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Capitolo 32

Non muoio.
Se fossi il tipo di persona che muore ogni volta che viene colta di sorpresa, a quest’ora sarei comodamente sdraiata in un letto fatto su misura, foderato in raso, con le sponde molto alte e un coperchio solido, per isolarmi dalle due lance di terra soprastanti.
Mentre la vista si annebbia, ho già in pugno il coltello. Colpisco dove c’è quella mano che si sta chiudendo, so che è la fonte del pericolo, e Haldan è costretto a fare un brusco passo indietro. Barcollo, aspirando aria nella breve interruzione; so che devo approfittarne, devo prendere la boccata più che posso, e faccio benissimo, perché la sensazione orrenda di essere spremuta riprende subito, mi affonda dentro, fino al cuore.
Prima che la stretta mi provochi il crampo muscolare noto come ‘infarto’, mi scaglio in avanti.
“Non così in fretta, no…”
È un mormorio quasi vellutato quello al mio orecchio. Haldan si è lasciato assalire perché io mi ritrovassi nello spazio circoscritto della cornice della porta, e nel sentire il tafferuglio alle mie spalle capisco perché: Derek, naturalmente, ha estratto la spada con l’intenzione di aiutarmi, ma gli ostruisco la via, non può mettersi al mio fianco, e sono in trappola.
(no certo che no)
Socchiudo gli occhi, sento nettamente il cuore che mi si contrae, la pulsazione diventa spasmo, questo bastardo intende uccidermi, forse è già da parecchio che intende farlo. Glielo leggo negli occhi, sono chiari, come quelli di Lars, ma sono fissi, decisi, e quella luce bruciante Lars, nel guardarmi, non l’ha mai avuta. Haldan intende uccidermi, è una decisione cosciente e premeditata la sua. Sapeva che l’avrebbe fatto, prima ancora di vedermi.
A salvargli la vita è il movimento che vedo sulle scale, qualcuno che scende in fretta, passi veloci, spaventati. Qualcuno sta arrivando a dare man forte, non so a chi, ma non mi interessa, e trattengo Dhilarin all’ultimo istante, un attimo prima di cadere in ginocchio, con il dolore che mi saetta lungo il braccio sinistro e dappertutto, nel corpo. Il contraccolpo è tale che quasi svengo, vedo mondi e universi davanti a me, e l’incantesimo di Haldan, reami Invisibili che lo amano almeno quanto di me se ne sbattono (altrimenti non potrebbe di certo colpirmi) pare disperdersi, nello spazio sconfinato del Gioiello.
Devo sforzarmi, per trattenermi, prima che la Soglia si chiuda su di lui, come un enorme pesce, che emerge da profondità abissali inimmaginabili, in un vortice d’acqua e fauci membranose, per deglutirlo. Quasi
(fallo)
lo faccio, poi Maya mi si butta addosso piangendo, mi si aggrappa alle spalle, in quella che per lei è sicuramente un’aggressione, ma più che spostarmi verso lo stipite della porta non fa. Mi stringe, mi supplica, urla ad Haldan di smetterla, e in tutto questo, si sappia, io sono ancora in pieno infarto. Il mio cuore è contratto e non vuole ripartire.
Poi, come una bolla che scoppia, l’incantesimo svanisce e mi sfugge di bocca un suono flaccido, quasi un rutto, e il petto a momenti mi scoppia, mentre il cuore riprende a galoppare, per recuperare il tempo perduto. Mi pulsano le tempie, la testa mi martella, e intanto Maya continua a piangere e stritolarmi, mi tiene le braccia strette intorno al corpo, per trattenermi. È patetica, e deve sapere meglio di me che posso liberarmi quando voglio, ma non si tira indietro. Non lo farà mai.
“Così era per questo che la tua camera era buia, nei giorni scorsi – gracido – non eri in depressione. Non c’eri proprio.”
A questo punto, Derek fa irruzione, si arresta bellicoso in mezzo alla stanza, spada in pugno e faccia ringhiosa, e finalmente la scena si blocca. Quando capita tutto in un attimo, sembra che ci voglia un secolo, prima che tutto finisca.
Maya mi stritola più che può, cioè non molto, continuando a piangere e a supplicarmi di non farlo, non farlo, uccidere lei, non farlo. Mi tocca scrollarmela via mandandola a sbattere contro la porta, e siccome io sono forte e lei debole, lancia un gridolino perché le faccio male.
Bloccato in mezzo alla stanza, a cavallo tra due mondi, incastrato nella Soglia che gli si è richiusa addosso, Haldan ruggisce.
“Ma piantala!” Gli do sulla voce, sono arrabbiata, e penso proprio di averne tutti i diritti. “Ho bussato invece di fare irruzione, anche un imbecille completo avrebbe capito che non avevo intenzione di attaccarvi! E come ringraziamento per il riguardo, cerchi di fermarmi il cuore?”
Ma Haldan ha altro per la testa, e strattona, tira, quasi piega la realtà, per riuscire a raggiungere Maya, che si sta tirando lentamente su, una mano sul lato della testa, dove ha sbattuto. Tra le dita le vedo il sangue. Accidenti, ci sono andata giù secca, non mi sono controllata.
“Fammi vedere.” Le dico, ma lei si allontana bruscamente, e indietreggia fino a trovarsi accanto ad Haldan.
È uno strano scenario. L’interno della casa è chiaramente ancora in lavorazione, è pulito, ma i muri sono scabri, non imbiancati; ci sono mensole e scaffali, un armadio a muro accanto alle scale, il camino, tavolo, sedie, non manca niente. I tegami e le pentole, appesi sopra il fornello, sono così lucidi che sembrano risplendere, nonostante il pavimento sia di terra battuta, perché non c’è stato ancora il tempo di coprirlo con il legno, tutto ammassato da una parte, a bancali ordinati. Delle stuoie sopperiscono temporaneamente, non è male. Proprio sulla più grande di queste stuoie, nel bel mezzo, Haldan sembra cancellato a metà, invisibile dalla cinta in giù, il braccio destro libero, l’altro sparito fino alla spalla, come se qualcuno – Dhilarin, ovviamente – avesse passato una gomma sul suo corpo, linea netta, qui ci sei, qui no. La realtà dietro di lui è solida, però, a guardare bene, è chiaro dai movimenti che esiste anche per il resto, perché noto che i tegami appesi in fondo sembrano vibrare, tremare, come per un’interferenza, proprio in corrispondenza di quello che potrebbe essere il suo braccio sinistro alzato.
Chissà che cosa strana deve essere, nell’altro mondo dov’è finito: un corpo antropomorfo parziale, vivo e che si muove. Due gambe e un braccio che si agita, mentre in trasparenza, come un’idea che non si riesce ad afferrare, l’uomo che completa la strana immagine fa fremere la realtà, seguendo la sua sagoma, senza sovrapporsi a essa.
Dhilarin, da divinità qual è, stava per farlo sparire da questo mondo, nel senso meno metaforico possibile. Dhilarin, da quella ragazzina riottosa che è, lo ha bloccato a metà strada.
