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Tradimento!

Angel evitò il disastro per un soffio: vide che Darius si stava sedendo sulla panca, fuori dalla grande sala del consiglio, e dopo un breve istante di paralisi dovuta al terrore, si gettò verso l’amico, lo afferrò per un braccio e lo spinse via, salvando quel che gli era stato affidato.
“Ahi! Mi hai fatto male, ma che ti prende?” Protestò Darius mentre Angel sollevava il mantello color madreperla, carezzandone amorevolmente la stoffa liscia e pregiata. Lo scosse con dolcezza per eliminare anche la più minuscola piega e lo appoggiò nuovamente sulla panca, lanciando un’occhiata feroce all’amico.
“Dico, non avevi visto che ti stavi sedendo qui sopra? Sopra il mantello del mio maestro!”
“Eh? Ah, no, non me n’ero accorto, scusa…”
Angel si sentì gelare il sangue al pensiero che il Santo dei Pesci uscisse dal consiglio, riprendesse il mantello e lo trovasse tutto spiegazzato e inindossabile. “Beh, la prossima volta stacci attento! Chi ci va di mezzo sono io, se il mio maestro non è contento di come tengo le sue cose!” Per non rischiare altri disastri analoghi prese l’elmo dorato dell’armatura di Aphrodite e lo appoggiò sopra il manto. Poi vi sedette vicino, per vigilare.
Darius lo guardò accigliato. Chiaramente gli era ignota la ragione per cui Angel o chiunque altro dovesse preoccuparsi dei propri indumenti. “Va tutto bene, Angel? Mi sembri un po’ stressato…”
“Ma non mi dire – replicò con sarcasmo Angel – mi sto addestrando da Santo e ogni giorno mi ritrovo ad arare il marmo con la faccia, perché ritieni che dovrei essere stressato?”
Darius si accigliò ancora di più e Angel pensò che stesse per rispondere a tono, ma quando l’amico parlò fu chiaro che non intendeva litigare. “Le cose vanno tanto male, alla Dodicesima? Credevo che, dopo più di un mese, fosse migliorato…”
“Ma sì, va meglio, mi sono abituato…” fece Angel in tono vago. Non aveva voglia di parlare del suo addestramento, che era veramente al limite delle umane capacità di sopportazione. Se avesse detto a Darius che in realtà Aphrodite era a dir poco perfido nella sua istruzione, l’amico avrebbe insistito ancora perché lasciasse quel Santo così poco caritatevole… e Angel non intendeva farlo. Mai più avrebbe avuto un’occasione come quella, un maestro come quello, un Santo d’Oro di Athena. Angel aveva la certezza (alla quale si aggrappava con la forza di un naufrago nella tempesta) che, non lasciandosi abbattere, Aphrodite prima o poi avrebbe pur dovuto capirlo, che coi maltrattamenti avrebbe ottenuto soltanto di allungare il tempo del suo addestramento. Forse iniziava a capirlo già, se ciò che aveva detto quella mattina aveva un significato in tal senso: “Il tuo cosmo inizia a risvegliarsi, a quanto pare. Lavoreremo su quello, per qualche giorno.” Era stata la prima volta che Aphrodite aveva accennato a un ‘lavoro’ sull’addestramento, e Angel aveva visto finalmente un raggio di sole nella tenebra rossastra che era diventata la sua vita dopo la morte dei genitori. Cedere? Lasciar perdere? Mai, pensò torvamente. Non dopo tanti sforzi. Che mi uccida pure, se vuole, io non me ne vado. Tanto, non ho più un posto dove tornare.
“Sai di cosa parlano?” Chiese, per sviare il discorso. Accennò col capo al pesante portone oltre il quale erano riuniti i Santi d’Oro e il sommo sacerdote, al cospetto della dea Athena. Darius incrociò le mani dietro la nuca e si appoggiò alla parete.
“Il mio maestro Aiolia mi ha detto che si tratta di una questione legata a quei Santi di Bronzo rimasti a Death Queen Island, ma credo ci sia anche dell’altro. Non so di preciso cosa, ma sembra una faccenda seria.”
“Beh, chiaro. Sarebbe assurdo indire un Chrysos Synagein solo perché cinque cavalieri della gerarchia più bassa hanno tradito il Santuario – osservò Angel – probabilmente manderanno qualche Silver a sistemare la faccenda. Peccato però, quel Seiya, te lo ricordi all’obelisco?, non mi pareva il tipo che tradisce così. Chissà cos’altro c’è sotto.”
“Se il mio maestro mi dirà qualcosa, te lo farò sapere.” Promise Darius. Si alzò e andò alla finestra. “Le dodici fiamme sono ancora accese, ne avranno per un pezzo…”
“Se è successo qualcosa di tanto serio da dover indire un Chrysos Synagein, non mi sorprende.”
“Tu lo sapevi, che il nobile Aiolos per un soffio non è diventato sommo sacerdote, tredici anni fa?”
“Ma certo – rispose Angel, in tono perplesso – lo sanno tutti, al Santuario. C’è addirittura chi dice che il sommo Saga in realtà è soltanto uno dei due gran sacerdoti, perché Athena ripone una tale fiducia nel Sagittario, che è quasi come se lo fosse ugualmente.”
“Secondo te, perché il precedente sacerdote ha scelto il sommo Saga e non il nobile Aiolos?”
“E chi lo sa… se avesse fatto la scelta contraria, saremmo qui a chiederci perché aveva scelto il nobile Aiolos invece del sommo Saga, non trovi?”
“Mah, credo di sì…” fece Darius, poco convinto.
Per un momento Angel ebbe una visione stranissima, come se, in quel preciso istante, il sommo Saga fosse effettivamente il gran sacerdote… ma sotto mentite spoglie. Un usurpatore. Un impostore. Perché il prescelto era stato Aiolos, ma ciò aveva innescato una catena di eventi sanguinosi la cui conclusione sarebbe stata di distruzione… “A me interessa più sapere che cosa stanno discutendo là dentro.” Disse, per allontanare quella stupida fantasticheria. “Credo che abbia a che vedere con la Guerra Sacra.”
Darius continuava a guardare fuori, perso nei suoi pensieri, ma rispose ugualmente, e con tale acume che Angel spalancò gli occhi per la sorpresa. “Quando scoppierà la Guerra Sacra non indiranno Chrysos Synagein per discuterne… combatteranno e basta, lasciandoci qui come loro successori. No, il motivo di questo consiglio è un altro, Angel, e io credo che sia un motivo che interessa più il sommo Saga che chiunque altro.”
“Da cosa ti deriva questa certezza, scusa?”
“L’hai detto tu – replicò l’amico – quel Seiya non è tipo da tradire all’improvviso… un uomo che non vuole neppure colpire una donna non cambia così dall’oggi al domani. E’ successo qualcosa, e se c’è qualcuno che sa di cosa si tratta, quello è senz’altro il gran sacerdote.”
Angel dovette assentire. Quel Seiya non riscuoteva affatto la sua simpatia, per quel poco che l’aveva veduto in azione, ma sapeva che Darius era nel giusto.
Essere allievi dei Santi d’Oro sarà un grande onore e un vantaggio enorme, pensò, ma ci si ritrova ad annusare troppo da vicino intrighi e trame nascoste che è poco prudente subodorare, soprattutto per degli apprendisti come noi… “Comunque sia, stanno risolvendo la cosa – disse in tono definitivo – non immischiamoci e parliamo d’altro, vuoi?”

