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Sangue di Dea (III)

Aprì lentamente gli occhi, sbattendo le palpebre confuso mentre metteva a fuoco il soffitto a volta, sostenuto da colonne sottili, che in quel momento gli parve più alieno dello spazio esterno nel quale per poco non era rimasto intrappolato. Ci volle qualche istante perché ciò che vedeva trovasse la sua naturale collocazione e tornasse ad apparirgli familiare, il marmo lucido, l’architettura solenne, il portone di legno scuro dai fregi dorati dietro il quale si celava il meraviglioso giardino della Sesta… il luogo nel quale sarebbe morto, un giorno non lontano. Shaka della Vergine si levò a sedere e scosse il capo per schiarirsi definitivamente le idee, lottando contro il vago senso di nausea dovuto al ritorno in quella dimensione fatta di carne e forza gravitazionale, quindi si alzò in piedi. Sorrise di leggera ironia nel rendersi conto che aveva ancora gli occhi aperti, come un uomo qualsiasi che brucia il suo cosmo in maniera insensata, e li richiuse tornando alla sua abituale oscurità nella quale le percezioni si raffinavano al punto da permettergli di muoversi come se vedesse perfettamente. Il che, in un senso molto stretto, era vero.

L’uomo che giaceva accanto a lui era ancora privo di sensi, e Shaka si abbassò, lo prese per un braccio e lo mise seduto. Una lieve pressione ai gangli nervosi della spalla, che arrivavano direttamente al cervello, lo destò immediatamente facendolo sussultare per la sorpresa. Ikki si guardò intorno.

“Dove… ci… troviamo?” Articolò a fatica, mentre si riadattava a sua volta alla realtà terrestre. Shaka lo lasciò andare, certo che non sarebbe caduto.

“Va tutto bene? Non alzarti prima che il senso di vertigine sia passato completamente.”

Gli occhi del giovane Santo di Bronzo tornarono lentamente a fuoco, intanto che Ikki ricordava, realizzava e comprendeva. “Mi hai salvato… perché?”

Shaka non gli rispose. L’armatura della Fenice si era completamente disintegrata per la pressione dovuta allo sbalzo dimensionale, e la polvere bronzea, talmente leggera che l’impercettibile brezza della Sesta bastava a sollevare in spirali scintillanti, era tutto ciò che rimaneva delle gloriose vestigia immortali. La maglietta e i calzoni di Ikki ne erano intrisi, ma non c’era altro. Sarà sufficiente, per la Fenice. Si chinò e raccolse un po’ di quella sabbia impalpabile, che sfuggiva tra le dita.

“Non hai riportato gravi ferite, durante il combattimento – suo malgrado, l’impassibile Santo della Vergine sorrise d’ironia – escludendo la perdita dei cinque sensi, naturalmente, ma quella l’hai superata da te. Avverti ancora il cosmo che bruciasti in Death Queen Island?”

Ikki si rialzò, barcollante ma con lo sguardo fermo sul Santo d’Oro che l’aveva quasi giustiziato. “Ti assicuro che, se intendi attaccarmi ancora, te ne accorgerai, ovunque tu mi abbia portato.” Ringhiò, bellicoso.

“Ci troviamo al Santuario, nella Sesta Casa, e non sono stato io a condurti qui… ma ciò non ha importanza, ora – Shaka distolse deliberatamente l’attenzione dal suo giovane avversario per volgere il capo verso l’alto, verso la Tredicesima – il tempo stringe ed è ora che mi dimostri ciò che sostenevi, cavaliere… o hai forse paura, adesso che sei così vicino alla fonte delle tue tribolazioni?”

Ikki lo guardò senza capire. Chiaramente si domandava il perché di tutto quello.

“I tuoi compagni, o fratelli se preferisci pensare ad essi in tali termini, sono già sulla via della Tredicesima, pronti ad espiare il tuo tradimento, se necessario.” Lo informò Shaka, in tono neutro.

Il volto di Ikki si contrasse in una smorfia d’orrore. “No! Non devono farlo! Se affronteranno Athena e il suo sacerdote, il mio sacrificio a cosa sarebbe…”

“Athena o il suo sacerdote – lo interruppe Shaka, senza alzare la voce – è per questo che ho voluto farti salva la vita, cavaliere. Brucia il tuo cosmo, adesso, perché la Fenice risorga dalle proprie ceneri, e dimostrami che non ho commesso per la seconda volta un errore imperdonabile, credendo in te malgrado tutto!”

Gettò la polvere bronzea addosso ad Ikki, e al contatto col corpo del giovane, questa si incendiò come combustibile, una fiammata alta come un uomo, un incendio che divampò incandescente all’istante, bruciando l’ossigeno e divorando il corpo del guerriero che custodiva le vestigia immortali, tramutando per pochi secondi la Sesta Casa in un inferno dal calore insopportabile, nel quale solo il Santo d’Oro, protetto dalla sua armatura, rimase impassibile, guardando le lingue di fuoco che annerivano le colonne circostanti. La figura di Ikki non era niente più che una sagoma nera al centro dell’incendio, nel quale la temperatura superava di gran lunga il migliaio di gradi, molto più di quanto sarebbe stato naturale per un fuoco simile, perché quello non era un fuoco soltanto fisico… il cosmo di Ikki bruciava più delle fiamme, più dell’esplosione che portava alla nascita di nuove stelle, superava qualsiasi limitazione fisica e si elevava senza sforzo alcuno al livello di Shaka, quasi un suo pari, un detentore del Settimo Senso… Non più che questo, per ora, e prego Athena che tu non debba raggiungere lo stato di coscienza successivo, non in vita: durante la mia assenza è cambiato qualcosa, avverto un secondo mortale in possesso dell’Arayashiki, e il cosmo dorato che lo pervade è quello di Aiolos… ma è lontano, e io non credo che tale lontananza dal Santuario, ora, sia una coincidenza… Il seme del dubbio era stato gettato nell’animo del Santo d’Oro, e rosicchiava la serenità raggiunta del Nirvana come un topolino dai dentini aguzzi, disturbando Shaka al punto da indurlo a rimanere fermo, guardando l’incendio del cosmo davanti a sé che rientrava, si placava e con un ultimo palpito, un battito d’ali che aveva in sé i caratteri della gioia, rientrava nel corpo del Santo della Fenice, ora rivestito della sua armatura. Forse questo giovane possiede la chiave per svelare quel che tanto mi disturba. O forse no. Ma non tollero tale incertezza, non la tollero.

Ikki di Phoenix sollevò i pugni, guardando sbalordito i bracciali scintillanti della sua armatura, nei quali fiammeggiava il cosmo immortale che aveva creduto definitivamente estinto. “Perché… come hai fatto…?”

“L’armatura della Fenice può rigenerarsi completamente dalle proprie ceneri – rispose Shaka – una virtù unica, posseduta soltanto dalle tue vestigia. Attribuisci ad essa e al tuo cosmo il merito di quanto accaduto, perché nessun altro ha avuto parte in ciò.”

Finalmente Ikki tornò a guardarlo. “Perchè fai questo? Eri venuto per uccidermi, sono un tuo nemico e per poco non ti ho disperso nel cosmo… perché adesso mi aiuti così?”

