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L’abbaglio della dea bianca, ovvero perché Calasso è meglio di Graves

Che si fa presto a dire: mitologia greca. È soltanto una delle branche della cultura umanistica più studiate, analizzate, sviscerate, sondate di sempre. Oltre a produrre mitologia, l’essere umano ha, da quando dipingeva a manate con il sangue sulle pareti delle caverne, prodotto tante di quelle opere sulla mitologia, che si può soltanto decidere cosa si vuole vagamente imparare a conoscere, partendo dal grado zero della preparazione in materia.image_book
Inevitabilmente, quando qualcuno chiede un libro per iniziare almeno a sapere di che parlino i miti greci, il primo nome che salta fuori è quello di Graves, che con ‘I miti greci’ è diventato una specie di icona per gli appassionati non studiosi. Lo dico subito: citare Graves scava un solco tra l’entusiasta che esce dalla libreria pensando “stasera comincio a leggere” e il conoscitore/studioso che dopo cinque anni di lettere classiche e dieci di scavi archeologici, sbatte ancora la testa contro il muro per quanto si sente ignorante.
A me questa cosa dispiace e mi fa anche girare un po’ le balle, devo dire. Capisco perfettamente perché Graves sia tanto detestato (e deriso) negli ambienti accademici, ma se proprio si vogliono dire le cose come stanno, nessuno spiega mai il perché e nessuno offre mai delle letture alternative.
Premetto che secondo me leggere Graves va benissimo: le cose che scrive ne ‘I miti greci’ sono quelle, le fonti sono quelle, è tutto indicizzato e ordinato, e il profano non potrebbe chiedere di meglio. Se vuole sapere ‘con chi è andata a letto Afrodite dopo essere stata sgamata nella rete d’oro insieme ad Ares’, con Graves trova la risposta in un momento ed è contento.
Il problema di Graves ha due facce: il primo è che si tratta di un libro molto molto datato, quindi superatissimo. Il secondo è che Graves lo ha compilato con il cervello rivolto alla sua idea della Dea Bianca, il che rende carta straccia qualsiasi nozione contenuta ne ‘I miti greci’ che non sia la mera trascrizione dei fatti accaduti nel mito (accaduti, vabè. I want to believe XD)

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Le autorevoli fonti a cui mi sono rifatta per la caratterizzazione di Eracle in ‘Regina di fiori e radici’.

In sintesi, la Dea Bianca di Graves è un libro, sempre di Graves, nel quale si parla della famosa società matriarcale che ha preceduto il patriarcato ed è stata da esso soppiantata: una società pacifica, prospera, dove tutti stavano bene e nella quale si adorava la Dea Madre, portatrice di fertilità, abbondanza, giustizia, saggezza, democrazia, diritti degli animali e tante altre belle cosine. Poi, dall’Asia, sono arrivate le invasioni barbariche dei Dori e il bel sogno è finito, è cominciata l’era degli dèi maschi che hanno sposato, stuprato e sottomesso le divinità femminili, e da lì il declino, da cui cominciamo a risollevarci solo adesso.
Bon, niente, sono tutte balle. Dall’inizio alla fine.
Non è mai esistita una società matriarcale, non è mai esistito un culto della Dea Madre, non c’è mai stata un’invasione dei Dori, gli dèi che hanno soppiantato gli altri dèi erano soltanto altri dèi, il declino da allora in realtà è progresso che ci ha portati dove siamo. Tutto fasullo. Teoria sbagliata. Superata. Confutata. Sbugiardata.
Fin qui non ci sarebbe niente di drammatico, dopotutto il mondo è pieno di scienziati anche validissimi che prendono abbagli e devono effettuare rettifiche, oppure che cambiano idea quando le prove li smentiscono.1
Il problema di Graves è che ha falsificato le prove.
Per dimostrare la validità della sua teoria non ha esitato a occultare reperti, distruggere scope

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Non vedo in che modo un pantheon al femminile potesse essere migliore. Se so’ scannate pe’ ‘na mela, ennamo.

