Browse By

Muffliato

Allungandosi per prendere il pugnale d’argento, Lily gli sfiorò il braccio. Non lo urtò assolutamente, ma l’effetto su Piton fu peggiore che se l’avesse preso a gomitate: il coltello con cui stava tentando di tagliare il Fagiolo Sopoforoso gli scivolò di lato, e fu solo per miracolo che evitò di tagliarsi un dito. Lily si premette una mano sulla bocca, spaventata.

“Scusa, Sev – sussurrò – non l’ho fatto apposta, davvero!”

“Colpa mia, non lo tenevo bene. Ecco, prendi il coltello.”

Glielo porse, stando ben attento a non sfiorarle la mano neppure per sbaglio. Sedersi accanto a Lily durante Pozioni era paradisiaco, ma iniziava a temere seriamente per la propria incolumità. Ogni volta la stessa storia.

Appena la sentiva muoversi e percepiva il suo dolce profumo, che a così breve distanza lo lasciava stordito e un po’ ebete alla fine di ogni lezione, perdeva il controllo dei movimenti. D’altro canto, il rischio di rimetterci un paio di falangi o di farsi esplodere in faccia il calderone gli pareva più che accettabile, in cambio della possibilità di starle vicino. Si rimise all’opera sul suo Fagiolo Sopoforoso.

Qualcosa di piccolo e leggero gli colpì la nuca, ma fece finta di niente, concentrandosi su quel dannatissimo vegetale. Sapeva che, se si fosse voltato, avrebbe solo fatto il gioco di quell’odioso James Potter. No, si disse, puoi bersagliarmi con tutti gli incarti di gomme Bolle Bollenti che vuoi, ma non mi provocherai a lezione. Non mi umilierai davanti a Lily.

Il Fagiolo Sopoforoso era più ostico del previsto, e Piton continuò a cercare di tagliarlo, lottando per rimanere concentrato nonostante il bombardamento di cartine dai banchi in fondo all’aula, che si interrompevano solo quando il professor Lumacorno alzava gli occhi porcini dalla Gazzetta del Profeta, per osservare i progressi (inesistenti) della classe.

Ma, purtroppo, James Potter stava attirando l’attenzione di tutti, come sempre, perché tutti prestavano attenzione a James Potter, qualsiasi cosa facesse. Come al solito, Piton si trovò al centro di un coro di risatine sommesse, perché vedere Mocciosus con la faccia che quasi sfiorava il Fagiolo Sopoforoso mentre dietro di lui i Malandrini facevano a gara a colpirlo era un divertente diversivo nel noioso sotterraneo di Pozioni, col suo monotono e soporifero sobbollire di calderoni. Poteva solo sperare che Lily non trovasse la scenetta divertente come gli altri. Non lo sapeva. Non osava girare gli occhi verso di lei.

Una cartina appallottolata gli finì sulla mano che reggeva il coltello, e Piton avvertì una breve fitta,c ome una puntura, prima che se la scuotesse di dosso: quel dannato Potter e il suo degno compare Black, avevano iniziato a stregare i loro proiettili! Ignorarli non serviva, non aveva mai funzionato, li rendeva solo più sfacciati nelle loro molestie.

La cartina cadde a terra e Piton, distratto dalla paura che Lily si accorgesse di che specie di patetica caricatura di studente aveva accanto, si lasciò sfuggire di nuovo il coltello. La lama d’argento puntò dritta verso il suo pollice sinistro, ma per una volta la fortuna fu dalla sua parte, perchè il Fagiolo Sopoforoso si trovava proprio lì e gli diede il tempo di attivare i riflessi prima di farsi molto male: d’istinto, schiacciò il pugnale verso il basso mentre spostava la mano, e il piatto della lama si premette sul Fagiolo Sopoforoso, che, quasi avesse deciso di arrendersi, si schiacciò come una banana, liberando molto più succo di quanto avrebbe creduto potesse contenerne.

“Ehi!” Esclamò, felice. “Guarda, Lily! Così è molto più facile!”

