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La torcia

Da un po’ mi frullava in testa l’idea di parlare non solo di quello che scrivo, ma anche di quello che leggo. Negli ultimi anni c’è stato un tale fiorire di lit-blog che, lo ammetto, mi era balenata in testa l’idea di aprirne uno anch’io, per tenere separate le due cose, lasciare che questo cielo scarlatto rimanesse un angolino personale, con le mie storie e basta. Per fortuna sono rinsavita. Dopotutto, leggere e scrivere sono attività non opposte, ma speculari, e se faccio entrambe le cose è perché sono un’avida che vuole tutto.
Quindi i miei commenti ai libri li metterò qui.
Non ho idea della frequenza con cui analizzerò alcuni dei volumi che ho preferito o che preferisco attualmente, e nemmeno se dopo questa, ce ne saranno delle altre. Mentre riordinavo la libreria mi è capitato sottomano La torcia e mi è venuta voglia di parlarne, ecco.
Non ho intenzione di trasformare la mia Stella Scarlatta in un blog letterario e meno ancora di infilarmi in un sottomondo che, francamente, mi terrorizza. Tutto quello che mi propongo è di analizzare e commentare alcuni libri, seguendo un unico criterio, che intendo darmi come assoluto, rigoroso: che siano libri fuori moda. Roba out, talmente vecchia che, in molti casi, è fuori cataologo, oppure che non ha fatto il boom di vendite e vegeta tranquillamente di letture pacifiche, o ancora la pallosissima, misconosciuta saggistica. Mica crederete che le cose fantasy che scrivo siano inventate, spero XD
Niente ultimissime uscite che oddioddioddiosonogiàtresettimanechelotrovanoinlibreriaarrivotardidevorecensirlo, niente romanzi scritti da amici, nessuna collaborazione con editori, niente ‘approfondimenti’ sul mondo editoriale italiano, insomma, assolutamente niente di quello che potrebbe rendere questo blog un lit-blog.
Voglio soltanto parlare, qualche volta, di qualche libro che mi ha colpita, per ragioni personali e/o intellettuali. E se qualcuno ne vorrà parlare con me, ne sarò felicissima, altrimenti, pazienza. Gli articoli di blog rimangono lì, magari tra cinque anni qualcuno cercherà informazioni su un libro e troverà le mie opinioni, e magari gli saranno utili.
Perciò ecco qui la mia opinione su un libro che ho letto da ginnasiale, all’epoca in cui divoravo tutti i romanzi di Marion Zimmer Bradley, perché la scelta era tra leggere l’autrice femminista o l’autore maschilista. Me li sono letti tutti e due, tanto per non sbagliare XD
Però di Tolkien se ne è parlato in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quindi beccatevi il mio commento su

