivo che non è prigioniera. Finché lo rimane, lei la Bestia la odia.
Solo dopo, quando la Bella capisce che non c’è nessuna costrizione, si innamora di lui. La Bella non vive una relazione abusiva come quella imposta da Barbablù o dal coso Grey: vive una storia partita male che si aggiusta col tempo – perfino Disney, il sensei dei colpi di fulmine, in questo è chiarissimo: Belle parte detestandolo e comincia a intenerirsi solo quando vede che la Bestia possiede la qualità che lei apprezza di più, cioè la volontà di migliorarsi. Ma è una qualità che ha lui, non qualcosa che lei si incarica di fargli venire.
Se Belle avesse avuto la sindrome della crocerossina aveva già Gaston bello pronto scodellato, e che oltretutto la voleva da subito, cosa che la Bestia invece non le fa capire per un bel pezzo. Ma lei non ha nessuna intenzione di ‘redimere’ Gaston. Non è suo compito, non è affar suo né un suo problema, e la Bella sbatte fuori di casa il pretendente inopportuno. Scusate ma questo è tutto il contrario della scema che ‘redime’ un uomo.
Dite piuttosto che non capite come una bella ragazza si sia potuta innamorare di un mostro
, perché voi mai e poi mai sareste riusciti ad apprezzarlo. La Bella è migliore di voi: del resto è lei l’eroina che sa cosa vuole, e lo vuole anche se il mondo intero fa MEH cercando astruse spiegazioni che rendano patologica la sua grandezza interiore. Solita storia, storia nota. Intanto la Bella ama la Bestia e l’incantesimo si spezza.
A quel punto è il bellissimo principe che deve convincerla di essere la Bestia, laddove la Bestia non ha dovuto dire neanche una parola per convincerla di essere un bellissimo principe.
La Bella non vuole ‘un uomo che io renderò migliore con il mio amore’: lei vuole la Bestia pelosa e puzzolente, è quello l’uomo che ama.

Tornare umano e attraente non è il premio della Bella, è il premio della Bestia.

Tutto il resto è contorno, dietrologia e DYO MYO TI PREGO FA’ CHE TOLGANO QUEI BOCCOLI AL PRINCIPE DEL FILM PERCHE’ SE NO L’UNICA CONCLUSIONE POSSIBILE E’ CHE BELLE SCAPPI URLANDO TI PREGO!

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  1. non c’erano molti altri modi per scamparla e se la tua famiglia ti faceva il gesto dell’ombrello ti attaccavi. Uhm. Era il ‘600? O lo è ancora? Vabbè… []
  2. trauma infantile: prendi in prestito un libro alla bibliotechina scolastica, le fiabe di Andersen, e trovi: una sirenetta carina e pucciosa che muore malissimo, una piccola fiammiferaia carina e pucciosa che muore malissimo, una ballerina di carta carina e pucciosa che muore malissimo insieme al suo amato soldatino di piombo carino e puccioso. No, ma grazie. []
  3. sì lo so che c’è un seguito, che non ho visto. I seguiti dei film Disney sono una roba abominevole e amo troppo la Sirenetta per farmi una cosa simile []
  4. sì magari Eric avrebbe accettato di diventare un sirenetto, ma non credo che paparino sarebbe stato felice XD E poi aveva un regno da governare, non è che potesse mollare così le sue responsabilità. Se gli rompevano le palle solo perché ancora non si sposava, si può solo immaginare quanto avessero bisogno di lui nelle questioni politiche, e insomma, non è che puoi far scoppiare una guerra []
  5. che peraltro non ne aveva bisogno, visto che Eric era già cotto di lei: non dovevano innamorarsi, soltanto ritrovarsi []
  6. il lupo se la tromba nel letto della nonna e non c’è nessun cacciatore che la salvi; fiaba pedagogica che ammonisce a non fidarsi degli sconosciuti. Che bella cosa []
  7. e peraltro la sindrome di Stoccolma non è considerata una condizione patologica, tant’è che Rapunzel e Quasimodo sono persone emotivamente sanissime: i casi patologici sono le persone che provocano in loro l’insorgere della sindrome []

8 thoughts on “La Bella, la Sirenetta, la moglie di Barbablù e altre protagoniste badass”

  1. Moon That Never Sets says:

    Non posso metterti Mi Piace… Ma conta come se lo avessi fatto 🙂 D’accordissimo su tutto.

  2. Selia says:

    Mi ricordo di un paragone su Gaston e la mentalità che rappresenta (letto non so ricordo più dove o quando): Gaston sarà il personaggio negativo del film, ma paradossalmente è l’esemplificazione di quello che spesso la società odierna vede come ‘bravo ragazzo’, bello, ben integrato nella società, ammirato: il villaggio _lo aiuta_ perfino a organizzare un ‘matrimonio d’agguato’ a Belle, che, in quanto donna, non è una persona che può avere le sue opinioni, ma solo una zoc**** che non gliela dà (fa la preziosa, si sente superiore, pensa che lui le vuole taaaanto bene, dico no ma vuol dire sì, etc.).