rte, comprare la complicità dei colleghi. C’è riuscito così bene che ancora oggi, spesso e volentieri, si sente parlare di invasioni doriche (che non ci sono mai state) e di culto della Dea Madre, sottintendendo fosse l’unica dea che veniva venerata. Cosa che non era. Gli albori della civiltà umana erano politeisti, e le statuine che ancora vengono mostrate nei libri di scuola sono solo alcune delle tante divinità reperite: come c’è la partoriente sovrappeso, c’è il guerriero con la lancia, il vecchio saggio, la bambina, insomma, il pantheon al completo.
Chiaro, quindi, che negli ambienti accademici Graves sia considerato non un divulgatore alla Piero Angela, ma più un truffatore alla Saul Goodman. Potete leggere qui uno dei pochi articoli in italiano sull’argomento che ho trovato online (per il resto la rissa è in ambito accademico e non si trova materiale in giro, se qualcuno ne ha, faccia un fischio).
Problema: la persona che vuole saperne un po’ di più sui miti greci senza diventare un esperto del settore, e che cerca un libro che ne parli in maniera moderna e comprensibile, cosa può cercare?
Per la mia esperienza, vi dico anzitutto che Graves va comunque benissimo come archivio di informazioni. Se skippate tutte le sue considerazioni, che si basano sulle teorie fasulle che ha costruito, potete comunque avere una buona infarinatura e iniziare a orientarvi. Quindi non suicidatevi, che 2b70859b5a990f498d7baafb9a0e0379Graves almeno ha il pregio di avere indicizzato un attimino il pantheon di divinità, rendendo comoda la ricerca di informazioni.
Detto ciò, se si cercano libri più seri, il mio consiglio è anzitutto di andare alle fonti originali. La Biblioteca di Apollodoro è il testo più completo che si possa trovare, e le Metamorfosi di Ovidio sono, in alcuni punti, qualcosa di semplicemente sublime – oltre a contenere più informazioni di tutto Graves messo insieme. Non disdegnate gli inni omerici, perché insomma, lo so che Ade e Persefone sono tanto carini da leggere nei webcomic e nelle fanfiction, ma se non conoscete l’opera originale, il vostro hobby diventa un po’ fine a se stesso. C’è l’occasione di imparare qualcosa, avete a disposizione i testi originari, approfittatene! Oltretutto sono opere brevi, almeno per gli standard moderni, visto che si tratta di trascrizioni di racconti tramandati oralmente. Tolkien avrebbe dovuto stringare un bel po’, se fosse esistito allora.
La cosa migliore, se volete approfondire e soprattutto se volete evitare l’effetto Graves (tavanate galattiche che vi fanno credere cose sbagliate), secondo me è prendere con le pinze la narrativa, che per sua natura si prende sempre grosse licenze, e guardare agli studi di saggistica. A volte sono un po’ pallosi, ma credetemi: vi accendono le lampadine dentro.
Chiaramente se interessa un mito in particolare o un particolare studio occorre specializzarsi: e per farlo, il mio consiglio è di leggere sempre, SEMPRE, la bibliografia compilata dall’autore a fine volume. È una miniera d’oro, ho trovato più testi interessanti nelle bibliografie e negli indici analitici che in tutte le recensioni online di Amazon: stanno lì per questo. Perciò la prima cosa che vi consiglio, se vi appassiona un determinato argomento, è di andare di corsa a fine volume a spulciare le fonti a cui l’autore si è rifatto per scrivere di quel determinato argomento.
Vi accenno giusto a quei tre-quattro che considero irrinunciabili, se interessa l’argomento, quelli che lo abbracciano un po’ nell’insieme. Sono anche quelli che si trovano più o meno in tutte le bibliografie, alla fine non dirò niente di originale, ma spero di esservi comunque utile.

IL RAMO D’ORO, James G. Frazer.frazer
Studio sulla magia e la religione: partendo da un mito specifico, quello del re del bosco che ogni anno veniva sacrificato dal suo successore (leggi: ammazzato malissimo), Frazer ha svolto un lavoro a trecentosessanta gradi, andando a toccare un po’ tutti i miti e i culti del mondo. Si tratta di un mattone, uno di quei tomi da consultazione che vi tenere in libreria per andarvi a cercare di volta in volta l’argomento che vi interessa. Se poi volete leggervelo tutto dall’inizio alla fine, complimenti: finirete a scrivere fantasy.

calassoLE NOZZE DI CADMO E ARMONIA, di Roberto Calasso.
Praticamente è ‘I miti greci’ di Graves, scritto però da qualcuno che sa di cosa parla, che conosce i simbolismi, che li ama e li fa amare. Calasso tocca un po’ l’intera civiltà della Grecia arcaica, e tratta gli dèi non come se fossero persone, ma per quello che sono: divinità, simboli, in tutte le incoerenze dei miti e in tutti i particolari che ci fanno comprendere come, nonostante i Greci li avessero ‘umanizzati’, sapessero perfettamente che si trattava di astrazioni, con le quali non si scherza. L’atmosfera che Calasso sa creare è inimitabile. Ed è una miniera di informazioni, il che è proprio quello che volevamo, right?

