Browse By

Capitolo 16

Ho le trecce di scuola. Mezze allentate, per di più. I miei capelli riflettono la docilità del mio carattere, e vanno sempre dove vogliono.
Ho l’uniforme scolastica, che mi va grande e mi insacca come il gatto quando si infila sotto le coperte.
Ho, da qualche parte dentro la residenza Brinat, dietro di me, uno stuolo di compagne di classe equamente suddivise tra coloro che sverrebbero, nel vedermi insieme a Ianmeyr, e che mi ucciderebbero, per lo stesso motivo.
Ho un tuffo al cuore spaventoso, nel vedermi venire incontro Lars, proprio lui in persona, dopo che ho cercato in tutti i modi di evitarlo. L’ultima volta che ci siamo visti di persona la situazione mi è un po’ sfuggita di mano.
Accidenti, quanto mi piace. È bello perché è alto e ben fatto, perché è biondo e ha gli occhi chiari, perché ha denti bianchi e la pelle dorata dal sole. A dirla tutta i suoi lineamenti non sono qualcosa per cui scrivere a casa, ma ce n’è più che abbastanza perché qualsiasi ragazza si auguri con tutto il cuore di esser notata da lui. Beh, ce n’è più che abbastanza per me, comunque.
Quando mi stringe tra le braccia, sento il tessuto grezzo della mia giacca contro la seta liscia della sua camicia, e questo simbolico ricordarmi la differenza di rango mi restituisce abbastanza cervello da mettere due dita di barriera tra noi, prima che riesca a baciarmi.
“Vuoi dare spettacolo?”
Lars mi sposta la mano. “Nessuno viene qui, è una parte privata del giardino. Daryl non ha aperto tutta la residenza ai visitatori.”
“Daryl?”
“Alexion Daryl, Brinat. Il conte.” Mi bussa scherzosamente sulla fronte con le nocche. “Ti trovi in casa sua, ricordi?”
In un lampo mi torna in mente il nome fatto dal maggiordomo, quando abbiamo chiesto lumi sul gran botto nel salone.
“Oh, credo di averlo anche incontrato. È quel matto che cerca di uccidersi dentro una gabbia sospesa?”
“La miglior descrizione possibile, su di lui. Puoi anche dirglielo in faccia, non si offende.” Io ho rimesso la mano tra noi due, lui torna a toglierla. “Un ottimo vicino, a parte il baccano, e un mio buon amico.”
“Sembra simpatico.”
Mi svincolo dall’abbraccio, perché non ho ancora capito bene come devo regolarmi, con uno scudiero tanto volenteroso, e perché le mie possibilità di sopravvivenza si ridurrebbero a zero, se Althesia ci vedesse insieme. Mille volte meglio una Soglia che sputa arryxis a getto continuo. Mi sorprendo a guardare nervosamente le finestre, e poi il prato alle nostre spalle.
“Ma sta’ tranquilla – mi apostrofa Lars, con una sfumatura di impazienza – non ci vede nessuno, e quand’anche, dove sarebbe il problema?”
“Il problema è la discrezione. Quella condizione che avevo posto fin dall’inizio.”
“Ci siamo conosciuti al ballo, ci siamo rivisti nella tua scuola, e aiuti mia sorella nello studio. L’assurdità è fare finta di non conoscerci, a questo punto.”
No, l’assurdità è che siamo arrivati a questo punto. Mi sposto all’ombra del gazebo, perché con questa maledettissima uniforme, sotto il sole, finirei per sudare, e mi sento già attraente come un sacco di farina. Non voglio anche puzzare, come Althesia carinamente mi ricorda sempre facciamo, noi plebei.
“Stai correndo troppo – cerco di arginarlo – e io ho bisogno di tempo per pensare.”
“È per questo che mi eviti, da quella sera?”
Vuole mettermi sotto pressione. La cosa non mi piace. “Sì, precisamente. Non sappiamo nemmeno ancora se sai percepire una Soglia, e senza sapere questo, qualsiasi addestramento tu voglia ricevere è bloccato in partenza. Mi scuserai, se mi preoccupo più delle nostre vite, che di tutto il resto!”
“Ah – esclama Lars – in altre parole, non vuoi affezionarti perché potrei morire da un momento all’altro.”
No, stupido. Non hai capito proprio niente. La tua morte non è un’opzione, per quanto mi riguarda, e solo doverne parlare mi fa salire un brivido gelido. Non so neanche cosa rispondergli, ma la mia faccia deve essere un quadro, perché lui sospira e mi raggiunge nell’ombra.
“Non voglio litigare con te – si scusa – vorrei solo tu capissi che le mie intenzioni sono… ecco … assolutamente onorevoli.”
Dicono che quando stai per morire ti passi davanti tutta la vita, e posso confermarlo: mi sono trovata così tante volte sul punto di morire che ormai il mio cervello mi rievoca direttamente un rapido sunto, così non perdo tempo e posso ricominciare a cercare di salvarmi la pelle. Quando stai per morire, vedi il passato. Nessuno però, o almeno mi pare, ha mai detto qualcosa di altrettanto vero, e cioè che quando stai per rinascere, ti passa davanti agli occhi l’intero futuro.
