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Marzo

1 Marzo

 

Ho espresso ‘qualche perplessità’ al grande Mu sul fatto che una micetta possa attraversare il continente eurasiatico tutto da sola e in un lasso di tempo tanto ridotto, aggiungendo se non era possibile che, teletrasportandosi, il mio maestro avesse compreso nel pacchetto anche Morgana. La sua risposta mi ha piuttosto abbattuta, perché a quanto pare perfino la mia gatta è più forte di me.

Dice il mio maestro: “Il cosmo è una forza interiore che alberga in ogni creatura vivente, dalla più piccola alla più imponente. Tu credi che esso dipenda dalla capacità di concentrazione e dalla disciplina mentale che si ottengono con un lungo e scrupoloso – qui ha calcato la voce sulla parola scrupoloso – addestramento, ma non è così, non soltanto. Se lo fosse, le gerarchie tra Saints non avrebbero motivo di esistere.”

“E quindi?”

“Il Settimo Senso, Luna. E’ qualcosa che supera il pensiero, l’intuizione, è un contatto diretto e immediato con l’eterno dell’universo infinito. A quanto pare…” Si è interrotto e ha fatto una specie di risatina, come se la cosa lo divertisse da morire. Eh già, per te sarà anche divertente, maestro, ma la mia autostima sta leggermente scendendo in picchiata. “…a quanto pare la tua gattina, pur non essendo certo una creatura particolare, possiede in sé una forza cosmica che, supportata dal suo istinto, le consente di acquisire uno stato molto simile al Settimo Senso. Presumo sentisse la tua mancanza e desiderasse ritrovarti, anche se naturalmente non lo sapremo mai.”

Silenzio, rotto solo da Morgana che mi faceva le fusa in braccio. “Mi stai dicendo che il mio gatto possiede un cosmo?”

Dai, suona una scempiaggine solo a dirlo!

“Non vedo altre spiegazioni – ha risposto Mu – e non hai ragione di esserne tanto sconvolta: qualunque forma vivente possiede un cosmo, o non sarebbe tale. Ne’ è strano che un animale simile si trovi proprio qui, al Santuario. Dove altro potrebbe trovare facilmente asilo, la tua micetta?”

Mi sono sentita girare la testa intanto che provavo a immaginare tutti i piccioni, topini, cani, gatti, cavalli, asini, pappagalli, canarini e lucertoline che ci sono da queste parti. Meno male che il Santuario è ad Atene, direi che delizie come leoni ed elefanti possono essere un problema altrui.

Ho cercato di ricondurre quella surreale conversazione su un piano più, diciamo, razionale. “Sarebbe l’origine di tutte le leggende sugli animali magici, maestro? Sto pensando ai ‘familiari’ delle streghe, gatti neri, roba così…”

Roba così, precisamente – ha annuito Mu – ma non preoccuparti, la mente di questa gattina, come quella di tutti gli animali, è troppo limitata per poter utilizzare il cosmo alla nostra stessa maniera. Goditi la sua compagnia senza preoccupazioni.”

“Già, gli animali sono troppo stupidi per usare il cosmo per ammazzarsi a vicenda.” Ho replicato io sarcastica, ma come ho già avuto modo di rilevare in diverse occasioni, l’umorismo qui non è molto apprezzato, e ho rimediato venti giri di corsa. Ah, casa dolce casa…

Insomma, la mia gatta possiede il Settimo Senso e io no. Buon per lei che possiede anche sette vite, perché sto rosicando talmente tanto che almeno un paio gliele voglio togliere.

Uffa!

 

(A SERA)

 

Mi sto liberando dalla mia ingenuità, perché non mi aspettavo certo un paio di giorni di riposo dopo i casini di Goro-ho e il lungo viaggio in aereo. Ho avuto giusto il tempo di mettere giù le borse, salutare Kiki, infilarmi la solita tuta d’addestramento invece dei vestiti cinesi che avevo dall’altra parte del mondo (e la mia autostima è un po’ aumentata: tutti gli esercizi mi hanno tonificata alla grande, mi sta venendo una silohuette davvero mica male! Bah, tanto qui tutte le donne Saint hanno questo fisico, la cosa non interessa a nessuno) e il vecchio caro addestramento dove la cosa più importante è sopravvivere è ricominciato.

Tra l’altro, il mio maestro era alquanto distratto, credo preoccupato, quindi la cosa si stava facendo decisamente complicata: un esper che non bada troppo a dove mira quando cerca di assassinarti è piuttosto pericoloso, ecco.

“Maestro, forse sarebbe meglio…” ho cominciato io, con l’intenzione di dirgli che magari era il caso di laciar stare il mio addestramento dieci minuti per andare a conferire con Athena, in modo da liberare la mente dagli affanni, ritemprare lo spirito e recuperare la pace interiore.

E, incidentalmente, smetterla di tentare di spaccarmi la testa.

Purtroppo per parlare mi sono distratta, e siccome Mu non mi ascoltava neanche di striscio mi sono presa una pietra da quindici chili in pieno stomaco, volando in un’elegante parabola fino a spiaccicarmi contro un’altra roccia che delimitava il campo.

Chi ha inventato il detto che le donne non si picchiano neanche con un fiore non era un Saint di Athena, poco ma sicuro.

Me ne stavo lì distesa, cercando di respirare senza vomitarmi l’anima, quando un’ombra mi ha oscurata e ho alzato gli occhi. Mi aspettavo il grande Mu che finalmente tornava in sé, e invece era Milo. Milo con la sua scintillante armatura d’oro, Milo con i suoi occhi del colore di un cielo estivo, Milo che guardava verso il basso con un’espressione che non era un’espressione. Se avesse aperto la porta al postino avrebbe avuto la stessa faccia. Mi si è fermato il cuore.

“Che cosa fai qui?” La voce del mio maestro era più vicina e Milo si è girato per parlargli, dandomi le spalle mentre io lottavo per tirarmi su. Come se non esistessi neppure.

“Si presumeva che saresti subito andato a conferire con Athena, dopo quanto accaduto – ha risposto – l’esplosione dei cosmi a Goro-ho era così intensa che è stata avvertita perfino qui. La situazione è critica, vero?”

“Potrebbe esserlo – ha risposto Mu – ma non è urgente, e ho dei doveri come maestro.”

Qui Milo si è degnato di voltarsi di nuovo a guardarmi, con un piccolissimo cenno del capo a mo’ di saluto, tipo quando incontri un conoscente per strada. Se non avessi saputo che mi sarei rotta il piede, gli avrei tirato un calcio negli stinchi, giuro. La prossima volta che devo sistemargli il Cloth, lo faccio con l’acido muriatico!

