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Capitolo 20

(sei quasi pronta)
Lasciami in pace.
(manca poco pochissimo)
Perché hai scelto me, non capisco.
(non è una scelta)
Sei tu a essere venuta da me.
(non più di quanto a te sia venuta la tua mano destra o la tua pelle o il tuo cuore)
Tutti ti vogliono e tutti hanno paura di te.
(dhilarin è solo è l’unico a essere solo)
Non voglio.
(deve essere come decide dhilarin non come decide qualcun altro)
Mi tiro seduta sul letto. È mattina.
Accanto a me, Lars alza la testa dal libro che sta leggendo. Lo ha messo aperto sul cuscino e sfoglia le pagine, coperto soltanto dal lenzuolo. C’è un uomo nudo nel mio letto. Reminescenze non proprio caste di quello che è successo stanotte mi assalgono, e mi sento avvampare.
“Buongiorno – dico, per dominare l’imbarazzo – hai fame?”
Lars si solleva, mi prende tra le braccia. “Molta fame. Puoi saltare la scuola, oggi.”
“Intendevo se volevi fare colazione.” Sussulto mentre mi bacia sul collo. Questa cosa, ho scoperto, mi piace un po’ troppo perché possa lasciargliela fare, quando dovrei prepararmi per andare.
Cerco un argomento per distoglierlo: “Cosa stai leggendo?”
“La via dello schiavo. Mi sembrava appropriato, dato il momento.”
Rido, ma Lars non si lascia distogliere facilmente, e devo scivolare giù dal letto, prima che l’idea di andare a scuola inizi a sembrarmi stupida.
“Guarda che in quel libro ci sono più informazioni sulla vita dei reali di Morghater, che non sui liminari e le Soglie. Non ci credo, che tu non abbia letto un classico del genere.”
“Alla luce della mia nuova condizione di scudiero, molti dettagli letterari assumono una luce tutta diversa.”
Scappo nel minuscolo bagno attiguo alla mansarda, prima che Lars decida di seguirmi. Ho fatto installare una comodità che in teoria una borsista squattrinata non dovrebbe nemmeno conoscere, ovvero le tubature per l’acqua corrente, ma non ho nessuna intenzione di sostenere fino in fondo il mio ruolo di poveraccia. Non sopporto di essere sporca. L’unica cosa che davvero non rimpiango di casa dei miei è la polvere di farina che si infilava dappertutto, perfino negli armadi e dentro il letto, un pulviscolo che opacizzava ogni cosa.
E stamattina devo togliermi dal corpo l’odore di Lars. Mi sento come se portassi scritto in faccia quello che è successo. Il volto che vedo nello specchio sopra il piccolo lavabo è quello di un’estranea. I lineamenti sono ancora i miei, ma questa persona è diversa dalla Lwen che ero ieri.
Chi sei, sconosciuta selvaggia, con le chiome spettinate dall’amore, il viso colorito dalla passione, la mente invasa da mondi e universi?
“Rimani, per oggi.” Mi ripete Lars quando esco, e sembra anche un po’ deluso perché mi sono parzialmente rivestita. Tengo in bagno la biancheria, e devo soltanto indossare l’uniforme scolastica, per tornare a fare finta che sia tutto normale. “Con la tua media, puoi permetterti le assenze che vuoi.”
“E mi servono tutte, perché ne faccio un sacco – gli spiego, mentre mi infilo la gonna della divisa – ogni volta che cado da un crepaccio o in una Soglia, o che il liminare che trovo è meno ragionevole di quanto dovrebbe essere, faccio un’assenza. Se mi reggo in piedi, devo andarci.”
Brontolando, Lars si rassegna a recuperare i suoi pantaloni da dove li aveva buttati, la sera prima, e mi chiede se ho un rasoio.
“Non intendo sbilanciarmi in dichiarazioni compromettenti sulla cura che dedico alle mie gambe. Niente rasoio.”
Questa intimità complice mi spaventa quasi più del sesso. Si può fare sesso anche con qualcuno che non ami, penso. Ma parlare di cose quotidiane e personali è qualcosa che fai solo con lui.
Lars si passa la mano sulle guance, con una smorfia. “Peggio per te, allora.”
Prima che possa chiedergli cosa intende, mi ha riacchiappata, mi stringe tra le braccia, e sento le sue labbra sulle mie. Ha la pelle ruvida, anche se è biondo e si vede poco, ma passandogli le mani sulle guance, lo sento. Il cuore inizia a battermi più in fretta. Vorrei rimanere con lui, ora, per sempre.
“Ti prego… dammi tempo. Lars, mi serve tempo.”
Perché non capisce?
“Perché non capisci?”
Lui non mi lascia andare. “Capisco anche troppo bene, invece. Capisco meglio di te, o non insisterei tanto. Lwen, a modo tuo è pericoloso. Dammi retta, ti prego.”
Mi libero e vado a prendere la giacca della divisa.
“Capisco tutto del pericolo, Lars. È da quando avevo tredici anni e ho seppellito mia madre, dopo un anno di agonia orribile, che so tutto del pericolo e di come affrontarlo. Sono io il Sorvegliante, non tu. Gestivo tutto questo da prima di incontrarti, scusa se te lo ricordo.”
“E io, scusa se te lo ricordo, frequento regolarmente la corte reale, so cosa sta succedendo tra il governatore Yanel e il nostro re. Stanno prendendo accordi, Lwen. Se tu sei chi pensano, si stanno già spartendo gli utili.”