Quando un gentiluomo come Lars parla di onorabilità di intenzioni, può intendere soltanto una cosa.
Non sono fantasie, quelle di una vita intera con lui, a passarmi davanti agli occhi. È la realtà. Devo solo allungare una mano e prenderla. In un modo diverso dalla prospettiva di morire, questa prospettiva di rinascita mi spaventa ancora di più.
E, come chiunque sia spaventato da qualcosa di enorme, anch’io mi ritraggo.
Con un tono così fintamente leggero che mi prenderei a sberle da sola, mi ritrovo a dire la prima scemenza che mi passa per la testa, solo per cambiare argomento:
“Beh, non mi sembra molto onorevole, organizzare addirittura un’uscita scolastica per i tuoi scopi. Ti avevo scritto che la porta di casa mia è sempre aperta, per gli amici.”
Lars, che scemo non è per niente, capisce benissimo il mio disagio, e decide di smettere di torchiarmi. Mi chiedo se continuerebbe a pensarla così, sapendo quanto sono vicina a buttarmi tra le sue braccia.
Dice:
“L’uscita scolastica non è che questo, una semplice uscita. La professoressa Tarsya ha pensato che potesse essere istruttiva e distensiva, per liberarsi qualche ora dal clima opprimente della scuola. Mi ha chiesto di organizzare un pomeriggio, e Daryl è stato ben lieto di acconsentire. Tutto qui.”
“Allora forse dovrei tornare dalle mie compagne – insinuo – non credo di potere imparare molto, stando con te.”
Lars sorride, un sorriso affilato come una lama. “Sì, potresti. Sarò lieto di introdurti nei principali salotti letterari e artistici della casa, presentandoti personalmente.”
“Stai scherzando, vero?”
“Nel modo più assoluto. Se vuoi rientrare, ti accompagnerò. Sono il tuo scudiero, in fondo.”
“Quale parte della parola discrezione ti sfugge?”
“Quale parte della parola nessuna ti è poco chiara?”
“Penso che rimarrò volentieri in questo grazioso angolo di giardino, così appartato.”
“Saggia scelta.”
Si sposta, per farmi strada verso il tavolo e le sedie.
“L’uscita può essere comunque molto istruttiva, ma per me. Voglio apprendere quanto prima le arti dei Sorveglianti, per poterti essere più utile di quanto lo sia ora.”
Non so se innamorarmi di lui un po’ di più o spaccargli una sedia in testa, per la classe di livello superiore con cui mi ha appena incastrata.
Sul tavolo ci sono dei libri chiusi, che riconosco come miei, e un campanellino per chiamare la servitù. Lars lo suona, e compare la solita cameriera, tutta inamidata e servizievole.
“Puoi servirci – dice il mio scudiero, aprendo uno dei volumi – prenderemo il the qui. Fa’ in modo che non siamo disturbati.”
“Subito, nobile Ianmeyr.”
Nell’andarsene, la cameriera fa scorrere il paravento, coprendo la vista del giardino e isolandoci completamente dal mondo esterno. Mi innervosisco, ma Lars si appoggia allo schienale e sembra davvero intenzionato a parlare di argomenti meno ansiogeni, come demoni, soglie, pianeti che friggono.
“Il tuo servitore demoniaco è con te, adesso?”
“Seddogh ha sempre meno bisogno di nutrirsi del mio spazio metafisico – rispondo – si sta emancipando moltissimo. Sta anche cambiando d’aspetto, nessuno lo definirebbe più un arryxis, ormai.”
“Se si emancipasse definitivamente, potrebbe diventare pericoloso?”
Non si sta impicciando, sta prendendo informazioni. È giusto: più ne sa, meno rischi corre.
“Non lo so. Per ora lo tengo ancora sotto controllo, e non mi piacerebbe doverlo uccidere. Spero non sia necessario. Ma non so cosa stia diventando, e sembra non saperlo nemmeno lui, anzi, lui non si pone proprio il problema.”
Lars fa una specie di sospiro. “La sua morte spiacerebbe anche a me, malgrado abbia rovinato un bel po’ di pannelli pregevolmente scolpiti, che risalivano al primo Joyce del casato. Ma ho un debito di riconoscenza nei suoi confronti.”
“Ah, sì?”
Trova la pagina che cercava e gira il libro verso di me. “Derek ha deciso di smettere di bere. Non è la prima volta che succede, ma è la prima volta che la decisione parte da lui, invece che da me. Sostiene che, dopo avere fallito tutti questi anni nel tentativo di convincersi che i demoni erano allucinazioni, che li vede perché immerso nel delirio etilico, adesso vuole la certezza che, se li ritrovasse ancora davanti, fossero veri. Che siano di carne e sangue, che possano essere uccisi. Per il resto del tempo, dice, non ha intenzione di vivere in loro compagnia.”
“Un ragionamento tortuoso, ma colgo il senso.”
“Si è ritirato in campagna, una baita di caccia, con un paio di servitori fidati e una bella scorta di cicoria. Nelle sue lettere, dice di non avere più toccato un goccio.”
“Sarebbe magnifico.”
