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Come ti offendo il genere in tre semplici passaggi

Allora, siccome voglio subito che questo blog venga schifato, insultato, deriso e ricoperto di merda, parto subito con la cosa in assoluto più insultante. In realtà avevo in mente un bell’articolo sul concetto di liminarità applicato al fantasy, che detto così sembra un modo un po’ sadomaso di sfogliare le pagine e invece è una roba fichissima che vi farà saltellare sulla sedia perché avevate sempre saputo che era così, solo che era tutto a livello di intuizione.
Però non resisto, voglio subito buttaarmi nell’acqua alta, quindi dirò la cosa più orribile che si possa dire, parlando di fantasy in Italia, ovvero definire il genere.
Sì, adesso dico cosa è fantasy e cosa non lo è, in maniera netta, senza minchiate come sottogeneri, spin off, contaminazioni e altre stronzate che servono solo agli editori per trovare un titolo d’effetto, una copertina d’impatto e una collana editoriale nella quale inquadrare, a livello legale, il libro.
(aperta parentesi: tutti la menano che gli editori sono incompetenti e non sanno fare il loro lavoro, ma allora, visto che è così, mi spiegate perché, qualsiasi sottogenere imbecille si inventino, per voi diventa subito Vangelo? Science fantasy, new gothic, steampunk, hurban fantasy… chi se l’è inventato, se non gli editori che tanto odiate? E adesso, a chi vi tocca i sottogeneri, cavate gli occhi. E meno male che sono incompetenti, sti editori, se erano pure competenti, a quest’ora eravate zombie al loro servizio. Chiusa parentesi)

Sanno sempre come farti fare quello che vogliono.

 

Un profano potrebbe dire, e sicuramente direbbe: “E allora? Cos’ha di tanto offensivo definire il genere? Mi pare il minimo.” Quest’anima candida, che nulla sa di ciò che si aggira dietro, sopra, sotto e ai lati del fantasy, commette l’errore tipico del profano, cioè quello di credere che il fantasy venga accettato come genere a livello strutturale anziché estetico.
Niente di più sbagliato.
Nonostante come genere il fantasy sia forse il più ricco di archetipi e strutture, rispetto a qualsiasi altro, la tipica definizione del genere è “draghi, elfi, spade e incantesimi, in un mondo inventato, di tipo medievaleggiante”. Qualsiasi intreccio diverga da questo viene subito incasellato in un altro sottogenere e diventa fantasy-qualcos’altro, col risultato che tutti parlano di fantasy, ma, fondamentalmente, se mettete davanti al lettore medio di fantasy tre libri diversi, quello non saprà dirvi cosa è fantasy e cosa no.
No, non lo sa. E non lo sa perché si guarda sempre all’estetica, e mai alla struttura.
Allora, nel fantasy si può scrivere qualsiasi cosa, davvero qualsiasi cosa. Oltre alla sottoscritta, lo dicono anche un paio di autori belli famosi, che però non cito per il semplice motivo che l’ipse dixit mi sta sulle palle. Tanto la sostanza non cambia:

Il fantasy è un genere nel quale può succedere qualsiasi cosa, in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo, con qualsiasi tipo di personaggio, con qualunque tecnologia.

Ci sono le astronavi? E’ ambientato a Sesto San Giovanni? Il protagonista è un guerriero pettoruto e nerboruto, con un *BEEEEEP* grosso così e un cervello che esaurisce le sue funzioni nella parte rettile? Fa lo stesso. E’ fantasy, se l’autore sa di cosa sta scrivendo, e generalmente lo sa. Tanith Lee e Marion Zimmer Bradley hanno scritto fantasy con astronavi e tecnologie stellari, ambientati su altri pianeti, Tolkien ha scritto una mitologia su un mondo immaginario, Lukjanenkjo ha messo licantropi e vampiri a Mosca, ed è sempre fantasy. Non rompetemi le palle coi sottogeneri, per me gli editori non sono imbecilli, e la prova è proprio il fanatismo col quale vengono difese le loro creature. Certi nerdoni preferirebbero mettere in dubbio la virtù della propria madre, piuttosto che dubitare dell’esistenza di una distinzione tra steampunk e heroic fantasy.
Esiste UN genere: il fantasy.
Il resto sono collane editoriali, ovvero agevolazioni per il lettore che così sa subito se quella trama lì può essere di suo gusto oppure no. Sì lo so che per queste cose esiste la quarta, ma ribadisco, gli editori sanno quello che fanno, tant’è che senza sottogeneri ormai non si vive.
Sono stufa marcia di leggere di continue divisioni, di sminuzzamenti sempre più ridicoli, basati sulla lunghezza delle orecchie dei personaggi, o su cosa cavalcano per spostarsi. Sono STUFA, perché questo porta a perdere di vista la cosa più semplice, l’unica che può aiutare il lettore a capire COSA STRACAZZO STA CERCANDO QUANDO ENTRA IN LIBRERIA:

Cosa è una fantasy, e cosa no.

E porca miseria, siccome è facilissimo capirlo, piantiamola di menarla con la sessualità degli elfi, la vestizione delle guerriere, l’apertura alare dei draghi e le rilevazioni geologiche del pianeta Urgh, dov’è ambientata la storia di Bleff. In nessun altro genere esiste una simile isteria tassonomica, tutt’al più si trovano indicazioni generiche, tipo ‘space opera’, oppure ‘giallo poliziesco’. Ma che il primo sia fantascienza e il secondo un giallo, nessuno lo mette in dubbio.
E allora perché nel fantasy, se devii di un centimetro dal sentiero dell’eroe che salva il mondo,1 subito bisogna trovare un nuovo sottogenere che divida, anzichè unire?
La mia risposta è che gli editori sono più intelligenti dei lettori, del resto se i primi intascano i soldi e i secondi li sganciano, un motivo ci sarà.
E ora veniamo a noi.
Cos’è un fantasy.
Tre parole: evoluzione intesa come percorso di crescita (sì sono più di tre parole ma non rompete, sono tre concetti), magia, svelamento del mondo circostante.
  • Evoluzione, crescita, eroe o eroi che cambiano durante la quest e che maturano, non importa con quale etica o moralità, semplicemente diventano adulti, attraverso il superamento di tutta una serie di soglie – delle quali parlerò, è il mio argomento preferito, una figata bestiale. L’adolescente diventa uomo, il ladro diventa eroe, la fanciulla diventa regina, lo sfigatello diventa signore delle tenebre. Il fantasy percorre lo stesso cammino in tutto il mondo, il cammino dell’eroe, e in questo il fantasy è PIU’ PROFONDO di tanti altri generi, per il semplice motivo che un romanzo – a esempio – thriller, può permettersi di mostrare i protagonisti uguali a se stessi, dal principio alla fine. Il poliziotto può essere adulto e maturo all’inizio ed esserlo all’epilogo, e sarà comunque un bel thriller. Un fantasy, invece, DEVE essere percorso di crescita e maturazione, oppure è un fantasy di merda.

Effettivamente, i romanzi fantasy dove i personaggi hanno lo spessore psicologico della carta velina, possono ancora definirsi romanzi fantasy.
Ma c’è altro.

  • Magia, quell’ente intangibile, inafferrabile, indomabile, che nessuno può sottomettere, che si può parzialmente controllare, ma mai, MAI MAI MAI, dominare al 100%. Se viene dominato e svelato, diventa una scienza, una tecnologia, e il romanzo smette di essere fantasy per diventare fantascienza. Lo science fantasy è un diretto discendente di queste aberrazioni, perché mantiene del fantasy solo l’estetica, essendo però, in tutto e per tutto, un romanzo di fantascienza. Sorry, la magia non sarà mai sotto il controllo di nessuno, come non può esserlo il mondo esterno agli eroi della storia. Essi possono conoscerlo parzialmente e sapersi destreggiare per viverci al meglio, ma nessuno può controllare il suo mondo al 100%.

