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La corona

L’impressione che tutti, intorno a lei, parlassero una lingua sconosciuta, scemava a mano a mano che riusciva a distinguere qualche parola qua e là, finché una voce disse: – Si sta riprendendo – e Talia mise a fuoco il volto della sorella.  Aria era pulita e pettinata, con un vestito stupendo, quindi dovevano per forza essere morte. Pazienza, pensò. Sentiva di poterla prendere con filosofia.

Aria le strinse una mano. – Ce la fai ad alzarti?

Scoprì che poteva, anche se di poco. Non ricordava le pietre della grotta così calde, così accoglienti.

– Ma… dove sono? – si costrinse a voltare la testa qua e là, per guardare le pareti della stanza rivestite di arazzi colorati, con mobili di legno scuro e tappeti dai ricchi disegni. Il letto si riuniva sopra la sua testa in una sontuosa cupola a baldacchino, e quelle su cui posava le mani erano indubbiamente pellicce di volpe. Le notti di Anther Fell erano gelide quanto le giornate erano soffocanti.

Aria colse la sua espressione smarrita. – Sei nella torre orientale, riservata agli ospiti di rango. Ce l’abbiamo fatta, Talia! – Di colpo l’abbraccio, con tanto impeto da farla ricadere. Nella testa le si accesero migliaia di fuochi danzanti che scoppiettavano.

– E’ magnifico, davvero, però… smettila, non respiro!

La sorella si ricompose, ma la commozione nella sua voce traspariva chiaramente. – Sembravi morta. Il drago ha soffiato sul mago, un soffio strano, molto caldo, e poi…

Ho fatto bene a fidarmi di te e tu di me.

Nemmeno sapeva a chi apparteneva quel pensiero, ma non aveva importanza. Né lei né Aria correvano pericoli, e tanto bastava. Con un sospiro di sollievo tornò a stendersi e si riaddormentò all’istante.

 

Una donna sconosciuta le passava sulla fronte un panno fresco. Aveva i capelli chiari del Malar, e a Talia parve di averla già vista, nel recinto degli schiavi. Tarken aveva mantenuto la promessa, allora.

– Dov’è Aria? – chiese, rauca. La donna sorrise.

– E’ rimasta a vegliarti tutta la notte. Adesso è il suo turno di riposare. Ce la fai ad alzarti per mangiare qualcosa?

Il cibo consisteva in focaccine dolci, crema d’avena e una caraffa di latte tiepido, cremoso, che le scese deliziosamente nello stomaco come una benedizione. Era digiuna da oltre un giorno e non alzò la testa dal vassoio finché non ebbe spazzato via tutto fino all’ultima briciola, malgrado l’intralcio della mano ferita e fasciata. Dopo si sentì meglio, tanto che scostò le coperte e posò i piedi sul tappeto. Notò che indossava una camicia da notte di tessuto finissimo e trama raffinata.

– Arguisco che la missione è andata a buon fine – commentò, lisciando la stoffa pregiata con le dita – e che la principessa è sul trono, adesso.

La donna esitò. – Ecco… non proprio.

Un soffio gelido di paura la fece fremere. – Perché? Che succede?

– Be’, il consiglio dei nobili e dei ministri non è convinto che Gillian sia davvero di sangue reale – spiegò la donna – e dicono che per loro è insensato sostituire un usurpatore con un altro, per di più una fanciulla tanto giovane. Stanno ancora discutendo.

– Oh – fece Talia. Ricordò che Tarken le aveva detto di avere un modo infallibile per dimostrare la regalità della principessa, e se questo non era ancora accaduto, poteva significare solo che…

– Ma il mago dov’è? Sta bene, vero?

– Oh, sì – rispose la donna, togliendole un peso enorme dallo stomaco. – Attende qui fuori. Vuole parlarti, e non intende dirimere la questione senza la tua presenza. Te la senti di incontrarlo?

Talia si portò una mano alla camicia da notte, innervosita. I suoi vestiti sporchi erano scomparsi, ovviamente, e provò non poco disagio quando la donna le aprì davanti un abito di velluto, con le maniche tagliate per mostrare l’interno satinato e la gonna ricamata in filo d’oro, che sul corpetto formava tanti occhielli a incorniciare una decorazione di perle di fiume. Era un abito da dama di corte, non da semplice ospite, e si vergognò profondamente quando fu trainata in anticamera alla presenza del mago, seduto su una panca ad aspettarla. Tarken aveva una benda intorno alle tempie e zoppicava un tantino quando si alzò, ma sembrava stare bene. La tunica d’argento dei maghi, lunga fino a terra, lo faceva sembrare un principe.