    PS. sono combattuta tra l’Uomo in Papillon di Pizzo e la Bestia, a cui hanno fatto una faccia da cavallo aristocratico che mi fa un po’ senso XD, ma perchè poi canini sporgenti alla lupo mannaro? Preferivo quelli alla bulldog della versione animata XD

    PPS. Quando provo ad aprire le storie continuo a vedere il messaggio d’errore: Warning: strpos(): Empty needle in /web/htdocs/www.stellascarlatta.com/home/wp-content/plugins/private-files-for-social-privacy/privatefiles.php on line 264 :3

    1. Lem
      Lem says:

      Sì è vero. Gaston merita un discorso a parte perché viene sempre visto come quello ‘di passaggio’, il tipo sbagliato con cui stai (e che il consenso di Belle sia irrilevante la dice lunga…) finché non trovi quello giusto, mentre è lo stereotipo del maschio abusante, cosa che Belle aveva capito perfettamente – oltre a considerarlo uno zotico senza cervello e un essere umanamente disprezzabile.
      La Disney con Gaston imho lancia un messaggio importantissimo, cioè che una ragazza sa cosa è meglio per lei: se lei dice ‘no non ti voglio’ non ha importanza quanto lui insista e quanto tutti pensino che sia perfetto. Lei sa che non lo è e tanto dovrebbe bastare.
      Invece siamo invasi da romanzi spaventosi dove il Gaston di turno viene magnificato come uomo passionale che non si arrende finché non ha conquistato la sua Bella… roba da matti.

      PS: Anch’io preferivo la Bestia del film a cartoni, ma aspetto di vedere in azione la versione nuova. Come Emma Watson, che mai e poi mai avrei accostato a Belle e invece sembra sia l’ideale, potrebbe rivelarsi una sorpresa.

      PPS: Non so come ma ti erano saltati tutti i permessi. Ho sistemato tutto,a desso dovresti accedere. Fammi sapere!

  3. Ryanna says:

    Premesso che, se fossi stata al posto di Belle, la Bestia mi avrebbe conquistata nel momento in cui apre la biblioteca del castello, e che sì, la trasformazione in principozzo è estremamente deludente, io mi sono sempre chiesta un’altra cosa: il principe è stato trasformato in bestia perché aveva trattato male la vecchia mendicante rivelatasi poi una bellissima incantatrice, ma che c’entrava tutta la servitù che non aveva fatto nulla di male?
    Quelle persone erano intrappolate in una maledizione la cui risoluzione era del tutto indipendente dalla loro volontà, e tutto perché il personaggio che dovrebbe “impartire una lezione” al principino arrogante ha deciso che è giusto così.
    Solo io trovo che la “bellissima incantatrice” fosse anche una stronza non indifferente?

    1. Lem
      Lem says:

      Sì me l’ero chiesto anch’io, fermo restando che nelle varie fiabe non c’è nessun accenno a una servitù stregata. Quello che ho pensato è: il principe era viziato, egoista, cattivo… e chi l’aveva reso così? Chi aveva messo in testa a questo ragazzino l’idea di essere il centro del mondo e di poter dire e fare tutto quello che volesse?
      Insomma, i vari Tokins e Lumiere, per quanto simpatici, sono i diretti responsabili della stronzaggine di Adam junior (nel film non c’è traccia di genitori, immagino fosse il classico erede minorenne). Quindi se la sono beccata anche loro.
      E’ una mia idea, eh. La fata comunque non c’è andata per il sottile, è certo XD

      1. Ryanna says:

        Ariecchime.
        Anch’io avevo pensato ad una motivazione simile, ma mi sovvengono due dubbi: il primo è che, in quel contesto, se hai un “padrone” viziato, egoista e cattivo, più di tanto non puoi fare; magari non avrà diritto di vita e di morte su di te, ma comunque dipendi da lui per tutto, e contrariarlo potrebbe non essere salutare.
        Il secondo, che si ricollega al tuo “non andarci per il sottile”, è che, della servitù maledetta, soltanto pochi individui avevano davvero la possibilità di influire sul carattere del principe – Tockins e Lumiere sicuramente, e forse Mrs Brick – ma tutti gli altri semmai la tirannia del principotto la subivano: il cuoco e la guardarobiera di certo non avevano una posizione sociale abbastanza elevata per tentare di educarlo, ad esempio. E poi ci sono Chicco e il cane, che di certo non potevano avere alcuna colpa.
        Tutto questo per dire che sì, il principe era uno stronzetto, ma che in un’ambientazione in cui la gente che ti si presenta alla porta può rivelarsi essere qualsiasi cosa – al posto della fata “buona” poteva esserci una strega perfida e malvagia – qualche remora a far entrare nel castello un’emerita sconosciuta sarebbe anche giustificabile! XD

        1. Lem
          Lem says:

          Eh, penso che si debba prendere per buona la premessa e bona lì, sinceramente XD Il principe stronzo ha incontrato una fata più stronza di lui ed è finito male, tutto qua.
          Su Facebook girava una striscia bellissima proprio su questo, dove il principe diceva circa “a parte il fatto che non capisco perché io, pur avendo duecento servitori, sia venuto ad aprire personalmente, ma con le minacce che mi stai facendo non è che mi stai facendo pensare che avrei dovuto ospitarti!” XD

          1. Duedicoppe says:

            Mi infiltro solo per far notare che anche se in Bellinda la servitù non c’era, i casi di maledizione o metamorfosi di massa sono abbastanza comuni nel mondo delle fiabe. In cui per esempio l’eroe arriva nel castello e prima di liberare la principessa dalla maledizione che la trasforma in cerva bianca o coniglietta o simili si trova davanti la tavola apparecchiata da delle mani svolazzanti o dal nulla, perché tutte le damigelle sono invisibili…

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