(dobbiamo decisamente imparare a coordinarci meglio)
Eh, sì.
Maya si toglie la mano dalla testa, vedo i riccioli appiccicati alla ferita, e si stringe a quello che rimane di Haldan. I suoi occhi sono enormi, terrorizzati.
“Non sparire – gli dice – ti prego, non sparire!”
Forse è il caso di riportare la questione su binari meno deliranti. Dico:
“Non sta sparendo, è bloccato tra il nostro mondo e un altro. Cosa pretendevi, che gli permettessi di uccidermi?”
Maya non si volta nemmeno verso di me, ma è chiaro che prende per buone le mie parole, perché lo investe:
“Mi avevi promesso di non farlo! Avevi promesso che…”
Scoppia in lacrime, abbraccia quel torso che sembra sospeso a mezz’aria. Dal canto suo, Haldan la cinge con l’unico braccio rimasto e mi lancia un’occhiata non di paura, ma di sfida.
“Bene, adesso puoi prenderti la tua rivincita, Dhilarin. Cosa aspetti?”
Derek si porta al mio fianco, con la spada pronta. È un combattente addestrato, magari non ha mai combattuto davvero, ma sa come ci si comporta, su un campo di battaglia. Non fa domande, aspetta solo di vedere come si svolgerà l’azione, e ha chiarissimo qual è il suo schieramento.
Metto una mano sulla sua e gli faccio abbassare la lama.
“Rifugiarsi a Ianmeyr è stata una bella mossa, stregone. Con la partenza domani del signore di queste terre e della sua meravigliosa consorte…”
Fa una smorfia espressiva. Posso ammazzarlo, ma non posso impedirgli di sfottermi. C’è un limite anche ai poteri di una dea.
“…sareste rimasti tranquilli qui almeno per un anno e mezzo, complimenti. Ma non dimentichi un piccolo, piccolo, particolare?”
Haldan non abbassa lo sguardo, e non smette di stringere Maya. È una scenetta talmente patetica che mi sento serrare la gola. Si amano, si amano davvero, e per quanto il destino ci si sia messo d’impegno, per separarli, non c’è riuscito. Dovrei farlo io?
“Non pensavo di potermi nascondere per sempre, Dhilarin. Mi hai scoperto, mi hai catturato. Fai quello che devi e riporta Maya da suo padre. L’ho rapita e non ha colpa di niente.”
“Non è vero!”
Haldan digrigna i denti. “Tu avevi detto che saresti stata zitta.”
“E tu avevi promesso che non avresti attaccato!”
Prima che inizino a battibeccare, reputo opportuno intervenire: “Sì d’accordo, vi siete raccontati a vicenda un bel mucchio di favole per tenervi buoni, adesso possiamo venire al punto? Haldan, ti rendi conto di quello che hai fatto?”
“Cos’è che ha fatto?” interloquisce Derek, che non è un ficcanaso, ma insomma, la situazione richiede proprio qualche ragguaglio. “Ha abbandonato la reggia e ha rapito una fanciulla, per questo verrà condannato, ma non vedo che altro…”
Avrebbe anche cercato di uccidermi, cognatino. Ora, capisco che ormai per tutti voi sia ordinaria amministrazione, ma io continuo a prenderla sul personale, sai com’è…
“Non mi ha rapita! Mi padre ha dato il suo consenso!”
Così non sei di grande aiuto, Maya. Mi tocca alzare la Fendidraghi, e tutti sussultano, come se avessi fatto un gesto di immane aggressività. Maya si para davanti al suo amato, Haldan cerca di spostarla con il braccio libero, Derek mi spalleggia.
Qui, se non sto attenta, e magari starnutisco all’improvviso, scateno una guerra interdimensionale globale.
“Come stavo dicendo, Haldan, non ti dimentichi un piccolo, piccolo particolare?”
Mi trafigge con occhi ardenti, se fossero frecce incendiarie sarei cenere all’istante. No, non se l’era dimenticato, il piccolo particolare.
Dopotutto, l’ho chiamato stregone.
“Sei veramente un prediletto dell’Invisibile – continuo – non so quanti, al tuo posto, potrebbero continuare a praticare magie, come se niente fosse. Dove hai piantato il bordone?”
“Falla finita – risponde, senza abbassare lo sguardo – non avevo speranze di vincere e lo sapevo. Uccidimi, scommetto che non vedi l’ora.”
Maya si para tra lui e me, come se non fossimo amiche, come se non mi conoscesse abbastanza da sapere che non lo farei mai. Ma lei non sa quanto della sua amica di un tempo ci sia ancora, in me. Per Maya, potrei essere diventata un mostro, senza sentimenti e senza umanità.
Per questo, e solo per questo, inghiotto il magone e mi sforzo di parlare ancora, il dialogo è diametralmente opposto al conflitto, finché parliamo, non combattiamo. Le guerre cominciano quando cessa il dialogo, e quindi questo non deve cessare, per nessun motivo, nemmeno se darei qualsiasi cosa per smetterla e risolverla secondo lo stile dei Sorveglianti. Dico:
“Quello che non mi spiego è perché l’hai fatto. Sei un Morghater. Sei Sorvegliante, anche se di rango diverso dal mio. Sai cosa significa il ritorno di Dhilarin su Engelia. Perché l’hai fatto?”
Torce la bocca e non mi degna di risposta, mentre Maya gli fa scudo col proprio corpo. Se potesse, glielo impedirebbe, ma è bloccato, lo tengo tra due mondi e può solo sperare che non decida di strapparlo in due, per lasciarlo cadavere, a cavallo della Soglia. Sa che potrei in qualsiasi momento.
In effetti, non poteva non sapere che l’avrei fatto. Perché me l’ha permesso?
“Perché hai lasciato che tornasse Arthel? Perché sei diventato Arthel, Haldan?”
Faccio un cenno col capo alla mia amica, per me lo rimane, anche se per lei sono quasi un’antagonista, a questo punto. “Per lei? Per proteggerla?”
“Ovvio – è l’immediata risposta – quale altro motivo potrei avere?”
Non ha esitato un momento a confermare. Quasi avesse fretta di avallarmi.
“Giusto – mormoro – quale altro motivo potresti avere?”
Maya solleva la testa. È tremante, spaventatissima, porta un semplice vestito di lino con sopra un grembiule, ha una fascia a tenerle indietro i capelli, l’icona perfetta della mogliettina impegnata a riordinare casa. L’ho colpita duramente, ma non sembra risentirne, o forse è solo talmente preoccupata per Haldan da non farci caso.
“Lwen, per favore, ti prego, vattene. Lasciaci qui e vattene. Ti prego.”
Come se potessi. Come se i Quaranta Regni dell’impero di Morghater non fossero già in caccia, non stessero cercando proprio Arthel, lo cercavano anche prima, per questo avevano tanta fretta di mettermi le mani addosso. Chissà Lars cosa sta passando in queste ore, per coprirmi, per tenermi lontana dalle loro grinfie, e magari, incidentalmente, tenere al sicuro se stesso, visto che lui è mio marito, ovvero un marito scomodo, ovvero una scocciatura da abbattere. Sento la bocca che si secca, mentre formulo il pensiero. Non avevo considerato i rischi, per Lars.
Così, quello che devo fare appare evidentissimo.
