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Capitolo 12

Ci sono degli angioletti sopra di me. Paffuti, boccoluti, con le alucce che spargono piume vaporose su un cielo azzurro, trapunto di nuvole soffici come panna. Hanno le labbra atteggiate a broncio e tra le braccine infantili stringono ogni sorta di cose carine, fiori, frutti, nastrini colorati.
Una volta ho visto un angelo. Beh, a dire il vero l’ho decapitato. Aveva zanne lunghe così e squame taglienti come rasoi, su tutto il corpo. Usava le piume come coltelli. Non era un tipo molto ragionevole. Dopo quella volta, ho rivalutato parecchio la fantasia artistica dell’iconografia religiosa.
Sbatto le palpebre e contemplo per un po’ i puttini affrescati, che riempiono tutta la copertura del baldacchino. Le colonne sono scolpite con gli immancabili serpenti bianchi, parzialmente nascosti dai drappeggi che mi isolano dall’esterno, immergendomi in una bolla fatta di cielo azzurro, angeli finti, luce azzurra, filtrata dal panneggio. Mi metto seduta.
Ho addosso una camicia da notte, diversa da quella di prima, e la mia pelle è pulita, i capelli sciolti e pettinati, senza nodi. Il pensiero che, mentre vagavo a galleggiare nell’incoscienza, mi abbiano presa e gestita come fossi una bambola, è un po’ irritante. Per lo meno, mi trovo in mezzo a cuscini, sotto trapunte ricamate, e per quanto da queste parti sia tutto opulento in maniera offensiva, dubito che le segrete di Ianmeyr siano dotate di tali conforti.
Mi allungo per scostare il drappo, ignorando il campanello posato sul comodino. Non ho nessuna intenzione di delegare ad altri le prime impressioni, voglio capire da sola cosa mi aspetta. Socchiudo gli occhi alla luce, aspetto che si adattino, e concludo che è mattina da un pezzo.
Sono in un’altra camera, rispetto a quella che mi avevano preparato in precedenza. Se pensavo che la stanza di prima fosse di lusso, è perché non mi era ben chiaro quanto, da queste parti, possano permettersi di coccolarsi.
D’accordo, sto esagerando. Alla reggia era tutto molto più grandioso, ma santi numi, quella era la reggia. Questa è la casa dell’uomo che ha intascato il mio cuore e se lo porterà via, senza neanche voltarsi indietro. È chiaro che tutto questo mi colpisca molto peggio di quanto potrebbe fare il castello di Tern.
Il baldacchino sta su una pedana, e proprio accanto (non troppo vicino, per evitare incendi) c’è il camino, tutto di pietra scolpita. I mobili sono scuri e lucidi, di legno massiccio, e c’è di tutto un po’ per ogni evenienza, perfino uno scrittorio con tutto il necessario per la corrispondenza. La tavola è apparecchiata, figurarsi se non hanno pensato al pasto.
Non sono prigioniera. Per come la penso io, significa che devo levarmi di torno, alla svelta, anche se gradirei riavere la Fendidraghi… toh, eccola lì. C’è una rastrelliera laccata sopra un cassettone, che sostiene la mia spada. Vieni dalla mamma, piccina.
Scendo in fretta i gradini della pedana, a piedi scalzi, e quasi scivolo su una cosa che calpesto.
“E che cazzo, stai attenta!”
Offesissimo, Seddogh arrotola la coda per coccolarsela tra gli artigli.
“Ma cos’hai sugli occhi, il prosciutto?”
Scusa tanto se non ho controllato se c’erano demoni addormentati sullo scendiletto, eh.
“Dove mi trovo? Cosa è successo?”
“Oh – dice lui – un mucchio di cose, gnocchetta. E un bel po’ di carne arrosto. Il manzo mi piace, ma ho scoperto che il porco è il motivo per cui questo mondo merita di essere difeso.”
Attraverso i tappeti e mi impadronisco della Fendidraghi. Adesso si comincia a ragionare. “Com’è che nessuno ti ha sgozzato?”
