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Euridice e Orfeo

La salvezza è tale solo dal punto di vista del salvatore.

“Euridice, ce l’abbiamo fatta! Vedo la mia ombra, davanti a me! Siamo alla fine, siamo quasi tornati nel regno dei vivi!”
“Lo so, Orfeo.”
“Ebbene, manca così poco, affrettiamo il passo!”
“Fermati solo un momento, marito mio.”
“Parleremo dopo, Euridice. Dobbiamo arrivare fuori da questa caverna infernale, o tu dovrai tornare nell’abisso.”
“Ti amo, Orfeo.”
“E io amo te, mia cara. Della musica che compongo, tu sei il filo più importante, anzi l’unico che abbia importanza. Sei il filo che mi lega alla realtà mortale, il filo dell’ascolto, la giusta prospettiva, senza la quale mai nessun componimento uscirebbe dalle mie dita. Senza di te sono uno stilo spezzato, uno strumento dissonante. Torniamo alla vita, Euridice!”
“Non avevo mai capito davvero quanto mi amassi, Orfeo… non avevo nemmeno capito che mi amassi. Non sono mai stata così felice come quando ho udito la tua musica scaldare questo reame spento. Quante volte ho temuto che, se avessi dovuto scegliere tra me e quella cetra, mi avresti accantonata…”
“Non dire così!”
“Perdonami, Orfeo. Perdonami per avere dubitato di te.”
“Getterei la mia cetra ora stesso, se servisse a riportarti indietro! Ne dubiti, forse? Vuoi che la getti via? Lo farò, e con gioia!”
“Non te l’ho chiesto in vita, non te lo chiederò adesso che tutto ciò che ti rimane è il tuo talento. La tua musica è al servizio degli dèi.”
“La mia musica ha piegato gli dèi, Euridice. Il re dell’Oltretomba ha dovuto cedere. Ha posto solo un’unica condizione, una risibile clausola per salvarsi l’orgoglio. Quello può tenerselo, non m’importa. Che resti a marcire nella sua tomba!”
“Stai parlando del mio re, caro. Devo chiederti di mostrare maggiore deferenza.”
“Sarà il tuo re solo finché non saremo usciti sotto il cielo dell’Egioco. Che differenza, con questo orizzonte livido, fatto di nuvole, radici, stelle e tenebre!”
“La differenza l’hai già fatta. Adesso so che mi ami. È una differenza enorme, amor mio: è tutta la differenza che possa esserci, da questa parte dell’esistenza.”
“Stiamo per tornare sull’altro versante, non temere. Mancano pochi passi, guarda: il sole scalda già la pietra davanti a noi!”
“Ma non può scaldare me. Io sono solo un’ombra.”
“Dici sciocchezze, donna: proseguiamo fino all’uscita, e tanto basti. Scenderemo in Averno insieme, di nuovo, quando verrà il momento.”
“Sono già scesa in Averno. Il mio momento è giunto.”
“Io ho cambiato questo destino!”
“Orfeo, tu mi hai sottratta ai campi elisi. Sai cosa significa?”
“Andiamo, ti dico! Presto saremo a casa. Suonerò per te, e quando ti sarai stancata ti accompagnerò dove vorrai, e…”
“Io sono morta, Orfeo. Il mio corpo non esiste più, è bruciato sulla pira.”
“Questo non…”
“Io volteggiavo in paradiso. Mi scioglievo nell’eterna aurora, contemplavo il profumo della magnolia, sorridevo agli dèi: e loro a me. Tu, per amore, sei giunto in fondo agli Inferi e hai persuaso il mio sovrano a concederci questi ultimi momenti insieme. La tua musica è un dono divino, e finalmente ho compreso perché tu le abbia dedicato la vita. Orfeo, Orfeo adorato, adesso devi lasciarmi tornare in paradiso. Se mi ami, devi farlo.”
“Che dici!”
“È il mio posto, e sarà il tuo, se continuerai a vivere come hai sempre fatto. Ci rivedremo là, saremo anime unite in eterno. Se tornassi con te, adesso, io sarei un fantasma e tu l’infelice incatenato a un ricordo.”
“Stai vaneggiando. Il nostro amore è…”
“Non fare questo al nostro amore, Orfeo.”
“Così era questo l’inganno del Catactonio. Ti ha imposto di rimanere, perché ha dovuto concedere a me quel che non voleva, e…”
“Non c’è nessun inganno. Il mio re è inflessibile e severo, ma amorevole con le anime beate che governa. Lui non mi farebbe mai del male.”
“Il dio dei morti! Il più odiato degli dèi, e per buone ragioni, vedo!”
“Odiato dai dannati, forse. Ma le anime beate… no, Orfeo, non è come pensi tu: Ade ci consentirebbe di tornare, qualora lo desiderassimo. Se rimaniamo, è perché è il nostro desiderio.”
“Frottole!”
“Possiamo bere l’acqua pura del fiume Lete per rinascere, in qualsiasi momento lo decidiamo. È nostro diritto e privilegio. Ma un ritorno come vorresti tu non è possibile. Tra i vivi, io sarei un’ombra, un pallido ricordo dell’Euridice che ricordavi. Il mio corpo è cenere. Cosa rimane di me, sotto il cielo di Zeus?”
“Io! Io rimango, sotto quel cielo! Io, che ti amo e l’ho dimostrato, che considero il tuo fantasma più tanto prezioso da avere sfidato l’Oltretomba, per raggiungerlo! Ecco cosa rimane di te, tra i vivi!”
“Devi guardarmi, Orfeo.”
“Mai!”
“Se tornerò con te, alla tua morte non potrò rientrare in paradiso, come non potrai farlo tu. Saremo ombre nel campo degli asfodeli, lucciole vaganti, perché con quest’atto, rinunciamo alla beatitudine eterna. Le leggi del cosmo non si possono infrangere impunemente.”
“Cosa m’importa del paradiso, se tu sarai con me!”
“Ma importa a me: io mi sono guadagnata il paradiso. Lo merito. Concedimi di tornare, in attesa del momento in cui mi raggiungerai per sempre, amor mio.”
“Euridice… io…”
“Mi hai regalato il paradiso. Adesso regalalo a te stesso, mio caro: vivi una vita lunga e felice, te ne prego.”
“Non sarà né lunga né felice, ma aspettami. Ti raggiungerò. Verrò da te, per sempre.”
“Lo so.”
“Vorrei toccarti, un’ultima volta. Ma non riesco, è come afferrare l’aria… Euridice!

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