“Sì – conferma Lars – almeno non avrei fallito anche in questo.”
“Non è certo colpa tua se…”
Mi interrompe battendo le dita sulla pagina. “Qui. Parlami della distruzione di Albarah e delle ragioni per cui l’ultima Sorvegliante, la mia trisavola, non mosse un dito per impedirlo, malgrado fosse in suo potere farlo. I Sorveglianti non dovrebbero proteggere le rispettive zone di competenza?”
“Non se questo entra in conflitto con la protezione dei Mille Mondi, e all’epoca c’era un solo Sorvegliante, responsabile di tutto. Lothawen Dhilarin si trovò a scegliere di dovere sacrificare la propria città, per salvare tutto il resto.”
Torna la cameriera, insieme a un servitore in livrea. Ci sono un sacco di cose buonissime, e se non facessi la vita che faccio, sono sicura che ingrasserei. Gli asparagi in crosta sembrano irresistibili, ci sono delle bellissime piramidi di mandarini, uva estiva, un vassoio di carni fredde, e naturalmente i pasticcini per il the. Memorizzo la presentazione dei piatti, un tripudio di colori, nei quali anche la densità delle salsine e delle confetture contribuisce alla composizione.
Ripenso a mamma e papà, a come sarebbero felici di vedermi qui, e a tutti gli sforzi che hanno fatto, perché ci arrivassi. Mi mancano tantissimo, accidenti.
Riprendo a parlare per evitare di immalinconirmi, appena la servitù si allontana: “Dev’essere stato terribile per lei, dovere prendere una simile decisione. Albarah era la sua città. Erano il suo popolo, la sua gente, li conosceva. Era imparentata con loro.”
Scuoto la testa.
“Un solo Sorvegliante non va bene. Troppe decisioni da prendere, troppi sacrifici inevitabili, con tanta responsabilità su uno solo. Per questo l’imperatrice Fathiel dedicò tutta la vita alla missione di ripristinare l’ordine, in modo da ripartire gli sforzi.”
“Una decisione sensata – approva Lars – perfino un re, quando può, suddivide il potere in modo che la responsabilità non ricada unicamente su di lui.”
Immagino si riferisca al Consiglio di Camera, del quale Ianmeyr ha sempre fatto parte, fin dagli albori.
“Una cosa del genere, ma su scala molto più vasta. Ci sono Sorveglianti su tutti i mondi, come hai potuto vedere.”
“Anche questo per volere dell’imperatrice?”
“La cosa è controversa – rispondo – secondo alcuni, i draghi esistono, se non in tutti, in molti dei Mille Mondi, e ogni mondo ha il proprio ordine di Sorveglianti indipendente, armato con le lame di drago. Secondo altri, parte tutto da Engelia, da Dhilarin, e i draghi sono un mito ovunque, tranne qui. Il nostro mondo è l’unico nel quale i draghi esistono davvero.”
“Giusto per rimanere in tema di centralità del potere.”
Mi versa il the e mi costringe a starmene buonina, mentre ci pensa lui a riempirmi il piatto. Non sono abituata a tutte queste attenzioni, per me il massimo del riguardo è quando dico a Lyott “sai dove tengo prosciutto, pane e coltello, il panino fattelo da te”, ma per Lars sono l’ovvio comportamento, da pretendente quale intende essere. Per lui è tutto molto semplice.
Sto cominciando a pensare che, in fondo, chissenefrega, se a lui va bene così e a me va bene così, esattamente, di che altro dovrei preoccuparmi?
Cerco di trovare un argomento abbastanza impersonale:
“Lungi da me manifestare mancanza di fiducia, ma posso sapere cosa ne è stato del mio oro?”
In risposta, Lars fa saltare fuori una piccola chiave e me la spinge sul tavolo.
“Depositato alla banca, con un tasso d’interesse adeguato. Puoi disporne come meglio credi, a tuo piacimento. Il direttore è stato molto comprensivo, quando gli ho chiesto la dovuta discrezione sui nomi e sulle deleghe.”
“Ehm… non parliamo del direttore Drucsen, vero? Sua figlia è una mia compagna di classe, sarebbe un problema.”
“No, mi sono affidato al vecchio Felix, già amico di mio padre, diretto concorrente del padre della tua amica, temo.”
“Tutto il contrario di un’amica.”
“Meglio ancora. Nessuna possibilità che niente trapeli, in alcun modo che non sia legalmente perseguibile. Per qualsiasi ulteriore versamento, se non vuoi recarti di persona, me ne occuperò io, e ugualmente per i prelievi.”
Intasco la chiave. Il modo che ha Lars di semplificarmi la vita inizia a piacermi parecchio.
“Uh… so che questo tipo di domande ti fanno innervosire, ma esattamente, quanto denaro posseggo?”
“La tua negligenza finanziaria supera quella di mia sorella, e ammetto che lo ritenevo umanamente impossibile.” Commenta Lars.
Beve una tazza di the. Poi mi dice una cifra. Gli chiedo di ripetere. La ripete. Cominciano a sudarmi un tantino i palmi.
“Cavoli.” riesco a dire soltanto.