LA TORCIA

Negli anni del boom economico c’è stato un fiorire di autrici fantasy che hanno sdoganato un tema oggigiorno inflazionato e logoro, come tutti i temi nati con le migliori intenzioni: quello dell’eroina – dico il femminile di eroe, non la polverina magica.
In precedenza, il fantasy si rifaceva quasi al 100% ai cliché più classici della fiaba e dell’epica, e i personaggi femminili, quando c’erano, erano ridotti a poco più di comparse, o di obiettivi da raggiungere (la principessa da salvare, da conquistare), e le rare volte in cui una usciva dagli schemi, era per farle fare una brutta fine, o per regalarle il lieto fine, con marito e figli. Ciao, Eowyn.
Marion Zimmer Bradley fa parte di quel filone di autrici che hanno portato alla ribalta i personaggi femminili, creando i modelli che oggi diamo per scontati, dalla guerriera, alla maga, alla ragazza ribelle che rifiuta il matrimonio imposto – e la spunta, invece di finire male come meriterebbe. Per noi sono cose scontate, ma all’epoca fu una mezza rivoluzione.
Anzi, oggigiorno ormai la principessa senza principe è di nuovo qualcosa di innovativo, perché nel 99,9999% dei fantasy, la maga/guerriera/quelchel’è, troverà l’amore, il supremo obiettivo, la realizzazione personale completa1.
Ecco, dimentichiamoci questa cosa. Nel trentennio che va dagli anni Sessanta agli Ottanta circa, le principesse erano cazzute, guerriere, e preferibilmente senza principe, perché la rivoluzione femminista in atto esigeva che la principessa se la cavasse da sola, e se al principe andava bene, okay, se no quella è la porta. E ‘quella è la porta’ era, in genere, la scelta della protagonista.
In La torcia la Bradley rielabora il mito della guerra di Troia, dalla nascita dei gemelli Paride e Cassandra (sic), fino a molto dopo la caduta della città, con una Cassandra che, liberatasi da tutte le catene imposte, trova il suo posto nel mondo, nella miglior tradizione degli epiloghi fantasy.
La cosa è evidente fin nel prologo, dato che troviamo una Cassandra anziana, circondata dai nipotini, che cerca di spiegare la sua versione dei fatti a un viandante, senza riuscire a convincerlo. La maledizione di Apollo, profetizzare il vero e non essere mai creduta, la perseguiterà fin nella tomba.
Marion Z. Bradley ci mostra così una Ilio un bel po’ diversa da quella omerica: la precedente società matriarcale è stata appena soppiantata dagli dèi del ferro, i Dori hanno invaso il continente e hanno imposto le loro usanze, sposando le regine e divenendo i sovrani dei domini che un tempo erano appannaggio femminile. Così Leda, regina di Sparta costretta a sposare Tindareo, si accoppierà con il di lui dio, Zeus, per generare la donna più bella del mondo, Elena. Negli stessi anni, a Troia, Ecuba è incinta di due gemelli, tra cui un maschio che gli dèi stessi l’avvertiranno essere la rovina per Troia. Priamo, che in nessuna delle rielaborazioni del mito ne esce mai molto bene (c’è un limite anche alla fantasia degli autori di fantasy), decide di dare retta al sogno e di uccidere il pargolo, salvo poi cedere alle suppliche di Ecuba – un uomo, una roccia. Il principino Paride verrà affidato a un pastore, perché cresca lontano dalla città e non ne sia causa di distruzione, mentre la figlia che, in quanto femmina, conta ‘na sega, può rimanere con la madre ed essere cresciuta da femmina, ovvero da essere che conta ‘na sega.
Insomma se non si fosse capito, Cassandra fin dall’inizio conta ‘na sega.
Questo tema è ripetuto all’infinito in tutto il romanzo, in maniera continua, a tratti esasperante, anacronistica: non è credibile, nemmeno per un’eroina fuori dalle righe perché scelta dagli Dèi, contestare ogni singolo precetto con cui è stata educata, e una ragazza, anche se istruita, in una società omerica non può uscirsene con pensieri “nostra madre ci ha insegnato a usare la nostra testa (Ecuba? Ma se per tutto il libro non fa che cercare di tenere la figlia al suo posto!), ma poi si scandalizza se lo facciamo.” (t’ha solo detto di smetterla di andare in giro a cazzeggiare smollando il lavoro domestico  a tua sorella, teso’. Sarai pure scelta dagli dei, ma sei ‘na bella paracula, diciamocelo)
