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Era e Zeus

Non bisogna mai arrendersi senza prima aver combattuto.

“Oh, povero pulcino, tutto bagnato con questo freddo! Vieni qui, fatti scaldare… ecco, sul mio seno, povera, indifesa bestiola…”
“AH! Ti ho raggiunta, alla fine!”
“Zeus?!”
“Sei mia, Era! Credevi di sfuggirmi nascondendoti nella casa di Oceano e Teti, ma non esiste luogo sotto il mio cielo che possa tenerti lontana da me! Adesso sei mia, solo mia, e…”
“Eri tu… quel tenero, adorabile pulcino sperduto?”
“Tra tutte ho scelto te, te sola, per regnare al mio fianco. Non puoi rifiutarti. Sei qui, inerme nelle mie mani!”
“Oh Zeus, eri assolutamente adorabile! Quel pulcino era così grazioso che non era proprio possibile resistere!”
“Modestamente… ma adesso vieni qui, su…”
“Ti prego, fammelo rivedere! Ne sei capace, vero?”
“Certo che sì. Sono il re dei cieli, cosa credi?”
“Ti prego! Ti prego, ti prego, ti prego…”
“Uff… solo per te, mia regina. Tanto ormai sei mia.”
“Sei quasi più carino così che come uomo, sai?”
“Ma come osi?”
“Non offenderti, via. Sono certa che sai diventare un animale assai possente, qualora lo desiderassi.”
“Che ne dici di questo?”
“Che magnifico toro! Farebbe innamorare anche una regina, senza meno!”
“E ne possiedo tutta la virilità, sta’ a guardare…”
“E dimmi, sapresti anche diventare una belva? Un orso, per esempio?”
“Figuriamoci, quasi più difficile dirlo che farlo. Ecco qua!”
“Che spalle possenti, che zanne acuminate! Sono così intimorita, Zeus caro.”
“Via, via. Non voglio spaventarti, Era mia. Vieni qui, lasciati abbracciare.”
“Sì, ma prima dimmi… l’aquila, che è l’animale a te consacrato, è frutto della fantasia dei mortali, oppure…?”
“Ah, l’aquila è la mia preferita. Ammira la possanza della regina dei cieli, come tu stai per diventare la regina degli dèi!”
“Quello sguardo così fiero è proprio il tuo, fratello e sposo. Anche quella testa piatta, in verità…”
“Come dici?”
“No, nulla. Concedimi ancora un capriccio, ti prego.”
“Ne ho abbastanza di capricci. Via questo peplo, è tempo che la mia perseveranza venga premiata. Mi sei sfuggita in ogni angolo della terra, come se fossi un nemico, quando tutto quello che voglio da te è questa bianca pelle, questo morbido seno, e vederti sedere al mio fianco, sul trono dell’Olimpo… oh, Era, Era mia…”
“Perdonami caro, ma l’ultima volta che hai inseguito una sposa per ogni angolo della terra non finì molto bene, per la sposa stessa.”
“Ancora con quella storia? Su Meti gravava una maledizione che rendeva impossibile diventasse la madre dei miei figli. Qualunque primogenito avessi generato in lei, mi avrebbe spodestato dal trono, come già Urano fu spodestato da Crono, e Crono da me. Meti era troppo intelligente per essere la sposa del Padre Celeste, ma tu, mia carissima…”
“Tu sì che sai come parlare a una donna, per tacere di come corteggiarla.”
“Sarai la protettrice del matrimonio, mia regina. Il nostro sarà indissolubile, come esempio per i mortali, e nulla di ciò potrà succedere ci separerà mai, stanne certa.”
“Ti riferisci alle tue avventure? Dicono che Leto sia incinta, e che anche Maia abbia concepito un figlio da te. Hai trovato il tempo di concederti un po’ di ristoro mentre mi cercavi, pare.”
“Basta parlare di loro. Vieni qui!”
“No, non voglio! Meti sapeva trasformarsi in ogni cosa, tu mi hai mostrato solo qualche animale. Non voglio un marito che valga meno d’una donna!”
“MA COME OSI? Guarda, allora!”
“Oh… pioggia? Ah, quanti fulmini! Smetti, prima di incenerire i mortali!”
“Ti basta, adesso?”
“Quasi. Mi hai mostrato di saperti fingere una creatura dolce e amabile, e poi una bestia possente e temibile, ma sapresti rinunciare a tutto questo? Io non credo proprio, Zeus.”
“E cosa vorresti? Sentiamo.”
“Fammi pensare… sapresti diventare qualcosa di placido e inoffensivo, per esempio una tartaruga?”
“Sei quasi insultante, Era. Ecco, guarda la tua tartaruga.”
“Quindi sai davvero diventare qualunque cosa. Che zampette corte, che corazza pesante. Com’è liscia, com’è rotonda!”
“Quando ci sposeremo, sul monte Ida, tu porterai già in grembo il mio secondogenito, Era. Non sarà il mio erede, perché l’ho inghiottito nella goccia d’acqua in cui si mutò Meti, e dunque non dovrò temere di essere detronizzato. Rimarrai al mio fianco per l’eternità.”
“Quale gaudio. Mi sento così inferiore a te, caro.”
“Sei la mia sposa, è giusto così.”
“Ah, davvero? No, voglio mostrarti anch’io di cosa sono capace. Ecco, ti poso in terra, tartarughina. Guarda!”
“Sei la leprotta più desiderabile che abbia mai… ehi, dove vai? Dove salti? Fermati! Ti ordino di fermarti! Era, torna qui! Ma perché la sto inseguendo in forma di tartaruga? Accidenti… ahio, mi sono ribaltato! ERA! AIUTO!”

NdLem: Secondo il mito in quest’occasione Zeus è riuscito a stuprare sedurre Era dopo essersi trasformato in pulcino (un cuculo, giustamente). Trovandosi già in area ‘tette’, immagino che non abbia dovuto sforzarsi più di tanto.
Potete immaginare che questa fosse una delle occasioni in cui Era è ancora riuscita a sfuggirgli prima di ritrovarsi incastrata, oppure che Zeus, alla fine, si sia ricordato di tornare umano e smetterla di sgambettare con la corazza per aria.

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