Per pura cortesia Shaka si astenne dallo spiegargli che lui, dal cosmo nel quale Ikki l’aveva scagliato con la forza della disperazione, sarebbe potuto tornare in qualsiasi momento, vanificando il suo sacrificio. “Per un dubbio, cavaliere… un dubbio che seminasti nel mio animo in quell’istante, quando ti dicesti pronto a morire, pur di impedirmi di portare a termine il mio compito: ricordi quel che ti chiesi, allora?”

Ikki lo ascoltava, muto e attento.

“A che giova una vittoria, se non sei più vivo per gioirne? Questa fu la mia domanda, a cui non sapevo trovare risposta. A che giova vincere, quando perdi la vita nell’impresa?” Tacque un istante, consapevole della necessità di trovare le parole giuste, le parole precise, perché il Santo di Bronzo gli credesse, perché non pensasse a un tranello astuto nel quale farlo cadere, dopo tutte le morti e i tradimenti e la follia attraverso cui l’animo di quell’uomo si era forgiato. “Per salvare un amico – disse infine – per salvarli da una volontà oscura, e allora dicesti che essa si annidava qui, nel Santuario… parole da traditore, ma un traditore non arriva a sacrificarsi per i propri cari… non so, forse sei ugualmente in errore, ma è quel forse a turbare il mio animo… Athena è giustizia, ne sono certo, ma sono accadute delle cose mentre lottavamo, lontano dalla Terra, che danno nuova forza alle tue convinzioni… puoi chiarire i miei dubbi, mostrandomi finalmente qual è la verità?”

Per un breve istante, fu come se la Fenice spiegasse le ali, alle spalle di Ikki. “Andrò da Shun e dagli altri – disse questi, deciso – sono sicuro di quanto sostengo e te lo dimostrerò, Shaka, scoprirò qual è il demone oscuro che si annida nel Santuario e che ha condotto il mio maestro… e conseguentemente me… alla follia più abietta… e ti assicuro che, quando l’avrò scoperto…” Sorrise crudelmente, sollevando una mano e serrandola lentamente a pugno. Shaka notò che la cicatrice sulla fronte del giovane pulsava come una ferita fresca e si chiese come un guerriero tanto forte potesse essersi procurato un simile sfregio.

“Vai, allora – gli disse, scostandosi per liberare la strada verso l’uscita dalla Sesta – riabilita il tuo nome o muori con esso. Non posso fare altro.”

Ma, prima che il Santo di Bronzo gli passasse accanto correndo per raggiungere i suoi compagni, Shaka gli tese la mano, quasi senza rendersene conto, e trasse piacere dalla stretta ferma dell’altro, il suggello di una promessa che metteva in gioco tutto ciò in cui il cavaliere aveva creduto sino a quel momento. Sta accadendo qualcosa al Santuario, qualcosa di oscuro… ah, se solo avessi la certezza che il mio intervento arrecherebbe giovamento anziché danno!

Rimase ad ascoltare i passi di Ikki che svanivano all’esterno, quindi si volse verso l’entrata della Sesta. Non era ancora abbastanza sicuro di sé da recarsi alla Tredicesima, così imboccò con decisione la direzione opposta, verso il cosmo più saggio e puro che avvertiva nel Santuario in quelle ore tanto ambigue, verso la Prima Casa presidiata ora dal suo antico custode, il sommo Shion. Se c’era qualcuno capace di dargli delle risposte, non poteva che essere l’anziano Gran Sacerdote.

 

 

Qualcosa di vischioso e caldo le deponeva piccoli baci sul petto, ma Athena si costrinse ad ignorarlo per mantenere l’attenzione fissa sul dramma che si stava svolgendo: le gocce del sangue di Kanon cadutele addosso erano davvero l’ultimo dei problemi, visto che il suo fedele sacerdote, quel Saga che conosceva e amava fin da bambina, fronteggiava il gemello agitando un pugnale d’oro e fissandola con aria da folle. Dov’erano finiti il sorriso triste e la voce gentile del suo vicario terreno? Quel demone dagli occhi iniettati di sangue l’atterriva ancora più della consapevolezza di essere quasi morta, poco prima.

“Togliti di mezzo, idiota!” Ruggì il demone con le fattezze di Saga, e il gladio d’oro saettò contro Kanon, insieme a un tale spostamento d’aria da spazzare via qualsiasi uomo non fosse un Santo. Athena si sentì tendere la pelle del viso, pur protetta dietro il corpo dell’uomo che l’aveva tradita e che ora era la sua unica possibilità di salvezza. “Era quello che volevi anche tu! Non fingerti migliore di quel che sei!”

“Io non progettavo l’omicidio di Athena quando ti proposi il tradimento, Saga. Sono disposto a riconoscere le mie colpe, ma la tua follia ha pervertito quel che era il mio piano originario… sono l’unico responsabile di questa situazione, ma ciò non significa che ti permetterò di farle del male. Allontanati!”

E sferrò un pugno direttamente contro il gemello, contrapponendo la forza affinata in tredici anni di addestramento in Atlantide, sotto una pressione di mille atmosfere e più, alla follia devastante che emanava dal cosmo di Saga. Athena gridò premendosi le mani sulle orecchie, perché i timpani presero a dolerle in maniera insopportabile, tollerando a malapena la violenza di quegli attacchi che stavano scorticando il pavimento di pietra come un aratro che affonda nella terra. Schegge grosse come pugni si sollevavano e si disintegravano all’istante, i tendaggi si dissolsero come carta velina immersa in acqua, gli arredi si annerirono e si consumarono riducendosi in cenere, mentre i due contendenti rimanevano saldi al loro posto, a denti stretti, ciascuno risoluto nella propria decisione di non cedere neppure un palmo. Era lo stallo, ma occorsero svariati secondi prima che la giovane dea lo comprendesse appieno.

Non importa, un simile scontro di cosmi non passerà inosservato… i Santi d’Oro presenti al Santuario arriveranno subito e...

Rimase immobile in mezzo alla distruzione della sua camera da letto, fissando Saga da sopra la spalla di Kanon.

…e uccideranno il mio sommo sacerdote, perché il suo atto è di tradimento, perché è completamente folle… non perderanno neppure un istante, si coalizzeranno contro di lui e lo faranno a pezzi…

Athena ansimò, inorridita. Era successo tutto talmente in fretta, la sua mente stava ancora cercando di conciliare quel mostro omicida con l’uomo che l’aveva accudita fin dall’infanzia e che sempre, sempre, sempre aveva avuto cura di lei, arrivando talvolta ad opprimerla, ma dandole la certezza di avere qualcuno che l’appoggiasse, che la proteggesse… Tredici anni, pensò, Saga combatte questa battaglia da tredici anni, e in fondo l’ho sempre saputo… non ho mai fatto niente per aiutarlo pur essendo la sua dea, ho lasciato che si riducesse così… come posso biasimarlo se mi odia? E’ l’uomo a me più vicino, e non l’ho saputo soccorrere… e adesso morirà…

Per pura reazione alla crudezza di quei pensieri, Athena cominciò a tremare verga a verga, mentre Kanon serrava i denti e continuava a resistere. Quando ho lasciato il Santuario per recarmi in Atlantide, anche il mio cosmo ha lasciato Saga in balia del mostro che lo sta divorando… è tutta colpa mia, solo colpa mia… mi ha servita per tredici anni e il risultato è questo… non è giusto!

