Browse By

Il passaggio

Il drago era enorme, con artigli come scimitarre e occhi gialli, fessurati dalla nera pupilla verticale, nella luminescenza traslucida delle squame verdi-dorate. Imprigionata tra quelle zampe mostruose, Talia si sentiva scuotere come uno straccio nelle fauci di un cane da caccia, ma non riusciva a muoversi… lottò, sforzandosi di sfuggire…

– … sono sveglia… smettila! – brontolò, levandosi a sedere. Inginocchiato accanto a lei, Tarken indossava una sopratunica di cuoio e il mantello argenteo della Corporazione dei maghi, e mentre si sollevava Talia notò la pesante bisaccia che portava in spalla: un bagaglio incongruo per la missione che si accingevano a compiere, che collegò d’istinto al misterioso contenuto del baule.

– Dolente di disturbarti, ma il sole sta tramontando. Dobbiamo andare – le disse il mago, alzandosi. Il bastone che teneva in mano era alto come lui, e in cima si attorceva in un nodo, come se le fibre del legno di fossero mescolate a formare una sorta di cupola arrotondata. Talia si sollevò, lieta di non essersi spogliata, prima di crollare per la stanchezza.

– Hai con te tutto il necessario? – le chiese, e lei rispose con un mormorio indistinto. Erano cinque anni che aveva sempre con sé tutto il necessario, come una lumaca che si porta dietro la sua casa. – Allora andiamo. – Si volse precedendola fuori, attraversando a lunghi passi il corridoio, la sala delle riunioni e le scale, per trovarsi all’aperto, in mezzo alla sabbia e alle rocce di Ftial, che proiettavano ombre allungate nella luce del tramonto. Talia respirò a fondo l’aria miracolosamente rinfrescata, pensando che appena arrivata in Anther Fell l’aveva trovata insopportabile. Tutta questione di abitudine, pensò. Dopo la permanenza in quel buco di nascondiglio, qualsiasi cosa sembra più fresca.

– Bene, signori – esordì Tarken, rivolgendosi a tutti – il momento è arrivato. Conoscete i vostri compiti, perciò avviamoci senza indugio e… che gli dei siano con noi.

Nel borbottio di auguri che seguirono, Talia notò che Tarken serrava convulsamente una mano sulla bisaccia, e si chiese cosa contenesse di così prezioso da indurlo a portarsi dietro un ingombro simile. Incantesimi da mago, probabilmente.

– Adesso puoi dirmi dov’è il passaggio? – chiese mentre si avviavano. Ma non fu Tarken a risponderle, bensì Angus.

– Data la tua inusuale acutezza, senz’altro potrai arguirlo. Non è difficile, se pensi al motivo per cui un rifugio d’emergenza è stato scavato proprio qui.

Perché accidenti questo tizio continua a seccarmi? Parlò in tono stizzito: – Quindi si trova a Ftial, splendido. Com’è che un sacerdote della dea Ney conosce simile segreti?

Aveva parlato per provocarlo, ma appena ebbe pronunciato quelle parole, si rese conto che celavano molta più verità di quanta apparisse. Guardò Angus con maggiore attenzione, e questi sostenne il suo sguardo con un’aria innocente non molto diversa da quella che aveva lei quando mentiva.

– Dovresti semmai chiederti come fa Tarken a conoscerlo, anziché il mago dell’usurpatore. Il nostro vantaggio si basa su questo, cara la mia ragazza.

– Sono io il mago di questa corte – ringhiò Tarken, punto sul vivo. – Quell’uomo… lui non è il legittimo mago, come l’usurpatore non è il legittimo sovrano. I segreti di sua maestà sono al sicuro con me.

Pronunciò quelle ultime parole con un fervore che sorprese Talia, come se per il mago fosse molto importante che Angus gli credesse. Non dovrei essere qui, in mezzo a questa gente per la quale conto meno di un moccichino usato… eppure… che alternative ho?

Lo scudo del colosso era l’unica parte rimasta in piedi, piantato sul basamento a proiettare la sua ombra sulle porte della città. Talia notò che vi era scolpito sopra l’emblema del cancello, quando vi girarono attorno per infilarsi sotto la curva di pietra, tanto grande da poterli contenere tutti. Il sole era un rosso arco accecante oltre l’orlo del monumento.

Tarken si inginocchiò sul basamento di pietra. Le incisioni formavano figure regolari: bassorilievi di scene guerresche e cavalleresche scolpiti tanto a fondo che vi si potevano infilare in mezzo le dita. Talia osservò con enorme interesse mentre il mago tirava e spingeva quelle figure secondo un ordine prestabilito, finché un rumore così forte da far vibrare il terreno non la fece indietreggiare. Sollevando nugoli di sabbia tanto da spingere tutti a coprirsi la bocca e tossire furiosamente, lo scudo si mosse, scivolando di lato come se qualcuno lo stesse spingendo.

