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Capitolo 23

Vista da lassù, la Terra sembrava il centro dell’universo, l’unica oasi di colore in un nero profondo. Gli spruzzi di bianco scintillio stellare incorniciavano l’azzurro, il verde, il grigio delle nuvole che si muovevano lentamente, sulla superficie del globo. Sembrava tanto vicina da poter prendere la sfera del mondo tra le mani, per ammirarla e tenerla sempre con sé.

Era la prima volta che lasciava il pianeta. Dato che i colleghi sembravano tranquilli, si era sforzata di non mostrare l’inquietudine di una terrestre che vede la superficie allontanarsi sempre più, sfumare nella nebbia, sparire sotto l’atmosfera, e infine diventare una cosa staccata rispetto a sé, un corpo estraneo anziché l’elemento in cui madre natura l’aveva immersa. L’astronave era perfettamente pressurizzata, e fisicamente l’esperienza non era stata diversa dal prendere un ascensore interlivello. Il problema era stato gestire l’impressione di venire pescata, come un pesce attaccato alla lenza e fatto schizzare fuori dal suo mondo, in un caos di luci e colori sconosciuti. Il secchio d’acqua nel quale poteva trovare un po’ di pace non era certo la stessa cosa, rispetto al mondo per il quale esisteva.

Così, adesso che ci sono, mi viene solo da pensare che Nuova Dubai è un secchio, dove nuotare in tondo sperando che di tornare nel fiume il prima possibile. Nuova Dubai era un paradiso, ma un paradiso artificiale, e purtroppo, una volta sollevato il velo di finzioni nelle quali ci si calava dalla nascita, diventava impossibile vedere le cose diversamente. Lem quasi si sentiva defraudata del diritto di godersi tutto quel lusso, che duecento miliardi di sapiens potevano vedere soltanto al telovideo.

La Terra sembrava placida, fuori dalla terrazza panoramica. Era tutta la sera che avrebbe voluto uscire, per godersi un po’ di nostalgia per il natio pianeta, una sensazione che non comprendeva l’autocompatimento, ma piuttosto un dolce affetto, confortevole come un vecchio maglione. Naturalmente, era impossibile.

Le feste aziendali cui aveva partecipato in passato erano soltanto dei colossali rave, con buffet e pastiglie antisbronza distribuite come se piovesse, e ci si era sempre sentita a suo agio. Ma lì, a Nuova Dubai, città-paradiso edificata nel Mare della Tranquillità, il concetto di ‘festa’ era un tantino diverso. Del resto, anche la gente era un tantino diversa.

I sapiens erano indistinguibili dai Drod, o forse erano i Drod a essere identici ai sapiens dei livelli più alti, e nella folla variopinta che si muoveva per la sala, Lem non avrebbe saputo dire chi era cosa. Perfino i dualis, che a Nuova Dubai erano una buona metà della popolazione, sembravano tizi qualsiasi… a parte quella, naturalmente. Quella lì spiccava perfino tra gli dei dell’empireo.

Aveva un corpo sinuoso, del colore dell’avorio e della consistenza della seta, capelli azzurri che cadevano fino alla vita, lisci come acqua, e un vestito trasparente, trattato in modo da luccicare tutto: si capiva che sotto c’era soltanto la perfezione delle forme, ma gli occhi venivano disorientati dal gioco di rifrazioni, e di fatto non si vedeva niente. Era tutta immaginazione e, a giudicare da come sapiens e Drod le ronzavano attorno, la cosa veniva apprezzata moltissimo.

Si chiamava GR05M586JG64230JBMF, nickname Isabelle, responsabile di un progetto analogo al Mi.Da, da quel che aveva capito. Non ce n’era stato uno solo, e a pensarci bene era assurdo ritenere che avessero delegato al pugno di scienziati di New Babel una questione tanto importante. Isabelle veniva dalla nazione antartica, e come gli altri dualis coinvolti nel progetto, per tutta la sera aveva scherzato sul fatto che ormai erano disoccupati. (Lem si era chiesta se Isabelle avesse la minima idea di cosa significasse trovarsi davvero senza un lavoro e con l’affitto da pagare). Ma non se l’era presa con Allend per il successo conseguito, a scapito del suo team. Oh, no.

Lem era stata l’attrazione d’inizio serata: in parte mascotte, in parte eroina, in parte qualcos’altro che non riusciva a definire, ma che le faceva venire voglia di spaccare un paio di quelle facce perfette, specie quando era stata annunciata ufficialmente la sua candidatura al Nobel per la medicina. Discorsetto, menzione ai colleghi che avevano reso possibile quell’importante risultato, applauso educato. Era riuscita perfino a spremersi fuori una lacrimuccia, e la dualis che aveva fatto l’annuncio l’aveva abbracciata per l’attimo di commozione. Lem aveva omesso di spiegare che gli occhi lucidi erano il risultato di un tentativo sovrumano di non mettersi a ridere davanti a cotanto pubblico, ed era scesa dal palco con aria turbata e commossa. Per fortuna la farsa era durata poco, a Nuova Dubai annunci simili erano normali. Se non si facevano lì, dove?

Kitty l’aveva avvicinata per complimentarsi, e aveva detto che adorava il suo vestito. Lei, dal canto suo, ne aveva addosso uno aderente e senza spalline, con una lampo che partiva da sotto il seno e si fermava sopra il pube, per mostrare al mondo la perfetta semisfera della pancia al nono mese, decorata con una scritta luccicante ‘it’s a boy!’. A Lem non era parso chissà che, ma ricordava il commento di Max sul prezzo, e si era sdilinquita a sua volta in complimenti.

Anche Isabelle aveva commentato il vestito viola. Aveva detto che sembrava davvero ‘comodo’. Poi era tornata a voltarsi verso Allend, prendendolo a braccetto.

“Gradisce un drink?”

Lem prese un bicchiere e si appoggiò al muro, senza sorseggiarlo. Non aveva ancora bevuto niente, aveva troppi pensieri e non poteva lasciarli andare senza inibizioni, specialmente quella sera. Durante i brindisi aveva bagnato le labbra nello spumante tenendole ben serrate.

