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Arianna e Dioniso

Storie che iniziano male e possono solo migliorare.

“Bellissima fanciulla, posso aiutarti?”
“No.”
“Posso chiedere il tuo nome, o incanto giunto dal mare?”
“No.”
“Mi permetti di alleviarti dal peso che porti sulle spalle, delicate come ali di pettirosso?”
“No.”
“Suvvia, quella fascina sembra pesare.”
“E tu sembri nudo per metà e ubriaco per intero.”
“Ti prego di credermi, o incantevole creatura: non sono mai più sobrio di così.”
“La cosa dovrebbe rassicurarmi? Ouff…”
“Attenta! Dalla a me, quelle bianche braccia non sono fatte per graffiarsi su questa risacca, in mezzo ai sassi aguzzi della scogliera. Dovresti camminare su soffici tappeti, non su questa sabbia rovente, e dovresti indossare seta e lino, non questi stracci mangiati dal sale…”
“Hai finito? Posso tornare a farmi i fatti miei mentre tu smaltisci la sbornia?”
“La vita è più dolce, se si accetta l’aiuto di chi desidera solo il nostro bene.”
“Lo so io cosa desidera un uomo che ostenta gentilezza con una fanciulla sola. Dammi quella fascina!”
“Ma che modi! Potevi farmi male!”
“Povero cuore, puoi farti consolare dalle tue amiche, là nella radura. Senti come cantano e ballano! Vai, vai, che mentre le cicale friniscono, le formiche devono lavorare!”
“Possiedi la bellezza di una principessa e l’energia di un’amazzone. Sei bella al pari di Afrodite, te l’hanno mai detto, o fanciulla? E lì, tra la schiuma delle onde, potresti davvero essere scambiata per lei… ehi! Smettila! Non sono un bersaglio!”
“Vattene, ti dico!”
“No, la medusa no! Ahio!”
“Vuoi un altro bastone, forse?”
“Volevo solo essere gentile, ti dico!”
“E io ti dico che so perfettamente cosa avete in testa voi uomini, quando parlate di gentilezza! Non mi troverei qui, altrimenti! Va’ via!”
“Ma quelle sono forse lacrime, fanciulla?”
“Torna dalle tue amiche, o le tue amanti, o quel che sono. Pensa a me come a uno sgradito incontro sulla spiaggia e dimenticami!”
“No, aspetta, non correre! La marea è insidiosa… ecco, lo sapevo! Sta’ ferma.”
“Non toccarmi! La mia fascina, ore e ore di raccolta sparpagliate nell’acqua!”
“Oh, per le Furie. Tu e la tua stupida fascina. Vieni qui!”
“Che cosa… eeeeek! Mettimi giù immediatamente!”
“La tua capanna sarebbe quella specie di sgorbio lì sotto lo scoglio, giusto?”
“Mettimi giù o io… io…”
“Tu cosa, fanciulla? Con quella caviglia sanguinante cosa vorresti fare, scalciarmi addosso altre meduse morte?”
“Ma dove la prendi tutta questa forza, esile come sei? Potresti indossare la mia veste, e ti entrerebbe meglio che a me!”
“Non sono sicuro se sia un complimento o un insulto, ma nel dubbio, resta qui seduta e fammi controllare. Se faccio così ti fa male?”
“No, adoro quando uno sconosciuto mi prende il piede nudo e mi distorce una caviglia ferita proprio dove duole.”
“C’è un motivo che ti spinge a essere così ostile verso chiunque ti mostri cortesia oppure è soltanto il mio giorno fortunato, fanciulla?”
“Non voglio essere toccata da un uomo. Mai più!”
“Ah, ecco… adesso è tutto chiaro. Coraggio, è solo una storta. Fammi pulire il sangue: vedi, un graffio e nient’altro. Le ferite guariscono, fanciulla. Tutte le ferite.”
“Fa male.”
“Il dolore passa. E una volta guariti, si impara a guardare dove si mettono i piedi.”
“Per l’appunto. Voglio portare i miei molto lontano da te, e offenditi pure se vuoi: ciò servirà al mio scopo.”
“Potrei offendermi davvero, se tu non avessi quel tremito nella voce e quelle lacrime negli occhi.”
“Colpa della caviglia. Mi duole molto.”
“La goffaggine della tua menzogna mi fa sorridere.”
“Perché sei ubriaco, sorridi da quando mi hai vista da lontano. Hai le guance arrossate e odori d’uva e mosto.”
“È facile sorridere vicino a te, fanciulla raminga e coraggiosa.”
“Le tue fidanzate ti chiamano. Che aspetti ad andare?”
“Per quale motivo una fanciulla così bella, dalla pelle eburnea d’una ninfa, la veste stracciata sì, ma regale da principessa, la parlantina sicura di una regina, vaga per la spiaggia con una fascina di ramaglie puzzolenti di pesce marcio e ha allestito questa spelonca di rifugio?”
“Sono da sola, ed è provvisorio. Migliorerò il mio alloggio con il tempo.”
“Con la marea, vorrai dire. Non per essere scortese, ma alla prima scorreggia di Poseidone, potrai salutare il tuo ‘alloggio’. Fidati, conosco le scorregge di Poseidone: fanno schifo.”
“Per piacere, lasciami stare. Torna ai tuoi festeggiamenti e lasciami alla mia vita, o quel che ne resta.”
“Vieni con me, invece: è una giornata troppo bella per passarla a piangere e struggersi sull’amore perduto di un uomo che non ti merita, fanciulla.”
“E come fai a… oh, povera me, sono così patetica che il primo sconosciuto vestito di pelli di leopardo si rende conto della mia vergogna! Basta, lasciami qui a morire dissanguata dal mio graffio sulla caviglia, ti prego!”