GLI DEI E GLI EROI DELLA GRECIA. Il rakerenyicconto del mito, la nascita delle civiltà, di Károly Kerényi.
L’influenza di Jung si vede molto forte in questo lavoro, che partendo dagli albori della civiltà svolge un lavoro analogo a quello di Calasso: parlare della mitologia, spiegarla minutamente, senza dimenticare il significato simbolico e le motivazioni che hanno portato alla nascita di quel mito in particolare,
permettendovi di capire perché Apollo è Apollo e non potrebbe essere altri che Apollo, Zeus è Zeus e deve essere quel che è, perché il mito orfico è stato fatto a pezzi da quello dionisiaco, e molto altro. In pratica è quello che Graves avrebbe dovuto fare e non ha fatto: analizzare la mitologia per quello che è, non cercare di usarla per dimostrare una teoria di cui si era innamorato.

Questi sono i testi ‘generici’ che consiglierei a chiunque voglia approfondire l’argomento della mitologia classica in sé. Naturalmente se si vuole approfondire qualche mito in particolare, occorre andare a guardare nello specifico e il discorso diventa lungo il triplo. Non sfidatemi u.u
Spero di esservi stata utile. Cià!

  1. Konrad Lorenz, il padre dell’etologia moderna, rimase convinto per decenni che i cani si dividevano in due sottospecie, una discendente dal lupo e una discendente dallo sciacallo; fu un suo allievo a smentirlo, dimostrando che lo sciacallo non è mai stato addomesticato, e che tutti i cani discendono dal lupo. Lorenz si dichiarò molto fiero di aver saputo formare uno scienziato tanto competente da superare il suo maestro. In seguito anche le teorie dell’allievo di Lorenz sono state superate, e attualmente sappiamo che il cane non discende dal lupo, ma che sia cani che lupi discendono da una forma di protolupo che si è estinta. And so go on… []

17 thoughts on “L’abbaglio della dea bianca, ovvero perché Calasso è meglio di Graves”

  1. Vale
    Vale says:

    Il Rex Nemorensis!

      1. Vale
        Vale says:

        Il Ramo d’Oro.
        La leggenda del sacerdote che viene ucciso in modo brutto da quello che diventa il suo successore è anche tipico delle mie parti, il lago di Nemi. Era chiamato appunto Rex nemorensis, “Re di Nemi”, perché non era un re – diciamo – delle società umane, ma del selvatico. E secondo la tradizione il suo successore lo faceva fuori e prendeva il suo posto.
        Detto molto terra terra e all’incirca, ho appena iniziato ad avvicinarmi ai miti e alle leggende di questi posti (i Castelli romani) tramite un libro di Exòrma “Erbario e bestiario fantastico dei Castelli Romani”. (e mentre lo leggevo, ti pensavo.)

        1. Lem
          Lem says:

          Ah sì, credevo stessi citando il titolo di qualche studio che si intitolava appunto Rex Nemorensis e non capivo XD
          Il culto del re del bosco di cui parla Frazer è proprio quello del bosco di Nemi, parliamo della stessa cosa. Da qui il misunderstanding.

          1. Vale
            Vale says:

            Devo leggere anche Fraser, allora. Me lo segno, che probabilmente lo trovo in biblioteca (che io ho a disposizione, virtualmente, tutte le biblioteche dei Castelli). ^_^

  2. Topino giallo says:

    Ma perché, della combo ‘Apollodoro (ed. Frazer)’ vogliamo parlarne? xD
    Il ramo d’oro lo sto leggendo ora nell’edizione integrale in millemila volumi (opensourceata, che bello!): mi sta sturando (sic) il cervello. Ma vedendo la fine che hai fatto tu, meglio che smetta. :p

    PS: perché ‘Frank’?

    1. Lem
      Lem says:

      L’edizione integrale in nonsoquanticristosanto di volumi non ho avuto il coraggio di affrontarla. In fondo rimango una codarda.
      Tu invece stai per scoprire un magico universo di patologie mentali, oh yeah.