“E chi? Senza quella – punta un artiglio sulla spada – i tuoi simili sono animali da macello. E poi sono più utili da vivi. Hanno talmente paura che me li mangi, che mi hanno dato un bel po’ di roba. Fanno un sugo strepitoso, da queste parti.”
Lo guardo, vedendolo davvero in gran forma. Ormai è una creatura di questo mondo, si è nutrito di me, ha respirato la mia aria, e la sua materia è cambiata. Era quello che voleva. Non so se ha ancora bisogno di me, quindi non so se posso fidarmi di lui.
“Perché non sei tornato nel mio midollo?”
“Perché ho idea che, se mi avessero visto scomparire dentro di te, avrebbero risolto il problema alla radice tagliandoti la gola, gnocchetta. Dovresti ringraziarmi.”
Borbotto un ‘grazie’, perché in effetti ha detto una cosa sacrosanta.
“E perché ti hanno lasciato da solo in camera con me?”
“Come pensi me lo potessero impedire?”
Nulla da ribattere.
“D’accordo, cambio domanda: perché mi trovo qui, invece che nelle segrete?”
Seddogh sbadiglia, per mostrarmi le fauci gocciolanti, le zanne lucenti.
“Diciamo che ho chiesto gentilmente di non sbatacchiare troppo il mio elisir di lunga vita.”
“Quindi il mio destino prossimo futuro è tutto da scoprire, corretto?”
“Più corretto di quanto credi – risponde lui – in questo momento il tuo biondino è chiuso da qualche parte, a parlare con lo stronzo che ti ritrovi per referente.”
Mi sforzo di ignorare il brivido gelato alla nuca, a questa notizia. Sto per chiedergli come ha potuto essere così bastardo da dire a Lars di rivolgersi ad Haldan, ma mi riprendo in tempo, perché, naturalmente, Seddogh non glielo ha detto. Questa è la situazione classica in cui un nobile chiede l’immediata presenza del mago di corte. E, dato che il mago di corte è anziano, le trasferte passano tutte al suo attendente.
Se l’è scelto proprio bene, il ruolo, niente da dire. Qualsiasi cosa di anomalo possa succedere, Haldan è sempre il primo a saperlo. In effetti, è un ruolo talmente ottimale, per un referente di Sorveglianti, che viene da chiedersi se non sia un secondo lavoro per tutti i maghi, o quasi.
Non che al momento sia un interrogativo prioritario. Quando avrà finito con Lars, Haldan si dedicherà a me.
Scuoto la testa e mi dedico a cercare qualcosa da mettermi addosso, intanto che provo a togliermi la sgradevole sensazione che i miei guai siano appena iniziati. Haldan, ritengo, sistemerà tutto, e l’ordine dei Sorveglianti sarà preservato. Non devo preoccuparmi di questo. Quello che mi preoccupa, piuttosto, è che Haldan, per preservare il segreto, decida di sacrificare me, e di arrostirmi sul rogo come strega, o qualcosa del genere. Il medio evo è passato da qualche annetto, ma la situazione in cui mi trovo potrebbe giustificare un ritorno ai bei tempi andati, temo.
Invece di liberarmi dal disagio, la logica del mio ragionamento inizia a gelarmi mani e piedi.
Mi rendo conto che ho paura. Non mi spaventa affrontare i liminari, ma questo… non so se sono in grado di andare a morire, immolata come vittima sacrificale, a guardare tutti quelli che conosco mentre agonizzo, prima che il boia decida che è sufficiente. C’è una differenza enorme tra morire combattendo e doversi lasciare uccidere inermi.
Morire guardando Lars, sapendo che pensa a me come a una strega, un mostro. Un morbo nella sua casa, da purificare con il fuoco.
Non trovo vestiti, solo una vestaglia, che però è abbastanza pesante da farmi illudere che i brividi che sento siano dovuti al freddo. È di velluto, foderata di pelliccia, con ricamato sul davanti lo stemma del basilisco bianco. Seddogh può averli costretti a trattarmi civilmente, ma dubito che abbia anche imposto il guardaroba. Mi proibisco di pensare che è improbabile vogliano mandarmi a morire, dopo avermi concesso di portare l’emblema del casato. Un simile pensiero è fratello della speranza, e ho paura di sperare.
