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Bei libri che (quasi) nessuno legge

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LA TENDA ROSSA – Anita Diamant
(prima edizione rilegata 2001, quattro ristampe; seconda edizione paperback 2009. Libro introvabile ovunque. No comment)

Tra le regole che cerco di darmi quando parlo di libri, letteratura, editoria, autori, azzi e mazzi vari, c’è quella di evitare i post di sbrocco contro il Perfido Ambiente, per due motivi principali: il primo è che quando sarò famosa e ricchissima tutto quello che avrò detto potrà essere usato contro di me, il secondo è che farmi venire il nervoso su queste cose non serve a niente, non cambia niente, non aiuta nessuno. Cercherò quindi di essere il più possibile costruttiva. Non intendo fare trapelare quanto sono fottutamente imbestialita per il porcoschifo di mercato, evidentemente diretto da un branco di scimmie illetterate, che impedisce ai lettori di reperire libri bellissimi editi solo da pochi anni perché troppo impegnato a intasare le librerie di puttanate ignobili che non riesci manco a scaricare nello sciacquone dispiaciuta per il fatto che molti di quelli che leggeranno la mia recensione non potranno facilmente appagare la loro curiosità, qualora riuscissi a farvi venire voglia di leggere questo libro.
Voglio dire, siamo nell’era del print on demand, c’è Amazon alle porte che sta guadagnando i vostri soldi e copulando con le vostre donne, ma cari editori, volete una santissima volta darvi una svegliata, svecchiare un pochino i meccanismi pre devoniani che ormai stanno in piedi solo per inerzia e prestiti di banche sempre più in crisi, e rendere accessibili tutti i libri dei quali detenete i diritti? È così che si vendono, sapete?1
Perché qui, gente, stiamo parlando di un libro che si trova in più di una classifica dei 100 libri da leggere assolutamente, che so benissimo sono cose che lasciano il tempo che trovano, ma credetemi, questo libro è davvero uno dei 100 che dovete leggere assolutamente.
Sinossi della quarta, che ho copiato con le mie manine sante dall’aletta di copertina perché, tanto per cambiare, su Internet non si trova se non in versione mutilata e incompleta:

Rivolgendosi alle donne di tutti i tempi per lasciare memoria di tradizioni dimenticate e di un duro destino cancellato dalla storia, Dinah rievoca le vicende della propria famiglia, quella del patriarca Giacobbe, di cui è l’unica figlia femmina, l’ultimogenita. Il racconto inizia proprio con l’aiuto di Giacobbe all’accampamento di Labano, uomo meschino e violento, padre di 4 ragazze: Leah, Rachele, Zilpah e Bilhah. Subito incantato dalla bellezza delicata e misteriosa di Rachele, Giacobbe rimane però affascinato dalla saggezza e dalla florida sensualità di Leah: le due donne diventeranno le sue mogli, portandogli in dote anche le sorelle minori. La fortuna del patriarca è incarnata dalla sua famiglia numerosa, rallegrata dalla nascita di molti figli maschi. Benché fiere della loro chiassosa tribù, le donne di Giacobbe sentono la mancanza di figlie femmine, che possano alleviarle nel filare la lana e nel macinare il grano, ma che soprattutto raccolgano la loro eredità di ricordi, canti e leggende. Ecco perché la nascita di Dinah, figlia di Leah, viene vissuta come una festa nella tenda rossa, il luogo in cui le donne si riuniscono nei momenti importanti: la tenda dove si ritirano nei giorni delle mestruazioni, dove festeggiano ogni nuova luna e ogni nuovo ciclo di vita, dove trascorrono i mesi della gravidanza e dove danno alla luce i figli.
Quando Giacobbe decide di partire con la sua famiglia verso la terra del padre Isacco, per Dinah si dischiudono nuovi orizzonti. Il viaggio dalla terra dei due fiumi a Canaan segna il suo distacco dall’infanzia, ed è ricco di meraviglie: nuovi paesaggi, nuovi volti, l’incontro con lo zio Esaù e poi con la nonna, la venerata profetessa Rebecca. A Canaan, Dinah comincia a seguire Rachele, abile levatrice, come aiutante; ha così occasione di entrare nel palazzo reale di Sichem e di conoscere il principe Shalem: tra i due nasce una passione intensa che finisce per provocare una lacerazione insanabile tra Dinah e la sua famiglia, e per segnare in modo tragico il suo destino, inducendo le persone che più le sono vicine a bandire il suo nome dalla loro memoria. Ma un cammino difficile, fatto di amore e di sacrifici, la porterà a conquistare una nuova vita e una nuova serenità in Egitto, a riconciliarsi infine con il suo passato.

