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Le origini del fantasy II (wow, forse prima o poi ci sarà anche il III)

Articolo ad alto tasso di pallosità e scarsissime boutade. Cercherò di mediare il più possibile anche perché se no mi rompo pure io, ma siccome ci tengo a essere precisa, abbiate pazienza. Tenete presente in ogni caso che le parti pallose non sono roba mia, io ho scritto le cose che vi piacciono. Tutto il resto è colpa degli altri.
Proseguiamo il discorso sulla definizione del fantasy come genere letterario, laddove per ‘nascita’ voglio intendere ‘le ragioni che hanno portato ad avere bisogno di questo specifico genere letterario’. Nella prima parte del mio percorso ho parlato un po’ delle circostanze che hanno reso possibile la nascita di un genere a livello di periodo storico, situazione sociale e progresso scientifico e tecnologico.
Adesso provo a parlare di alcune delle ragioni che hanno portato il fantasy ad avere una sua precisa collocazione nella letteratura.
Premessa: io scrivo ‘fantasy’ perché è di questo che parlo, ma tutti gli studiosi che ho letto intendono, più genericamente, la ‘letteratura fantastica’. Non starò a fare discorsi infiniti su cosa è fantastico e cosa no, l’articolo non parla di questo,1 tenete solo presente che il mio discorso vale per il fantasy in particolare, ma alcuni punti sono validi anche per la fantascienza, l’horror, il gotico e similari. Alcuni esempi esuleranno dal genere fantasy in senso stretto per questo motivo; per questo e perché, parlando della nascita del genere, va da sé che occorrerà parlare anche un attimino delle cose un po’ al di fuori del genere. Le classificazioni sono sempre venute dopo.
chibi_deadpool__by_ria_sora27-d9rnq4dDunque, noi abbiamo questi racconti con le fatine e gli unicorni (DEADPOOL NO) e le cosine magiche che non si possono spiegare in maniera empirica, perché a spiegarle in maniera empirica si scrive fantascienza. Quando si parla di fantasy, si parla di spiegazioni simboliche, mistiche o oniriche, e NON di tecnologie. Chiunque può, potenzialmente, essere l’uomo di Marte, purché possieda le sue competenze e capacità; ma solo Frodo può portare l’Anello. Non ‘un esemplare della sua specie’, non ‘un hobbit bravo e buono come lui’. Solo Frodo. Se qualcun altro ci prova, finisce male.
Abbiamo, quindi, storie simboliche che raccontano qualcosa, e lo fanno in un modo tutto particolare, che tocca corde particolari, in un modo che nessun altro genere può fare.
Sono corde che non tutti amano vedersi toccate, il che rientra nel de gustibus e non si può sindacare: ma ci aiuta a capire che, appunto, il fantasy si occupa di qualcosa di molto specifico, che il lettore abituale del genere conosce bene, anche se magari non si è mai fermato più di tanto a pensarci sopra; dopotutto sono cose molto intuitive che basta ‘sfiorare’, per inquadrare al volo cosa è fantasy e cosa no.2
Una definizione molto bella di ‘cosa è fantastico’ l’ha data secondo me Todorov, che parla di quell’esitazione, davanti a un evento inspiegabile, che lascia il dubbio che possa avere una spiegazione… oppure no. È quel momento in cui voi pensate ‘oddio aspetta, questa cosa non mi torna, possibile che DAVVERO ci siano i fantasmi?’, ed è un momento brevissimo – anche perché ormai il genere si è canonizzato ed è venduto già bello impacchettato come fantasy, quindi sì, sono fantasmi e lo sapete da prima ancora di aprire il volume.
Ma, senza quel momento lì, la storia non può iniziare.
Può essere un guerriero in un mondo immaginario che vede qualcosa a lui incomprensibile come può essere un tizio qualsiasi che cammina per strada e trova un amuleto che boh, sembra prezioso e chissà chi l’ha perso e perché, ma l’esitazione tra il mondo reale3 e quello immaginario4 deve, invariabilmente, esserci. Di più: l’esitazione, assodato che sappiamo benissimo che quello che stiamo leggendo è roba fantasy, deve essere come un senso di 401222_585177201500314_711725578_nvertigine, e la domanda ‘quanto ci metteremo a caderci dentro?’ deve lasciare il posto solo all’altra domanda, il ‘come faremo a venirne fuori?’.
Un esempio interessante di questo momento di esitazione si trova in Manoscritto trovato a Saragozza, dove il protagonista, fino alla fine, non capisce se quello che gli sta succedendo è vero, o se c’è altro sotto: le cose potrebbero avere una spiegazione razionale, sforzandosi di trovarla, ma tale spiegazione sarebbe talmente forzata, talmente artificiosa, che il lettore, pensando razionalmente, si ritrova a propendere per la spiegazione irrazionale. Bastardata massima. Capolavoro letterario.
Insomma, a creare il fantasy non è tanto ‘cosa succede’, ma ‘cosa e come voi immaginate che possa succedere’.5 Nel momento in cui vi viene il dubbio che quelle piantine cresciute intorno alla vecchia scrivania del nonno non siano piantine normali ma la casa

Ve lo consiglio se avete voglia di riempirvi di dubbi che non troveranno mai risposta.