“Kanon – sussurrò, sapendo che, se l’avesse udita, non sarebbe stato con le orecchie, in quello scontro allucinante – Kanon, questa è opera tua?”

Non fu con parole che Athena seppe quel che doveva sapere, perché il Santo era troppo impegnato a contrastare la forza di Saga, forza che lentamente prevaleva, dato che Kanon era ancora debole, a malapena in grado di reggersi in piedi dopo la ferita inflittagli da Poseidone… a sostenerlo erano la sua determinazione e la forza del cosmo, e fu attraverso questo che la giovane dea colse la vergogna del traditore, il ricordo della sua maledizione, i lunghi anni passati in Atlantide a pianificare la rovina del Santuario. Seppe tutto, in un istante lungo come un battere di ciglia, e non appena ebbe saputo, seppe anche cosa voleva fare, cosa doveva fare… e quali sarebbero state le conseguenze per lei.

“Kanon!” Stavolta gridò, per superare il frastuono della battaglia, sapendo che la sua voce avrebbe distratto entrambi i contendenti in egual misura. “Kanon, smetti di combattere! Ritiriamoci ora, subito!”

Il cosmo di Kanon assunse sfumature di sbigottimento e di ribellione, l’equivalente non verbale della domanda: sei impazzita, per caso? Vuoi essere uccisa?

“Se davvero vuoi espiare la tua colpa, ascoltami – insistette la dea, tenendo gli occhi fissi su Saga – smetti di combattere e portami via da qui, il più lontano possibile, prima che arrivi qualcuno… portami in salvo!”

Accadde in un attimo: Kanon si opponeva ancora a quell’ordine, ma la sua era una resistenza soltanto interiore, perché Athena aveva parlato e la sola cosa che un suo Santo poteva fare era ubbidirle, quindi il guerriero deviò la forza dei colpi che si contrapponevano al centro della sala, come due spade impegnate in duello, e il potere di entrambi i gemelli finì contro la parete di pietra, sfondandola neanche fosse fatta di carta, generando un calore talmente intenso che i bordi dello squarcio si vetrificarono all’istante, divenendo perfettamente lisci. Athena si sentì afferrare per le braccia, sollevare di peso e poi lo stomaco le salì fino in gola, perché Kanon si era lanciato giù dalla torre, un volo tale da uccidere sul colpo un uomo comune. L’impatto con il suolo fu in effetti molto violento, e la fanciulla si sentiva ancora frastornata quando Kanon la mise giù e la sostenne, perché ritrovasse l’equilibrio mentre lo stomaco tornava pian piano alla sua giusta collocazione nelle viscere.

“Athena…” prese a dire Kanon, ma nello stesso momento la voce di Saga sopra di loro echeggiò, stentorea e potente e tuttavia arrochita da quell’alone di follia che ormai lo aveva completamente soggiogato.

“Tradimento! Tradimento! Kanon il proscritto ha profanato il Santuario e ha rapito Athena! Tradimento!”

“Furbo – commentò Kanon prima che la dea potesse dire alcunchè – in questo modo giustificherà lo scontro, che tutti i Santi nel raggio di almeno venti chilometri avranno percepito senza sforzo… dobbiamo fuggire subito, Athena.”

“Non… non occorre – era ancora difficile parlare chiaramente, dopo essere stata così sballottata – appena arriveranno i miei Santi spiegherò loro la situazione e…”

“Non crederai davvero di respirare ancora, all’arrivo dei Santi? Per allora tu sarai morta in fondo a qualche crepaccio, e io in balia dei tuoi paladini ansiosi di vendicarti… le ha calcolate tutte, quel figlio di puttana.” Replicò Kanon a muso duro, scandalizzandola.

“Saga non…”

“Saga è completamente impazzito – la interruppe Kanon, mentre nel Santuario si accendevano le torce e si udivano per ogni dove le voci dei guerrieri che chiedevano cosa fosse accaduto – me ne assumo ogni responsabilità, ma ora le cose stanno così, e tu sei in pericolo quanto me, se non di più… avresti dovuto permettermi di ucciderlo.”

“Lui avrebbe ucciso te – replicò sdegnosamente la dea – sei ferito e debole, non puoi affrontarlo in questo stato. Conducimi dai Santi d’Oro perché possano proteggermi, e dopo avrò una missione da affidarti.” Qualcosa di simile a un’idea, ancora troppo indefinita perché potesse definirla nulla più che una vaga ispirazione, stava cominciando ad affiorarle alla mente, dandole la speranza di poter rimettere le cose a posto. Dopotutto, Saga era nel profondo del suo animo ancora fedele alla giustizia…

“Se sarò ancora tutto intero, dopo che i tuoi Santi mi avranno visto insieme alla loro dea.” Replicò Kanon con sarcasmo, ma la prese per un braccio e senza altri indugi si avventurò lungo il sentiero che dalla Tredicesima scendeva verso l’agorà. Pur ferito e sofferente, il guerriero adottò un’andatura sostenuta cui la fanciulla non era abituata, ma Athena strinse i denti e si sforzò di mantenere il passo, ben sapendo di trovarsi ad affrontare una prova dura, anche più dura di quella appena superata in Atlantide.

Avvertiva però tutta la tensione nel cosmo di Kanon, chiaramente preoccupato di fare incontri poco graditi lungo la via, e cercò di parlargli in modo da rassicurarlo: “Vedrai che, non appena potrò parlare con uno dei Santi d’Oro…”

Per qualche strano motivo, l’istante prima che Kanon, senza alcun riguardo, le mettesse una mano sul petto per spingerla via mandandola a cadere tra le rocce ed evitarle di trovarsi in mezzo alla battaglia che li attendeva al varco, non fu il volto di uno dei suoi Santi tradizionalmente preposti alla difesa del Santaurio a comparirle davanti, ma quello insolente e abbronzato di un giovane giapponese, forse l’unico che l’avesse mai guardata per quello che era… una ragazzina che cercava di fare del suo meglio… senza peraltro grossi risultati, a giudicare dagli sviluppi recenti…

“EXCALIBUR!”

Il terreno tremò mentre lunghe fenditure diritte, così profonde che, a guardare in esse, si vedeva solo il buio dell’abisso, si aprivano tutt’intorno a loro, sezionando terra soffice e rocce granitiche con la stessa marziale facilità. Kanon si buttò di lato giusto in tempo per evitare di trovarsi in mezzo a quei colpi inesorabili, ma sarebbe stato letteralmente affettato se Athena non si fosse rialzata e non fosse corsa in mezzo alla lotta, costringendo il nemico a sospendere l’offensiva. Shura di Capricorn, la cui armatura d’oro splendeva anche nel cuore della notte, saltò giù dal promontorio con una facilità che avrebbe tratto in inganno sul suo reale stato, se non avesse avuto una benda a coprirgli gli occhi. Athena lo vide muovere la testa per localizzarla in modo da non rischiare di colpirla.

“Ti ha mandato Saga, forse? – domandò in fretta, per non dargli il tempo di attaccare ancora – se è così voglio che tu sospenda subito le ostilità, Shura. E’ un ordine, hai capito?”