– Ehm… salve – disse, cercando di mostrarsi disinvolta. Non gli tese la mano perchè le faceva male, dove la scaglia l’aveva tagliata in profondità, ma riteneva che essersela cavata con così poco fosse veramente un miracolo.

Tarken la guardava negli occhi e questo la mise a disagio: per non sentirsi troppo insicura, aveva preso con sé la lama da tagliaborse, che si era infilata senza difficoltà in quelle maniche ampie e sontuose, e adesso il suo peso la fece sentire meglio. Non molto, però.

– Come va? – le chiese il mago, continuando a scrutarla – E’ la prima volta che mi capita di vedere qualcuno entrare nelle fauci di un drago di sua volontà… credevo fossi impazzita.

– Forse lo ero – rispose Talia. – Forse mi devi qualche spiegazione.

– Forse la devi tu a me – replicò il mago. – Se avessi saputo che eri al corrente di ciò che ci attendeva nelle segrete… – Si interruppe perché Talia scuoteva la testa.

– Non lo sapevo. Mi chiamava, ma non sapevo chi fosse. Era… come un filo che mi attraeva.

Tarken parve colpito. – Non sono molti a possedere il tuo sangue, sangue di drago su mani di drago, e comunque si tratta soltanto di una caratteristica che non controllano. Invece tu hai imposto la tua volontà su di lui. – Scosse la testa, come se non riuscisse a crederci.

– Non gli ho imposto proprio niente. – Era terribilmente difficile parlare di quel che era successo, non perché non volesse, ma perché non capiva, a livello razionale, la natura di quel legame tanto inconsueto. – Voleva solo tornare libero, ecco tutto.

– E tornando libero, ha liberato tutti noi – fu il commento di Tarken. Le fece strada, per farle capire che voleva muoversi. – Seguimi, manca ancora qualcosa perché la nostra vittoria sia completa, e tu dovrai essere presente.

– Perché?

Tarken soffocò una risata, che si concluse con una smorfia di dolore per via delle ferite. – Perché altrimenti il tuo amico si infurierebbe, ecco perché. Se rappresenti la sua volontà, che essa sia palese e inequivocabile, prima che qualcuno si faccia strane idee in proposito. Andiamo.

Esitando, sentendosi sempre più fuori posto in quel sontuoso palazzo, Talia lo seguì lungo i corridoi decorati con armature e splendidi arazzi. Arrivarono a un portone rivestito di borchie dorate, che venne spalancato in pompa magna con tanto di araldo ad annunciare il loro arrivo. Talia provò il desiderio di sparire sottoterra.

La sala era grande, rivestita di tappeti rossi e con arazzi di stemmi nobiliari alle pareti. Su una pedana rialzata era sistemato il trono, di legno intagliato e incrostato d’oro. Al di sotto, attorno a un lungo tavolo, erano seduti diversi nobili e alti dignitari. Sembrava che la discussione fosse alquanto infervorata, perché molti erano arrossati in viso e più d’uno era alzato, per gridare meglio le sue ragioni. L’impressione generale che ne ebbe Talia fu che fossero a un punto morto.

– Cosa succede? Pensavo che la principessa sarebbe stata riconosciuta da queste persone.

– Lo sarà. – Tarken la guidò con tranquilla sicurezza attorno all’enorme tavolo. – Ma il suo primo ordine deve riguardare il mostro nel sotterraneo, e perché questo avvenga la tua presenza è indispensabile.

– Non ti seguo.

– Hai idea di cosa significhi un drago inferocito, Talia? Adesso è libero, nessun incantesimo può sottometterlo e nessuna lancia può ferirlo. Solo tu puoi convincerlo. – Tarken parve rabbuiarsi. – Non era questo il mio progetto originario, ma ormai è fatta.

Certo, tu volevi usarlo proprio come il tuo maestro, pensò Talia con rancore, rinchiuso nella tenebra e nel gelo, per sempre…

Eppure Tarken aveva abbassato il bastone, quando gli aveva chiesto di fidarsi di lei. Non aveva un solo motivo al mondo per crederle, eppure l’aveva fatto. Fu solo per questo che si lasciò condurre   verso gli unici volti familiari in quella sala: la principessa, seduta a capotavola, e accanto a lei Angus, che si massaggiava le tempie come se ne avesse fin sopra i capelli di quella situazione, ma che nonostante tutto la salutò con la massima cortesia.

– Non volevo uccidere il tuo maestro – sussurrò Talia, sedendosi a disagio accanto al mago – ma la situazione…

– L’avrei ucciso io – replicò Tarken con durezza – ha avuto quel che meritava. E io ti devo la vita.

