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Pittrice di fantasy

Allora, una premessa d’obbligo: mi accingo a parlare di una tizia che ha esattamente questa faccia qui:

Tanith Lee ha ricevuto per due volte il World Fantasy Award nella categoria Best Short Story per i racconti The Gorgon (1983) ed Elle Est trois (La Mort) (1984). Non proprio l’ultima delle deficienti. E allora perché nessuno la conosce?

quindi vabbè, ci si può aspettare solo che si tratti di una geniaccia oppure di una sfigata. Vi do un indizio: Tanith Lee non è una sfigata.
Siccome non ho voglia di scrivere un articolo clonato da mille altri, vi lascio qui il link diretto a Wikipedia e in fondo un paio di pezzi in italiano sulla Lee, tanto per capire con chi si ha a che fare. Perché purtroppo la Lee è una di quelle scrittrici che hanno fatto la storia del fantasy, ma che ormai sono scivolate nel dimenticatoio, qui in Italia. Lei e un paio di colleghe come la LeGuin e la Bradley (e in misura minore, la McCaffrey) hanno soltanto inventato le eroine fantasy che tutti conosciamo, quelle senza le quali ormai il lettore medio non apre nemmeno il libro – a ragione, visto che il fantasy alla Tolkien, fatto di soli uomini dove le donne stanno a casa a ricamare stendardi e, se scendono in battaglia, lo fanno perché costrette e dopo sono ben felici di tornare a fare gli angeli del focolare. Come visione per noi è totalmente superata, ma senza la matta di cui sopra e senza le sue colleghe, non ci sarebbero eroine fantasy, intese come personaggi attivi e autonomi.
A differenza delle altre autrici del suo periodo, Tanith Lee è però scivolata completamente nel dimenticatoio, qui in Italia (è ancora viva e produttiva), perché meno commerciale e meno politically correct di autrici come la Bradley, che si fermano prima di limiti che la Lee supera allegramente, anzi, quei limiti sono proprio quello da cui lei parte. In giro si trova ancora, forse, qualche fuori catalogo, se vi capita sottomano leggetelo, anche se non è detto che vi piaccia: la prosa della Lee è molto particolare, estremamente poetica e dal ritmo lento, nulla a che vedere con le corse forsennate di moda oggi. Dovete sedervi, abbassare le luci, e gustare riga per riga, senza saltare per la fretta di sapere come finisce.

Nella Lee quello che conta non è la destinazione, ma il percorso. Le sue eroine si trovano in balia non dei potenti, delle circostanze o comunque, inevitabilmente, degli uomini (cosa anche normale in una società arcaica e patriarcale), ma sempre e solo di se stesse. Delle loro scelte, delle loro decisioni, e dei loro poteri, che non dominano o non conoscono, ma che comunque sono parte di loro. In Nata dal vulcano, per esempio, la protagonista segue una lunghissima quest volta unicamente a imparare a conoscere se stessa e capire la natura delle sue doti. Non salva il mondo, non combatte battaglie che non siano le sue, e la storia finisce quando finisce il suo percorso di formazione. In Red as blood, una magnifica serie di rivisitazioni in chiave horror di fiabe classiche, Biancaneve e Cappuccetto Rosso non soggiaciono agli eventi, ma ne sono il motore, la spinta, il cuore.1

La cosa che mi piace di più della Lee è la sua attenzione ai colori. Laddove altri descrivono basandosi sulla forma o sull’azione, la Lee tratteggia immagini vividissime dando pennellate di colore, continuamente, per qualsiasi cosa. A volte diventa francamente pesante, proprio perché questa scelta rende la narrazione molto lenta e statica. Deve piacere, occorre gustarsi le parole una per una, senza fretta. Il fantasy non è un genere da leggere e bruciare in tre sere.

Insomma, la Lee ha fatto quello che hanno fatto le altre autrici degli anni 60 e 70, cioè inventare il fantasy al femminile, che poi sarebbe il fantasy così come lo conosciamo noi. Sì, Conan il barbaro ha fatto storia e ha indiscutibilmente un suo senso di esistere

Anche il fantasy fatto di maschi può essere salvato, massì.