Non pensarci, non pensarci. Stringiti alla tua Fendidraghi e chiediti se sei pronta per questo. Hai fatto dei giuramenti. Hai guardato la morte in faccia tante volte. Hai sempre saputo che invecchiare era un problema che difficilmente ti avrebbe riguardata.
Mi accorgo che ho sguainato parzialmente la lama e mi sto specchiando in essa. Sono grigia, deforme, solo i capelli spiccano rossissimi, sulla superficie levigata come selce. Lars mi ha sempre riconosciuta dai capelli, al museo, al ballo, a scuola. Una rossa accusata di stregoneria. Che stereotipo banale.
Forse sarebbe meglio se uscissi di scena subito. Non credo sopporterei che mi guardasse con disprezzo. Non voglio.
Porca miseria, ho fatto tanto per i Mille Mondi, avrò almeno il diritto di essere così debole da non volere sapere quanto mi detesti l’uomo di cui ho avuto la pessima idea di innamorarmi, no?
La tentazione c’è, inutile negarlo.
Ributto la Fendidraghi dentro il fodero.
Non fa per me.
Il suicidio ha senso, forse, in alcune circostanze, ma così, mi sembra talmente melodrammatico, un gesto teatrale da isterica pura, una cosa che non mi sento di fare. Se Lars mi disprezza, bene, problema suo e non mio. Non ho fatto niente per cui dovrei chiedere perdono, neanche a lui.
E, di sicuro, Haldan non mi manderà a morire senza che io punti i piedi fino all’ultimo passo. Chi vuole ammazzarmi dovrà riuscirci, non convincermi.
Forse sarei in grado di aprire un passaggio per scappare, ma non servirebbe a molto, non se voglio rimanere Sorvegliante fino alla fine. E poi, cosa succede ai rinnegati l’ho visto proprio stanotte.
Per sottrarmi all’agonia dell’attesa passiva, risalgo la pedana, prendo il campanello, e suono. Non voglio rimanere da sola con questi pensieri.
Quasi subito si apre la porta ed entra la governante, corpulenta, impavida, scortata da due cameriere armate di scope, che imbracciano come fossero spade. Lancio un’occhiata a Seddogh. In effetti, non credo che le loro presentazioni siano state propriamente simpatiche.
“Levati di torno.” gli intimo.
“Non sono il tuo servo.”
“Preferisci che ti presenti in giro come il mio animaletto?”
Ringhia, e le ragazze emettono un gemito. Mi metto tra loro e il mostro.
“Ho solo bisogno dei miei vestiti, non c’è bisogno che rimaniate. Me ne andrò subito, non preoccupatevi.”
Non ho grandissime speranze che l’ordine sia buttarmi fuori casa, e infatti la governante, che è bianca come uno straccio ma non retrocede, mi comunica, in tono rispettoso, che il nobile Ianmeyr mi considera sua ospite fino al termine delle vacanze.
Non mi va di discutere. “I vestiti?”
La donna avanza, riducendo la distanza tra lei e il mostro. Le due cameriere la seguono tremanti.
“Davvero, non serve che restiate. Posso capire che la situazione sia odiosa.”
La donna fa un lungo respiro. “Se potete rimanere da sola con questo essere, anche noi possiamo rimanere, signorina. Il nobile Ianmeyr ha ordinato di prenderci cura di voi.”
“Non mi servono cure, solo i miei vestiti.”
Una delle cameriere fa comparire un affare tutto vaporoso, verde chiaro con tanti ricami.
“I vestiti che avevo stanotte.”
“Li abbiamo affidati alla lavandaia, signorina.”
Non ho nessuna intenzione di affrontare Lars agghindata come una damigella di palazzo. “Allora qualcosa di molto simile, cortesemente. Calzoni, scarponi e giacca, non il vestito della festa.”
Le due cameriere scappano fuori dalla camera, felici di avere una scusa per defilarsi.
La governante mi guarda in modo strano. Sono davvero curiosa di sapere cosa dirà. Ho bisogno di farmi un’idea del mio destino prossimo venturo.
