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Afrodite e Zeus

Chi vuole restare al potere deve dominare, non essere dominato. Questo, naturalmente, comporta la necessità di fare delle rinunce.

“Ti avevo avvertita di quali sarebbero state le conseguenze, se avessi osato ancora!”
“Lo vedo, o Egioco. Povere le mie rose…”
“Quando avrò finito con te, avrai di che invidiarle, te l’assicuro!”
“Come posso invidiare questi poveri boccioli, che reclinano il capo e avvizziscono al passaggio della tua ira, neanche fossi il signore dell’Oltretomba? Se la tua ira è rivolta a me, lascia stare il mio povero giardino, che non t’ha fatto nulla di male.”
“Allontana questi stupidi piccioni prima che incenerisca anche loro, Afrodite!”
“Oh, le mie tortorelle! Via, via, mie preziose, volate altrove: il Padre Celeste è in collera. Si è nuovamente scontrato con il limite del suo potere, e ciò non piace a nessun uomo.”
“Bada, stai osando troppo!”
“Mi trovo nel mio giardino ad accudire i miei fiori, in cosa avrei osato troppo?”
“Neghi forse che questo appartenga a te?”
“Sei gentile a riportarmi il cinto, re dell’Olimpo. Ti prego, stringilo attorno al mio corpo, prima che il chitone si allenti e ricada sul seno…”
“Non ti toccherei nemmeno se fossi l’ultima creatura del Cosmo, Afrodite.”
“Oh, sciagurato! Ecco, ho perduto la veste! Tutto per non avermi voluto usare la cortesia di avvicinarti a me, o Egioco. Cosa ti ho mai fatto, per meritare quello sguardo ostile, quelle labbra serrate, quei pugni chiusi? Non ti ho forse donato ore liete, nel talamo della tua dolce sposa?”
“Ogni volta che Era indossa questa cintura malefica accade un disastro, e tu lo sai bene, Cipride. Sapevi del mio divieto!”
“In fondo fa davvero caldo, tra queste rose fiorite, sotto l’occhio sfolgorante di Helios. La cintura mi sta molto bene anche sulla nuda pelle, non trovi?”
“Lascia andare, inutile che ci provi. Sai che non cedo alle tue lusinghe.”
“Il tuo corpo racconta un’altra storia, o Egioco. Oh, perché ti scosti da me? Che proprio tu mi disdegni è cosa che ferisce profondamente il mio animo. Dammi la mano, non senti come mi batte il cuore…?”
“Non toccarmi!”
“Che mano fredda, signore dell’Olimpo. Che fronte sudata, e che sguardo sfuggente. Se non sapessi che è impossibile, addirittura inconcepibile, direi che tu hai paura.”
“Stavolta me la pagherai, Afrodite. Ti avevo avvertito di non prestare mai più il tuo cinto a mia moglie, e hai ignorato il mio ordine. Chi ti credi di essere?”
“Non è chi credo di essere io, o Tonante. È chi tu sai che io sono. Tra tutti, dèi e mortali, solo tu vai in collera quando ti accorgi di essere caduto sotto il mio potere. Eppure si tratta di tua moglie! Perché mai dovrebbe farti infuriare, il fatto di guardarla e sentirti infiammato di desiderio?”
“Conosco il desiderio, Callipigia. E conosco la differenza tra quello che nasce dentro di me e quello che tu sai instillare, con la tua cintura ingemmata e il tuo seno candido. Continui a cercare di porti sopra di me, ma non ti riuscirà!”
“Io non mi pongo sopra nessuno, Zeus. Questo è ciò che sono, e nessuno, nemmeno tu, può cambiare l’ordine del Cosmo. Tra tutti, dèi e mortali, solo il Padre Celeste va in collera quando si sente sfiorato dal mio potere, solo il Padre Celeste rifiuta di farsene pervadere. Quale ironia, considerando la mole di figli che hai seminato nel mondo!”
“Devi imparare a stare al tuo posto, donna. Il Cosmo di cui parli è il mio regno, e tu non fai che seminare caos e disordine. Ciò che gli dèi predispongono, non puoi cambiarlo per il tuo piacere!”
“Eppure è il piacere che muove il Cosmo, o Egioco. La passione, che ti sconvolge tanto da indurti a respingermi, è ciò che porta uomini e dèi oltre i loro limiti, oltre ciò che mai oserebbero, se io non li spingessi. Se questo sia un bene o un male, non sta a me giudicarlo. Ma è dalla follia della passione che nasce la grazia divina, Zeus.”
“Dici che non sta a te giudicarlo, e hai ragione, perché giudicare è mia prerogativa. E io giudico che finora hai avuto troppo la mano libera, Afrodite. Ti occorre un marito che sappia tenerti a freno. Dovrai sottometterti come devono fare le donne, seppure dee.”
“Oh, un marito! Che dolce pensiero, mio signore! Non lo conosco, ma lo amo già. Saprò infiammarlo come mai uomo è stato infiammato di passione, non dubitarne.”
“Sei veramente la peggior puttana che mai sia venuta al mondo, Afrodite.”
“Penso che tu abbia ragione, o Egioco. Ed è ironico che il re degli dèi abbia tanta paura di una puttana. Che proprio tu sappia ciò che tutti sembrano ignorare riesce sempre ad addolcire l’amarezza del tuo rifiuto, lo sai?”
“Come dici?”
“Non si può possedere un desiderio, si può solo esserne posseduti. Così, Zeus, tu sai che il mio potere va molto oltre la grazia della mia pelle liscia e del mio candido seno. Tu non puoi avermi, come non hai avuto Era, nemmeno nella passione dell’amplesso: era lei ad avere te. Il sovrano dell’Olimpo non può permettersi una tale debolezza.”
“Sposerai mio figlio Efesto. Prova a infiammarti per lui, se riesci!”
“Il caro Efesto, così desideroso d’amore da essere pronto a donarmene più di quanto potrei mai chiederne. Non basterà a fermarmi, Zeus. La passione rompe tutti gli argini. Io sono il limite del tuo potere, Padre Celeste.”
“Torna a far impazzire uomini e dèi e stammi lontano, Afrodite.”
“Per ora sì. Ma non riuscirai a mantenere l’ordine ancora a lungo, nessuno può. Io sono nata dalla schiuma del mare vorticoso, e nel vortice della passione tutti devono cadere, presto o tardi.”
“Non io, stanne certa.”
“Forse, chi lo sa. Il mio cinto è un richiamo così dolce, anche per te… e ora, se vuoi scusarmi, devo farmi bella per le nozze di Peleo e Teti. Dicono che sarà una festa memorabile!”

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