Browse By

Del diritto di rubare e di quello di non essere derubati

Ci sono quelle cose che, quando ci pensi, ti fanno aleggiare sulle labbra un sorriso di pura serenità, perché si incastrano così bene nella logica del tuo pensiero, aiutandolo a incastrarsi nella logica della realtà, che puoi soltanto sorridere in quanto tutto ciò è bellissimo e ti riempie di certezze.
E poi ci sono le cose di altro tipo.
Quelle che sai come dovresti pensarla, che sai cosa sarebbe giusto pensare, che sai cosa succerebbe se non lo pensassi, ma niente, non ti si infila addosso da nessuna parte. Ovviamente se si sposta il pensiero nell’ambito della pura legalità, il dibattito si apre e si chiude in un petosecondo: una cosa o è legale o non lo è. Se non lo è non si può fare, fine, riga, full stop.
E non sto neanche a menarla con le grandi battaglie contro le leggi ingiuste, che scomodare Martin Luther King e Gandhi è davvero fuori luogo, non ne vale la pena e soprattutto la legge che dice che non si ruba è una legge giusta quindi va rispettata. Quindi inutile fare un discorso di legalità, scaricare ebook pirata è illegale quanto riempirsi le tasche di Duracell alla cassa del supermercato senza metterle sul nastro. Se vi sgamano vi fanno il culo a strisce e hanno solo ragione.
Detto ciò, la questione mi rimane nel cervello come un corto circuito su un filo scoperto.

È colpa del nome: chiamarli 'pirati' li rende simpatici per definizione. Se si chiamassero 'blatte soffianti' non avrei dubbi su quale schieramento scegliere.

È colpa del nome: chiamarli ‘pirati’ li rende simpatici per definizione. Se si chiamassero ‘blatte soffianti’ non avrei dubbi su quale schieramento scegliere.

È che, insomma, io una persona che ruba i libri per leggerseli non è che riesco a odiarla. Neanche se li ruba a me.1 Neanche se li ruba per passarli ad altri.
A dirla tutta, i ladri di libri mi suscitano una certa simpatia che mi rende, se mai, antipatici quelli che vorrebbero impedire loro di rubarli, i libri che dovrebbero invece comprare.2 Probabilmente nel mio cervello è incistata l’icona romantica del bohémien squattrinato che deve scegliere tra nutrire il corpo e nutrire la mente, e giustamente preferisce comprarsi un panino al prosciutto e scaricare un ebook da Ipmart; icona che, come tutti gli stereotipi, è un po’ una bojata, anche se carina. Solo che.
Premesso (per l’ultima volta perché mi sono scocciata) che so benissimo che chi si frega un ebook non ha il problema di comprare un panino con quei tre/cinque euro e quindi compie un atto di discreta pezzentaggine, il corto circuito che mi scatta quando ci penso, fondamentalmente, è: ma tra questi che si scaricano il libro da Internet e quelli che si prendono il libro in biblioteca, esattamente, che differenza c’è?

Assolutamente nessun dubbio.

Assolutamente nessun dubbio.

Voglio dire, come autrice a me non viene un soldo in tasca in nessuno dei due casi. Sì ok, la biblioteca il libro l’ha comprato, ma anche chi distribuisce illegalmente l’ebook lo ha comprato. O lo ha comprato qualcuno prima di lui. Comunque si parla di un singolo acquisto del quale fruiscono molti, proprio come in biblioteca. La differenza sta unicamente nel fatto che prendere in prestito il libro (gratuitamente) è legale, mentre scaricare il file (gratuitamente) legale non è. In nessuno dei due casi a me, come autrice, viene qualcosa in tasca, o meglio, in entrambi i casi il mio utile è stato la vendita di un’unica copia, della quale beneficiano in molti.
E questo mi porta al secondo corto circuito3 ovvero: quanto è deprecabile qualcuno che preferisce rubare un libro al rinunciare a leggerlo?
Ovvio, esistono gli scaricatori compulsivi, quelli che tirano giù il mondo e lo lasciano a languire nell’hard disk o nell’ereader, e magari si dimenticano anche di averlo. Costoro li ritengo un danno di grado zero: è come se non avessero acquistato niente. Un file è qualcosa che si può replicare all’infinito, quindi anche se lo detengono illegalmente, di fatto non hanno intralciato il processo di diffusione del testo, perché non impediscono a nessuno di leggerlo.
E qui arriviamo al più astratto dei concetti, che si scontra con il più concreto dei diritti: quello ad avere accesso alla lettura da parte dei lettori, quello ad avere un introito economico da parte degli autori. Perché, quando si scarica un ebook invece di comprarlo, l’obolo dell’autore se ne va perso per l’etere, e anche se si tratta di somme risibili, insomma, dà fastidio. Ogni autore avanza caffè da decine se non centinaia di pirati di ebook4.
Ed eccomi al corto circuito definitivo.
Un lettore forte legge tanti libri, per definizione. Un libro costa, mediamente, sui dieci euro5. Un lettore forte spenderebbe dai

Sette euro per un file più corto di una brochure di un'agenzia di viaggi. Non si trattasse di un libro, sarebbe lecito dire 'tenetevelo'.

