Browse By

Le origini del fantasy (I) (e non ho la minima idea se ci saranno il II e III)

Sigmund Freud – poteva andarci peggio: invece di uno psicoanalista che prescriveva cocaina poteva capitarci un pessimo scrittore di fantascienza che ha fondato una religione. Fantasy batte Scientology. Palla al centro.

Il fantasy nasce dai sogni interpretati.
Potrei chiuderla qui perché l’argomento è bello che terminato, non c’è altro da aggiungere, ma dalla regia mi dicono che un post di una sola frase è troppo poco e devo argomentare. Pensavo fosse passato di moda. Uffa.
In realtà da argomentare c’è poco, occorre soltanto fare un saltino indietro al secolo scorso, quando il fantasy è nato come genere letterario, quindi oplà, parliamo di questo signore qui a lato. Per inciso, lo trovo un misogino sessuomane, quindi non è che starò qui a difenderlo più di tanto: i suoi studi sono ampiamente superati, ma le sue intuizioni sono state, come tutte le intuizioni che permettono a chi viene dopo di fare enormi balzi in avanti, geniali. E ha inventato il fantasy. Sì, lui. Sì, Sigmund Freud. No, non sapeva di aver inventato il fantasy, non ci pensava proprio ed senz’altro schiattato senza avere la minima idea di cosa fosse un romanzo fantasy, nè gliene sarebbe fregato qualcosa se anche l’avesse saputo. Ma è stato lui.
Quando questo signore ha iniziato a redigere l’Interpretazione dei sogni, ascoltando i suoi pazienti esauriti della Vienna bene, si è reso conto di qualcosa che accomuna tutti gli studiosi che indagano la sfera dell’intangibile umano: le somiglianze.
C’era, nei sogni della gente, più in comune che più di divergente, e da quello che c’era in comune Freud ha tirato fuori la moderna psicanalisi, recuperando quello che lui chiama inconscio e che altri studiosi di altre branche chiamano in altri modi. Parallelamente, Jung stava analizzando i matti, e scopriva praticamente la stessa cosa, ma non solo: i matti rielaboravano le loro psicosi in maniera perfettamente aderente a quella dei miti umani fin dall’alba dei tempi! E lo facevano anche le persone sane di Freud!
In altre parole, interpretare i sogni equivale a interpretare i miti. Se interpreti un mito, tu stai svelando un sogno. Perché sto sognando di deviare dal sentiero e incontrare una persona? Perché Cappuccetto Rosso attraversa il bosco invece di seguire la strada indicatale dalla mamma? Perché Neo sceglie la pillola rossa?matrixpillola-vi-500x288
Se questi tre esempi vi sembrano cose diverse tra loro, o non avete mai fatto un sogno in vita vostra, o non avete mai letto un fantasy in vita vostra, o siete delle capre incapaci di astrazione di pensiero. Personalmente opterei per un mix di queste tre cose, ma io sono cinica e sogno continuamente di prendere un’altra strada rispetto a quella indicata, per poi affrontarne le conseguenze. Ovviamente anche Buddha, Teseo e Luke Skywalker sono nati dallo stesso sogno, un momento di scelta, che la mente umana rielabora con un simbolico ‘uscire dalla strada nota’.
Questa cosa è potentissima, ricorre in tutte le civiltà, in tutte le fantasie, in tutte le psicopatologie, in ogni stramaledetta fantasticheria che potrete mai avere in vita vostra, è insita nell’essere umano come il pollice opponibile, la postura eretta e la cellulite.
Se vi sembra un’ovvietà non é perché è un’ovvietà, ma perché quel signore là sopra l’ha portata alla luce, lasciandoci tutti come la mucca che guarda il treno a pensare “ellamadonna, è vero! Due più due fa quattro!”
Il fantasy è un sogno interpretato. Non è epica moderna, non è rivistazione della fiaba, non è un ritorno alle origini causato dalla brutta e puzzona vita del Duemilacredici che ci rende tanto tristi e repressi (epperò se je levi Facebook, a sti nostalgici della vita bucolica, è come se je levassi un rene passando dall’uretra usando come catetere il tubo del lavandino).

12195995_528114934013172_1996611780575609369_n

I have a fantasy dream.

