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Capitolo 25

Dopo che Mykler ha finito la conta delle costole, Lars dichiara che, com’è giusto, gli spetta il podio del vincitore. Il suo riepilogo:
“Sei incrinate e una rotta, più un braccio spezzato, setto nasale fratturato e la zona dell’anca che sembra arata da uno dei miei mezzadri. Valgono più delle tue costole rotte e un paio di ematomi che ti renderanno molto doloroso sederti, nei prossimi giorni.”
“La pianti di dire scemenze?”
Odio essere battuta da uno scudiero. Soprattutto se detto scudiero si è ridotto in un tale stato perché, l’attimo prima dello schianto, mi ha afferrata per mettersi tra me e i cespugli, che nel cervello inutile di Seddogh avevano l’incarico di attutire l’urto. Perlomeno, aggrappandosi con gli unghioni e gli artigli alle articolazioni delle ali, lui ha evitato di fare la fine della susina matura che cade dall’albero, ma il contraccolpo ha sbalzato me e Lars come due pulci. La deflagrazione del suolo contro il mio divino corpo è stata accecante e fin troppo familiare. L’ultimo pensiero razionale che ho avuto è stato cercare il collo di Lars con le mani, per essere sicura che fosse ancora lì, che fosse saldo, e che la giugulare pulsasse adeguatamente. Tutto a posto.
Dopodiché, ho riaperto gli occhi e Mykler mi sbraitava addosso, mentre mi stritolava il torace nelle bende rigide che sono vecchie amiche delle mie costole.
Dopo che hai scoperto la tua natura divina e che hai visto i confini dei Mille Mondi, è bello tornare alla quotidianità.
Mykler aggancia le bende rigide sulla schiena e la fedele Darithia si affretta a coprirmi con la vestaglia, per salvarmi il pudore. Mi trovo in uno dei tanti salotti di casa Ianmeyr, insieme al mio medico e al mio uomo, quindi non so di che pudore dovrei preoccuparmi, ma è la mia cameriera e fa il suo dovere. Comunque, avevo freddo. Mi stringo addosso i lembi della vestaglia.
“Come sta Seddogh?”
“Meglio di te, lui ha la pelle dura. Dov’è atterrato si formerà un bellissimo laghetto, alla prossima stagione delle piogge. Potete metterci delle panchine attorno e un bel gazebo con vista sul cratere.”
Quando il tuo medico è di cattivo umore, conviene abbassare il profilo e fare finta di essere contriti.
“Ci siamo salvati per miracolo, lo so. Adesso puoi anche vantare di essere un chirurgo di draghi. Com’è stata l’esperienza?”
Mi abbassa una palpebra senza un briciolo di delicatezza per guardarmi dentro le pupille e le mucose interne, che se fossero sbiadite indicherebbero un’emorragia interna e la necessità di interventi più radicali. Sospiro di sollievo quando mi lascia andare l’occhio con un grugnito di promozione.
“Impossibile ricucirlo. Non c’è ago che possa perforare quella pelle. Ma la coagulazione è stata così veloce che ormai sarà quasi tutto cicatrizzato, e almeno ha avuto il buon senso di chiudere le ali prima di finire in mezzo ai rami.”
“Non credo che un ramo possa squarciare cuoio di drago.”
“Ah, no? E i tagli come se li è fatti, allora?”
“Seddogh ormai è carne di questo mondo. Si è avvicinato a… all’altra cosa, per prenderci al volo, ed evidentemente non è stato un bagno di salute, per lui.”
Qualcosa nel mio tono fa capire a Mykler che è il caso di mostrarsi un po’ più accomodanti.
“Comunque sia, guarirà molto prima di voi due, cosa per la quale sono profondamente grato. Ho temuto per la mia vita al solo disinfettarlo.”
“Non ti avrebbe fatto niente. Seddogh minaccia sempre, per nascondere che non farebbe del male a nessuno.”