Il Santo della Decima parve confuso. “Ma, Athena, questo traditore…”

“Non è un traditore, ma il mio salvatore. Gli ho chiesto io di condurmi lontano dal Santuario, proprio per incontrare te e gli altri Santi d’Oro, quindi puoi smettere di preoccuparti. Noi…”

“Il traditore…” ripetè Shura, in tono assente, come se stentasse ad afferrare la svolta imprevista presa dalla situazione. Athena sospirò, fece per parlare ancora, ma l’aria aveva appena cominciato ad uscirle dai polmoni che Kanon alle sue spalle la prese di peso, con quell’assoluta mancanza di delicatezza che sembrava caratterizzarlo, e spiccò un balzo di lato l’attimo prima che Shura lanciasse ancora l’Excalibur, esattamente nel punto dove si era trovata Athena.

“Shura!” Esclamò la giovane, stupefatta, ma non potè aggiungere altro perché Kanon la sbattè giù con tanta forza da farle mordere la lingua. Vide il Santo di Capricorn volgersi verso di loro e sollevare ancora la mano, dita tese, braccio verso il cielo. L’attacco del più abile di tutti i Santi, quando si trattava di tecnica marziale.

“Il traditore… ha ucciso Athena… devo uccidere il traditore…”

Kanon urlò quando Excalibur aprì lunghi tagli sulle braccia che aveva levato per proteggersi, e la giovane dea, pervasa dalla calma di chi si trova nell’occhio del ciclone, vide distintamente le rosse gocce di sangue precipitare tutt’intorno e rimbalzare come palline, tanto accadde in fretta.

“E’ stato… Saga – ansimò Kanon, mentre il sangue gli colava copioso dalle braccia – Shura deve essere stato… il primo ad accorrere… e si fidava del gran sacerdote… quindi non stava in guardia… lo ha… plagiato…”

Athena si portò le mani alla bocca, rendendosi finalmente conto (ma proprio conto conto) di quanto grande fosse il potere di Saga, di come la sua follia era in realtà lucida e calcolatrice, di quante possibilità avesse quell’uomo, di cui si era sempre fidata, di ucciderla e far ricadere la colpa su chiunque volesse… sui Santi di Bronzo dapprima, su Kanon poi… lei era la dea Athena, ma era ancora giovane ed inesperta, mentre Saga era il gran sacerdote, era un guerriero, uno stratega… e non aveva alcuno scrupolo.

“Shura! – gridò Athena, disperata – ti prego, torna in te, Shura! Ti fai sempre vanto di esser il più fedele dei miei Santi, ti prego, Shura…”

“E’ inutile – la interruppe Kanon indietreggiando, senza perdere d’occhio l’avversario – il colpo di mio fratello non gli permette di credere a nulla che non siano le parole di Saga. Shura ti è ancora fedele, ma ci ucciderà tutti e due, e solo dopo tornerà in sé.”

Il Santo della Decima avanzò lentamente, levando di nuovo il braccio. “Hai ucciso Athena… ora morirai, vigliacco traditore… assassino di dei…”

“Fuggiamo, Kanon – sussurrò Athena, stringendogli la spalla – non puoi sconfiggerlo nelle tue condizioni, non hai neppure un’armatura, e Shura è innocente… andiamocene!”

“Per me non c’è problema, ma come lo spieghiamo a lui?” chiese ironicamente Kanon, mentre Shura si lanciava di nuovo all’attacco. Athena chiuse gli occhi, spaventata.

 

 

Una ragazzina che cerca di fare del suo meglio, anche se non ottiene grandi risultati, pensava Seiya seguendo Aiolia e cercando di ignorare il cosmo minaccioso di Shaina alle sue spalle, devo vederla così, altrimenti è perfettamente inutile sperare che si risolva tutto…

Fu in quell’istante, mentre cercava di convincersi che Athena non era la creatura viziata e crudele che l’aveva indotto a credere alle parole di Ikki piuttosto che al cosmo del Santaurio, che dalla Tredicesima giunse qualcosa. Qualcosa di tanto intenso e potente che fece barcollare tutti gli astanti, e Mu, il più sensibile a quel genere di percezioni, dovette appoggiarsi a un muro per non cadere, perché l’effetto sugli uomini addestrati ed autoconsapevoli era simile a una mazzata nella nuca. Seiya si sentì stordito per un attimo, tanto da non riconoscere cosa era avvenuto, ma comprese subito che si era trattato di uno scontro… un’esplosione di cosmi talmente violenta da aver colto tutti di sorpresa. Seiya non aveva mai avvertito una tale devastante potenza, come se l’intera galassia fosse collassata per poi esplodere.

“Ma che cosa…”

I Santi d’Oro si erano già ripresi e Aiolia lasciò cadere a terra, senza alcun riguardo, il corpo inerte di Shun. “Athena!” Disse soltanto, prima di lanciarsi avanti, ma venne trattenuto per un braccio da Mu.

“La dea è illesa, amico mio – disse il Santo d’Ariete – il suo cosmo aleggia ancora per il Santuario, e avverto che almeno uno di noi è già quasi giunto al suo cospetto… non avverti un cosmo dorato alla Tredicesima?”

Aiolia strinse gli occhi, concentrandosi, poi sospirò di sollievo. “Shura… doveva essere rimasto nelle vicinanze.” Si passò una mano tra i folti capelli castani, scompigliandoli e rendendoli più simili che mai a una criniera leonina. “Non possiamo indugiare comunque, Mu: uno scontro di tale portata, alla Tredicesima, richiede la nostra immediata presenza. Affrettiamoci!”

“E cosa vorresti fare con loro?” chiese Mu, accennando ai Santi di Bronzo. Seiya deglutì, mezz’aspettandosi che Aiolia proponesse di farli fuori sul posto per liberarsi dell’impiccio e poter così correre da Athena, ma il Santo del Leone lo guardò con aria dubbiosa.

“Adesso abbiamo ben altro cui pensare… chiunque sia il nemico che minaccia la dea, deve essere debellato. Shaina, sei disposta a prendere in custodia questi proscritti, in attesa che Athena possa emettere il giudizio su di loro?”

“Che cosa?! – esclamò Seiya in preda al panico – vuoi lasciarci con questa pazza? Ha giurato di uccidermi!”

Aiolia strinse le labbra. “Non possiamo perdere altro tempo. Noi…”

“Hai la mia parola di cavaliere che non tenteremo la fuga e non ci muoveremo di qui – lo interruppe Seiya parlando a tutta velocità – siamo venuti per questo, o la nostra antica amicizia non conta davvero più niente, per te?”

“Credo sia meglio che vengano anche loro, Aiolia – intervenne Mu, conciliante – penso che quel che sta accadendo stanotte abbia a che fare con tutti noi, Santi di Bronzo inclusi. Bando agli indugi, rechiamoci alla Tredicesima!” Si sistemò meglio il corpo di Hyoga sulle spalle e riprese il cammino, camminando spedito. All’interno del Santuario gli era impossibile utilizzare il teletrasporto, e non poteva muoversi alla velocità della luce, se trasportava un altro uomo: il semplice attrito con l’aria avrebbe disintegrato Hyoga come carta bruciata tra le dita.

Aiolia esitò ancora un momento, poi si chinò, raccolse Shun e seguì il compagno lungo il sentiero. Seiya pensò di chiedere almeno la sua armatura, visto che sembrava prepararsi un combattimento, ma qualcosa nelle spalle incurvate del Santo del Leone gli fece supporre che la sua richiesta non sarebbe stata ben accolta, in quel frangente.