La ribellione di Cassandra è, in questo senso, poco credibile, un pamphlet femminista rimasticato; una protagonista sessantottina, prelevata di peso e buttata in una società in cui tutti tranne lei sembrano deficienti. Gli uomini sono degni di ammirazione solo quando la ascoltano e fanno propria la saggezza che lei elargisce loro; mostrano ottusità nell’ignorare i suoi avvertimenti o nel cercare di sedurla.
La guerra dei sessi è evidente anche nel dualismo Dei/Dee che pervade l’intera storia, e che, per la cronaca, è stato smentito.2
Un romanzo da buttare via, quindi? Noia a palate, con Cassandra che cerca di far ragionare tutti e non ci riesce perché sono tutti citrulli tranne lei, unica in Troia a ricordarsi di suggerire di non sprecare orci, visto che i vasai combattono come gli altri, e se non possono fare i vasai, presto mancheranno i vasi?3
Assolutamente no. Il romanzo è godibile, pieno di atmosfera, a tratti di poesia. Il modo che ha avuto la Bradley, di rendere ‘realistica’ la guerra divina, che invade e compenetra quella dei mortali, anche sul campo di battaglia, è di una rara eleganza. Gli dei vivono nella loro dimensione divina, i mortali sono le loro pedine, anche se si tratta di pedine tutt’altro che inerti, capaci di ribaltare le sorti stabilite per loro, se necessario.
Non è un romanzo d’azione, beninteso: il punto forte della Bradley non sono mai stati i combattimenti campali e il dinamismo delle scene, anzi, riesce a essere statica perfino nel descrivere duelli che Omero annega nell’adrenalina. È dentro, sotto la pelle, che si verificano le vere battaglie, quelle che all’autrice interessa descrivere – e che fa sì interessino anche al lettore.
La stessa Cassandra, malgrado cadute di stile non da poco (se ve lo state chiedendo: sì, tutti ci provano con lei, tutti i maschi fighetti, almeno), è perfettamente coerente nella sua ‘follia’, che altro non è se non la succitata guerra tra Dei e Dee, combattuta nel suo corpo. La poveretta è lucida, capisce tutto quello che succede, pure troppo; semplicemente, non ha i mezzi per impedire la catastrofe che sa imminente.
E poi c’è Elena.
Elena da sola vale l’intero romanzo, poche storie. Colei che ha trasformato il nome di Troia in sinonimo di fanciulla di facili costumi, ne La Torcia si rivela un personaggio bellissimo, una donna combattiva, intelligente, una vittima di uomini e dèi nello stesso tempo, ma che non si perde mai d’animo. Elena, che in tutte le rivisitazioni della guerra di Troia è sempre stata ambigua, falsa, la femme fatale che porta gli uomini alla perdizione, qui mi risulta molto più credibile e verosimile.
E il fatto che la Bradley si ricordi di citare il pedaggio imposto da Priamo, per il passaggio nello stretto, come causa reale della guerra di cui Elena è soltanto il pretesto, per me è un enorme punto a favore. Ma dài, ma come si può seriamente credere che si sia combattuta una guerra durata dieci anni soltanto perché una tizia ha cambiato letto?
Splendide le descrizioni dei templi, dei culti, la Madre Serpente e il legame che Cassandra ha con questi animali, magnifica Pentesilea (anche se, naturalmente, il femminismo sessantottino in lei vede il picco massimo del romanzo) e deliziosa la razionalizzazione del mito dei centauri. Per come li ha narrati la Bradley, potrebbero essere davvero esistiti, e davvero avere avuto origine da quello stile di vita.
Odisseo è diverso dallo scaltro pirata che Omero ci ha mostrato, e si rivela un gran bel personaggio; Achille perde ogni fascino (è stato il mio amore al ginnasio, lo ammetto), per diventare una meno sexy ma sicuramente più realistica belva assetata di sangue, un pazzoide da abbattere; Ettore soffre un po’ della schizofrenia dell’autrice, che non riesce a decidere se il principe troiano sia un uomo degno di ammirazione o un buzzurro senza cervello, propendendo però più per la prima scelta; Enea è un Gary Stue fatto e finito. D’altronde, sarà lui a smuovere finalmente il cuore algido della sacerdotessa/profetessa, non poteva essere diversamente. L’ho odiato dal primo momento, intendo dalla prima volta che ho letto l’Eneide. Raccomandato del cacchio.
La distruzione di Troia è traumatica, straziante, crudele. Euripide non avrebbe saputo fare di meglio, e nemmeno di peggio.
Clitennestra si riscatta alla grande dalla pessima fama che le è stata cucita addosso nei secoli, e per quanto mi riguarda, tra i personaggi femminili, vince lei.