Saga ruppe il sigillo della busta, estrasse la lettera e la passò ad Athena, che lesse scrupolosamente sebbene il contenuto fosse già noto ad entrambi. Ma il protocollo andava rispettato fino in fondo, e ancora di più in un’occasione ufficiale come quella. Era perfino previsto che fosse il sommo sacerdote ad aprire le buste, per evitare che la dea potesse ferirsi le dita con i bordi taglienti della carta. Come le capitava da un po’ di tempo a quella parte, quando si sentiva oppressa da tutte quelle formalità, Athena pensò al ragazzo, quel Seiya, perché rappresentava tutto ciò che lei non aveva mai vissuto… e che le era vietato, in questa vita e in tutte le altre. Se ne parlassi con qualcuno non sarei creduta, ma la verità è che l’ultimo dei miei servi è più libero di me, e che invidio gli apprendisti che rischiano quotidianamente la vita in allenamento. Ed è per tale invidia che non posso sottrarmi ai miei doveri: la loro libertà, che danno così scontata, dipende unicamente da me. Non posso evitare tutto questo.
Non poteva, ma ah, certe volte quanto desiderava distaccarsene, almeno per un po’.
“E’ davvero scandalosa l’assenza di un Santo d’Oro, dopo essere stato convocato da Athena in persona.” Milo di Scorpio fu il primo a rompere il silenzio, dopo che la dea ebbe finito di leggere e si fu raddrizzata sul sul trono, per comunicare che il Chrysos Synagein poteva cominciare. “In un momento del genere…”
“Misura le parole, Scorpio – la voce profonda di Aldebaran pareva far tremare la terra, e il suo tono severo incuteva rispetto più ancora della statura massiccia del Santo del Toro – Libra è impegnato in una missione per conto di Athena ed è impossibilitato a raggiungerci, pena il fallimento del suo compito. Non credi che ciò lo giustifichi?”
“No, non lo credo – replicò Milo, perentorio – il nostro rango impone dei doveri e in tutti i casi possibili, se il Santuario è in pericolo, bisogna accorrere. E’ semplicemente pazzesco che sia assente!”
Prima che Aldebaran potesse rispondere innescando una lite, Athena si alzò. “Basta così. La missione di Dohko non gli permette di muoversi e la lettera è più che esauriente al riguardo. Non vorresti davvero trovarti nella sua situazione, Milo, e non dubito della lealtà del Santo della Bilancia: il suo compito è forse il più duro, e dimostra maggiore lealtà rimanendo dove si trova che non abbandonando il suo dovere, credimi. Ti sarà spiegato tutto al più presto: non dubitare della fedeltà di un tuo pari.”
Milo chinò la testa e mormorò una parola di scusa. Athena sedette nuovamente e si rivolse a Saga: “L’anziano Dohko dice che il sigillo sta perdendo il suo potere… non è possibile ripristinarlo ed evitare così la Guerra Sacra?”
Il gran sacerdote scosse la testa. “Non se prima Hades non sarà sconfitto, Athena. Così mi disse il mio predecessore Shion, e non ho ragione di dubitare delle sue parole. La Guerra Sacra è alle porte, purtroppo.”
Athena strinse le labbra. Non desiderava la morte più di chiunque altro, ed era ben consapevole che in quell’epoca probabilmente le restava ancora poco tempo da vivere. Vivere… non è vera vita la mia, è solo l’attesa del sacrificio…
“E l’indebolimento del sigillo era una ragione sufficiente per indire il Chrysos Synagein, Saga? Non vi è bisogno di un colloquio ufficiale per dire ai Santi quello che essi sanno già.” Parlò in tono brusco, quasi scortese, perché voleva soffocare i pensieri che la rendevano malinconica, e solo molto tempo dopo, quando era ormai tardi, si chiese se Saga non potesse aver malinterpretato quel suo atteggiamento.
“Ci sono… altri segni che fanno temere il peggio, Athena – a parte l’incespicamento iniziale, la voce del gran sacerdote rimase impassibile, come se il rimprovero della dea non fosse andato a segno – e che non provengono da Goro-ho. Ho convocato i Santi d’Oro perché ci sono dei segnali allarmanti, ed è necessario discuterne per comprendere ciò che avviene. Non solo Hades è nostro nemico in quest’epoca, ecco ciò che temo.”
Athena si accigliò. “Spiegati.”
Saga si rivolse anche a tutti gli altri Santi d’Oro riuniti lì attorno. “Come sapete tutti, Hades venne sconfitto nell’ultima Guerra Sacra, ma forse ignorate che Athena pose un sigillo affidando al Santo della Bilancia il compito di vigilare su di esso, affinchè il dio della morte non si destasse prima che Athena fosse in grado di affrontarlo e vincerlo nuovamente. E’ per questo motivo che Dohko non si è presentato, Milo.”
Il Santo di Scorpio annuì lentamente, accettando l’ulteriore rimprovero per aver parlato avventatamente. “E adesso quel sigillo sta perdendo efficacia?”
“Sì e no. Durerà ancora poco tempo, non credo più di qualche mese, ma ci darà tutto il tempo per organizzare le nostre fila.” Saga fece una pausa, portandosi una mano alla testa per assestarsi meglio il copricapo, come se improvvisamente gli pesasse troppo. “E per sradicare i germi del tradimento messi nel cuore dei nostri guerrieri da divinità nemiche.”
“Divinità nemiche? Intendete Hades?” L’espressione stupita di Shura era il riflesso di quella di tutti. Saga scosse la testa.
“Sono almeno due gli dei che stanno cercando di approfittare della nostra momentanea debolezza, dovuta alla necessità di organizzare la controffensiva verso il millenario nemico di Athena – spiegò il sommo sacerdote – e uno di essi si trova a Death Queen Island. Immagino che tutti abbiate sentito parlare dei Santi di Bronzo che là risiedono.”
Athena notò che Camus distoglieva lo sguardo e ne ebbe compassione. Era stato veramente sfortunato con i suoi allievi, e la dea sapeva meglio di chiunque altro che il Santo dell’Acquario, quando donava il cuore a qualcuno, lo faceva senza condizioni e senza limiti. Quella situazione, sgradevole per tutti, per Camus era addirittura straziante, e il Santo d’Oro faceva un enorme sforzo per non manifestare il suo dolore, conservando la sua proverbiale calma. Non lo coinvolgerò in questa storia, decise fermamente mentre Saga continuava a spiegare, qualsiasi cosa possa dire il mio sacerdote, i Santi d’Oro legati a uno di quei Bronzei non saranno costretti a scegliere tra i loro affetti e la loro fedeltà a me.
“Sembra che l’isola sia diventata il nucleo entro il quale si muove una divinità malvagia, che ha plagiato il cuore di uno dei nostri Santi più fedeli e l’ha indotto ad allevare un traditore del Santuario: Ikki, Santo di bronzo della Fenice. Poco meno di un mese fa Athena ha mandato degli altri Santi di bronzo per punire il traditore, ma è accaduto l’impensabile: essi si sono coalizzati con colui che è stato loro compagno d’infanzia e hanno tagliato ogni contatto con il Santuario.”
Nel silenzio che seguì, solo Shaka ebbe qualcosa da aggiungere. “Mi sono recato in quell’isola tempo addietro, perché dalle rive del Gange ove meditavo avevo avvertito la presenza di qualcosa di malvagio – spiegò il Santo della Vergine – ma quando arrivai sul luogo non trovai quel che mi aspettavo. Ikki, il traditore, non apparteneva alle forze oscure, e sono certo di non sbagliare. Non può trattarsi di un equivoco?”
“Forse non apparteneva alle forze oscure quando lo incontrasti, Shaka – osservò gentilmente Aiolos – ma si fa presto a cambiare, specialmente se si ha avuto un maestro crudele e incapace di trasmettere i valori di pace e giustizia che noi Santi difendiamo con la vita.” Per nessun motivo comprensibile alla dea, Aiolos lanciò un’occhiataccia ad Aphrodite nel pronunciare queste ultime parole. Il Santo dei Pesci lo ignorò e si ravviò i capelli sulla fronte, con ostentazione.
Shaka non sembrava affatto convinto, ma quella di Aiolos era la sola spiegazione ragionevole, e comunque concordava con le altre informazioni, quelle che Saga aveva ritenuto preferibile tenere riservate. D’impulso, Athena decise che ne avrebbe parlato almeno al Santo del Sagittario, nel quale riponeva una fiducia pressochè assoluta. Voleva un’opinione disinteressata, e nessuno più del Santo del Sagittario avrebbe potuto offrirgliela.
“Quale sarebbe la divinità che ha indotto cinque Santi di Athena a tradire?” chiese Aldebaran, tornando al punto con la sua consueta schiettezza. “O che li ha plagiati, per meglio dire… non posso credere che qualcuno possa odiare Athena, che incarna le speranze e gli ideali del mondo intero.”
La dea sorrise debolmente mentre Saga diceva: “Lo ignoriamo ancora, ma dal momento che Hades si sta ridestando, non è da escludere che il nemico di Death Queen Island sia Ares, suo alleato mitologico, e imprigionato nell’aldilà da Athena all’epoca del mito. Voi tutti sapete che la guerra contro Ares e i suoi berserker fu in assoluto la più sanguinosa tra tutte quelle combattute in nome della giustizia*, e capirete quindi perché sia necessario estirpare il problema subito, alla radice.”
Un lungo silenzio seguì queste parole, e stavolta nessuno lo interruppe: stavano tutti pensando alle leggende del Santuario, quelle che parlavano della guerra contro Ares, il dio folle che amava le stragi e i massacri, e soppesavano le possibili conseguenze di una sua incarnazione in quest’epoca… alle porte della Guerra Sacra contro Hades. Era una prospettiva a dir poco raggelante.
Seduta sul suo trono, le mani strette sui braccioli di legno dorato, Athena lasciò vagare lo sguardo per la sala, aspettando che tutti i Santi d’Oro comprendessero bene la situazione, sulla quale lei aveva molte riserve, ma davvero troppo pericolosa perché potesse esprimere i suoi dubbi ed influenzare i Santi. Non posso credere che Seiya sia un traditore, men che meno per una divinità malvagia come Ares, pensava in quel frangente, il suo unico desiderio era di riunirsi alla sorella, e io gliel’avevo promesso. Non sarebbe mai passato dalla parte del nemico, e gli altri Bronzei… l’allievo di Camus, l’allievo di Dohko, l’allievo di Albione… come posso credere che il loro animo sia malvagio?
Più ci pensava e meno ci credeva. Le argomentazioni di Saga erano logiche, giuste, convincenti, eppure… eppure…
“Questi Santi di Bronzo hanno dichiarato guerra al Santuario, forse? Si sono rivelati ostili, o hanno commesso atti equiparabili a un tradimento?”
Tutte le teste si volsero verso Mu, Santo d’Oro di Ariete. La sua voce era come sempre pacata, gentile e riflessiva, ma sotto di essa vibrava una volontà d’acciaio, una forza sotterranea che non si sarebbe piegata, a meno che non fosse stata convinta al di là di ogni possibile confutazione. Athena provò uno slancio di affetto verso l’allievo del vecchio gran sacerdote e si sentì meno sola coi suoi dubbi.
“No – rispose prima che potesse farlo Saga – semplicemente non hanno più dato loro notizie dopo aver comunicato la loro intenzione di rompere i contatti col Santuario. Da circa un mese a questa parte, la situazione è rimasta la stessa.”
“Quali prove vi sono che Ares si stia ridestando?” Chiese ancora Mu. Athena notò che Aiolos lo guardava stupito, mentre il dubbio si faceva strada anche sul volto del Santo del Sagittario, e desiderò che Ariete si trattenesse al Santuario anziché tornare subito in Pamir. Cresciuto e addestrato lontano dall’influenza carismatica di Saga, Mu seguiva percorsi di riflessione liberi dai vincoli che i Santi d’Oro in terra di Grecia parevano considerare un dovere di fedeltà nei confronti del Santuario, né alcuno avrebbe potuto muovere la benchè minima accusa di insubordinazione verso un uomo addestrato dal vecchio sommo sacerdote, colui che aveva messo Saga sul trono che legittimamente occupava adesso. Mu poteva permettersi di dubitare delle parole del gran sacerdote, perché l’ombra di Shion aleggiava intorno a lui e lo rendeva immune da qualunque sospetto.
“Nessuna. E’ solo una supposizione.” Rispose seccamente Athena. Saga si volse a guardarla e, sebbene avesse il volto coperto dalla maschera, la dea sapeva che aveva assunto un’espressione stupita e contrariata. Qualunque cosa tu possa dire, la mia parola è legge assoluta, e se io dubito, anche i miei Santi dubiteranno con me, pensò con una soddisfazione non proprio benevola.
“Il tradimento di ben cinque Santi, per quanto semplici Santi di Bronzo, non sarà una prova definitiva, ma certamente dà da pensare, Athena – la voce di Saga era calma, ma era chiaro che si stava sforzando – o forse pensate che i loro spiriti siano tanto deboli da essere stati infiacchiti dalle avversità che tutti i Santi devono sopportare?”
Athena guardò Saga: i suoi occhi erano appena visibili dietro la maschera, appena quel tanto che bastava a farle capire che non avrebbe abbassato lo sguardo. Si comporta così perché iperprotettivo nei miei confronti o perché non mi ritiene capace di decidere da sola?
Si alzò in piedi, e dato che si trovava più in alto rispetto a tutti gli altri sovrastò immediatamente l’assemblea. Tutti i Santi si abbassarono immediatamente su un ginocchio, e anche Saga indietreggiò di un passo per riconoscere la maestà della dea. Io sono Athena, non devo rendere conto di ciò che ritengo giusto a Saga o a nessun altro, pensò, ribelle. Ciò che ritengo giusto è giusto e basta, perché io sono la dea della giustizia. Come può Saga pensare di saperne più di me, che sono nata unicamente per preservare la pace nel mondo?
“Questa storia è oscura in molti punti – disse con voce ferma – e non intendo compiere alcuna azione contro questi Santi di Bronzo se prima non sarà stato chiarito, al di là di ogni possibile dubbio, che dietro questo apparente tradimento vi è davvero un ritorno di Ares, una perversione degli animi di questi uomini, o qualsiasi altra cosa vi possa essere. Dispongo che venga mandato un emissario del Santuario a Death Queen Island per appurare la verità, e che solo dopo si agisca. Taluni tra quei Santi sono stati addestrati dai miei uomini più fedeli, e non crederò a un tradimento finchè le prove non saranno inoppugnabili.”
Finito che ebbe il suo discorso, Athena vide molte cose contemporaneamente: Camus che sollevava di scatto la testa e la guardava, con una bella espressione di infinita gratitudine; Aiolos, Shaka e Mu che assentivano, pienamente concordi; Shura, Aiolia, Milo e Aldebaran che si scambiavano occhiate per confermarsi l’un l’altro l’assennatezza di quel provvedimento; Death Mask che sorrideva sprezzante, come se la vita di cinque uomini fosse una sciocchezza assoluta, e infine Aphrodite che si rigirava una rosa tra le dita, trasognato e senza apparentemente mostrare grande interesse. L’unico di cui non fu subito chiaro il punto di vista era Saga, per via della maschera, ma quando parlò, ciò che pensava risultò evidente.
“E’ un grosso rischio, Athena. Quali che siano le loro ragioni, quei cinque hanno comunque tradito. Hanno tradito la giustizia! Non possono né devono restare impuniti, non…”
“Ho forse detto che li lascerò impuniti, Saga? – lo interruppe Athena – il tradimento è il più odioso dei crimini e non merita alcuna pietà, ma prima di prendere provvedimenti drastici sono fermamente intenzionata a scoprire se questo è un vero tradimento e, nel caso lo sia, se davvero a muovere le fila di quei cinque ragazzi è Ares. A me sembra improbabile, ma non posso non tenere conto dei sospetti del mio sommo sacerdote. Fino a quel momento, voglio pensare che abbiano dei validi motivi, per voler rimanere lontani dal Santuario.”
Guardò direttamente Saga, con fermezza, ben decisa a infrangere gli accordi che avevano preso prima del Chrysos Synagein se necessario, di tacere del segreto che legava quei Santi di Bronzo tra loro e a Mitsumasa Kido, e forse il sommo sacerdote se ne rese conto perché abbassò le spalle in segno di resa. “La volontà di Athena è la volontà del Santuario – disse doverosamente il Santo dei Gemelli – e sarà fatto quello che ordinate. Manderò un emissario a chiedere conto delle loro azioni.”
“Posso andare io.” Si offrì immediatamente Camus, ma prima che Athena potesse dirgli che era meglio evitare un ambasciatore tanto coinvolto emotivamente, fu di nuovo Saga a parlare.
“No, cavaliere, sarebbe disonorevole scomodare dei Santi d’Oro per gestire una disputa di Santi di Bronzo. Manderemo qualcun altro a chiedere spiegazioni. Athena cosa ne dice?”
Sembrava a lei, o nel rivolgerlesi per chiederle consenso Saga era stato quasi sarcastico?
“Sì, è giusto. Manda un Santo d’Argento del Santuario, che non abbia mai avuto contatti con questi giovani e sia quindi un terzo imparziale.” Tornò a sedersi, sollevata di aver risolto, almeno momentaneamente, quel particolare problema. Devo parlare con Aiolos, pensò nuovamente, voglio sentire il suo parere e vedere se coincide con il mio… perché Saga deve sempre essere così drastico? Sembra quasi che voglia cancellare Death Queen Island e tutto ciò che è ad essa collegato…
“Vi sono altre questioni da discutere, Athena?” La voce sardonica di Death Mask la sottrasse ai suoi pensieri, e non fu un tornare alla realtà molto piacevole. Ancora si chiedeva come avesse fatto un uomo del genere a diventare Santo d’Oro: lei non l’avrebbe mai permesso, ma al tempo dell’investitura non era neppure ancora nata e ormai le cose stavano così. Strinse le labbra, dominando il desiderio di rispondergli che, se si stava annoiando, poteva benissimo andarsene.
“Dal momento che il problema principale è rimandato finchè non avremo ulteriori prove su questi Santi di Bronzo, rimane soltanto un’osservazione che può non significare nulla, ma che va tenuta in debito conto per le sue possibili conseguenze: da più parti ci viene riferito che il livello del mare si sta innalzando, che vi è uno scioglimento anomalo dei ghiacciai e che, soprattutto, sono aumentate le inondazioni nelle zone a rischio del pianeta.” Disse Athena in tono rigido.
“Se ritenete di parlarne durante il Chrysos Synagein, è perché non ritenete si tratti di effetti dell’inquinamento o dell’effetto serra, Athena, non è vero?” Chiese Milo perplesso. Athena annuì.
“Non dimenticate che Hades o Ares sono solo due tra le divinità che ambiscono alla conquista del pianeta. L’inquinamento umano non può bastare a giustificare gli sconvolgimenti climatici degli ultimi anni, pertanto vi esorto a restare in guardia e a riferire ogni anomalia, per quanto minima. E’ tutto. Aiolos, trattieniti per favore, desidero parlarti.”
Saga le lanciò uno sguardo ma non disse nulla, non era affar suo, e Aiolos l’attese ai piedi della scalinata, mentre diceva a Shura che l’avrebbe raggiunto poi per il consueto allenamento. Quei due erano molto amici e Athena ne era felice: sebbene sapesse che tutti i Santi avrebbero dato la vita per lei, considerava Shura e Aiolos i suoi seguaci più fedeli, uniti nella loro amicizia dall’amore per la dea che entrambi veneravano. Niente potrebbe indurli all’inimicizia, pensò senza particolari motivi, in nessun universo possibile.
Uno alla volta, i Santi d’Oro si inchinarono davanti a lei e uscirono. Il Chrysos Synagein era terminato.