ma il percorso seguito è stato quello degli shojo manga: inizialmente disegnati da uomini, sono poi passati in mano alle donne, che hanno dato loro l’impronta che oggi conosciamo.2
Perché, allora, tutti ricordano MZB, la LeGuin, e in misura minore le varie AnneMcCaffrey, Mercedes LAckely, e compagnia cantante, mentre Tanith Lee è stata stampata in Italia un paio di volte, poi tanti saluti e chi se la ricorda più? Eppure è un’autrice prolifica, eccellente, e le sue storie, ve lo garantisco, prendono, anche le meno riuscite3. La mia opinione è che Tanith Lee abbia portato all’estremo il messaggio di quegli anni, quello cioè che anche le donne potevano essere eroine cazzute, che guardavano oltre lo struggersi da una torre mentre aspettavano l’eroe che le salvasse. Se Marion Zimmer Bradley, in certi suoi libri, era una veterofemminista che levati, la Lee non perde neanche tempo a fare tirate “solo le donne sanno, se le donne fossero al potere come ai bei tempi andati4, no, la Lee va subito al sodo. Le sue eroine affermano se stesse, l’amore è vissuto come una trappola insidiosa, la maternità come un ostacolo odioso, l’aborto come la giusta e sensata via di salvezza – che fallisce puntualmente, per ragioni di intreccio. Gli eroi maschi, quando ci sono, percorrono un cammino che ha come obiettivo la rivalutazione del femminile, così in Vazkor figlio di Vazkor si vede il lento comprendere del protagonista come le donne non siano delle macchine da riproduzione e stop, ma esseri pensanti ed evoluti. Una volta compreso questo, il cammino è compiuto.

Anch’io ho un’anima, guardate oltre le apparenze. Se ci riuscirete, sarete persone migliori

In altre parole, credo che la Lee sia troppo femminista, troppo diretta e con idee troppo nette (a volte hanno dato fastidio anche a me, che non sono certo di stomaco delicato) per essere proposta al giorno d’oggi, in cui il fantasy viene considerato dal pubblico come un genere d’evasione, per ragazzi però. Che non devono sapere quante e quali tenebre possono esserci nell’animo umano.
Fuori moda.

Ah, sì: le Lee ha messo anche le astronavi nelle sue storie, che però rimangono fantasy. Anche una nave spaziale può essere fantasy5 , se si sa come raccontarlo.

E ora un po’ di link sulla Lee, che vi fanno bene. Da notare che non ho detto le cose che dicono questi link, sarebbe assurdo, quando si scrive un articolo si devono dire cose che gli altri NON dicono, o si finisce soltanto a copiarsi a vicenda.

  1. Potete trovare Biancaneve e Cappuccetto Rosso in I migliori racconti e romanzi della narrativa fantasy di tutti i tempi, editrice Nord. Esaurito, tanto per cambiare. Ve lo dico perché, dopo avervi dato una speranza, per nulla al mondo rinuncerei al diritto di strapparvela []
  2. no, non sto facendo una tirata femminista. Tutto quello che conosciamo oggi è il risultato di maneggiamenti e rimaneggiamenti dei diversi punti di vista maschili e femminili, le cose belle, almeno []
  3. Danza Macabra, Fanucci []
  4. balle, non è mai esistita un’era in cui comandassero le donne. Le teorie sul matriarcato sono tutte superate, ditelo per pietà a quelle wiccan che sventolano statuine obese credendo che siano il simbolo della superiorità femminile, in un’epoca in cui se non rigavi dritto ti spaccavano la schiena e ti seppellivano viva in una palude []
  5. tiè Ice, te la dovevo XD []

7 thoughts on “Pittrice di fantasy”

  1. selia says:

    “Ve lo dico perché, dopo avervi dato una speranza, per nulla al mondo rinuncerei al diritto di strapparvela”

    Nella mia biblioteca a quanto pare sono disponibili sia il libro Fantasy, sia altri titoli della Lee 😀

    Solo che devo aspettare fino dopo Gennaio, dato che mio padre ha sequestrato un saggio per un mese e mezzo post limite di restituzione -.- buuu!

    1. Lem
      Lem says:

      Sequestrato? o.o

  2. Wiwo says:

    Ah, la Lee.
    Di quando in quando provo ancora a cercare qualche suo libro, nonostante siano quasi irrintracciabili. Ti odio un po’ per le speranze infrante, ma proverò comunque a dare un’occhiatina al mercatino di libri usati che già qualche volta mi ha dato soddisfazione. 😀

    1. Lem
      Lem says:

      La salvezza di chiama ebay 😀
      Ho trovato giusto qualche giorno fa ‘non mordere il sole’, che è un classico della Lee: tutto incentrato sulla protagonista e la sua crescita interiore, il resto del mondo non cambia in niente, semplicemente alla fine è cambiata lei.
      Oggigiorno non piacerebbe a nessuno, ma è la più classica delle quest.

      1. KB says:

        Su Urania 1590 ‘La terra al tramonto’ (terza parte dell’antologia ‘Songs of the Dying Earth: Stories in Honor of Jack Vance’) in edicola a gennaio è stato pubblicato un racconto di Tanith Lee del 2009, Evillo il Candido (Evillo the Uncunning)

        1. Lem
          Lem says:

          grazie dell’informazione, me lo procurerò!

          1. KB says:

            non c’è di che! si tratta però di un racconto a tema, omaggio a Jack Vance, quindi chi non ha letto molto di questo autore, come me, lo apprezzerà in maniera diversa.

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