Infilo i libri nella cartella, senza rispondere.
“Non esiste solo il pericolo delle Soglie – insiste Lars – c’è molto altro. Permettimi di aiutarti, almeno in questo.”
Allude alla politica, a quel gioco di incastri e sotterfugi che vede noi Sorveglianti come pedine, oggetti da spostare qua e là, mentre i grandi di Engelia aspettano l’evento che farà tornare grande l’impero. Il mito diventa realtà, la realtà diventa monetizzabile. Storia vecchia, storia nota.
Cosa ci faccio io, in mezzo a tutto questo, proprio non lo so.
“Credo che non si rendano bene conto della forza che rischiano di scatenare – rispondo – avverti tua sorella, dille che non è un gioco. I Sorveglianti non sono pedine, e se prendono ordini, è perché questi coincidono con le loro scelte. Credo se lo siano dimenticato un po’ tutti, negli ultimi trecento anni.”
“Lwen…”
“Ti prego – lo guardo, supplichevole – dammi un po’ di tempo. Ho bisogno di capire. Dammi tempo, Lars.”
Non vuole, lo vedo bene. Vorrebbe che facessi come lui pensa sia giusto, e forse lo è, non dico di no, ma ho bisogno di rallentare. Ho bisogno di pensare. Vorrei capire se sto diventando pazza, se quello che mi sta succedendo significa che sono io, o se, come spero, mi sto sbagliando, vorrei, vorrei…
“Lasciami finire quest’anno. Solo quest’anno, d’accordo? Non posso… buttare tutta la mia vita all’aria, per quello che forse è un falso allarme. Non posso.”
Mi passo una mano sulla fronte. Sono sfinita, e la giornata deve ancora cominciare.
“Se vuoi aiutarmi, ti prego, lasciami respirare. Se non rallento, sento che impazzirò. Per favore, Lars.”
Il nobile Ianmeyr ha l’espressione chiusa, ostile. È chiaro che vorrebbe insistere ancora. Non deve essere abituato a trovare tanta resistenza, non sono in molti a mettersi tra il basilisco bianco e quello che lui vuole. È un uomo fantastico, pieno di qualità, ma ho idea che siano più i rifiuti che ha opposto che quelli che ha ricevuto, in vita sua.
E una proposta di matrimonio di Lars Ianmeyr è qualcosa che, lo sa anche lui senza vantarsene – non troppo, almeno – nessuna ragazza sana di mente rifiuterebbe mai.
Lo amo, mi ama. Non c’è nessun ostacolo che non possiamo superare, insieme.
Alla fine, Lars sospira.
“Non voglio assillarti. Capisco che tu voglia vederci chiaro, che ti serva tempo. La cautela è una scelta saggia, date le circostanze. Mi rendo conto che sia una situazione pesante per te, ma… stai attenta, d’accordo?”
Gli sorrido, e spero che non mi chieda ancora di sposarlo, perché ho ufficialmente esaurito le mie riserve di resistenza alla felicità.
“Sto solo andando a scuola, cosa vuoi che mi succeda?”

Il tempo di posare la cartella sul banco per tirare fuori i libri, e Althesia si materializza davanti a me.
“Noi due dobbiamo parlare.”
Con la coda dell’occhio, vedo il resto della classe che fa finta di farsi i fatti suoi, mentre in realtà sono tutte con il fiato sospeso. Che accadrà stavolta? Un’altra lite? Lancerò qualcosa in faccia alla mia nemica? Ci azzufferemo e verrò espulsa?
Finisco di prendere i libri che mi servono per la prima ora.
“Non abbiamo niente da dirci.”
“Penso proprio di sì, invece.”
La guardo, pensierosa. Il suo viso è immacolato, a forma di cuore, liscio e stupendo come una miniatura, nella cornice laccata dei capelli neri. L’uniforme è tagliata su misura sul suo corpo di adolescente che sta sbocciando nella piena femminilità, e anche se il regolamento scolastico non lo consentirebbe, ha dei pettini d’oro e un bracciale decorato con opali, che continua a spuntare da sotto la manica. Dalle orecchie pendono con discrezione due piccole perle. È nata per essere una privilegiata, lo sarà ogni giorno della sua vita, per sempre. Ma non sono i privilegi che ha a interessarle.
Mi siedo al mio posto, sperando che la professoressa, una volta tanto, arrivi in anticipo, per salvarmi. “Lasciami in pace, principessina.”
“Vieni fuori. Parliamo in corridoio.”
“No.”
Althesia appoggia le mani sul banco, davanti a me. “Se non vieni immediatamente, farò espellere la tua amica.”
Maya emette un piccolo gemito strozzato e ci guarda, come una cerbiatta braccata dai cani. “Io non ho fatto niente!”
“Ti hanno vista in giro da sola con il mago di corte – risponde Althesia, senza nemmeno disturbarsi a guardarla – come una puttana di strada. La mia parola contro la tua, a chi pensi che crederanno?”
“Haldan è il suo fidanzato – rispondo, tenendo gli occhi fissi su Althesia, che sta mirando a me, non alla mia amica – è perfettamente lecito passeggiare con il proprio fidanzato, che io sappia.”
“Non c’è nessun fidanzamento, panettiera. Sono amanti, e basta.”