“Vedo – ha risposto freddamente – ma non credo che la preparazione di Luna soffrirà molto, se sospenderai l’addestramento per un’ora o due. E’ vero che si è palesato un Black Saint?”

“E’ così – ha risposto Mu – bene, se sei tanto in ansia, vieni con me, allora.”

Si sono guardati negli occhi per un momento, e ho avuto l’impressione che tra loro fosse passato qualcosa che non ho capito, sul momento. “Mi stavo recando all’agorà – ha replicato Milo alla fine – ma ti raggiungerò presto.”

C’è stato un attimo di silenzio, poi Mu mi ha detto di tornare alla Prima finché non fosse tornato e si è avviato. Io ho deciso di prenderlo alla lettera e ho voltato le spalle a Milo, allontanandomi quanto più in fretta la mia zoppia mi consentiva.

Neppure quando cerco di conservare un po’ di orgoglio mi riesce di fare un’uscita di scena decente, porca miseria.

Non gliene fregava niente. Solo questo riuscivo a pensare. Il suo comportamento era inequivocabile e io non volevo mettermi a piangere, non davanti a lui, almeno. Eh già, figuriamoci se non ne ha cambiata una a settimana da quando sono andata via, e io scema a crederci, scema che non sono altro, scema scema scema…

Mi sono sentita prendere per un braccio e, siccome non è che il mio equilibrio fosse perfetto, per poco non sono caduta. Ma almeno quest’ignominia mi è stata risparmiata.

“Dove vai? Non mi saluti neppure?”

“Ciao.” Ho risposto. Mi piacerebbe dire che ho liberato il braccio e me ne sono andata tutta fiera, ma la verità è che, appena me lo sono di nuovo ritrovato di fronte, il mio cervello se n’è andato in vacanza e il cuore ha cominciato a lavorare anche per lui, assordandomi di battiti.

“Va tutto bene? Hai preso una gran botta…”

“Ti sembra che vada tutto bene?”

“No. Vieni qui, mettiti all’ombra, almeno.”

Senza lasciarmi il braccio mi ha costretta a seguirlo sotto uno dei pochi alberi superstiti del Santuario (grazie a un ordine di Saori che impone di allenarsi su oggetti che non impieghino vent’anni a ricrescere).

“Questo te l’ha fatto lui?” mi ha domandato, sfiorandomi il livido sul collo. Lui che mi toccava il collo. E’ un miracolo se non sono diventata una pozzanghera in quell’istante.

“Se per lui intendi il mio maestro, no… è stato quel Black Saint…”

Milo ha annuito. Poi, senza mezzi termini come è d’uso da queste parti, mi ha detto che il grande Mu era venuto a fargli un certo discorsetto, e io mi sono sentita gelare il sangue. Gli ha detto che deve lasciarmi perdere, ho pensato, glielo ha detto ed è per questo che si comporta così, sta cercando le parole giuste… di sicuro non vuole rompere l’armonia con i suoi compagni…

Ho deglutito preparandomi, pregando tutti gli dei conosciuti (tranne Kalì che non se lo merita, ecco) di non farmi piangere, almeno quello, almeno sul momento.

“Sì?” ho detto con un fil di voce.

“Sì – ha confermato lui – è molto, come dire, protettivo nei tuoi confronti. La sua analisi sulla mia persona e le mie… diciamo amicizie, non è stata particolarmente lusinghiera.”

Ho cercato di immaginarmi il grande Mu che gli dava del donnaiolo impenitente e devo dire che ci sono riuscita benissimo, tanto che ho sorriso sotto la maschera. Ce l’avessi io il coraggio di fargli certe scenate!

“Mi dispiace se ti ha offeso. Ti assicuro che non volevo dirgli niente, ma lo ha capito e…”

“Non essere sciocca, di certo non è qualcosa di cui vergognarsi o da tenere nascosto – ha sospirato – almeno per me. Ma il tuo maestro la pensa diversamente.”

Ecco, ho pensato. Ci siamo. “E quindi?”

“Hu… gli ho promesso di conservare un adeguato contegno nei tuoi confronti. Mi è parso giusto farlo, visto che le sue intenzioni sono di proteggerti.”

“Ed è per conservare un adeguato contegno che quasi non mi hai guardata in faccia, prima?”

Milo ha sorriso, facendomi all’istante accettare quella e tutte le altre condizioni che avrebbe potuto porre. “Penso sia giusto tranquillizzare il tuo maestro sul rispetto che intendo portarti. Dopotutto, Mu non sarà certo con noi tutto il tempo, giusto?”

Logica inoppugnabile. Non avevo niente da replicare, e del resto immagino fin troppo bene Mu che pretendeva un contegno adeguato da un suo pari, specialmente visto che la sua situazione è un po’ spinosa: come compagno di Milo e mio maestro si ritroverebbe davvero in una posizione antipatica, se dovessimo lasciarci (se lui lasciasse me, diciamo, perché non sono così stupida da mollarlo io… vorrei vedere chi lo sarebbe!). Mentre pensavo a queste cose ho sentito un fresco sul viso, e mi sono accorta che Milo, vedendo che io non lo facevo, mi aveva sfilato la maschera.

“Comunque sia, adesso Mu non c’è e l’adeguato contegno da tenere in simili circostanze è ben diverso, non trovi?”

Togliere la maschera a una donna Saint (o similari) da queste parti è un gesto molto molto audace, quasi come baciare la suddetta, ammaliata e completamente alla sua mercè…

 

…e vorrei concludere qui, perché sarebbe un finale stupendo, ma purtroppo ho rovinato tutto, come al solito. Ho messo una mano sulla bocca di Milo e gli ho chiesto, ansiosamente: “Prima dimmi una cosa, ti prego… è importante!”

“Se posso…”

“Riguarda il mio potere.” Ho aggiunto per catturare meglio la sua attenzione, e lui si è fatto subito serio.

“Sì?”

“Ecco…”

“Hai avuto qualche presagio di sventura, Luna?” Mi ha chiesto in tono preoccupato. Che tesoro!

“Non so… dovrei sapere se tu…”

“Cosa?”

“Ecco… porti i boxer o gli slip?”

 

 

2 Marzo

 

Quasi dimenticavo: porta gli slip. Meno male, quello era solo un incubo.

 

 

5 Marzo

 

A volte ritornano, oggi ho incontrato Marin. Pazzesco, mi ero così abituata ad evitarla che neppure ci facevo più caso, ma oggi mi ha placcata fermandomi lei e chiedendomi senza tanti preamboli, come se tra noi non fosse mai successo niente, se avevo familiarizzato coi paesini attorno al Santuario. Le ho risposto di sì, chiedendomi se voleva fare pace o che altro, ma lei ha soltanto aggiunto che sta cercando una persona, la sorella di Seiya per l’esattezza, e di informarla se per caso vedo qualche ragazza orientale in giro.