“Desiderate fare colazione, signorina?”
Poco significativo. Comunque, mi accorgo che ho fame. Dato che, per quanto ne so, potrebbe essere l’ultimo pasto della mia vita, annuisco. Mi siedo a tavola e, come per magia, compaiono di nuovo le cameriere, che fanno il giro largo per stare lontane da Seddogh. Lo stronzo si diverte a sbatacchiare la coda per terra, per il gusto di vederle saltare su, e sbadiglia di continuo, in modo da mostrare ben bene quanto siano grandi le sue fauci. Beato lui che si diverte.
Sono ragionevolmente sicura che tutta questa roba non mi entrerà nello stomaco nemmeno se la razionassi per una settimana, e dopo due fette di pane nero, spalmate di miele e burro, sono già a posto, ma continuo a mangiucchiare, per il piacere di farlo. Mi piacciono i sapori. E non so se questi saranno gli ultimi della mia vita. C’è un assortimento di formaggi, ciascuno con la sua salsina specifica, poi affettati, marmellata di cipolle, pancetta bella croccante, una brocca di latte ancora tiepido, denso e dolce. La crema fredda sulla torta di mele è particolarmente ghiotta, ma mi riservo un posticino per il dolce di uva spina con panna. Alla fine, mi sciacquo la bocca con un’ottima spremuta d’arancia.
I vestiti con cui mi cambio sono davvero comodi. Belli, anche. La blusa è blu scuro, con il filo delle cuciture bianco, a contrasto. I calzoni sono neri. Gli stivali sembrano nuovi, morbidissimi, e i dischi che decorano la cintura scintillano come oro nuovo, ma non penso sia oro… no?
Mi allaccio la Fendidraghi. Se Haldan la rivuole indietro, me la deve chiedere, e guardarmi in faccia mentre lo fa.
“Bene, adesso qual è il protocollo?”
“Se non desiderate più riposare, il nobile Ianmeyr ha chiesto di incontrarvi, signorina – risponde impassibile la governante – posso annunciargli che siete pronta?”
Il nobile Ianmeyr, non Haldan. Finisco subito nell’acqua alta, quindi. Annuisco per consentire, e penso che, in assenza di istruzioni da parte del mio referente, la soluzione giusta è la cura del silenzio.
Tu puoi anche richiedere la mia morte, Lars, ma sicuro come l’oro che dorme sotto i tuoi piedi, io non sarò mai e poi mai responsabile della tua. Sono contenta di avere chiuso per bene quella Soglia, finalmente.
“Se non torno entro un’ora, sfonda le finestre e scappa più veloce che puoi – istruisco Seddogh – consideralo il pagamento per il debito che ho contratto con te stanotte. Non ammazzare nessuno, e nessuno ti troverà. Ormai sei una creatura di questo mondo.”
Stranamente, Seddogh non ribatte, non si alza nemmeno. Si limita a guardarmi con aria torva, finché non sono fuori vista.
È nello stato d’animo della martire eroica che esco dalla stanza e attraverso i corridoi, fino alla porta lucida, istoriata con l’immancabile stemma di famiglia. Ai lati, due armigeri con i colori del casato non degnano di uno sguardo la Fendidraghi. Si limitano ad alzare le picche, per farmi passare.
Mentre spalancano i battenti sul mio destino, decido che la mia vita è stata bellissima e che rifarei tutto uguale, dalla notte in cui ho incontrato Lyott, anzi da ancora più indietro, da quando, se è successo, che ho scelto i genitori da cui sarei nata. Sono stati (quasi) diciassette anni che meritavano, altroché.
E nessuno, mai, preparerà una torta al cioccolato e nocciole migliore della mia.
Entro.

“Oh grazie Ney, grazie grazie grazie, sei ancora viva!”
Barcollo, mentre tento di assorbire l’urto di Aillean che mi piomba addosso, stritolandomi la trachea, la giugulare, la colonna vertebrale, e analoghe parti vitali dell’anatomia. Ha una presa da serpente costrittore, la principessina.
“Sei viva!”