Gli occhi di Maya si riempiono di lacrime. È stata incastrata in un attimo, e non è capace di inferocirsi, non quando si sente dalla parte del torto. È vero, tra lei e Haldan non c’è niente di ufficiale. Stanno insieme, lo sanno anche i sassi, ma lei non ha ancora accettato l’impegno formale, la festa a casa del padre, il dono dell’anello, la promessa.
È molto tirata per i capelli, ma sul piano burocratico, ha ragione Althesia. La direttrice non sprecherebbe nemmeno tempo ad ascoltarla.
Commento, amaramente: “Questa è una bassezza, perfino per te.”
“Purtroppo succede, quando si vuole scendere nel fango dove sguazzano quelle come te – è la non molto carina, ma devo dire pertinente sul piano metaforico, risposta – vieni in corridoio, e parleremo con calma.”
Non ho altra scelta. Mi alzo e la seguo fuori dalla classe, tra due ali di ragazze mormoranti, che fingono di non avere notato quello che si preannuncia come l’evento del giorno.
“Gnocchetta, ti rendi conto che hai più paura di questa troia repressa che dell’apocalisse imminente?”
Ah, giusto. Ci mancavi proprio tu.
“Te la sei spassata alla grande stanotte, eh?”
Credevo ti fossi tolto di torno.
“Oh, puoi giurarci. Ma quanto sei soddisfatta si sente anche adesso. Chiava ogni volta che puoi, ti fa un gran be.. ouch!”
Mentre nel mio cervello sottopongo il demone a supplizi innominabili, mantengo l’attenzione su Althesia, diretta verso i bagni. Dentro ci sono un paio di ragazze ridarelle, che si scambiano confidenze prima dell’inizio delle lezioni.
“Lasciateci.” comanda, come una regina, e le ragazze levano l’incomodo.
Althesia va al lavabo per rinfrescarsi le mani. Ci mette molto tempo, di certo per mettermi a disagio e indurmi a chiederle cosa vuole, ma non ho nessuna intenzione di darle soddisfazione. Aspetto che finisca, che si asciughi, e che rimetta a posto l’asciugamano, piegandolo in maniera esageratamente lenta.
Alla fine, deve capitolare e voltarsi a fronteggiarmi.
“Noi due abbiamo un discorso in sospeso, vero?”
“Più di uno, ho idea.”
Althesia sorride con derisione.
Dico: “Mi dispiace di averti lanciato quell’acqua in faccia. Ti devo delle scuse, te le porgo ora.”
“Sai benissimo a cosa mi riferisco.”
Altroché se lo so. Lo so da tutta la notte. Intreccio le mani davanti a me e la guardo con educata perplessità.
“Pensavi davvero di poterlo tenere nascosto a lungo?”
“Se alludi alla mia intenzione di tingermi i capelli finita la scuola, meditavo un bel castano scuro…”
“Credevi che non avrei scoperto chi era in realtà il cavaliere grigio con cui hai ballato al tuo debutto a corte?”
Accidenti, che sistema di spionaggio. Althesia sarebbe un’ottima Sorvegliante, se non avesse l’anima di un arryxis affamato.
“Io non ne avevo idea, quando ho ballato con lui. Non si è presentato.”
“Ma l’ha fatto in seguito.”
“Ed è stata una vera sorpresa.”
“Quindi non lo neghi.”
“Non vedo per quale motivo dovrei. Non mi risulta che un ballo o un invito per le vacanze siano qualcosa che dovrei tenere nascosto.”
Althesia si morde il labbro inferiore, per dominare la risposta che le leggo negli occhi.
“La nobile Aillean ti ha presa in simpatia.”
“Apprezza molto il mio modo di spiegarle le lezioni che non ha capito durante l’anno.”
“E questo, in maniera del tutto incidentale naturalmente, ha contribuito ad avvicinarti al nobile Ianmeyr suo fratello.”
Incidentale come Lars che dice ad Aillean di invitarmi alla villa perché vuole potermi incontrare, sì.
“Il nobile Ianmeyr è molto cortese. Ma non ti devo alcuna spiegazione riguardo le amicizie, del tutto onorevoli, che ho stretto quella sera alla reggia.”
“Quella sera hai fatto gran belle amicizie, gnocchetta… va bene va bene, sto zitto!”
Althesia stringe gli occhi. Si appoggia al lavabo. E sembra decidere di lasciare da parte le ipocrisie che, finora, ci hanno permesso di coesistere in maniera relativamente pacifica.
“Se anche avessi avuto dei dubbi su chi è la sua amante in questo periodo, mi sarebbe bastato guardarti nel salotto del nobile Brinat, per capire. Se la lussuria avesse avuto un volto, sarebbe stato il tuo.”
Non so bene cosa rispondere, ma non ce n’è bisogno: questo attimo di esitazione è sufficiente perché Althesia capisca tutto quello che c’è da capire. Se fossi innocente, reagirei all’oltraggio. Stando zitta, avallo la sua idea.
Ho seriamente bisogno di qualche lezione di bugiarderia avanzata. Non è possibile che mi faccia scoprire con tanta facilità.
“Quindi, panettiera, siamo a questo punto, come vedi.”
Continuo a stare zitta. Non so se sto peggiorando le cose, ma so che come aprirò bocca, dirò la cosa sbagliata.
Incredibilmente, Althesia sorride. “Pensi che sia arrabbiata?”
