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Dioniso e Poseidone

Il mare è inquieto, ma la marea, come si alza, prima o poi deve abbassarsi, e non c’è tempesta che duri in eterno.

“Sei sobrio, incredibile. Forse è la pioggia che ti ha rinfrescato.”
“Sobrio e quantomeno perplesso da quanto si sta svolgendo davanti ai miei occhi, caro zio.”
“Cosa c’è da esser perplessi? Sono nel mio regno e faccio quello che voglio.”
“Detesto appuntire gli spilli per misurare il pelo, ma dalla spiaggia in poi è il mio regno, o Poseidone. La terraferma non ti riguarda.”
“Come se gli uomini non mi pregassero, dalla terraferma!”
“Ti pregano e ti offrono sacrifici, ma queste mareggiate sulle coste della mia isola non hanno l’aria di essere liturgie.”
“Nasso mi appartiene, Dioniso.”
“E c’è chi dice che sei di carattere cupo! Ma senti che facezie spassose riesci a produrre, o dio dei mari!”
“È un’isola nel mio regno, e la reclamo di diritto.”
“Beninteso, se quello che reclami è unirti alle mie ragazze stasera, sei più che benvenuto, ma l’acqua marina la lasci dov’è, che al bere provvedo io. Non puoi sprofondare la mia isola, spiacente.”
“Non ti sto chiedendo il permesso, ragazzino.”
“Nemmeno io, o Poseidone. L’unico liquido che scorrerà a fiumi su Nasso sarà quello inebriante che spillo dalla viva vegetazione, e non sarai tu a fare avvenire il contrario. Le genti di Nasso adorano me, non te.”
“Adorano un ragazzino che li fa divertire, ma impareranno a temere un padrone che li domina!”
“E sarei io quello che parla in maniera insensata? Smetti immediatamente con questa tempesta, ti dico.”
“Altrimenti cosa farai? Mi scatenerai contro le tue puttane seminude, che aprono le gambe a uomini e animali?”
“Per quanto piacere possa darmi il pensiero di vederti fatto a brani come un capretto, preferirei evitare di venire a lite con te, o dio dei mari.”
“Caro bambino! Bene, puoi lasciare Nasso anche subito. C’è giusto una nave in partenza, guarda!”
“Più che in partenza mi sembra trascinata dalle onde. No, Poseidone, io non lascerò Nasso: sarai tu a farlo.”
“Molto divertente, davvero molto… ehi, cos’è questa roba?”
“Se non hai ottenuto Atene né alcuna delle altre città che hai cercato di reclamare per te c’è un motivo, signore dei mari. Credevo avessi imparato la lezione, e invece…”
“Questi ridicoli tralci non possono certo impensierirmi! Via da me!”
“Ah, zio, per quanto tu li possa strappare, continueranno a crescere. Non senti la linfa che scorre in loro? Non percepisci la vita inarrestabile, che nessun’ondata di marea può distruggere, né a Nasso né ad Atene né in nessun altro luogo che vorresti avvelenare con la tua acqua salata? Non c’è mortale che sceglierebbe te, quando può scegliere me. Desisti, Poseidone, o scoprirai quanto può essere micidiale la stretta della vita.”
“Dannati… viticci!”
“I tuoi spruzzi d’acqua non sono nulla. La marea finisce sempre per ritirarsi. Come Atene ha scelto l’ulivo, Nasso sceglie Dioniso, e Dioniso sceglie Nasso. Torna nel mare e porta via la tua tempesta, una buona volta!”
“Ragazzino beone, non finisce qui!”
“Non ti sto rinnegando, zio: quando vorrai venire a onorare la vita e l’amore con le mie ragazze e i miei ragazzi, sarai più che benvenuto. Ma è meglio il vino che l’acqua, perfino tu devi ammetterlo!”
“Me la pagherai, dovrai rimetterti presto in mare!”
“E io che ti ho regalato nuovi sudditi, quando mutai quei pirati in delfini! Davvero non c’è riconoscenza al mondo! Oh, che meraviglia, finalmente la tempesta si placa. Quella nave è riuscita a prendere il largo. Ehi, come fila, hanno davvero una gran fretta di lasciare Nasso! Va’ da loro Poseidone: vedrai che ti adoreranno come desideri, per il privilegio di non averli affondati.”
“C’è mio figlio su quella nave, stupido ragazzino, è naturale che riescano a veleggiare nella tempesta. Quanto a noi due, ci rivedremo. E toglimi di dosso questi viticci!”
“Non vuoi accettare un cratere di quello buono? No? Peccato, avremmo potuto chiuderla in amicizia. Oh, beh. Poveri tralci, che brutta esperienza, tutti avvinghiati a quel corpaccio peloso. Coraggio, sta tornando il sole e il rumore della pioggia si allontana… e quest’altro rumore cos’è? Cosa mi ha lasciato il caro zio sulla risacca? Forse un cavallo di legno? Oh, ma quella non è una delle mie ragazze, insomma, è vestita… alla cretese? E che bei capelli, che piedini delicati… che grazia, nonostante sia fradicia come un pulcino… ma cosa ci fa tutta sola, sulla spiaggia? Ehi, fanciulla!”

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