Maledetta, maledetta ragazzina… mi sta boicottando…
Sta facendo il suo dovere: la dea della giustizia non può mandare sicari soltanto perché lo ordina il suo sacerdote, deve andare a fondo delle questioni… e lo farà… ti smaschererà, finalmente…
No, non ci riuscirà… non lo permetterò…
Ti smaschererà… hai fallito, Death Queen Island doveva essere la base della tua rivolta ma hai fallito… non ha creduto alla menzogna del dio Ares…
No… quegli stupidi Santi di Bronzo, col loro segreto che tanto brucia gli animi, mi hanno dato un’altra possibilità… sì l’hanno fatto…
Ti smaschererà, perché il suo emissario andrà là e…
Sì, il suo emissario…
Il suo emissario…
L’emissario…
Oh no, il suo emissario non…
Sì, oh sì.
“Il suo emissario.” Saga si spogliò dei paramenti sacerdotali, si tolse maschera e copricapo e si accostò allo specchio, ammirando la perfezione scultorea del proprio corpo, godendo della fresca carezza dell’aria estiva che entrava dalla finestra aperta. I suoi capelli sbiadivano, ingrigivano, mentre il Santo dei Gemelli cominciava a sogghignare. Non poteva infrangere gli ordini di Athena, lui, che ancora protestava e lottava nel suo cuore, sempre più piccolo e sempre più lontano, non gliel’avrebbe permesso e comunque non era ancora arrivato il momento di esporsi, ma poteva eseguirli, gli ordini… sì, eseguirli a modo suo. Come sacerdote, era a conoscenza di affari che nessun altro conosceva, e quell’affare in particolare sarebbe stata una sciocchezza, in altre circostanze. Un pettegolezzo da mercato e nulla più. Ma adesso gli sarebbe tornato molto utile.
L’inferno non eguaglia la furia di una donna offesa…
Indossò la veste comoda che adoperava quando si ritirava nei suoi appartamenti e mandò a chiamare Shaina dell’Ofiuco.