Era strano, guardare quell’umanità mista, ibrida e superiore. Strano e un po’ inquietante, perché ai suoi occhi apparivano uguali agli individui del primo livello, pregi difetti e sudorazioni varie, salvo che loro che avevano ben chiaro l’obiettivo finale. Tutti loro, quale che fosse la specie.

Padovani, per esempio. Ciascuno poteva portare un accompagnatore, ma la moglie del premio Nobel era mancata qualche anno prima; con lui era venuta una bellissima sapiens, di circa diciott’anni, tutta ridacchiante, che sulle prime Lem aveva scambiato per la sua nuova fiamma. Si era salvata dalla gaffe solo perché la ragazza, a un certo punto, aveva detto che voleva qualche stuzzichino al buffet, e si era rivolta a Padovani con un: “Ti porto qualcosa, nonno?”

Padovani il suo obiettivo l’aveva già raggiunto. Non uno, tra i presenti, si era astenuto dall’avvicinarsi per esprimergli la propria ammirazione, che l’eminente scienziato aveva accolto con un cenno del capo e un sorriso. Tu ci sei riuscito: quando morirai, non uno di quelli che sono qui stasera potrà ignorarlo. E io?

Il drink non era malaccio. Non aveva idea di cosa fosse – tutti i drink di Nuova Dubai avevano nomi assurdi e incomprensibili – ma il retrogusto fruttato che si lasciava dietro era piacevole.

Nilufar l’aveva lasciata da una decina di minuti, scusandosi a profusione, e Lem aveva dovuto assicurarle infinite volte che non aveva importanza, davvero non si sentiva a disagio tra sconosciuti; sì, poteva tranquillamente andare al banco, dove Stormking raccontava a un interessato dualis tutta la vicenda dello stadio, esagerando, a parere di Lem, la violenza degli scontri. Aveva guardato l’amica arpionare il veterano, li aveva valutati pensando che conveniva Nilufar fosse Drod, vista la stazza del tizio che puntava, quindi si era rintanata in un angolino, nel terrore che qualcuno la vedesse e la obbligasse a continuare la danza delle pubbliche relazioni. Avesse potuto, avrebbe glissato perfino sul Nobel. A cosa serviva?

Cautamente, per non attrarre troppo l’attenzione, strisciò al tavolo del buffet, posò il bicchiere e accettò dal mâitre il piatto di scampi e ostriche, artisticamente disposti intorno a una cosa molliccia che sembrava tofu surriscaldato, oppure salsa. Assaggiò. Era salsa.

Isabelle non dava nessun segno di volersi staccare dal fianco di Allend, che aveva la sigaretta in una mano e il calice dello champagne nell’altra. A giudicare dalle facce degli astanti, il mostro dagli occhi verdi stava raccontando la storia dello stadio, e ovviamente la sua versione era la più interessante di tutte: era lui ad aver organizzato il blitz, lui era entrato dopo aver preso visione dei condotti d’emergenza e afferrato il piano di fuga del leader nemico, infine lui aveva materialmente risolto la situazione, là dentro. Lem era la scienziata del momento, ma Allend era l’eroe, e un’altra delle somiglianze che rilevò quella sera tra le varie specie umane fu che gli eroi erano comunque più quotati degli intellettuali.

Mangiò un’ostrica, masticandola quasi con sadismo quando la dualis fece scivolare la mano, bianca e sottile, intorno alla vita di Allend. Accidenti a lui, va bene che non poteva mortificarla in pubblico, ma almeno tenerla al suo posto! Magari è quello, il suo posto, pensò con irritazione, guarda come stanno bene, insieme. Isabelle tese l’altra mano a prendere la sigaretta, ma Allend gliel’allontanò, scuotendo la testa con un sorriso per addolcire il diniego. Isabelle fece dei cenni che anche a quella distanza Lem interpretò come: me ne dai una?Allend alzò le spalle e scosse la testa. Spiacente, le ho finite. Isabelle sospirò, ed era incantevole anche così.

Lem distolse lo sguardo per non dare l’impressione di fissarli, e vide Buddy seduto alle poltroncine, con il suo cavetto USB collegato al terminale. Invidiò la possibilità che aveva di estraniarsi, anche se così facendo perdeva la possibilità di far diventare reali i sogni erotici con cui riempiva l’hard disk. Forse, pensò, per Buddy le fantasie avevano valore in quanto tali, e la realtà non poteva competere.

In nessuno dei racconti, che pure erano molto più rispondenti al vero del cumulo di stronzate reperibili sul telovideo, veniva mai fatto il nome di Vega.

Lem finì gli scampi, adocchiò l’ammasso colloso e non molto attraente del caviale, alzò le spalle. Aveva letto che un tempo quella roba era stata un lusso, adesso naturalmente chiunque poteva procurarsene una bomboletta e levarsi lo sfizio. A lei il caviale non era mai piaciuto, neanche da piccola, quando sua madre cercava di convincerla dicendo che faceva crescere.

Non ho bisogno di chiedere cosa ne è stato di lui. E non ho bisogno di immaginarmelo.

Accettò un dolce alla menta, decorato con cioccolato fuso, e non poté impedirsi un’altra occhiata alla coppia del momento. Notò con un certo piacere che avevano smesso di essere una coppia, almeno in senso strettamente fisico: Allend stava parlando al proprio terminale, un paio di passi più in là, Isabelle aspettava, un po’ scontenta. Lem assaggiò il dolce, e decise che era delizioso, quando Allend chiuse la comunicazione, si scusò e uscì sulla terrazza, piantando lì la favolosa dualis e tutto il suo uditorio. I Drod che ronzavano attorno a Isabelle richiusero il cerchio, e lei non poté seguire il suo obiettivo.

“Me ne darebbe un altro, per favore?”

Coi due piattini di dolce, uscì sulla terrazza. Era uno spiazzo enorme, con parapetti che imitavano quelli dei vecchi palazzi, colonnine di resina e balconi abbastanza larghi da poterci appoggiare le cose. In molti erano usciti lì fuori per avere un po’ di tregua dalla confusione della sala, e Lem dovette destreggiarsi tra camerieri e invitati, prima di arrivare al punto dove Allend era appoggiato, il fumo della sigaretta che gli scavalcava una spalla e si disperdeva nell’universo.