“Vi cercheranno, vi troveranno e vi uccideranno – rispondo – togliti dalla testa di poter vivere in pace la tua vita con l’amato, Maya. Quello che ti rimane da vivere, cioè. Vuoi davvero renderlo un bandito, e poi morire giovane e lasciarlo fuggiasco per il resto della vita?”
La sua faccia. Se l’avessi schiaffeggiata, non sarebbe stata più livida. So di essere crudele. Ma so anche cosa significherebbe, perdere l’amato.
“Ragiona, Maya. Non potete nascondervi. Io ho impiegato un momento a trovarvi, d’accordo, io sono Dhilarin e per me è facile, qui c’è la mia nemesi, ma pensi davvero che l’imperatore e tutte le genti di Larieh ci metteranno molto di più?”
Haldan lotta, strattona, sanguina perfino. Incastrato com’è tra un mondo e l’altro, la Soglia tira la pelle, gliela lacera, fa sgorgare rivoletti di sangue, ma lui non si ferma. “Lasciala in pace, ti costa troppo lasciarla in pace? Uccidimi e che sia finita, Dhilarin!”
Guardo il sangue che gli cola dal braccio, parte sgocciola a terra, parte sparisce nel nulla oltre la Soglia, come per un gioco di prestigio. Si deve essere tagliato fino al muscolo, ma sembra fregarsene, pensa solo a Maya. Era così grande il tuo amore, quindi. C’era questo nei tuoi occhi, quando ci siamo separati l’ultima volta.
“Arthel ha sempre trovato Dhilarin, stavolta è avvenuto il contrario e puoi mettere fine alla minaccia, allora fallo, fallo e smettila di tormentarci! Fallo, che aspetti?”
Torno a guardare Maya. Lei guarda me. Nei suoi occhi, che sono grandi e scuri come quelli di una cerva, c’è tanta paura, ma anche tanta decisione. Ostilità? Se facessi solo il gesto di assalire Haldan, ce ne sarebbe.
E sarebbe la mia fine.
“Come va la tua ferita, Maya?”
Sussulta, si tocca il lato della testa, ci preme la mano, ma non risponde. Torno a guardare Haldan, che sanguina, incastrato nella Soglia che non può aprire. Non ha tale potere, lui.
“Perché sei così ansioso di morire?”
“Tu liberami, affrontami ad armi pari, e vedrai, quanto sono ansioso…”
“Ma io non dovrei liberarti – rilevo – Arthel non ha bisogno di essere liberato.”
Si arresta di botto. Ci guardiamo.
Pacatamente, continuo:
“Arthel è colui che pone fine, il Distruttore di Mondi. Nulla può ferirlo, nulla può trattenerlo. Lui è il signore del Labirinto, lui teme solo la lama di drago – sollevo la mia spada, Maya rabbrividisce incontrollabilmente – e non esiste forza che possa opporglisi, nemmeno Dhilarin. Per questo è tanto pericoloso.”
Sento il cuore riempirsi di una pena, che pesa e brucia come piombo fuso nel mio cuore, mentre riabbasso la spada e osservo meglio Maya, alla luce che entra dalla finestra e quella riflessa dalle pentole che ha lucidato, la mia amica è pulita e ordinata, Haldan l’avrà aiutata, ma comunque il grosso l’ha fatto lei, di certo.
Adesso può. Adesso ce l’ha, la forza.
“La tua ferita è già guarita, Maya?”
Derek guarda prima i due innamorati che si proteggono a vicenda, poi me, senza capire. Non è grave. Il mondo, i Mille Mondi, sono pieni di gente che non capisce.
Tra questi, io non sono compresa.
“Non hai rinunciato al bordone – dico, in tono piatto – no, tu hai fatto qualcosa di peggio, tu hai… hai bruciato il bordone. Tu conoscevi il mito, sapevi che Arthel sarebbe tornato, e hai deciso che, visto che era inevitabile, tanto valeva trarne un vantaggio. Sei sempre così realistico e pratico, tu.”
Chiudo gli occhi un momento. Non mi serve conferma, ma tanto vale dirlo a voce alta, così potremo giocare a carte scoperte.
“Arthel è invulnerabile, solo Dhilarin può vincerlo. E tu, Haldan, tu sapevi quali incantesimi evocare, quali sacrifici compiere… il tuo rango di mago, la tua appartenenza alla Corporazione… tu sapevi. Sapevi tutto. E l’ha fatto, vero?”
Derek scuote la testa, non ci capisce niente, e stavolta mi chiede di che diavolo sto parlando.
“La ferita di Maya – rispondo – l’ho colpita forte, non volevo, ma l’ho fatta sanguinare. Perché non sanguina più?”
Nel silenzio che segue, devo riconoscere che, almeno, hanno l’onestà di non cercare di mentirmi. Sarebbe inutile, e comunque non cambierebbe niente, anche se forse Haldan pensa di sì. Forse pensa che non sappia cosa significa, perdere la persona amata e doversi chiedere se non si poteva fare di più, fare l’impossibile, l’impensabile, pur di salvarla.
Siamo più simile di quanto credi, Haldan. Ecco perché non ci sopportiamo, e non ci sopporteremo mai. Siamo lo specchio reciproco, e quello che vediamo ci piace troppo poco per tollerarlo.
“Non è lui Arthel. È lei. Maya è Arthel, il Distruttore di Mondi.”
Perfino Derek, che ne sa molto poco e ne ha capito meno ancora, trasecola.
“Lo stregone ha affrontato il Labirinto per lei e l’ha resa invulnerabile, per poterla salvare, e così facendo ha riportato nel mondo l’ombra che Dhilarin proietta sempre, quando ricompare a Engelia. Un Arthel doveva esserci. Maya doveva salvarsi. La decisione, per chi ha deciso di tentare il tutto per tutto, era facile.”
Maya non si sposta e raddrizza il mento. È pronta ad affrontarmi, a morire, e morirà, perché può anche essere Arthel, ma rimane Maya, che non sa battersi, non sa uccidere, non sa niente a parte il fatto che può farmi molto male; cosa ovvia, ma io mi faccio male sempre, e devo soltanto colpire e colpire e colpire, finché non ci sarà più niente da colpire, e allora potremo tornare indietro e smettere di pensarci.
Ed è a questo punto che la genialità di Haldan diventa palese. Non sono scappati, non ha commesso una follia in un attimo di disperazione, figuriamoci, Haldan la disperazione non sa neanche dove stia di casa, e sicuramente non avrebbe mai trascinato Maya in una follia, dettata da un attimo di disperazione. Mykler ha dato il suo consenso, e probabilmente quello disperato, disposto ad attaccarsi a ogni speranza, anche minima, per salvare la figlia, era lui. Non lo giudico e non considero un tradimento la sua complicità in questo piano. Ma Haldan è un’altra pasta.
Quando gli ho detto della malattia di Maya, non l’ho messo davanti a una scelta, almeno non nel modo che credevo io: quello che ho fatto, parlandogli, è stato semplicemente innescare la sua reazione. Ha calcolato tutto.
Come faccio a saperlo? Perché sono qui, adesso. Proprio dove lui voleva.
Se io sono Dhilarin e Maya è Arthel, può esserci una sola conclusione possibile. Quello realista è lui, d’altronde, ed è stato senz’altro così che ha convinto Maya a seguirlo in questa follia. Fidati di me, le avrà detto, fidati di me, so cosa faccio.
Altroché se lo sa. Glielo leggo negli occhi, lo sa da prima di me.
Getto a terra la spada.
Il sorriso trionfante di Haldan mi fa quasi venire voglia di riprenderla, giuro.