In conclusione, per me è un libro da leggere? Sì, sicuramente sì. Per un semplicissimo motivo: i pregi superano i difetti, e dato che i difetti, per quanto mi concerne, sono tanti, i pregi diventano davvero tantissimi.
Buttateci un occhio, se vi capita, così mi dite cosa ne pensate.

  1. devo però ammettere che anche per gli eroi maschi ormai è così. Chi resta single alla fine della storia fa un po’ la figura dello sfigato, diciamocelo XD []
  2. Non è mai esistita una società matriarcale precedente a quella patriarcale, non sono mai esistite tribù che veneravano la Dea Madre Terra, soppiantata dagli Dei Del Ferro. Le divinità erano maschili e femminili, in maniera del tutto promiscua, fin dalla preistoria. La Bradley però si può scusare facilmente, visto che l’abbaglio della Dea Bianca è durato per decenni, e nell’ambito profano dura ancora. In ogni caso, lei ha scritto un romanzo, non un saggio, quindi va benissimo che abbia preso una premessa falsa, dato che l’ha rispettata fino alla fine, creando una storia coerente con se stessa. []
  3. testuale. Nessuno aveva pensato alle conseguenze civili di una guerra lunga dieci anni, prima che lei arrivasse a spiegarlo. []

13 thoughts on “La torcia”

  1. roberto says:

    “Non è mai esistita una società matriarcale precedente a quella patriarcale, non sono mai esistite tribù che veneravano la Dea Madre Terra, soppiantata dagli Dei Del Ferro. Le divinità erano maschili e femminili, in maniera del tutto promiscua, fin dalla preistoria.” dici? La dea madre (che in realtà era la luna contrapposta al dio padre il sole ) è adorata ancor’ oggi, ufficialmente, e forse anche tu avrai preso parte a cerimonie in suo onore, anche se, per par condicio, ha ceduto la sua natura trina, che per lei aveva una logica (vergine, madre , donna anziana) a suo figlio, dove ne ha molto meno (padre, figlio e ….)
    per un buon libro fantasy che, per sopramercato mostra anche come si evolvono le varie religioni ti consiglio questo libro :
    http://nightlibrary.wordpress.com/2007/09/08/il-vello-doro-robert-graves/
    detto fra noi quando ho scoperto chi era in realtà il dio Apollo , ideale della bellezza maschile 😀 e in realtà tutto quadra “le mortifere frecce che portano la peste” 😀

    1. Lem
      Lem says:

      Ho letto il Vello d’oro. L’autore è proprio chi ha ideato la teoria della Dea Bianca, smentita nei decenni successivi da ulteriori studi e scoperte. Dato però che in Italia Graves è arrivato, mentre gli studi che lo smentiscono no, ecco che occorre andare a scavare come talpe per trovare qualcosa di più aggiornato – almeno da autodidatti, credo e spero che nelle facoltà di antropologia Graves sia considerato il pezzo da museo che dovrebbe essere, visto che risale al secolo scorso.

  2. Vale
    Vale says:

    “Ma dài, ma come si può seriamente credere che si sia combattuta una guerra durata dieci anni soltanto perché una tizia ha cambiato letto?” Eh, evidentemente si può, visto che fino a nemmeno troppi anni fa la letteratura era roba per uomini, scritta da uomini per uomini.

    Sul libro niente da dire, non l’ho (ancora letto).

    Su questa nuova “rubrica” invece vorrei esprimere tutto il mio entusiasmo *sprizza entusiasmo saltellando per il sito e spargendo stelline sbrilluccicanti* e spero che questo non resti un caso isolato.

    1. roberto says:

      No la guerra non è stata combattuta per una che aveva cambiato letto, se paride avesse incontrato Elena al mercato e fossero scappati assieme non gliene avrebbe fregato niente a nessuno il fatto è invece che Paride , un principe della citta di Troia, ha rapito Elena mentre era ospite di Menelao re di Sparta. Vale ha dire ha sputato su uno dei più sacri vincoli dell’epoca. Peggio che se avesse sgozzato un ambasciatore ,per esempio. Per capire bisogna vedere le cose con l’ottica del tempo non con quella di oggididi
      “Colei che ha trasformato il nome di Troia in sinonimo di fanciulla di facili costumi ” veramente il nome troia per fanciulla dai facili costumi deriva da altro e nulla a che vedere con la Troia omerica (anche se penso che di quelle troie a Troia ce n’era almeno un’ allevamento e senza scomodare Helena 😀 ) http://it.wikipedia.org/wiki/Troia_(disambigua)

