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Epilogo

1 Agosto

Pensavo che non avrei più scritto qui, dopo il resoconto della battaglia contro Ares, frammentario e incompleto perché non ho partecipato allo scontro finale negli inferi (meno male che a Death Mask l’idea non è venuta, se no mi sa che era capace di buttarmi anche là sotto), visto che ho iniziato questo diario pensando che sarebbe stato divertente, rileggerlo dopo aver lasciato il Santuario, in modo da conservare un ricordo di quest’esperienza… ma, ormai, non me ne andrò più. Quindi non ha senso che annoti gli avvenimenti, visto che non termineranno mai, e andranno sempre avanti… non ho bisogno di ricordarli, d’ora in poi li vivrò direttamente.

Perciò questo diario, adesso, verrà chiuso un’ultima volta e mai più riaperto. Con Sindel e Haru abbiamo deciso di seppellirlo ai piedi di un ulivo millenario che si trova qui da tempi immemori, dentro una scatola bella sigillata, e di riesumarlo quando (se) una di noi vorrà leggere queste pagine ai suoi figli. Che cosa solenne, vero? Per la verità abbiamo ridacchiato come sceme tutto il tempo, perché l’idea di avere dei bambini ci sembra così assurda e remota che nessuna di noi crede che rileggeremo mai queste pagine… beh, io almeno. Più che altro perché la vedo dura, campare abbastanza da avere dei figli, con la vita che si fa da queste parti.

Haru e Sindel non hanno voluto neanche sfogliarlo, dicendo che tra un po’ di anni, quando certe cose le avremo superate, ci sembrerà tutto più bello. Secondo me hanno solo paura di quel che potrebbero trovare scritto qui sul loro conto, ma con le mie amiche sono stata buona… vero?

L’ultima annotazione è di oggi, a un anno preciso dal mio arrivo al Santuario.

Un anno fa arrancavo per un sentiero invisibile alle persone comuni (che allora non sapevo esserlo), e sudavo come una fontana chiedendomi chi me l’aveva fatto fare, di accettare la tutela di Mu piuttosto che andare all’orfanotrofio.

Oddio, ad essere sincera me lo chiedo ancora, ma sorvoliamo…

La cerimonia d’investitura c’è stata il mese scorso dopo che avevamo buttato via le stampelle: una cosa solenne ai massimi livelli, durante la quale tutti piangevano come fontane per la commozione… Kanon, poi, per poco non si buttava a baciare i piedi di Athena, quando questa gli ha concesso l’amnistia di tutti i suoi crimini e gli ha detto che il suo passato era stato completamente riabilitato dal valore mostrato nella guerra contro Ares. Io sono rimasta seria seria finché la Kido non è stata così bastarda da nominare mio padre, che sarebbe stato tanto felice di vedermi così, degna erede del suo ruolo, e a quel punto non ce l’ho più fatta e giù a piangere anch’io. Meno male che senza maschera è tutto più semplice!

La mattina della cerimonia ero in panico, ricordo, perché si sa che a me non ne va mai dritta una, e alla fine ero talmente isterica che non volevo uscire dalla stanza (alla Tredicesima, dove risiedevamo tutti finché le rispettive Case non fossero state rimesse in piedi) perché mi sentivo impresentabile. Quando ho cominciato a frignare che i capelli erano orrendi, credo che il mio maestro sia stato a un palmo dal rispedirmi per direttissima, con un biglietto di sola andata, nella valle dei morti.

Alla fine è venuta la Kido a vedere perché tardavamo, e dalla porta chiusa ho sentito Mu dirle che ero completamente impazzita. La Kido ha bussato e ho dovuto farla entrare, mentre ancora combattevo col diadema.

“I capelli – ha commentato Mu, dietro di lei – ha affrontato Black Cancer, sta per essere presentata al Santuario come Gold Saint, e pensa ai capelli…”

La Kido mi ha guardata, con disgusto. “Oh, cielo, cara, ma non puoi presentarti così! Guarda quel diadema, sta malissimo, e il mantello tutto stropicciato… ma che disastro! Su, sbrighiamoci, non c’è più molto tempo… dammi il mantello che lo faccio stirare, e tu chiamami il mio parrucchiere! Subito!”

Il grande Mu a cui si era rivolta, secondo me, in quel momento ha rimpianto di non essere passato dalla parte di Ares. A me invece da allora la Kido sta molto più simpatica.

Insomma, non ci si può presentare alla propria investitura coi capelli in disordine, che cavolo! Il mio maestro rompe tanto, però a lui, se gli tocchi i capelli, diventa una iena, eh… in un anno che sono rimasta alla Prima, neanche una volta mi ha fatto usare il suo shampoo.

Così sono diventata un Gold Saint.

La gente ha ancora un po’ paura di me, ma più che la mia persona, a spaventarli è il ricordo delle efferatezze consumate alla Quarta: naturalmente nessuno osa più maltrattarmi come quando ero apprendista, però ogni tanto vorrei che si ricordassero che sono la stessa persona di prima, in una confezione nuova e lussuosa. Il mio maestro mi dice, giustamente, che un Gold Saint non si può trattare come un apprendista, però a me manca un po’ l’andarmene in giro senza che la gente si sposti al mio passaggio.

O almeno mi mancava, finché non mi sono resa conto che le oche giulive che ronzano intorno a Milo si sono tutte eclissate.

Insomma, cercare lo stesso biscottino del custode della Quarta rischia di essere molto poco salutare. Eh sì. Poi, adesso che c’è Kanon, sembra che l’attenzione femminile generale si sia distribuita un po’ più equamente, anche se Kanon non sembra interessato a nessuna. Gli ho detto che se vuole gliene presento qualcuna carina, ma dice che per ora sta bene così. Contento lui…

Tra non molto mi verrà affidata la mia prima vera missione. Haru c’è già andata, ha risolto tutto con il suo consueto stile (ovvero falciando il nemico come erba) e Sindel probabilmente ne riceverà una in contemporanea con me. Non sono ansiosa di andarci perché ricordo le parole di Death Mask, sul fatto che un Saint si deve sporcare le mani anche se non vuole, ma ormai sono qui e non posso più tornare indietro. E’ dura, ma non è tanto male, e di certo molto meglio di un anno fa, quando impacchettavo i libri di mio padre pensando di essere totalmente sola al mondo.

Ora, proprio, non è più così, perché sono a casa.

Sono arrivata.

Ciao a tutti.

QUI FINISCE IL DIARIO DELL’APPRENDISTA LUNA G.

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