“Siamo ad Atene. Giapponesi ce ne sono dappertutto, come faccio ad individuarne una?” Ho domandato, e lei mi ha risposto freddamente che le interessavano solo quelli che vivono qui stabili. Le ho ancora chiesto come si distinguevano dagli altri, ma temo di aver rovinato quella che poteva essere una specie di rappacificazione, con le mie domande che sembravano un tentativo di polemizzare, perché quando se n’è andata aveva un’aria rigida come se volesse strozzarmi.

Più tardi ho incontrato Milo e gli ho chiesto come fare per smetterla di rovinare sempre tutto parlando a sproposito. Risposta: “Tu smettere di parlare a sproposito? Bisognerebbe ucciderti, Luna cara.”

Lo perdono solo perché ha detto cara, ecco.

 

 

6 Marzo

 

Forse, e sottolineo forse, al Santuario hanno dimenticato del mio rapporto con Death Mask, visto che la gente ricomincia a parlarmi. Haruko e Sindel pare abbiano fatto una feroce campagna di informazione spiegando a destra e a manca che quanto successo non dipendeva da me, visto che il mio cosmo fa talmente schifo che solo un idiota penserebbe che posso diventare un Saint, addirittura un Gold Saint (ereditando il Cloth di Cancer, vuole la fantasia popolare). Ma che amiche adorabili che ho, non sono assolutamente impagabili? Ho detto loro che se non la piantano di difendermi le prendo per il collo e sbatto le teste una contro l’altra. E non ho detto loro che sto con Milo, così imparano!

In verità faccio molta fatica a preoccuparmi per Death Mask, per le sue minacce e per i Black Saints che sembra incombano. Ormai controllo il mio potere abbastanza bene da non rischiare visioni indesiderate, perciò quel Cancro (del mio sistema nervoso) è bello che bloccato. Rosica pure all’inferno, Pasquale Calogero, la mia testa è proprietà privata e tu non sei invitato! Quanto ai Black Saints, non mi riguarda, il mio maestro dice che non devo interessarmene e intendo ubbidirgli, stavolta. Il livido lasciatomi da Black Libra non è ancora sparito del tutto e, detta come va detta, al momento ho cose molto più piacevoli a cui pensare.

Oh, è tardi, devo smettere di scrivere, Milo mi aspetta al solito posto. Che maschera mi metto, quella dark da maliarda o quella più carina per tutti i giorni?

 

 

7 Marzo

 

Ho ancora i brividi, intesi come sintomo clinico. Ma non di freddo, semmai il contrario, perché c’è mancato poco che mi incenerissi, all’addestramento di oggi. Mu mi ha spiegato come integrare i suoi insegnamenti con quel che ho imparato a Goro-ho, quindi mi ha detto di concentrarmi e bruciare il cosmo. Respiro profondo, trattenere, profonda espirazione, ripetere, rimanere immobili intanto che si libera la mente da tutto tranne che dal cosmo: ho eseguito ogni cosa per bene mentre il sangue mi iniziava di nuovo a scorrere al contrario (non mi piace, non mi piace e non mi piacerà mai, dopo rimango verde come una rana col mal di pancia per ore, causa le scorie che restano in circolo per l’organismo) e l’ho sentito di nuovo… è stato come quei primi giorni al Santuario, quando ero furiosa col mondo intero e volevo combattere… combattere… combattere

Ecco, a quel punto è successo. Una specie di contrazione interna, come se il mio cosmo si raccogliesse tutto insieme, e poi un’esplosione tremenda, caldissima, devastante, qualcosa che vedeva il mio povero caro corpo al centro esatto della rosa di distruzione, mentre tutt’intorno volavano schegge. Io sono caduta in ginocchio mentre macchie rosse mi roteavano davanti agli occhi, sull’orlo dello svenimento, tanto che Mu ha dovuto aiutarmi ad alzarmi. La sua faccia era un quadro: un misto di soddisfazione, preoccupazione, interesse e la sua solita gentilezza che non lo abbandona (quasi) mai.

“Che… è successo?” ho chiesto io con un filo di voce.

“Forse ci siamo – mi ha risposto lui dandomi un colpetto alla maschera che si era storta – hai finalmente trovato il modo di sprigionare l’energia che è in te. E’ un grande risultato!”

Attimo di silenzio mentre io cercavo di convincere il mio stomaco che il suo posto era nella pancia e non su per l’esofago.

“Ah, che bello… devo soltanto farmi scorrere il sangue alla rovescia…”

“Gli effetti collaterali spariranno con la pratica. Ho fatto bene a mandarti a Goro-ho: siamo sulla via giusta, finalmente.”

A me è scappato un gemito. “Co-osa? Dovrò rifarlo? No, no, grazie!”

“La prossima volta andrà meglio. Ora riposa.”

“Maestro, ma sarebbe così brutto se lavorassi nel Santuario come… che so… bibliotecaria o segretaria? Eh?”

Il grande Mu ha sorriso come se avessi fatto una battuta. Non era così, porca paletta! Ho dovuto prendere una pastiglia contro l’acidità di stomaco, per riuscire a non passare il resto della giornata a vomitare! “Te l’ho già detto: tu avresti dovuto iniziare l’addestramento molti anni fa. La tua attitudine, se non affinata, finirebbe per nuocerti, lasciare adesso sarebbe più pericoloso che proseguire. Hai fatto grandi progressi da quando sei qui, il che significa che i tuoi doni sono rimasti latenti, in attesa di potersi spiegare al meglio. Abbi fiducia.”

Wow, che meraviglia. Prima di venire al Santuario ero una persona normalissima, e secondo lui rischiavo la pelle a causa del mancato controllo di poteri che non avevo. Ora sono qui, in un posto dove ogni giorno che riesci a campare si colloca a metà tra il dono e il miracolo, e per Mu va tutto bene e io sono al sicuro.

La morale di oggi è: larga la foglia, stretta la via, se un Saint ti offre aiuto è meglio scappar via.