Mi avvio alla porta. Sì, sto ufficialmente scappando, sia messo agli atti.
“Penso che la campanella sta per suonare e che devo tornare in classe. Ti ripeto che non ho niente da dirti.”
“Se lui ti voleva come amante, hai fatto benissimo ad accettare, panettiera.”
Questa non me l’aspettavo. Mi fermo.
“Lars Ianmeyr è un pari del regno, quasi un principe – prosegue Althesia, in tono equanime – prende quello che vuole, e quando ne è stanco, passa ad altro. Ma non ha mai lasciato in miseria una delle sue sgualdrine, quindi non posso biasimarti, se hai pensato di guardare al futuro, di mettere da parte un piccolo tesoro.”
“Ho idea che la professoressa Nisria direbbe che questi discorsi sono sconvenienti in bocca a una contessina del tuo rango.”
“La professoressa Nisria non sa niente di come va il mondo. Se lo sapesse, non sarebbe una vecchia zitella inacidita che vive ancora in questa scuola.”
La cosa squallida è che ha ragione. Althesia prosegue:
“I nobili del rango di Lars Ianmeyr non hanno bisogno delle convenzioni in cui sei cresciuta tu, panettiera. Avere un’amante o due è normale. Tu non puoi avere di più, e non avrai niente di più, perciò fai benissimo a prendere quello che ti viene offerto.”
Ma che carina. Senza saperlo, mi sta consigliando di accettare la sua proposta di matrimonio. L’ironia mi strappa un sorrisetto prima che riesca a impedirmelo.
“Lo trovi divertente, panettiera?”
“Tu non sai niente di lui.” Mi scappa detto.
“E tu invece sì? Credi che aprire le gambe per un uomo sia la porta per il suo cuore?”
Questa mi fa arrabbiare. Non per l’asserzione in sé, con cui potrei quasi essere d’accordo, ma perché parla in questi termini di Lars. D’accordo, ha avuto le sue avventure. Immagino non negherebbe, se glielo chiedessi. Perché dovrebbe? Non mi conosceva. Non mi doveva niente. Se è stato corretto con le cortigiane che gli hanno tenuto compagnia, e so che lo è stato, tanto basta.
Non riesco più a trattenermi:
“Di certo quella porta non si aprirà seguendolo come un cagnolino ovunque vada, o scroccando inviti di cortesia che non può rifiutarti. Non ti sposerà, non ti vuole. Mettiti il cuore in pace.”
Pensavo si sarebbe arrabbiata, o peggio ancora, pensavo di ferirla, invece Althesia rimane impassibile.
“Non è una questione di cuore, panettiera. Il matrimonio non c’entra niente con il cuore. Il nobile Ianmeyr deve scegliere la moglie più adatta alle sue esigenze, e io lo sono. Tu sei soltanto il corpo che dovrà scaldargli il letto e mettere al mondo i suoi mozzi di stalla, che allacceranno gli speroni al legittimo erede, figlio della sua sposa. Non ci arrivi?”
Non riesco a conciliare l’immagine odiosa che mi ha dipinto con il volto di Lars. Fino a pochi mesi fa, la descrizione di Althesia mi avrebbe trovata pienamente concorde, e avrei provato fastidio al pensiero che potessero esistere individui del genere. Esistono, non lo nego. Ma nessuno di loro è Lars.
“Forse sei tu che non arrivi a capire una cosa o due – ribatto a muso duro – ma i tempi stanno cambiando. I nobili non sono più quella casta irraggiungibile che ci insegnano a scuola, anche se a te fa molto comodo crederlo. E Lars non è l’uomo spregevole che pensi. Non so che stomaco tu abbia per sposare il puttaniere che descrivi e non mi interessa, ma lui non è così. Lo stai insultando.”
Althesia spalanca gli occhi. Poi, e non ci crederei se non lo vedessi, fa una lieve risatina.
“Oh, povera me… è ancora peggio di quanto pensavo! Tu credi che lui sia innamorato di te! Credi che ti sposerà!”
La sua derisione è talmente palpabile che per un momento vacillo. In questo momento vorrei avere accettato la proposta, vorrei poterle buttare in faccia la realtà, ma in questo momento io sono, a tutti gli effetti, la sua amante, mentre Althesia è la candidata più probabile al ruolo che io continuo a respingere. Quanto ci metterà Lars, prima di decidere che ha tentato abbastanza?
Mi sforzo di mantenere il tono fermo:
“Quello che credo è affar mio, e di certo molto lontano dagli affari tuoi. Ringraziando tutti gli dèi, io non sono cresciuta con un padre puttaniere, quindi tendo a tenermi lontana da quel genere di persone. Mi dispiace per te, contessina. E adesso ti saluto.”
La stoccata su suo padre è stata una freccia nel buio, ma devo averci azzeccato, perché Althesia arrossisce.
“Sto cercando di aiutarti, panettiera. Non ci arrivi?”
“Grazie, preferisco un cesto di vipere soffianti.”
“Tu sei l’amante. Non ti conviene litigare con la moglie. Se mai, dovresti allearti, per vivere meglio.”
“Oh? Lars si è sposato e nemmeno mi ha mandato la partecipazione? Ma che maleducato.”
Althesia stringe gli occhi. Mi rendo conto che, a modo suo, stava davvero tendendo una mano per un’offerta di pace. Se non puoi liberartene, fa’ in modo che ti avvantaggi.