“Ho notato che minaccia – risponde asciutto – ho imparato svariati termini nuovi, cosa davvero notevole, se si considera che mi sono laureato quando a chirurgia non si era ancora diffuso l’uso dell’etere come anestetico. Comunque sono più in pensiero per voi due. Spero che il naso vi torni com’era, nobile Ianmeyr. L’ho raddrizzato, ma non si può mai sapere fino a completa guarigione.”
Da vero uomo, Lars alza le spalle, e a nessuno sarà mai dato sapere se il rischio di ritrovarsi per sempre con un naso da pugile lo irriti o meno.
Si limita a chiedere: “Anche gli scudieri possono contare sulla guarigione straordinaria dei Sorveglianti?”
(lui basilisco bianco per noi sacro ora e in eterno)
“Sì.” rispondo. Torno a rivolgermi a Mykler: “Quanto tempo ci vorrà, per tornare operativi?”
Il mio medico curante deve appoggiarsi al bastone, come se la mia domanda lo avesse spintonato fisicamente.
“Sei precipitata da una lacerazione della realtà che sembrava la nascita di un uragano. Metà della popolazione di Tern è scappata di corsa, l’altra metà aveva troppa paura anche per muoversi. Abbiamo visto un drago levarsi in cielo e poi cadere, tra i fulmini che piovevano sulla piana, senza che fosse scoppiato nessun temporale. C’era così tanta luce che vedevamo tutto come fosse giorno.”
Accidenti, deve essere stato qualcosa di fantastico da vedere. Mi perdo sempre gli spettacoli migliori.
“Stella Scarlatta è diventata grande il doppio, ormai oscura anche la luna, se non è completamente piena.” Mykler si massaggia le tempie, come per riordinarsi le idee in punta di polpastrelli. “Dicono che Dhilarin sia tornato. È vero?”
“Quanto potremo tornare operativi?”
“Era la Soglia più spaventosa che abbia mai visto. È un miracolo che siate ancora vivi. Pensa a guarire, prima di volerti di nuovo buttare nella fornace.”
Si rivolge a Lars.
“Voi sapete cosa sta succedendo a corte, in questi giorni. Diteglielo voi.”
Lars chiede: “Quando potremo tornare operativi?”
Niente vale come uno scudiero capace di spalleggiarti a oltranza.
Mykler alza gli occhi al cielo.
“Pazzi – riassume – siete tutti e due pazzi!”
Appoggiandosi deciso al bastone, finisce di mescere le porcherie con cui ogni volta mi rattoppa per rimettermi in piedi, divide in due coppe diverse, e ne porge una ciascuno.
“Se è vero quello che dicono, dovreste pensare a starne fuori.”
Bevo un sorso, faccio una smorfia. Mykler è della scuola di pensiero secondo cui la medicina cattiva cura meglio di quella con un po’ di miele dentro.
“E cosa dicono?”
“Quello che ho detto prima. Dicono che Dhilarin è tornato.”
Come per comune accordo, Lars e io tracanniamo la schifezza e posiamo le coppe vuote.
Capisce l’antifona. “So di non avere il diritto di chiedere, e non chiederò. Ma come medico devo consigliare riposo assoluto almeno per un paio di settimane.”
Un paio di settimane. Sarei fortunata a poter riposare un paio d’ore.
“La Soglia che si è aperta era così grande?”
Mykler va da Lars per esaminare gli occhi. Con lui è molto più rispettoso. Dannazione alla nobiltà!
Parla lentamente, senza guardare nessuno:
“È stato come se il cielo si squarciasse. Sembrava… sanguinare. Stella Scarlatta era proprio nel mezzo, capisci, e il fragore ha fatto affacciare tutti. Lì per lì sembrava che le stelle si spegnessero perché una nuvola le aveva oscurate, ma la tenebra era diversa. Non era neanche tenebra, piuttosto…”
Si interrompe, per cercare le parole giuste, ma io le conosco già.
“La negazione della tenebra.” dico piattamente, e Mykler annuisce.
“Poi sono cominciati i lampi, lampi strani, diversi dal normale. Non hanno bruciato nessun albero, si sono scaricati tutti sulla pianura, come se stessero… toccandola, capisci? Sembravano una mano enorme che toccava il mondo, per decidere se andava bene per lui.”
