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Dafne e Apollo

Storie che iniziano male e finiscono peggio.

“Non avvicinarti!”
“Via, mia cara Dafne. Come puoi pensare che ti farei mai del male?”
“Me ne hai appena fatto, e più di chiunque avrebbe mai potuto. E ti chiamano l’Apotropaico!”
“Ho infatti tenuto il male lontano da te, mia bellissima. Rischiavi di essere travolta, di essere schiacciata.”
“Mi hai trascinata via con la forza!”
“Non eri ragionevole, figlia di Peneo. Non t’inseguivo per farti del male: se avessi malauguratamente lasciato qualche segno sul tuo incarnato lunare, nel sottrarti al pericolo, sappi che son il primo a vituperare l’accaduto. Imploro il tuo perdono per questo.”
“Il mio perdono? Non l’avrai finché il sole non sorgerà a occidente, tu, vigliacco e mentitore! La colpa di quanto successo è soltanto tua!”
“Non allontanarti da me, Dafne. Non gridarmi contro, non guardarmi con quell’espressione, che muta lo splendore di stella dei tuoi occhi nei duri diamanti, dominati dall’Invisibile! Ciò che ho fatto, l’ho fatto per amor tuo, e per nessun altro avrei agito così!”
“Oh, e dovrei ringraziarti, dunque? Tu hai dilaniato il mio cuore, come il lupo con l’agnella, come l’aquila con la colomba, ciascuna davanti al suo nemico! Dopo quel che hai fatto, come credi che potrei vederti altrimenti?”
“L’amore non ammette compromessi, Dafne dalle belle braccia; lui ti avrebbe circuita, ti avrebbe sedotta. Ti avrebbe corrotta, e tolta a me!”
“Non si può togliere ciò che non ci appartiene, Apollo portatore di arco, portatore di pestilenze e sciagure. Io non sono tua. Scostati, scompari!”
“Rallenta la fuga, allora: prometto di inseguirti più piano a mia volta. Smetti di solcare i rovi, o finirai per ferirti e graffiarti. Potresti cadere per colpa mia, e non me lo perdonerei mai…”
“Ma di avermi spezzato il cuore te lo perdoni, anzi, ne sei felice. Lo sento pesante come piombo, trafitto da mille frecce, e ciascuna spilla sangue. Tu l’hai ucciso!”
“Non ho fatto altro che svelare il suo inganno. Quale uomo si maschererebbe da donna per avvicinare una ninfa?”
“Un uomo innamorato, dio crudele. Leucippo mi amava di amore sincero!”
“E io no, forse? Mai, prima d’ora, ho amato qualcuno come amo te, mia Dafne: le mie frecce trafiggono tutto, ma quella d’oro di Eros ha trafitto me, e da allora non conosco pace. Non sfuggirmi, ti dico! Le mie braccia sono quelle che ti salvano!”
“Che mi strappano l’anima, vuoi dire. Non per proteggermi mi hai portata via dalle rive del fiume Ladone, dove le ninfe, da te istigate, hanno immerso le loro lance acuminate nel corpo inerme del povero Leucippo; no, tu volevi impedirmi di salvarlo! E ci sei riuscito, è certo, perché le acque pure del fiume rosseggiano, guarda… oh Leucippo, Leucippo…”
“Smetti di pronunciare il suo nome!”
“Smetti tu di seguirmi, e non dovrai più ascoltare parole a te sgradite. Non intendo sposarmi, detesto come un delitto l’idea del matrimonio, della fiaccolata nuziale. Vattene!”
“Non strapparti gli ornamenti dai capelli, bellissima Dafne; anche così sei bella. Ti scendono scompigliati sul collo, e il chitone si sta stracciando per le spine, ma tu splendi come non mai. Non comprendi, sciocca, da chi fuggi, e per questo fuggi. Il dolore ti acceca, il tuo animo delicato soffre, ma io sono colui che ha inventato la medicina, e saprò lenire le tue ferite. Aspettami!”
“No, vattene! Tu sei un mostro vendicativo e prepotente, tu pensi solo a te stesso! Se mi avessi amata avresti scelto di patire tu questa sofferenza, per risparmiarla a me! Non ho mai desiderato sposarmi, volevo rimanere vergine in onore di Artemide, e solo per Leucippo avrei rinunciato. Ma tu non sei lui, tu non sei lui!”
“Smetti di fuggire, lasciati raggiungere! Sarai moglie di un dio, dea tu stessa, e dimenticherai lo sciocco ragazzino che si travestiva per avvicinarti! Non c’è bosco che possa nasconderti a me, Dafne!”
“E preferirei diventare parte di questo bosco, piuttosto che essere tua! Vegetare per l’eternità mi è meno odioso delle tue mani, Apollo!”
“Basta, adesso! Eccoti qui, mia colomba, finalmente sei dove devi essere, qui, al sicuro sul mio petto immortale, tu…”
“No! Aiuto! Padre, Madre Gaia! Se questa mia forma di donna è la mia maledizione, liberatemene!”
“Non ti permetterò di toglierti la vita, mia ribelle, irresistibile Dafne. Dovrai cedermi, e… mia amata? Che accade? I tuoi capelli, le tue braccia… Dafne? Dafne!”

One thought on “Dafne e Apollo”

  1. Strix
    Strix says:

    No, sul serio.
    Che straziante e sfortunata storia d’amore reciproco -_____-
    Analfabetismo funzionale a palla.

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