      PS: perché sono rimbambita! Correggo XD

  3. Rosanna says:

    Sulla validità de Il ramo d’oro sono state avanzate numerose critiche, una su tutte quella di Wittgenstein.
    Circa il fatto che non sia mai esistito un culto della Dea, così come lo hai posto, è inesatto.
    Il culto della Dea (perché la dicitura “madre” è limitante) è esistito.
    Di certo, non è stato l’unico: ma mi pare tautologico. Ogni culto è sincretica rispetto al precedente e parallelo ad altri di altro tipo nel mondo.

    Per il resto, articolo interessante

    1. Lem
      Lem says:

      Il Ramo d’oro è uno studio che risale al 1890, ci mancherebbe altro che non fosse stato criticato e superato da allora. Tant’è che non l’ho proprio recensito, l’ho solo consigliato come fonte di informazioni un pelino più seria di Graves.
      Sempre in merito al culto della Dea Madre, ho usato questo termine limitante proprio perché si limita al culto della Dea Madre: quello di cui parla Graves nella Dea Bianca, che è appunto un falso clamoroso. E’ abbastanza tautologico ricordare che culti di divinità femminili (anche come principi di creazione) ce ne sono stati, e ce ne sono, un’infinità.
      Dire ‘il culto della Dea è esistito’ è come dire che il cielo è azzurro. Di quale dea stiamo parlando? Di quale società? Studiata da chi, dove, come e quando?
      Io ho confutato l’esistenza della Dea Madre, o Dea Bianca, di Graves. Se esistono prove che non è stato un falso e una truffa, sono davvero interessata a conoscerle.

      1. Rosanna says:

        Infatti notavo la sottigliezza di consigliare un libro superato e criticato per sostituire la lettura di un libro superato e criticato. 🙂

        Tu rispondi: “Dire ‘il culto della Dea è esistito’ è come dire che il cielo è azzurro.”
        Ho risposto al tuo articolo in cui tu affermavi esattamente il contrario: che non è esistito.
        Il culto della Grande Madre (una fattispecie del culto della Dea, stando alle figure femminili steatopigie del Neolitico), scritto così genericamente, è esattamente ciò che scrivi: il culto della Grande Madre.
        Se nella tua frase vuoi confutare soltanto quello di Graves, tautologicamente confuti la sua *Dea Bianca* (e così faccio anche io), ma non l’esistenza di un culto in cui predomina una Dea fecondatrice (Dea Madre, appunto).
        E lo dice Mircea Eliade, ad esempio, nel suo Trattato di Storia delle Religioni.

        “Gli dèi meteorologici (fulmine, uragano, pioggia) e
        generatori (toro) perdono la loro autonomia celeste, la loro
        sovranità assoluta. Ognuno di loro è accompagnato, spesso
        dominato, da una Grande Dea: da lei dipende, in ultima analisi,
        la fecondità universale. Questi dèi non sono più creatori
        cosmogonici, come le divinità celesti primordiali, ma
        fecondatori e procreatori nell’ordine biologico. La ierogamia
        diventa la loro funzione essenziale. Per questo li incontriamo
        così spesso in tutti i culti della fecondità e, specialmente, in
        quelli agrari; tuttavia, non vi rappresentano mai la parte
        principale, che spetta o alla Grande Madre o a un ‘figlio’,
        divinità della vegetazione, il quale muore e risuscita
        periodicamente.”

        E poi, circa l’attributo di Madre della Dea.

        “86. Maternità ctonia.

        Una delle prime teofanie della terra in quanto tale,
        specialmente in quanto strato tellurico e profondità ctonia, fu
        la sua ‘maternità’, la sua capacità inesauribile di dare frutti.
        Prima di essere considerata una dea madre, una divinità della
        fecondità, la terra si è imposta direttamente come Madre, Tellus
        Mater. L’ulteriore evoluzione dei culti agricoli, mettendo in
        chiaro con precisione sempre maggiore la figura di una Grande
        Dea della vegetazione e dei raccolti, finì col cancellare le
        tracce della Terra Madre.
        In Grecia Demeter si sostituì a Ge.
        Nondimeno i resti dell’antichissimo culto della Terra Madre
        affiorano nei documenti arcaici ed etnografici.”