“Sei un figlio di puttana.”
Maya sussulta. “Lwen…!”
“Tu fammi il favore di chiudere il becco – ringhio – per te ne ho tra un momento. Ma tu, Haldan Tern, stregone non più mago, sei un figlio di puttana al cui confronto spariscono tutti gli Arthel della storia di Engelia, dal mito a oggi!”
Incastrato tra due mondi, bloccato in un modo che ad Arthel non potrebbe mai succedere, sanguinante per avere cercato di liberarsi, e idem come sopra, Haldan mi ghigna in faccia così apertamente che avanzo, calpestando la stuoia nuova che Maya spazza ogni giorno, supero la mia amica prima che lei abbia la prontezza di fermarmi – non è colpa sua, sono io che sono un fulmine – alzo una mano, e gliela calo con forza sul muso. Ah, che soddisfazione.
“L’hai usata come esca!”
Maya si mette in mezzo e mi spinge, per proteggerlo. “Lascialo stare!”
Il sangue sulla testa si è fermato, la ferita non esiste più. Ha le guance colorite, la mia amica, e c’è un vigore nuovo nel suo modo di muoversi, nonché nell’energia con cui mi allontana dall’uomo che ha gettato tutto, per salvare lei. Anche se non fossero innamorati, il debito di gratitudine sarebbe immenso, ma sono innamorati, in una combinazione strana e quasi incomprensibile: lui la usa egoisticamente, per salvarla altruisticamente, lei acconsente a qualsiasi sua decisione, per assecondare il proprio bisogno di stargli accanto. Dove uno è egoista, l’altro corrisponde con l’abnegazione, e tutto ciò è molto bello, ma non sono dell’umore di apprezzare quell’unione straordinaria, e restituisco a Maya lo spintone.
“Credevo fossi mia amica! Credevo ti fidassi di me!”
Maya spalleggia Haldan, lui cerca di metterle davanti il braccio, per proteggerla, ma è troppo bloccato per riuscirci.
“Credevo sapessi, dopo avermi vista rischiare la vita per salvare liminari di ogni specie, che mai e poi mai ti avrei assassinata a sangue freddo! Tu mi insulti!”
Almeno, Maya ha il buon gusto di farsi piuttosto rossa in faccia e, forse per dimostrarmi che lo sa, che non pensa che io la voglia sgozzare, si volta parzialmente verso Haldan, offrendomi la schiena vulnerabile.
Il rumore della Soglia che si strappa è un lieve frusciare di aria che fluisce. Di colpo presente, Haldan barcolla, si appoggia a Maya, e lei lo sostiene, senza mostrarsi affaticata, per quel corpo che pesa tanto più del suo. Lui si raddrizza quasi subito, comunque.
“Ti conviene chiudere la Soglia, Dhilarin.” Dice, in tono pacato. Dove è rimasto stretto tra i mondi, la stoffa è tagliata, e vedo il sangue che si allarga lentamente, il taglio lungo il torace è netto come una coltellata. Le Soglie, quando non sono troppo grandi, tendono a collassare su se stesse, e non esiste forza umana che possa impedirlo, di certo non l’insignificante intoppo della carne umana. Se l’avessi abbandonato al suo destino dopo aver ucciso Maya, Haldan non sarebbe stato semplicemente tagliuzzato, ma segato in due.
Mai una gioia.
Con una bestemmia rabbiosa – scusami Ney – afferro i lembi della Soglia e li accosto tra loro, notando solo marginalmente il taglio sul palmo, che si risana al risanarsi della realtà. Sono così imbestialita che non bado a simili particolari, e torno subito a rivoltarmi contro i due rinnegati:
“L’hai usata come esca, sapendo benissimo che non avrei mai avuto il coraggio di ucciderla, bastardo!”
Haldan si mette davanti a Maya, sicuramente per farmi arrabbiare ancora di più. “Non ne saresti stata in grado. Non puoi più ucciderla, non ne hai la capacità. In questo mondo, niente la ucciderà più.”
“Tranne il drago.”
In risposta, lui schiaccia un piede sopra la Fendidraghi. Il simbolismo è fin troppo evidente, e io digrigno i denti.
“Ti avevo detto io come stavano le cose – ringhio – e tu sapevi quanto fosse tesa la situazione. Vi stanno cercando in tutto l’impero, e presto anche qui a Tern.”
“Un problema, davvero.” Ma non sembra impensierito.
Guardo Maya, che è rossissima in faccia e si nasconde dietro l’uomo che è andato a casa sua, le ha detto che l’avrebbe salvata, la cosa le garbasse o meno, e se l’è portata via, oltre le Soglie, oltre i Mondi, Fuori Da Tutto, alla ricerca di Qualcosa che l’avrebbe sottratta a tutte le leggi naturali dei Mille.
Mi chiedo se Mykler sia stato messo a parte di tutto il piano, o se abbia preferito fidarsi senza sapere, per non sentirsi troppo un traditore. Non fa niente. Nessuno lo toccherà, parola di Dhilarin.
“Maya, credevo fossimo amiche.”
Le salgono le lacrime agli occhi. È Arthel, ma è sempre lei, e sa benissimo che non avrei reagito bene, una volta scoperto tutto. Chissà cosa le ha detto Haldan, per convincerla. Forse niente. Forse lo ha seguito, e basta. L’amore fa diventare matti, fa diventare bugiardi, fa diventare eroi, fa diventare criminali.
L’amore fa diventare mostri.
“Non so quale sia la tua malattia, non bastava scoprire così che mi hai sempre mentito – le butto in faccia, con un groppo in gola che non vuole proprio andare giù – io non ti ho mai nascosto niente, nemmeno le cose peggiori, e tu…”
Confusamente, Maya mormora qualcosa sul cuore. Le do sulla voce:
“Credi che l’abbia scelto di essere Dhilarin? Credi che abbia fatto una sola, una singola scelta, da quando è iniziata tutta questa storia? Hanno fatto tutti quello che avete fatto voi due, mi hanno manipolata, mi hanno usata, spostata di qua e di là, e tu… saresti… mia amica!”
Mi devo interrompere, il nodo in gola non mi permette di parlare. In questo momento odio tutti, odio Lars, odio Lyott, odio chiunque. Nessuno, assolutamente nessuno, mi ha mai lasciata libera, mai.
(io sì)
Con uno sforzo sovrumano, riesco a calmarmi. Guardo Haldan, che sostiene impassibile la mia rabbia adolescenziale, sono solo questo, un’adolescente che gioca con forze e poteri più grandi di lei, e tocca ai grandi gestire tutto, prima che io combini il guaio:
“Hai rinunciato al bordone, quindi?”
“No – è la risposta – ma non si può andare Fuori senza pagare un prezzo. È andato distrutto.”
Scrolla le spalle, come se fosse un contrattempo e non, tipo, la catastrofe più gigantesca che un mago si torvi a dover affrontare. Bordone o Maya. Deve avere considerato pleonastico anche pensarci.
“Se mi avessi attaccato, Maya ti avrebbe uccisa.”
“Sì – rispondo – avevo notato che l’amicizia è andata a senso unico, in questi anni.”
Una lacrima sfugge dalle ciglia di Maya, che inizia a dire: “No, Lwen, non…”, ma io non sono affatto dell’umore di starla a sentire, e continuo:
“Così, giusto per curiosità, come concilieresti l’avere riportato su Engelia una disgrazia ancora più grande di Dhilarin, con il tuo ruolo di Sorvegliante dei Morghater?”