Quando Aiolos lo trovò, Mu era già fuori dalla Prima Casa, con la tunica da viaggio e lo scrigno d’oro sulle spalle. Avrebbe potuto lasciarlo al Santuario, poiché l’armatura sarebbe subito accorsa da lui, quando ne avesse avuto bisogno, ma dal momento che la sua residenza non era lì, preferiva portarla con sé. Nessun Santo si separava dalla sua armatura, se poteva evitarlo.
“Parti di già? Speravo ti trattenessi almeno qualche giorno, e se lo augurava anche Athena.” Gli disse. Mu spostò il peso dello scrigno da una spalla all’altra.
“Desidero fare ritorno il prima possibile, per informare il mio maestro delle parole di Athena e di questi nuovi avvenimenti; inoltre il sommo Shion è ormai anziano, e il mio apprendista troppo giovane per potersi occupare a lungo di tutto. Non è che un bambino.”
“Comprendo.” Aiolos tacque, pensieroso.
“Devo portare qualche ulteriore messaggio da parte tua?” Chiese alla fine Mu, in tono garbato. Malgrado il caldo estivo, la tunica che indossava era di lana, come pure la sopratunica legata alla cinta, ma il Santo d’Ariete non pareva risentirne minimamente. Aiolos non ricordava di averlo mai visto men che composto, d’una compostezza profondamente diversa da quella di Camus: tanto il primo era freddo, distaccato, deciso a non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, quanto il secondo semplicemente era di indole tranquilla, scarsamente portato a eccessi umorali o azioni poco ponderate. Sembrava che neppure una goccia di sudore osasse scendergli lungo il viso per farlo accigliare dal fastidio e turbarne la calma. E’ facile capire perché il sommo Shion l’ha scelto come suo successore alla carica di Santo d’Ariete, pensò Aiolos, nessuno avrebbe potuto essere più indicato, se anche non avesse gli straordinari poteri che invece possiede. E’ stata una scelta facile… questa.
“Porta i miei saluti al tuo maestro.” Disse, ed esitò un istante prima di parlare ancora. Il sommo Shion gli aveva già spiegato chiaramente le sue ragioni, quella notte di tredici anni prima, ma il Santo del Sagittario non era mai riuscito a convincersi completamente. La sua non era invidia, o almeno non lo era del tutto, e si augurava che il sommo Shion comprendesse. “C’è dell’altro – aggiunse in fretta – e riguarda il sommo Saga.”
“Ti ascolto.” Il tono di Mu era indecifrabile e Aiolos non avrebbe saputo dire se si aspettava o meno quello che stava per dirgli. Forse sì, se Shion gli aveva parlato di quella notte di tanti anni fa.
“Credo che… sia riluttante a lasciare il trono ad Athena, ora che il momento è quasi giunto.” Disse, e tacque aspettando una reazione da parte dell’altro.
“Penso sia solo protettivo nei suoi confronti. La nostra dea è ancora giovane, e per molti versi non dissimile da una ragazza comune. Come un Santo si addestra per proteggerla, Athena deve ad ogni sua incarnazione imparare a conciliare la propria natura divina con gli umani moti dell’animo.”
“Sì, certo.” Dovette assentire Aiolos, frustrato da quella risposta diplomatica. “Solo che ho avuto l’impressione che volesse… non fraintendere le mie parole… ma mi è parso che contrastasse la volontà di Athena, durante il Crysos Synagein, e non perché volesse proteggerla. Comprendi cosa intendo?”
Forse rendendosi conto che il suo interlocutore l’avrebbe apprezzato, Mu abbandonò la diplomazia in favore di un approccio diretto. “Dove vuoi arrivare, Aiolos? Saga è il sommo sacerdote, l’uomo più vicino ad Athena, e di certo l’ultima persona che potrebbe volerle male. A me è sembrato che volesse eliminare al più presto una minaccia prima che possa anche minimamente rappresentare un pericolo per la dea. Se vi è dell’altro, lo ignoro, mi dispiace.”
Aiolos tentò ancora, a costo di apparire un miserabile che aveva covato rancore e invidia per tutti quegli anni. “Il sommo Shion ti ha parlato delle ragioni che lo spinsero a scegliere Saga come suo successore?”
Ti prego Athena, fa’ che sia così. Fa’ che non debba cercare di spiegare anche questo, perché qualunque cosa possa dire, apparirei quasi come un traditore per questi miei sospetti… un invidioso, miserabile traditore. Ti prego, Athena.
Con suo immenso sollievo, Mu assentì. “Me ne ha parlato. Ma sono passati tredici anni, Aiolos, non puoi credere che…” Si interruppe e lo guardò meglio, con quegli occhi dal taglio obliquo e di quel colore così profondo che era come precipitare in un universo verde e stellato. “No, tu lo credi. Credi che Saga sia ancora tormentato come tredici anni fa, vero?”
Aiolos non rispose. Stava pensando alle parole di Athena, quando lo aveva preso da parte alla fine del Crysos Synagein.
“Credo che Saga stia cominciando ad accusare la fatica di essersi impegnato nella gestione del Santuario per tutti questi anni, Aiolos. La sua reazione al tradimento dei Santi di Bronzo è davvero eccessiva a mio avviso, soprattutto dal momento che non esistono prove concrete di questo tradimento. Se Ares si fosse veramente reincarnato lo sapremmo in maniera assai più drammatica che con un semplice voltafaccia di cinque giovani. Ti prego di vigilare per me, non desidero che degli innocenti periscano inutilmente.” Le parole della dea erano state esattamente queste, e non erano certo parole che avrebbe pronunciato, se avesse riposto piena fiducia nel suo sacerdote, giusto? E se perfino Athena dubita di Saga, come posso io soprassedere sopra ciò che per tredici anni ho cercato di convincermi fosse soltanto l’invidia dell’escluso?