Mykler era un Sorvegliante, un tempo. Le sue sensazioni sono quelle corrette, quindi lo è il modo di esporle.
“E poi il drago ha preso il volo e abbiamo visto che cadeva qualcuno, nella luce dei lampi. Lo squarcio si è richiuso, ed è tutto.”
È tutto. Sarebbe carino, se fosse davvero così.
“Maya deve essersi spaventata a morte. Dille che abbiamo richiuso, quella Soglia non si riaprirà mai più.”
(bugiarda)
“Maya ha più paura per te, che per se stessa. È meno pusillanime di quanto credi.”
Il tono è vagamente accusatorio, e gli scocco un’occhiata sorpresa. Mykler sostiene con fermezza il mio sguardo, e capisco che c’è qualcosa che vuole dirmi.
“Lars, se con te ha finito, vorrei accompagnare il nostro ospite. Tornerò subito, d’accordo?”
In altre circostanze avrebbe protestato, ma a parte il fatto di essere conciato assai peggio di me, ha capito benissimo, e si limita ad annuire. Il suo valletto gli sistema meglio i cuscini dietro la schiena, e lui si adagia sul divano, a occhi chiusi. Non si lamenta, so che morirebbe prima di farlo davanti a me, ma sta male. Tanto.
Mi giro in fretta, prima di sentirmi pungere gli occhi al pensiero che si sia ridotto così per colpa mia.
“Appoggiatevi a me, signorina.” dice la solerte Darithia che, dopo avere visto il cielo aprirsi e il non-mondo cascare fuori, insieme ai suoi datori di lavoro, è impeccabilmente inamidata, la crocchia in perfetto tiraggio, sotto la cuffia candida. Il pensiero che, come cameriera personale di nobildonne, abbia visto e sentito cose ben più sconvolgenti di Mille Mondi aperti sopra la sua testa, è un argomento formidabile per chiudere la bocca a chiunque pensi che aristocratico è bello.
Camminiamo adagio lungo il corridoio. Le costole incrinate mi fanno male e sono tutta irrigidita nei bendaggi, ho un sacco di contusioni e tagli che a ogni passo mi ricordano che anche i Sorveglianti possono restarci secchi, se esagerano, e sulle scale Mykler mi sorpassa nettamente, gamba di legno e tutto.
“Aspetta – protesto – possiamo parlare da fermi o devi farmi scontare uno sgarbo che nemmeno immagino?”
Mykler sorride amaro, ma si ferma. Mi appoggio alla balaustra di marmo, per non gravare addosso a Darithia.
“Puoi lasciarci, per favore?”
Veramente non dovrei chiedere per favore a una serva, ma chi se ne frega. Sono una dea e faccio come mi pare.
(hai un’idea distorta del concetto di divinità)
Visto che Mykler non sembra avere intenzione di togliermi dall’imbarazzo, parlo per prima:
“Non possiamo permetterci due settimane di riposo. Dacci le pozioni che servono, per tenere a bada il dolore, e sarà quel che
(io)
gli dei vorranno. Sai bene che la situazione non permette pause.”
“Ho già dato istruzioni all’attendente della casa. Per deontologia devo consigliarti il riposo, per buon senso cerco di arginare i danni quando disattendi le mie indicazioni.”
Passa il peso del corpo dalla gamba buona alla protesi di legno. Con i calzoni e le scarpe, nessuno direbbe che è storpio, tranne per il bastone. È un gentiluomo distinto, con un pizzetto curato sale e pepe e un bel po’ di vedove che gli fanno gli occhi dolci, senza che lui dia il minimo segno di volersi risposare. Ha dedicato la sua vita ai Mille Mondi, e adesso la dedica alla figlia. Maya è tutto, per lui. Se vuole proteggerla, lo capisco benissimo.
Dico: “Si preparano giorni di fuoco, questo te lo posso rivelare. Anzi, credo stia già iniziando.”
Accenno con il mento al piano di sotto, dove i passi e le voci mi dicono che c’è parecchia gente che chiede un colloquio con il nobile Ianmeyr. Avrà pace solo per poco tempo, povero Lars.
