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Epilogo

Nel sole, nel vento, nella luce, Dhilarin sembra gridare di felicità, mentre io, dal canto mio, sono impegnatissima a tenermi ben stretta, perché Seddogh ha ragione: il vento è solido. È come una mano enorme, con dita inquisitive, che ti afferrano e cercano di strapparti, di svellerti dalla tua postazione, per quanto tu ti aggrappi, per farti volare da solo, senza drago, l’ultimo volo.
Ci metto un bel po’, a trovare il coraggio di aprire gli occhi. Davanti a me, solo azzurro e nuvole, tanto vicine da poterle toccare. Il freddo sembra fatto di coltelli, e mi stringo bene il cappuccio, seppellendoci dentro la faccia fino al mento.
Le braccia di Lars sono un’ancora sicura, attorno a me. Mi stringo a lui, lui si stringe a me. Quando giro la testa a guardarlo, vedo che ha gli occhi brillanti come un bambino.
“Non sei pentito?” gli grido, vorrei sussurrare carinamente, ma ci troviamo sulla schiena di un drago che ci sbatacchia ali grandi come vele sopra le teste, il vento che fischia tutto intorno, e sussurrare sarebbe un modo di sprecare il fiato. Lui risponde sulle stesse tonalità:
“Pentito di avere lasciato un casato moribondo e una missione quasi suicida in cambio di un drago, una borsa d’oro e una rossa esplosiva? Sì, pentito da morire!”
Spaventandomi non poco, si solleva, lasciando la presa con una mano, per alzare il braccio sopra di noi. Non mi ero accorta che fossimo proprio sotto una nuvola, sembra nebbia, non mi piace molto. Il braccio di Lars ci sparisce dentro fino al gomito, dietro si sfilacciano nastri di nube, e quando riabbassa la mano, sembra stracciarla. Sta ridendo, non è più il nobile Ianmeyr, non indossa più i suoi colori, e l’occhio traslucido della pietraluce è la sola cosa che lo colleghi al suo passato. L’ha presa con sé perché pensa che ci sarà utile, naturalmente. Oro e pietraluce. Lars ha tutto il senso pratico che a me manca.
Sembra felice, anche quando grida: “Ci cercheranno!”
“E dopo che ci avranno trovati?”
Una fiammata ci corre accanto, sparisce nel cielo dietro di noi. Seddogh ha offerto il suo contributo alla conversazione. Lars ride ancora di più. Credo che il mio scudiero sarà più matto di Lyott, adesso che è libero di essere se stesso.
Magnifico.
“Ci cercheranno, seguiranno la rotta di Seddogh, e questa storia non finirà mai!” Grido io. Poi alzò ancora di più la voce. “Seddogh, portaci sopra le nuvole!”
È un attimo, il servitore di Dhilarin ha tante qualità (credo), ma la delicatezza non è mai stata né mai sarà tra esse. Ci troviamo con il respiro mozzo, immersi nella nuvola, prima di poterci coprire o preparare, ed emergiamo al di sopra con la sensazione di esserci ibernati. Il freddo è insopportabile, facciamo fatica anche a respirare. Quassù l’aria è troppo rarefatta, capisco che non possiamo rimanerci a lungo.
Seddogh si allinea con l’orizzonte, irrigidisce le ali nella planata, ed è come se volassimo rasoterra, una distesa morbida sotto di noi, davanti la linea del sole accecante. È fantastico.
Cerco di respirare, faccio fatica. No, davvero, non è una strategia vincente, non possiamo nasconderci quassù. Per Seddogh sembra non essere un problema, ma noi rischiamo di asfissiare, il che sarebbe, francamente, il colmo.
“Dobbiamo scendere!”
In tutta risposta, Seddogh si innalza ancora di più. Ha imparato proprio bene, sto stronzo, e doveva scegliere un momento simile per dimostrarmelo!