“Quando la moglie e l’amante litigano, è sempre l’amante a dovere fare i bagagli, panettiera. Tienilo a mente.”
“Tranquilla, starò lontana da tuo marito, quando ti sposerai. Se ragionerà come te, sarà proprio il tipo d’uomo da cui è meglio stare alla larga.”
“Ianmeyr è come tutti gli altri. E anche tu: due paroline dolci, e pensi che diventerai cognata della regina. Torna con i piedi in terra, panettiera.”
Cognata della regina, e già e già. Ammetto che la prospettiva mi fa sudare i palmi, e non per l’aspettativa. Ma immagino che, se dicessi ad Althesia che il blasone di Lars è un punto a suo sfavore, anziché il contrario, riderebbe fino a schiattare.
“Tornaci anche tu. Il nobile Ianmeyr non ti vuole.”
“Non è lui che deve volermi. È il decoro, la convenienza, e i vantaggi che ne avrebbe. Tu non puoi dargli niente di quello che gli serve… tranne una cosa. Ma è troppo poco perché si accontenti, panettiera.”
Sospira, come davanti a una bambina irragionevole. Dal canto mio, ostento impassibilità, facendo finta che le sue parole non mi abbiano ferita.
“Non sei insostituibile. L’anno prossimo, dove dormi tu dormirà un’altra. Io ti ho offerto la possibilità di uscirne in maniera decente, ma se vuoi metterla su questo piano…”
In questo preciso istante suona la campanella. Althesia mi passa accanto, per tornare in classe, senza preoccuparsi di concludere la minaccia, senza dedicarmi un’ultima occhiata, senza nemmeno darsi il disturbo di andare in collera.
Non gliene importa niente. Che Lars ami me, e non lei, non le interessa. Può averla toccata sul momento, e di certo sposare un uomo innamorato è meglio che sposarne uno indifferente, ma ha avuto diversi giorni per metabolizzare. Non ha dimenticato il suo obiettivo, e adesso ha individuato un ostacolo. Tutto molto razionale. Un’aristocratica non scenderebbe mai a buttare acqua in faccia alla rivale.
Questo mi spaventa. Un nemico razionale è peggio di un nemico accecato dai sentimenti.
“Ma ti rendi conto che hai più paura di quella troietta di lusso che dei Mille Mondi?”
I Mille Mondi possono uccidermi. Lei può farmi del male.
“Cazzate. Sei solo complessata perché con lei il tuo amichetto farebbe bella figura, e con te no. Sorvegliante e tutto, ma quando ci sono di mezzo gli ormoni, diventi cogliona come chiunque altro, gnocchetta.”
Aspetto che Althesia sia sparita oltre la porta della classe, prima di seguirla.

“Mi piace davvero – dice Maya – sono andata con Alina a sceglierla, sai?”
Annuisco distrattamente, la testa da tutt’altra parte, ma per educazione mi tocco il gingillo regalato dalle mie compagne. Uscita da scuola, slaccio i primi due bottoni della camicetta, per respirare un po’, e mi piace molto come l’argento e l’ambra scintillano, al sole del pomeriggio.
“Non c’era bisogno di spendere tanto – dico, per educazione – insomma, le borsiste si saranno salassate.”
“Ma se l’idea è partita da noi! Dai, Lwen, senza di te in classe sarebbe un inferno, credi che non ce ne rendiamo conto?” Mi sorride del sorriso dei vecchi tempi, quando eravamo ancora amiche e non c’erano uomini in mezzo. “Sei la beniamina di tutte, da quando hai innaffiato Althesia. Anche da prima, ma dopo quel giorno è impossibile non volerti bene.”
Ripenso al biglietto ‘stai attenta’ che qualche anonima mi ha voluto mandare.
“Althesia ha scoperto che tra me e Lars c’è un bel po’ di amicizia. Sto giocando con il fuoco, temo.”
Maya si fa seria. “Ma lui cosa vuole fare? Intende… essere corretto?”
“Mi ha chiesto di sposarlo, se è questo che intendi.”
Rimane senza fiato, si blocca in mezzo al marciapiede.
“Ti ha chiesto di…”
“Andiamo, voglio un panino con la polpetta.”
Maya mi afferra per un braccio, costringendomi a fermarmi. “Ti ha fatto una proposta!”
“Gli ho detto che ho bisogno di pensarci sopra. Non viaggiare troppo con la fantasia.”
“Ma cosa c’è da viaggiare! Lui è… insomma, è…”
Sono tesa e nervosa. Per questo mi rivolto contro la mia migliore amica:
“È schifosamente ricco, nobile e affascinante, vero? Quale stupida lo rifiuterebbe, vero? Come potrei farmi scappare l’occasione della mia vita, vero?”
Strattono il braccio e mi libero.
“Ragionate tutti nello stesso modo! Sono un pericolo ambulante, e se Lars non ha abbastanza buon senso da rendersene conto, devo averlo io! Scusa tanto se penso alla sua vita, prima che ai suoi quattrini! Non tutte hanno la priorità del buon partito!”
Perfetto, ci sono riuscita. Alla fine, dopo aver mantenuto il controllo per giorni e settimane, sono scoppiata con l’unica amica che ho al mondo, proprio quando aveva ricominciato a essere mia amica, perché la notte dell’Adunanza, invece di rimanere con Haldan, è tornata indietro con me. Lui le ha offerto di accompagnarla, ma è stato miseramente ignorato e, data la presenza del governatore Yanel, non ha potuto fare scenate.