“Con una scelta – sorride, divertito – una di quelle che finora ti hanno risparmiato di dover fare, e che adesso dovrai necessariamente compiere.”
“Vaffanculo. Restituiscimi la mia spada.”
Con una galanteria per la quale vorrei grandemente ributtarlo nel Labirinto che ha sfidato, per salvare la vita di Maya, Haldan toglie il piede, raccoglie la Fendidraghi e me la porge, tenendola dalla parte della lama. La afferro, con pochissimo garbo, e sento Derek irrigidirsi, dietro di me. È chiaro che non capisce.
Benvenuto nel mio mondo, Ianmeyr.
Com’è familiare la Fendidraghi, nel mio pugno. Questa è stata una scelta, devo ammetterlo. Avrei potuto lasciare in qualsiasi momento, e invece eccomi qui, e adesso, ovviamente, di lasciare non se ne parla. “Vi cercheranno per uccidervi.”
“Per questo ci siamo nascosti.”
“Vi avrei trovati ovunque, in un attimo.”
“Naturalmente.”
“E tu hai cercato di fermarmi il cuore, appena hai aperto.”
“La prossima volta, non presentarti con la spada in pugno.”
Lo fisso, e lui deve scrollare le spalle. Accenna a Derek, con il mento:
“Lui non era previsto.”
“Non era previsto che portassi qualcuno? D’accordo che della mia intelligenza hai una bassa opinione, ma non sono così tanto stupida.”
Allarga le mani. “A cosa ci sarebbe servita una Dhilarin debole?”
Oh, che carino. Mi ha messa alla prova. Se fossi morta, Maya sarebbe stata libera, se fossi sopravvissuta, anche. Per lui il bilancio era completamente positivo.
“Non me la stai rendendo facile.”
Per un momento, nella curva amara che prende la sua bocca, riesco quasi a vedere l’uomo di cui Maya si è innamorata, quasi:
“Lo è per qualcuno? Ho sempre servito i Morghater, e come tutta ricompensa sono stato mandato in una terra straniera, senza titoli, senza nessuna possibilità di fare mai ritorno. E tu, Stella Scarlatta di Dhilarin, stai per andare incontro allo stesso destino, vedrai che divertimento sarà, per te. Ora voglio questa cosa. Quest’unica cosa. Se vuoi negarcela, fa’ pure. La spada l’hai tu.”
E me l’hai messa in mano perché sai benissimo cosa farò. Che bastardo.
(sarebbe stato una grande controparte)
Allora vai da lui.
(l’avrei ucciso dopo un minuto)
Involontariamente, sorrido. Mi tasto la giacca, dove ho messo la lettera del maestro di Haldan. Non capisco molto bene la magia, non ne so molto perché per le Soglie e Dhilarin non è necessaria, anzi, è quasi deleteria; vi immaginate che casino, fare magie nel Labirinto, nei passaggi interdimensionali?
Non ne so molto di magia, e magari non è neanche magia, quella del maestro di Haldan. Solo affetto per il suo allievo, e speranza. Chissà. Non so molto.
Qualcosa sì, però.
“Vero – confermo – la spada l’ho io.”
Dopodiché, con una mano ancora stretta sulla lettera e l’altra che sembra muoversi per conto suo, mi giro, e colpisco la realtà con il fendente che conosco tanto bene: un atto simbolico, dice Yanel, e sono disposta a crederci, ma è un atto che funziona, quindi continuerò a farlo. Lo faranno quelli che verranno dopo, immagino, e così sarà sempre, finché continuerà a funzionare. È così che nascono le tradizioni.
Dall’altra parte della Soglia, campi coltivati, stradine serpeggianti, un ruscello. Sullo sfondo, il castello svetta come un falco in cima alla rupe, e la bandiera sui bastioni non è la torre coronata di Tern.
Cinghiale bianco, su campo rosso. Spicca fortissimo, sul grigio delle pietre.
Derek soffoca un’esclamazione di sorpresa.
“Scommetto che avete i bagagli pronti – dico, in tono ostile – andateli a prendere, prima che cambi idea. Faccio fatica a
(siamo nel futuro)
credere di stare facendo tutto il contrario di quello che dovrei.”
Maya si asciuga gli occhi, ma sta ancora piangendo. Sono così arrabbiata che mi fa piacere. Piangi, stronza, così non devo piangere io. “Lwen…”
“Cos’è, hai bisogno di aiuto con le borse? Benissimo!”
Ormai sono un fiume in piena, perfino Dhilarin rimane prudentemente in silenzio, mentre vado verso le scale e comincio a salirle, a due a due. Nessuno mi ferma, ma è normale, ci tengono alla vita, e una matta armata di spada che taglia i mondi è incompatibile con l’istinto primario di sopravvivenza. Già sul pianerottolo, sento Derek, di sotto, chiedere cosa accidenti succede, e Haldan commentare succintamente:
“Soluzioni nuove a problemi vecchi, nobile Ianmeyr.”
Andate al diavolo, tutti quanti!
“Questa è camera vostra?”
Neanche mi volto, ho sentito i passi leggeri di Maya, dietro di me – molto dietro di me, non ha il coraggio di avvicinarsi. Ormai guarisce quasi istantaneamente, ma il dolore lo sente ancora tutto, e non sarò io a dire che non mi rivolterei per prenderla a ceffoni.
Arthel Morghater, Colui Che Pone Fine. L’imperatrice Fathiel, e il suo antagonista di allora, possedevano tale dono, che si diluì nel tempo, passò nel sangue dei discendenti, e tutti i Sorveglianti guariscono in fretta. Anche molti che non sono Sorveglianti, probabilmente. La guarigione è condizione necessaria, ma non sufficiente, per impugnare il drago e sorvegliare i varchi tra i mondi.
“Camera mia – è la flebile risposta – Haldan e io non siamo ancora sposati.”
Oh, wow. Meno male che non le ho raccontato i particolari della mia relazione con Lars. La situazione getta una luce interessante su chi sia il vero gentiluomo, tra l’educato aristocratico e il lurido stronzo che ha abbandonato i titoli per il bordone, e poi il bordone per una ragazza che lo manda in bianco.
Mi devo proprio voltare per guardarla, ed è così piccola, tremante, patetica, che davvero non riesco ad associarla all’idea mentale di Arthel: nella mia mente è un turbinio di uomini alti, forti, guerrieri temprati, strateghi astuti e senza scrupoli, mentre Maya, lei
(arthel voluto arthel cercato nemmeno questo era mai successo prima)
sembra sempre la stessa.
Chiedo senza riflettere:
“Hai poteri di guarigione?”
Ha un moto di sorpresa, non si aspettava che glielo chiedessi. La mia stizza cresce ancora:
“Se sei andata là Fuori seguendo Haldan, e l’hai fatto o adesso non sareste braccati da tutto l’impero, a proposito, penserò io a evitare che tuo padre finisca sul patibolo…”
“Lo so – sussurra Maya – Haldan ha detto che non saresti stata così meschina da lasciarlo al suo destino.”
Maledetto bastardo che aveva pianificato tutto. Ha usato la nostra amicizia – beh, la mia amicizia – come scudo, sapeva benissimo che sarebbe finita così. Continuo ringhiando:
“Tu sei malata, praticamente moribonda, e là Fuori è tutto al contrario. Te la sto mettendo giù semplice, ma ciò che è malato qui, là non può esserlo. Haldan si è basato su questa premessa per il suo incantesimo, per farti diventare la mia nemesi, giusto?”