“È venuto il nobile Haldan a casa mia, stamani.” dice Mykler.
“Ah.” posso solo rispondere. La fine del mondo non ferma il mondo stesso, anzi a dirla tutta, probabilmente Haldan è ancora più sulle spine. Se la tua donna ti lascia e congiuntamente scoppia l’apocalisse, la serenità è qualcosa di piuttosto utopico.
Mykler prosegue: “So che al momento hai ben altro di cui preoccuparti, ma se Maya è ancora tua amica…”
“Certo che sì!”
“… vorrei chiederti di spendere un pensiero su di lei. Temo che l’ambiente di Tern non sia molto salubre per la figlia di un Sorvegliante, ancorché mutilato.”
“Possiamo andare in un salotto, a parlarne con calma.”
Mi interrompo perché sta scuotendo la testa. “Il nobile Haldan è venuto a chiedermi il consenso di sposarla.”
“Ah… avevo capito che il fidanzamento era stato sciolto.”
“Non esattamente, dato che non era ancora stato concluso. E Maya è minorenne, di conseguenza deve attenersi al mio volere.”
Tutta la simpatia che potevo provare per Haldan svanisce all’istante. Voleva costringerla a sposarlo, quel bastardo! Non sa proprio perdere, eh?
Dico, cautamente: “Credo che Maya abbia le sue buone ragioni, per non volersi sposare con il nobile Haldan.”
Mykler non risponde. Sposta di nuovo il peso sulla gamba sana.
“Non avrai acconsentito, vero?”
“Gli ho risposto quello che hai pensato tu un momento fa.”
Ehi, qui di gente che mi legge in testa ce n’è già fin troppa. Fuori dal mio cervello, almeno tu.
“L’avversione per un matrimonio forzato l’avevi scritta in faccia, Lwen. Non so se te l’hanno mai detto, ma non sei molto brava a dissimulare.”
“No, non me l’aveva mai detto nessuno – dico, sarcastica – perciò hai rifiutato e l’hai mandato via a calci?”
“Ho rifiutato – risponde Mykler – ma gli ho detto che farò tutto il possibile perché Maya si convinca a cambiare idea. Ed è per questo che ti chiedo di aiutarmi.”
“Spiacente, non ho intenzione di convincere la mia migliore amica a sposarsi con qualcuno che la tratterebbe come un uccellino in gabbia.”
Mykler inarca un sopracciglio. Per un momento, è identico a Lars.
“Oh, ti ha detto così, allora?”
Uhm. Questo tipo di domanda retorica presuppone che Mykler si accinga a smontare la mia argomentazione, ma devo comunque esporla:
“Mi ha detto che Haldan la opprime, quasi la tiranneggia, e che non la lascia nemmeno respirare. Mi ha detto che sono incompatibili, e che preferisce rompere il legame adesso, per evitare a entrambi una vita di sofferenza.”
“E tu le hai creduto?”
Dal tono, sembra non capacitarsi della mia stupidità.
“Perché dovrebbe mentirmi? Siamo amiche.”
“Sì – dice Mykler – siete amiche. E questo è precisamente il motivo per cui ti ha mentito.”
Stavolta sono io a spostare il peso da un piede all’altro, a disagio.
“Mi ha detto che non sopporta che lui le tenga nascoste cose importanti come le sue parentele, che se non ha fiducia in lei non può pensare di condividere la vita con lei, e…”
La voce mi si spegne, davanti al triste tentennare di capo, da parte di Mykler. Mi ritorna in mente quello che aveva detto Lars, a riguardo, e comincio a sentire un certo calore al viso. Mi vanto tanto di essere intelligente, sveglia, capace di capire le cose al volo, ma a quanto pare non è così.
La voce mi si indurisce: “Perché non vuole sposarlo, allora?”
“Per lo stesso motivo per cui non ho potuto acconsentire alla richiesta del nobile Haldan, malgrado fosse giusta. Gliel’avrei data subito, se avessi potuto.”
“Contro la sua volontà!”
“Maya non desidera altro che essere sua moglie. Sta soffrendo terribilmente, per quello che accade.”