“Posso chiederti di alzarti e avvicinarti?”
Sono talmente frastornata che eseguo meccanicamente, e non ho la prontezza di togliere le mani, quando Lars me le prende con le sue.
“Se hai capito che non sei un’arrampicatrice sociale, ma una ragazza disgustosamente ricca che dedica la propria vita a una causa che definire nobile sarebbe ancora riduttivo, penso che possiamo considerare definitivamente chiuso anche questo argomento.”
Senza nessun preavviso, prima che possa trovare una qualche risposta che non suoni come un verso afono, dà uno strattone e mi acchiappa al volo. Mi ritrovo seduta sulle sue gambe senza neanche capire come ci sono finita. Tento di rialzarmi, e mi trattiene giù.
“Quindi ti interessava l’oro fin dall’inizio.” sparo a casaccio, che la interpreti come vuole, battuta o insulto che sia.
“No, ed è davvero paradossale che tu mi creda, quando lo dico, ma non intenda credere al tuo stesso disinteresse. Accetti che io possa amare una ragazza povera, ma non accetti di essere tu, quella ragazza. Quanto è insensato un modo di pensare del genere?”
Non so cosa rispondergli. Nella mia testa, suonava tutto molto logico e lineare.
“Scusa Lars, posso sapere cosa stai facendo?”
Quest’uomo impossibile ha preso una delle mie trecce, ha tolto il nastro, e la sta sciogliendo, con un’agilità di dita che mi fa pensare non sia la prima volta. Potrei togliergli le ciocche di mano, ma la situazione mi sta disorientando troppo, e Lars finisce tranquillamente quello che ha iniziato.
“Non mi piacciono – dice, tranquillamente – ti preferisco con i capelli sciolti.”
“La regola della scuola…”
Passa all’altra treccia. Credo di essere diventata rossa come le chiome che sta liberando, in assoluta calma, come se ne avesse pieno e totale diritto.
“Quando sei arrivata con le altre ero alla finestra, e ho visto diverse ragazze con i capelli sciolti. Non vedo la differenza.”
“Quelle sono nobili, io no.”
“Ancora con questa storia?”
“Ancora, sempre. Alle nobili sono concesse cose che non lo sono a noi.”
Finisce di sciogliermi i capelli, se li fa scorrere tra le dita. Mi sento attraversata da scariche elettriche, come se fossi diventata un albero bersagliato dai fulmini.
“Il regolamento è uno solo, che io sappia.”
Non voglio parlare di scuola. La mia vita sta diventando qualcosa di completamente diverso da quello che è sempre stata, e la scuola è l’ultimo dei miei pensieri.
“Ti stai prendendo troppe libertà, Lars Ianmeyr.”
Mi sfiora il viso, con l’altro braccio mi trattiene, penso non sia del tutto sicuro che non me ne scapperei.
“Tu credi?”
Socchiudo gli occhi alla sua carezza. Quando mi passa la mano dietro la nuca, per farmi abbassare verso di lui, non provo neanche a resistere. Mi aggrappo alle sue spalle, e stavolta non sono impreparata come quella sera, o almeno credevo di non esserlo, perché stringermi a lui non mi basta, schiudere la bocca ai suoi baci non mi basta, la mia sete aumenta invece di calare, e ho l’impressione che questo sia più vasto dei Mille Mondi, in maniera diversa forse, ma infinitamente più vasto, quasi spaventoso.
E non ci rinuncerei per niente al mondo.
“Non esistono complicazioni di alcun tipo.” Mi dice, in un qualche momento, mentre annego e non cerco nessun appiglio per salvarmi.
Sollevo le palpebre quel tanto da guardarlo, è vicinissimo.
“Sono complicazioni grandi come palazzi – rispondo – ma non me ne importa niente.”
Lars sembra sul punto di ribattere, ma poi scrolla le spalle. Torna a stringermi a sé, decidendo di prenderla con filosofia.
“Beh, è comunque un progresso.”
Non so di preciso quanto tempo passa. Non so nemmeno se il tempo sta passando, se il tempo esiste ancora, non sono cose che mi riguardano, non sono problemi miei, non so neppure quali siano, i miei problemi. So solo che Lars è la mia malattia e la mia cura, mi intossica e mi salva, e con nessuno mi sono mai sentita così al sicuro, così sicura di essere al sicuro.
A un certo punto ho la testa sulla sua spalla, riprendo fiato. Mi accarezza i capelli, nessuno dei due parla. Un po’ mi riprendo.
“Adesso però voglio sapere dove hai imparato a rovinare i capelli delle ragazze.”
“Ho una sorella minore – risponde, pigro – Aillean mi è sempre stata molto affezionata.”
Mi tiro su, divertita. “Facevi le treccine a tua sorella?”
“Abbiamo tutti qualche segreto scabroso nell’armadio.”
Mi scappa da ridere, lo abbraccio perché non pensi che lo sto deridendo. “Niente cameriera personale? La regina tua sorella non se ne occupava?”