 

 

8 Marzo

 

La primavera sboccia piano piano. Sui rami le gemme iniziano ad aprirsi, la neve si è sciolta, la mia gioventù è al culmine. [segue il disegno di un cuore trafitto da una freccia con dentro i nomi di Milo e Luna, dal che si può soltanto supporre che, in questa giornata, Luna abbia vissuto un’esperienza particolarmente piacevole sul piano sentimentale, NdA]

 

 

10 Marzo

Grandi novità: nel Santuario fervono i preparativi, stiamo allestendo un torneo per l’assegnazione di alcune armature! Dico ‘stiamo’ perché, come tutti gli apprendisti, sono stata reclutata per l’organizzazione dell’evento, e anche se all’inizio ero in fibrillazione, già dopo un paio d’ore di lavoro l’eccitazione se n’era decisamente andata. Adesso che sto scrivendo, poi, mi viene solo da sbuffare al pensiero che domani si continua. Dopotutto la preparazione di un torneo non è diversa dalla preparazione di qualsiasi altra grossa manifestazione, e queste cose mi scocciavano già a scuola. Ma tant’è, gli ordini non si discutono e così passerò tutto domani a ramazzare le gradinate dell’arena dei tornei. Che caduta di stile rispetto ai gloriosi allenamenti ad opera del mio impareggiabile maestro!

(non è vero, sono felicissima di non dover, almeno per un po’, dover rischiare un’ulcera gastrica con quegli esercizi abominevoli)

Haruko sarà tra i partecipanti. Quando me l’ha detto ero felicissima per lei, cavolo, se lo merita davvero, è troppo in gamba. Vederla allenarsi è puro spettacolo, con la spada non la batte nessuno, a mani nude neanche, e poi è talmente coreografica, con quei capelli neri, lunghi e lisci… sono certissima che otterrà un’armatura, se non ce la fa lei, possono anche risparmiarsi di cominciare le competizioni perché non ce la farà nessuno. L’unica cosa che mi preoccupa è che il torneo è ad eliminazione diretta, e per ‘eliminazione’ intendo proprio il significato letterale, perché lo scontro, da regolamento, può finire soltanto quando uno dei contendenti A) defunge B) è conciato troppo male per andare avanti C) si arrende (praticamente impossibile, visto il grado di fanatismo che impera da queste parti).

Quando Haru mi ha detto questa cosa sono stata più che contenta di non far parte del selezionato gruppetto che parteciperà, ma Sindel non la pensa come me: credo che sia un po’ gelosa, per la verità. Ma secondo me Marin fa bene a tenerla fuori, a questo giro, perchè è sì brava, ma parteciperanno un sacco di altri apprendisti bravi quanto lei e non sarebbe tra i candidati favoriti.

OkK, io non faccio testo, vorrei che neanche Haru fosse tra i favoriti, malgrado mi faccia piacere veder riconosciuti i suoi sforzi. Tutta questa voglia di uccidere e farsi uccidere, mamma mia mi scombussola solo a pensarci. Milo dice che mi faccio troppi scrupoli. Gli ho risposto che da lui non accetto queste osservazioni perché è uno che se ne fa troppo pochi e per poco non abbiamo litigato.

Allegria!

 

11 Marzo

 

Comincio a sospettare che questo torneo non sia stato organizzato proprio ora per caso. Uhm.

 

(A SERA)

 

Sospetto confermato. Non avrei saputo niente se non fossi sempre a stretto contatto coi Gold, ma così come sono, allieva di uno e fidanzata [sottolineato più volte e circondato da cuoricini, NdA] di un altro, non potevo non notare tutti i discorsi a mezza bocca che fanno quando credono che nessuno li senta (svegliatevi, ragazzi, mezzo Santuario sta con l’orecchio teso per captare quel che dite e l’altro mezzo diffonde ogni sillaba!). Per esempio, oggi il nobile Aiolia è venuto a parlare col mio maestro e io, da brava apprendista educata, ho servito il tè coi biscottini fatti dalle mie manine, visto che in questo periodo mi vengono così bene. I biscotti erano a forma di coniglietto, cosa di cui mi sono scusata anche se il nobile Aiolia sembrava apprezzarli, e mi sono ripromessa di comprare degli stampini adeguati, appena avrò tempo di scendere in città. Magari a forma di segno zodiacale di ciascuno, sarebbe bello, anche se il grande Mu mi ha fatto notare che i Gold vengono già abbastanza torturati sotto questo aspetto, e che quindi potrei evitare. No, io non cambio idea, uffa. Vorrà dire che i Gold Saints, oltre agli asciugamani, i portachiavi, le cinture, i portapenne e la carta da lettere, avranno anche i biscottini personalizzati col segno zodiacale.

Ma sto divagando. Dicevo.

Che un torneo venga organizzato proprio quando spuntano fuori nuovi nemici in effetti è una cosa che dà da pensare, perfino a chi nel Santuario non sa della comparsata di Black Libra, e visto che io lo so ci ho messo poco a sommare due più due. Anzi, due più due più due, perché io c’ero, quando Ashura ha detto che, se non poteva fare in modo che trionfasse Kalì, avrebbe fatto sì che altri conquistassero il mondo… che solidali sono tra loro, questi cattivi! Non mi va molto di pensare che Ashura stia ancora macchinando per vendicarsi, anche perché dopotutto Death Mask dovrebbe averlo rispedito definitivamente nell’aldilà… il problema è proprio quel dovrebbe. Se parlassimo di un altro Saint non avrei dubbi, ma il picciotto psicopatico non mi ispira grande fiducia.

Dubbio amletico, uffa. D’altro canto ho promesso di tenermi fuori da questa storia. Sì, penso che sia la cosa migliore, e poi solo Athena sa quanti giri di punizione mi appiopperebbe il mio maestro, se sapesse che origlio i suoi discorsi. Non posso parlarne neanche con Milo, sob.

 

 

12 Marzo

 

Sono sconvolta, i preparativi per il torneo si sono arrestati a causa di una tragedia che ci ha colpiti tutti, tragedia ancora più sentita perché inattesa. Una delle apprendiste del Santuario, incaricata di fare delle commissioni in Atene, era scomparsa da ieri e il suo maestro (suo fratello maggiore, tra l’altro, che cosa brutta) ha fatto partire le ricerche, perché questa ragazza è sempre precisa e puntuale, non avrebbe mai fatto un pasticcio del genere senza una valida ragione.

La valida ragione c’era. L’hanno ritrovata in un fossato qui vicino, appena fuori dal confine del Santuario, violentata, seviziata, strangolata e senza maschera… oltre che senza faccia. Dio, era una ragazza così bella, lei e Sindel se la giocavano in proposito, ed era tanto carina, dolce, gentile… avrebbe partecipato al torneo perché era in gamba quanto Haru se non di più (io infatti pregavo che non si trovassero l’una contro l’altra, non chiederò mai più niente agli dei, lo giuro), e le hanno fatto questo. E’ terribile.

