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Ritratto di donna in cremisi – Simona Ahrnstedt

511NlbX6LjLNonostante la dura scorza, la cambiale con scritto ‘ti devo un’anima’ firmata da Satana in mezzo al mio petto, e la concrezione nerastra che qualcuno ritiene essere il mio cuore, amo concedermi qualche love story di quando in quando.
Il romanzo d’amore è, credo, il genere letterario più antico, diffuso e amato, al punto che nei romanzi d’altro genere, se non c’è una storia d’amore, spunta sempre fuori qualcuno che ne lamenta la mancanza. Negli ultimi anni, complice la crisi del settore, l’editoria ci ha letteralmente sommersi di storie d’amore, che fino a quel momento erano state relegate all’edicola degli Harlequin e degli Harmony, oppure a qualche collana minoritaria che stava negli scaffali con l’aria di volersi scusare. Trovare una bella love story è diventata impresa impossibile, per quanto mi riguarda. Se non si vuole rischiare un aumento dell’odio verso l’umanità l’unica è davvero andare in edicola e comprarsi un Harmony, che almeno è onesto e promette solo ciò che può mantenere. La ‘roba’ che esce, ormai, è un tale rigurgito di schifezze che pescare dagli scaffali è un kamikaze letterario. Siamo passati da Jane Eyre che diceva al suo innamorato ‘io ho un’etica e una coscienza, e uso entrambe per decidere di lasciarti visto che tu vuoi che le accantoni solo per scopare con te’ a miss Steele che si fa comprare con viaggi e vestiti griffati. Aiuto.
L’ultimo bel romanzo d’amore che ho letto è Il cavaliere d’inverno. Questo, a mio avviso, non lo è.
La storia è sempre quella: si incontrano, il loro amore è impossibile eppur sboccia nelle avversità, si separano, superano gli ostacoli, si ritrovano, felici e contenti. L’idea di base dei romanzi d’amore è che l’amore trionfi su tutto, se è amore vero; anche sulla morte, come Romeo e Giulietta ci insegnano. Chi prende in mano uno di questi libri sa che deve aspettarsi questo tipo di messaggio: banale, stereotipato, cliché, quello che volete, ma oh, a una certa fa anche piacere ricordarsi che a sto mondo esistono pure i bei sentimenti e che possono vincere anche quelli, ogni tanto.
Quindi vai di love story.
Quindi, questa è una love story dove il protagonista maschile è l’essere più inutile di sempre, il classico scimmione che ce l’ha enorme (il conto in banca, ovviamente, sempre a pensare male, voialtri) e che ama solo Lei. Lei, in realtà, tanto inutile non è, anche se è un po’ una Cenerentola che ha perso i genitori e viene ricattata dal perfido zio per contrarre un matrimonio di convenienza. Okay, le protagoniste dei romanzi d’amore sono sempre altruiste fino all’estremo sacrificio. Ci sta.
Tutto il resto, banalmente, no.
L’ambientazione è la Stoccolma di fine ‘800, ma per quelle che sono le vicende potrebbe essere l’Italia o l’Inghilterra dello stesso periodo: a parte qualche pattinata sul ghiaccio, davvero non c’è niente che renda Stoccolma necessaria allo svolgersi della narrazione. E questo, in un romanzo storico, ancorché d’amore, è qualcosa che non riesco a perdonare. Ne Il cavaliere d’inverno le vicende erano ambientate durante l’assedio di Leningrado da parte dei nazisti, ovvero l’ambientazione era parte della storia, della formazione dei personaggi, della loro mentalità e delle loro scelte.
Il posto in cui viviamo, gli eventi in cui siamo coinvolti, contribuiscono a renderci le persone che siamo. Se in un romanzo storico non si ‘sente’ l’aria del luogo in cui ci si trova, di che cavolo stiamo a parlare?
È tutto anacronistico. Se lei è costretta a un matrimonio d’interesse, è evidente che non può parlare contro la sua famiglia e il suo futuro marito. Lui, un uomo nato e cresciuto in quell’ambiente, con quella mentalità, dovrebbe sapere che una donna non poteva semplicemente dire ‘no, non voglio’, senza che le conseguenze fossero devastanti, per lei e per le persone a cui lei vuole bene. O Cristo santo, lui per primo decide di chiedere la sua mano senza neanche interpellarla! Serviva un genio per capire che qualcuno poteva benissimo averlo preceduto?
Ma che minchia prendi e cambi nazione, offesissimo perché lei ti dice che sposerà il Perfido Cattivone del momento? Ma non dovresti sapere, visto che VIVI IN QUELLA FOTTUTISSIMA EPOCA, che lei non ha alternative? Ma siamo seri, per piacere. Si può giocare al gioco degli equivoci se si è Pirandello o se si sta scrivendo una commedia. Da un romanzo storico mi aspetto un minimo di accuratezza storica.
A proposito del Perfido Cattivone. Vecchio, brutto, violento, maschilista, puttaniere, misogino, stupratore. Compra la povera fanciulla dallo zio che, manco a dirlo, è vecchio, brutto, violento, maschilista, puttaniere, misogino, stupratore, e ha come compagno di malefatte il di lei cugino, che, non ci crederete mai, è brutto, violento, maschilista, puttaniere, misogino, stupratore. Vecchio no, perché l’autrice vuole fare qualche siparietto di bavosaggine familiare, che dà sempre colore.
Non ho niente contro i personaggi totalmente negativi; anzi, mi piacciono. In compenso ho tutto contro le macchiette piazzate lì solo per fare da ostacolo al Vero Amore.1
Il Vero Amore, infine, si palesa quando lui compie l’estremo sacrificio: rompe il fidanzamento con una tipa che oltretutto era innamorata di un altro e si mette con lei. Tutti felici, tutti appaiati dal felice disegno del destino.
Wow. Fazzoletti.
Insomma, volevo una storia d’amore con una bella ambientazione storica, invece mi sono ritrovata un’accozzaglia di cliché affastellati per riempire la trama, un personaggio maschile indistinguibile dalla massa di personaggi maschili analoghi – e io non li sopporto, questo tipo di personaggi: il maschio che fa il troione per dimenticarla, perché bisogna mostrare bene che lui è Davvero Uomo e che si tiene in allenamento scopatorio, mentre lei, sia chiaro, soffre e piange – e un intreccio nel quale il centro della vicenda non è fondamentale, ma soltanto il bonus dopo aver ammazzato il boss di fine livello.
Fiori, cioccolatini, promesse, e meno male che il libro l’ho trovato su una bancarella per cinque euro.
Ma seriamente: cos’è sta moda di protagonisti maschili che non servono a un cazzo se non a procurare qualche orgasmo e qualche bel vestito alla protagonista femminile?

  1. detta macchietta, oltretutto, dopo avercela menata per mezzo libro che gli serviva la moglie giovane a scopo riproduttivo, la stupra una volta in maniera del tutto gratuita – se no non sarebbe un Vero Perfido Cattivo – quindi la molla per andarsene nei bordelli. Dove crepa d’infarto a un mese dal matrimonio. MA SIAMO SERI? []

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