“Vuoi?” Gli posò il dolce accanto. “E’ così buono che mi sentivo in colpa a mangiarlo da sola.”

“Grazie.” Ma cincischiò col cucchiaino, senza neppure assaggiare. Lem respirò l’aria artificiale di Nuova Dubai, e si rese conto che non aveva freddo: si era aspettata un certo sbalzo termico, dall’interno all’esterno, invece stava benissimo. Più sotto, la piscina illuminata era piena di gente.

Allend finì la sigaretta, la lasciò cadere nel riciclatore vicino, si infilò una mano nella giacca e prese il pacchetto. Lem notò che era ancora pieno per un buon terzo, non le aveva affatto finite. Il suo umore migliorò.

“Ti stai divertendo?”

“Non molto – ammise – dopo tutto quello che è successo, mi sembra un po’…”

“Futile?”

Lem sospirò. “Se ti dicessi che perfino il Nobel mi sembra una beffa, mi crederesti?”

Allend fece un sorriso vago. “Beh, comunque sia, buon Natale.” Infilò di nuovo la mano nella giacca e le tese un pacchetto, grande come quello delle sigarette.

Anche se scambiarsi un presente tra colleghi era normale, Lem arrossì nell’accettarlo. Aveva fatto e ricevuto i soliti regalini senza alcun problema, ma il capo era stato portato via nel momento preciso in cui erano sbarcati sulla Luna, e così Allend non aveva partecipato alla solita, semi goliardica cerimonia.

Per Buddy aveva comprato una confezione da dodici bombolette di wurstel, infiocchettando ciascuna con una bella coccarda rossa; a Nilufar una penna a smalto, regolabile in cinquantasei tonalità diverse. Era tutta la sera che continuava a modificarsi le unghie, con combinazioni sempre più ardite e, in ultima analisi, improponibili. Max era stato un osso più duro, perché l’iniezione di stricnina che le pareva appropriata rientrava purtroppo tra le azioni perseguibili penalmente, e alla fine aveva optato per un regalino familiare, giocattoli per i bambini. Kitty ne era stata felicissima. A Padovani una videopenna nuova, perché quella precedente si era rotta (quando l’aveva tirata addosso a Max), e Stormking, anche se non era un membro dello staff in senso stretto, aveva apprezzato molto le classiche monete portafortuna, souvenir di quando ci si portava ancora in giro quella ferraglia per pagare, anziché usare le tessere.

“A scuola avevo una professoressa che diceva che scambiarsi regali all’anniversario del Primo Giorno è di cattivo gusto – farfugliò, per nascondere l’imbarazzo – per via di tutti i morti del ventennio. Ovviamente noi bambini non vedevamo l’ora che arrivasse, ma dicevamo tutti in corto che aveva ragione.”

“Ah, ma l’usanza dei regali è più antica del Primo Giorno. Coincideva con una celebrazione religiosa, il Dace ha soltanto mantenuto l’usanza; e, del resto, non è neanche sicuro che il Primo Giorno sia proprio oggi.”

“Voi storici non vi siete ancora accordati sulla data precisa?”

“Difficile, vista la quantità di informazioni che si sono perse, nella confusione di quel periodo. Comunque, non penso proprio che vorrei rinunciare alla festa.”

Lem aprì il pacchetto e arrossì ancora più violentemente, quando vide cos’era. “Ma dai, è troppo, è…”

“Ne avevi bisogno, no?”

Lem premette il pulsante e la lasciò cadere: la Motorale si aprì, tutta cromata e scintillante, rimase a mezz’aria in attesa del pilota. Le persone più vicine si voltarono, incuriosite da quell’inappropriata apparizione, e Lem si affrettò a richiuderla. Era leggera come una piuma e veloce come un battito di ciglia. “La mia funziona ancora…”

“Senza offesa, ma l’unico posto dove puoi mettere quel rottame è il riciclatore, dato e non concesso che l’Ufficio d’Igiene te lo permetta.” Allend fece un cenno al cameriere, che lasciò lì per loro due calici e una ciotola di cristallo piena di ciliegie. “Vuoi? Queste sono naturali, cresciute sugli alberi.”

Lem ne assaggiò una. Era identica a quelle normali, nessuna differenza, salvo che quando cercò di masticarla, urtò dolorosamente il nocciolo e fece una smorfia. “Ahio!”

“Te l’ho detto che sono naturali. In natura hanno il seme, furbona.” Allend ne mangiò una, si sputò il nocciolo nel pugno e lo lasciò cadere nel riciclatore.

“Mi sono rotta un dente – protestò lei – quasi quasi non ti consegno il mio regalo.”

“Ci rimetti tu.” Le infilò due dita sotto la spallina. “E sì che aspettavo da tutta la sera di scartarlo.”

“Scemo…” tirò fuori dalla borsetta la bustina che gli aveva preso. Trovare qualcosa per qualcuno che aveva già tutto non era stato precisamente uno scherzo, e alla fine aveva deciso che c’era una sola cosa di cui aveva bisogno. “Mi sembrava adatto, dopo tutto il casino che c’è stato.”

Allend fece girare su se stessa la catenella a cui era appeso il pendente, un medaglione di vetro al cui interno era imprigionato il paracadute d’un seme di soffione. Ai livelli più bassi, le imitazioni venivano vendute come regalo buono per ogni occasione, ma quello, naturalmente, non era un’imitazione: seme vero, vetro vero. Gioielleria, non bigiotteria, con l’attestato che il seme era vitale e poteva germogliare, se fosse stato estratto dal suo involucro.

“Un desiderio – commentò, e se lo infilò al collo, sopra il frac – di quelli non si può proprio fare a meno.”

Stavolta fu Lem a sorridere vagamente. Mangiò un’altra ciliegia, stando attenta al nocciolo.

“E’ molto carina, la tua amica.” Disse.

“Sei gelosa?”