        Spero di essere stata più chiara ^^

        1. Lem
          Lem says:

          No, io ho consigliato un libro che rispondeva a determinate caratteristiche al posto di un libro che non è stato criticato e superato, ma proprio sputtanato e sbugiardato.
          Quanto a quello che ho scritto nell’articolo, sono responsabile per quello che ho scritto, non per interpretazioni frutto di generalizzazione. Che, dal Neolitico in avanti, venissero venerate anche divinità madri di fertilità e di fecondità è roba che si trova nei testi delle elementari. Dove ho scritto che non sono mai esistite divinità femminili, scusa? Io ho scritto che non è mai esistito il culto della Dea Madre di Graves né il matriarcato che lo ha portato a contraffare prove e distruggere reperti, pur di cancellare le prove dell’evidenza contraria.
          Se poi vogliamo parlare delle divinità creatrici va bene, ma non ha nessuna attinenza con l’articolo che ho scritto.

          1. Rosanna says:

            A fronte di una critica fatta a un libro che , come dici tu, è stato “sbugiardato”, mi aspetterei che venisse consigliato, in alternativa, un libro che, almeno, non fosse eccessivamente criticato e sicuramente superato.
            Trattandosi il tuo di un articolo specifico su libri *da leggere*, da te consigliati, quindi suppongo tra i migliori in circolazione, direi che ce ne sono di migliori di quello di Frazer.
            Se mi consigli qualcosa di buono da leggere, che sia completo, esaustivo, attuale, mi aspetto che mi consigli il meglio.
            Non un meno peggio.
            Sicuramente la lettura de Il ramo d’oro ha una valenza, anche fosse solo relativa alla storia degli studi etnologici e delle religioni, che può chiaramente interessare l’appassionato o il curioso (e una valenza analoga ce l’ha il testo di Graves).
            Però, a questo punto, se devi dare una indicazione, io avrei detto “Gli Dei della Grecia” di Karoly Kerenyi, magari insieme a “Gli Eroi della Grecia” dello stesso serissimo autore oppure “I miti greco-romani” di Grimal, tanto per citarne due.

            Circa la Grande Madre, evidentemente non riesco a spigarmi io: stai gettando via l’acqua sporca col bambino.
            Che non sia esistita una società matriarcale con al centro il culto di una unica divinità femminile chiamata Dea Bianca, potremmo essere d’accordo.
            Che non sia esistito un predominio, in un certo periodo storico e in un determinato contesto spazio-temporale, di una Dea Grande Madre, no.
            Tu scrivi, e ti ricito:
            “Non è mai esistita una società matriarcale, non è mai esistito il culto della Dea Madre [cut.]”.
            È questa seconda frase, lapidaria, ad essere un errore talmente evidente, o come diresti tu “si insegna il contrario alle elementari”, che mi sono permessa di segnalartelo.
            Non credo sia una mia interpretazione dire che hai sostenuto l’inesistenza del culto della Grande Madre dato che lo hai scritto letteralmente.
            Capisco però che questa tua disattenzione possa essere dovuta all’ira funesta con la quale ti sei scagliata contro il povero Graves (tra l’altro i suoi I miti greci, che non ha nulla a che vedere con La dea Bianca, sono una lettura migliore de Il Ramo d’oro per appendere… i miti greci, fulcro di questo post).
            Un saluto.

