Browse By

La fame

Disteso nel buio, le gambe così rattrappite che quasi non le sentiva più, si chiese quanto tempo ancora sarebbe passato, prima che quello strazio avesse fine.

Non era tanto la scomodità di dover rimanere immobile su quelle nude assicelle, polverose di abbandono, il corpo circoscritto in una nicchia bassa come un loculo, quanto il terrore cieco che gli serrava lo stomaco ogni volta che sentiva un movimento, là fuori. Era questo che lo annientava.

Si chiese se anche quella notte sarebbe riuscito a non farsi scoprire, se le creature che facevano scricchiolare il pavimento, quando passavano accanto al suo nascondiglio, avrebbero alla fine abbassato la guardia. Se avrebbe trovato uno spiraglio, alla fine, una via di fuga, e magari del cibo, per rafforzarsi, smettere di tremare, tornare a sentirsi se stesso. Nemmeno ricordava l’ultima volta che era stato se stesso, o com’era la sua vita prima di trovarsi lì, in quella nicchia, con mostri che gli passavano accanto e mostri che stazionavano sopra, forse consapevoli della sua esistenza, crudelmente divertiti del suo martirio.

Non osava sperare di riuscire a vendicarsi.

Aveva freddo e aveva i crampi per la posizione innaturale cui era costretto, ma la cosa peggiore era che aveva fame, una fame come non aveva mai avuto in vita sua, una creatura viva, che lo lacerava da dentro, con zanne e artigli. Orribile, oscura. Quasi come Loro.

Non riusciva a smettere di sperare di riuscire a vendicarsi.

I rumori si avvicinavano di nuovo. Cominciò lentamente a flettere gambe e braccia, in modo da non trovarsi bloccato da un crampo nel momento peggiore. Non poteva più aspettare, qualsiasi cosa avessero in mente quelli, lui doveva agire, prima di essere talmente debole e vile da morire lì, semplicemente, come un insetto in un barattolo.

Doveva essere quella notte.

Prima il cibo, poi la fuga. Vendetta? Forse.

Una lama di luce tagliò in due la stanza e Loro entrarono.

Non mi hanno trovato finora anche se mi hanno cercato, non c’è motivo che succeda adesso.

Cercò di calmarsi, ma il cuore lasciava lividi contro le costole mentre vedeva quegli arti inferiori avvicinarsi, avvicinarsi… com’erano sottili, pieni di tendini sottopelle, frusciavano a ogni passo… era disgustoso… salirono sul suo nascondiglio, lo fecero scricchiolare, incombettero come una minaccia… sentì i loro versi, strani, raggelanti mentre compivano ignote operazioni sopra la sua testa…

Chiuse gli occhi e si tese. Il momento era quasi arrivato. Solo, meglio affrontarne uno alla volta, per non rischiare di trovarseli tutti addosso.

“Filippo, basta! Ti ho già detto che non c’è nessun mostro sotto il letto! Adesso dormi!”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

*