“D’accordo, sono ufficialmente disorientata. E mi fanno male le ossa, quindi, per piacere, parla chiaro. Di misteri ne ho fin sopra i capelli.”
“Non ti sei mai chiesta perché mia figlia non sia diventata Sorvegliante, malgrado la sua grande sensibilità?”
“Pensavo fosse perché tu volevi che rimanesse al sicuro. Ma a quanto pare penso un sacco di cose sbagliate.”
Mykler sorride, un sorriso triste. “Il nobile Haldan ha cercato in ogni modo di convincermi, e ti prego di credermi se ti dico che sarebbe la migliore delle unioni. Quei due ragazzi sono metà perfette.”
Sì beh, lo stupro matrimoniale cura molto presto questo tipo di romanticherie. Ma già mentre lo penso, mi rendo conto, a disagio, che Haldan non farebbe mai niente del genere a Maya. Sposarla è una cosa, costringerla un’altra. Non le farebbe mai del male.
In effetti, è lei che ne sta facendo a lui, adesso.
“È venuta con me all’Adunanza, per avere chiarezza. Hanno discusso.”
“Voleva chiarezza, ma per se stessa. Occorre tempo, per darsi la forza di voltare le spalle alla felicità.”
Sentire un austero gentiluomo di mezz’età parlare di felicità amorosa è piuttosto straniante. Attorno a me, ormai tutti fanno discorsi surreali.
“Insomma, cosa significa?”
Mykler sospira, guarda in basso, dove la gente che aspetta di parlare con il nobile Ianmeyr cerca un servitore che possa agevolargli la strada, senza successo. Il piano superiore di casa è privato.
Sto quasi arrossendo come una scema, per una scemissima divagazione mentale sul fatto che trovarmi qui, al piano superiore, mi infili di diritto nella vita privata di Lars.
Mykler riprende a parlare e mi spiega tutto ben bene.
Dapprima spalanco gli occhi. Poi mi sento sbiancare, fin nelle ossa. Alla fine, credo di essere giallastra. Il sangue mi si è cagliato nelle vene, e il sudore diaccio che mi affiora alla nuca non ha niente a che vedere con il dolore delle costole incrinate.
Non so se rispondo al saluto del mio medico curante, padre della mia migliore amica, ma in ogni caso lui mi scocca un’ultima occhiata, di una tristezza inesprimibile, poi mi volta le spalle e inizia a scendere le scale.
L’intendente lo intercetta subito, per evitare che venga assalito dai postulanti e i messaggeri, che vogliono sapere se il nobile Ianmeyr è abbastanza in forze da riceverli. La cosa buffa è che nei discorsi, smozzicati dallo sfalsamento dei piani, sento più volte anche il mio nome. Credo che la mia vita segreta non sia più tanto segreta.
Dopo un po’, Darithia torna discretamente, ma non mi chiede se voglio tornare in camera. Da buona cameriera personale, capisce che la padroncina è turbata e non è il caso di disturbarla.
Senza riscuotermi, mi trascino lungo il corridoio, fino a tornare da Lars. Nel vedermi, sembra allarmato. Nell’ascoltarmi, si impietosisce.
Quando nel salottino viene introdotto il messo reale, che veste il bianco e il rosso e porta ricamata sul petto, in filo d’oro, la torre coronata di Tern, ascolto con un solo orecchio. Ho la testa piena solo delle parole di Mykler, della bugia di Maya, e di tutto l’amore e il dolore che Mille Mondi possono a stento contenere. Sento la testa pesantissima, come se si stesse gonfiando, gonfiando, fino a che non scoppierà.
Non è giusto. L’unica certezza che mi rimane è che non è giusto.
(niente è mai giusto)
Insomma, me lo devono ripetere due volte, prima il messo e poi Lars, che sono stata convocata ufficialmente alla reggia, per un’udienza con le loro maestà reali.

One thought on “Capitolo 25”

  1. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

    adesso che so chi è stravedo per Yanel (non quanto stravedo per Arkan padre e per Azerhyon e per Alexion)

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