“Devo?”

“Non direi, Isabelle ama i cavalli vincenti, tutto qui. E potrebbe farti una proposta: la sua specializzazione è in biologia staminale.”

Non si era accorto che tra lei e Isabelle era immediatamente sbocciata una pura, perfetta inimicizia, visto che entrambe volevano lo stesso compagno. L’ottusità degli uomini su certe questioni sembrava non conoscere limite di specie. C’è un limite anche all’evoluzione dualis.

“Preferisco rimanere a New Babel.”

Il direttore della clinica degli aborti era tornato alla carica, esattamente come si era aspettata. La prospettiva non le sembrava più tanto deprimente, non dopo aver scoperto che c’erano prospettive infinitamente peggiori. “Secondo me non è ancora finita.”

Allend bevve il suo spumante e mangiò una ciliegia. Rimase in silenzio per un pezzo, e Lem aspettò, perché capiva che c’era qualcosa, che lui non era affatto sereno. Era uscita sulla terrazza per quello, dopotutto.

Infine, Allend si decise. “Vega è fuggito di prigione. Me l’hanno comunicato poco fa.”

Lem aspirò l’aria tra i denti serrati. Non era sorpresa, non del tutto… non dopo aver visto come le webcam si erano spente per lui, per non registrare la sua via di fuga, nel caso ci fosse arrivato.

Per proteggerlo.

“Come ha fatto?”

“Ah, la grande incognita: non risultano manomissioni e i file di vigilanza sono puliti. Un’ora prima la cella era occupata, un’ora dopo vuota come una fialetta sterilizzata. E’ svanito, puff.”

“Puff.” ripeté Lem, pensando al cinquanta per cento, a come il cinquanta per cento era maledettamente poco, quando ci si puntava il destino di un’intera specie. La propria specie, soprattutto. Alzò gli occhi sulle webcam di vigilanza, sempre accese, sempre attente.

Tranne quando decidevano di non voler essere accese, o attente.

Tranne quando volevano proteggere qualcosa di troppo importante, per il Dace.

“E’ ricercato – disse, adagio – lo riprenderanno subito.”

“Ho i miei dubbi a riguardo.”

Lem non contestò. “Comunque, da noi non può più avere niente, il Mida è un capitolo chiuso. Non c’è più niente da cercare, nel progetto.”

Allend finì lo spumante, non sorbendolo educatamente, ma gettando indietro la testa e tracannando come fosse birra. “Il Mida è stato smantellato. Ma, vuoi sapere una cosa davvero strana?, sono scomparse delle apparecchiature.”

Lem assunse un’espressione di educato interesse.

“I test e i file sono tutti lì, ovviamente, i server non sono stati toccati. Mancano soltanto il computer che tu chiamavi Mamma, e il surgelatore in dotazione. Non è strano?”

Bevve un po’ prima di rispondere. “Quando si traslocano attrezzature e arredi, qualcosa si perde sempre. Qualche facchino vorrà venderli online.”

“Possibile. Purtroppo dalle webcam non risulta niente.” Gli occhi di Allend penetravano in lei senza alcuna difficoltà. “Ultimamente, il Dace omette un sacco di registrazioni, sarà per via dello choc da sconnessione. Qualche bug non ancora corretto. Che ne pensi?”

“Possibile.” ripeté stolidamente Lem, e finì a sua volta lo spumante. Era forte, le diede un po’ alla testa. “Ma non vedo come questo possa riguardare l’evasione di Vega: oltretutto non se ne farebbe niente di una Mamma, visto che la sua Rete è stata sconnessa. L’ho fatto io, e tu eri presente. Non c’è più, è morta.”

“Mh… già.” Allend giocherellava con il soffione, desiderio imprigionato che non si poteva esprimere. “Buddy ha analizzato la server farm che l’ospitava, conferma che non c’è più vita. I sistemi dello stadio sono stati formattati e ripristinati, e c’è un Drod a gestire la sala controllo, adesso.”

“Vega è un latitante, nient’altro. Non può più fare niente.”

“Su questo ho i miei dubbi: una volta ti ho detto che per due volte la tua specie mi ha spiazzato, ricordi?” Sorrise, ironico. “Certo che lo ricordi, che domande. Una volta l’ha fatto mia madre, molto edipico, ne convengo, ma era davvero degna di ammirazione, per molte ragioni. La seconda volta è stato quando ti ho vista reagire per salvare gli aborti, all’attentato della clinica.”

Lem abbassò gli occhi, confusa.

“Adesso le occasioni in cui mi ritrovo ad ammirare un sapiens sono salite a tre, e il terzo non è un amico. Escludo assolutamente che Vega sia rintanato tremante da qualche parte, sperando di riuscire a salvare la pelle. E, se non sei completamente stupida, devi escluderlo anche tu.”

Lo ammiri, ma se te lo ritrovassi davanti lo faresti a pezzi. Qualcuno avrebbe detto che erano le basi per una bella amicizia.

“Non puoi farmi una colpa se non riesco a condannare le idee di Vega, Allend. L’hai sempre detto anche tu: lo spazio disponibile è poco, soprattutto se ci sono quattro specie senzienti che si prendono a gomitate. Stringersi all’infinito non è possibile.”

“E tu non puoi farmi una colpa se voglio impedire che sia la mia specie, a finire nel Vuoto Cosmico. Se Vega si metterà in contatto con te, dovrai farmelo sapere.”

“Non posso promettertelo.”

“Lem.” Allend la inchiodava con gli occhi, non parlava con lei, ma dentro di lei. “Vega è libero, quindi è libera la sua causa. E qualcuno ha fatto una copia della Rete, prima della sconnessione. Dall’analisi del sistema, risulta che c’è stato un backup. Si potrebbe perfino ipotizzare che il feto sia stato trasferito, e che quello che hai sconnesso fosse soltanto un file vuoto, in un terminale isolato.”

Gli occhi di Lem erano innocenti, perché lei era innocente, e lui sapeva che lei era innocente, e lei sapeva che lui sapeva che lei sapeva di essere innocente, e non cambiava niente, tra loro non sarebbe cambiato niente, non era cambiato niente dall’inizio.

