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Le streghe di Lenzavacche (e il maleficio dello Strega)

61g8zdFY-GLQuesta è la storia di un tempo lontanissimo, il tempo dei miti e delle leggende: gli antichi premi Strega meritavano di essere letti.
Non dirò altro in merito a quanto sono vintage, ma mi ricordo ancora quando si faceva un gran parlare del libro premiato allo Strega, se ne scriveva, se ne leggeva e se ne godeva.
Poi accadde qualcosa: le marchette, la crisi economica, la difficoltà di trovare nuovi Calvino o nuovi Eco che non fossero debitamente ammanicati con la gente che conta nell’ambiente, chissà, sta di fatto che negli ultimi anni i premi Strega sono delle corazzate Potemkin pazzesche.
Ormai il mio metodo di lettura, quando esce la rosa dei finalisti per lo Strega, consiste nello scorrere i titoli, segnarmi quelli che potrebbero interessarmi, fare il totovincitore pescando il più palloso e pretenzioso dei volumi in concorso: oh, ci prendo sempre. Tra i finalisti allo Strega qualcosa di caruccio da leggere si trova, ma il vincitore, oh il vincitore. Dopo lo choc de La solitudine dei numeri primi sono diventata più selvatica di un gatto di cascina. Quest’anno, con La scuola cattolica, ho la sensazione che si sia toccato il punto massimo della sfacciataggine, in merito all’ormai stranoto discorso ‘vinco io, poi voterò te e vincerai tu’: non ho incontrato una singola persona a cui quel libro sia piaciuto. Non una.
Se qualcuno volesse smentirmi, e smentire le decine di recensioni che gemono ‘ridatemi le ore che ho sprecato per leggere sta palla assurda’, si faccia sentire. Il libro mi sono ben guardata dal leggerlo, ma sono sempre disponibile a cambiare idea, e non sarebbe neanche la prima volta.
Intanto mi sono lasciata guidare dal mio gusto personale e ho pescato uno dei finalisti, che si è rivelato una lettura davvero piacevole.
L’anno scorso, per dire, tra i finalisti c’era Zerocalcare. Non poteva certo vincere (suvvia, il fumetto non è letteratura, non scherziamo!), ma sono abbastanza sicura che abbia venduto circa trenta volte più del vincitore effettivo. Auguro a Simona Lo Iacono, autrice di Le streghe di Lenzavacche, analogo destino.

Romanzo breve, si legge in due-tre serate senza impegnarsi troppo, è il racconto di una dinastia di donne di un piccolo paesino della Sicilia: donne che, come dice il titolo, hanno fama di streghe. In un ventennio fascista dove la creatività non è gradita e dove il rispetto per l’essere umano è considerato una debolezza, si intrecciano le vicende del maestro Mancuso e di Rosalba, una delle streghe di Lenzavacche. Rosalba ha un figlio disabile, da quello che ho capito down e con gravi problemi motori, che in teoria non potrebbe neanche andare a scuola. Ma il maestro Mancuso non si trova a Lenzavacche solo perché ce l’ha mandato il ministero…

Ammetto che quando ho iniziato la lettura la prima cosa che ho pensato è stata ‘oh meno male che è breve, se no sai che palle’. Non ho particolare simpatia per la narrazione in seconda persona, riesco a farmela andare giù solo a piccole dosi; qui il libro è praticamente tutto scritto in seconda persona, da Rosalba che parla al figlio, al maestro Mancuso che intrattiene una comunicazione epistolare con una zia lontana. I personaggi, inizialmente, mi hanno un po’ ammosciata: la solita ‘strega’ chiamata così perché è una donna libera socialmente e sessualmente, il solito maestro idealista che fa resistenza passiva alla dittatura fascista. Bah, ho pensato.
Invece… invece le streghe sono davvero streghe, e si rivelano tali con un plot twist che ho gradito molto, soprattutto perché ormai non l’aspettavo più. Il maestro fa resistenza per delle ottime ragioni.
In sintesi, la trama è davvero gradevole e si legge con piacere. Molto scorrevole, forse troppo: terminata la lettura ho avuto l’impressione che fosse non il romanzo vero e proprio, ma l’ossatura di un romanzo più poderoso, che avrebbe sviluppato al cento per cento il potenziale di cui avevo avuto appena un assaggio. Non so bene se questa mia sensazione sia il classico ‘wow, ne vorrei ancora!’ o se sia un’oggettiva mancanza del romanzo, talmente breve che lo definirei più una novella. Propendo per la seconda ipotesi, perché molte cose sembrano tirate via, buttate lì per ingolosire il lettore e poi lasciate indietro.
Resta il fatto che Le streghe di Lenzavacche, se il periodo storico e la tematica interessano, è un romanzo che vale la pena leggere.
Anche se, 15 euro per 116 pagine… ma seriamente?