Le batto un momentino la mano sulla schiena, giusto per farle capire che non serbo rancore, ma poi devo proprio dire: “Per ora… l’ossigeno sta finendo, se mi mollassi…”
“Ma tu sei viva!”
Devo scollarmela di dosso, con una tecnica non dissimile da quella con cui ho staccato le larve, stanotte. Aillean tira su con il naso, e mi accorgo, con un po’ di sconcerto, che ha gli occhi lucidi.
“Sei viva.”
Tre è il numero perfetto, anche nelle ripetizioni.
Un movimento alle spalle della principessina sposta la mia attenzione. Lo studio di Ianmeyr è grande (figurarsi), ma più accogliente e raccolto di come me l’ero immaginato, con dei quadri a soggetti allegri e librerie tutte belle ordinate, i volumi suddivisi per grandezza, colore, e immagino anche autore e argomento. A casa, io faccio lo stesso. La finestra è grande, con le tende tirate per fare entrare più luce, e insomma, questo posto mi piace, ma darei qualsiasi cosa per essere da un’altra parte, vista la compagnia.
Attorno a una scrivania di quercia abbastanza grande da ospitare, stringendosi un po’, tutta la mia classe, li vedo tutti e tre: Lars, Haldan e Derek. Quest’ultimo ha in mano una tazza fumante, la barba di tre giorni e l’espressione tesa, ma sobria. Haldan, che lo dico a fare, mi fissa come se stesse valutando in quanti pezzetti è possibile affettarmi.
Non guardo Lars.
Decido di rifiutare in partenza il ruolo della supplice che chiede pietà: “Sono successe un po’ di cose, mentre dormivo, immagino.”
“Anche prima – risponde Haldan, adagio – dov’è il mostro che tieni con te?”
“In camera a lustrarsi le unghie. Ho pensato che forse avreste preferito evitare una così squisita compagnia.”
“Lo hai lasciato da solo, libero di agire?” Ha gli occhi azzurri come Lars, me ne rendo conto davvero solo adesso, ma quelli di Haldan non mi piacciono. Ha la carnagione scura, i capelli prematuramente ingrigiti, e non c’è niente, in lui, che faccia pensare a slanci di calore umano, a un minimo di empatia per chi gli sta attorno. Mi chiedo cosa ci trovi Maya. Bella giacca, comunque, color argento, con calzoni neri. Sembra uscito da un libro di leggende.
“Oh, ma la presenza di un mago di corte ci permette di dormire tra due guanciali, ne sono sicura.”
Gli sorrido, serafica. Se vuoi ordinarmi di morire, lo farai con il mal di pancia dal nervoso, giuro.
“Allora, cosa ne farete di me?”
La faccia di Haldan è un’illustrazione perfetta del sotterraneo delle torture dove vorrebbe rinchiudermi, ma prima che possa rispondere, è un’altra la voce a parlare. Non volevo sentirla, quella voce. Ma non posso farci niente.
“Innanzi tutto, ringraziarvi per quanto avete fatto.”
Non giro gli occhi su Lars. Le sue parole sottintendono che non richiederà il mio arresto, ma non parlano di quello che temo davvero, e il tono è impersonale. Non voglio sapere, dalla sua espressione, in quanti pezzetti finirà il mio cuore.
“Dovere.”
“Mio fratello vi deve la vita.”
“Non mi deve niente.”
Derek alza la tazza, ma non capisco se ironizza con un brindisi o se è un sincero gesto di rispetto. Coglie la mia occhiata e dice:
“State tranquilla, è solo cicoria. Con un demone sotto il mio tetto, preferisco rimanere sobrio.”
“Sì – rispondo – certi incontri posso cambiare la vita delle persone.”
Non commenta e beve un altro sorso, confermandomi quello che sapevo già, cioè che è in questo stato pietoso da quando ha avuto la sfortuna di essere presente all’attacco dei liminari, dieci anni fa. Doveva essere praticamente un bambino. A quell’età, dopo che magari hai visto tuo padre sbudellato, non sei molto propenso a vedere il bicchiere mezzo pieno e ringraziare per averla scampata.