“Seddogh!”
“Corrente ascensionale – la sua voce è un rombo cavernoso, che arriva dalla punta del collo lungo, teso per fendere l’aria – non posso mica spezzarmi le ali per ubbidirti, gnocchetta!”
“E quando potrai…” mi manca il fiato, finisce Lars di chiedere, alla fine è ansimante anche lui. E meno male che abbiamo le tute da volo, se no, oltre che asfissiati, a quest’ora saremmo dei ghiaccioli. Mi sento tutte le ciglia incrostate di neve, sotto questo solo abbacinante.
Sotto questa luce scarlatta.
“Non lo so!”
A suo discolpa, Seddogh sembra davvero impotente. Non padroneggia il volo ancora così bene, e scendere sembra più complicato che salire. Forse siamo già abbastanza lontani da non poter più essere individuati, forse no, ma in ogni caso, quassù non possiamo restarci. Magari, un giorno, Dhilarin potrà trovare un modo di resistere a queste altitudini, ma non oggi.
Senza riflettere, sguaino la Fendidraghi. La luce di Stella Scarlatta fa scintillare il filo della lama, come una goccia di sangue che scorre.
Il cielo sembra aprirsi, sopra di noi, e dall’altra parte c’è l’universo. Con un grido di sorpresa, la Soglia risucchia Seddogh, e devo
(ci penso io razza di imbranata)
fare presto a chiudere, perché una Soglia tanto grande da risucchiare un drago non collasserà mai da sola. A questa altitudine, nessun Sorvegliante la può chiudere. Sento Lars che si aggrappa alle mie spalle, stravolto dal salto.
“Fateci l’abitudine!” Grido, senza sapere neanche cosa blatero, sono cose già successe, sì, un tempo Dhilarin volava sui draghi per chiudere le Soglie, perché non per aprirle? Che problema c’è? “Fateci l’abitudine, ci sposteremo un sacco di volte così, d’ora in poi!”
Le bestemmie di Seddogh sono qualcosa che preferisco non riportare, e continuano per un bel po’, anche dopo che sotto di noi il paesaggio non è più di nebbia e stelle, ma verdeggiante di boschi: una foresta sconfinata, attraversata dai capillari dei fiumi e dalle distese azzurre dei laghi, fino all’orizzonte. Le nuvole sono sopra di noi, ben lontane, e l’aria, dopo il gelo delle grandi altezze e del Passaggio, ci fa sudare, per contrasto. Credo che ci aspetti un bel raffreddore, stasera.
“Dove siamo?”
Respiro a fondo quest’aria nuova, pulita. Ha un profumo che ignoro, le piante sono sconosciute, e quando Seddogh decide di smettere di maledirmi per averlo scaraventato Fuori – cosa che odia sopra ogni altra – e scivola in planata, vedo radici aeree che penzolano dai rami, e stormi di uccelli colorati che si sollevano starnazzando, all’ombra del drago che li oscura.
“Non lo so, ma di sicuro siamo molto, molto lontani da Larieh!”
Lars scoppia di nuovo a ridere. Ianmeyr è un’altra vita, rispetto a lui. E anche rispetto a me. Siamo tutti e due così felici che dobbiamo sembrare, in ultima analisi, dei completi deficienti.
Mentre Seddogh inizia la discesa, ha intenzione di finire nel fiume, oh mamma ci infradiceremo, ma sospetto che come atterraggio, per adesso, non possiamo aspettarci di meglio, e l’acqua è meglio della terra, meglio bagnati che con le ossa rotte, davvero, mi volto a metà, abbraccio il mio basilisco bianco, e gli grido, tanto forte che, nonostante il fracasso, deve tirarsi indietro, per non essere assordato:
“Non so dove siamo e non so dove saremo domani
(no non lo so ed è meraviglioso non saperlo)
ma te lo dico io, basilisco, per noi e per Engelia si preparano tempi davvero fenomenali!”