Ve lo consiglio se avete voglia di riempirvi di dubbi che non troveranno mai risposta.

delle fatine, ecco, in quel momento nasce il fantasy. Ed è dentro di voi, non dentro le intenzioni dell’autore.6
Perciò la domanda diventa: cosa c’è, dentro di noi, che esita di fronte a un evento non spiegato e ci fa pensare che potrebbe, forse ma non siamo sicuri, però se lo stiamo pensando in fondo lo vorremmo, un evento fantasy?
Se stiamo pensando che quel gufo abbia davvero una lettera per Harry, in fondo è perché lo speriamo. Se, quando Daenerys entra nel rogo, pensiamo che ne uscirà sana e salva con tre draghetti, anziché carbonizzata con tre pietre, è perché è quello che vogliamo.7
Perché, quindi, siamo lì che speriamo che le cose non rimangano come sono, non seguano il loro corso naturale, ma cambino, diventino simboliche, diventino un percorso iniziatico da seguire?
Oh io vi avverto, adesso si entra in modalità ‘mainagioia’. Cercherò il più possibile di epurare il concetto da qualsiasi giudizio morale, anche perché non sono affatto d’accordo coi giudizi morali che si accompagnano ai gusti personali, però alcune cose sono vere oggettivamente e non è che posso fare finta che non lo siano.
Brevissimo inciso: l’articolo a cui faccio riferimento parla sempre di ‘letteratura fantastica’, quindi di un po’ tutto il calderone. Ribadisco che io mi riferisco solo al fantasy, perché mi sento più a mio agio rimanendo nel mio spazio di conforto, ma le radici remote di un po’ tutta la letteratura fantastica moderna quelle sono. Nascono da un preciso bisogno umano, declinato in modi diversi perché gli esseri umani sono tutti diversi, ma il bisogno quello rimane. Siamo una specie molto bisognosa.
Bon. Vado.

Giustonagioia prima di svenarci tutti assieme.

Giustonagioia prima di svenarci tutti assieme.

Anzitutto, bisogna sottolineare che il fantasy come genere letterario è un genere moderno. Non si scappa, non si svicola, non esiste dire che il fantasy nasce ‘in epoca remota’. No. Il fantasy ha una data di nascita precisa, e questo per un motivo preciso: siamo noi, con la nostra mentalità moderna, empirica e popperiana, ad avere creato il fantasy in quanto genere simbolico, mistico e onirico. Senza l’era moderna, il fantasy non esisterebbe.
Il progresso scientifico ha portato tutta una serie di interrogativi che ne definiscono, di fatto, i limiti, i confini: ovviamente la ricerca progredisce e si fanno sempre nuove scoperte, ma il fatto stesso di farle evidenzia la nostra ignoranza, ancora vasta e abissale. Per noi, in quest’anno domini 2016, è abbastanza normale pensare che se due pazienti, con la stessa anamnesi e la stessa prognosi, vengono sottoposti alla stessa terapia, possono salvarsi tutti e due, morire tutti e due, oppure se ne può salvare uno solo. Il medico che alza le braccia e dice ‘purtroppo ancora non ne sappiamo abbastanza’ è qualcosa che conosciamo tutti.
Ma provate a immaginare agli albori del moderno pensiero, quando un paio di secoli fa c’era il pensiero religioso che rispondeva ‘è la volontà di Dio’, mentre dall’altra parte il medico diceva ‘boh che ne so, non c’è una spiegazione e non c’è nemmeno Dio visto che quello è cancro, siamo solo sofisticati cavi elettrici e quando la corrente manca, manca e basta’.
Non era proprio una cosa facilissima da mandare giù.
Senza addentrarsi troppo nel campo e rimanendo in ambito letterario, da una parte è nata la narrativa fantascientifica, che si è occupata di esplorare appunto quel ‘boh che ne so’ e spostare più che poteva i paletti dell’inconoscibile (riuscendoci pure abbastanza spesso, visto che molta della fantascienza di allora ormai è per noi roba quotidiana).
Dall’altro è nata una letteratura diversa, che quel ‘boh che ne so’ lo ha esplorato dal punto di vista dell’uomo che non sa e non ha nessuna possibilità di capire. Se all’uomo, creatura superstiziosa, simbolica, profondamente insicura a spaventata di fronte a tutti i cambiamenti che sconvolgono il suo mondo, togli Dio e non dai nessuna risposta alternativa, perché la scienza NON risponde alle domande che ti tormentano, cosa rimane?