Se, come spero, lo sta abbandonando al suo destino, io potrei riavere in un colpo solo la mia amica e l’amore della mia vita. Devo solo tendere la mano e prendere quello che mi renderebbe immensamente felice.
Le volto le spalle e me ne vado.
Cammino svelta. È difficile starmi dietro, quando decido di spicciarmi, e arrivo alla bancarella del venditore di panini con polpetta molto prima di Maya, che mi raggiunge solo dopo che ho finito di pagare. Dico sgarbatamente al venditore di darmi un altro panino.
“Non ho fame.”
“Risparmiami le scempiaggini. Non puoi arrivare digiuna a stasera.”
Accetta il panino, ma non lo addenta. “Scusa se ho detto qualcosa che ti ha fatta arrabbiare.”
Mordo il mio, senza rispondere.
“Non volevo dire che dovresti accettarlo perché è un ottimo partito, Lwen. Mi hai fraintesa.”
Inghiotto, stacco un altro morso. Ma lasciarmi in pace è una pratica passata di moda?
“Lui è perfetto per te. Questo intendevo.”
Vado alla fontana per riempire la bottiglietta. Bevo.
Nella voce di Maya c’è un tono quasi di supplica, mentre spiega: “Davvero, Lwen. Siete complementari, i vostri caratteri sono in armonia perfetta, avete gli stessi gusti, la pensate allo stesso modo… sono cose importanti, molto più dell’estrazione sociale. Se lui è così intelligente da avere capito chi è la sua metà della mela, non perdere l’occasione. Non farti scappare la metà perfetta di te.”
Non riesco a trattenere un’occhiata stupita. Le ultime parole le ha pronunciate con un’amarezza che nemmeno il suo carattere mite e introverso è riuscito a celare.
“Cosa ti è successo?” Le chiedo, gentilmente. Un cagnolino ci gira intorno, attirato dall’odore di polpetta, e gli do quello che avanza del mio panino. “Dopo che hai parlato con Haldan, quella notte, non ti ho più sentita nominarlo, né ti ho vista scrivergli. Avete litigato?”
Distoglie lo sguardo. “Se vuoi metterla così.”
Non dico niente. So per esperienza che Maya, se viene incalzata, si chiude a riccio. Che Haldan non l’abbia capito, mentre le faceva la corte, depone pochino a favore della sua intelligenza, e so che è un pensiero sleale anche mentre me lo gusto: come io sono terrorizzata dalla possibilità che Lars corra dei rischi per colpa mia, lui farebbe qualsiasi cosa per tenere Maya al sicuro. Preferisce perderla che essere la causa della sua morte. A modo suo, è un pensiero altruistico.
C’è qualcosa di profondamente perverso, nel capire tanto bene qualcuno che detesti.
“Haldan è nipote dell’imperatore. Lo sapevi?”
Rimango a bocca aperta. Maya storce la bocca, un gesto brutto sul suo visino dolce.
“La famiglia imperiale è molto vasta, questo è noto: fratelli, figli legittimi e non, zii, cugini. In linea di successione, ci saranno almeno duecento eredi prima di lui, ha potuto rinunciare ai suoi titoli senza problemi per seguire la vocazione di mago. Ed è questo il problema.”
“Mi sembra una cosa lodevole – osservo, con cautela – poteva fare la bella vita a palazzo, e invece ha preso l’argento, il bordone, ed è entrato nell’ordine dei Sorveglianti. Se tu non sei d’accordo con la sua scelta…”
“Non è questo. Mi ha mentito, Lwen. Aveva negato di essere parente dell’imperatore, e a un certo punto avevo iniziato a sospettarlo… aveva troppi contatti, conosce troppe persone. Quel Leyne? Sono cugini. Di quinto o sesto grado. E io non ne sapevo niente!”
“Forse aveva le sue ragioni…”
“Oh, certo, gliele ho chieste. Di certo non intendevo fare accuse a vuoto. Poteva avere prestato giuramento, o poteva esserci qualche altra spiegazione comprensibile.”
Dal sarcasmo nella sua voce, oserei dire che la spiegazione è, semplicemente, che Haldan ha fatto una cazzata.
“Voleva proteggermi.”
Nel rumore della folla attorno a noi, il mio silenzio è assoluto.
“Mi ha detto proprio così: Maya, voglio soltanto proteggerti. Per questo ti ho mentito.”
“Io non credo che…”
Mi zittisce alzando una mano. “Voi Sorveglianti avete un compito molto importante, lo so bene. E so che chi vive vicino a voi deve condividere quel peso, oppure rinunciare a voi… ma dimmi Lwen: voi Sorveglianti, chi vi credete di essere, per potere decidere al posto degli altri?”
Apro la bocca. La richiudo. Riprovo a parlare.
Ci rinuncio.
“Se Haldan non è disposto a rispettarmi abbastanza da lasciarmi prendere le mie decisioni, tra noi non può funzionare. Pensavo di conoscerlo, e scopro che mi ha taciuto tutto di sé, mi ha tenuta nascosta la verità, solo perché… perché pensava fosse la cosa migliore per me. Non posso tollerarlo.”