      1. Lem
        Lem says:

        Allora, premesso che nell’articolo parlo del romanzo e non dell’Iliade, la fuga di Elena e Paride è stata l’incidente diplomatico che ha fatto esplodere le tensioni già esistenti. La delegazione di Paride non si trovava a Sparta in vacanza, stavano lì proprio per cercare di evitare un conflitto, causato dall’avidità di Priamo che pretendeva tributi troppo alti per il passaggio sullo stretto (neanche Omero nega le colpe del re rincojonito, beninteso).
        Che Paride fosse un idiota peggio del padre, direi che l’ha dimostrato, visto che la sua spedizione è andata com’è andata. E, per inciso, viene spesso messo in dubbio il ruolo di Elena stessa, la quale pare non fosse proprio d’accordo con la fuitina, tant’è che alla fine della guerra, torna tranquillamente sul trono con Menelao.
        Figuriamoci se un re di un’isoletta sperduta nell’Egeo avrebbe mobilitato il suo popolo per dieci anni, lasciando in malora campi e botteghe, riducendosi alla fame e alla carestia, solo perché nell’entroterra un tizio si era comportato da cafone con l’ospite. Non scherziamo, please. Sarebbe come dire che la Grande Guerra è scoppiata per l’omicidio del principe Ferdinando, e che se non fosse successo, si sarebbe stati tutti in pace e felici.
        E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata.
        Ora, detto ciò, a me del romanzo della Bradley (e NON dell’Iliade, che non parla nemmeno della guerra) è piaciuta molto la precisazione che ha fatto Elena a un certo punto, rifiutandosi di assumersi tutte le colpe del mondo, come convinzione popolare pensa. Si è trattato di un inciso che ha contribuito alla verosimiglianza della storia, perché nella realtà possono esistere persone capaci di credere che una guerra venga scatenata da una cafonata dell’ospite, in un fantasy è richiesta una coerenza un po’ più seria e magari di studiarsi bene le cause reali di tutte le guerre combattute, dall’inizio dei tempi.
        E in quanto all’etimologia di Troia, il passaggio è stato città > femmina del porco (solo le riproduttrici) > sgualdrina. Non posso certo scrivere un papiro per ogni facezia che inserisco in un brano.

  3. Giuseppe says:

    Il libro l’ho letto che avrò avuto 15 anni,allora tutte le tensioni femministe del libro per me erano inesistenti,dovrei rileggerlo per poterne dire qualcosa.
    Adoravo la figura di Cassandra,non in quanto personaggio,quanto per il simbolismo di un certo modo di vedere le cose in prospettiva,un certo tipo di analisi che spesso impedisce di accettare come reali le conseguenze delle scelte fatte,il rifiuto di credere alle profezie di Cassandra,che nel libro sono sempre successive a scelte chiave, come deresponsabilizzazione delle proprie scelte,meccanismo perverso attraverso il quale si opera spesso una separazione tra le scelte personali e le loro conseguenze.
    Quando l’ho letto me ne ero innamorato,però ero un’altro io,non so se rileggerlo,me lo hai un po’ smontato,cattiva….

    1. Lem
      Lem says:

      Il problema è che tu guardavi Cassandra, mentre io guardavo i personaggi maschili. Che, come in tutti i romanzi della Bradley, ne escono conciati come dei pirloni deficienti XD
      Cassandra, malgrado come l’ho descritta, a me piaceva molto, soprattutto perché lei poverina ce la metteva veramente tutta, ma aveva queste divinità che si facevano la guerra dentro di lei, e se le andava bene passava per isterica.

      1. Giuseppe says:

        è vero io guardavo Cassandra e probabilmente non consideravo molto i personaggi maschili,ma alle medie facendo mitologia mi ero identificato molto nel personaggio e il libro l’avevo letto proprio perchè centrato su Cassandra.