Il fantastico dunque non nasce più solo dall’inconscio, dove partorisce le sue im­magini (archetipiche, stereotipiche), ma dal confronto fra il lavoro privo di fede e di partecipazione emotiva di chi osserva con l’occhio dello scienziato, e il mondo dei sogni, delle angosce e dei desideri dell’uomo normale, « mitizzante », il quale, ad onta di tutto il progresso, rimane un essere arcaico, sgomentarle, insicuro: un essere che con tutto il cuore vorrebbe credere alle promesse salvifiche delle scienze, perché aiutano a scacciare le angosce; che però di fronte all’impiegabile, che anche e proprio lo scienziato deve ammettere — e questo perché la mancanza di illusioni anche nei confronti delle proprie conoscenze fa parte delle sue caratteristiche costitutive — viene ributtato indietro nel dubbio universale che ha originato la scienza dell’epoca moderna.8

Ed è così che abbiamo un poveraccio che una mattina si sveglia ed è diventato un insetto ributtante. Perché? Non si sa. Nessuno può spiegarlo. Si possono solo immaginare le conseguenze.
Ed è così che succede qualcosa di strano, di incomprensibile, e non c’è modo di capire se sia qualcosa di possibile, o se davvero ci siano i fantasmi, lassù in soffitta. Anche se ci fossero, come li si spiega? Non si può. E se non ci sono, se mi sto solo immaginando tutto, perché me lo sto immaginando? In che modo questa mia ossessione cambia la percezione del mondo attorno a me, i miei rapporti con chi mi sta accanto, e alla fine, anche me stesso?

La letteratura fantastica assolve quindi a una precisa funzione: nel mondo moderno tiene aperto un problema che si era ritenuto d’aver liquidato dominando il mondo con la scienza; ma non è in grado di risolverlo positivamente, pretesa que­sta che sarebbe eccessiva nella situazione della coscienza moderna.9

Ed è così che tutti quegli istinti e quelle pulsioni, che prima era la religione a tenere a freno, adesso non hanno più motivo di rimanere latenti. Tra i progressi scientifici che cacciano via la spiritualità dal corpo umano e quelli psicoanalitici che cacciano via Legione dal cervello degli ‘indemoniati’, l’uomo si ritrova lì come un coglione e non sa che fare. Vuole, come Dante, esplorare il fondo dell’inferno e la cima del

Enrique Alcatena, "Il Labirinto" (clicca per ingrandire)

Enrique Alcatena, “Il Labirinto” (clicca per ingrandire)

Paradiso, ma non crede più che Virgilio abbia le qualifiche sufficienti per fargli da guida.
In altre parole, quello che viene a mancare è il rito di iniziazione, quello che prende un poveraccio qualsiasi e, attraverso una serie di prove da superare, lo porta al sicuro all’interno di un gruppo, che per definizione esclude chiunque non ne faccia parte.10
L’uomo moderno, a un certo punto, si è ritrovato con le solite angosce di sempre (quanto vivrò, chi amerò, cosa c’è dopo la morte, come posso fare per assicurarmi la sopravvivenza, cosa posso fare per stare sempre bene), ma senza le stampelle millenarie che lo hanno sempre sostenuto. Non è la volontà di Dio babe, è solo che a forza di sfumacchiarti l’oppio ti sei fritto i neuroni. Mi spiace. Non sono gli dèi che ti parlano, sei epilettico. No, avere un pene non ti rende migliore di tua moglie, anzi a dirla tutta non ti rende migliore neanche del tuo schiavo negro. Siete uguali. No, non vai in paradiso. Il paradiso non esiste. E no, non puoi vivere, hai il cancro, morirai presto.
Oh, con tutto che siamo nel 2016 e queste cose le ho superate appena uscita dalla prima adolescenza, solo a riportarle mi fanno venire voglia di tagliarmi le vene, e su. La nascita di un genere letterario che colmasse questo vuoto – quantomeno che fosse orientato in quella direzione – era davvero il minimo che potesse capitare.