Tarken si rialzò, battendosi le mani sulla tunica. – Andiamo, signori – disse tranquillamente, riprendendo bisaccia e bastone.

Abel fissava il sorprendente spettacolo con occhi spalancati. – Magia…

– Sicuro, la magia dei contrappesi – replicò Talia in tono sbrigativo. Quando vide la scala che scompariva nell’oscurità sotto lo scudo, dovette reprimere il desiderio di precipitarsi, anziché di fuggire. Era come se fosse legata a un filo che qualcuno stava tirando, dall’altra parte di quel passaggio. Qualcuno che non era Aria.

– Tu conosci il principio dei contrappesi? – Angus pareva impressionato dalle sue parole. Strappata al richiamo che non comprendeva, lo incenerì con un’occhiata.

– So perfino leggere e scrivere, immagina il prodigio. Se vuoi avere a che fare con una capra, vai al mercato del bestiame!

Il sacerdote non replicò e non permise a Krintos di farlo per lui, ponendogli una mano sul braccio prima che scattasse.

Le scale erano una ventina scarsa, ma là sotto era buio e Talia sbattè contro la schiena di Tarken, quando questi si fermò. – Tieni pronti i ferri del mestiere – le disse. – Ci sarà da forzare la serratura, là in fondo. La via è percorribile a piedi e non ci sono ostacoli, quindi suggerisco di risparmiare le torce.

Camminare nel buio, con solo il respiro dei compagni a ricordarle di non essere sola, avrebbe potuto essere inquietante, se non avesse avuto l’impulso di affrettarsi ancora di più. Aria, sto arrivando… ma era confusa, quella trepidazione non le sembrava collegata ad Aria, non del tutto.

Sentì che l’uomo davanti a lei si era fermato. La voce di Tarken suonò stranamente attutita dalla pietra che li circondava, nella tenebra. – Talia, vieni avanti. E cerca di non fare rumore, se puoi: non ho idea se vi siano sentinelle, dall’altra parte.

A tentoni, lei raggiunse una superficie verticale, di legno e metallo. La porta era massiccia, enorme, tanto che poteva infilare l’indice nel buco della chiave, cosa che semplificò enormemente il suo lavoro perché le permise di saggiare direttamente il meccanismo. Era fatto per resistere alle intemperie, non agli scassinatori, e le bastò lavorarci sopra per sollevare il bilancere interno, spingendo l’attimo prima che lo scrocco scattasse serrando di nuovo il meccanismo. Fece molta attenzione a non far scricchiolare i cardini, e quando qualcuno alle sue spalle accese una torcia, si fermò subito. Sentì sulla spalla la mano di Tarken e si fece da parte. Il mago sbirciò, poi fece un cenno ai guerrieri.

– Meglio di quanto sperassi – disse, spalancando la porta. – Non hanno scoperto la nicchia segreta. Possiamo andare.

Erano sbucati in una stanza minuscola, poco più grande di un armadio, senza uscite visibili a parte quella dove si trovavano, ma quando gli uomini si appoggiarono alla parete di pietra, questa si spostò come scorrendo su dei cardini, rivelando uno stanzino delle scope.

Ingegnoso, neanche un topolino avrebbe mai trovato questo passaggio.

Il ripostiglio era sprangato dall’esterno, ma questo non era certo un problema, tanto più che dalle connessure delle assi arrivava un po’ di luce. Il corridoio di pietra spoglia era illuminato da una torcia appesa al muro e terminava nel buio più avanti, dividendosi in due. Angus prese la fiaccola e si volse verso i compagni.

– E’ arrivato il momento di separarci, pare – disse. – Che la dea Ney ci assista tutti.

Il comandante anziano assentì e indicò alcuni compagni. – Tu, tu e tu, con me e Abel: prenderemo l’usurpatore, o moriremo nel tentativo. Tarken, se qualcosa dovesse andare storto, se avessi il benché minimo sentore di un nostro fallimento, porta via la principessa senza mandare nessuno a cercarci.

– Io non…

– Non è una richiesta, mago. – Tacque un istante, mentre si passava la spada di mano, per muoversi più agevolmente. – Ti auguro di ritrovare presto tua sorella – disse a Talia, sorprendendola. Che si sentisse in dovere di essere gentile con lei era qualcosa che non si aspettava, ma rispose comunque con tutta l’affabilità che le riuscì di trovare in quel momento. Il gruppo dei rimanenti rimase a guardare mentre i guerrieri sparivano nel corridoio di destra, con la luce della torcia che si affievoliva fino a sparire completamente.

Tarken fu il primo a riscuotersi. – D’accordo, andiamo. Le segrete ci aspettano, e… – per un momento gli passò sul viso un’espressione che Talia non gli aveva mai visto, un’espressione cupa e bruciante come una promessa di omicidio. – …e forse troveremo più di quel che cerchiamo.

Troveremo tutti più di quel che cerchiamo, fu il pensiero che le attraversò la mente, mentre seguiva i compagni su quei pavimenti di pietra scabra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

*