“Seddogh ha concluso un patto con me – continuo, sempre senza guardare la persona cui mi rivolgo – non succede spesso, ma per lui non c’è altro modo di sopravvivere che questo, ormai. Deve aiutarmi, perché io gli permetto di esistere in questo mondo, e perché, per la sua gente, lui è un traditore.”
Lars: “E lo è?”
“Beh, si è rivoltato contro i suoi compagni e li ha massacrati, per arrivare a me per primo, quindi direi di sì, lo è. Ma rivoltarsi contro di me sarebbe un suicidio.”
Derek mette giù la tazza. “Cos’erano quei mostri con cui avete lottato?”
Guardo Haldan, che alza le spalle. “Diglielo pure – mi esorta – tanto ormai…”
“In quanti lo sanno?” Non riesco più a trattenermi dal chiedere. “Non ho visto una scorta, stanotte, ma…”
“Quando mio fratello viene a cercarmi, non porta mai nessuno con sé, perché nessuno sia testimone della mia vergogna – dice Derek, in tono amaro – vero, Lars?”
Gli risponde un silenzio gelido, che è Aillean a interrompere:
“Per colpa tua, stanotte poteva succedere una tragedia, tu, indegno irresponsabile.” Wow, che toni duri, dove li teneva, la principessina lattemiele? “Non sei l’unico ad avere sofferto, ma ti comporti come se…”
“…come se avessi visto un mostro sbucato dal nulla fare a pezzi una gentildonna identica a te, proprio così – la interrompe Derek – un mostro che può di nuovo sbucare dal nulla, in qualsiasi momento, e nessuno di noi potrà farci proprio niente. Vuoi i dettagli di quel giorno, sorellina?”
Il viso di Aillean si contrae, e mi chiedo cosa abbia provato, la bimbetta tenera che era, quando aspettava il ritorno di mamma e papà e ha visto un corteo funebre. Nessun bambino dovrebbe mai trovarsi in situazioni del genere, sarà una sciocchezza da rammolliti, e va benissimo che lo sia, perché nessun bambino dovrebbe trovarcisi.
Rispondo al suo posto. Che questo relitto umano si commiseri, mentre probabilmente sarò io quella che dovrà morire per il bene della causa, scusate tanto, non mi sta bene per niente:
“Gli arryxis azzannano la preda e scuotono, frantumando le vertebre cervicali e la colonna vertebrale della vittima. Circa nella metà dei casi, questo comporta la morte immediata, e sono quelli fortunati. Se l’arryxis non ha afferrato bene, o se ha voglia di divertirsi, spazza via le gambe con un colpo di coda, che non vedi arrivare, perché sei troppo concentrato sulle zanne. E non è che sia sbagliato, perché se vedono una mano alzata per proteggersi, la tranciano via, come antipasto. Appena sei a terra, il mostro ti è sopra. Hanno artigli che sembrano spade, e li piantano nella pancia, per tirare fuori tutto quello che c’è dentro, come festoni di…”
“Smettila!”
Aillean è livida in faccia, e sta piangendo. Derek ha le dita così contratte sulla tazza che mi aspetto di vederla andare in frantumi.
Sono stata, oggettivamente, una grandissima stronza.
“Smettila, come puoi dire cose simili come se…”
“Perché è quello che cerca di impedire, Aillean.”
La voce di Lars è mortalmente calma, e stavolta non ci riesco, lo guardo. Sussulto, perché lui mi sta fissando, con un’immobilità che mi fa pensare sia molto tempo che non mi stacca gli occhi di dosso.
“Lo ha visto succedere molte volte. E ha visto anche cose molto peggiori, immagino.”
Non so cosa rispondere. Sangue e budella sono il meno, in effetti. A quelle ti abitui, alla fine; è solo schifo e paura, perché vedi sparso in giro qualcosa che dovrebbe stare bene al chiuso, al sicuro dentro un corpo vivo. Se sono fuori, c’è qualcuno che è morto, e questa è una cosa che nessuno vuole vedere. Una volta che razionalizzi così, lo schifo si ridimensiona.
“Quelle larve che hai preso stanotte… cos’erano?”