Un rumore di passi alle sue spalle gli fece capire che Shaina si era avvicinata, prima ancora di sentire la sua voce sussurrargli all’orecchio: “I Santi d’Oro bastano e avanzano per quel che accade alla Tredicesima. Sei pronto a concludere il nostro duello, Seiya?”

“Ti ho già detto che non mi batterò mai più con te – replicò questi, irritato – falla finita, una buona volta. L’emergenza adesso è un’altra!”

“Neppure se il mondo crollasse stanotte potrei perdonarti. Dovessi essere accusata di insubordinazione, dovessi smuovere cielo e terra, tu… me la… pagherai.” La voce della donna si spezzò sulle ultime parole e Seiya si volse a guardarla, stupito, ma colse soltanto la luce fredda della luna sui lineamenti impassibili della maschera. Quante volte quel simulacro ha nascosto le sue vere emozioni…?

“Non ti considero mia nemica – le disse, più gentilmente che potè – e il tuo disonore è stato un incidente… perché non puoi considerarlo tale e dimenticare tutto, Shaina?”

“Sei un idiota come tutti gli uomini.” fu la risposta, poi Shaina lo afferrò per un braccio e lo trattenne mentre i Santi d’Oro scomparivano oltre una curva. “Puoi difenderti o lasciarti uccidere, per me non fa alcuna differenza, perché in ogni caso tu stanotte morirai!”

L’attacco arrivò rapidissimo, e fu solo grazie ai riflessi affinati in lunghi anni di addestramento che Seiya non venne folgorato sul posto dalla furia della donna, riuscendo a mettersi in salvo con un balzo su una roccia lì accanto.

“Shaina, smettila! Non voglio combattere, come devo dirtelo?”

La roccia gli si frantumò sotto i piedi, obbligandolo a saltare via per non cadere di sotto, mentre la figura di Shaina si stagliava contro la luna, in un nuovo balzo d’attacco. Non proprio eroicamente, Seiya fu costretto a fuggire, inseguito dalle folgori della sua nemica.

 

Aiolia si fermò, avvertendo il cosmo argentato dell’Ofiuco esplodere con una rabbia tale da fargli pensare che il suo giovane amico-nemico fosse senza scampo alcuno… in un senso o nell’altro. Sogghignò, guadagnandosi l’occhiata incuriosita di Mu, ma non potevano fermarsi, perché l’emergenza al Santuario era molto più importante delle tragedie ormonali di una donna Santo alle prese con l’uomo che l’aveva costretta a prendere atto di essere, sempre e comunque, una fanciulla.

“Se la caverà – commentò il Santo della Quinta, riprendendo il cammino – oppure morirà espiando la sua colpa, e non mi riferisco al tradimento verso Athena. Affrettiamoci, Mu.”

L’aria del Santuario era satura di tensione, quella notte. Focolai di battaglie sembravano esplodere ovunque. Aiolia estromise con decisione il cosmo di Shaina che gli ronzava rabbiosamente nelle orecchie e si impose di ignorare tutto quel che non provenisse dalla Tredicesima, dalle stanze di Athena.

 

“ALI DELLA FENICE!”

La vampata di calore che l’investì fu tanto improvvisa da tirarle dolorosamente la pelle, e Athena riaprì gli occhi, guardando stupita il rogo che sembrava essere esploso nel punto dove si doveva trovare Shura, ma vide ben poco, perché Kanon le fece scudo col proprio corpo, in modo da evitare che si ustionasse a causa dell’onda d’urto.

Comprese subito a chi apparteneva quel cosmo di bronzo fiammeggiante, anche mentre la figura del guerriero che li aveva salvati non era niente più che una sagoma indistinta nell’accecante fuoco che si apriva al suo passaggio, palesando infine la presenza dell’ultimo uomo che Athena si sarebbe aspettata di trovare lì, nel Santuario.

“Ikki – mormorò – mi avevano detto… credevo…”

“Ti avevano detto il falso, e tu l’hai creduto – replicò aspramente il cavaliere – non so se sentirmene sollevato o meno: ma una dea inetta è da preferirsi a una dea malvagia, suppongo.”

Athena arrossì fino alle lacrime mentre Kanon diceva, minaccioso: “Chiunque tu sia, ti ringrazio per l’aiuto che ci hai dato, ma se le tue intenzioni sono meno che amichevoli…”

“Sto cercando i miei fratelli – disse il Santo della Fenice – i vostri guai mi lasciano del tutto indifferente. Dovrebbero essere proprio al tuo cospetto, Athena, ma mi par di capire che al momento nel Santuario le udienze sono sospese.”

Il tono sarcastico di quell’uomo, che aveva tradito per primo il Santuario innescando una catena di eventi la cui conclusione la vedeva fuggire nella notte dalla sua stessa casa, era tale da indurre Athena a riscuotersi per ribattere, ergendosi in tutta la sua statura: “Non saremmo in questa situazione, se non fosse per te! Se tu mi avessi subito comunicato quel che accadeva, invece di interrompere i rapporti col Santuario…”

“Oh, e a chi avrei dovuto fare riferimento, Athena? A te, che ti nascondi dietro le spalle di un rinnegato mio pari, o al sommo sacerdote che, stando alle ultime notizie, è più pazzo di un cane idrofobo?”

Athena provò, fortissimo, il desiderio di prendere a schiaffi quel maledetto Santo di Bronzo, per il semplice fatto che non aveva detto una sola parola che non rispondesse a verità e l’aveva detto nel tono di disprezzo che lei stessa avrebbe riservato ad altri, se si fossero trovati nella sua situazione, ma Kanon pose fine a quello scambio, intervenendo a sua volta con enorme sarcasmo.

“Temo dovrete rimandare i chiarimenti a un momento più consono, signori – disse, indicando alle spalle di Ikki – abbiamo un nemico da sconfiggere, come vedete.”

L’incendio della Fenice, per quanto capace di fondere anche la pietra, non poteva nulla contro un’armatura d’oro, e Shura si stava già rialzando, sempre con quei movimenti strani, a scatti, come un cadavere morto di morte violenta. Saga, oh Saga, come hai potuto, perché… perché non ho saputo comprenderti? Perché sono stata così cieca?

“I traditori… devono morire…” Shura alzò ancora il braccio per lanciare Excalibur, stavolta contro Ikki, ma fu nuovamente colpito, da dietro, e poiché non era preparato a ricevere un avversario alle spalle, fu nuovamente atterrato. Il cuore di Athena sussultò, quando vide chi stavolta era giunto in suo soccorso.

Una coincidenza? No, stanotte non esistono coincidenze: seppure può sembrare così, sono certa che le Parche, che tessono i fili della vita di ogni mortale, hanno intrecciato le esistenze di tutti noi, e la trama del disegno infine si sta svelando… proprio qui, proprio ora.

“Seiya…” fu solo un sussurro, probabilmente non udito neppure da Kanon che le stava ancora vicino, mentre il giovane giapponese accorreva da Ikki e, di slancio, lo abbracciava.

“Sei salvo! Sei vivo, allora! Aspetta che lo venga a sapere Shun…”

Ikki ricambiò l’abbraccio del compagno, ma solo per un momento, come se simili manifestazioni di affetto fossero eccessive per lui, e si scostò subito, per chiedere all’amico: “Shun è qui? Sta bene?”