Lars ricambia l’abbraccio, ma la sua voce, quando mi spiega, è molto seria: “Dopo la morte dei nostri genitori, per Aillean e Derek è stato molto difficile. Aura era già una donna, e poco tempo dopo si è fidanzata, penso volesse soprattutto andarsene, e io credo di essere stato un po’ troppo permissivo con i miei fratelli. Li ho coccolati esageratamente, tutti e due.”
Ripenso a quando sono morti i miei genitori, prima uno e poi l’altra. Cause naturali, nel mio caso, il che è davvero paradossale, considerando che sono una Sorvegliante, eppure…
“Non volevi sommare sofferenza alla sofferenza. La trovo una cosa molto bella.”
“Non sono riuscito a impedire che Derek si rovinasse in quel modo – precisa lui, che non fa sconti a nessuno e men che meno a se stesso – ho mancato completamente di polso. Li ho viziati come un genitore permissivo, non come il capo del clan Ianmeyr.”
“Lo stramaledetto clan – dico prima di riuscire a frenarmi – al diavolo, hai fatto del tuo meglio, come me, come tutti. Non è un esame, e Derek è perfettamente in grado di prendersi la responsabilità delle sue azioni, cosa che mi sembra stia appunto cercando di fare.”
Non so se sono riuscita a essergli un po’ di conforto. Sorride, ma debolmente.
“E con te, cosa devo fare? Continuerai a scapparmi in eterno, e io dovrò inseguirti sperando di trattenerti un po’ di più, ogni volta?”
Mi raddrizzo. Sono ancora seduta sulle sue gambe, non so nemmeno da quanto, e devo iniziare a pesargli parecchio, anche se ormai posso parlare con una certa cognizione di causa in merito alla sua muscolatura, e so che non è un deboluccio viziato del bel mondo. Chissà se per lui l’esercizio alla scherma è quello che per me rappresenta la gastronomia.
“Ho ancora due anni di scuola – gli dico – era il desiderio dei miei genitori, Lars. Per me è davvero importante finire. So benissimo che potrei mollare domani, trovarmi un’altra copertura, o anche nessuna copertura. Ma glielo devo, capisci? Non sarei qui, se non fosse per loro.”
Si arrotola intorno al dito una ciocca dei miei capelli, pensieroso.
“Hanno lavorato come bestie fino a quando sono morti, per darmi questa possibilità – insisto – il giorno che abbiamo ricevuto la lettera di accettazione, e il finanziamento della borsa di studio, è stato il più bel giorno della loro vita.”
“Il tuo desiderio ti fa onore.” dice, in tono neutro.
“Sono già oltre la metà – insisto – ormai è un conto alla rovescia, no?”
“Due anni.” dice lui, sempre inespressivo.
Non so cosa dire.
“E tu vorresti che ci nascondessimo per i prossimi due anni? Esattamente, per quale motivo dovremmo farlo?”
Perché io devo starci, in quella scuola, e in quella scuola le popolane come me non si legano ad aristocratici come te. Perché sono in classe con Althesia, perché posso essere espulsa in qualunque momento, perché… mi sembra tutto senza senso. Rimango ancora zitta.
Lars osserva: “Diventerebbe molto più semplice anche la nostra… altra vita. Niente più lettere e caselle postali, niente incontri clandestini. Sarebbe tutto alla luce del sole, e nessuno avrebbe sospetti.”
“Ti prego – devo mettere un freno, il cervello mi sta andando in fumo – ti prego, dammi tempo. Devo pensare, devo chiarirmi le idee, capire… non puoi pretendere subito tutto. Nemmeno uno Ianmeyr può avere subito quello che vuole.”
“Oh no – dice, ironico – caso mai me ne venisse il dubbio, me lo toglieresti immantinenti.”
Si sposta, per farmi capire che vorrebbe mi alzassi.
“Hai ragione tu, certo. Faremo a modo tuo, per ora, e se filerà tutto liscio. Ma è ridicolo fingere di non conoscersi, dopo che hai fatto amicizia con mia sorella. Non pretendere anche questo.”
Io, pretendere? A stento so chi sono e dove sono, che posso mai pretendere io! Naturalmente annuisco.
Vorrei porre l’accento sull’inesorabile inamovibilità delle mie decisioni, prego. Cerco di salvare il mio amor proprio, almeno un pochino:
“E poi sono ancora una ragazzina. Non credo che ti accontenteresti di una bambina, visto che frequenti regolarmente il palazzo reale, e…”
Mi interrompe con una risata, una risata vera, di tutto cuore. Il nobile Ianmeyr mi sta, letteralmente, ridendo in faccia.
“Lwen, ti prego, smettila! Se continuiamo così, finirà che dovrò rapirti, come ai bei tempi andati, e allora dovrai sposarmi a forza, per ripristinare il tuo onore! Basta – mi prende un braccio e lo ficca sotto il proprio – torniamo nel salotto. Il mio autocontrollo ha un limite.”
Mi libero dalla presa, quando rientriamo, e faccio finta di niente alla sua occhiataccia. Per ora, non è successo nulla che attiri sospetti.
Tempo cinque secondi, e dal nulla si materializza Althesia. Giuro che mi spavento. Un liminare in agguato non avrebbe potuto essere più scattante di lei.