“Io credo che l’incombente Guerra Sacra sia un fardello troppo grande per un uomo – rispose, dopo una lunga pausa – e che sia ora che Athena assuma il suo ruolo, alla guida di noi Santi. Adesso si sta preoccupando per questa faccenda dei Santi di Bronzo, e ti confesso che anch’io nutro molte perplessità a riguardo: conosco personalmente uno di essi, un altro è stato allievo di Camus e un terzo allievo di Dohko, Santo di Libra. Stento a credere a un loro tradimento, e sono convinto che sotto vi sia ben altro, ma il sommo Saga non intende ragioni… quasi volesse…” Si interruppe, perché la conclusione di quelle parole era eccessiva, perfino per lui.
Quasi volesse cancellare le prove di qualcosa.
Il Santo d’Ariete, se anche aveva intuito (o percepito per via telepatica) quello che Aiolos aveva evitato di dire, non fece commenti di sorta e si limitò a osservare: “Se è vero che a Death Queen Island si sta ridestando Ares, la preoccupazione del sommo Saga è più che fondata, e lo riferirò al mio maestro. Ma gli riferirò anche le tue perplessità, motivate dal fatto che quei Santi di Bronzo sono stati addestrati da alcuni dei maestri più validi e fedeli su cui si possa contare. Ma forse vi è qualcosa che non sai, a riguardo di quei ragazzi, e credo che potrebbe spiegare molte cose.”
Aiolos si accigliò. “Parla, se puoi farlo.”
“Non vi è ragione di tacere, non a te che godi della piena fiducia di Athena.” Rispose Mu in tono gentile, chiarendogli al di là di ogni dubbio che non aveva frainteso le sue preoccupazioni come aveva temuto. Mu aveva il dono, raro tra i Santi (generalmente propensi a risolvere con la violenza anche screzi di poco conto), di sapere sempre qual era la cosa giusta da dire per evitare inutili contrasti. “Il mio maestro me ne parlò quando lasciammo il Santuario per il Tibet, perché lo riteneva un segreto oltremodo importante per Athena. Vedi, tra i Santi di Bronzo ve ne sono dieci tra loro fratelli per parte di padre, e cinque tra loro si trovano sul Death Queen Island. Gli altri cinque sono qui al Santuario e ignorano tuttora la verità, penso. Oppure non sono infuriati come i Santi di Bronzo che hanno disertato. Penso che almeno una delle ragioni di questo tradimento sia da ricercarsi in ciò, e che sia anche la ragione per cui Athena esita tanto a punirli.”
Aiolos lo fissò sbalordito. “Come sarebbe a dire? Gli apprendisti vengono scelti tra gli orfani! Quale padre vorrebbe per suo figlio la vita votata al sacrificio di un Santo?”
“Un padre fuori dal comune. Un padre che sia amico d’Athena al punto da donarle i suoi figli per la causa della Guerra Sacra contro Hades. Un padre che ha suscitato, nei propri figli, un tale rancore da indurli a rinnegare tutto ciò che hanno dovuto sopportare in quanto sottomessi alla sua volontà…”