Il fantasy è l’interpretazione dei sogni dell’umanità.
Uhm, sta cosa suona troppo nobilitante e figa, il genere di cosa che spinge i bimbiminkia e gli scrittori a riempirsi la bocca di stronzate altisonanti, quindi sarà meglio abbattere un po’ l’aulicità della cosa.
Il modo migliore per distruggere la parte aulica di qualcosa è parlare di studi. Libri. Ricerche. Cose da sapere, senza le quali non si parla di sogni interpretati, ma di rutti mentali che cavalcano draghi.
Se Freud e Jung hanno scoperto quel che c’era in comune nei sogni dell’umanità, non è che il resto del mondo fosse composto da boccaloni. Putacaso non ve ne foste mai accorti, la tecnica di scoprire le cose che accomunano è sempre, sempre, molto più proficua e costruttiva di distruggere e sminuzzare, cercando differenze minuscole, irrilevanti, allo scopo di fare quelli che l’hanno notato per primi.
Ho sempre pensato che chi nota per primo una differenza andrebbe scorticato a colpi di Silkepil, perché questa gente è seriamente di intralcio al cammino evolutivo dell’umanità.1
Un esempio pratico di quanto dico sono le infinite, idiotissime distinzioni tra i vari sottogeneri (che non esistono) del fantasy (unico genere esistente nell’insieme del genere fantasy). Non metto in dubbio che un lettore voglia sapere se il libro che sta per comprare è ambientato a Mosca piuttosto che nella Londra vittoriana, ma fidatevi che un lettore, se vuole sapere queste cose, si legge la quarta e come per magia saprà quello che gli serve. Non ha bisogno che la prima ambientazione2 sia definita hurban fantasy e la seconda new gothic, steampunk, o qualsiasi altra minchiata abbiano inventato ultimamente per definire l’Inghilterra di tre secoli fa.
Quanto è utile tutto questo? Intendo, quanto è utile a chi non odia il fantasy e non gode a vederlo diviso, debole, conteso da imbecilli che continuano a trovare nuove differenze, al punto che tra un po’ ogni singolo libro sarà incasellato in una sotto-sotto-sotto-sottonicchia, perché la trama di quel libro è diversa dalle altre, quindi non può stare nella stessa categoria di un altro libro dove il protagonista ha i capelli di diverso colore?
Le persone intelligenti cercano gli elementi in comune, non gli elementi che divergono. Quelli li sa trovare qualsiasi testa di cazzo, pure io sono capace di distinguere un libro ambientato in un mondo parallelo medievaleggiante da uno dove i personaggi si muovono a New York e fanno evocazioni nella metropolitana. I generi letterari non nascono smembrando, ma unendo.

12741923_1142245175794041_694410563916479209_n

Non so che sottogenere sia ma lo compro.