          2. Lem
            Lem says:

            Osignore sta diventando surreale, ma magari a qualcuno che legge può essere utile.
            Tanto per cominciare io in alternativa a Graves non ho consigliato Frazer ma Calasso, e la cosa è evidente fin dal titolo dell’articolo. Quindi già siamo a posto con la premessa della tua obiezione.
            Ho capito che Frazer non ti piace, ma per me è stata una lettura utile e interessante, quindi TRA GLI ALTRI, ho consigliato anche questo. Ce ne sono di migliori? Sì. Ce ne sono di più aggiornati? Ovvio – e ho anche scritto degli articoli a riguardo, stanno nelle altre pagine del sito. Questo articolo è uno tra gli svariati.
            Hai dei libri anche tu da consigliare? Benissimo, questo spazio commenti è il posto giusto – magari evitando di far cadere dall’alto una presunta sapienza superiore, perché è proprio il tipo di atteggiamento che allontana il profano e lo tiene ancorato a teorie falsificate e studiosi sbugiardati; il fatto che una persona non conosca un argomento non significa che quella persona sia stupida, né che intenda tollerare di essere trattata come se lo fosse.
            Ho capito che i titoli che ho consigliato non ti piacciono, non a tutti piacciono le stesse cose, è una lezione che ho imparato da tanto. Immagino che tra un annetto o due, con altre letture sulle spalle, avrò altro di cui parlare.
            Sul fatto che I miti Greci non abbia niente a che vedere con La Dea bianca, però, mi spiace ma proprio è un errore grosso come una casa: l’intero libro è un’interpretazione arbitraria della mitologia classica, e la dea bianca viene citata in continuazione per spiegare la nascita e l’evoluzione di quasi tutti i miti trattati. Quindi mi spiace, ma se si vuole conoscere un po’ di mitologia senza farsi fuorviare da falsi clamorosi come quelli innestati da Graves, I miti greci è proprio da cestinare. Graves è totalmente indifendibile.
            Tra l’altro non so di quale ‘ira funesta’ parli, visto che ho anche scritto che come bignamino per sapere due informazioni ha ancora la sua utilità.
            Sul fatto che non sia mai esistita una società matriarcale né un culto della Dea Madre – e ne parlavo riferendomi agli studi di Graves, mi sembrava anche tautologico ripeterlo – sinceramente non pensavo nemmeno di doverne discutere, è qualcosa che ormai è dimostrato e risaputo.
            Quindi ti ringrazio per la tua segnalazione, ma davvero volevo dire quello che ho detto e no, non è un errore.

  4. Rosanna Spinazzola says:

    Dal tenore letterale del tuo articolo io ho evinto un significato (letterale) diverso da quello che hai successivamente spiegato nei commenti
    In alcuni passaggi, il tuo post mantiene delle ambiguità anche rispetto ai chiarimenti successivi che hai fornito.

    Il Ramo d’Oro mi piace, ma non lo consiglierei con tanta sicurezza ai neofiti tra i libri da leggere per apprendere agilmente i miti greci (hai definito Il ramo d’oro come “irrinunciabile” lettura sui miti greci…).
    Ma sono solo punti di vista.

    Ne I Miti Greci Graves usa fonti secondarie e si perde (a volte eccessivamente) in aneddotiche superflue (che possono avere un loro fascino) ma io sinceramente non ricordo in nessuna parte riferimenti alla Dea Bianca nella spiegazione compilativa delle varie divinità.
    Anzi: se mi segnali i passaggi io volentieri rivedo la mia considerazione di quel libro.

    Mi fa un po’ specie l’inciso che hai fatto sulla maggiore sapienza che proviene dall’alto: sono una delle lettrici di un blog e faccio un commento critico rispetto a quelle che ho rilevato come inesattezze. Non c’è una volontà, né interesse, di connotare superiorità o inferiorità e ho trovato un po’ fuori contesto e superflua questa aggiunta.
    Forse se rimaniamo nel merito facciamo un favore al nostro confronto critico e ai lettori.
    Non sto mettendo in discussione la tua preparazione tout-court.
    Ci sono solo delle aporie, a mio modo di vedere, in questo post che con le risposte che hai dato nei commenti, stai parzialmente chiarendo. Contribuendo a rendere l’articolo più intellegibile.

    Ad esempio fa piacere che nei commenti precisi che sul tuo blog ci siano altri articoli dedicati ad altri saggi, tuttavia forse, per una questione di fruibilità di questo articolo, sarebbe stato opportuno specificarlo nell’articolo stesso. Magari con dei link: cosa ne può sapere il lettore occasionale altrimenti?

    Sono d’accordo che ci sono delle questioni che possono annoiare e allontanare il neofita, ma non per questo credo si sia legittimati a fornire indicazioni non esaustive.

