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Maggio (II)

10 Maggio

 

Mi sono voltata di scatto, per trovarmi davanti un uomo che non era quello da cui volevo farmi vedere nuda, a fissarmi senza nessun ritegno, con un’aria di valutazione tale che da un momento all’altro mi aspettavo sollevasse la mano a fare il gesto di ‘okay’.

Ho lanciato un grido cercando disperatamente di coprirmi. “Voltati, schifoso! Non guardare!”

Death Mask non si è voltato, ma si è almeno degnato di alzare gli occhi dalle mie tette alla mia faccia. Un vero cavaliere! “Purtroppo sono morto e, anche se avessi certe idee, non potrei metterle in pratica. Ti ho disturbata, per caso?” Ha aggiunto ridacchiando. Alle sue spalle, quell’orrenda processione di morti continuava senza fine.

[seguono un paio di righe di commenti non pubblicabili a proposito della discrezione del cavaliere della Quarta, con pesanti insinuazioni sui suoi genitori, in particolare la madre, NdA]

“Ti scoccerebbe trovarmi qualcosa da mettermi addosso, almeno?” gli ho chiesto, sforzandomi di non inveire troppo. Death Mask si è sfilato la maglietta (mostrando dei pettorali e degli addominali veramente encomiabili, malgrado tutto… Scusami, Milo!) e me l’ha porta.

“Avanti, altrimenti qui non la finiamo più… cosa ti aspettavi, scusa? Sono morto, credi che abbia vestiti normali?” Mi ha chiesto vedendomi perplessa. In effetti, la maglietta era inconsistente come nebbia, e a maneggiarla sembrava di toccare aria, anche se sotto le dita si spiegava docilmente. La maglietta fantasma, giusto quella mi mancava. Comunque, almeno mi ha coperta, anche se era così gelata da farmi venire la pelle d’oca.

E dire che, fino a un minuto prima, ero tra le caldissime braccia di Milo… mi sarei messa a piangere. La mia prima volta, la mia prima, indimenticabile volta, ed era finita così… ma perché tutte a me, Athena? Perché?

Death Mask, ovviamente, non poteva farsi scappare l’occasione di sfottere. “Spero almeno che non foste sul più bello… sai, per un uomo la frustrazione è davvero fastidiosa, anche se immagino si sfogherà combattendo. Sei stata molto carina, a donarti tutta per motivarlo, brava, brava.”

La mia risposta non è di quelle che si possono riportare. E anche la seguente è stata sullo stesso genere, perché Death Mask ha osservato che, visto il mio malumore, forse la frustrazione avrebbe motivato anche me.

Breve ritorno al presente: quando Shiryu è passato col mio maestro a trovarmi, si è sentito dalla sottoscritta rimproverare di aver ucciso quello stronzo di Cancer. Gli ho detto che, così facendo, mi ha privata del piacere di cavargli gli occhi a unghiate. Shiryu si è forbitamente scusato, ha addotto la scusante della legittima difesa, aggiungendo che comprendeva benissimo i miei sentimenti e che in caso di resurrezione lui lo terrà fermo mentre io sarò libera di agire. L’ho ringraziato del pensiero.

Fine del ritorno al presente.

La maglietta di Death Mask mi arrivava fino alle ginocchia, se non altro. E’ (era? Comincio ad avere difficoltà a distinguere i vivi dai morti, ormai) un bel po’ più alto di me. “Se volevi farmi venire qui, ti seccava troppo farlo prima o dopo?” gli ho chiesto, furiosa, ma lui si è stretto nelle spalle.

“Non è colpa mia se la tua mente era scollegata dal mondo esterno solo mentre te la stavi spassando, carina. Se hai studiato un po’ il tuo potere saprai che le visioni arrivano in uno stato di coscienza alterata.” Poi ha aggiunto qualcosa di molto poco fine sul piacere sessuale e sulla sua capacità di modificare le percezioni, che mi ha fatto imbufalire come non mai, perché purtroppo ha ragione. Tra le scorciatoie per alterare la coscienza, insieme a dolore, alcol, droghe e veleni di vario tipo (molto semplicisticamente: qualsiasi cosa, se ti fa abbastanza male, altera la tua coscienza regalandoti bellissime allucinazioni, ma direi che non vale la pena avvelenarsi per questo) c’è anche il sesso. Non parliamo del potere mistico della verginità, poi… perfino nella fortuna di averlo fatto la prima volta con l’uomo dei miei sogni dovevo essere sfigata!

