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Perché il fantasy

Inauguro in questo fausto giorno una nuova sezione del blog, che, in effetti, sarebbe anche la prima, visto che il blog praticamente finora non è esistito. Magari lo abortirò allo stato embrionale, come tutte le altre volte, ma nel frattempo, voglio provarci. Questa nuova categoria sarà ‘perle alle ostriche’, ovvero tutte quelle cose che ho scritto in altre sedi, forum o chat, interventi che trovo particolamente interessanti, e che voglio raccogliere e condividere, magari per parlarne con chi lo desidera.
Questo articolo l’ho scritto quando mi hanno chiesto ‘perché scrivi il genere che scrivi’, e dovevo essere davvero di buon umore, perché invece di rispondere ‘cazzi miei’, ho davvero argomentato XD

Oooh, questa domanda arriva proprio all’epifania dell’ennesimo ‘complimento’ di qualcuno che mi suggerisce di cambiare genere. Marginalmente, risponde anche alla domanda successiva, ovvero ‘come mai tanta gente scrive fantasy’. Risposta: perché tanta gente è convinta che il fantasy non abbia regole, che tanto c’è la magia che rappezza i buchi nella trama, quindi si può liberare il proprio avatar a fare le peggiori minchiate, tanto poi si risolverà tutto e si diventerà degli eroi.
Detto ciò.
In linea generale, credo che molti aspiranti scrittori scrivano di genere perché, da lettori, hanno un genere favorito, e si concentrano su quello. Poi, crescendo come autori e maturando, magari si accorgono che il genere che amano leggere non è lo stesso che amano scrivere, e si regoleranno di conseguenza. Oppure no. È soggettivo.
Per quanto mi riguarda, leggo tutto, davvero tutto (ho le mie preferenze, naturale; ma se ‘fiuto’ un bel libro, di una categoria per cui solitamente non impazzisco, la lettura è assicurata), ma scrivo solo ed esclusivamente fantasy. In ogni declinazione, dall’urban allo sword and sorcery, fantastico nell’accezione più ampia, magari onirico e malinconico, oppure comico, financo erotico, ma fantasy. Qualsiasi tentativo di farmi deviare dal ‘mio’ genere ha comportato soltanto che mi allontanassi dalle persone che hanno cercato di distogliermi. Ho scritto cose diverse, generi diversi, e alla fine mi sono sentita quasi frodata: tipo montare un mobile dell’Ikea e accorgerti, dopo avere finito, che hai lasciato fuori un bullone, che non hai la minima idea di dove debba andare, e che non sai se il mobile reggerà o se stai per affidarti a una trappola mortale che ti cascherà in testa mentre dormi.
Per l’Ikea, ho risolto facendo costruire a mio marito.
Per la scrittura, ho risolto depennando chiunque mi dica ‘sei brava, ma se vuoi sfondare, devi cambiare genere’.
Perché il fantasy. Questo genere che strappa sempre una smorfia di disprezzo agli Scrittori Veri e un sospiro agli editori, prima di scartarlo senza nemmeno leggere.
Questa cosa da ragazzini scemi che vogliono spegnere il cervello e smettere di pensare, perché se volessero pensare, leggerebbero Libri Veri, mica quella roba là con gli elfi e i vampiri o chissà cosa. Che poi, parliamoci chiaro, si possono citare autori fantasy che ti fanno schizzare il cervello dalle orecchie, per lo sforzo di comprensione che richiedono, ma tanto l’opinione italiana non cambia, fantasy = ragazzini, anzi, ormai fantasy = immondizia.
Potrei dire le stesse cose utilizzando un altro genere, forse. Potrei edulcorare i simbolismi trasformando il mondo magico perché ignoto in un quartiere rionale di una qualsiasi città italiana, potrei mutilare il viaggio dell’eroe parlando di un ragazzo di provincia che non riesce a trovare il suo posto nel mondo, potrei perfino tagliuzzare le allegorie, le metafore, le icone che superano in un solo balzo la razionalità del lettore, per accomodarsi al loro posto, sotto gli archetipi, e immagino che alla fine uscirebbe una storia che mi permetterebbe di dire circa le stesse cose. Ma perché dovrei?
Nel fantasy posso abbracciare l’intero insieme concettuale dell’argomento di cui voglio parlare, e lasciare che il lettore lo contestualizzi a seconda delle proprie necessità (e non delle mie). Se parlo di un lavoratore precario che si sforza di rimanere onesto, a costo di perdere occasioni lavorative importanti, non potrò abbracciare l’intera tematica ‘integrità personale’. Se parlo di un eroe che rinuncia a tutto per salvare qualcosa di più grande, è possibile che ci riesca.
Sì è un delirio megalomane. Anzi, è uno sfogo megalomane. Purtroppo, anche persone che stimo molto e che considero molto intelligenti cadono nell’errore di ritenere il fantasy un genere ‘facile’, quello in cui si rifugia chi è troppo stupido, o infantile, o codardo, per parlare di ‘cose vere’. Non aiuta che tanti fantasy degli ultimi anni rientrino proprio in questa categoria.
Pazienza. Prederisco tagliare chi mi dice di cambiare genere, piuttosto che tagliare con il genere. Mi permette di dire troppe cose, a cui tengo troppo, che non potrei raccontare altrimenti. Vivo come una censura il pensiero di dover cambiare, perché altrimenti rimarrei relegata nella nicchia.
Mi piace tanto, questa nicchia dove posso essere megalomane. E piace anche ad altri. Finché ci sono io e ci sono loro, il bilancio è positivo.

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