“…non riesco a credere che quell’uomo sia nostro padre!” Esclamò Seiya per la millesima volta, camminando nervosamente avanti e indietro. Shiryu sospirò mentre Hyoga, appoggiato al muro, rimase in silenzio, guardando pensosamente fuori dalla finestra. Al Santo del Cigno conti non tornavano, per quanto si sforzasse proprio non riusciva a far quadrare la situazione. Era come un puzzle senza un pezzo, un mosaico senza tessere, un rompicapo senza l’ultimo suggerimento.
Il mio maestro a quest’ora sarà giunto alla conclusione che non tornerò, pensava aspettando che, nella stanza accanto, Shun finisse di medicare il fratello per poter fare una riunione e decidere il da farsi. Devo assolutamente fargli sapere cos’è accaduto… forse lui saprà consigliarmi per il meglio.
Che fossero tutti figli dello stesso padre, lui lo sapeva da molto tempo. Natassia, sua madre, gliel’aveva detto quando era stato il momento di condurlo da Kido, l’uomo che l’aveva addestrato come un cane da combattimento per tutti quegli anni, l’uomo che aveva indurito il carattere del Santo del Cigno al punto da spingerlo a diffidare dei suoi stessi fratelli. Quando Camus gli aveva ordinato di recarsi a Death Queen Island per uccidere il traditore non aveva provato niente. Anche se Ikki era suo fratello, non gliene era importato nulla.
Eppure non capiva. La furia della Fenice era comprensibile, dato che Ikki non aveva avuto i suoi lunghi anni per accettare e congelare in fondo al cuore quell’orribile verità, ma la sua follia era riuscita  penetrare la corazza di indifferenza di Hyoga, e adesso il giovane si sentiva pungolato dal pensiero che il maestro di Ikki aveva fomentato l’odio del suo allievo… l’aveva coltivato, curato, cresciuto negli anni, come se l’obiettivo finale non fosse stato fargli ottenere l’armatura, ma creare un uomo dalla forza carica di rancore, rabbia cieca, desiderio di distruzione. Non aveva alcun senso.
Ikki dice che prima di recarsi al Santuario, il suo maestro non era così. Che è come se qualcuno l’avesse cambiato, laggiù. Cosa è successo?
Se Hyoga non aveva ancora fatto ritorno, se continuava a rimanere in quell’isola tremenda e bruciata dal sole, così insopportabile per lui abituato al clima della Siberia, era soltanto perché non riusciva a trovare risposta a quella domanda. Dopotutto la sua missione, quando era stato mandato a Death Queen Island, consisteva nell’estirpare il tradimento alla radice. Ovunque essa si trovasse.
Hyoga cominciava a dubitare che fosse su quell’isola. Ho bisogno di consultarmi, di parlare con…
“Credo che la cosa migliore sia che vada a consultarmi con il mio maestro.” La voce di Shiryu pareva un’estensione dei suoi pensieri, e Hyoga annuì, apprestandosi a dire che intendeva fare lo stesso, ma Seiya si fermò trafiggendoli con occhi di fuoco.
“Cosa c’è da consultare? Siamo stati usati! Ikki è impazzito per la rabbia quando l’ha scoperto e non lo biasimo, dopo quello che ha passato per colpa di quell’uomo! Io ho perso mia sorella, evidentemente per lui una femmina era inservibile, e voi vorreste consultarvi?”
“Calmati, Seiya – disse Shiryu, pacato – guarda le cose da un altro punto di vista: è vero che siamo stati mandati ad addestrarci duramente, ma la causa per la quale Kido ha fatto ciò non è cosa da poco…”
“Cosa vorresti dire? Che sei felice di aver vissuto l’inferno?”
Shiryu non rispose e Hyoga ebbe l’impressione che, per lui, l’addestramento non fosse stato neanche lontanamente l’incubo affrontato da Ikki. Il Santo del Dragone non pareva ne’ inasprito, ne’ incattivito dalle avversità che certamente la vita gli aveva riservato fino a quel momento, com’era accaduto a Seiya, a Ikki, o anche a lui stesso: semmai, pareva maturato. Gli occhi del Santo del Dragone non avevano neppure un’ombra dell’impulsiva collera di Seiya, ma riflettevano quietamente le acque della cascata che aveva veduto la sua investitura a Santo, come se Shiryu potesse chiamare quel luogo casa.
Un po’ come me, che non desidero altro che tornare in Siberia… ma prima bisogna mettere la parola fine a questa storia, che va avanti da troppo tempo.
“Non c’è nessun bisogno di litigare tra noi – intervenne, prima che Shiryu potesse rispondergli – la cosa importante adesso è decidere cosa fare. Il Santurio vorrà delle spiegazioni, e io penso sia opportuno andare a fondo di…”
“Andare a fondo? Cos’altro vuoi scoprire, Hyoga? Che Kido ha magari fatto assassinare le nostre madri perché non potessero impedirgli di mettere in atto il suo piano?”
“Mia madre non è stata assassinata.” Ribattè bruscamente il Santo del Cigno, irritato suo malgrado. Seiya fece una smorfia.
“Ah, no? Mi pare che sia stata l’unica vittima di quel naufragio. Un naufragio, Hyoga! Mentre vi recavate in Giappone perché ti riconoscesse! Vuoi dire che è stata una coincidenza?”
Fu un colpo ben assestato. In tutti quegli anni Hyoga si era sempre rifiutato di soffermarsi a pensare a quel giorno, quando aveva visto sua madre salutarlo, dal ponte della nave, per poi voltarsi e chiudersi in cabina, mentre la scialuppa lo portava via… quel ricordo era l’ombra della sua infanzia, la fine di essa, e l’inizio di una disperazione mai sopita finchè non era stato mandato ad addestrarsi in Siberia, finchè non aveva conosciuto il suo maestro Camus. Da lì in poi ricordava senza difficoltà, malgrado la durezza dell’addestramento, ma quello che c’era prima… no.
No.
Parlò in tono glaciale, e fu come se l’aria rovente della stanza fosse improvvisamente precipitata di una decina di gradi. “Io quel giorno ero presente e tu no, Seiya. Fa’ le tue illazioni su tua sorella e non immischiarti in ciò che non conosci.”
“Conosco abbastanza il vecchio bastardo che ci ha fatto questo per poter dire che non si sarebbe fermato di fronte a niente – ribattè Seiya troppo infuriato per cogliere l’avvertimento implicito nel tono di Hyoga – un uomo che s’è fatto chissà quante donne in giro per il mondo, solo per poterne usare i figli come carne da macello…”
Hyoga valutò spassionatamente se dovesse rifilare un pugno al suo sanguigno fratello, tanto per farlo ragionare, ma decise di no. Sarebbe servito solo ad innescare una rissa, così si volse verso Shiryu e disse, sempre calmo e freddo: “Come tu desideri parlare col tuo maestro, anch’io devo vedere il mio. Ormai è urgente, abbiamo atteso che Ikki guarisse come tutti noi, non possiamo indugiare ancora, o il Santuario ci chiamerà traditori… e tu sai qual è la fine che fanno i traditori del Santuario, Shiryu.”
L’altro annuì. “Non faremo nulla su cui non si sia tutti d’accordo – disse, vedendo che Seiya si preparava a rispondere male – ma penso sia nostro diritto avere delle spiegazioni.”
“L’unica spiegazione che avremo sarà…” cominciò Seiya, ma prima che potesse finire la porta si aprì ed entrò Shun. Senza armatura, pareva ancora più piccolo e giovane di quanto non fosse, e vedendolo Hyoga si sentì stringere il cuore al pensiero che avesse affrontato l’inferno dell’addestramento, come tutti loro… Seiya ha ragione, pensò risentito, nessun padre degno di questo nome farebbe affrontare un simile incubo ai suoi figli. Non ne aveva il diritto, e capisco la rabbia di Ikki, se non la sua follia.
“Mio fratello arriverà tra poco – disse il Santo di Andromeda con la sua voce sottile – nel frattempo vi prego di non gridare così, non è necessario. Sono certo che a tutto c’è una spiegazione.”
Seiya fece una smorfia. “Ma sicuro, anche l’essere stato separato da mia sorella avrà una spiegazione, non parliamo di quel che ho dovuto affrontare per venire qui…” Tese un braccio e Hyoga vide una serie di cicatrici lunghe, parallele, che sembravano causate da ferite profonde. “Quella strega che per poco non mi ha ucciso perché avevo soffiato l’armatura al suo preziosissimo allievo… come se me ne importasse qualcosa! Una volta riavuta Seika potrà prendersi quel rottame con la mia benedizione, per quel che mi riguarda!”
“Tutti abbiamo affrontato grosse avversità, Seiya – rispose Shiryu – il fatto è che…”
“Ah, no – replicò l’altro – come quella pazza non hai mai incontrato nessuno, Shiryu amico mio. Fidati.”