“Se la Rete non si è ancora manifestata, è probabile che il backup sia andato perduto. Vega sarà stato perquisito e interrogato, immagino.”

“Vega non aveva addosso nessuna copia di backup.” La mascella di Allend era molto dritta e molto rigida, faceva quasi paura. Dualis, pensò. “C’è qualcosa che vuoi dirmi?”

Non le aveva mai chiesto del test che aveva salvato sul terminale, prima di uccidere il feto. L’operazione non figurava in nessun documento ufficiale, Allend non aveva steso alcun rapporto in merito a quel dettaglio, sapendo benissimo che la polizia avrebbe preteso l’acquisizione della prova.

Il Dace, ovviamente, non aveva registrato nulla.

“No – gli rispose, candida – cosa dovrei dirti?”

Lui la guardò ancora per un momento, poi sospirò. Strinse il medaglione tra pollice e indice, mentre spaziava con lo sguardo nell’infinito dell’universo sopra di loro. “Non puoi salvare tutti, Lem. Nessuno lo può.”

“Ma si può sempre sperare. Magari un giorno, quando la colonizzazione sarà a uno stadio più avanzato, lo spazio vitale aumenterà al punto che tutte queste lotte intestine non avranno più senso. Non puoi dire che è impossibile.”

“Posso dire che è utopistico.”

“E’ un desiderio.” sussurrò lei.

Non si può comprare una Mamma senza che gli addetti se lo ricordino: sono attrezzature mediche, troppo specifiche per dimenticarsi di un privato che ne fa richiesta. Anche se il Dace avesse cancellato i files, non si può alterare la memoria della gente.

Il consumo di elettricità, a casa sua, toccava ormai punte scandalose, quei dannati surgelatori erano dei mostri, quanto a necessità energetiche. Lem pagava le bollette senza protestare per l’impennata, in modo che nessun controllore venisse a verificare l’irregolarità.

In assenza di denunce, non si visionavano i file si sorveglianza.

Procrastinare, rimandare e sperare. Erano le cose che mi frustravano, alla clinica degli aborti, ma a volte è la sola cosa da fare. La sola cosa umana da fare.

“Io devo svolgere il mio lavoro, Allend. Il resto non mi riguarda, non mi ha mai riguardato.”

Finalmente lui sorrise. Poco, debolmente, ma sorrise. “E la guerra dei cigni?”

“Politica – rispose con decisione – sono una biologa, non tocca a me decidere chi vincerà la gara dell’evoluzione. E neanche a te, o a Vega. Io cerco soltanto di salvare più vite possibile. Questione di deontologia professionale.”

Allend distolse lo sguardo da lei, per fermarlo sulla webcam di vigilanza. La guardò a lungo, e Lem si chiese se l’avrebbe spenta, a forza, come solo i dualis potevano fare; ma Allend non lo fece, e quando tornò a guardarla, sembrava aver perso quell’aria indefinibile, a metà tra il concorrente e il predatore, del sapiens cui si stava lentamente sovrapponendo.

Cos’era, il dualis? Qualcosa che andava oltre la somma delle parti, ma quanto oltre, forse non lo sapevano nemmeno loro. Di certo non lo sapeva Lem, e non escludeva che parte della sua attrazione derivasse da questo: c’erano, in Allend, profondità tenebrose e paurose, che non si potevano sconfiggere, soltanto placare, ma c’era anche altro… cos’altro, fu chiaro quando parlò di nuovo.

“Se puoi farlo, allora devi farlo. In tutto questo schifo, chi può salvare il salvabile e non lo fa è peggio di chi non capisce che sono le cause a servire la gente, non il contrario. Fallo.”

Lem si alzò sulle punte e lo baciò, un bacio che durò a lungo, un bacio ricambiato.

“Grazie.”

Non lo ringraziò perché la favoriva, di nuovo, come aveva sempre fatto e come avrebbe continuato a fare, ma perché capiva, nonostante tutto, nonostante quello che era e quello che faceva, capiva.

E se un dualis poteva capire, allora la speranza era qualcosa più di una vaga idea delineata all’orizzonte.

“Ma se Vega cercasse di riprendersi quello che ha perso…”

“Ehi – gli diede un pugno scherzoso al braccio – non mi faccio più rubare i miei test! Garantito. E poi ormai sono una boccia persa, non credi?”

“Sei l’unica ricercatrice al mondo in grado di gestire nuove Reti.”

“Sono anche passata al nemico. Al momento è statisticamente più probabile che entri nella linea evolutiva dualis che in quella sapiens.”

Allend si sforzò di sorridere. Probabilmente era disorientato quanto lei, se non di più. “E la colpa sarebbe mia?”

“No, del tuo gemello. Quello che ogni tanto salta fuori e mi ricorda che dovrei avere paura di te.”

“In questo, non posso farci niente. Mi auguro soltanto che le nostre linee evolutive non divergano così tanto da spingerti a passare di nuovo ai tuoi consimili.”

“Convincimi.” rispose Lem, con un sorriso malizioso.

E nessuno toccherà più il Dace, per usarlo in nome della sua causa. D’ora in poi, dovrete arrangiarvi.

Trecento anni per avere un figlio. Aspettarne altrettanti, o il doppio, o magari solo fino al giorno dopo, perché si potesse sviluppare, non doveva essere poi tanto male, per la Rete.

Linee evolutive divergenti, eh?

Nella ciotola era rimasta una ciliegia. Lem la mangiò e lasciò cadere il nocciolo nel riciclatore.