Vorrei arrischiare un’ipotesi interpretativa: il fantastico è un in­contro iniziatico con la trascendenza, tentato da soli e quindi vano. La trascendenza esiste, ma non può venir raggiunta (si pensi al Tiirbiiter di Kafka), oppure si allontana in maniera irritante, quando la si vuol raggiungere. Dietro a ciò che sorprende o indispone (l’étrange), si ri­conosce un significato che ci tocca più da vicino, ma che non si riesce a cogliere. L’atteggiamento non è quello della stupidità e ottusità filistea: si avverte oscuramente che si tratta di qualcosa che ci riguarda nel pro­fondo del nostro intimo, senza peraltro essere in grado di trasformarlo in una realtà per noi viva e operante; sembra infatti che il nostro modo di chiedere sia sbagliato, perché qui non si tratta di conoscenza nel senso usuale del termine.11

Eccerto, è solo fantasy. Non fa che riprendere archetipi svuotati del loro misticismo e della stampella religiosa che li hanno fatti sopravvivere nei millenni per trasformarli in storie. Il fantasy è, in quest’ottica, un vero e proprio rito iniziatico, al termine del quale non è cambiato assolutamente nulla. Quella dimensione simmetrica e coerente dei simbolismi, che ha sempre attratto l’essere umano, e che la realtà non è e non può in nessun modo essere, rimane relegata esattamente dove era partita: nell’uomo stesso.
Ma chi me lo fa fare di scrivere sti articoli da svenamento poi, dico io.

P.S.: L’articolo di cui ho citato stralci si trova in una raccolta chiamata ‘Spicilegio moderno’, i numeri 17/18, e trovarlo in biblioteca è un mezzo suicidio. Se qualcuno fosse interessato a leggerlo integralmente, e non lo trovasse in nessun modo (io ho dovuto stracciare l’anima ad amici in mezza Italia prima di trovare un’anima santa che me lo scannerizzasse), mi può scrivere in email. Cià.

SPECIAL THANKS TO: gli amici di mezza Italia a cui ho stracciato l’anima, i quali rispondono ai nomi di Tyrande Rincewind e Iri. Vi devo tanti biscottini per essere andare alla biblioteca solo per me, ragazze
*lancia biscottini*
Grazie.

 

  1. quando avrò voglia di buttarmi nella fossa dei leoni magari ne parlerò anch’io. Per ora vivo felice con le mie idee tenendomele strette, che di opinioni è pieno il mondo e una in più su uno schieramento o l’altro non cambia niente per nessuno. []
  2. prendete un lettore vero, anche voi stessi, e prendete tre romanzi con la stessa ambientazione, mettiamo Londra vittoriana: uno è fantasy, uno è un mistery, uno è una love story. Dai, ci mettete tre secondi a inquadrarli anche senza avere mai letto un saggio su uno di questi tre generi, qualunque cazzata possano avere scritto sulla bandella o sulla quarta di copertina. Voi lo sapete cosa state leggendo, qualsiasi cosa possano dirvi per cercare di fregarvi. Se un editore piglia il lettore per scemo, l’editore perde un lettore, ma non guadagna uno scemo []
  3. cioè quello noto, quello descritto come background: qualsiasi mondo si trovi in una storia è immaginario per definizione, pure se è il quartiere accanto al vostro []
  4. cioè quello ignoto, quello che ci accingiamo a esplorare nel tentativo di capirlo []
  5. quello che scrivo va inteso alla lettera e letto nella sua interezza. Se scrivo ‘il cielo azzurro comporta l’assenza di nuvole nere’ voglio dire esclusivamente che il cielo azzurro comporta l’assenza di nuvole nere. Venirmi a precisare che il cielo può essere azzurro anche se ci sono delle nuvole bianche non aggiunge niente, non fornisce informazioni utili, non fa fare a nessuno la figura della persona intelligente che sa che esistono anche le nuvole bianche. Ci sono più possibilità che anche gli altri sappiano dell’esistenza delle nuvole bianche di quante ce ne siano che siate voi i primi ad averle notate. []
  6. sì vabè, l’autore aveva intenzione di scrivere un fantasy. Facciamo che delle intenzioni degli autori ce ne freghiamo altamente, ché nessuno legge un libro come se volesse imparare la lezione di chi l’ha scritto, e ciò è cosa troppo buona e giusta per soffermarcisi più di tanto []
  7. lo so che ormai vorreste vederla davvero incenerita, LO SO. Ma ha firmato un contratto da protagonista, quindi rimarrà e finirà sul trono di spade. Tocca rassegnarsi []
  8. Considerazioni sulla letteratura fantastica come iniziazione mancata, di Hans Schumacher []
  9. Considerazioni sulla letteratura fantastica come iniziazione mancata, di Hans Schumacher []
  10. oh, la sto mettendo giù molto drammatica ma, a meno che non siate adolescenti in crisi, è roba molto tranquilla che viviamo senza drammi: andare all’università, laurearsi, acquisire le competenze, in antropologia è considerato un rito iniziatico. Diventate ingegneri, quindi chiunque non sia ingegnere è escluso dal gruppo. È una cosa molto banale. []
  11. Considerazioni sulla letteratura fantastica come iniziazione mancata, di Hans Schumacher []

One thought on “Le origini del fantasy II (wow, forse prima o poi ci sarà anche il III)”

  1. Sara says:

    Molto molto interessante, grazie! 🙂

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