Povera, povera Mary Sue. Non se la meritava, una fine così brutta.

 

(PIU’ TARDI)

 

Mi tremano le mani e faccio fatica a scrivere perché sono fuori di me. Ho litigato con Milo, e di brutto. Poi sono tornata alla Prima e ho litigato anche col mio maestro, che almeno, visto il mio stato d’animo, è stato abbastanza leale da non approfittare della sua posizione per punirmi come al solito. Tanto, per quanti giri di corsa potesse appiopparmi, ne avrei fatti il doppio, tanto ero (e sono) furiosa.

In pratica i Gold hanno decretato che i preparativi per il torneo non si devono fermare e che, a parte i parenti e gli amici intimi, gli altri abitanti del Santuario non sono autorizzati a lasciare il lavoro per partecipare al funerale di Mary Sue. Tutti le volevamo bene, era una di quelle rare persone che si fanno amare da chiunque, e dover ignorare così la sua morte ha suscitato ‘qualche malcontento’, per usare un eufemismo. Alcuni coraggiosi si sono addirittura appellati ad Athena, ma lei ha mandato a dire che le decisioni sulla gestione interna del Santuario spettano ai Gold e di attenerci alle loro direttive. Proprio mentre il pelatone imbecille (ma dico Kido, per una cosa così seria proprio quel mentecatto dovevi mandare come messaggero?!) diceva questo, qualcuno mi ha detto all’orecchio che l’autopsia aveva accertato che la povera Mary Sue era ancora viva mentre le spellavano la faccia, e io sono sbroccata. Mi sono voltata e sono andata a cercare Milo.

Quando l’ho trovato la discussione è iniziata senza neppure perdere tempo in convenevoli, e le sue argomentazioni erano talmente inconsistenti che a un certo punto gli ho detto di smetterla di prendermi per cretina, che si vedeva benissimo che mi nascondeva qualcosa. E la sua risposta?

“Se anche fosse, ho le mie ragioni, e credo che in virtù del ruolo che ricopro qui al Santuario meriterei un po’ di fiducia, almeno da te. Le disposizioni le conosci, non posso né voglio modificarle in alcun modo, puoi dirlo ai tuoi amici.”

E io… beh insomma, lo sapete che non sono proprio la persona più diplomatica del mondo, no? Diciamo che è finita con una fanculata reciproca, anche se ammetto che Milo è stato più signore di me e mi ha solo detto di andarmi a rinfrescare le idee invece di dire stupidaggini (io avevo usato il termine ‘cazzate megagalattiche’ riferito a quel che mi diceva lui). Sono tornata alla Prima e, salvo variazioni insignificanti dovuti alla differenza del rapporto che ho coi due Saints, la scena si è ripetuta uguale.

Sindel mi dice che non dovrei prendermela tanto, che sicuramente i Gold hanno le loro ragioni e che non ha senso incaponirsi così. Le ho detto che un po’ di rispetto ai morti non ha mai ucciso nessuno e lei mi ha risposto che poteva darsi che i Gold la pensassero diversamente.

Basta, che giornata schifosa. Vado a letto.

 

 

13 Marzo

 

Non vi dico il clima con cui tutti continuiamo a pulire e raddrizzare le impalcature per allestire il torneo, oggi. A parte la rabbia per il trattamento riservato alla vittima (sepolta senza tante cerimonie, con presenti giusto un sacerdote, il suo maestro disperato e – bontà sua – la Kido con tirapiedi bronzei), ci chiediamo tutti perché sia successa una cosa tanto orribile. Mary Sue era molto forte e di sicuro chi l’ha ridotta in quel modo doveva esserlo di più, perciò non poteva essere una persona comune… Black Libra? Ma perché, poi?

Insomma, siamo tutti a terra. Per di più Sindel non sembra molto disposta ad ascoltare le mie invettive contro Mu (contro Milo sì, però) e quindi me ne sto per conto mio, che anche Haru è impegnata altrove a prepararsi per il torneo.

Odio questo torneo.

 

 

14 Marzo

 

Wow, che onore. Oggi la Kido mi ha convocata, dopo mesi che a malapena ci salutavamo a distanza. Mi ha fatta sedere con grande cortesia, come se ci fossimo salutate solo il giorno prima, mi ha offerto il tè, ha estromesso dalla stanza l’idiota pelato che mi guardava come un mastino da battaglia e infine mi ha chiesto come andasse il mio addestramento.

“Bene.” Le ho detto io, e zitta. Conversare con la Kido non è proprio la mia idea di svago piacevole, di questi tempi.

“Il tuo potere? Mu mi dice che hai imparato ottimamente a controllarlo.”

“Sì, un po’.”

“Hai più avuto presagi?”

Ah ecco, ho pensato. Ti interessa questo. “No.” Ho risposto. Per la verità la tentazione mi è venuta, dopo la morte di Mary Sue, ma ho evitato per il semplice motivo che dall’altra parte delle visioni mi aspetta Death Mask. Ora che nel Santuario sembrano avere pressappoco messo una pietra sopra l’onta di essermi fatta aiutare da lui, non ho la minima intenzione di rivangare.

Qui però la Kido mi ha colta in contropiede. “Non vorresti provare adesso, per me?”

L’ho guardata, stupita. Cioè, ma hai presente cos’è successo l’ultima volta che abbiamo sperimentato in questo senso, principessina?

“Ma sì – ha insistito lei – se Mu dice che ormai padroneggi il tuo potere, io mi fido. E ho bisogno del tuo dono, per non rischiare di farti fare un viaggio a vuoto.”

Io ovviamente non capivo, e gliel’ho detto.

“Ho un compito da affidarti – mi ha spiegato – ma devo sapere dove mandarti di preciso, anche se ho già un’idea a riguardo… ma con la tragedia successa l’altro ieri non oso farti fare, fuori dal Santuario, neppure un passo più del necessario. Dovrai partire la mattina e tornare in giornata, chiaro?”

“Sì… se sapessi dove andare.”

“Appunto – ha detto lei – concentrati e lo sapremo.”

“E… se è lecito… su cosa dovrei concentrarmi?”

“Devo trovare una persona.”

“Ma chi?” Ho insistito io. La Kido mi ha guardata, molto seria.

“Tengo a ribadire che, se non sarai di nuovo al Santuario entro il tramonto, verranno i Gold al gran completo a cercarti per conto mio, e se quando ti avranno trovata non avrai come minimo una gamba rotta a mo’ di giustificazione, passerai un gran brutto quarto d’ora. Hai capito?”