Purtroppo, l’entusiasmo per la nuova scoperta gli aveva fatto alzare un po’ troppo la voce, e il professor Lumacorno abbassò la Gazzetta del Profeta.

“Silenzio, prego – ammonì – questa è una prova dell’esame, non dovete suggerire perché è importante che ciascuno si renda conto del proprio livello. Al prossimo chiacchierare che sento dovrò mettere in punizione, siete avvertiti.”

Nella quiete che seguì quelle parole, Piton colse lo sguardo interrogativo di Lily. Il suo Fagiolo Sopoforoso era ancora intatto e vergine, non era riuscita nemmeno a scalfirlo. Si affrettò a scrivere a margine del proprio libro di Pozioni Avanzate le istruzioni che non poteva più dare a voce: schiacciare con il piatto di un pugnale d’argento. Il succo scaturisce in modo migliore.

E, per enfatizzare il concetto, cancellò le istruzioni del libro.

“Grazie, Sev.” Sussurrò Lily pianissimo, guardandolo con un tale calore che per tutta la restante lezione Piton non badò più minimamente alle cartine punzecchianti che gli facevano formicolare la nuca. Fai pure, Potter, pensava ironicamente, è solo merito tuo, dopotutto.

 

“Non me li meritavo, quei dieci punti per Grifondoro – disse lealmente Lily, dopo la lezione – sei stato tu a scoprire quella cosa del Fagiolo Sopoforoso.”

“Fa niente, tanto anche io ho ottenuto dieci punti.” Rispose Piton, che aveva consegnato la sua pozione, finita e ben sigillata nell’ampolla, molto prima di tutti gli altri. Il professor Lumacorno li aveva elogiati entrambi, a lungo, ma Piton aveva prestato attenzione unicamente alla faccia livida di Potter, mentre parlottava coi suoi degni amici. Sapeva esattamente cosa pensava, come se gli avesse praticato un incantesimo di Legilimanzia.

Gli piaci, pensò guardando Lily, e detesta che tu mi sia amica, che preferisca me a lui… me la farà pagare, molto presto.

Nel frattempo, Lily si era fermata in mezzo al corridoio e lo guardava con fermezza.

“Non suggerirmi più niente – disse, decisa – hai già rischiato oggi, e non voglio che il professor Lumacorno ti metta in punizione per colpa mia.”

“Non preoccuparti…”

“No – lo interruppe, e si piantò le mani sui fianchi – mi stai aiutando tantissimo e io per te non faccio niente, addirittura rischio di metterti nei guai!”

“Dài, non esagerare. Pensa al G.U.F.O.”

Lily parve esitare, distolse lo sguardo, e Piton si chiese se quella non fosse la sua grande giornata, quella dove vinceva sempre, come se avesse bevuto un sorso di Felix Felicis. Lily era bellissima, adorabile, dolcissima, premurosa, intelligente, stupenda, impareggiabile, e tutta una serie di altri aggettivi, nessuno abbastanza lusinghiero per lei, ma era anche cocciuta a livelli che sarebbero stati notevoli in un troll. Se l’aveva convinta, era un miracolo.

Lily disse a voce bassa, sempre senza guardarlo, come se si vergognasse: Tu mi stai molto più a cuore del G.U.F.O, Sev – arrossì furiosamente – come amico, intendo. Non voglio crearti problemi… come amica.” La precisazione la fece arrossire ancora di più.

Piton non trovò niente da rispondere. Era come se qualcuno gli avesse aperto la testa e si fosse portato via il cervello, con tutti i suoi pensieri.

“Mi inventerò qualcosa, allora.” Disse, senza la minima idea non già di cosa inventarsi, ma nemmeno di cosa stesse dicendo, o perché, o se avesse la minima attinenza col discorso che si stava svolgendo… o che non si stava svolgendo. Doveva essere un sogno, sicuramente.

“Se devi metterti nei guai, non…” prese a dire Lily, ma Piton scosse la testa.

“No, no, solo qualcosa per stare tranquilli. Stasera me la studio e domani te la mostro, okay?”