Così fanno i miti e i sogni umani.
Già, i miti. Quelli che secondo alcuni sarebbero all’origine del fantasy, solo perché un filologo inglese ha scelto i miti per scrivere la sua storia. Se il professor Tolkien avesse scelto la fiaba popolare, saremmo qui a parlare delle differenze tra il lupo di Cappuccetto Rosso e quello dei Tre Porcellini, e ovviamente il fatto che simbolicamente siano lo stesso elemento verrebbe trascurato da tutti.3
Dunque, il fantasy nasce dall’interpretazione dei sogni più profondi dell’umanità, quelli che Freud e Jung hanno pressapoco identificato in archetipi e stereotipi, quelli che noi diamo per scontati perché qualcun altro ci ha spiegato che sono ovvii. Come genere letterario, il fantasy non poteva nascere prima di Freud (e non sarebbe nato neanche dopo, se certi autori non si fossero serviti di quegli studi per inventare storie, sia chiaro), per il semplice fatto che, prima di Freud, i sogni venivano interpretati diversamente. Se il fantasy è a destra e il volante gira a sinistra, non si può arrivare al fantasy, va da sè. Occorreva strutturare in maniera razionale i sogni e i miti, per poterne elaborare di immaginari.
Come per tutti i fenomeni complessi e articolati, ovviamente questa non è l’unica radice, anche se forse è la più importante, per capire bene il concetto che il fantasy è un genere simbolico, allegorico, metaforico, e NON empirico.
Se Freud e Jung hanno scoperto che i sogni e le pulsioni sono abbastanza simili per tutti noi, che noi ne siamo consapevoli o meno, altri studiosi umanisti, gente intelligente che quindi non è stata lì a cercare differenze ma a fare qualcosa di utile, si preoccupava di fare lo stesso, nella propria branca di studi.
E così, scopriamo che la magia è la stessa in tutto il mondo, e che si può ridurre a pochi, semplicissimi schemini che la comprendono tutta, nella sua interezza, dal sangue di San Gennaro al voodoo, da Zeus che lancia i fulmini al malocchio, da Raistlin a Melisandre. Dal mito del re del bosco a quello di Darth Vader, passando per Andromeda incatenata alla rupe. Riti magici, magie di ogni angolo del mondo, che sono tutte la stessa magia, presa da Frazer e riportata nel suo Il Ramo d’oro, un’opera che qualsiasi appassionato di fantasy dovrebbe conoscere come le donnine di Royo.
Anche Frazer si è preoccupato di trovare quello che accomunava, anziché quello che divideva. E, così facendo, ha trovato in maniera molto precisa i limiti tra ciò che è magia e ciò che magia non è, guarda un po’. Lui ha saputo spiegare cos’è qualcosa, anziché berciare che questo non è quella cosa, quello neanche, quell’altro neppure. Una volta capito che cos’è, il cosa non è arriva automaticamente.
Certo, i suoi studi sono un po’ superati. Altri venuti dopo di lui hanno perfezionato e migliorato le sue teorie, che sono state sbugiardate in alcune parti. Propp, che GUARDACASO ha anche lui cercato gli elementi in comune a tutte le fiabe, per capire cosa è una fiaba e cosa non lo è, ha sistemato in uno schemino un po’ migliore i tipi di magia scoperti da Frazer. Si va avanti per migliorare, non per peggiorare. In questo momento, in qualche angolo del globo, qualche psicologo-antropologo-storico-archeologo sta sicuramente perfezionando, rielaborando, smentendo o precisando qualche cosa lasciata indietro dai predecessori, senza i quali quello studioso lì, in questo momento, sarebbe a coltivare pomodori. Le differenze si possono trovare solo una volta raccolte tutte le somiglianze.
Lo stato attuale del fantasy, invece, è ancora fermo a dividere, dividere, dividere. C’è qualche vago accenno a delle cose in comune, tipo ‘il fantasy è la rivisitazione dell’antica epica’ (STRALOL), ma basta tirare fuori Libba Bray o Lukjanenk’jo ed ecco che si entra in crisi. Pur di non studiare, sì studiare, aprire libri di testo e imparare bene cosa c’è scritto, si inventa un nuovo sottogenere e si puccia lì l’elemento incompreso, per non dover approfondire le proprie conoscenze. Se c’è una nuova casellina, non occorre capire meglio quelle vecchie, vecchio è superato, vecchio puzza, noi siamo ggggiovani e conosciamo cose che quei matusa non sapevano.
Il fantasy nasce dai sogni del genere umano, sogni che sono diventati mito e religione e fiaba e incubo e leggenda e ambizioni e sentimenti di ogni tipo. Chi legge un fantasy vuole camminare in mezzo ai sogni, intendo i sogni veri, quelli che si fanno quando si dorme. Chi scrive questo dovrebbe averlo ben chiaro.
Eppure ancora oggi, ancora nel 2012, leggo e vedo gente che non sa cosa sia un sogno e cosa abbia in comune con il mito, e perché questo abbia portato un certo MacDonald, classe 1858, a scrivere il primo fantasy della storia. Che è un viaggio onirico, freudiano ai massimi livelli, praticamente l’Interpretazione dei sogni di Freud reso in forma narrativa, e che ha ispirato Tolkien e Lewis, i quali, naturalmente, hanno poi elaborato tutto secondo il proprio gusto personale, le proprie convinzioni etiche e i rispettivi bagagli culturali.
Cosa è successo dopo, penso lo sappiate tutti.
Eppure niente, nessuno vuole imparare a sognare. O studiare. Come se ci fosse qualche differenza.
Il prossimo post lo faccio meno depressogeno, prometto.

  1. Siccome l’evoluzione umana ci porterà a non avere più il dente del giudizio, ritengo fondamentale che tale cammino vada avanti il più spedito possibile []
  2. sul fatto che il fantasy venga smembrato basandosi sull’ambientazione e sull’epoca storia dei fatti narrati tornerò presto, e lo farò con la delicatezza di Jack Torrance che rincasa dall’amata famiglia []
  3. Scusate il rant. Ora mi riprendo. []

5 thoughts on “Le origini del fantasy (I) (e non ho la minima idea se ci saranno il II e III)”

  1. Elnor says:

    Che succede?
    Hai perso l’ispirazione e ti sei messa a scrivere ‘sta serie di post?
    (che a parte le foto dei tizi figi (ma non sono gay) tendono a farmi dormire…)

    E’ tutto molto interessante, ma qua il loggione vuole sangue e arena e non tragedie greche
    ;D

    1. Lem
      Lem says:

      Il loggione aspetta che abbia voglia di mettere sangue e arena, e intanto si cucca i post programmati 😛

  2. L'Espertone says:

    Molto interessante.

    1. Lem
      Lem says:

      Toh, chi si rivede XD

  3. Agave says:

    Mi hai fatto venir voglia di studiare (cosa che mi capita raramente, appena dato un esame!). Mi procurerò il prima possibile “Il Ramo d’Oro”, e poi tornerò qui a stressarti, alla ricerca di nuovi consigli di lettura! Non riuscirai più a liberarti di me, o Somma MaestraH.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

*