16 thoughts on “Capitolo 23”

  1. Feleset says:

    Finalmente mi sono decisa a commentare. XD Non so perché non mi è venuta voglia subito, adesso purtroppo sono già meno fresca di lettura. U_U Dunque, la prima cosa che devo dirti è che leggere scritti lunghi davanti al pc non mi piace, motivo per cui ho creato un ebook fai-da-te di New Babel incollando i capitoli su Open Office e convertendoli con Calibre. Il risultato non è poi così male, manca la formattazione del corsivo e ho dimenticato di eliminare una scritta “nessun commento” sotto al titolo di un capitolo, ma va beh. XD Ovviamente ho fatto questo lavoretto unicamente per uso personale, e anzi se te l’ho detto è proprio perché se ti interessa avere l’ebook te lo passo. Spero di non aver fatto nulla di illecito. >_<

    Passando ai contenuti del libro, la storia mi è piaciuta e mi ha coinvolto fin da subito. Purtroppo non essendo esperta di scienza in generale non posso giudicare la credibilità dell'ambientazione, che dovrebbe essere fondamentale nella fantascienza. Ma fa lo stesso, commenterò il resto (quello che mi verrà in mente XD).

    Per quel che mi riguarda ho gradito molto la preannunciata presenza dei "bonazzi". XD Il mio preferito però è Vega, quindi dato che l'hai tenuto single me lo prendo io. *acchiappa*
    In verità io speravo che Lem scegliesse lui, ma non sono restata delusa dal finale. Il problema è che io fin dall'inizio ero convinta il dualis (mi sono già scordata il nome ç_ç) fosse un bastardo di prima categoria e che desiderasse Lem per sé solo per sfruttarla mentalmente e sessualmente, per poi tradirla e buttarla nel cassonetto non appena non gli fosse più servita. E davvero, per tutto il tempo mi aspettavo di vedere una scena in cui Lem si accorgeva della verità. XD Alla fine non era così, quindi mi sta bene che abbia scelto lui. Ciò non toglie che io preferisca i veri terrestri fighi senza interventi chirurgici e geniali senza essere mezzi robot. XD

    Una cosa che mi è piaciuta poco è la caratterizzazione di Monica: essendo un personaggio importante per Lem io avrei approfondito di più la sua personalità, le avrei dato qualche caratteristica più originale (così mi è parsa parecchio stereotipata). Anche la madre di Lem è stereotipata, però lei per il ruolo che ricopre va benissimo così (sembra uscita dal film "The Truman Show", tra l'altro, me l'ha ricordato quando si è messa a piangere con il fazzoletto con lo sponsor).

    Ah, grazie a questo libro ho scoperto di aver mangiato un sacco di volte al ristorante più lussuoso del pianeta. Peccato però che mi abbiano servito crocchette e patatine fritte. XD

    Come conclusione ho una domanda: ma a cosa serve il pinguino? XD Perché ho l'impressione che un editor te lo farebbe togliere dicendo che non ha importanza ai fini della storia? XD

    Va beh, direi che le cose più importanti che dovevo dire mi sono venute in mente tutte. Un ultimo appunto: mi dispiace che i testi pubblicati online non siano presenti su Anobii, questo volevo aggiugerlo. U_U

    1. Lem
      Lem says:

      No problem per l’ebook, al momento non ho intenzione di convertire New Babel quindi non mi serve. E’ ovvio che uno si sistema la storia come è più comodo per leggere 😉
      In realtà la love story qui è molto relativa, poteva non esserci ed era uguale, ma io sono romantica *_* (e poi ho lettori che mi ammazzano se non si tromba, slash is a full time job). Cmq che Allend non avesse secondi fini era in effetti meno scontato di quanto sembrasse, anche se fin dall’inizio è chiaro che ha una predilizione per Lem. Di sfruttarla non aveva bisogno, lavorava per lui, e quanto al sesso, direi che a New Babel non servono sotterfugi per la ciulata XD
      Su Monica hai ragione, in realtà originariamente c’erano dei flashback sulla loro amicizia nonchè l’anniversario della sua morte, ma allungavano un po’ troppo la storia e non mi sembravano essenziali per un racconto SF, quindi li ho tolti. La poveretta ha avuto poco tempo per farsi valere, ai personaggi delle mie storie capitano spesso incidenti letali XD
      Il pinguino è assolutamente ESSENZIALE! E’ il personaggio più importante di tutta la storia! New Babel non ha senso senza pinguino!
      *reduce dalla visione celestiale di un pinguino coccolone su FB*
      E comunque, non penso proprio che un editor possa ‘farmi togliere’ alcunchè, se io non accetto di farlo. Direi di ridimensionare, e anche parecchio, il potere che ha sul testo qualcuno che non è l’autore del testo. Se io dico “il pinguino resta” e chicchessia me la sminchia, l’unica risposta che può aspettarsi è “ma con tanti scrittori in giro che darebbero il culo, e non in senso figurato, per firmare sto contratto, proprio a me devi stracciare le palle?”

      1. Ice*
        Ice* says:

        *arriva editor a mettere ansia*
        Pingiuno? *luccichio omicida negli occhi* dov’è il pinguino? +w+
        Ora mi leggiucchio anche i commenti degli altri così mi faccio qualche ideuzza prima di tornare a mutil… ehm… revisionare il romanzetto di Lem *w*

        1. Lem
          Lem says:

          Trattamelo bene che se no arriva il dualis cattivo e ti mangia u.u

  2. Strix
    Strix says:

    Eh no! Nessuno tocchi il pinguino! (Capito Max?!? è_é )

  3. Feleset says:

    Beh, la storia d’amore secondo me ci sta benissimo, contribuisce ad approfondire la personalità della protagonista e di Allend (grazie per avermi ricordato il nome XD). E poi anch’io sono romantica, quindi di certo non mi ha dato fastidio, anzi. XD
    A proposito di romanticismo, mi è piaciuta molto anche la situazione di Max, è un personaggio che inizialmente sembra un rompipalle e basta ma che invece merita per i suoi retroscena. ^^
    Per quanto riguarda Monica, credo che sarebbe bastato far emergere un po’ di più il suo carattere nelle scene in cui appare. Effettivamente inserire parti in più avrebbe inutilmente allungato il brodo.
    Ah, comunque è ovvio che un editor non debba obbligare nessuno a togliere parti. XD Forse mi sono espressa male: intendevo dire che un editor secondo me ti chiederebbe di togliere il pinguino, ma tu ovviamente saresti libera di mandarlo a quel paese. XD

    Mi dispiace comunque che tu non voglia fare l’ebook dei tuoi scritti. Secondo me sarebbe una bella comodità. Poi ovviamente parlo per me, magari sono l’unica a pensarlo e quindi continuerò a smanettare con Calibre per creare un qualcosa di leggibile sul mio ebook reader. XD

    1. Lem
      Lem says:

      No, per ora queste storie qui sono e qui restano, quindi niente ebook.