La fortuna di Darius fu di avere con sé le borse delle commissioni che aveva fatto ad Atene per conto del suo maestro, altrimenti dubitava che le sue spiegazioni, per quanto sensate e facilmente verificabili, gli sarebbero valse la clemenza. Tornava lungo il sentiero che dal vecchio Partenone conduceva alle vie segrete del Santuario quando si imbattè nei tre ragazzi, sudati, scarmigliati e col terrore negli occhi.
Gli bastò uno sguardo per capire come stavano le cose. “Siete impazziti? Volete disertare?”
“Spostati – gli intimò uno dei tre – non ne possiamo più di questo inferno, basta! Facci andare!”
“O vieni con noi – aggiunse un altro – intendi rimanere qui a farti uccidere, forse?”
Darius si spostò, per far loro capire che non li avrebbe fermati, se proprio volevano fuggire. “State facendo una stupidaggine – li avvertì, ad ogni buon conto – nessuno può lasciare il Santuario una volta iniziato l’addestramento, lo sapete perfettamente. Se tornate indietro sarete perdonati, potrete rimanere qui senza combattere…”
“Ed essere trattati come appestati per tutta la vita, come coloro che hanno fallito! Non se ne parla, vogliamo ben altro, vogliamo…”
“Cosa volete, miserabili codardi?”
Con un senso d’ineluttabilità, Darius alzò la testa. Sulla cima del picco che sovrastava il sentiero si stagliava la sagoma di un uomo. Troppo tardi, pensò cupamente guardando i tre disertori. Provava compassione per loro, e di riflesso un affetto immenso per il suo maestro, che nel Santuario apparteneva a una specie rara… un guerriero che aveva un cuore. Lui, Darius, non sarebbe mai stato costretto a scegliere tra la morte in addestramento e le incognite di una fuga dal Santuario. Del resto, Angel affronta gli stessi pericoli di questi tre, e lui non pensa affatto a scappare…
L’uomo saltò giù dal picco, atterrando tra Darius e i tre disertori, che si gettarono ai suoi piedi, supplicandolo. Questi li ignorò e si volse a guardare Darius, che fece un passo indietro, spaventato.
“Volevi fuggire con loro, tu?”
“Nossignore – rispose in fretta Darius – tornavo anzi nel Santuario, dopo aver svolto delle commissioni per il mio maestro… il nobile Aiolia, chiedete a lui!” Aveva parlato con voce stridula, sentendosi un codardo, ma non poteva evitarlo, perché naturalmente aveva riconsciuto quell’uomo, la sua armatura d’argento e i capelli di un biondo scuro che gli cadevano fino a metà schiena, quasi come un mantello. Lo aveva riconosciuto e non ci teneva affatto a suscitare la sua collera.
Argor di Perseo si volse verso i tre disertori, ignorandolo. “Così non vi piace il Santuario, eh?”
Le suppliche di clemenza dei ragazzi sembravano voler arrivare al cielo, ma l’espressione di Argor rimase impassibile. Darius pensò che li avrebbe massacrati di botte, ma il Santo d’Argento non accennò neppure a muoversi, se non quando voltò di nuovo loro le spalle, trovandosi proprio di fronte a lui. “Farò di meglio che essere pietoso. Vi porgo le spalle, approfittatene per fuggire!”
I tre ragazzi si alzarono, pieni di gratitudine, ma Darius poteva vedere l’espressione di Argor, e non vi era la minima pietà in essa. Qualcosa di viscido gli afferrò il petto, serrandolo, mentre i tre cominciavano ad andare… il giovane sentì qualcosa di freddo, forse il vento, che scostò i capelli di Argor dall’armatura… Darius non poteva vedere quel che avveniva, ma l’espressione del Santo d’Argento si fece sadica, demoniaca, e gridò ai ragazzi di stare attenti, ma era troppo tardi, lo capì dalle loro facce prima che dalle conseguenze del potere di Argor, perché i tre assunsero un’espressione di terrore e dolore, e un istante dopo quell’espressione fu definitiva.
I tre disertori erano diventati tre statue di pietra, congelati nell’istante della presa di coscienza che non erano stati perdonati.
Argor rise dell’orrore dipinto sul volto di Darius. “Questa è la fine dei traditori, ricordalo ragazzo!”
Darius non osava muoversi, temendo che il minimo gesto potesse essere interpretato come tentativo di fuga, e così rimase anche quando dall’ombra emerse una figura che conosceva bene. Fin troppo.
“Mi sei piaciuto, Argor – disse Shaina, accarezzando una delle statue con le unghie lunghe e nere, che lasciarono solchi profondi nella pietra – voglio farti una proposta, se l’accetti. Il sommo Saga mi ha affidato il compito di eliminare i traditori di Death Queen Island, pensavo di portare con me un compagno, per non affaticarmi più di tanto… cosa ne dici? Non ti umilia affrontare dei Santi di Bronzo, vero?”
Se scopre che l’ho vista in faccia mi ammazza seduta stante… costei è completamente pazza. Finalmente Darius ritrovò la mobilità delle gambe e si affrettò lungo il sentiero, tenendo gli occhi fissi sulla strada davanti a sé ed evitando risolutamente di guardare ancora quell’infernale guerriero, mentre rideva e rispondeva a quell’infernale donna che sarebbe stato felice di punire i traditori del Santuario, come essi meritavano. Non si fermò finchè non fu di nuovo alla Quinta e non si fu chiuso alle spalle la porta che separava il tempio zodiacale dagli alloggi privati del custode che l’abitava.
Il suo maestro usciva in quel momento dal bagno, con un asciugamano intorno alle reni e un altro col quale si frizionava i corti capelli ribelli. Aiolia sollevò le sopracciglia nel vedere il suo allievo sconvolto e gli chiese cosa fosse accaduto, prima che Darius si accasciasse su una sedia lì accanto, con ancora in mano le borse delle commissioni svolte ad Atene. Fece un profondo sospiro e raccontò quel che gli era appena capitato, sperando che Aiolia non lo prendesse per un codardo… non era paura la sua, anche se aveva temuto che Argor decidesse di pietrificare anche lui, tanto per non lasciare le cose a metà. No, quello che avrebbe turbato i sogni del giovane per molte notti a venire era stata l’indifferenza, la totale mancanza di pietà con cui il Santo d’Argento aveva punito un crimine tutto sommato veniale, dettato probabilmente dall’esasperazione di un momento. I traditori andavano puniti, ma non così… non senza neppure accertarsi di come stessero realmente le cose.
Aiolia non gli diede del codardo. Il suo volto s’incupì oltre ogni dire e gettò da una parte l’asciugamano che aveva tra le mani. “E’ assurdo – disse, più a se stesso che all’allievo – l’ordine di Athena era di mandare un emissario a sincerarsi delle intenzioni di quei Bronze, non di ucciderli. E Shaina è l’ultima persona che sarebbe disposta ad ascoltare le ragioni di quei ragazzi, poco ma sicuro. Quanto ad Argor… è difficile trovare un uomo più inflessibile di lui, nel Santuario.”
“Non è inflessibile, è disumano!” Protestò Darius, con tanta decisione che temette di venire rimbrottato. Non ci si rivolgeva così al maestro, ma non riusciva a dimenticare l’espressione di quei tre ragazzi, nell’istante in cui passava dalla gratitudine al terrore pieno di dolore della pietrificazione. Non gli importava di essere punito, voleva mettere tra sé e il modo di fare di certi guerrieri, lì nel Santuario, quanta più distanza possibile. Al posto di Angel me ne andrei, anche se ciò significasse perdere la possibilità di diventare Santo d’Oro, pensò, non sopporterei di essere addestrato da un uomo privo di umana compassione.
Con suo grande sollievo, anziché rimproverarlo, Aiolia sospirò. “La vita di un traditore appartiene al suo giustiziere, quei tre sono stati sfortunati nell’incontrare proprio lui. Argor sarà ripreso, ma nulla di più, purtroppo. Se mai sarà sconfitto, tutte le sue vittime torneranno in vita, e c’è solo da augurarsi…” si interruppe bruscamente, come se avesse detto troppo. Ma per Darius era più che abbastanza: aveva capito che il suo maestro condivideva il suo punto di vista, e una volta di più fu felice di essere addestrato da Aiolia, Santo d’Oro del Leone.
“Pensa tu a riordinare, Darius – proseguì Aiolia, cambiando discorso di punto in bianco – io devo andare alla Nona, a parlare con mio fratello. Gli ordini di Athena non erano questi, proprio per niente.”E, senza aggiungere altro, volse le spalle al suo allievo per andare in camera, a vestirsi per recarsi a parlare con suo fratello Aiolos.