Talia non si schermì. Era vero. E le sue condoglianze erano una formalità, nient’altro.

Il chiasso attorno alla tavola, scemato quando era entrato il mago, era tornato a salire, fino a un livello insopportabile. Talia notò l’occhiata d’intesa che si scambiarono Tarken e il sacerdote, prima che questi si alzasse per proclamare, con voce tonante: – Silenzio! Tutto questo non ci porta da nessuna parte. Volete una prova che la nobile Gillian possa legittimamente reclamare il trono che le spetta? Ebbene, ora l’avrete! Ma fate silenzio!

Tarken prese dalle mani della principessa la famosa bisaccia. La aprì, e Talia guardò con enorme curiosità. Il mago ne trasse un involto che liberò con enorme cura, quasi con deferenza, poi un raggio di luce accecante le colpì gli occhi e Talia dovette farsi schermo con la mano per poter vedere.

Lo scettro e la corona splendevano come due prismi, catturando ogni raggio di sole e riflettendolo in mille luci multicolori: sulle pareti, sul tavolo di legno scuro, sui volti ammutoliti di tutti i nobili presenti lì attorno.

Nel silenzio, la voce di Tarken suonò tranquilla: – Voi tutti conoscete il potere di questi oggetti. L’usurpatore non ha mai potuto fregiarsene perché essi non l’avrebbero accettato e il suo inganno si sarebbe svelato all’istante. Vogliamo verificarlo subito?

Fece un cenno e una porta secondaria si spalancò. Due dei guerrieri che erano entrati con loro nelle prigioni trascinavano un uomo in catene. Nel vederlo, Abel si sfiorò la cicatrice sul viso e serrò le labbra.

Tarken prese la corona e gli si avvicinò. L’uomo cercò di indietreggiare.

– Non renderla difficile, Hagard – disse il mago. – Accetta la tua sconfitta con dignità, per una volta.

Sembrava proprio che Hagard non intendesse accettare un bel niente, a giudicare da come si dibatteva, finché uno dei guerrieri non lo prese per i capelli costringendolo a tenere alta la testa. Il terrore nel suo viso era quasi una maschera, quando Tarken gli calcò la corona splendente tra i capelli.

Si udì un sibilo, uno schianto, un odore come quello del fulmine che si abbatte, e la corona rotolò a terra, mentre Hagard si accasciava. Le pietre tutt’intorno erano annerite per effetto della folgore.

Tarken raccolse la corona, la spolverò con la mano, si volse verso il gruppo di nobili ammutoliti.

– Avete ancora dei dubbi, signori?

Nessuno parlò.

Con naturalezza, il mago andò dalla principessa, che abbassò con grazia il capo mentre la corona si posava su di lei. Non accadde niente. Esitante, Gillian tese la mano verso lo scettro ingemmato, e mentre Talia si aspettava di vederla stringerselo tra le mani, si volse e lo porse ad Angus.

– Anther Fell deve avere un re, oltre a una regina. Ti imploro di accettare questo ruolo, mio signore – disse la fanciulla, e sorrise di gioia quando Angus prese lo scettro e le trattenne la mano per baciargliela. Poi rialzò la testa, e Talia colse tutta la regalità di quell’uomo. Impossibile fidarsi di un ladro, pensò guardando scettro e corona. Si chiese cosa le sarebbe successo se avesse cercato di rubarli e decise che non voleva pensarci. L’aria puzzava ancora di bruciato.

Da qualche parte nella stanza qualcuno esclamò – Evviva il re! – e fu come il segnale del fracasso che si scatenò ovunque. Talia venne sgomitata dalla folla che si alzava per acclamare, con lo stesso entusiasmo con cui fino a poco prima contestava i diritti di Gillian. A credito della nuova sovrana, dovette riconoscere che, dalla sua espressione, pareva rendersene conto perfettamente. Quando alzò le mani per imporre il silenzio, si acquietarono tutti all’istante.

– Vi sono molti torti da raddrizzare e molte ingiustizie cui porre rimedio – esordì, con voce melodiosa – e desidero che sia chiaro che tutti coloro che ne hanno bisogno, riavranno la libertà quanto prima.

Guardò lei mentre pronunciava quelle parole, e Talia per un attimo ebbe l’impressione di non essere lì nella sala del trono, tra la folla festante, ma in un luogo diverso, buio e freddo e gocciolante, in attesa di udire che la promessa venisse solennizzata… rabbrividì, rendendosi conto che Tarken doveva aver parlato coi nuovi sovrani a quel riguardo. Non sono qui per me stessa, ma perché lui possa vedere. Era piuttosto dura da mandare giù, dopo tutto quel che aveva fatto, e si chiese perché dovesse importargliene. Stupido, stupido mago.