“Basta che ci mandiate Milo…” ho brontolato io, perché non lo vedo dall’altro ieri e comincio a temere che mi abbia scaricata. La Kido, che sarà anche Athena ma rimane pur sempre donna, ha subito fiutato l’interessante gossip e mi ha chiesto cosa fosse successo. “Niente.” Le ho risposto, con un tono così sconfortato che perfino Seiya avrebbe capito che c’era qualcosa.

“Allora le voci che circolano sono vere!” Ha cinguettato Saori, trasformandosi magicamente dall’ingrugnata leader della fondazione Grado et Santuario a fanciulla che adora questo genere di cose. Mi è toccato chiederle quali voci circolassero, e non mi sono stupita più di tanto quando mi ha risposto che nel Santuario si dice che tra Milo e la sottoscritta c’è (c’era?) qualcosa. “Non dirmi che avete già litigato!” Ha esclamato vedendo la mia faccia (ovviamente non portavo la maschera, eravamo solo noi due), con quell’intuito femminile che al Settimo Senso fa una pippa.

“Possiamo parlare della missione?” Ho proposto, ma figuriamoci, nessuna missione vale quanto una bella discussione sui problemi di cuore, e la Kido non mi ha mollata finché non ho tirato fuori ogni singola sillaba.

Sarà anche Athena, ma è pur sempre una teenager, e con la vita che fa non ha tante occasioni di parlare di frivolezze. A volte mi fa quasi pena…

(quasi. L’interrogatorio a cui mi ha sottoposta era micidiale, mancava solo la lampada puntata in faccia, e con questo voglio dire che non ce n’era una nella stanza da usare allo scopo: ci fosse stata, sono certa che la Kido non avrebbe avuto esitazioni)

“Capisco – ha commentato alla fine – ma, se posso dirtelo, te la sei presa un po’ troppo, Luna.”

“Se voi aveste dimostrato un briciolo di umanità verso quella povera ragazza, nessuno se la sarebbe presa.” Ho ringhiato io, felicissima di potermi arrabbiare con qualcuno che non era Milo. La Kido si è stretta nelle spalle.

“Il torneo è importante, deve cominciare quanto prima… un solo giorno di ritardo potrebbe essere troppo. Mi dispiace per Mary Sue, ma i vivi contano più dei morti. Dovresti fare pace con Milo.” Ha aggiunto, come per un ripensamento.

“Ah – ho detto io, acida – probabilmente a quest’ora se n’è già trovata un’altra, più facile da sopportare, e tanti saluti.”

“Milo? Non credo proprio, anzi…”

“La missione, o dea della saggezza?”

“Milo è molto esigente, sotto questo aspetto… sotto tutti gli aspetti, veramente. Purtroppo è anche molto orgoglioso, difficile che faccia lui il primo passo, anche se sono certa che si sta rodendo per la voglia di rappacificarsi…”

“Esattamente, che tipo di visione devo avere?”

“Ma ha un gran cuore e di sicuro, se tu facessi solo un piccolo gesto verso di lui, sarebbe più che felice di dimenticare tutto, torto o ragione che abbia. Ne sono certissima, fidati.”

“Chi dovrei rintracciare, Athena?”

“E’ uno degli uomini più leali che abbia mai visto, in amicizia come in ogni altro sentimento, e credimi, ha certamente sofferto molto nel sentirsi accusare di essere un cinico senza cuore. La sua lealtà al Santuario gli ha imposto di agire così, ma sono sicura che avrebbe voluto accontentarti.”

“Parliamo del motivo per cui mi avete convocata…”

Niente da fare. Saremo andate avanti così per quaranta minuti buoni, con la Kido che sembrava un bulldozer di saggi consigli non richiesti e io che tentavo di farle educatamente capire che una dea potrebbe farsi gli affaracci suoi. Dialogo tra sordi, completamente.

Della missione che mi ha affidato parlo domani. E’ tardi, voglio dormire.

 

 

15 Marzo

 

Ho chiesto un’ora di permesso alla mia caposquadra (stiamo alzando i tendoni che copriranno gli spalti dell’arena da sole e vento) e sono andata a cercare Milo. L’indiscrezione della Kido mi aveva messo dentro un tarlo, le sue parole mi frullavano in testa dalla sera prima, perfino nel sonno, così mi sono detta, ma sì, tanto mal che vada tornerò al punto di prima, ovvero frignare su un amore non corrisposto. Mi stavo immaginando Milo che mi spiegava perché non potevamo stare assieme (“sei impossibile, non ti si sopporta più di cinque minuti, ho già abbastanza ragioni per essere sempre in tensione senza aggiungerci le tue paranoie da apprendista nullità” era una delle mie fantasie più ricorrenti) quando sono arrivata sulla porta della sala d’armi dove si allenavano lui e Aiolia. Di solito lo fanno all’aperto, ma col torneo è tutto sottosopra.

A quel punto il mio coraggio se n’è scappato ululando di terrore e io mi sono appoggiata al muro, tremando come una scema. E che potevo dirgli? Come lo chiamavo?

Sarò rimasta lì venti minuti buoni, finché Shun non è passato per di là, mi ha vista, ha sgamato la situazione (se fossi cattiva potrei definirlo intuito femminile, ma dato che non sono cattiva non lo farò) ed è entrato a dire a Milo che lo aspettavo. Se a quel punto io non sono scappata via dietro il mio coraggio è solo perché avevo le gambe molli come gelatina, e a muovermi sarei come minimo cascata per terra.

Dentro c’è stato un momento di silenzio, poi ho sentito un rumore di passi e Milo è uscito. Io me ne stavo con la schiena contro il muro a guardare il pavimento, bellissimo pavimento di marmo con pregevoli venature grigio-azzurrine che marezzavano una superficie bella lucida e ben curata, davvero stupendo. Roba da passare tutto il giorno a guardarlo, sì sì.

Milo si è appoggiato al muro accanto a me e siamo rimasti così per non so quanto, senza parlare. Io, giuro, cercavo di spremermi fuori almeno un ‘ciao’, ma le mie corde vocali si erano ricordate di un impegno urgente in Australia ed erano momentaneamente irreperibili.

Dopo un tempo che non saprei quantificare, ma che mi ha permesso di effettuare un’accurata valutazione geologico-estetica del pavimento di marmo, mi sono sentita prendere una mano. Il cuore se n’è partito dietro le corde vocali mentre Milo si avviava per il corridoio trainandomi via.

