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The Narcissus and the Pomegranate: An Archaeology of the Homeric Hymn to Demeter

 

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  • Copertina rigida: 268 pagine
  • Editore: Univ of Michigan Pr; New. edizione (gennaio 2003)
  • Lingua: Inglese
  • ISBN-10: 047211249X
  • ISBN-13: 978-0472112494

 

 

Il libro è esaurito e si trova solo a prezzi disumani, ma potete liberamente (e legalmente) leggerlo online qui, in versione integrale. Non è possibile scaricarlo, sorry.

 

Tra i commenti che ho ricevuto per Regina di fiori e radici, in svariate sedi, uno in particolare mi ha colpita: il fatto che sembri una storia originale, nuova, diversa. Mi ha colpita perché non avevo assolutamente intenzione di essere originale, anzi, l’esatto contrario: nel dare voce alla dea Persefone ho semplicemente messo in luce alcuni degli aspetti più arcaici del suo culto, che sono stati dimenticati nel continuo tramandare l’idea che la pulzella fosse un casus belli e nient’altro. Autocitandomi, ‘una bambolina immortale che tiene caldo il suo adorante maritino’.
Questo è evidentemente sbagliato, e nello stesso Inno a Demetra è evidente che Persefone sia (forzosamente) subordinata un po’ a tutti, ma anche una tipa con le idee abbastanza chiare su quello che vuole avere in sorte. Cito testualmente:

e il signore dei morti, Aidoneo, accennò un sorriso
con le sopracciglia: né si ribellò all’ordine di Zeus, il sovrano.
E premurosamente esortò la saggia Persefone:
“Torna, Persefone, presso tua madre dallo scuro peplo;
ma serba nel petto l’animo e il cuore sereni,
e non rattristarti troppo, oltre ogni misura.
Non sarò per te uno sposo indegno al cospetto degl’immortali
io che sono il fratello del padre Zeus; e quando sarai quaggiù,
regnerai su tutti gli Esseri che vivono e si muovono
e avrai fra gli immortali gli onori più grandi;
per sempre ci sarà un castigo per coloro che ti offendono,
quelli che non placheranno con offerte il tuo animo
celebrando in conformità e in obbedienza all’ordine divino
i sacri riti e offrendoti i doni dovuti”.

Così egli diceva: si rallegrò la saggia Persefone,
e subito balzò in piedi, piena di gioia;
egli tuttavia le diede da mangiare il seme del melograno, dolce come il miele,
furtivamente guardandosi intorno,
affinché ella non rimanesse per sempre
lassù, con la veneranda Demetra dallo scuro peplo.