– Guarda guarda, uno scricciolo in mezzo ai falchi… o ai corvi, se preferisci. – La voce possente la distolse dai suoi pensieri, e Talia riconobbe con gioia il volto di Krintos. Il guerriero aveva la testa fasciata, un braccio al collo, una stampella sotto l’altro braccio, e la sua pelle appariva livida in ogni punto lasciato scoperto dagli indumenti. – Sei stata eroica, nello scontro contro il drago.

– Sono stata stupida – replicò Talia.

– Non colgo molta differenza. – Krintos si voltò a guardare la folla festante. – Adesso non potrò più chiamarlo solo Angus… mi devo abituare. E tu, cosa farai?

Talia alzò le spalle e si sforzò di assumere un’aria indifferente. – Qui non c’è più bisogno di me. Aria è libera, io anche. Possiamo tornare nel Malar.

Attorniato da cortigiani, Angus si volse di scatto verso di lei. – Stai delirando, vero? Non intendo permetterti di tornare a taglieggiare, cara la mia ragazza. Gillian avrà bisogno di ancelle fidate, per cominciare.

– Eh? – fece Talia spaventata. – Ma io non sono nobile!

– Tua sorella ha già dato il suo assenso. – Il re liquidò l’inezia con un gesto. – E’ la maggiore, spetta a lei decidere.

– E’ la maggiore di venti minuti! – protestò Talia, con la testa che le scoppiava. – E io sono una ladra, non una cortigiana!

– E’ bello vedere un ladro che si definisce tale, in mezzo a tutti costoro – commentò Angus guardandosi attorno. – Almeno tu sarai consapevole che il tuo appannaggio sarà un ladrocinio e niente di più. – La strinse brevemente in un abbraccio affettuoso. Talia sentì la pressione della borsa e le venne da sogghignare. – Non affiderei la mia cara Gillian a nessun altro, Talia. Devi restare.

Talia cominciò a sentire un nodo in gola che non era dovuto alla confusione. – Be’, ecco…

– Tarken! – la voce di Krintos era un muggito che soverchiava le flebili voci degli altri dignitari. –Devi conoscere la prima damigella della regina! Ma forse l’hai già intravvista da qualche parte, vero?

Il mago sorrise. – Mi pare un volto familiare – rispose.

– E forse diventerà ancora più familiare tra qualche tempo, vero? – chiese Angus con un sorriso malizioso. – Quanti inverni hai, Tarken? Alla tua età si deve pensare a certe cose.

– Sua maestà non ha torto – rispose il mago, guardandola fissamente.

– Non ci capisco niente – protestò Talia.

Krintos la fissò con una smorfia. – Sei un po’ tonta su certe cose, eh? Be’, chiedi al mago di spiegarti, non sono tuo padre, io!

Si allontanò sulla sua stampella e Angus l’imitò, inghiottito dai suoi nuovi sudditi, lasciandola sola con Tarken. Questi continuava a guardarla.

– Tua sorella dov’è?

– Dorme – rispose Talia, poi quel che le bruciava uscì per conto proprio in un’esplosione improvvisa: – Quindi io sono questo, adesso? Un tramite con il drago?

– Finché non l’avremo liberato. Dopo tornerà tra quelli della sua specie e non lo vedremo più. – rispose Tarken, come se non avesse alcuna importanza. Talia ne fu spiazzata.

– Allora… cosa si fa?

– Oh, per ora direi che possiamo lasciare questi opportunisti a giurare eterna fedeltà alle loro maestà e andarcene in un posto più tranquillo – disse Tarken. – C’è una cosa di cui vorrei parlarti. Sulla tua permanenza qui.

– Per me va bene. Potremmo andare al tempio della dea Ney: ho promesso un atto di devozione, se fossi uscita viva da questa storia. – Si infilò una mano in tasca e ne tirò fuori un bel mucchietto di monete d’oro. – Tanto offre sua maestà il re.

Tarken spalancò gli occhi. – Tu hai…

– L’ha detto lui, che il mio appannaggio sarebbe stato rubato – replicò Talia allegra. – E’ solo un anticipo, via!

Il mago si passò una mano sulla fronte, con fare esausto. – Bene, d’accordo, mi arrendo. Prima che tu finisca di nuovo in prigione, o divorata una volta per tutte dal drago… vuoi sposarmi?

Il fracasso della folla era assordante, e la risposta di Talia andò persa nel tumulto.

Ma Tarken la udì benissimo.

 

FINE

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