Mi ignora completamente, il che è fonte di gioia, sollievo e apoteosi di serenità, nei secoli dei secoli e così sia. Magari riuscirò a defilarmi senza essere vista.
“Nobile Ianmeyr, che combinazione! Una giornata deliziosa, non trovate?”
“Un pomeriggio molto piacevole, e una compagnia davvero stimolante.”
Spero di non essere arrossita troppo. Faccio un altro passo di lato, magari riuscirò a far credere che ci siamo trovati uno vicino all’altra per puro caso, e che Lars non si sia nemmeno accorto di me.
“Speravo tanto di incontrare il Maestro – continua Althesia, con voce dolce e miele – da quando ne abbiamo parlato, al ballo del conte mio padre, non ho smesso un attimo di desiderare conoscere l’autore di opere tanto splendide. Sapete se si trova in sede?”
Il Maestro. Se fosse qui davvero, credo che potrei svenire. Ma, d’altra parte, se fosse stato qui e Lars non me ne avesse parlato, lo avrei ucciso, quindi so cosa risponderà prima ancora che lo faccia:
“Temo di no, madamigella. Il Maestro è in viaggio e tornerà non prima del mese prossimo.” Fa una breve pausa, e aggiunge: “Non mancherò di farvelo sapere, se desiderate incontrarlo.”
Althesia è felice, e malgrado tutto non posso non pensare che è davvero bella, mentre sorride speranzosa a quello che le sembra un invito ufficiale. Chissà poi se lo è. Il galateo aristocratico è una faccenda complicata, e Lars, per ragioni mondane, sicuramente frequenterà un sacco di belle ragazze… davvero ho voglia di aspettare due anni, a rischio che cambi idea?
D’altra parte, se basteranno due anni a fargli cambiare idea, meglio saperlo subito. Vivere con lui amandolo, senza che lui mi ami, dev’essere una forma molto raffinata di tortura e morte, che mi risparmio volentieri.
Comunque, non è il momento di pensarci. Cerco di defilarmi, ma Lars, che non mi guardava nemmeno, si gira verso di me prima che possa fare il secondo passo della fuga, e con il suo sorriso più bello dice:
“Penso che la vostra insegnante sia al piano superiore, signorina. Venite, vi faccio strada.”
È in questo momento che Althesia si degna finalmente di notarmi. Gira solo gli occhi verso di me, solo un attimo. Ma è più che sufficiente. Ha già capito metà di quello che c’è da capire.
“Lwen – dice, parlando adagio, in un tono così urbano e civile che mi viene voglia di scappare – ci chiedevamo che fine avessi fatto. Sei scomparsa per tutto il tempo.”
“La signorina Lwen è stata così gentile da ragguagliarmi sui progressi di mia sorella – si intromette prontamente Lars – credo che Aillean dovrà a lei la promozione, quest’anno. Vi sono debitore, signorina.”
È una spiegazione che soddisferebbe chiunque, ma Althesia non è chiunque. Dietro le lunghe ciglia nere, i suoi occhi sono duri, mentre mi guarda, e vede quello che so benissimo c’è da vedere: i capelli sciolti, il viso arrossato, e qualcosa nel mio atteggiamento, qualcosa che non so come correggere e che in ogni caso è troppo tardi per correggere: sono a mio agio accanto a Lars, non sono rigida come una ragazza di rango inferiore davanti al fratello della regina. A dirla tutta, ho una gran voglia di nascondermi dietro di lui.
Anche le sue amiche si sono accorte di qualcosa, ma sembrano molto più incerte della loro padrona. La presenza del nobile Ianmeyr le frena, le inibisce, e forse fa venire qualche dubbio, su come si dovranno comportare in futuro con me. Il problema è solo Althesia.
Lentamente, parla: “Un ragguaglio davvero approfondito. Lwen è molto scrupolosa, ma lo sappiamo tutte.”
Mi sento avvampare, e non posso farci assolutamente niente. Il suo velato insulto ha colto nel segno. Sono una pessima bugiarda, mi si vede sempre tutto in faccia. Quella di Althesia, specularmente, diventa bianca come un cencio strizzato.
Oh, Lars, che guaio mostruoso hai combinato, e nemmeno lo sai.
“Devo cercare la professoressa – dico, nervosamente – vogliate scusarmi, nobile Ianmeyr.”
Ma Lars, che non vede niente di strano nella situazione, e del resto non potrebbe, perché non ha idea di chi si ritrovi davanti, è tutt’altro che disposto a farsi liquidare così: “Sono sicuro che si trovi nel circolo della poesia. A quest’ora vi sono declamazioni davvero degne di nota. Da questa parte, signorina.”
Si scosta e aspetta che io mi muova. Non posso in nessun modo sottrarmi. L’unico sarebbe stato essere più decisa prima, quando eravamo da soli, e pretendere quello che non voleva concedermi, a costo di litigare. Adesso è troppo tardi.
Naturalmente, Althesia e le sue amiche si aggregano. Saliamo le scale, passando accanto alla gabbia, che adesso è vuota, con decine di attrezzi e ingranaggi sparpagliati tutto intorno. Dato che non vedo gambe umane spuntare da sotto, immagino che il conte abbia lasciato la sua opera, per andare a farsi i fatti suoi.