“Beh, proprio bene no, ma almeno respira ancora… tu non sai cosa sta accadendo…”

“Me ne sono appena fatto un’idea.” replicò Ikki, indicando Athena col pollice. La fanciulla vide che Seiya spalancava gli occhi per lo stupore, per spostarli da lei a Kanon a Shura ancora a terra, e aprì la bocca per spiegargli rapidamente la situazione, ma in quel preciso istante il ragazzo si gettò di lato, appena in tempo per evitare un colpo che annerì il suolo dove si trovava fino a un secondo prima, mentre un nuovo arrivato piombava sulla scena con un grido di rabbia.

“Smetti di fuggire e affrontami, codardo!”

Ormai completamente disorientata, Athena riconobbe il Santo dell’Ofiuco, che fronteggiava Seiya con l’aria di non accorgersi neppure di quel che la circondava, tanto che, quando il giovane le accennò che si trovavano in mezzo a un dramma in pieno svolgimento, la donna parve quasi confusa.

Stanotte ogni dilemma irrisolto troverà la sua soluzione, così hanno deciso le Parche: posso solo augurarmi che non sia nei Loro progetti tagliare i fili della vita di alcuno di noi.

“Deve arrivare qualcun altro? Pensate sia possibile preoccuparci del pericolo immediato, ora?” chiese Kanon, per il quale evidentemente il dramma era diventato farsa… né Athena si sentiva di biasimarlo. Il cosmo di Shaina fremeva di una rabbia eccessiva e completamente permeata di ragioni personali, che nulla avevano a che vedere con il pericolo che si trovava nel Santaurio. “Saga ha cercato di uccidere la dea e siamo in fuga, Shura è stato plagiato e nessuno crederà alle mie parole, perché sono un traditore… potete esserci d’aiuto in qualche modo, almeno?”

“I Santi d’Oro si stanno recando alla Tredicesima per prestare soccorso – disse Seiya, sbattendo le palpebre mentre tentava di raccogliere le idee – posso recarmi da loro per avvisarli…”

“Ottimo, allora spicciati.” Kanon non perdeva d’occhio Shura, il quale una volta di più si rialzava, e adesso non si sarebbe più fatto cogliere di sorpresa: gli occhi inespressivi del Santo luccicavano in un modo che ad Athena parve demoniaco, come se il suo cosmo fosse stretto tra artigli oscuri, artigli che tutto avvolgevano e stritolavano. E’ completamente fuori controllo ormai, pensò guardandolo, ucciderà noi e chiunque altro troverà sul suo cammino, e questo proprio perché mi è fedele… Saga l’ha plagiato facendogli credere che tutti all’infuori di lui siano dei traditori, oh no, oh Shura. Quando capirà il delitto commesso, non se lo perdonerà mai.

Certamente no… ma rimaneva il fatto che, in quel preciso momento, Shura era una creatura delle tenebre appartenente a Saga, al lato malvagio di Saga. Esisteva ancora, in qualche meandro riposto dell’animo torturato del suo sacerdote, l’uomo retto e puro che era stato il suo appoggio per tredici lunghi anni? Athena chiuse gli occhi, come per escludere ogni possibile risposta negativa. Non voleva pensare che Saga fosse diventato un demone, anziché trovarsi in balia di esso.

“Athena.” La voce di Shura la fece sussultare. Il cavaliere d’oro la fissava coi suoi occhi vuoti.

“Athena – ripetè Shura – non temere. Ucciderò tutti questi traditori e ti ricondurrò dal sommo Saga, dove sarai al sicuro…”

“Non è così, Shura! – gridò appassionatamente la dea – Kanon non mi ha rapita, mi ha salvata! E i Santi di Bronzo sono stati spinti al tradimento proprio da Saga…”

“Che sciocchezza, il gran sacerdote non farebbe mai niente del genere.” Shura alzò il braccio, preparandosi a lanciare Excalibur, senza che un solo muscolo nel suo volto mostrasse la minima emozione. “Costoro ti hanno ingannata, approfittando della tua bontà d’animo… ma non preoccuparti, sistemerò tutto ora stesso.”

“Shura, ti prego…” La voce le si spezzò, vacillando sull’orlo del pianto, e attraverso la nebbia acquosa delle lacrime le parve quasi di vedere Atropo, la terza delle Parche, sollevare le forbici con le quali recideva i fili della vita dei mortali… no, pensò, no, io sono Athena, sono la dea Athena, posso non esserne felice ma è ciò che sono, e stanotte moriranno degli innocenti se non faccio subito qualcosa… Kanon è forte, ma è ferito e privo di armatura, eppure può tenere testa a Shura per qualche tempo, insieme a due Santi di Bronzo e uno d’Argento… ma il risultato finale sarà un massacro, nient’altro che un massacro, e sarà tutta colpa mia… no!

Oh Zeus, Padre degli Dei, se veramente ti incarnasti in questo mondo per aiutarmi, concedimi la forza di soccorrere i tuoi figli, perché non c’è altro motivo per cui me li affidasti… concedimi la forza di sottrarre i fili della vita di questi uomini alle cesoie di Atropo!

“Shura.” Le parve che non fosse neppure la sua voce, quella che parlò, perché pur provenendo da lei era diversa… più bassa, posata, calma e sicura, non la voce di una ragazzina alle prese con un ruolo che non riusciva a gestire, ma un’espressione della divinità che in lei viveva, che lei era. Sentì il suo cosmo allargarsi, espandersi fino ad avvolgere il luogo della battaglia, come una calda coperta in una notte d’inverno, e per un solo istante, tanto breve che avrebbe potuto non esserci affatto, negli occhi di Shura si accese un’emozione, come se qualcosa fosse penetrato nella sua mente stravolta dal colpo del gran sacerdote… un dubbio, o forse un inizio della comprensione.

Svanì subito.

“Shura – ripetè Athena, ogni paura e ansia svanite dal suo animo – mio cavaliere, Santo del Capricorno a me fedele, per quale motivo dubiti di ciò che ti dico? Saga ti ha colpito con la Maledizione Fantasma, eppure nella gabbia della tua mente si trova ancora il prode guerriero che ha ricevuto Excalibur in dono dalle mie mani, all’epoca dei miti… dove sei, Shura? Rispondi al mio cosmo, torna in te, aiuta la tua dea!”

Ecco, adesso lo avvertiva chiaramente… era come un ragno, un grande ragno nero con zampe lunghe e appuntite, saldamente conficcate nella mente del Santo d’Oro, piantate nei punti deboli che anche un cavaliere della gerarchia più alta possedeva, per il semplice fatto di essere umano: la fiducia in Saga, la spossatezza che ancora lo pervadeva dopo la guerra in Atlantide, il dolore della sua mutilazione, l’umiliazione di essere un invalido… la rabbia per non poter più combattere, in nome di Athena, come aveva fatto prima di diventare cieco, soprattutto questo. Ecco su cosa Saga ha fatto leva, ecco la ragione per cui Shura era vulnerabile: un Santo d’Oro non si può plagiare così facilmente, ma Shura si sente impazzire al solo pensiero di essere un peso anziché un sostegno per me… come può crederlo?