“Uh, sarà una morte molto lenta, temo. Guarda, ha già smesso. Il tuo delizioso piedino è di nuovo pulito e bianco come nei sogni più dolci che un uomo possa fare.”
“Ecco che ricominci. Voi uomini siete tutti uguali!”
“Uguali in ciò che vogliamo forse, ma quanto a ciò che siamo disposti a dare, tra l’individuo indegno che ti ha abbandonata qui e me, non c’è paragone. Via, dimentica la tristezza, unisciti a noi!”
“No, lasciami stare. Sono una disgrazia su gambe, non voglio aggiungere altro al novero delle mie sciagure.”
“Ah, voi donne, dovete sempre esagerare. Sentiamo, parlami delle tue disgrazie. Scommetto che non sono neanche la decima parte delle mie.”
“Figuriamoci…”
“Coraggio, parla. No? Bene, comincio io: la mia matrigna mi ha fatto dilaniare quando ero ancora un infante. Guarda qui, fanciulla.”
“Oh, che… che terribili cicatrici. Che matrigna malvagia!”
“Mah, ha anche delle giornate buone, dicono. E considerando che mio padre è uno di quegli uomini che tu disprezzeresti, posso quasi scusarla.”
“Infedele?”
“Per usare un eufemismo. Ho fratelli e sorelle in ogni angolo del mondo.”
“Io no, però mia madre si è fatta montare da un toro. Che mi dici di questo?”
“Accidenti, notevole. Insomma, ci vuole un bel po’ di fantasia per pensare di…”
“Per favore, è pur sempre mia madre.”
“Certo, scusa. Ed è sopravvissuta alla sua… iniziativa?”
“Sopravvissuta e ha partorito mio fratello, un mostro con il gusto della carne umana. Fa sembrare la tua matrigna quasi gentile, eh?”
“Beh, non saprei. Sono cresciuto lontano da tutto e tutti, perché mio padre doveva tenermi nascosto dall’ira della mia matrigna. Sai com’è, dopo che aveva incenerito mia madre, l’aria per me era pesante, nella sua dimora.”
“Sapessi com’era pesante l’aria nella mia! Con tutti quei ragazzi e quelle ragazze che ogni anno venivano sbranati da mio fratello, e per volere di mio padre! Non ci dormivo la notte, davvero. E quando ho visto tra loro un campione, che solo a guardarlo era chiaro avrebbe dato battaglia, cosa potevo fare?”
“Ciò che farebbe qualsiasi fanciulla dall’animo puro e il cuore dolce, immagino.”
“Proprio così. Sono stata stupida. Ma non lo sarò mai più!”
“Commettere un errore una volta non è stupidità, bellissima fanciulla dal piedino che si rifiuta di dissanguarla. È soltanto un’esperienza che rende piena la propria vita.”
“Come sei filosofico. Le tue amiche stanno venendo qui. Vattene, prima che mi facciano una scenata.”
“Ma quale scenata! Portano vino e cimbali, e amici e danze! E poi una delusione non è nulla: io ho perso il mio amore quand’ero ancora ragazzo, e credimi, se essere lasciati è brutto, stringere il corpo senza vita del proprio amato è peggio.”
“Oh, mi… mi dispiace. Davvero. Non pensavo…”
“Lascia andare, fanciulla. Il mio caro Ampelo è morto, ma io sono qui, sono vivo, e anche tu lo sei. Ampelo mi vorrebbe felice. Il tuo amato no, ma di lui non occorre ricordarsi, giusto?”
“Vorrei fosse così semplice dimenticarlo. L’ho aiutato nella sua missione, gli ho donato il mio cuore e la mia virtù, e lui… oh, avanti, ridi di me! Ormai non m’importa più di nulla!”
“Quelle lacrime dicono il contrario, coraggiosa creatura. Guardami, via. Lo ami ancora?”
“Figurarsi. Se me lo ritrovassi davanti lo butterei giù dalla scogliera! Gli auguro davvero che gli capiti, e che muoia da quell’idiota che è!”
“Ecco lo spirito giusto. Così mi piace! Oh, Sileno. Porta qualcosa per la signora, una coppa di quello buono. Brindiamo a questa magnifica isola, dove gli idioti scompaiono e le bellissime principesse si asciugano gli occhi, raddrizzano il candido collo, e trovano il loro vero destino!”
“Non conosco il mio vero destino, ma di certo in esso non c’è la tua mano sul mio ginocchio. Toglila, o la prossima medusa che ti arriverà sul muso sarà viva, e ben velenosa.”
“Mi piace il tuo spirito, fanciulla senza patria, senza padroni, senza più nulla a trattenerla a una vita che mai l’avrebbe resa felice. Dovrò rapirti come l’Invisibile fece con la sua consorte, per renderla la propria regina?”
“Non hai l’aria del rapitore di fanciulle, tu. Sembri più un furbastro si diverte a far ammattire la gente con le sue follie.”
“Neppure immagini quanto hai ragione, fanciulla dalla parlantina indomabile. Ecco, bevi ancora. Non ti lascerò a languire su quest’isoletta dimenticata da tutti, tranne dalle scorregge di Poseidone: e quelle non sono la compagnia adatta a te. Ci rifocilleremo, poi berremo ancora e danzeremo, e tu dimenticherai il tuo seduttore.”
“E tu toglierai quella mano dal mio ginocchio, oppure dovrai salutarla, e tale sciagura andrà ad aggiungersi al lungo elenco delle tue disgrazie.”
“Oh, d’accordo. Per ora faremo così. La nostra amicizia è appena iniziata, e certo domani andrà ancora meglio. Vedrai!”

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