  4. L'Espertino says:

    >Dato però che in Italia Graves è arrivato, mentre gli studi che lo >smentiscono no, ecco che occorre andare a scavare come talpe >per trovare qualcosa di più aggiornato – almeno da autodidatti, >credo e spero che nelle facoltà di antropologia Graves sia >considerato il pezzo da museo che dovrebbe essere, visto che >risale al secolo scorso. –

    Ammetto che io sono uno tra quelli che per ignoranza considerava le teorie di Graves ancora in voga e mi piacciono tutt’ora un sacco …ma le tesi che lo smontano mi interessano lo stesso. Hai qualche indicazione particolare su dove mettersi a scavare?

    1. Lem
      Lem says:

      Eh… guarda, ci sono rimasta malissimo anch’io quando ho letto, era davvero una bella teoria, ma purtroppo non è vera. Scavi e studi successivi, di gente che non era ‘seguace’ di Graves, hanno smentito in maniera abbastanza netta l’idea che ci fosse una sola Dea e che sia mai esistito un matriarcato diffuso in tutta Europa, poi soppiantato dai Dori ecc ecc. Insomma, se trovi divinità maschili e divinità femminili al 50%, è un po’ difficile credere a una prevalenza dell’una sugli altri. Diciamo che Graves si era fermato alle prime scoperte.
      Indicazioni? Eh…
      Studi inglesi e americani ne trovi quanti ne vuoi (posso recuperarti i titoli), ma il mio inglese purtroppo non è tanto buono da poter leggere saggistica, neanche di divulgazione. Mi sono dovuta accontentare di allusioni di testi tradotti, che magari parlano di tutt’altro, e di articoli trovati in Rete – che anche qui, in italiano è il deserto dei Tartari.
      Puoi dare un’occhiata a questo, intanto, l’ho trovato approfondito e ci sono anche dei riferimenti:
      http://gizidda.altervista.org/miti/dealunare2.html

      E se per caso sai l’inglese tanto bene da leggere testi in lingua originale, fammi sapere u.u

      1. L'Espertello says:

        No, il mio inglese scritto e parlato è assolutamente scolastico… però questo non mi fa desistere dall’avventurarmi lo stesso. Grazie per i link!

        1. Lem
          Lem says:

          Okay, e se scopri qualcosa di interessante, io sono qua!

  5. selia says:

    Appena finito di leggere in ‘english’ (meraviglie degli ebook). Su molte cose concordo, anche se devo dire che con Cassandra fino a un certo punto ho avuto una empatia particolare (nella mia adolescenza anch’io guardavo le compagne pensare ai ragazzi alquanto perplessa e poco interessata a questa sfera). Dopo un po’ di fatto ha perso anche perché io ho percepito poco una sua evoluzione, se l’età non la diceva il testo non mi sarei accorta granché della differenza. Sopratutto dopo aver trovato Honey, la bimba abbandonata (solo a me ha dato fastidio fastidissimo il nome inglese? Non poteva usare la pronuncia greca?) dice ad Andromaca che capisce cosa vuole dire essere madre… mah, ‘sta bimba non se la fila mai nessuno, sta sempre a dormire in camera sua e si ricorda di lei solo al momento della caduta della città, manco chiede a Enea di portarla via, anche se ci parla tipo 10 minuti prima che tutto vada a donnine allegre…

    Tutti gli uomini che la vogliono (mentre lei si ritiene appena passabile) è roba da ridere per me sopratutto nell’era post-Twilight. I discorsi con il padre di Criseide erano ripetitivi da matti, Paride è un infame (però capisco benissimo che il fatto di dividere la coscienza con la sorella gli sia risultato inquietante da matti e che non voglia avere molto a che fare con lei), Ettore e Troilo sono gli unici decenti (ma neanche troppo) tra i figli di Priamo, gli altri da fucilare a vista.

    Ho trovato molto bello il tocco della ribellione di Polixena. Mi sarebbe piaciuto che fosse approfondita di più come personaggio, invece che essere ‘la sorella faiga e perfettina di Cassandra’.

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