Socchiuse gli occhi, espandendo il suo cormo più che poteva, come aveva imparato a fare quand’era imprigionata nella colonna portante, sapendo che quell’emanazione era come un faro nel buio, per tutti i Santi presenti al Santuario. Sarebbero giunti entro breve, non c’era molto tempo, doveva salvare Shura subito, o gli sarebbero piombati addosso per ucciderlo: su questo non aveva il minimo dubbio. Come tu hai salvato me da Poseidone, ora salverò io te, mio paladino: liberati del ragno, fatti beffe di Atropo, lascia che ti aiuti…

Shura prese a tremare violentemente, mentre il cosmo di Athena diventava troppo forte per poter essere ignorato, mentre dentro di lui il colpo di Saga resisteva, aggrappandosi alla sua mente come un rivoltante parassita, stringendolo, soffocandolo. Lo sentiva soffrire, ma non poteva fare nulla, Shura doveva liberarsi e quello era il solo modo. Con le lacrime agli occhi, Athena insistette, finchè Kanon non la toccò sulla spalla, dicendole in un sussurro carico di tensione: “Basta, smettila, stai rischiando di…”

Dopodichè, avvenne tutto molto in fretta.

Shura cadde in ginocchio, urlando con le mani strette alle tempie come per un’emicrania insopportabile, mentre dentro di lui le sferzate del cosmo di Athena, del colpo di Saga, della sua stessa coscienza che lottava per riemergere lo laceravano alla stregua di un coniglio conteso da una muta di cani selvatici, e la voce di Athena si sovrapponeva a quella del gran sacerdote, che come una nenia snervante ripeteva di continuo alla mente stravolta del Santo: uccidi Kanon, uccidi il traditore, uccidi tutti quelli che si pareranno sul tuo cammino, per liberare Athena… e dopo, recuperata la coscienza di ciò che avrai fatto, ti toglierai la vita a tua volta, lasciando la dea vulnerabile e sola. Vai, Shura, vai mio burattino, vai…

Con un ultimo grido di dolore, il Santo d’Oro si alzò, gli occhi così iniettati di sangue che le pupille erano quasi scomparse in tanto livore, e si gettò contro Athena col pugno levato, per lanciare non Excalibur, ma un colpo qualsiasi, contro la persona che gli stava direttamente di fronte e che, per quest’unica ragione, doveva essere causa della sua sofferenza.

“Seiya, no! Scostati!”

Fece appena in tempo a parlare così, rendendosi conto che a pararlesi davanti non era stato Kanon, ma quel ragazzo giapponese che aveva sempre e solo causato guai… la risposta le giunse attraverso il cosmo, molto più rapida di quel che avrebbe potuto essere se pronunciata con parole.

Se tu ti salvi, i miei fratelli si salveranno con te, ormai l’ho compreso, nessuno ignora più la verità… mi basta questo, sapere che gli anni di addestramento non sono stati uno spreco della mia giovinezza, ma sono davvero serviti a proteggere la giustizia, anche se soltanto per impedire che il tuo sacerdote ti uccidesse… Athena, dea della giustizia!

“NO!”

Il sangue le schizzò sulle braccia, sul viso, ne avvertì il tiepido tocco perfino attraverso la stoffa leggera della camicia da notte che ancora indossava. Si rese conto di stare gridando solo quando Kanon l’afferrò per le spalle, tirandola indietro, mentre vedeva Seiya accasciarsi lentamente… molto lentamente… troppo, per essere un uomo colpito a morte da un Santo d’Oro.

“Shaina… Shaina… ma perché?”

Il mondo tornò più o meno a fuoco e Athena riuscì a vedere bene, con le mani premute sulla bocca per soffocare le grida. Il sangue non era di Seiya, non era neanche il suo, la dea era illesa. Stanotte tutti versano il loro sangue, me esclusa, pensò istericamente, guardando il Santo dell’Ofiuco che si aggrappava alle spalle di Seiya, con una debolezza tale da farla cadere, se il giovane non l’avesse sostenuta evitando che crollasse a terra.

“Avevo due… possibilità… di salvare… la mia dignità di donna Santo dal disonore… una era quella di ucciderti… l’altra era… era…”

Athena si sentì serrare la gola.

“… quella… di amarti…”

Con uno sforzo immane, Shaina si tolse la maschera e la lasciò cadere. La maschera urtò una pietra e si ruppe in mille pezzi.

“Da quando… quel giorno lontano… conobbi la tenerezza… grazie a te… sapevo che avrei dovuto scegliere… e non ho mai… io… ho sempre combattuto… per essere un guerriero… non potevo lasciare che tu… che tu…”

Un tremito squassò il corpo della donna, che adesso sembrava assurdamente minuto, intrappolato dentro un’armatura troppo grande per lei, troppo pesante.

“Lo so… di non essere degna del tuo amore… non lo merito, per tutto il male che ho fatto a te… e a molti… perdonami… non sono degna di morire tra le tue braccia…”

Shura era rimasto immobile, con il pugno ancora levato, quasi fosse stato tramutato in pietra dallo scudo di Medusa.

“Shaina, non dire sciocchezze… tu non morirai!” Per la prima volta, Athena vide la paura negli occhi del Santo di Pegasus, una paura che divenne orrore quando alzò una mano per voltare il corpo della donna e la vide rossa di sangue.

“Seiya… devi sapere… la missione di Marin… lei… per ordine di Athena… tua sorella…”

L’averla nominata servì quantomeno a riscuoterla, e Athena si liberò dalla presa di Kanon per avvicinarsi, ignorando la pozza di sangue che si allargava lentamente. Evitò di guardare Seiya che stringeva a sé la sua nemica di sempre, si impose di non ascoltare le parole che si dicevano i due, la pace soporifera che scendeva adagio sul cosmo stremato dell’Ofiuco, e fronteggiò Shura.

“Hai ucciso il nemico – disse, con voce fredda e controllata – sei libero, mio cavaliere.”

Che non l’abbia uccisa davvero… Atropo, stai lontana dai miei cavalieri, stanotte!

Shura alzò gli occhi a guardarla, mentre la consapevolezza tornava in essi, e con lei la presa di coscienza di ciò che era accaduto. “A… Athena… cosa…”

Malgrado la situazione, la giovane dea non riuscì a non sorridere. Mi sta guardando… non se ne rende conto? “Bentornato, Shura. Abbiamo sentito molto la tua mancanza.”

“Io… cosa ho fatto…”

“SHAINA!”

Il grido li fece sussultare tutti, perfino Ikki. Seiya piangeva, come Athena non aveva mai visto piangere un uomo, e serrava il corpo della fanciulla in una stretta disperata, mentre le lacrime gli solcavano il viso e cadevano a terra. Udì i passi di Kanon che le si avvicinava.

“A quanto pare era necessario il sacrificio di un nemico perché Shura tornasse in sé. Devi ad Ofiuco la tua sanità mentale, cavaliere.”

Il volto del Santo del Capricorno era pallido come un cadavere, nella luce della luna. “Io… io non…”

Mentre posava, con ogni riguardo, il corpo inerte di Shaina a terra, fu come se Pegasus emergesse da un cielo in tempesta, da un uragano nei boschi, come se il cosmo di Seiya si dilatasse tanto da spazzare via ogni cosa sul suo cammino. E’ dotato, il ragazzo, fece giusto in tempo a pensare Athena, prima che il giovane la superasse, spingendola via senza alcun riguardo, per porsi di fronte a Shura che lo guardò come un coniglio preso al laccio.

