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Ade e Dioniso

Così diversi, così uguali.

“Per essere arrivato fin qui, non dovresti essere vivo.”
“Sarebbe strano se fossi morto. Sono successe parecchie cose là sopra, caro zio. Hai un nipote divino nuovo di pacca!”
“Non mi interesso di ciò che accade nei reami dei viventi.”
“Beh, potresti sforzarti, anche se non vorrei che, dopo tante ere trascorse con quel muso lungo, finisse per sbriciolartisi la faccia…”
“Come dici?”
“Nulla, nulla. Vengo a rivolgerti una supplica, o sommo Ade.”
“No.”
“Rifiuti senza sapere cosa sto per chiederti?”
“Stai per chiedermi di ricondurre nel regno di Zeus un’ombra che appartiene a me, e ho risposto in modo da non prolungare questo colloquio oltre il necessario. È l’unica ragione che può averti spinto a scendere. Posso tuttavia fornirtene molte per risalire, e subito.”
“Suvvia, zio!”
“Conosci la via del ritorno o devo farti scortare da qualcuno di mia fiducia? Conosci le Erinni? La loro compagnia è sempre illuminante, per chi si ostina a perseverare nell’empietà.”
“Ma quale empietà, siamo parenti! Cosa c’è di male se scendo per venire a trovarti, vedere come stai, magari portare un po’ di vita in questo schifo di…”
“Addio, nipote. Sono felice tu abbia conquistato l’immortalità, giacché le nostre strade si possono separare senza più incrociarsi.”
“Non andartene, zio!”
“Non seguirmi, nipote.”
“Allora smetti di allontanarti!”
“Stai esplorando gli angusti confini della mia limitata pazienza, figlio di Zeus. L’immortalità non ti rende intoccabile: ti renderà soltanto consapevole di ogni istante del supplizio.”
“Vengo a chiederti di rendermi l’anima di Semele, la principessa mortale che mi ha messo al mondo. Ti rivolgo la supplica di un figlio che desidera salvare la madre ingiustamente uccisa dalla gelosia di Hera.”
“Tua madre è morta bruciata. Se anche volessi renderla alla vita, e non voglio, non mi sarebbe possibile, perché la sua ombra non ha più un corpo al quale fare ritorno.”
“Sia, dunque: la condurrò sull’Olimpo, dove vivrà eternamente nella luce e nello splendore che le sono stati negati per avere messo al mondo me.”
“Sei un figlio devoto, certo più di quanto tu sia devoto come amante. Se vuoi condurla sull’Olimpo immagino che la cosa diventi fattibile, ma…”
“Evviva!”
“…per quale motivo dovrei farlo?”
“Perché sono tuo nipote, perché mi presento a te con questo viso talmente bello che non ne troverai mai l’eguale, perché ti festeggerò in un modo tale da risvegliare i morti… uh, d’accordo, sto zitto. Sto zitto, parla tu.”
“Non ho particolari ragioni di negare un favore a una divinità quasi mia pari, soprattutto se non intendi riportare Semele nel mondo dei viventi. E poi il mio animo sarebbe straziato al pensiero di farti tornare indietro a mani vuote, soprattutto considerando il tipo di prestazione che hai promesso a quel tale Prosimno, per averti guidato nel mio reame.”
“Oh beh, sono dell’idea che aprirsi a nuove esperienze aiuti a mantenersi di larghe vedute, caro zio.”
“Apprezzo la scelta dei termini che hai adottato. Mi duole informarti però che Prosimno è morto, e che quindi la tua apertura, mentale naturalmente, non sarà possibile. Non potrai mantenere la tua promessa, il che fa di te uno spergiuro.”
“Non mi spaventi, signore dell’Oltretomba. Una promessa ho fatto e una promessa manterrò. Io sono Dioniso e nessuno può mettere in dubbio la mia parola.”
“Sta bene. Quale preziosa parola mi donerai in cambio della preziosa ombra della principessa Semele?”