Sedetevi accanto al fuoco, socchiudete gli occhi, e lasciate che Dinah vi racconti la sua storia. Lei, la figlia di Giacobbe nominata forse una volta nel libro della Genesi, un pretesto più che una persona, il motivo per cui si è scatenata una delle tante sanguinose scaramucce nelle quali la tribù di Abramo eccelleva, è stata parte degli eventi, li ha conosciuti, in parte provocati, e ne ha gestito le conseguenze.
La sua storia è rimasta sconosciuta per la più semplice delle ragioni: Dinah si è lasciata alle spalle il suo passato, che invece ha inghiottito la tribù di Giacobbe, fino all’inevitabile e ben nota conclusione.
Ho sempre avuto un debole per i romanzi storici che raccontano vicende note fino all’ovvio da un punto di visto inedito (non l’avreste mai detto eh? XD), e la Diamant è stata straordinaria nel tratteggiare la tribù seminomade di pastori, con la sua mentalità, le sue tradizioni, le superstizioni e gli inevitabili attriti.
Due volte.
Perché la storia nota, il dio di Abramo Isacco e Giacobbe, è qualcosa che rimane fuori dalla tenda rossa, che non riguarda le vicende di Dinah e delle sue madri. Passa lì accanto, ma non si ferma. La tenda rossa è un’altra storia. È un mondo diverso, aspro e duro quanto l’altro, ma sempre proteso verso la vita, verso divinità accoglienti e amorevoli, con riti magari crudi, ma il cui scopo era sempre, sempre, il benessere dei loro iniziati.
Quando ho iniziato a leggere la Tenda Rossa avevo il timore che anche questa storia, come tutte quelle che parlano degli albori del cristianesimo, finisse in un pippone stile ‘convertitevi peccatori’. Avevo molti pregiudizi lo ammetto, e soltanto i commenti entusiasti di una persona del cui giudizio mi fido mi hanno convinta a tentare la lettura.
Oh, persona di cui mi fido, bada bene che se il prossimo consiglio letterario sarà una cagata, mi vendicherò rifilandoti letture oscide. E tu sai quanto so essere malvagia quando mi ci metto.
Ma questo è veramente bellissimo.
La sensazione è di essere dentro quella tenda, di vedere il mondo ‘principale’, quello dei maschi e della Bibbia, scorrerci accanto, una sciocchezza che fa da sfondo alle vicende davvero importanti e, quando quel mondo entrerà di prepotenza nella tenda rossa, quando la profanerà, non sarà una conquista: sarà una sconfitta. Quello che è successo è stato un male, non un bene. Dinah, e l’autrice attraverso le sue parole, sono categoriche su questo. È un punto di vista modernissimo, un punto di vista che ormai è condiviso da fiumane di persone (davvero, quando Giacobbe cerca di convincere le mogli che il suo dio è buono e misericordioso perché alla fine ha trattenuto il coltello sulla gola di Isacco, chi non avrebbe risposto come Leah: “bella roba, ha traumatizzato per sempre quel povero bambino”?)
La narrazione è un lungo racconto che potrebbe essere tranquillamente la trasposizione scritta di una narrazione orale, che viola clamorosamente la regola dello ‘show, don’t tell’. Posso solo dire grazie, Anita Diamant. Grazie per avere scritto questo romanzo come andava scritto, grazie di averlo lasciato nascere e respirare secondo il suo ritmo, non secondo quello imposto dalle mode narrative.
La tenda rossa ti prende e ti trasporta in un’altra epoca, ti fa respirare la polvere del deserto palestinese, ti fa guardare i piccoli idoli scintillanti di olio, e assaporare i dolci sacri dei giorni da passare nella tenda delle donne; i colori e i profumi dell’Egitto sono la quiete dopo la tempesta, e piano piano il sapore di sangue scivola via sulle acque del Nilo, una pagina dopo l’altra, un anno dopo l’altro.
Non è un libro da divorare, è un libro da gustare. Ma non ci riuscirete, non potrete posarlo fino alla fine, e dopo vorrete tornarci dentro di testa.
La tenda rossa parla di donne e di dee, parla di nascite e di benedizioni, parla del ritrovare se stessi e fare pace con il proprio animo, senza che questo significhi perdonare supinamente chi ci ha fatto troppo male perché un perdono sia possibile o naturale. Parla, in sostanza, dell’esatto contrario di quello che è stato tramandato nella versione biblica, che nel Pentateuco è, a essere gentili, un feroce e spietato resoconto di guerre e soprusi.
No.
È solo che la storia tramandata è quella che si è svolta fuori dalla tenda rossa. Oltre quei panneggi, dove i bambini nascono e le levatrici sono donne sacre, le vicende sono molto, molto diverse.

Cercate questo libro. Andate in biblioteca. Fatevelo prestare. Rubatelo. Se leggete bene in inglese, leggetelo in inglese, non è un testo complesso e le vicende sono note, quindi non vi perderete.
Ma leggetelo.
Se gli editori sapessero fare il loro mestiere, libri così sarebbero in tutte le librerie, in vetrina e impilati vicino alle casse, e la gente ritroverebbe il piacere di immergersi in una storia antica, nuova, magica e talmente vicina a noi che, terminata la lettura, si può soltanto alzare gli occhi e dire ‘in che senso, questo romanzo è frutto di invenzione?