  4. isa says:

    Appena finito e mi viene subito da commentare: a quando il seguito?
    Devo dire che ho avuto fiducia in Allend da subito.
    I tuoi protagonisti quando sono buoni sono sicuramente anche cattivi e quando sono cattivi stai sicuro che hanno del buono…pur rimanendo dei grandi bastardi!
    Ribadisco i protagonisti perche i cattivi sono VERAMENTE CATTIVI!
    Per quanto mi riguarda la storia tra Allend e Lem poteva essere anche più piccante che ci stava bene. Magari in un prossimo futuro?
    Come sempre mi spertico in complimenti ma…
    ma…
    Hai presente quando è uscito al cinema il film Eragon?
    Tu lo hai visto al cinema? Io si.
    Mi ricordo perfettamente quando ho sentito per la prima volta la voce della doppiatrice di Saphira. Ho pensato: NO!
    E ogni volta che la sentivo dentro di me dicevo: NO!
    La stessa cosa, come un’ interferenza, l’ho provata ogni volta che ho letto
    TOLOVIDEO.
    Veramente!
    Non si può sostituire? Con qualunque cosa? Che ne so….magari con monitor o qualcosaltro?
    Il pinguino invece trova la mia piena approvazione: è dolcissimo!

    1. Lem
      Lem says:

      Ehm, la prima parte del commento l’ho capita e ti ringrazio (uffa, per una volta che non volevo esagerare col sesso, mi sgridate che ne ho messo poco!), ma da Eragorn in poi mi sono persa… cambio pusher io o lo cambi tu? o.o

      +1 per il pinguino. WIN!

  5. Elnor says:

    Ho letto e ho lasciato digerire per una settimana.
    Che dire? Brava per iniziare, poi andiamo con il resto.
    Il punto di forza del romanzo è la protagonista, riesci a costruire personaggi notevoli e renderli credibili, profondi, umani e eccezionali insieme, in poche parole personaggi appassionanti.
    Sulla scrittura ho poco da aggiungere a quanto ho già detto: è adulta, professionale, ricca di colori e immagini. La storia regge bene, svolte e cambi di scena sono ben orchestrati, sull’inizio ti ho già detto, il finale è in crescendo, pieno d’azione e con colpo di scena, ma la chiusura non mi ha convinto (devo rileggermela). L’ambientazione è notevole, ricca e complessa, credibile in buona parte. Non sono molto d’accordo sull’atteggiamento del genere umano messo in gabbia così come si vede, cioè c’è troppo buonismo, troppo “alla fin dei conti dobbiamo convivere”. Ok, è facile manipolare la gente, specialmente se si ha il controllo dell’informazione, e le valvole di sfogo ci sono quasi tutte, ma non ho trovato malavita, quella vera, mafia, corruzione e tutta la broda “naturale” a una civiltà umana, evoluta o meno che sia. Forse è solo una sensazione determinata dal punto di vista della protagonista, ma è un qualcosa che ritrovo anche negli altri personaggi. I Drod sono una buona idea, ma non ho trovato del tutto credibile la necessità di avere forma umana. Ho sentito la mancanza del resto del mondo, anche se mi rendo conto che new babel sia come un mondo a se stante.
    Parlando di personaggi, Lem è grande, intendo come costruzione, intensità, psicologia, evoluzione, e ci sta anche l’idealismo estremo. Tutto si regge su di lei e gli altri personaggi principali funzionano bene finché orbitano attorno a lei. Allend è ben costruito, ma non è molto credibile come antagonista di Lem, Vega è il meno credibile di tutti, troppo asceta e idealista, Monica è poco più che una comparsa, il pinguino lasciamo perdere, Max mi è piaciuto, il Dace meritava più spazio, eccetera. Se non ti spiace salto la lista. Secondo me la storia d’amore ci voleva e mi ha sorpreso nella seconda parte, diciamo che me l’aspettavo più “movimentata”.
    Dialoghi ok, descrizioni ok, stile buono, eccetera, eccetera.
    Tirando le somme, l’inizio è un poco lento e forse eccedi con i termini tecnici, il rosa non solo dona al romanzo ma è centrale, la storia è ben gestita, forse manca un poco di “sana” crudezza per temperare il buonismo, ma per il resto è un bel romanzo di fantascienza che potrebbe stare sulle scansie di una libreria (ne ho letti di ben peggiori).
    Ti ringrazio per la buona lettura.
    (la maggior parte l’ho letto in due serate e non riuscivo a staccarmi, sai)
    A presto ;D

  6. Elnor says:

    Ah, dimenticavo
    Se vuoi un commento completo e con tutti i crismi (nei mie limiti che non sono pochi) non hai che da chiedere

    1. Lem
      Lem says:

      Mioddio, ho paura a chiedere un commento con tutti i crismi, se quello di prima non lo era O_____O
      Che dire? Grazie infinite per tutto, hai scritto cose sacrosante e su cui c’è molto da pensare, hai messo in evidenza tutti i limiti della storia, e quindi ti ucciderò per questo, bastardo non posso che fare tesoro di ogni singola parola. L’unica cosa su cui non concordo è il discorso del buonismo, perché alla fine è vero che devono convivere, scelta non ce n’è XD O si adattano e cercano un attimino di non sgomitarsi troppo, o scoppiano infiniti casini.
      Allend è un personaggio che mi ha creato molti problemi, perché non è un antagonista, ma doveva sembrarlo almeno per un po’, cioè finché la protagonista non avesse fatto chiarezza in sè, con la conseguenza di chiarire tutto anche al lettore. Il personaggio Allend, fin dall’inizio, è palesemente dalla parte di Lem, ma forse questo è chiaro solo a posteriori. Vega vabbè, non avendo molto spazio purtroppo è poco approfondito.
      Penso sia ovvio (lo dico anche per Isa, scusa se non ho risposto prima ma sono giorni a dir poco incasinati, tempo per connettermi quasi zero, infatti anche i commenti riesco a pubblicarli con molto ritardo, perdono!) che New Babel è pensato per avere un seguito, anche se non mi dispiace un finale aperto stile anni 70. Dopotutto, problemi complessi non possono avere soluzioni semplici, e la soluzione al problema della storia era al di fuori della portata di Lem.
      Beh, dai, per essere il mio primo tentativo di SF, non è stato un fallimento, quindi posso riprovarci e migliorare ^^

      ps: Il prossimo che dice qualcosa contro il pinguino lo banno.