Esercizio per casa: imparare a non finire nel mondo Invisibile mentre sono con Milo. Priorità assoluta, anche Athena è d’accordo con me su questo. Milo si è offerto volontario per ‘addestrarmi’ in tal senso. Dice che è da escludere che mi rivolga al mio maestro per cose simili.

Se il mio maestro fosse Aldebaran, credo non la prenderebbe tanto sul personale, ma tant’è…

“Ecco, e farmi tornare laggiù, magari? Che ne dici?”

Death Mask ha sghignazzato e detto cose ancora meno ripetibili riguardo l’appetito sessuale femminile, tanto che non ce l’ho più fatta e gli ho tirato un pugno. Senza successo, naturalmente: era un fantasma, ho solo attraversato aria così gelida da paralizzarmi le dita.

“Comunque, adesso Milo ha altro per la testa, i nemici stanno arrivando alla Quarta. Meglio per lui: ti assicuro che andare in bianco quando si è a tanto così dal culmine è veramente qualcosa di insopportabile. Si sfogherà sul nemico.” Prima che potessi riprenderlo a parolacce, Death Mask ha fatto un gesto col braccio, agitando l’aria morta della valle, condensandola fino a darle la parvenza di una spirale di fumo… una sorta di specchio… nel quale si vedeva ciò che succedeva nel mondo dei vivi.

Il mio maestro, Aldebaran e Kanon erano impegnati in combattimento alle rispettive case, e per poco non mi sono sentita male a vedere come il bonaccione del Santuario, sempre pronto a darti una (terrificante) pacca sulle spalle e a dirti che era tutto buonissimo, molte grazie per il pranzo, possedeva un colpo che sfracellava la gente come angurie buttate giù dal sesto piano. Il Great Horn è davvero micidiale, e non invidio affatto chi dovrà ripulire la Seconda da tutto quel sangue e quelle… insomma, chi dovrà raccogliere i pezzi. Almeno il mio maestro li dissolve nel cosmo e tanti saluti.

Il fatto è che i nemici erano tanti, ma tanti davvero, e, per quanto i primi tre Gold fossero forti, una volta che si trovavano a fronteggiare le loro nemesi non potevano far altro che combatterle, lasciando passare tutti gli altri. Kanon sembrava l’ostacolo più insormontabile, visto che spediva allegramente le truppe nemiche a vagare per l’eternità in dimensioni oscure e sconosciute, ma Black Saga alla fine lo ha chiuso all’angolo e costretto in un duello serratissimo, tanto serrato, in effetti, che i carpentieri del Santuario stanno ancora cercando le fondamenta sotto le macerie, per ricostruire la Terza.

I berserker di Ares hanno ripreso la salita, verso la Quarta.

“Okay – ha commentato Calogero, dissolvendo lo specchio – adesso tocca a te. La tua purezza… di spirito, ovviamente…”

Athena, fallo risorgere, ti prego! Voglio spaccargli le rotule!

“…ti rende degna di assumere la custodia della tua Casa, finalmente. Dunque, per prima cosa ti serve l’armatura. Vai!

Un secondo dopo, indossavo quella stramaledetta armatura d’oro, e forse perchè mi trovavo in un limbo tra la vita e la morte, la sentivo leggera come una piuma, senza neppure l’ombra della pesantezza che mi aveva annientata, al Partenone. Le cose stavano succedendo troppo in fretta, per i miei gusti.

A quanto pare, tra parentesi, i pantaloni sono in dotazione, meno male, perché una volta alla Quarta la maglietta sarebbe scomparsa, e l’armatura del Cancro non è che copra tantissimo… sapete com’è.

Anche se magari poteva tornare utile a distrarre il nemico, ora che ci penso.

“Allora, prima di scendere in campo, lascia che ti spieghi un paio di cose…” ha iniziato lui, ma io l’ho interrotto subito. Decisamente, la piega presa dalla situazione era quella sbagliata.

“Frena, frena, io non sono un Saint, non raggiungo neanche la velocità del suono, quella della luce è ridicolo anche pensarlo! E il Settimo Senso…”

“Tu sei allieva di Mu, vero?” Mi ha interrotta lui. Io ho annuito.

“Mi pareva. Solo lui può avere la pazienza di sopportare tanta ottusità. Comunque, non hai scelta: stanno arrivando, devi combattere.”

A quel punto, ovviamente, io sono esplosa di nuovo.