FINE

5 thoughts on “Epilogo”

  1. Cielo says:

    Salve! :3 spunto a tormentarti anche qui, visto che su EFP hai pubblicato fino al sedicesimo capitolo. E per fortuna, o sarei andata avanti a leggere fino alle sei del mattino.
    …in compenso, ho ricominciato a leggerla la sera dopo e ho finito alle tre passate.
    Ah, l’ebbrezza di farsi tre ore di sonno per due giorni di fila.
    Non ho recensito gli altri capitoli perché stavo leggendo dal cellulare e mezza addormentata, poi il malvagio wordpress sembrava rifiutarsi di mandarmi l’email di registrazione, ma alla fine ma il potere della recensione finale ha trionfato u.u e quindi eccomi qui!

    (attenzione, perché non credo che qualcuno vada davvero a leggersi le recensioni dell’epilogo senza temere spoiler, ma meglio specificarlo: SPOILER grandissimi, succosissimi e che vi lasceranno in adorazione)
    Innanzitutto, complimenti davvero. Ho adorato questa storia, assurge istantaneamente all’empireo insieme a Saint Luna e New Babel. Ho riso un sacco, tremato un sacco, riso ancora e tirato infiniti sospiri di sollievo. Probabilmente se avessi conosciuto la saga di Engelia avrei capito molte più cose fin dall’inizio, e molte credo di non averle ben afferrate neanche adesso, ma scoprire la trama passo per passo è stato avvincente assai. Non mi aspettavo minimamente gli arryxis, la gemma, la Stella Scarlatta, tutti gli intrighi che sono spuntati.
    Che Seddogh (adorabile, magnifico Seddogh) si stesse trasformando in drago era abbastanza chiaro, ma riflessioni metafisiche a parte, non ho ancora inquadrato il ruolo dei draghi nella storia di Engelia – motivo in più per volerne ancora, e ancora, e ancora, e… insomma macinerò pagine capitoli libri, se vorrai darmi l’autorizzazione :3 Ma Dhilarin, Dhilarin è stata completamente inaspettato – un conto è parlare di Primo, un conto è la figaggine che ha ammantato Lwen da quella rivelazione in poi. E anche prima non è Lwen scherzasse, eh
    Altro colpo di scena che mi ha mozzato il fiato è stato il rapporto tra Maya e Haldan, e tutto ciò che ne consegue: la malattia di Maya, la decisione di Haldan… quell’uomo è un genio, un mito, un treno lanciato in corsa contro tutti gli ostacoli. Ah stai morendo? Bene provvedo io, affronto una prova presumibilmente mortale nel 99%, riporto su Engelia la nemesi di Dhilarin, e poi vengo con te a dar da mangiare alle galline in una casetta di campagna. Ah, e già che ci siamo tento di strangolare suddetta Dhilarin quando viene a trovarci, sgambetto a metà tra due mondi e divento mago di corte (di nuovo). Epicità e romanticismo hanno figliato e il pargolo di chiama Haldan. Già che ci sono, posso chiederti l’autorizzazione anche per Canto Verde? :3 O solo per quello, visto che fin’ora te l’ho chiesta per uhm più o meno tutto. Credo che Canto Verde mi lascerà in adorazione per un bel po’, e magari evito anche di leggermela tutta in due nottate. Nessun problema di rating (:
    Parlando di colpi di scena, non posso non citare il finale.

