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prologo

Quando il fracasso causato dalla femmina coraggiosa venne sopraffatto dalla prigionia cui la costrinsero, l’uomo codardo gli venne vicino: era curioso di vederlo, anche se puzzava di paura lontano dieci aperture d’ali. Non aprì gli occhi per guardarlo, limitandosi a sollevare le pesanti palpebre esterne, ma bastò a fargli fare un balzo all’indietro, verso l’uomo potente che non si era mosso.
– E’ sveglio! E’ sveglio, maledizione!
– Calmati, mio signore. E’ sveglio, certo, ma non si muoverà a meno che non glielo comandi. Diventano torpidi, quando sono infreddoliti, e il freddo che gli ho provocato è di quelli impossibili da dissipare.
L’uomo potente aveva ragione. Non aveva mai conosciuto un gelo simile, che si insinuava con dita sottili tra le scaglie corazzate, per diffondersi sotto la pelle con più rapidità delle radici infestanti della prateria di Falka. Ormai lo sentiva nelle ossa, quel freddo, ed era tanto diffuso che in certi momenti credeva che il sole si fosse spento. Lo ricordava ancora, il sole, anche se era così tanto tempo che l’unica luce che vedeva era quella delle torce… chissà, forse il mondo era veramente sprofondato nel gelo e nelle tenebre, solo che lui non lo sapeva.
– Ma Koryodhel… ha gli occhi aperti, non vedi?
– E’ un rettile, mio signore. Guarda. – E, senza che potesse farci nulla, l’uomo potente tese le dita, picchiettandole sulla dura superficie della terza palpebra, opaca come vetro smerigliato e altrettanto dura. Attraverso essa poteva distinguere solo delle forme colorate, ma non la ritirava mai per osservare con maggior nitore, perchè aveva paura che il freddo gli facesse avvizzire gli occhi. – Stai tranquillo, nobile Hagard: il tuo drago è in mio potere, finchè tu lo vorrai. Solo chi ha lanciato l’incantesimo può scioglierlo.
– Oppure se chi ha lanciato l’incantesimo muore. – L’uomo codardo non lo era abbastanza da rinunciare ai privilegi che il suo rango gli dava sull’uomo potente: tra questi c’era il potergli ricordare verità sgradite, ma l’uomo potente non se la prese. La sua risata fu fastidiosa come schegge di ghiaccio.
– E chi dovrebbe uccidermi, mio signore? Chi mai potrebbe nuocermi, ormai?
– Il tuo allievo è ancora libero, e la principessa attende il suo salvatore. Finchè Tarken non muore, non potrò sposarla.
L’uomo potente smise di ridere. La sua voce era dura, e anche il suo cuore lo era. Lo odiava. – Tarken avrà quel che merita e la principessa sarà tua. Quanto al drago, non darti pensiero: neanche tutti gli dei riuniti insieme potranno sciogliere il mio incantesimo, perchè in Anther Fell non vive più alcuno che possa liberarlo. Me ne sono accertato personalmente.
Questo era vero. Lo sapeva bene, perchè lo aveva cercato all’infinito, con la forza della disperazione, mentre il freddo gli avvolgeva le ossa stritolandole come vorace edera: solo l’uomo potente poteva sciogliere l’incantesimo, ma il gelo sarebbe stato dissipato da un sangue abbastanza caldo, se fosse riuscito a farlo arrivare fino lì… aiutami, ti prego aiutami… continuava a chiamare, a invocare, ma era inutile, era come ruggire sopra la distesa azzurra del mare degli Amanti.
L’uomo codardo non voleva essere considerato tale, anche se lo era. Si fece avanti e toccò la terza palpebra, lasciandogli lo sgradevole ricordo di un contatto sudato e fuggevole. – Bene, allora… dovremo soltanto uccidere il tuo allievo, quel dannato sacerdote e il resto dei ribelli. Allora sarà tutto compiuto.
– Sì – confermò l’uomo potente – tutto sarà compiuto. Se vorrai concedermi maggiore libertà di azione, potrò esporti le mie idee…
Il rumore dei passi si allontanava, come pure la debole luce delle torce, e fu di nuovo solo. Solo nella tenebra, solo nel freddo, solo nel gocciolio incessante della roccia sopra di lui e del flebile singhiozzare della femmina coraggiosa, da qualche parte in quel posto. L’uomo potente aveva distrutto tutto il calore in quel regno, non ce n’era più neanche una scintilla che potesse soccorrerlo. E, anche se qualcuno fosse vissuto, perchè sarebbe dovuto venire? Perchè aiutare lui, proprio lui, rischiando la vita?
Aiutami, ti prego aiutami e io aiuterò te… questo è il patto, se verrai questo sarà.

Il suo corpo anelava al calore perduto. Tutto il suo essere si protendeva nel cercarlo, come faceva sempre ormai, con una speranza sempre più flebile, sempre più lontana…
…lontana come il calore che giungeva, lento sulle sue deboli gambe, inconsapevole come un cucciolo appena uscito dall’uovo, glabro e minuscolo, eppure così prezioso, così infinitamente prezioso. Portava con sè quegli artigli metallici che usavano per difendersi, arrivava da lontano, pativa il caldo. Era un’ironia che quasi lo divertì, per un momento: il calore che pativa il caldo, mentre lui congelava lentamente. Si avvicinava piano, con lentezza esasperante, ma non aveva importanza, perchè questo gli dava il tempo di riflettere. Cosa poteva fare, perchè il calore giungesse fino a lui?
Aiutami.
Io aiuterò te.


3 thoughts on “prologo”

  1. Elnor says:

    Un buon inizio. Un prologo fantasy classico, ma raccontato con sicurezza e professionalità. Mi piace anche lo stile.
    Gli ingredienti ci sono tutti, vediamo il resto ;D

  2. Milla Grattastinchi Renzi De Medina says:

    domandone: tarken dhalarin?

    1. Lem
      Lem says:

      No, è soltanto omonimia. La storia è ambientata su Engelia ma in un altro continente e non ha niente a che fare con la saga.

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