Le colonne dei corridoi non sono adiacenti alle pareti, ma tra queste e i muri c’è un po’ di spazio, e agli angoli creano come delle nicchie, perché nascondono completamente alla vista di chi passa quello che succede dietro. Meno male, aggiungerei, perché quando Milo decide di far pace non perde tempo in chiacchiere ed è molto meglio se nessuno vede… aaaah! [segue un disegno particolarmente brutto di due persone vagamente somiglianti a un uomo e una donna che si baciano circondati di cuoricini, NdA]

“Volevo scusarmi.” Gli ho detto alla fine, quando le corde vocali hanno deciso che stare lì, dietro quella colonna con Milo, era molto meglio che scioperare in Australia.

“Scuse accettate.” Ha risposto lui.

Non sono del tutto sicura che il torto sia completamente mio, ma pazienza. Diciamo che Milo ha un modo di accettare le scuse che ti fa passare sopra queste piccolezze.

 

(A SERA)

 

Quasi dimenticavo: prima di lasciarci gli ho chiesto se poteva dirmi per quale ragione i Gold si erano comportati in quel modo così cinico e lui ha scosso la testa. Sì ok, la Kido mi ha detto che il tempo stringe e servono nuovi Saints, da cui il torneo, ma perché il tempo stringe?

“Okay – gli ho detto – suppongo che questa sia la prima regola, giusto? Se non mi puoi spiegare qualcosa, non me la spieghi e devo fidarmi.”

Basta saperlo, dopotutto.

“Vorrei parlartene – mi ha risposto, con una veemenza che mi ha sorpresa – credimi, lo vorrei davvero, ma non è possibile. Promettimi solo che non uscirai dal Santuario senza essere accompagnata, almeno finché non saremo certi di chi ha trucidato Mary Sue.”

Ho deglutito. “Devo svolgere una commissione per Athena, in questi giorni… ma a parte ciò, ti prometto che sarò prudente.”

“Che commissione?”

Beh, è stato soddisfacente dirgli che avrei voluto parlargliene, avrei voluto davvero, ma non mi era possibile. Okay, sono stata un po’ carogna, ma chi avrebbe resistito al mio posto?

Insomma, il succo è che alla fine, dopo che mi ero lamentata che rimanere sempre nel Santuario non era proprio il massimo, Milo mi ha promesso che saremmo usciti insieme. “Per proteggerti, così che tu non vada da sola.” Ha precisato, suppongo per mettersi a posto la coscienza col mio maestro.

Esco con Milo. Esco con Milo. Esco con Milo! Aspetta solo che lo sappiano Haru e Sindel!

 

 

16 Marzo

 

Che palle, oggi sono andata a svolgere la missione per conto di Athena, invece di andare al cinema col mio Gold preferito. Non fosse per questo impiccio, avrei già avuto il mio primo, vero appuntamento! Mondo ingiusto.

Anche se riconosco che, come missione, non era tanto male… ma mi rendo conto che, soverchiata da cose ben più importanti (Milo), non ho ancora spiegato niente.

Allora.

Dopo avermi estorto ogni possibile informazione sulla mia vita sentimentale, Athena si è ricordata di essere Athena e mi ha ricondotta al motivo della sua chiamata. Trovare una persona. Ok.

Non è stato difficile, devo ammetterlo. Il mio potere non consiste nella chiaroveggenza (vedere il presente), ma il cosmo di una dea può fare miracoli a riguardo: mi ha praticamente usata come medium, un canale per guardare ciò che le stava a cuore, e alla fine si è detta soddisfatta. Le ho creduto sulla parola, perché il medium, di regola, non ricorda nulla quando finisce la ‘seduta’, e io non faccio eccezione alla regola. Comunque, mi ha detto dove recarmi, così oggi ho preparato una sacca con quello che mi serviva per la missione (tunica e pantaloni di ricambio, scarpe da uomo, viveri assortiti, spazzolino da denti, filo interdentale, mutande, shampoo e bagnoschiuma, per finire col rasoio del mio maestro, e spero di poterlo restituire prima che si accorga del furto o sono morta) e sono partita alla volta della costa.

Le spiagge della Grecia sono meravigliose, da cartolina, luogo di ritrovo per i turisti di tutto il mondo. Mare cristallino (adesso che arriva la primavera poi, è ancora più bello), pittoresche rocce coperte di conchiglie o litorali sabbiosi, stabilimenti balneari… un paradiso in terra.

Capo Sounion è uno sputacchio di scogliera inaccessibile a qualunque essere vivente, frustato da onde così alte che perfino i gabbiani evitano di sorvolarlo, scivoloso e infido come la classica saponetta gettata a terra dall’ergastolano gay. Qualcuno può spiegarmi perché i Saints di Athena, con tanti posti a disposizione, scelgono sempre l’unico punto squallido nel raggio di cento chilometri?

Tra l’altro, siccome sono sempre tanto fortunata, la mia destinazione non era la cima della scogliera, già impervia ma perlomeno accessibile: no, dovevo scendere giù fino al livello del mare, tra rocce viscide di meduse morte e alghe e non so che altre schifezze, cercando di non spezzarmi il collo, per arrivare alla prigione sottomarina, quella riservata ai traditori del Santuario. Non so neppure io come ci sono riuscita, ma alla fine ho saltato l’ultimo scoglio e mi sono ritrovata con le caviglie a mollo, sana e salva.

La prigione è inservibile, ormai le sbarre sono divelte, così sono entrata senza problemi. Proprio tranquilla non ero, anche se Athena mi aveva rassicurata, anzi, proprio per quello: non ho grandissima fiducia nelle capacità di valutazione di quella donna, onestamente.

“Yuuhuuu? C’è nessuno?” ho chiamato, cercando un punto asciutto per mettere giù la borsa. “Vengo in pace, mi manda Athena…” ho aggiunto, sperando di fare la cosa giusta, e sono rimasta col dubbio solo per poco tempo, perché dalle ombre si è visto qualcosa muoversi e un momento dopo un uomo è venuto alla luce. Era alto, con le spalle larghe e i muscoli duri dei guerrieri, ma la tunica che portava era tutta stracciata, aveva la barba lunga e le guance incavate di chi digiuna da un pezzo. Sporco da non dirsi, tra l’altro, l’odore non era dei migliori.

Ho indicato la borsa. “Lì c’è qualcosa da mangiare e il necessario per cambiarsi… fai con comodo, eh? Ti aspetto fuori.”

Me ne sono scappata via perché vi giuro che, con quel barbone e quegli occhi diffidenti, l’atmosfera era tutt’altro che distesa, per non parlare della puzza. Mi sono seduta su una pietra ad aspettare e stavo lanciando sassolini in mare quando ho sentito i passi dietro di me e mi sono voltata.