Annuisce in silenzio, immagino che le abbia dato spiegazioni molto più diffuse ed esaurienti, ma non sarebbe in grado di ripeterle, e io non ho bisogno di ascoltarle.
“Se è così, non sei soltanto guarita, al passivo. Tu guarisci, forma attiva. È corretto?”
“Haldan dice che non è guarigione – mi risponde timidamente – dice che io annullo le ferite, le cancello dalla realtà. Ecco perché ora sto bene: non è che sono sana, è che dove c’era la malattia, ora non c’è niente.”
Mi butto indietro i capelli, cerco di raccogliere le idee. “Uno stregone e una guaritrice, quindi. Che stereotipo banale.”
Senza chiedere il permesso, entro in camera sua. Le borse sono già pronte sul letto, e al solo vederle mi viene voglia di buttarle dalla finestra. Devo calmarmi, davvero. Devo ricordare perché Haldan ha fatto questo, qual è stato il motore delle sue azioni, fin dal momento in cui ha ascoltato dalle mie labbra la condanna della persona che amava, che l’aveva respinto, e che lui, nonostante tutto, ha deciso di salvare, a qualsiasi prezzo. L’avrà costretta? Forse sì, almeno in parte. Ha bruciato il suo bordone e voltato le spalle all’ordine dei Sorveglianti, per lei.
Io avrei voltato le spalle a Maya, per Lars? Che domande.
Prendo la cinghia della più pesante delle borse e la sollevo, me la metto a tracolla, con attenzione, con garbo.
“Avrei voluto che me ne parlassi – dico, e sento che ogni aggressività è scomparsa dalla mia voce – io non ti avrei mai fatto del male. Che tu e Haldan possiate averlo pensato mi ferisce.”
“Non l’avrei mai pensato, Lwen. Te lo giuro, mai. Solo… è successo tutto così in fretta, Haldan diceva che non c’era tempo e di fidarmi di lui, che avrei dovuto fare? Diceva che il tempo era esaurito e che le circostanze non sarebbero mai più state così favorevoli, che c’era quest’unica occasione di tentare. E mio padre… lui avrebbe accettato qualsiasi cosa. Lwen, te lo giuro!”
Mi costringo a risponderle che ci credo, perché è vero. Ci credo. Haldan non aveva tempo, perché una volta che fossi partita, sarei stata nelle mani dei Morghater, e dai Morghater non si scappa. O, almeno, credo. Forse potrei.
(dobbiamo parlare con il basilisco bianco)
Eh, già.
Passo accanto a Maya senza una parola, pensierosa, e lei non si azzarda a insistere. Ci sta male, lo so, e tutta la scenetta di poco fa, io ti salvo, tu mi copri, deve averla fatta stare anche peggio. Non è nata per gli imbrogli e i giochi di potere, quest’Arthel. Non più di quanto io sia nata per fare la dea.
Davvero, i tempi cambiano.
Ho idea che i Morghater non l’accetteranno facilmente.
Torniamo giù, e intanto Haldan e Derek hanno trovato qualcosa di cui parlare, l’argomento è “ti uccido prima che uccida me”, mi metto in mezzo giusto l’attimo prima che si sollevino le spade.
“Facciamola corta, d’accordo?”. Sono di pessimo umore, che non migliora vedendo che Haldan si affretta a prendere le borse di Maya, lasciando me carica come un multo. Gli scaravento ai piedi il bagaglio, tanto sono sicura che questo borsone, che pesa un accidente, è roba sua. “Tu, rompicoglioni dei Morghater, passa dall’altra parte, tu, moglie del rompicoglioni…”
Timidamente, Maya osserva che non è ancora sua moglie. La piaggeria di questo Arthel mi fa venire voglia di tornare agli antichi fasti, guerra, combattimento, e la faccio a fettine.
“Sì, sei sua moglie! Siete sposati, va bene? Per decreto divino, io sono una dea, sono Dhilarin, e dico che siete sposati. Qualcuno ha qualcosa da obiettare all’unione?”
Derek apre la bocca, poi, molto saggiamente, la richiude, così posso concludere la cerimonia:
“Puoi baciare la sposa e i Mille Mondi sono testimoni!”
Haldan tossicchia, un po’ a disagio, e finalmente ho la soddisfazione di vederlo distogliere lo sguardo, non riuscendo a reggere il mio. In effetti, credo di essere abbastanza abominevole, in questo momento, e come cerimonia, credo che si possa collocare giusto un gradino più su dello stupro in un vicolo, ma non potrebbe fregarmene di meno.
I matrimoni lampo sono la moda del momento, non lamentatevi.
“Per te va bene essere sposata da Dhilarin, Arthel?”
Più svelta dei maschi presenti, Maya fa sì sì con la testa, e anche questa rogna viene grattata via.
“Adesso dall’altra parte, piccioncini. Tu aspettami qui, cognato.”
“Scordatelo. Se ti lascio andare da sola, Lars mi ucciderà.”
A suo merito, devo dire che ha una voce ferma e che gli occhi passano dall’abominevole cognata agli straniti sposini alla Soglia per un altro continente senza abbassarsi.
“E poi voglio capire cosa sta succedendo. Perché mi sembra che tu li stia facendo scappare, ed è una cosa talmente…”
“…stupida? Concordo. Ma è quello che stiamo facendo.”
Mi fissa a bocca aperta. Sto per mandarlo al diavolo, ma mi ricordo che è mio cognato e devo essere paziente, quindi sospiro e spiego:
“Haldan ha commesso un crimine per il quale i Morghater lo cercheranno ovunque a Larieh, e Maya è praticamente già cadavere. Non possono rimanere. Ma, d’altra parte, non ce n’è neppure bisogno. Tieni, rompicoglioni.”
Tiro fuori la lettera del suo maestro e gliela lancio. Mentre lui apre e legge, io illustro a Derek la situazione contingente:
“Non ucciderò Maya. È fuori questione, e del resto lei non ucciderebbe mai me, vero, Maya?”
“Verissimo, verissimo.” Conferma sollecita. Che carina.
“Una guerra si combatte solo se i contendenti scendono in campo. Quello che noi faremo, in quest’epoca di cambiamenti, sarà rifiutarci di combattere un’altra guerra dei Mille Mondi, e che Arthel si tenga molto lontano dal Labirinto, perché la Madre… l’entità che tutto divora per poi tutto partorire nuovamente, a ricominciare il ciclo… non prenderà troppo bene la defezione. Un Arthel traditore non è meglio di un Dhilarin traditore
(un po’ ciascuno non fa male a nessuno)
e in nessuno dei due casi i Morghater ci perdonerebbero. Hanno messo in piedi un apparato di protezione, affinato in trecento anni, e non saremo certo noi a buttarlo giù. Non funziona così, e qualcuno deve sparire. Data la situazione politica attuale, meglio che a sparire sia Arthel, per il semplice fatto che non hanno ancora scoperto chi sia e non lo possono rintracciare, se io non coopero. Cosa che non farò. Tutto chiaro, adesso?”
“Ma… ma…”
Gli volto le spalle e ripeto, non troppo gentilmente, di passare dall’altra parte, che non ho tutto il giorno e Lars, pur essendo mio scudiero, mio marito e mio protettore, avrà bisogno di un po’ di tempo per digerire quest’ultima iniziativa. Forse non tantissimo, però. Credo si stia all’incirca rassegnando.