Malgrado il caldo insopportabile, Shaina aveva freddo. Il gelo del suo cuore era tale da renderle insensibile non soltanto l’animo, ma anche la pelle, tanto che la donna si chiese per un istante, con amara ironia, se per effetto dello sbalzo di temperatura il suo corpo non avrebbe cominciato a fumare da un momento all’altro. L’armatura era gelida sulle sue spalle, la maschera era gelida sul suo volto. Lo detestava, ma era così che doveva essere.
Meglio quel freddo opprimente, schiacciante, del calore che aveva sentito salirle al viso quando quel maledetto giapponese le aveva fatto l’oltraggio più ignobile che una donna Santo potesse subire, quando aveva spaccato in due la sua maschera, la sua gelida, lucente, durissima maschera, esponendo agli occhi del mondo la sua carne calda, i suoi occhi umidi, la sua pelle morbida e vulnerabile. Sentiva ancora quel calore salirle alla testa, al ricordo.
Mai avrebbe perdonato Seiya per quel che le aveva fatto. Mai.
“Così è questa l’isola.” Accanto a lei, Argor si guardava intorno, del tutto ignaro del ribollire gelido e rovente che si agitava nel cuore della sua compagna di battaglia. “Degna cornice per il seme del tradimento, direi.”
“Sì.” Rispose Shaina, tanto per dire qualcosa. Lei non pensava che in quell’isola si stesse ridestando Ares, come le aveva detto il sommo Saga, ma in verità non si era fermata troppo a pensarci su. L’ordine era di uccidere i traditori e tanto le bastava. Con il beneplacito del gran sacerdote, laverò l’oltraggio che mi hai fatto, Seiya di Pegasus, pensò piena d’odio. L’aveva sconfitta una volta, questo sì, ma allora lei non indossava l’armatura ed era stata colta alla sprovvista… l’aveva sottovalutato, questa era la verità. Il cosmo di quel ragazzo ardeva più di quanto gli avesse accreditato, per la prima volta in vita sua aveva sbagliato a giudicare un avversario, e ne aveva pagato il prezzo più alto. Ma presto mi prenderò il giusto risarcimento, quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi.
Era ardente il cosmo di Seiya, sì… come bruciava, come l’aveva sentito caldo, vitale, forte… da quanto tempo non sentiva più un tale calore…
“Il ragazzo con l’armatura di Pegasus lo voglio per me – disse, mettendo a tacere pensieri cui non doveva prestare ascolto – esigo di vendicare l’oltraggio fatto a… al mio allievo Cassios, che si è visto portare via l’armatura da uno straniero. Ti aiuterò con gli altri, naturalmente, ma Seiya è…”
“Via Shaina – l’interruppe Argor con una risata – non è da te tanta apprensione. Vuoi il ragazzo? Prendilo, gli altri quattro traditori per me saranno appena sufficienti a scaldarmi. Se non fossi tu, ti sfiderei, per l’offesa di aver insinuato che quattro Bronze possano crearmi difficoltà.”
“Se non fossi io… vuoi dire se non fossi una donna?” Chiese tagliente Shaina, e dietro la maschera gli occhi le lampeggiarono in maniera pericolosa. Shaina, questo è il tuo viso? Mi aspettavo un demone, invece sei davvero carina.
Sei davvero carina…

“Ma no – replicò Argor, confuso da quell’improvvisa ostilità – volevo solo dire che, se non ti conoscessi tanto bene, penserei a un’offesa… null’altro. Non fraintendermi.”
Shaina si costrinse a calmarsi. Da quando quel Seiya le aveva strappato la maschera vedeva ovunque offese e insinuazioni, non poteva andare avanti così. Presto sarà tutto finito, si disse avviandosi lungo il sentiero. Ti troverò e metterò per sempre a tacere la tua voce, maledetto.
Quella voce che non taceva un istante, che la torturava con un tono stupito e gentile, che la costringeva a pensare di essere sempre, malgrado tutti gli sforzi fatti, soltanto una donna. Dietro la maschera, era una donna, e non riusciva a sopportarlo. Lei era un Santo, un guerriero, aveva rinunciato a tutto il resto per diventarlo, l’avrebbe dimostrato al mondo intero. Quella maschera era il suo volto ormai, e non avrebbe permesso a nessuno di pensare il contrario.
Sei davvero carina…

 

 

 

 

 

* Dall’Ipermito di Kurumada, io non ho inventato niente: Ares venne sconfitto da Athena in epoca mitologica, e fu una vittoria talmente schiacciante che il dio della guerra non potè mai più reincarnarsi da allora. Si vede che l’Athena dell’epoca dei miti era un tantino più seria della cerebrolesa con cui ci ritroviamo nel nostro presente…

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