“Tu…” I lineamenti di Seiya si contorsero, mentre si affannava in cerca delle parole. “Tu, lurido vigliacco, verme indegno di esistere, come hai potuto colpire una donna? Se il tuo bersaglio ero io, perché non hai deviato il tuo colpo? Ti definisci un Santo d’Oro, ma non sei altro che un sicario da quattro soldi, uno sporco assassino!”

Ikki intervenne, forse perché si rendeva conto meglio di tutti i presenti quanto devastante potesse essere il colpo mentale di Saga: “Seiya, non è così, Shura non era responsabile delle sue azioni, lui non…”

Fu come gettare benzina sul fuoco. “Ah, non eri responsabile? E’ questo quello che dite, ogni volta che commettete qualche crimine in nome di quel pazzo che governa il Santuario al posto di Athena, eh? Rispondi!”

Shura non fece neppure il gesto di replicare e Seiya, perdendo definitivamente le staffe di fronte all’immobilità dell’antagonista, gli sferrò un pugno in pieno viso, che il Santo d’Oro incassò senza battere ciglio. Un filo di sangue gli colò dal labbro, e fu tutto.

“Era come se… se un demone governasse  le mie azioni – disse Shura, adagio – capivo quanto accadeva, ma il mio corpo non mi apparteneva… non riuscivo a ribellarmi. Perdonami, Athena. E anche tu, ragazzo. Quanto alla tua compagna…”

Superò il Santo di Pegasus, spiazzato da una reazione così poco congrua con la rabbia furibonda che aveva pervaso Shura fino a poco prima, e si chinò sul corpo esanime di Shaina. Athena avvertì il cosmo del Capricorno che si concentrava sulle mani del guerriero e annuì, avvicinandosi per dare il suo contributo. Il cuore di Shaina batteva ancora, sempre più debole, sempre più lontano, ma l’ultima scintilla non era ancora spenta.

O Parche, continuate a intessere la trama della vita di questa fanciulla, perché proprio adesso ha scoperto ciò per cui vale la pena vivere… sarebbe troppo crudele tagliare adesso il suo filo, abbiate pietà, ve lo chiedo come Athena e come… donna…

Il petto di Shaina si sollevò. Una volta. Due. Si fermò. Poi riprese a sollevarsi, adagio ma costantemente. Shura si rialzò tenendola tra le braccia.

“Ha bisogno di cure immediate, ma può ancora salvarsi… come è successo a me. Pagherò il mio debito nei suoi confronti, ed espierò le mie colpe, Athena, te lo giuro.”

“Cavaliere – replicò la dea – non ho mai dubitato del tuo animo, sebbene la tua mente fosse stata plagiata da una volontà oscura. Sei sceso negli Inferi e ne sei riemerso proprio perché la tua devozione non è mai venuta meno… non ti rendi conto che la guerra che hai appena vinto ti ha reso di nuovo il cavaliere che eri?”

Shura pareva perplesso, così la giovane sollevò una mano e gliel’agitò davanti, sorridendo. “Shura, tu… tu ci vedi!”

Il Santo d’Oro barcollò sotto il peso della rivelazione, tanto che per poco non lasciò cadere Shaina. Seiya si fece subito avanti per riprendersela, e Athena ignorò la stretta che quella premura le procurò al cuore.

“Ma che bel quadretto – la voce di Ikki fu come un sipario che si cala a fine spettacolo, concludendone la magia – spero di non risultare troppo importuno, se di fronte a tanto amore e tanti miracoli mi premuro di ricordarvi che il Santuario è in mano ad un folle schizofrenico che vuole uccidere Athena e noi con lei. Non che morire mi spaventi, ma è un’esperienza che eviterei volentieri, in questa fase della mia vita.”

“Se Saga è ridotto così la colpa è soltanto mia – intervenne Kanon a mezza voce – Athena, ti chiedo licenza di tornare al Santuario e concludere il duello iniziato, in modo da espiare la mia colpa.”

Athena si accigliò, ricordando l’ispirazione avuta secoli prima… o solo pochi minuti?, prima che Shura li attaccasse. “No, Kanon. Assolutamente no.”

“Ma, Athena…”

La giovane dea lo ignorò e si rivolse agli altri. “Shura, voglio che tu porti Shaina al sicuro, e lungo la strada trasmetta a tutti i Santi il messaggio che non si rechino alla Tredicesima per alcun motivo. Torna solo quando sarai certo che l’Ofiuco si troverà in mani amiche, hai capito?”

Shura forse avrebbe voluto protestare, ma non era nella posizione di contestare Athena neppure se questa avesse parlato del tempo, così chinò il capo.

“Seiya, Ikki… seppure in buona fede, vi siete macchiati di tradimento nei confronti del Santuario, ma la vostra presenza qui mi fa supporre che vogliate rimettervi al mio giudizio: è così?”

I due Santi di Bronzo si scambiarono un’occhiata, quindi annuirono.

“Ebbene, eccolo: mi recherò alla Tredicesima per affrontare Saga, e voi verrete con me, avendo a vostra volta molte ragioni per esigere soddisfazione. Coltivo ancora la speranza che il mio sacerdote rinsavisca.”

“Athena…” prese a dire Ikki, ma un gesto imperioso della dea lo mise a tacere.

“E’ una speranza meno fragile di quel che credete. Kanon!”

“Kanon è agli ordini di Athena.”

“Kanon, tu che hai maledetto il tuo gemello, hai a tua volta un torto da redimere, quindi ascolta bene: la statua di Athena, in cima alla Tredicesima, non custodisce solo l’Armatura Sacra che sarà necessaria nella guerra contro Hades, ma altri due simulacri, che Saga vuole certamente per sé: l’emblema di Nike, che dona la vittoria a chi lo possiede, e lo scudo di Athena, che protegge da ogni male.”

I Santi annuirono: erano cose che nel Santuario conoscevano tutti, proteggere tali reliquie era uno dei compiti fondamentali del sommo sacerdote.

“Kanon, io affronterò Saga – alzò una mano per stroncare sul nascere ogni possibile protesta – ma tu dovrai procurarmi la Nike e lo scudo sacro, in modo che mi sia possibile salvarlo. Se necessario, i Santi di Bronzo ti aiuteranno, anche se sospetto il loro compito principale sarà impedire che i Santi d’Oro si intromettano in questa lotta. Non voglio che Saga sia ucciso, non lo merita. Hai capito bene?”

Se anche pensava che la sua dea fosse completamente impazzita, Kanon non lo diede a vedere. Un autocontrollo ammirevole, capisco perché è riuscito a fare quel che ha fatto, pensò la fanciulla. “Prenderò le armi che ti daranno la vittoria o morirò nel tentativo, Athena.”

“Bene.” Athena fece un profondo respiro, bandì dal suo animo ogni esitazione e infine si volse verso il sentiero da cui lei e Kanon erano arrivati, fuggendo dal demone che ora

(era diventato)

possedeva il sommo sacerdote del Santuario.

“E’ giunto il tempo: i cavalieri hanno salvato Athena, ora sarà Athena a salvare i suoi cavalieri.”

E si mise in cammino.

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