Haldan mi fa cenno con la mano. Posso rispondere.
“Ostaggi. Quelli che Seddogh e io abbiamo dovuto uccidere erano rinnegati, Sorveglianti di un altro mondo, che hanno cercato di impossessarsi di un qualche potere, e per non essere catturati, hanno rapito dei… ehm, i bambini della loro gente. La mia missione era ritrovarli e rimandarli indietro.”
“Bambini.” ripete Lars. Capisco benissimo la sua perplessità.
“È tutto relativo: un bambino dei nostri, nel mondo di quegli esseri, sarebbe un mostro disgustoso, non meno di quanto quelle larve lo fossero per noi. E noi non perdoneremmo quella gente, se lo uccidessero, invece di farlo tornare.”
“Questo posso capirlo.”
Bontà tua.
“Da quanto tempo sei un… Sorvegliante?” Esita, come se non fosse sicuro che questo sia il titolo giusto.
Non so dove voglia arrivare. Non capisco cosa stia succedendo. Non dovrei parlare di queste cose con estranei, e Haldan non dovrebbe lasciare che succeda.
“Cinque anni, anche se agisco sola da un paio.”
“E cose come questa succedono spesso?”
Alzo le spalle. “Combattere è sempre l’ultima opzione. Il più delle volte basta convincerli con le buone, se non sono loro a venirmi a cercare perché li aiuti a tornare indietro. Oppure le Soglie vanno chiuse, senza nessun liminare in mezzo.”
Ripenso alle volte in cui ho trovato una carcassa, perché non sono arrivata in tempo. Non è mai bello. Non è colpa dei liminari, se cadono in una Soglia e muoiono in un mondo ostile.
“Ci sono periodi in cui esco solo per cancellare le tracce. Stanotte doveva essere una di quelle, a dire il vero.”
Lars non commenta. Non mi dà nessun indizio, non di quelli che vorrei avere, perché ormai è abbastanza chiaro che nessuno intende farmi decapitare.
Non posso procrastinare l’inevitabile in eterno. Devo proprio chiederlo, e mi rivolgo al mio referente, perché, se io decido come regolarmi sul campo, lui decide tutto il resto. Funziona così.
“Io cosa devo fare?”
Haldan lancia una rapida occhiata a Lars, che però continua a guardare me, e in tutto questo girotondo di sguardi, comincio a sentirmi un attimino centrifugata.
“Niente, tu continuerai come hai sempre fatto. Manterremo il massimo riserbo su questa storia, e per quanto riguarda il tuo mostro, immagino che non si farà problemi a minacciare chi l’abbia visto, per imporre il silenzio.”
“Credo che sarà la parte migliore della sua giornata.”
“Non sarà comunque possibile un segreto totale. Ti farai la nomea della strega, penso tu ti renda conto che è inevitabile.”
Solo perché vado in giro con un mostro, mi riportano indietro svenuta coperta di sangue, sotto gli occhi dell’esercito di servitori di questa casa, e sento vocine aliene nel cervello? Ma come siamo ingessati, e su.
“Quindi devo aspettarmi il rogo?”
“In assenza di formale accusa del mago di corte, unica autorità preposta a giudicare la pericolosità di una strega, non corri alcun rischio.”
“Fortuna che non vuoi fare dispiacere a Maya, allora.”
Haldan sorride con cattiveria. “Precisamente. Ma, almeno, gli unici ad avere assistito al combattimento e alla chiusura della Soglia sono anche i più interessati a tenere circoscritta la faccenda.”
Evita di dire ad alta voce quello che sappiamo entrambi, cioè che un Sorvegliante, in una situazione del genere, dovrebbe risolvere il problema passando a fil di spada i testimoni scomodi. Forse a lui non creerebbe problemi, ma sa benissimo che io non lo farei mai. In effetti, nessuno dei Sorveglianti di mia conoscenza lo farebbe.
“Quindi, aspetto una tua relazione completa sull’accaduto, il prima possibile.”
Guardo i tre fratelli, piuttosto perplessa. “Siete parenti del re – faccio notare – lo terrete nascosto al vostro sovrano?”