Il primo a muoversi è Haldan. Ripiega con cura la lettera del suo maestro, e giurerei che a lampeggiargli così forte negli occhi non è il riflesso del sole sui tegami appesi al muro. È un cinico e un realista, ma ha dei sentimenti, anche se piuttosto che ammetterlo, si farebbe ammazzare. Chissà se questo a Maya piace, o se la esaspera. Vederlo nel prato, mentre noi siamo ancora al chiuso, è un po’ strano.
Maya esita un momento.
“Non tornerei nel Labirinto per niente al mondo – mi assicura – quel posto è orribile.”
Nebbia, non-aria, non-terra, non-luce, non-materia. Bisogna essere profondamente corrotti
(uno degli arthel lo era)
o profondamente disperati, per recarvisi volontariamente. Devo ammetterlo: buona parte della mia antipatia per Haldan è dovuta al fatto che non è stato a piangersi addosso, lui ha deciso cosa voleva e non si è fermato finché non l’ha ottenuto. La sua mancanza di scrupoli ha salvato la vita di Maya, ed è per questo che lui, portando la distruzione su Engelia, ha agito per il bene, mentre io, che mi barcameno tra interessi e conflitti di ogni tipo, sto andando dritta verso il disastro.
A volte occorre Uscire, quali che siano le conseguenze. Ha ragione lui.
“Sì, non da andarci in vacanza – le concedo – e a meno che tu non voglia innescare una reazione che porterebbe al collasso dei Mille Mondi, farai bene a dimenticarti anche dell’esistenza di cose come i Sorveglianti, i Morghater, e perfino del fatto di essere miracolosamente guarita. Sei la moglie di Haldan lo stregone, tanto ti dovrà bastare, per questa vita.”
“Non ho mai desiderato altro, per questa vita.”
E segue il marito, che le prende una mano per aiutarla, mentre passa nell’erba morbida, oltre il passaggio. Vedere il suo volto cambiare, dalla tesa preoccupazione, alla luminosa felicità, nel rendersi conto che sono salvi, e che sono insieme, mi dà da pensare. Perfino per me, è una situazione un po’ strana, il che significa che per i Morghater sarebbe una follia inaccettabile: l’equilibrio e la vita dei Mille Mondi dipendono da quanto due ragazzine sono innamorate dei rispettivi compagni.
Oh, beh. Esistono equilibri molto più precari, immagino.
Maya si getta tra le braccia di Haldan e le sue spalle sono scosse dai singhiozzi. Haldan, dal canto suo, stringe nel pugno la lettera del suo maestro, e adesso che lo vedo sotto il sole, posso giurare che ha gli occhi lucidi.
L’aria è pulita, dall’altra parte. Lo stendardo del cinghiale bianco di Elunar sembra quasi oscurare il sole, tanto è grande. Mi volto verso Derek, che compie il suo primo balzo interdimensionale con le labbra strette e la fronte sudata, ma non esita, sangue di Lars, l’esitazione non è geneticamente prevista. Si guarda attorno.
“Siamo su Runika – la sua voce è piatta – siamo dall’altra parte del mondo, in un altro continente.”
Annuisco a conferma: “Dubito che i Morghater abbiano le mani in pasta anche qui, oltre l’oceano, oltre l’impero e i regni alleati. Ci saranno senz’altro dei Sorveglianti ma, come dire, se voi non dite niente, e non dirò niente io, nessuno saprà niente, giusto?”
Haldan tiene ancora stretta Maya e so che gli è scappata una lacrimuccia, nel leggere la lettera del suo maestro, il suo addio e la sua benedizione, il legame tra maestro e allievo è sempre molto stretto; ma il suo sguardo, quando mi squadra, è quello derisorio di sempre:
“Quand’anche lo sapessero, Dhilarin, i Sorveglianti sono tenuti all’obbedienza verso di te, non verso l’imperatore. Per quale altra ragione credi che ti voglia a tutti i costi?”
Scrollo le spalle, come se non mi avesse appena fornito un’informazione essenziale. È vero, i Sorveglianti sono i miei Sorveglianti, non i Sorveglianti dei Morghater.
Ho come la vaga sensazione che questo fatto mi tornerà molto utile.
“I Sorveglianti fuori dall’impero non vi daranno fastidio – dico, ed è una cosa che so mentre la dico – state lontani dalle Soglie e da qualsiasi cosa abbia a che fare coi Mille Mondi, e andremo sempre d’accordo. Maya, tieni per te il potere di Arthel. È distruttivo, è annichilazione. Se lo scatenerai…”
“No, mai, mai! Io…”
“Se lo scatenerai – continuo come se non avesse parlato – io dovrò tornare. E non tornerò da sola, e non finirà bene, per niente. Potresti… avere la tentazione. Non so. Forse la Madre cercherà di riaverti: se vi trovaste in difficoltà, allora, e solo allora, potrete avvicinarvi alle Soglie per contattarmi, ma altrimenti, evitatelo come le lenzuola di un appestato. In questo regno il sovrano cercava un mago, vero Haldan?”
Lo dico perché l’altra ragione della mia scelta, la presenza della scuola che Maya desiderava frequentare, è pleonastica. Haldan annuisce.
“Il mio maestro… è venuto a cercarti per consegnarti le mie referenze?”
“Già, a quanto pare, tutti erano al corrente del tuo piano, tranne me. E anche questo era il tuo piano.”
Alza le spalle. Oh, se lo odio. Taglio subito corto:
“Noi dobbiamo tornare, adesso. Sono sicura che ve la caverete benissimo. Dirò a Mykler che siete tutti e due sani e salvi, d’accordo?”
Maya mi abbraccia di nuovo, senza parlare. Sa quanto me che questo è un addio, e che se non lo fosse, rivederci sarebbe il segnale che le cose vanno male, peggio che male. Quindi deve essere un addio, ed entrambe dobbiamo dedicare la nostra vita a fare in modo che lo sia.
Mi ritrovo a ricambiare l’abbraccio e a frignare come una scema. È la mia unica amica, la mia migliore amica. Avrò altre amiche in futuro, non dico di no, ma nessuna di loro sarà mai lei, nessuna può essere Maya.
“Teniamo integri i Mille Mondi – le sussurro, quando ci dobbiamo staccare – scriviamo una nuova pagina, nella storia di Arthel e Dhilarin.”
Il sorriso tra le lacrime della mia amica mi commuove.
Spero che questa parte del mito rimanga sempre così com’è. È perfetta. Un momento perfetto.
Purtroppo i momenti perfetti durano un momento, e anche questo, subito, finisce.
Resisto fino a che non mi sono chiusa il passaggio alle spalle, nessuna ferita, non è uno strappo tra i mondi, non ferisce Dhilarin, e a questo punto la spada mi sfugge di mano, finisce a terra, e io mi accascio singhiozzando. Ho solo chiuso un passaggio, cerco di dirmi, ho fatto quello che faccio sempre, rimando indietro i liminari, stavolta erano liminari umani ma poco cambia, ho soltanto fatto quello che faccio sempre, sono un Sorvegliante, ho chiuso un passaggio, e basta.
Non funziona. Non ci casco. Per questo piango.
Sento che Derek mi batte sulla spalla, goffamente, non sa cosa dire, ma tanto non c’è niente da dire, Haldan e Maya in questo momento si stanno dirigendo al palazzo reale, una bella sorpresa per re Zagart VII, e io ho perso un’altra persona a cui voglio bene. Anzi, due.
Domani dovrò perdere anche Tern.