In altre parole, Persefone si rallegra e torna a essere felice non quando vede arrivare Ermes con l’ordine di ritornare (che insomma, sarebbe stato ragionevole aspettarsi che zompasse e spernacchiasse il suo rapitore, cosa che non fa), ma quando viene rassicurata da Ade sul fatto che lei rimarrà la sua sposa, anche quando sarà lontana da lui.
Insomma, la preoccupazione di Persefone sembrerebbe più essere quella di dover scegliere tra il marito e la madre, che il voler tornare a casa. Ed ecco che, nel paragrafo successivo, Ade le offre questa certezza, dandole di nascosto il famoso melograno, non per costringerla a rimanere, ma perché Persefone non sia costretta a lasciarlo per sempre.
Di nascosto, non a forza: posso immaginare che ai tempi il matrimonio fosse un po’ diverso da quello che conosciamo noi, ma suppongo che Ermes si sarebbe accorto se Ade avesse tappato il naso della mogliettina per farle aprire la bocca e cacciarle in gola i chicchi di melograno, come ai cani. Credo che l’avrebbe trovato quantomeno strano, ecco.
Insomma, Persefone ha condiviso lo stratagemma con Ade, non ne è stata vittima.
Nella versione in cui Ade, prima di rapirla, la chiede regolarmente in sposa a Zeus (e Zeus non rifiuta, gli dice fondamentalmente “boh, vedi tu, io non voglio problemi”) esiste un altro elemento interessante, direi fondamentale: per chiederla in sposa, doveva conoscerla. Ade e Persefone, in qualche modo, si erano già incontrati, parlati, evidentemente innamorati, visto che un dio tutto sommato menefreghista come Ade, prevedibilmente, non avrebbe sprecato energie dietro una tizia che gli avesse mostrato il dito medio.
Di tutto questo sembra essersi persa traccia, nel modo in cui viene raccontata la storia oggigiorno. Eppure sono elementi oggettivi, riscontrabili nell’inno omerico, che pure parla di tutt’altro rispetto alla storia del dio della morte e della dea della rinascita.
Eppure eppure eppure… eppure qualcuno ha notato tutte queste cose. Insieme a molte altre quali, ad esempio, che il culto di Persefone sembra essere antecedente rispetto a apart_by_a_gnosis-d8mecmuquello di Demetra, ovvero c’è stata una sovrapposizione e una subordinazione di una dea preesistente: Persefone, in altre parole, era la dea originaria, che da sola sosteneva l’intero ciclo di morte e rinascita, poi sostituito nelle successive ondate di invasioni. Così la dea è diventata figlia, moglie, comprimaria.
Eppure eppure eppure… eppure quel melograno l’ha mangiato lei.
E quei narcisi, spuntati dalla terra che in teoria sarebbe sua madre – e sua madre mai l’avrebbe attirata in trappola – li ha colti lei.
C’è una contraddizione abbastanza grossa in quei narcisi: il mito vuole che siano spuntati per attirare la povera Persefone lontano dalla sicurezza, tra le grinfie di Ade, ma se sua madre è la Madre Terra, come è possibile?
Come cioè, a meno che la Madre Terra non sia Persefone stessa, e non sia andata lei volontariamente incontro al proprio destino, che ha perseguito fino in fondo, fino al melograno, e anche dopo?
Perché, occorre ricordarlo, dopo che Persefone diventa regina dell’Averno, non succede mai che un eroe mitologico scendesse e non la trovasse. In teoria doveva rimanere con la madre per sei mesi l’anno, in pratica i vari Teseo, Eracle, Odisseo, Orfeo, andavano giù e la trovavano. Addirittura, in svariati miti Ade era assente ed era lei a gestire le cose. hades_and_persephone_by_dulceta-d2eglspSembrerebbe proprio che, dopo la famosa mediazione, Persefone sia salita per fare un salutino alla madre e poi abbia bellamente, come dire, fatto i comodacci suoi, come più le aggradava.
E nemmeno cito il mito di Adone, nel quale Ade interpreta un ruolo di felice ignaro cornuto con la moglie che sembra davvero governare da sola, per come fa disfa e decide.
E questa sarebbe una ragazzina spaurita, una dea minore in balia della decisione di Zeus?
Ma LOL?
Tutti questi elementi, e molti altri, li ho attinti a piene mani per scrivere la mia storia dall’interessantissimo saggio di Ann Suter, uno studio che credo al momento non abbia eguali per gli approfondimenti oggettivi a questo mito, meno oscuro di quanto si creda.
Scavando sotto l’Inno a Demetra, si trova un vero e proprio Inno a Persefone, nel quale Zeus è stato infilato successivamente, a forza: la sua utilità, considerando quel che avviene, è davvero nulla. Se il vincolo era dato dal melograno, o meglio da un patto suggellato dal melograno, quel che Zeus poteva decidere sarebbe stato comunque irrilevante. Demetra non dimostra mai di temere la sua collera; al contrario, è Zeus a preoccuparsi dell’ira della dea, di fronte alla quale appare (è) impotente.
Di fronte a tutti questi elementi, per me la tentazione di scrivere il mito in maniera esattamente opposta rispetto all’originalità era irresistibile. Persefone non è mai stata un’indifesa pulzella in balia degli eventi: lei li ha provocati, combinati, seguiti, decisi. Dall’inizio alla fine.
Perché la vera dea, nell’Inno a Demetra, è Persefone. Il saggio di Ann Suter parla (anche) di questo.
Consiglio tantissimo la lettura, in caso non l’aveste capito, ecco.

E consiglio anche, per una lettura del mito con una Persefone un po’ più realistica della tristissima sciacquetta che raccontano a scuola, Destroyer of light di A-gnosis: una Persefone niente affatto indifesa, e proprio per questo (e non malgrado questo) meravigliosamente aderente al mito

2 thoughts on “The Narcissus and the Pomegranate: An Archaeology of the Homeric Hymn to Demeter”

  1. Cielo says:

    http://spuffyduds.livejournal.com/38351.html
    Ho l’impressione che potrebbe piacerti (:

    1. Lem
      Lem says:

      Eh sì *.*
      Tra l’altro avevo in mente una cosa molto simile, nella prima stesura della storia. Poi ho optato per l’effetto ‘colpo di scena’, ma ero partita proprio così.

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