In conclusione, un romanzo che secondo me meritava di vincere. Ma si vede che questo non era l’anno in cui si era deciso che vincesse quell’editore lì.
Gli altri finalisti al premio Strega di quest’anno non incontravano il mio gusto e non li ho letti, ma se qualcuno l’avesse fatto, mi saprebbe dire se sono stati belle letture o meno?

4 thoughts on “Le streghe di Lenzavacche (e il maleficio dello Strega)”

  1. Selia says:

    Sto leggendo La scuola Cattolica adesso e ti dico, se fai opportune pause ogni tot, mettendoci qualcosa di più ‘riposante’ in mezzo, riesci anche a cavarne qualcosa, c’è da dire che una sbrodolatura del genere per me vende solo perchè c’è scritto Premio Strega davanti e ‘massacro del Circeo’ dietro e poi è un libro grosso e fa figo (dire di) averlo letto. Spero che a nessun professore venga in mente di appiopparlo come lettura a scuola…

    Mi sono segnata questo, sembra più promettente.

    PS. succede qualcosa di strano ogni volta che clicco sul link di una storia e appare questo errore: Warning: strpos(): Empty needle in /web/htdocs/www.stellascarlatta.com/home/wp-content/plugins/private-files-for-social-privacy/privatefiles.php on line 264

    1. Lem
      Lem says:

      Ce n’era anche un altro dei candidati allo Strega che mi sembrava interessante, ma poi non l’ho più preso: la figlia sbagliata, di Raffaella Romagnolo. Una copertina davvero intrigante, tra l’altro.
      La scuola cattolica mi hanno detto tutti che è una gran paraculata di quelle fatte apposta per vincere lo Strega, quindi un luuuuuungo sbrodolamento intimista socio-psico-polit-peda-intellettuale, con la solita morale che la repressione classista è una cosa brutta che porta a cose brutte come il massacro del Circeo. Non mi hanno fatto venire voglia di affrontarlo, sinceramente XD

      E ora vedo che cavolo è il messaggio di errore, anche se suppongo sia soltanto colpa di un plugin non aggiornato. Grazie per la segnalazione.

      1. Selia says:

        La ‘Figlia sbagliata’ ce l’ho in lista, la trama interessava anche me. Avevo anche inserito il ‘Cinghiale che uccise…’ perchè me l’hanno consigliato, non ancora letto però.

        Sulla ‘Scuola cattolica’… bah. Viaggiamo tra concetti come ‘tutti gli uomini sono gai* nel loro intimo”, ‘le scuole maschili creano la tensione gai* tra gli alunni perchè non ci sono femmine’, (*grafia intenzionale), ‘i film porno violenti degli anni 70-80 che mi sono visto’, ‘quella volta che invece che alla messa di Pasqua andai a guardare le prostitute sulla strada X’, con un retrogusto di ‘in fondo in fondo, è sempre colpa dei preti’.

        Non capisco se è davvero autobiografico (in tal caso poteva risparmiarsi molto dei fattacci suoi, grazie, fanno per la maggior parte un po’ schifo), ma comunque pieno di ‘finto-scandaloso-pruriginoso’ con una abbondante dose di ‘meno-è-comprensibile-più-è-letteratura’ nella prosa. Lo sto portando avanti per pura forza di volontà, perchè dopo aver aspettato 6 mesi in coda per il prestito digitale** e aver sprecato uno dei miei prezioni prestiti mensili un po’ mi scoccia (** marchetta marchettissima al prestito digitale bibliotecario perchè per una volta non siamo un paese da 3 mondo anche in questo).

        1. Lem
          Lem says:

          Insomma, tutti i libri che non hanno vinto meritavano di vincere più di questo. Tipico, direi.

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