9 thoughts on “Capitolo 32”

  1. Vale
    Vale says:

    “Mai una gioia.” lol! XD

    1. Lem
      Lem says:

      Perché? u.u

      1. Vale
        Vale says:

        Ma così, è un’espressione che mi fa ridere. XD
        È usata in tono ironico, no?

        Comunque fighissimo il fatto che Arthel è una donna! Mi piacissimo!

        1. Lem
          Lem says:

          Ero sicura che avresti apprezzato XD

  2. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

    almeno per questa generazione direi che la catastrofe è evitata: se dhalarin e arthel sono amiche, nessuna delle due ucciderebbe mai l’altra… una cosa da provare sarebbe fa concentrare dhalarin e arthel nella stessa persona (santa priscilla fa che li abbia scritti giusti)

    1. Vale
      Vale says:

      Non metterle in testa idee bisl…
      Ehi, un momento! Mettigliele eccome! Mi piace sta cosa!
      Dhilarin e Arthel nello stesso corpo, lol.

      1. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

        se c’è da mettere idee bislacche conta pure su di me… ;D
        sono brava a complicare le cose (non a risolverle, ma questo è un dettaglio irrilevante)
        tipo: cosa succede nei vari mondi attraverso i quali i piccioncini e seguito alato passano? se il tempo scorre in modo diverso e quindi si ritrovano un altro Arthel e questi si innamora della successiva Dhalarin ed entrambi sanno chi sono?

      2. Lem
        Lem says:

        Voi due.
        La piantate di mettere idee strambe in testa ai miei personaggi, che già così mi scappano da tutte le parti e non riesco a tenerli?
        *coff*Fathiel*COFFCOFF*

        1. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

          scusa… è più forte di me… *faccina innocente* 😉

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