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Onora il padre – Eliza Wass

Mi piace l’estate perché posso leggere tanto. Speriamo che duri.
Sì lo so che avevo detto che avrei fatto un post al mese con le mie letture, ma scrivendo il commento di questo libro mi è venuto fuori un papiro (CHE SORPRESA), perciò stavolta va così.
Darsi delle regole per poi infrangerle è uno dei piccoli crimini verso se stessi che danno più piacere.

51OAqaFb1ALOnora il padre – Eliza Wass

Dopo l’esperienza di lettura estrema fatta con Solo per sempre tua, ho senza indugio dato ancora fiducia all’editore che l’ha pubblicato.
Onora il padre è un altro young adult, stavolta di genere drammatico. La storia parla della ribellione di un’adolescente alle imposizioni paterne, una tematica che fa sempre presa sui lettori del target a cui si rivolge questo tipo di romanzi.
Devo dire che Onora il padre ha risentito, almeno alle mie percezioni, del confronto con Solo per sempre tua, la cui autrice peraltro raccomanda la lettura di questo libro. Insomma, partivo con aspettative altissime e sono stata forse un po’ troppo severa quando, chiuso il libro, ho pensato ‘embè?’
La giovane Castella (Castley), OVVIAMENTE una ragazza bellissima che non sa di esserlo, vive con i numerosi fratelli in una casa in fondo al bosco, tiranneggiata da un padre che, più che fanaticamente religioso, fin dalle prime pagine si delinea come un pazzo da manicomio. Ma da rinchiudere e buttare via le chiavi, proprio. I figli, comprensibilmente, vivono male, sono infelici, e volenti o nolenti, più il tempo passa più cercano la loro strada, cosa che va nettamente contro il volere del loro genitore.
Questa tematica è sempre interessante e personalmente la trovo un evergreen, se ben trattata; in Onora il padre, lo ammetto, avrei preferito più coraggio da parte dell’autrice nell’osare un conflitto generazionale un pochino meno improntato sullo scontro bene/male: è evidente da subito che il padre sia un nemico, un villain, un personaggio totalmente negativo che va sconfitto. Non è il genitore oppressivo che erige steccati troppo alti che i figli non hanno altra scelta che abbattere.
Sinceramente, non so come un teenager possa immedesimarsi più di tanto in una situazione come quella di Castley e dei suoi fratelli, perché, se è vero che tutti abbiamo pensato, almeno una volta, che i nostri genitori erano matti e non capivano una selcia rifritta, nessuno di noi è stato cresciuto nella convinzione di dover sposare il proprio fratello, perché nessun altro sarebbe stato abbastanza puro.
La presa di coscienza della protagonista, il perno attorno a cui ruota tutta la vicenda, si basa appunto sulla scoperta che il padre non è un profeta di Dio la cui parola è legge – questo è un bel simbolismo di come i bambini vedono i genitori, mi è piaciuto subito – bensì un uomo che sta facendo loro del male. Avrei gradito maggior coraggio nel delineare un conflitto generazionale un po’ più sfumato, trovare nel padre, fanatico e quello che si vuole, una qualche ragione un briciolo sensata per comportarsi in un modo tanto oppressivo. Con un genitore del genere, il dubbio se ‘onorare il padre’ o meno non si pone proprio!
Il ritmo è scorrevole, i colpi di scena abbastanza telefonati ma messi al punto giusto e nel giusto modo, e ho adorato che la protagonista non capisca cosa deve fare grazie al magico potere dell’ammmmmore. Usa il suo cervello, trae le sue conclusioni, e agisce. In effetti agisce un po’ troppo in fretta, matura coscienza di sé e autodeterminazione con una rapidità che lasciano spiazzati. Magari fosse così facile.
Inoltre, una ventina di pagine in più per spiegare meglio le vicende verso la fine avrebbero fatto solo bene. Posso capire che, risolto il nodo centrale ‘mio padre non è la persona che credevo e io devo difendermi da lui’, tutto il resto sia contorno, ma si tratta pur sempre di un romanzo drammatico. I misteri vanno risolti e approfonditi con cura, il lettore che arriva a quel punto non si accontenta di qualche frase buttata lì o di un’occhiata sconvolta a una vecchia fotografia.

In conclusione, Onora il padre è un romanzo per adolescenti molto al di sopra della media degli young adult che appestano le librerie di questi tempi, ma che risente purtroppo di quel malefico stampino imposto alla categoria, che vuole che la storia sia drammatica, ma non troppo, che ci sia cattiveria, ma non troppa, che i personaggi evolvano, ma nel modo giusto, che si facciano degli errori, ma che si possa rimediare. È un libro che ha qualcosa da dire, però troppo costretto nella gabbia editoriale dello young adult tipo per essere abbastanza incisivo da dirlo bene.
Come romanzo drammatico, senza la necessità di essere ‘per adolescenti’, secondo me avrebbe davvero sfondato alla grande.

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