La magia rappresenta quella parte dell’esistenza sulla quale non avete potere, se non in maniera molto limitata e parziale. Intendo in generale, non nel fantasy (ovviamente nel fantasy la magia esiste, qui purtroppo no, anche se appena imparo come funzionano sti cazzo di spilloni voodoo, mi toglierò qualche sassolino dalla scarpa).
Se fumate, siete a rischio di cancro ai polmoni, ma potrebbe anche non venirvi. Se non fumate, rischiate di meno, ma potreste ammalarvi lo stesso. Non avete potere sugli eventi incontrollabili, e se questa vi sembra un’ovvietà, per quale motivo un concetto tanto elementare dovrebbe mancare in un romanzo fantasy?
Senza magia, non c’è fantasy. Non importa quanto essa sia nascosta, nell’ombra o in secondo piano: Bernard Cornwell ha scritto dei fantasy low magic,2 così low magic che possono essere letti in chiave storica, eppure il lettore SA che la chiave di lettura giusta non è quella storica, che le cose ‘strane’ che succedono, pur se potrebbero essere spiegate in maniera pressapoco razionale, con delle coincidenze, in realtà sono eventi magici.

  • Svelamento del mondo, che NON SIGNIFICA ‘eroe che salva il mondo’. Conoscere il mondo e salvarlo sono due cose diverse, e la seconda, in realtà, è molto stupida, tant’è che in nessun romanzo fantasy BELLO3 viene mai ‘salvato il mondo’. Al più, si salva il culo dei personaggi, il mondo rimane lì, placidamente menefreghista delle scimmiette che gli corrono addosso. Il mondo fantasy viene SVELATO, non SALVATO. Tanith Lee ha scritto un’opera fantastica (nel senso di ‘uuuuuh, che figata!’, non mi riferisco a classificazioni editoriali) basandosi semplicemente sulla quest della protagonista, che non salva il mondo, bensì se stessa – fisicamente e spiritualmente. E ci sono pure le astronavi. Ed è un fantasy.4

Nel fantasy tutto viene svelato, un po’ alla volta.

Okay? Ci siamo? Avete letto di elfi, poppute guerriere, rituali emodemoniaci nei sotterranei di Venezia?
Tutta roba che può essere fantasy, ma che in se stessa, non è il genere. I generi sono categorie astratte, se non sapete astrarre le strutture del vostro genere preferito, forse su youtube si trovano ancora le puntate di Non è mai troppo tardi.

Prossimamente ‘sta cazzo di liminarità, che finirò pure per sognarmela la notte.

I problemi intellettuali occupano buona parte del mio tempo.

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EDIT: Ho avuto il mio primo feedback! Tutta contenta vado, apro il messaggio sperando in uno sbrocco isterico di qualche sfigato che se gli stupravi il cane il gatto e il criceto se la prendeva di meno che se gli toccavi i sottogeneri, e… “bell’articolo, ma ci hai messo pochi maschioni”.
SIGH.
Però li ho aggiunti. So riconoscere la fondatezza di una critica.

  1. In realtà il perché lo so, e lo sa anche mr. Campbell. Giuro che lo spiegherò quanto prima, è facile facile, io ci sono rimasta male per quant’è una scemenza, e sì che è così fondamentale []
  2. high magic e low magic sono due incasellamenti sani del fantasy, perché non hanno lo scopo di creare partiti della tanta magia e della poca magia, ma hanno l’unico scopo di indicare al lettore cosa potrebbe aspettarsi di trovare. In realtà, anche tutti gli altri sottogeneri sarebbero incasellamenti sani, se non venissero considerati superiori al genere stesso.
    Ah, sì: i romanzi di Bernard Cornwell cui mi riferisco sono questi (è linkato il primo, in tutto sono sei), una rivisitazione storicamente abbastanza fedele del ciclo arturiano. []
  3. Frega niente dei gusti personali, i romanzi belli sono belli e basta, e lo dicono anche quelli a cui non piacciono. Bello significa equilibrato, e a meno di non essere delle capre illetterate, generalmente i lettori riconoscono l’equilibrio in una storia, attribuendogli il merito che merita (sic). Piacere o non piacere è su un altro piano. []
  4. Nata dal vulcano, editrice Nord. Libro fuori catalogo, ma può essere scaricato su Emule nella Biblioteca del Brivido acquistato legalmente su Internet presso qualche libreria antiquaria, senza problemi. []

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