Lars risponde impassibile: “Tu sei un suddito di Tern e hai tenuto il segreto finora. Non vedo la differenza.”
D’accordo, non cavilliamo. Tanto non potrei essere nei guai peggio di così, giusto?
Sbagliato.
“Le perturbazioni che tu e altri continuate a segnalare sembrano un sintomo, non una casualità – prosegue Haldan – potremmo avere avuto fortuna, nonostante il disastro che hai combinato stanotte.”
Muori. Male.
“I Morghater dovranno essere informati, perdonatemi nobile Ianmeyr, ma è inevitabile, data la vostra posizione.”
“Comprendo perfettamente.”
Eh?
“Inoltre – prosegue Haldan – potreste trovarvi a dovere fare delle scelte molto scomode, in futuro.”
“Di ciò abbiamo già parlato a fondo, mi pare. Mille Mondi e Mille Soglie sono più importanti di qualche parentela aristocratica, e comunque ritengo di potere vantare qualche diritto, in questioni del genere.”
Come?
“Se i nobili Derek e Aillean non hanno nulla da obiettare…”
“Per me va bene.” dice subito Aillean, annuendo come se ci tenesse molto a chiarire che per lei va proprio bene.
“Al diavolo.” commenta Derek, e finisce la sua cicoria. “Dare un senso a tutto questo è meglio che illudermi che i mostri sono solo delirio ubriaco, immagino.”
“Tu ne resterai fuori, fratello – dice Lars, con il tono di chi ribadisce qualcosa già detto – da voi due, mi aspetto quello di cui si è parlato, niente di meno e niente di più.”
Gli risponde uno sbuffare di consenso.
Consenso su cosa?
Haldan si alza e riprende il bordone da mago, con l’aria di considerare tutto risolto. “Benissimo, allora. Tu domani tornerai a scuola come al solito, voi farete in modo che la servitù di casa non inventi troppe assurdità, e tutto può proseguire nel migliore dei modi possibile.”
Si avvia verso la porta, che sta dietro di me, quindi di fatto viene da me. Io non mi sposto: detesto non capire, e in questo momento la non comprensione ha raggiunto punte mai toccate prima.
“Non vorrai farmi credere che, con mezza servitù di casa che ha visto il mio mostro, io possa fare finta di niente, vero?”
“La parte in cui ho detto che ti farai la nomea di strega l’hai sentita?”
Un calcio nelle palle, tu lo sentiresti?
“Il nobile Ianmeyr è troppo vicino al re perché si possa ignorarlo – guardo Lars, tanto l’ho perso, chi se ne frega se pensa che sono sgarbata – senza offesa, ma qui si parla di Morghater, ed è da loro che prendo ordini.”
“Strano – risponde Lars- non mi è sembrato fossi molto propensa a prendere ordini da chicchessia.”
“Mi pagano.”
“Per proteggere Tern.”
“Ma se dovessi fare una scelta…”
“Sceglieresti di salvare più vite possibili. O no?”
“Non necessariamente vite umane.”
Devo essere masochista, per chiarirgli così tanto che deve odiarmi, visto che, a quanto pare, non farà formale richiesta di bruciarmi.
Haldan batte il suo bordone per terra, non forte, giusto per richiamare l’attenzione.
“Prosegue tutto come adesso – ripete – le anomalie segnalano che è necessario un maggiore dispiegamento di forze. Forse sarà necessaria un’adunanza, ormai la possibilità è abbastanza concreta. Ma tu non devi preoccupartene, per ora. Il tuo compito potrebbe semplificarsi parecchio, d’ora in poi.”
“E in che modo?”
Si volta a mezzo, per mostrarmi Lars, che adesso non ha più quella faccia impenetrabile, ma inalbera un mezzo sorriso, come se tutta questa situazione gli piacesse molto.
Cosa sta succedendo?
“Ormai sei una Sorvegliante abbastanza esperta. Come sei stata istruita tu, adesso toccherà a te istruirne altri.”
Cosa?
“Lars Ianmeyr ti farà da scudiero, d’ora in poi.”
Cosa…
Cosa…
Cosa?

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