  7. Elnor says:

    Come dicono dalle mie parti: YO! 😀
    Secondo me (inutile lettore di terza categoria, amen) ha i numeri per essere proposto a una CE, ma vista la situazione italiana sia come CE che pubblicano il genere, che come lettori di SF che temi/sottogeneri che vanno in questi anni, eccetera, non so quante possibilità avresti di essere pubblicata, direi pochine. Io proverei comunque.
    (ti ho risparmiato la frase latina che il mio cervello aveva “vomitato” lì per lì)
    Alla prossima

  8. Lyssa says:

    *Coffa*
    Ciao Lemm ^_^ Hai visto come ho commentato in orario? xD
    Prima di uccidermi almeno leggi la recensione!
    Allora… congratulazioni, il romanzo è stupendo! Sei ufficialmente la “Non Ancora Deceduta Miglior Autrice di Fantascienza” (oppure NADMAF ) che abbia mai letto 🙂 *Porge medaglia e scappa*

    La trama è molto originale: spesso c’è il conflitto fra umani e robot, meno spesso si aggiungono anche gli ibridi ma mai avevo letto qualcosa che differenziava la coscienza dei robot dal DACE.
    Il giorno in cui la rete ha preso coscienza di sè me lo sono immaginata molto come “Io, Robot” (Il film), e la frase secondo cui l’umanità “non era decisamente a rischio d’estizione” l’ho trovata prima divertente, poi vagamente inquietante. Qualcosa come legge zero che vale più della prima legge, che ho sempre trovato spaventoso nei romanzi di Asimov.
    La protagonista non è una Mari-Sue (*w* fantastico!) ed è ben caratterizzata, anche quando pensa di essere superiori agli altri non sembra spocchiosa perché E’ superiore a quelli del primo livello. Fosse andata in giro ad urlare a tutti “Cretino! Cretino!” sarebbe rimasta comunque simpatica.

    Mi sono piaciuti molto i capitoli di descrizione del primo livello: il fatto che la gente era sempre truccata e vestita bene per fingere di non essere povera, una cosa molto vera e che può dare spunti di riflessione, ma che a me è piaciuta soprattutto per il sense of wonder del capitolo in sè (Ohh, figo, un pinguino abbandonato! Oh figo, gente vestita truzza! Oh, figoo, gente che fa l’estetista!).
    Adesso una cosa che ti farà veramente arrabbiare… Vega e Allend sono come Jacob ed Edward xD Quello super bello e gnocco e l’amico xD *Fugge in Uzbekistan*

    Cherry Blossom è veramente spaventosa, ci sono rimasta malissimo quando alla morte della figlia tentava di andare in tv o quando si è soffiata il naso con il fazzoletto dello sponsor, sei riuscita perfettamente a creare l’idea di una società che farebbe qualsiasi cosa per quei 10 minuti di fama.

    E’ stato molto originale, ma anche prevedibile, il colpo di scena sul feto attaccato con lo scotch: nella logica normale l’ultimo tentativo ha la stessa possibilità degli altri, ma nella logica da libro “l’ultimo tentativo e poi avrebbe rinunciato” oppure “L’ultima possibilità per farcela” diventano banali, e il lettore si aspetta sempre che funzionino. Forse sarebbe stato meno banale se fosse stato un tentativo nel mezzo, anche se farlo di notte da sbronzi e attaccato un po’ a casaccio sempre nella logica dei libri funziona.

    Originale (e vero) la questione dell’infodump (Anche se usando quella parola mi immagino Gamberetta con un righello in mano che urla contro i fantasy) : se qualcosa non c’è chiunque la cerca, se è in bella vista passa inosservata. Lo stesso motivo che ci spinge a premere il grosso pulsante rosso con una scritta “Autodistruzione”

    Complessivamente darei al romanzo un 8/10 , leggermente più basso nei primi capitoli (certi punti sono un po’ duri da leggere, troppe spiegazioni) e con due capitoli assolutamente FAVOLOSI quando Lem cerca di far ragionare la Droid (Perdonami, ho una pessima memoria per i nomi) sulla programmazione primaria.

    Carino il McDonald, non mi ero mai accorta fosse di lusso! xD

    Ps. Allend :Q_____________________

  9. Lera says:

    Ho iniziato e leggere su efp, ma non resistevo e leggendo uno dei commenti ho trovato che la storia era già stata pubblicata altrove..eccomi qui dunque! Trovo questo racconto meraviglioso, personaggi approfonditi, ambientazione fantastica, trama avvincente. Gli aborti in particolare e il primo livello mi sono piaciuti.
    Unica cosa..manca il prologo o la storia è conclusa così?

    1. Lem
      Lem says:

      E io che pensavo che il primo livello sarebbe stato sulle scatole a tutti o.o Invece non sei la sola a dire che è bello, mah, devo rivedere un po’ il mio gusto estetico mi sa XD
      La storia per adesso finisce qui, è un finale aperto, per due motivi: mi piacciono i finali aperti e penso che i problemi complessi non possano avere soluzioni semplici. Che Lem arrivasse a salvare il mondo intero risolvendo problemi irrisolvibili l’avrebbe fatta precipitare nell’universo delle Mary Sue da due soldi. Nella realtà le cose vanno avanti, e avanti, e avanti.
      Qualche idea per un seguito ce l’ho. Ma intanto finisco di scrivere altre cose ^_^
      Grazie per il tuo commento ^^

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