    1. Lem
      Lem says:

      Io nel merito c’ho pure provato a rimanerci, ma se mi chiedi cose che esulano dal contesto dell’articolo, non è che posso fare miracoli. Almeno adesso che lo chiedi tu, forse si può chiudere questo inciso che sì, effettivamente è superfluo.
      Oltretutto Graves l’avevo consigliato tempo fa, ma come romanziere, quindi ripeto: non so dove tu ci abbia visto chissà che ira funesta da parte mia. Finché rimane nell’ambito delle cose inventate, è pure un bravo scrittore.
      Semplicemente, se una cosa è sbagliata si deve dire che è sbagliata. Se uno studioso ha truffato e alterato i reperti, bisogna dire che ha truffato e alterato i reperti. Non è che si può dire un’altra cosa, a meno di non voler diventare bugiardi a propria volta.
      Già così sono stata travisata e il mio ‘la dea bianca di Graves non è mai esistita’ lo hai recepito come ‘non sono mai esistiti culti di divinità femminili creatrici’, figuriamoci quindi se avessi usato ulteriori perifrasi e circonlocuzioni.
      Detto ciò.
      I miti greci 1
      I miti greci 2
      I miti greci 3
      I miti greci 4

      Sono giusto quattro foto che ho scattato al volo andando a memoria, ma ovunque, davvero ovunque, Graves interpreta a modo proprio ficcando matriarcato e culto della sua dea madre.
      Sono d’accordo sul non consigliare fonti non esaustive: per questo, come primissima cosa, ho precisato che Graves come interprete dei miti greci è da accantonare in favore di altri autori (e sì l’ho capito che Frazer ti sta sulle balle XD A me piace e lo consiglio a chi mi chiede consigli, chi non li vuole può benissimo skipparli)
      E mo’ davvero chiudiamola qua.

      1. Rosanna Spinazzola says:

        Mi dispiace tu voglia chiudere unilateralmente la discussione, ma del resto è il tuo blog ed è giusto che tu lo gestisca nel modo che ritieni più opportuno.
        Condivido la prima parte del tuo ultimo intervento.
        Mi era comunque già chiaro che quando tu ha scritto “non è mai esistito il culto della Dea Madre” tu in realtà intendessi dire “non è mai esistito il culto della Dea Bianca, esattamente nei termini descritti da Graves”.
        Mi è chiaro attraverso la spiegazione che hai dato, ma nell’articolo hai scritto un’altra cosa.
        Non ho trovato particolarmente pregnanti, rispetto alla discussione, i brani che hai scansionato, ad ogni modo immagino che la tua esegesi degli stessi, quali chiari esempi di una chiave di lettura distorta, nel senso da te indicato, dell’opera di Graves, sia comunque frutto di un tuo approfondimento personale, forse supportato da dottrine autorevoli che però non conosco.

        Per concludere, sempre in riferimento alle società matriarcali, inviterei anche a consultare “Il linguaggio della dea”, della Gimbutas, con prefazione di Campbell.

        1. Lem
          Lem says:

          Uhm, credo ci sia un equivoco di fondo.
          Io non ho postato le scansioni per convincerti di alcunché, fin dall’inizio era chiaro che non ti interessava un chiarimento né un dibattito ma soltanto indurmi a rettificare il mio articolo nel modo che ritenevi opportuno. Ti dici dispiaciuta che voglia chiudere ‘unilateralmente’ la discussione, dopo che tu stessa me l’hai suggerito per due volte, dubito si possa essere più significativi di così.
          Ho postato le scansioni unicamente come compendio al mio articolo, perché chi leggeva potesse constatare de visu quello che sostenevo, e farsi un’idea propria, che è sempre la cosa migliore.
          Ho capito che dall’articolo non avevi capito cosa volessi dire. Spero che finalmente ti sia chiaro, anche se ne dubito: consigliare la Gimbutas, ovvero l’allieva di Graves che materialmente faceva sparire i reperti dai siti archeologici (esempio esplicativo: venivano trovate due statuine, una donnina cicciona e un omino con la lancia. La donnina cicciona finiva in qualche studio di Graves o della Gimbutas. L’omino con la lancia spariva nel nulla. Lavorando così altro che Dea Madre, potevano dimostrare pure l’esistenza del Sommo Pulcino e della pioggia di giaguari degli inca), significa che il tuo problema non sono gli autori che ho consigliato, altrimenti sarebbe bastato tirare fuori dal mazzo un Peter Ucko e tanti saluti, ma proprio che sconsiglio di dare credibilità a Graves e che invece la accordo a Frazer.
          Va beeeene, ho capito. Si può finirla qui, così di chiuderla l’abbiamo chiesto due volte ciascuna, oppure anche adesso sarebbe una decisione unilaterale?

          ps: Non hai bisogno di ripetere sempre che il blog è mio e lo gestisco come dico io. Ti rispondo dal pannello di amministrazione. Lo so che il blog è mio. Giuro XD

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