Beh. Beh, beh, beh. Avevo preso una tunica del mio maestro, che è magro e abbastanza smilzo, col risultato che questo tizio non era riuscito ad allacciarsela e l’aveva dovuta lasciare aperta sul petto. Si era fatto la barba, aveva pressappoco domato la capigliatura (lunga all’impossibile) e aveva usato con abbondanza shampoo, bagnoschiuma e deodorante. Così alla piena luce del sole, i suoi occhi, blu notte e terribilmente espressivi, scintillavano senza l’ombra di un sorriso (ma anche senza alcuna ostilità) mentre lui mi guardava. Quando ha parlato, la sua voce sembrava quella di Eros.

“Ti ringrazio, ora mi sento molto meglio. Chi sei? Ti manda davvero Athena?”

Io ho fatto di sì con la testa, e quando lui si è avvicinato ancora sono saltata in piedi come un petardo che scoppia, che era esattamente la sensazione che provavo.

Milo, perdonami, perdonami ti prego, ma giuro che per un momento ho pensato con rammarico al fatto di essere già impegnata!

“Mi… manda Athena. Vuole che ti conduca al Santuario in via privata, senza che altri ti vedano… conferirai con lei più avanti, mi ha detto di dirti.” Ho balbettato, cercando di non notare la linea volitiva della sua mascella, quella bocca da peccato mortale e i fasci di muscoli che gli guizzavano sotto la pelle a ogni movimento.

“Il tuo nome?”

“Luna…”

Ha annuito. “Bene, Luna, se queste sono le direttive di Athena, non esiterò a rispettarle. Conducimi al Santuario, allora, cosicché possa espiare le mie colpe… io, Kanon, il traditore del Santuario.”

 

 

18 Marzo

 

Milo mi ha detto che non immaginava fossi tanto affettuosa, e che se è così che mi comporto dopo una lite, farà in modo di provocarmi più spesso. La verità, Milo? La vera, assoluta, autentica verità?

Mi sento una merdaccia. Ecco la verità.

Perché vedo un altro di nascosto da te, perché non posso evitarlo in alcun modo, e perché quest’altro è un pezzo di maschio da urlo. Ecco perché.

Gli ordini di Athena: “Kanon dovrà rimanere nascosto alla Terza Casa per qualche tempo. Non potrà uscire, quindi ti prego di pensare tu a prenderti cura di lui.”

Bene. Fantastico! Devo inventarmi un sacco di scuse più volte al giorno per portargli da mangiare, mi tocca perfino lavargli i vestiti (di notte, se no il mio maestro se ne accorge), e oltre a questo mi tocca anche instaurare una specie di rapporto con lui, perché Kanon, così isolato dal mondo, non ha nessun altro con cui parlare e non è che posso lasciargli il pasto e mollarlo lì, come un animale. Mi fa sempre un sacco di domande ed è gentilissimo, è chiaro che vuole fare amicizia e senza secondi fini, ma io mi sento a disagio lo stesso. Non sono abituata a queste situazioni, e se qualcuno scopre di questa storia, come lo spiego a Milo? “Sì tesoro, faccio da brava mogliettina al traditore che l’anno scorso ha causato oltre un milione di vittime, lo tengo nascosto perché altrimenti voi Gold ne fareste polpette e gli stiro pure le mutande, ma non preoccuparti, amo solo te!”

Ho come la sensazione che suonerebbe poco credibile. Inizio a rimpiangere i giorni in cui il Santuario intero aveva decretato l’ostracismo nei miei confronti.

Per di più devo continuare ad aiutare per il torneo (che, almeno, inizia dopodomani, così almeno questa fatica finisce) e proseguire coi miei allenamenti. Sinceramente, non so per quanto reggerò ancora.

 

 

19 Marzo

 

Ho detto a Kanon che sono fidanzata, era un pezzo che volevo mettere le cose in chiaro anche se a lui non credo importi niente (ma a me sì!), oggi c’è stato modo di farlo. Mi sento un po’ meglio. Kanon ha annuito senza avere reazioni e ha continuato a mangiarsi il suo panino. Okay, ho capito che non te ne frega un tubo, già averne acchiappato uno è stata fortuna sfacciata, lo so pure io, però insomma… vanità offesa, ecco.

Domani Haruko scenderà in lizza per la prima volta. Sono veramente in pensiero. Forza Haru!

 

 

22 Marzo

 

Terza giornata di torneo e terza vittoria per Haru, è semplicemente grandiosa, sono orgogliosa di essere sua amica. Il grande Mu dice che devo calmarmi durante i combattimenti o mi scoppierà una vena, ma è tutta colpa sua che non mi ha lasciato preparare uno striscione di incoraggiamento per Haruko. Devo gridare parecchio per compensare, no?

Finora niente morti, per fortuna. Solo qualche naso rotto e costole incrinate. Speriamo continui così.

 

 

25 Marzo

 

Ci stava per riuscire, il bastardo!

Mentre mi allenavo a espandere il cosmo mi sono concentrata nel modo sbagliato e sono finita nei reami Invisibili, dove nascono le visioni… e chi ti trovo ad aspettarmi, puntuale come le tasse?

Ho fatto prestissimo a ritrarmi prima che Death Mask facesse in tempo a ripartire con le sue minacce e per tutto il resto del giorno ho rifiutato di riprovarci. La cosa strana è che il mio maestro insisteva perché riprendessi da dove avevo lasciato, cos’è, pazzo? Io con quello non voglio averci niente a che fare.

Sesto giorno di torneo, sesta vittoria di Haru, che ha steso un gigante che pesava quattro volte lei. L’armatura è sempre più vicina, lo sento.

 

 

29 Marzo

 

Il grande Mu continua a insistere perché rievochi le visioni. Non voglio farlo e non capisco perché per lui sembri tanto importante, visto quanto ci teneva che imparassi a tenerle lontane. Gli ho chiesto se ha bisogno di qualche premonizione e lui mi ha detto di no.

E allora che cavolo vuole? Gli ho promesso di tenermi fuori da questa storia e sto mantenendo la parola, non ho chiesto niente a nessuno (anche perché l’unica volta che mi sono impuntata per poco non perdevo il mio ragazzo) e non ho evocato nessuna preomonizione.

Va benissimo così, grazie. Ho evitato di fare domande perfino a Kanon, che è evidente sa qualcosa, o non sarebbe rispuntato fuori dal nulla proprio in questo momento. Mi ha perfino fatto i complimenti per la mia discrezione.

Domani c’è l’ultima giornata di torneo, e Haru potrebbe ottenere l’armatura. Non è un’armatura che mi sembra molto gloriosa, ma pare che il suo precedente proprietario fosse molto forte. Lacerta, un’armatura d’argento.

Wow!

 

 

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