“Vuoi un pegno ineluttabile in cambio di mia madre? Qui, nell’Oltretomba?”
“Il mio è il regno dell’ineluttabile, per definizione. Dammi qualcosa che abbia valore nel reame che governo, oppure vattene e dimenticati di Semele, di Prosimno, e di chiunque altro per te sia troppo difficile da ricordare.”
“Sei davvero inesorabile come dicono, zio.”
“Credi forse che l’Oltretomba si possa governare elargendo favori e concessioni a chiunque? I morti con i morti e i vivi con i vivi. Il tuo tempo nel mio regno si esaurisce, Dioniso. Se rimarrai ancora, anche tu finirai per appartenermi.”
“Ecco, zio. Questo è il mio dono per te.”
“Sarebbe una burla, o sei sceso ubriaco fradicio come, dicono, passi la vita?”
“Volevi un pegno più ineluttabile della morte.”
“Un ramo di mirto?”
“È la pianta che usano per profumare la pira funebre. Il suo aroma di certo non ti è ignoto.”
“È quello che ti passa per la testa a essermi ignoto. Deve essere un problema di famiglia, perché anche i pensieri di Zeus, il più delle volte, mi sembrano delirio alcolico e null’altro…”
“Il mirto è sacro ad Afrodite, signore dei defunti. È luttuoso, ma è anche erotico. È una pianta d’amore.”
“…”
“Dici che non posso mantenere la promessa d’amore fatta a Prosimno, ma ti dimostrerò che neanche la morte può impedire che promesse simili vengano onorate. Per amore di mia madre sono sceso nell’Oltretomba, e soltanto un pegno d’amore può smuoverti, Ade. Nemmeno tu sei immune al desiderio di nozze.”
“Non ho bisogno di una moglie e non so che farmene, come non sapresti che fartene tu.”
“Riconosco che, tra tutti gli dèi dell’Olimpo, tu e io siamo forse i meno credibili, come sposi e amanti d’una donna che ci ha rubato il cuore, e tuttavia questo è l’unico pegno possibile. Per te, per Semele, e anche per me.”
“Che sciocchezza.”
“Sì, dicono che amare sia una sciocchezza. Una follia, anzi.”
“Le follie non mi riguardano. Questa pianta ha un profumo strano.”
“Profuma di primavera, zio. Nel mondo i fiori sbocciano e gli animali amano. Magari succederà anche a noi.”
“Dammi questo stupido ramo e porta via la tua stupida madre. Non voglio più vederti nel mio regno a parlare di simili sciocchezze.”
“Sembri irritato, zio.”
“E tu divertito. Va’ a cercare la tua sposa nel mondo mortale, visto che ritieni l’amore capace di far mutare pensiero anche al signore dei defunti!”
“Non credo esista, Ade.”
“Ovvio che non esiste, né per te né per me. Tra tutti gli dèi, tu e io siamo destinati alla solitudine eterna. Ma…”
“Ma?”
“Apprezzo il tuo pensiero, nipote. Non sono in molti a scendere nell’Averno per offrirmi un augurio di felicità.”
“E dicono che sei un odioso ammasso di orgoglio! Ah, l’ho capito che fai tanto il duro, ma in realtà hai un cuore di miele e marmellata, che stai all’ombra per non mostrare che sorridi, e… ehi, zio, cosa sono quelle? Non le Erinni, vero? Ehi, zio? Mica vuoi mollarmi così con queste racchie, vero? Zio!

NOTE:

Prosimno è, nel mito, il pescatore che ha indicato a Dioniso la strada per l’Oltretomba in cambio di una prestazione sessuale dove Dioniso sarebbe stato quello passivo. Dioniso ha accettato, ma al suo ritorno Prosimno era morto, e il dio, per tenere fede alla parola data, ha pensato bene di recarsi sulla sua tomba, piantare sul tumulo un bastone, e usarlo per sodomizzarsi.

Possiamo tranquillamente pensare che Dioniso sia sfuggito alle Erinni facendole bere fino a stenderle.

 

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