Rimango indietro, rispetto a Lars, anche se questo significa finire in mezzo al gruppo di assassine. Ma, davvero, stargli accanto sarebbe un suicidio, per come si è evoluta la situazione. Tutte le mie peggiori previsioni si sono avverate.
“Ti credi molto furba, vero?”
È un sibilo letale, quello che sento dietro di me. Continuo a salire, gli occhi fissi sulla schiena di Lars, e non dico niente.
“Sei solo una delle tante. Di sgualdrine ne trova quante ne vuole. Una moglie è un’altra cosa.”
Questo mi ferisce, perché è circa il nocciolo delle mie paure. Ma so che è un problema solo mio. Lars si infurierebbe, se gliene parlassi. La sua onestà non è in dubbio, per me.
Non ho mai desiderato così tanto che si aprisse una Soglia, per poter mollare tutto e correre via, scappare, lasciarmi alle spalle tutti i problemi e fare l’unica cosa per cui sento davvero di potere esistere. L’unica ragione per cui sono utile, in questo mondo dove essere utili è privilegio di pochi, e di indispensabile non c’è nessuno.
Ma, naturalmente, non si apre nessuna Soglia. Esistono Mille Mondi, ma io devo rimanere proprio qui, in questo, seguendo il paradiso e con l’inferno alle spalle.
“Non montarti la testa, panettiera. Si stancherà presto, si stanca sempre. Le sgualdrine sono cose da usare. Le moglie sono gioielli da sfoggiare.”
Arrivo in cima alle scale, Lars mi sta aspettando. Riprende a farmi strada, con un’espressione così gentile e neutra che, davvero, nessuno potrebbe dire le cose stiano diversamente da come appaiono: un gentiluomo che espleta una cortesia verso un gruppo di ragazzine.
“Da questa parte, prego.”
Apre una porta e, in effetti, nella sala dove ci introduce vediamo la nostra professoressa, con un bel gruppetto di ragazze attorno. Sembrano rapite, e immagino che il poeta che sta declamando meriti, ma in questo momento non riesco a sentire nemmeno una parola.
Passandomi accanto, Althesia sussurra: “Tu non sei un gioiello, panettiera. Nessuno ti potrebbe indossare, per una visita a corte. Sei soltanto qualcosa che sta usando per togliersi una voglia.”
Alza la testa verso Lars, sorridendo radiosa.
“Non volete degnarci della vostra compagnia, nobile Ianmeyr? Sarei davvero felice di ascoltare i progressi della nobile Aillean, stento a credere che abbia bisogno di aiuto nello studio. La sua naturale eleganza non ha alcun bisogno di affinarsi!”
“A una fanciulla serve molto più dell’eleganza, nobile Drucsen.”
Stento a riconoscerlo. Il suo viso è impassibile, come fosse impresso su una moneta, la sua voce è cortese in maniera scostante. Non è più Lars, è il nobile Ianmeyr, quello che si mostra in pubblico e non permette a nessuno di avvicinarsi. Finora non mi ero resa conto di quanto abissale fosse la differenza che pone, tra la sua vita pubblica e quella privata.
“Non potrei essere più d’accordo – esclama Althesia – la nobiltà non è qualcosa che si possa semplicemente imparare, deve essere innata, una qualità dell’anima che non si può insegnare. Non trovate anche voi?”
Distolgo lo sguardo. So benissimo cosa sta sottintendendo. Vorrei solo che finisse alla svelta.
La risposta di Lars arriva così gelida che non è proprio possibile fraintendere quanto la stoccata gli abbia girato le palle di traverso:
“Un’eleganza e una nobiltà prive dell’adeguata istruzione e della capacità di giudizio di sapere scegliere in modo da ottenere la propria realizzazione sono un mero involucro, privo di qualsivoglia utilità, nobile Drucsen. Quando una fanciulla è capace di capire quale sia la via migliore da percorrere, quella è vera nobiltà.”
Dopodiché, semplicemente, va verso la professoressa, che si inchina al vederlo arrivare e inizia a parlare con lui. Vedo che lancia una rapida occhiata al mio indirizzo, ma giro la testa dall’altra parte. So benissimo che le parole di Lars erano dirette a me, e non ho la forza di difendermi, in questo momento.
“Ti credi molto furba, vero?”
La voce di Althesia è piena di astio, e la capisco benissimo. Può raccontarsi favole su sgualdrine e mogli, ma darebbe un braccio per essere al mio posto, per essere stata al mio posto, oggi pomeriggio. Perché lui la guardi, solo una volta, come guarda me.
Non rispondo, d’altronde non c’è molto che possa risponderle, e lei mi supera, per raggiungere la professoressa, il suo obiettivo matrimoniale, e tutta una serie di cose a cui io ho appena voltato le spalle. Mi sento male.
Le amiche di Althesia mi passano accanto, urtandomi con scortesia, e io non reagisco. Trovo una sedia, ben lontano dal gruppo nel quale Lars è stato intrappolato – il nobile Ianmeyr in mezzo a ragazze nubili ha tante possibilità di salvarsi quante ne ha la formica nella trappola del formicaleone – e mi lascio cadere. Sono davvero sfinita.
