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Il profumo

E’ difficile starti vicino. Molto difficile.

Quando sono entrato in classe, quella mattina, non credevo che sarei stato come fermato da un muro invisibile, formato dall’aroma squisito del tuo corpo, un’essenza che mi è entrata dentro, fin nel midollo, facendomi fremere come un bambino davanti a una vasca di cioccolato.

E’ tutto così banale intorno a te, sempre. L’aula, il cortile, i muri e gli alberi, l’asfalto e le macchine, perfino gli abiti che indossi. Non posso, non ci riesco, non posso avvicinarmi troppo.

Eppure sono qui.

Eppure tu sei qui.

I tuoi capelli. Dio, i tuoi capelli. Un refolo d’aria ed ecco il nastro d’oro che si dipana, arriva alle mie narici, colpisce la mia pelle, tutti i pori che sembrano dilatarsi per non perdere neppure una molecola di te.

Oh, Bella.

Controllarmi è così difficile, eppure devo. Non qui, in questa stupida aula scolastica, a parlare di stupide cipolle in stupidi vetrini, non in un ristorante, mentre arriccio il naso al tanfo di quelle bestie che hanno osato cercare di profanarti, non per le strade di Forks, così grigie, rivestite da nuvole simili a piombo. No, Bella. Bella, Bella, Bella.

Ti vedo parlare. Vedo le tue labbra muoversi, le vedo morbide, vedo un baluginare nero-rosa dietro di esse, nel nucleo da dove nasce il tuo profumo inebriante.

Non posso resistere. Perdonami Dio, perdonatemi tutti, non posso resistere.

“E se fossi il cattivo?”

Sorrido. Ti stai avvicinando, lo so.

“So cosa sei.”

Dillo. DILLO!

“Sei un… un vampiro.”

E così, è tutto compiuto. Ora sai, eppure non sai tutto. Vieni con me, Bella, vieni nella foresta, vieni sotto il sole. Vedrai cosa sono, lo vedrai realmente.

Io non posso resisterti, ma forse, se mi vedrai per quel che sono, neanche tu lo potrai.

Io non posso sfuggirti. E, dopo che mi avrai visto per quel che sono, sicuramente tu non potrai.

“Sei bellissimo.”

Sì, Bella.

“Sei come una droga, per me.”

Ti mostro la mia velocità, la mia forza, ti sollevo tra le braccia, affondando nel tuo profumo, invischiato in quella ragnatela d’oro, prigioniero per sempre. E tu, Bella, tu non tradisci la minima paura.

Stupida.

Non voglio farti soffrire. Non è colpa mia se succede. La semplice pressione delle dita avrebbe dovuto dislocarti le vertebre cervicali e ucciderti sul colpo, ma ho le mani sudate, la vicinanza del tuo sangue pulsante non mi fa connettere bene, e ti lascio col collo spezzato, a cadere sulle foglie marcite, tra gli alberi. Non puoi muoverti, solo i tuoi occhi si girano verso di me. Occhi neri, occhi da cervo spaurito, occhi che finalmente iniziano a capire. Meglio tardi che mai, anche se adesso è troppo tardi.

Mi inginocchio, il pulsare del tuo profumo mi riempie la testa, mi dilata i polmoni.

Oh, Bella.

La giugulare è come un idrante, la pressione del sangue lo fa sgorgare così forte che mi schizza dagli angoli della bocca e impregna di sventagliate vermiglie il sottobosco. La tua carne, Bella, ha il sapore che deve avere l’ambrosia, il nettare degli dei. Affondo i denti, allento, torno ad affondare, le mascelle che si muovono in un lento, ritmico movimento giù dal collo, verso le spalle, le morbide braccia, mentre le mie mani, quasi agissero per conto loro, finiscono di stracciare i vestiti, per potersi piantare in quei seni, macinare i capezzoli, sentire sgorgare il liquido denso e sontuoso tra le dita, che ormai sono dentro di te fin quasi alle nocche.

Tu vedi tutto. Tu senti tutto, Bella.

Tra le tue cosce, la pelle ha la consistenza della crema. Succhio quella crema, la bevo, finché i miei denti non urtano la durezza del femore. Ormai non posso più trattenermi, azzanno quell’ostacolo, lo sento cedere sotto le mie mascelle, e il sale del midollo mi riempie la bocca, diverso dal sale della carne e del sangue, diverso dall’aroma di quelle lacrime che ho leccato, prima, quando ho gustato il tuo morbido volto.

Bella, Bella, Bella. La mia droga, il mio dono, che non condividerò mai con nessun altro. Il solo pensiero che un altro avrebbe potuto averti, prima di me, che qualcuno entrasse prima di me in quell’aula, quel giorno, e che adesso potrebbe trovarsi qui con te, al mio posto, mi fa star male.

Io ti amo.

Voglio averti, Bella. Adesso, per sempre. Tu non capisci, lo so, tu non puoi capire come sia inebriante, e non capirai fino all’ultimo, ma non ha importanza, non è certo per la tua intelligenza che ti ho voluta qui con me, oggi.

E’ per il tuo profumo.

7 thoughts on “Il profumo”

  1. Elnor says:

    Per un attimo ho pensato a una parodia, invece è humor nero. E ammetto che ci sta da dio. A un certo punto mi è sfuggito perfino un brivido.
    Mi ha ricordato intensamente quando giocavo a vampiri dal vivo
    Grazie e complimenti

    1. Lem
      Lem says:

      La parodia mi stuzzicava, ma volevo troppo far fuori Bella. E farla fuori *male*.
      Nonchè far tornare i vampiri dei vampiri.
      Se lo scrivevo io, Twilight sarebbe stato lungo esattamente quanto questa fic XDDDDDDD

  2. Strix
    Strix says:

    Ohooo! FInalmente XD

  3. Ayame says:

    Bellissima *___* Concordo con Elnor, e pure a me è sfuggito un brivido.

  4. Daniela says:

    Un unico pensiero. Pure una fan fiction è scritta molto meglio dell’originale!

  5. ildragodoro says:

    ma quanto ci godo!!! finalmente i vampiri tornano ad essere vampiri, e non delle Bratz glitterate…

    1. Lem
      Lem says:

      Secondo me Twilight doveva finire così. Non perché ho scritto io la storia: doveva finire così. Punto.

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