  1. Non venitemi a scassare le balle con la solita storia ‘è difficile è complicato ci vogliono soldi ci vuole tempo ci vuole un unicorno arcobaleno che danzi nei giorni propizi sul sacro prepuzio. I soldi per pubblicizzare cagate immonde e per mantenere immensi magazzini e baracconi in perdita netta li trovano. Li trovassero anche per fare il loro mestiere. Se vogliono che compri i loro libri, devono averli disponibili per la vendita. Punto. []

4 thoughts on “Bei libri che (quasi) nessuno legge”

  1. Francesca says:

    Confermo tutto quello che hai scritto. Ho letto per puro caso durante le ultime vacanze di Natale il libro in questione, in lingua inglese: lingua nella quale a livello di lettura sono fluente (si può dire per la lettura?), un po’ arrugginita nel parlato. Vengo al punto: ho letto migliaia di libri, da quelli ‘seri’ e impegnati alle cagate commerciali, in qualche momento in cui sentivo il bisogno di frivolezza; ho letto circa cinque libri al mese da quanto ho imparato a leggere, alle elementari, e sono passati un bel po’ di anni.
    Ebbene: questo libro è…. INCOMPARABILE, UN CAPOLAVORO ASSOLUTO. Ti penetra nelle ossa, nonostante come tu dici non sia uno sprone a convertirsi, io sono ritornata ad essere praticante dopo anni di mangiapretismo e odio eretico per la chiesa. Ha cambiato molti miei punti di vista e preconcetti su molti temi. Quando mi sono fiondata a cercarlo in italiano, in versione cartacea (io ho letto l’e-book) per comprarne ALMENO DIECI COPIE e regalarlo a tutti i miei cari, l’amara sopresa. Fuori edizione, introvabile. Non c’è neanche la versione e-book, niente. Ho cercato nella biblioteca della mia città, niente anche lì, hanno solo la versione inglese (e direi miracolo che ci sia!). Su Amazon ho cliccato credo venti volte sul tasto per richiedere almeno l’edizione digitale, finora nulla. Ho cercato nei canali dell’usato, dove a volte ho scovato reperti giurassici preziosissimi, ma è come cercare il cosiddetto ago nel pagliaio. Che dire, sono degli assassini maledetti incompetenti incapaci lazzaroni e che Dio li fulmini per non ripubblicare questo capolavoro meraviglioso che dovrebbe essere ficcato nelle mani di tutta la gente di questo paese ormai perso nell’ignoranza più nera (sfumature di grigio, ragazze calendario e pattume immondo di tutti i tipi, carta buona per accendere il caminetto o peggio per pulirsi il derrière in caso di mancanza d’altro). Amen.

    1. Lem
      Lem says:

      Quoto e sottoscrivo tutto, è un libro appartenente alla ristrettissima cerchia dei libri che ti cambiano dentro, in meglio. Dovrebbe essere reperibile ovunque.
      Invece, dopo aver cercato un po’ in giro, ho scoperto che l’editore che l’ha pubblicato ha chiuso i battenti (non so se si possa dire così, Tropea era una ‘filiale’ di un altro editore ed è stata riassorbita… credo), quindi il romanzo è finito nell’inferno dei libri che non possono essere ripubblicati perché i detentori diritti non sono interessati a farlo. Facile che nemmeno sappiano di averli loro, i diritti.
      Grazie, davvero.

      1. Francesca says:

        Purtroppo ho chiesto anche a una casa editrice cattolica della mia città, che propone chicche notevoli, ma anche loro nulla. Mi hanno detto che al massimo si può scrivere all’editore e richiedere quelle poche copie cartacee che tengono sempre a magazzino, ma mi pare di capire che ormai la casa editrice sia sparita nel nulla. Non resta che sperare che qualche buonanima faccia una scansione del libro in italiano e la faccia circolare sulla rete (all’inizio non è successo anche con quella roba che per me non può essere definita ‘libro’ che era ‘Tre metri sopra il cielo’? Avevo letto che l’autore se l’era autopubblicato e poi è circolato per un tot di tempo sotto forma di scansioni e fotocopie tra i giovani romani… mah!). Tengo d’occhio ebay e spero che qualcuno metta in vendita la sua copia usata. Però secondo me prima o poi lo rispolvereranno e qualcuno acquisirà i diritti per ristamparlo: insomma, all’estero è un long seller! Per chi sa bene lo spagnolo, quella traduzione è facilmente reperibile per canali ufficiali e non ; ) . Mi pare giri anche in portoghese! Grazie a te per averne parlato!

        1. Lem
          Lem says:

          Finiremo tutti su ebay a contenderci qualche copia ingiallita che qualcuno ha trovato in fondo a una cantina 😀 (se scopro che uno dei tre lettori di questo sito mi ha soffiato quella che puntavo lo banno)
          La casa editrice è stata riassorbita dalla casa madre, mi pare di avere capito. Avevo pensato anche di chiedere alla fonte, ma la fonte si è prosciugata, quindi niente. Purtroppo mi mancano il tempo, la buona volontà, financo l’anonimato per evitarmi una denuncia per violazione dei diritti, quindi non credo proprio che mi metterò a scannerizzare pdf.
          Peccato, però. Questo è veramente uno di quei libri che non passano mai di moda e che è bello regalare alle persone care.

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