Il resto del tempo passa senza che succeda nient’altro, per fortuna. Lars guarda verso di me nell’andarsene, ma io guardo da un’altra parte, e in mezzo alla gente, riesco a fare finta di niente.
Quando è il momento di prendere congedo dalla professoressa, che riporta a scuola le nobili mentre lascia libere le borsiste che non hanno il finanziamento totale, mi chiede se ho trovato l’uscita istruttiva.
Ricordo che è stata lei a mandarmi da Lars, e rispondo piena di rancore:
“No, niente affatto. Tutte queste novità non fanno bene a nessuno.”
Mi volto e me ne vado, la prenda come vuole. Non cercate di migliorarmi la vita. Faccio da sola. Ho sempre fatto da sola. Non ho bisogno di nessuno!
La professoressa non mi richiama, non so perché. Sono stata scortese, dopotutto. L’idea che pensi di non immischiarsi nelle liti tra innamorati non contribuisce a migliorare il mio umore.
Cammino svelta per strada, da sola, non sono nobile, nessuna cameriera mi accompagna, non mi serve. Non mi serve neanche uno scudiero, a dirla tutta. Se non fosse per i miei genitori, non mi servirebbe neanche questa stupida scuola.
“Buon sera!”
Sbatacchio la porta di casa, tanto forte che Seddogh trasale. Questo stronzo passa le giornate a dormire sul tappeto e a trangugiare il cibo che gli porto, la sua utilità è prossima allo zero. Ed è anche diventato più grosso, ormai un cavallo da tiro potrebbe mangiarselo. La membrana dietro le zampe posteriori sembra una tenda, ormai, e c’è una lunga cresta ossea, che costeggia la linea dell’arto. Come se si stesse staccando.
“C’è un messaggio per te, gnocchetta – mi informa, guardandomi buttare in giro i vestiti – è venuto tuo cugino e ha detto che è urgente.”
“Benone!”
Sono in biancheria, ma Seddogh non fa commenti da coglione. Ormai è un po’ che evita. Spalanco le ante dell’armadio, dentro c’è lo specchio, e mi guardo. Sono piena di lentiggini, sul viso, sul collo, sulle spalle, le ho perfino ai gomiti, ai polsi e alle ginocchia. Siccome la mia pelle è molto bianca, risaltano in maniera imbarazzante. Ho gli occhi grandi, questo sì, e molto neri, spiccano un sacco, ma i capelli, i miei orrendi capelli rossi che sparano da tutte le parti… davvero, come posso pensare di piacergli a lungo? Sono magra, la mia carne è dura, perché faccio molta ginnastica, per tenermi in forma, senza che questo mi renda di corporatura più robusta. Sono una cosa piccola e rinsecchita. Non sono morbida come dovrebbe essere una signorina di buona famiglia. Ho i fianchi stretti, da maschio. Il seno è sodo, sì, e penso sia attraente, ma ho diciassette anni, a diciassette anni non esistono tette brutte, immagino.
Sbatto l’anta dell’armadio, richiudendola. “Sono un mostro.” concludo.
Seddogh sbuffa dalle narici.
“E tu che vuoi?”
“Niente, gnocchetta – risponde, senza nemmeno sollevare la testa dal tappeto – anche quelle della mia specie si dicono da sole che fanno schifo, per sentirsi fare complimenti.”
“La tua specie? Perché, hai ancora una specie?”
Seddogh si fa passare la terza palpebra sugli occhi. “Ah, capisco. Sei in uno di quei momenti.”
“Di che cazzo stai parlando?”
“Adolescenza – mi sbadiglia in faccia, il bastardo – e devono venirti le tue cose, immagino. Passo la mano, gnocchetta. Quando hai bisogno di fare a pezzi qualche arryxis, chiamami.”
Dopodiché si gira dall’altra parte e si rimette a dormire. Lo insulto con tutti i termini che mi vengono in mente, ma nemmeno si volta, e mi stanco presto di sfogarmi in maniera così stupida.
Mi infilo un paio di calzoni e una camicia comoda, mi lego i capelli con un puerile senso di ripicca verso Lars, che li ama sciolti, e vado al tavolo, dove c’è il plico che mi ha lasciato Lyott. Quello che manca, in compenso, è la mia cena, in luogo della quale trovo un triste cimitero di piatti e posate sporche.
Il messaggio è scritto con la grafia di Haldan, ed è breve e conciso.
La prossima luna nuova ci sarà l’Adunanza, nel rifugio segreto.
E questa stessa notte, per non farmi mancare niente, mi ritrovo con due arryxis inferociti appena fuori città, che mi sbrigo da sola, perché Lars non è di certo in grado di affrontare mostri del genere, per ora. La Soglia è molto vitale. Mi si squarcia il braccio fino quasi all’osso, e se con me non ci fosse Seddogh, non ce la farei.
Guarisco istantaneamente, non appena chiudo il taglio nella realtà. Tutto questo non ha nessun senso.
Cominciano a essere veramente troppi.
I guai, dico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

*