“Non pensi di esagerare? Non è come se avesse un’altra, o come se…”
“Invece lo è – dichiara Maya – è esattamente la stessa cosa, Lwen. La vita è già complicata così, e non lo è solo per chi si sente investito della sacra missione di salvare il mondo. Anche per chi aspetta è dura. Mio padre vuole proteggermi, e posso accettarlo, perché è mio padre, un genitore protegge i figli. Questo è naturale. E nemmeno con lui durerà per sempre, perché appena avrò finito la scuola, io lascerò Tern.”
D’accordo, credo di essermi persa qualcosa, ultimamente.
“Eh?”
“Ho deciso di continuare gli studi – afferma Maya – voglio studiare farmacia ed erboristeria, nella migliore facoltà possibile. Andrò a Zirgoa.”
“Dall’altra parte del mare!”
“Ho già spedito la domanda. Occorre ancora tempo prima che mi diplomi, ma la lista d’attesa è lunga, e devo entrare almeno in graduatoria.”
“Ma… e Haldan?”
Serra le labbra. “Gli ho detto che ho bisogno di riflettere sul mio futuro, da sola.”
“Ma… ma… ma…”
Gli occhi che Maya alza su di me sono neri, lucidi, bellissimi e tristi. E tanto, tanto saggi.
“Lo amo con tutto il cuore. Non amerò mai più nessuno così. Lui è… meraviglioso, davvero, anche se tra voi so che non c’è buon sangue. Ma è meraviglioso. Darebbe la vita per ciò in cui crede. E darebbe la vita per me. Ma se non mi permette di decidere di fare altrettanto, è meglio che le nostre strade si dividano.”
“Forse dovresti dirlo a lui, questo – balbetto – forse gli serve solo uno scossone, per capire…”
Mi interrompo, perché Maya sta scuotendo la testa. Non mi ero mai resa conto di quanto la mia amica sapesse essere orgogliosa.
“Forse il distacco lo riporterà a miti consigli – mormoro, per non essere totalmente distruttiva – forse ha bisogno anche lui di pensare.”
“Sì. E forse penserà che non sono poi la moglie dolce e remissiva che pensava di trovare. E prenderà la sua decisione, così come io sto prendendo la mia.”
Ha gli occhi lucidi, ma non piange. Mi guarda un’ultima volta, poi, con grazia sublime, si china per dare al cagnolino il suo pranzo intatto, si pulisce le dita sul fazzoletto, mi saluta, e se ne va.
Torno a casa con il cuore stranamente gonfio e pesante.
Maya sta tornando la mia migliore amica, avrà di nuovo tempo per me, e non butterà nel cesso questi anni, perché studierà farmacia come ha sempre sognato, cosa che non potrebbe fare se si sposasse. Inoltre, ho appena realizzato che Lars è ancora più fantastico di quanto avessi supposto, e non è che prima lo considerassi una schifezza. Le mie compagne di classe mi apprezzano. Con Althesia le carte sono in tavola. Vittoria totale.
Faccio fatica a camminare, per quanto il petto è pesante, un ingombro che quasi mi soffoca, come avere i polmoni pieni di acqua. Credo che Haldan, in questi giorni, stia passando l’inferno in terra. Per come la vede lui, la scelta è tra perderla e dovere vivere con il terrore che Maya, indifesa com’è, faccia la fine del coniglietto alla vigilia della festa di primavera. D’altro canto, Maya ha tutte le ragioni di pretendere un briciolo di rispetto per le sue scelte. Se nessuno dei due vuole cedere qualcosa, la conclusione sarà che tra i due litiganti, il terzo godrà.
No, proprio non mi piace averla vinta in questo modo.
Sulle scale, c’è Lars che mi aspetta.
Sbatto le palpebre per togliermi di dosso la sensazione straniante che sia sempre rimasto qui, ma ha addosso un mantello diverso, oltre che stivali e calzoni di altro colore (la blusa no, sempre blu scuro: essere Ianmeyr è un culto). Si è anche fatto la barba. Ha passato la mattinata a farsi i fatti suoi, ed è tornato, in tempo per l’uscita da scuola.
“Non dovresti rimanere a lezione anche il pomeriggio?”
Sì certo dovrei, se la direttrice non si fosse intascata la paga delle insegnanti per le borsiste pomeridiane. E siccome sei qui invece di passare a sera, cosa che faresti se pensassi che sono ancora a scuola, a questo punto l’hai bello che scoperto anche tu.
“Buona giornata – dico, passandogli accanto per aprire – ma sei sempre qui? Con tutti i soldi che hai, una casa tua non puoi comprartela?”
“Brutta giornata a lezione, liminari, o posso risponderti come meriteresti?”
Entro e lui mi segue. Un altro, al suo posto, inizierebbe a litigare senza pensarci un momento (io lo farei), ma Lars non è proprio il tipo. Il silenzio si dilata, mentre aspetta spiegazioni, e alla fine posso solo sospirare, sentendomi, tanto per cambiare, la cretina di turno.
“La mia migliore amica sta per perdere l’amore della sua vita, la mia peggiore nemica anche. È tutto il giorno che sento voci nel cervello, ma nessuno mi fa la carità di dirmi che sono pazza e che mi sto immaginando tutto. Ho gli incubi al pensiero che un liminare ti faccia a pezzettini, prima che possa insegnarti il magico trucchetto che ti salverà la vita, se solo sapessi qual è. La professoressa che ci hai appioppato è un generale, mi fa paura. Alla luce di tutto questo, commetto la scorrettezza di chiederti di perdonarmi, sicura che lo farai.”