    Il finale.
    Oh, il finale.
    Di solito non mi entusiasmo così per una lettura ma Novecentonovantanove mondi merita, merita eccome.
    Negli ultimi capitoli mi stava salendo l’ansia: l’inizio sembrava promettere un lieto fine, pensavo che non sarebbe stato nello stile della storia un finale cupo. Eppure vedere Lwen ingabbiata, sballottata da una parte all’altra, in balia delle decisioni altrui… nel vedere questa giovane elegante, che non può uscire dalla camera in vestaglia, si fa acconciare i capelli, deve rassegnarsi all’ipocrisia… a un certo punto ho sentito il bisogno di andare a rileggermi il prologo, per riuscire a respirare. Lwen, che ti hanno fatto, mi chiedevo. Rivolevo la Lwen aggrappata a una roccia a penzolare sopra un liminare, quella che si ritrova nel letto il cugino ubriaco, mette sul muretto la cena per i poveri e si siede sul tavolo durante un’adunanza. Il cambiamento tra le due versioni mi ha colpita tantissimo quando ha notato le uniformi delle borsiste: Lwen, che ti hanno fatto, davvero. Eppure sembrava che le cose procedessero effettivamente verso un lieto fine: niente direttrice figlia di Satana, niente Althesia, niente guerra sanguinosa per impossessarsi della gemma. Tutto bene. Ma Lars sembrava sempre più freddo e diverso, sembrava Ianmeyr, sembrava un altro rispetto al Lars che riacchiappava liminari gelatinosi per ributtarli in mare. E Lwen, Lwen, Lwen che ti hanno fatto? Spenta, artefatta, non-Lwen. Ho temuto che finisse con lei a Morghater, la gemma magari lasciata a Seddogh, e tutti contenti – ho temuto che ce lo presentassi come un lieto fine, in qualche modo, anche se l’idea cozzava con tutto il resto della storia. Poi ho temuto che quel lieto fine che presagivo in realtà non ci fosse: mi sono sentita stringere il cuore leggendo di Haldan, Althesia, Maya. Commozione ai massimi storici. Quello è stato uno dei capitoli migliori, ché ho un animo masochista e se non mi sento morire dentro almeno una volta non sono contenta.
    E poi SBAM!, ciao Haldan, ciao Maya, che bello vedervi vivi e più fighi di prima. Speranza.
    Ma l’inquietudine mi è rimasta fino all’ultimo capitolo, perché non riuscivo a trovare una via d’uscita. Doveva esserci, si capiva, doveva esserci perché Lwen lo lasciava intuire ma sembrava sempre così spenta, ingabbiata, soffocata… alla fine ho tirato un sospiro di sollievo e riso un sacco. Geniale, davvero. E ha un suo significato.
    Con l’epilogo mi è sembrato di tornare a respirare.

    E quindi, in definitiva, complimenti.
    Complimenti davvero.

    1. Lem
      Lem says:

      E quando sono totalmente demotivata ad aggiornare il sito, ecco che spuntano fuori persone come te che mi danno LA CARICA. Ti rispondo a razzo senza neanche rileggere perché voglio aggiornare i plugin, abilitarti alla lettura delle storie protette, caricare la nuova storia (quella di Ade e Persefone, che ho completato proprio oin questi giorni), sclerare un po’ in Home e magari anche fare il sorriso scemo di chi è troppo felice. Ecco.
      Per chi non ha letto la saga madre tante cose possono sembrare (sono) buttate lì, credo: tanti deus ex machina, tante cose che succedono perché sembra che debbano succedere, tanti personaggi che sanno cose che il lettore non sa. Ti ringrazio per averne tenuto conto ed essere andata al sodo, cioè alla nuda e cruda storia di Lwen, che si ritrova coinvolta in una cosa davvero enorme e non sa come uscirne.
      E invece XD
      Spero che, se e quando leggerai la saga principale, le cose ti saranno più chiare, anche se son storie che ho scrtitto tanti anni fa e ormai sono così… goffe °_° Però niente, Engelia è il ‘mio’ mondo e lo amerò sempre. Tra l’altro devo ancora finirla, cioè, i primi quattro ‘libri’ sono conclusi, ma c’è il ciclo seguente che è ancora appeso… poca carne al fuoco, insomma XD
      Ma ce la farò. Sì.
      Grazie ancora.

  2. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

    non credo che riuscirò a esprimermi tanto bene quanto Cielo… non credo di essere così brava con le parole… tutto quello che posso offrirti al termine di questa bellissima, splendida follia è il mio entusiasmo.
    sono stata non felice, di più, per non aver avuto il minimo sentore di come sarebbe finita: è una cosa che non mi capita da molto tempo purtroppo
    sappi che ti starò attaccata ai calcagni ancora a lungo

    grattastinchi

    1. Lem
      Lem says:

      Felicissima di averti sorpresa, era proprio la mia speranza!
      Per il rimanere attaccata… prego, c’è posto. E ci sono storie. Sono una bugiarda seriale 😛

      1. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

        hai appena firmato la tua condanna a cozza 😉

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