Lily pareva dubbiosa, ma stava per iniziare la lezione successiva e i Grifondoro avevano Erbologia, così dovette salutarlo e avviarsi. Piton rimase lì impalato, con la testa vuota nella quale le parole di Lily rimbalzavano come palline: tu mi stai molto più a cuore del G.U.F.O. … molto più a cuore del G.U.F.O. … nolto più a…

Un rumore di stoffa strappata lo riportò bruscamente alla realtà. I suoi libri si sparpagliarono dappertutto, le boccette d’inchiostro si ruppero macchiando i libri e la cinghia della borsa finì di lacerarsi. Alzando gli occhi, fece appena in tempo a scorgere Potter che rimetteva via la sua bacchetta e si allontanava, sghignazzando con cattiveria, insieme al suo degno compare Black. Il ragazzino con la faccia da topo e il lupo mannaro (“non parlarne con nessuno, se non vuoi essere espulso” l’aveva avvertito Silente, ma a volte pensava che ne sarebbe valsa la pena, pur di farla pagare a quei maledetti) chiudevano il corteo. Fortuna che Lily era ormai troppo lontana per accorgersi di Mocciosus che strisciava sulle ginocchia per rimettere insieme cocci e libri sporchi.

“Ti aiuto, Severus.”

Una ragazza bionda del suo anno si chinò per raccogliere i volumi caduti più lontano, appianò le pagine e puntò la bacchetta sulle macchie per farle sparire.

“Mi vergogno di avere un cugino così. Ti chiedo scusa a nome dei Black.”

“Non fa niente, Narcissa.” Piton mormrò Reparo e la sua borsa si rimise insieme.

Era molto vecchia, ma ritenne che avrebbe terminato almeno l’anno. Sperava. Non poteva permettersene una nuova, almeno fino a dopo i G.U.F.O..

Riprese i libri che Narcissa gli porgeva, riflettendo che fino a poco tempo prima nessuno si sarebbe sognato di aiutarlo, neppure quelli della sua Casa. La mia Casa, pensò, almeno qui ho degli amici… o quanto di più vicino a degli amici io possa avere.

“Allora? Vogliamo andare?” Malfoy sembrava spuntato dal nulla, ma Piton aveva notato che succedeva spesso, quando in giro c’era Narcissa. A volte pensava ironicamente che avesse imparato a Materializzarsi, anche se dentro la scuola era impossibile.

“Sì Lucius – rispose Narcissa, guardandolo adorante – stavo aiutando Mocc… Severus. I Grifondoro si divertono a dargli il tormento.”

Lucius si voltò verso di lui. “La pagheranno. Vedrai.” Si toccò il braccio sinistro, quello sul quale era impresso il Marchio. Piton sapeva che avrebbe dovuto rabbrividire, ma la sicurezza di Malfoy gli infuse al contrario una strana sicurezza. Farla pagare a Potter…

 

Era quasi l’alba quando Piton, dopo infinite correzioni, aggiustatine, revisioni e prove sul rospo di Mulciber che iniziava a fissarlo con odio, arrivò infine alla formula grazie alla quale avrebbe potuto parlare con Lily anche durante le lezioni. L’avrebbe aiutata senza correre il rischio di essere scoperto, proprio come voleva lei. Dal canto suo, Piton era più che disposto a ricevere più punizioni di tutti e quattro i Malandrini messi insieme, ma sapeva che Lily si sarebbe rifiutata di fargli correre dei pericoli. Tu mi stai molto più a cuore del G.U.F.O.

Per parole simili, Piton sarebbe stato capace di rivoltare tutto il mondo magico, per tutti gli anni a venire. Un incantesimo piccolo e innocuo come quello era davvero il minimo, per non crearle problemi nel caso l’avessero messo in punizione.

Involontariamente, sbadigliò. Era tardissimo, per fortuna che l’indomani aveva Divinazione, la materia più stupida dell’universo. Tirò a sè il libro di Pozioni Avanzate e, prima di spegnere il lume, lo aprì a una pagina su cui non aveva ancora fatto annotazioni (cosa molto difficile, perché il libro era completamente riveduto e corretto dai suoi appunti) per scrivere con la sua grafia precisa, in modo da non dimenticare

 

Muffliato

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

*