Sette euro per un file più corto di una brochure di un’agenzia di viaggi. Non si trattasse di un libro, sarebbe lecito dire ‘no, grazie’. Ma non si può dire ‘no, grazie’ di fronte al desiderio di leggere.

dieci ai quaranta euro al mese, che può ammortizzare recandosi in biblioteca e quindi, di fatto, depauperando l’autore del suo ‘prezzo di lettura’. Il diritto alla cultura è inviolabile, ricordate? Se un lettore forte non ha quaranta euro al mese da investire in un volume o in un file6, ha comunque il diritto di accedere al suo contenuto7.
Se quello alla lettura è un diritto, lo è indipendentemente dai sacrifici che una persona è disposta a fare per usufruirne. Le biblioteche si trovano anche nelle carceri, dopotutto.
Dal punto di vista pratico, prendere in biblioteca il libro o scaricarlo di straforo da Internet è assolutamente la stessa, identica cosa. A meno che non si chieda al lettore la penitenza di uscire alle intemperie, così, giusto per gratificare lo scrittore che almeno pensa ‘ah, pur di leggermi s’è beccato la polmonite’, non c’è davvero modo di vederla diversamente. Il libro quello è, le nozioni quelle sono, la gratuità rimane.
E un libro, una volta letto, è letto. Rimane dentro, diventa parte del lettore, non importa come sia arrivato lì. C’è.
Io questa cosa la trovo meravigliosa, assolutamente senza prezzo. Ma chi se ne frega di come sei arrivato a leggere, purché tu legga!
Naturalmente, una visione del genere si scontra con il sacrosanto diritto di essere pagati per il proprio lavoro. Soprattutto in questo periodo di completo collasso editoriale, assicuro che l’idea di sapere il proprio libro piratato in tutti i luoghi e in tutti i laghi dà fastidio, tanto. Ci si sente derubati, di fatto lo si è. Specialmente chi scrive e pubblica ragionando su piccole diffusioni vive questa cosa come un furto in casa propria. Il punto più basso sono quei poveretti che acquistano l’ebook, lo copiano sull’hard disk, quindi lo rendono per avere il rimborso. Ma, attenzione: con ‘punto più basso’ non mi riferisco, neanche qui, a chi scarica per leggere.8
Che, diciamocelo, sono in pochi che pagherebbero anche per leggere il Manzoni, quindi non è che si sia in cattiva compagnia, sotto questo punto di vista.

"Così non è che mi incoraggi a combattere lealmente, no?"

Così non è che mi incoraggi a combattere lealmente, no?

Il problema è sempre lo stesso: chi scarica l’ebook, se non avesse la possibilità di piratarlo, lo comprerebbe legalmente?
Non credo. Credo che, semplicemente, leggerebbe altro. O farebbe altro. Se c’è qualcosa che non manca sono le alternative alla lettura, soprattutto le alternative gratuite. Non è che scaricano anziché comprare: scaricano per non rinunciare alla lettura. C’è differenza.
Questo corto circuito continua a riuscirmi insolubile. Non riesco ad anteporre il diritto a essere pagati al diritto di leggere. Forse è perché, alla fin fine, la mia opinione è che un lettore ladro è meglio di nessun lettore, e che rubare un libro è l’unico tipo di furto che possa e debba essere perdonato.
Che poi è l’unico pensiero che mi riesca indossabile, sia dal lato ‘autrice’ che da quello ‘lettrice’.
L’unico scenario davvero insopportabile mi sarebbe quello dove nessuno legge. Pagando o meno.

  1. La mancanza di odio non mi impedisce di essere mostruosamente malvagia. Anzi, storicamente i peggiori sadici si sono rivelati proprio gli individui che pianificavano razionalmente, senza agire sull’onda dei sentimenti. Just saying. []
  2. Eh, se hanno ricopertinato un romanzo cambiandogli il titolo per chiamarlo così – la prima edizione si chiamava ‘La bambina che salvava i libri’ – un motivo ci sarà pure. []
  3. Ogni facile battuta sulla mia situazione neurologica ti rende re dell’Internet. Sì, proprio te. []
  4. poi alle presentazioni fate i pidocchiosi e pensate solo a spazzolare il buffet. Vergogna. Vergogna su di voi. Vergogna sulla vostra mucca. VERGOGNA! []
  5. sì, sono d’accordo con chi ritiene che certi prezzi per gli ebook siano un invito alla pirateria. È come se ti dicessero “stiamo cercando di derubarti, se sei furbo ci precedi”. Sono d’accordo. []
  6. ‘non ha’ equivale a dire ‘li ha ma per spenderli in altre cose’ []
  7. ‘ha comunque il diritto’ equivale a dire ‘anche se ha speso quei soldi in un tanga leopardato con le asole in zona anale’ []
  8. Tipicamente, a fare questi giochetti sono i grossi portali di pirateria, che hanno bisogno di sempre nuovi file, per continuare a batter cassa. Ecco, se magari aveste la decenza di NON cliccare sui loro banner, questo sarebbe almeno un piccolo gesto di rispetto verso l’autore che volete assolutamente leggere, anche se non al punto di pagare per farlo. Almeno non pagate chi l’ha derubato, via! []

One thought on “Del diritto di rubare e di quello di non essere derubati”

  1. Vale
    Vale says:

    Nella mia biblioteca (anzi, nel circuito di biblioteche di cui fa parte la mia) c’è la possibilità di scaricarsi gli ebook. Che sono tutti protetti da DRM -.-‘ Uff, la ffffatica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

*