Lars chiude la porta con un piede, si libera di mantello e cappuccio, viene da me, e senza parlare mi chiarisce, in maniera equivocabile, che sono perdonata.

“Lars?”
“Mmmh?”
“Stanotte temo che non dormiremo granché.”
“Tu sì che sai cosa dire a un uomo, per renderlo felice.”
Rido contro il suo petto.
“Ci servirà il sacco a pelo, ho idea. Tu sei venuto a cavallo, vero?”
Si mette seduto. “È legato nel cortile, dalla strada non si vede. Ma pensavo che non ti spostassi più a piedi, come Sorvegliante.”
Butto via il lenzuolo e scendo dal letto. Sono nuda, e so benissimo che mi sta guardando, mentre vado all’armadio a prendere i vestiti. Mi mette in imbarazzo, ma è un imbarazzo che adoro, perché adoro che mi guardi, e quanto mi sento scema in questo casino pazzesco in cui mi sono messa. Non ci rinuncerei per niente al mondo.
“Preferisco evitarlo, quando è possibile. Ogni volta che apro un passaggio, è come se quella… cosa… arrivasse più vicina.”
Lars non dice niente. Sento che si sta alzando anche lui, ma non sollecita ulteriori spiegazioni: o non ne ha bisogno, o non vuole pressarmi.
“Ormai sento che c’è – dico, perché non sopporto il silenzio – il governatore Yanel non ha dubbi, lo ha visto succedere altre volte, in passato. Sostiene di avere saputo che ero io già alla prima occhiata.”
“Conosco la sensazione.”
“Prego?”
“Guardarti e pensare ‘è lei’. So molto bene cosa significhi.”
Malgrado la penombra lunare della stanza, malgrado sia la sua amante, malgrado sia ancora mezza nuda dopo avere fatto l’amore con lui, arrossisco.
Sento il fruscio leggero dei tessuti, mentre si riveste. Mi allaccio la camicetta, consapevole degli spazi enormi nel mio spazio metafisico, e di tutte le presenze dentro di essi. Di solito non ci penso, perché c’è davvero da diventare matti, mentre ho scoperto che, se non attribuisco a quello che succede più importanza di quanta ne attribuirei all’avere, che so, due mani invece di una sola, va molto meglio.
La verità è che sono sempre io, sono Lwen. Sto diventando molto più Lwen di quanto non sia mai stata prima. È come crescere, solo che questa crescita non si ferma all’età adulta. Va molto oltre. Dove, non lo so.
(lo saprai lo sapremo non temere)
Non ti temo. Ed è questo a spaventarmi, più di tutto: io non ho paura di te.
(è giusto)
Sbatto l’anta dell’armadio. “Se deve succedere, succederà comunque, mi piaccia o meno. Ma vorrei evitare che succeda stanotte. Abbiamo altro da fare.”
I passi pesanti sulle assicelle del pavimento mi fanno capire che Lars si è già infilato gli stivali. Sento le sue mani sulle spalle, mi abbraccia da dietro. Mi chiedo quanto debba sembrare impaurita e patetica, perché lui mi stringa così, mi chiedo quanto lo sono davvero, per appoggiarmi e lasciarmi contenere dall’unico legame che riesca a rassicurarmi.
Chiede: “Si è aperta una Soglia?”
“Nessuna Soglia. Ma stanotte dobbiamo andare alla piana di Wydan.”
“Preparo il cavallo nel cortile.”
“Non mi chiedi la ragione?”
“Sono il tuo scudiero. Devo eseguire i tuoi ordini, non contestarli.”
Mi volto per guardarlo in faccia. Sta sorridendo, l’ironia della situazione diverte anche lui.
“Allora, scudiero, vai a preparare il cavallo mentre io prendo il sacco a pelo e un paio di mantelli pesanti. Di notte c’è parecchio vento, alla piana di Wydan.”
Mi bacia, mi affonda le mani nei capelli. Ti prego, non chiedermi di nuovo di sposarti, perché non riuscirei ad avere la fermezza necessaria, stavolta. A dirla tutta, nemmeno mi ricordo perché la sto facendo tanto difficile. C’era un motivo, ne sono sicura, ma…
Mi libero. “Sono sicura che non ti comportavi così, quando facevi da scudiero al re. Voglio sperarlo, almeno.”
Fa un passo indietro, per farmi capire che intende fare il bravo, per il momento.
“Allora, posso chiedere cosa andiamo a fare a Wydan, dal momento che non ci sono Soglie da richiudere?”
Tiro fuori il sacco a pelo dall’armadio. L’ho usato spesso, è sempre ben arrotolato e pronto alla bisogna. Quando sei un Sorvegliante, sacco a pelo, corde, pugnali, acciarino, bende, scarponi pesanti e roba fritta (sostegno psicologico) sono la dotazione di base.
“Prima che abbiamo troppo da fare, visto quello che si sta approssimando, voglio tentare qualcosa che non credo avremo occasione di rivedere mai più, nella vita – spiego – sento che potrebbe essere arrivato il momento.”
“Per cosa?”
Gli butto l’involto del sacco a pelo e gli faccio un sorriso enorme.
“Lezioni di volo!”

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