“Visto che sei tanto bravo e intelligente perchè non combatti tu? Riprenditi questo rottame e vai, mica puoi morire di nuovo!” Mi sono tolta un copribraccio e ho fatto per lanciarglielo addosso, ma nel momento stesso in cui ha lasciato la mia mano, quello è di nuovo tornato al suo posto. “Ma che cazz…?”

Death Mask si è messo a ridere. “L’armatura protegge il suo custode in caso di pericolo, e tu adesso sei in grande pericolo! La terrai addosso finchè il combattimento non finirà… in un modo o nell’altro. Mu qualcosa ti avrà pur insegnato, o devo pensare che non sai nemmeno tirare pugni e calci?”

“Mi ha insegnato a non accettare armature dagli sconosciuti, per cominciare – ho replicato io – e a non fare cretinate quando l’esito è già scontato. A che ti serve che io muoia?”

Death Mask ha sbadigliato. “Ma chi se ne frega… l’importante era che trovassi il mio successore. Se poi vivi o muori è affar tuo, dipende dalle tue capacità. Io che c’entro?”

Decisamente, aveva interpretato a modo suo il patto stretto con Quello del piano di sopra, per guadagnarsi il Paradiso.

“Beh, diciamo che io non accetto di essere coperta d’oro da un uomo che non è il mio fidanzato – gli ho detto, sarcastica – come pensi di fare, in tal caso?”

Death Mask mi ha guardata, e io ho capito tutto prima ancora che parlasse. E’ oggettivamente un bel ragazzo, molto mediterraneo… pelle scura, capelli neri, occhi bluastri… freddi, immobili, eppure più roventi dell’inferno da cui voleva scapparsene. Non c’era niente di umano in quegli occhi, nessuna bontà, non la più piccola ombra di gentilezza. Avrebbe fatto esattamente quel che voleva, nel modo che voleva, e la mia resistenza non significava assolutamente nulla per un uomo di quel genere.

Ma Athena non dovrebbe scegliere solo paladini di comprovate virtù e grande integrità morale? Almeno, papà è stato fregato, ma si suppone che una dea certe cose le debba sapere… no?

“Se rifiuti, ti rispedisco a combattere senza armatura e morirai. Quando morirai verrai qui, nel luogo dove transitano le anime, e mi troverai ad aspettarti. Molto semplice.”

Ho cercato di deglutire. “Se io muoio non penso di meritarmi l’inferno come te… non saremo vicini di casa, sai…”

“Oh, e tu credi che i vigliacchi meritino il Paradiso? Se rifiuti di combattere in nome della giustizia pur essendo predestinata a farlo finirai all’inferno, stanne certa. Io, magari, sarò graziato perché dopotutto ho fatto del mio meglio, ma ti lascerò comunque in buona compagnia.”

Ha evocato di nuovo quella specie di specchio magico e io ho visto. Ho visto e non riporterò quello che ho visto, perché i vivi non devono sapere certe cose.

Ho visto l’inferno.

E’ stato solo un attimo… la mia mente di persona ancora viva non poteva sopportarlo a lungo, ma quell’attimo è bastato perché capissi, visto che c’erano delle persone in quell’immagine, persone che conoscevo bene e che, sicuramente, sarebbero state felici di avermi in consegna per l’eternità.

“Ashura – ho mormorato – già, non poteva aspettarsi altro, a servire Kalì.”

“Perciò, sistemati i capelli o quel cavolo che fate voi donne in questi casi e vai a combattere – ha concluso Death Mask – non ti conviene farmi arrabbiare, fidati.”

“Se torno di là, mi ucciderà Black Cancer… se resto qui, mi uccidi tu. Che meraviglia!”

Credo sia stato il momento più brutto, quello. Quando sei senza speranza è sempre il momento più brutto. L’armatura mi pesava terribilmente, adesso.

Non so se ha avuto un inedito guizzo di umanità o, più semplicemente, voleva mostrare di impegnarsi un minimo nel compiere la sua missione in modo da non rischiare di perdersi l’accesso al Paradiso, fatto sta che Death Mask, dopo un attimo di silenzio, ha dissolto lo specchio magico e ha aggiunto, in tono ufficiale, come se impartisse delle istruzioni: “Qui all’ingresso di Ade, nel naturale elemento dell’ammasso di Praesepe che rappresenta la nostra costellazione guida, potrai facilmente raggiungere il Settimo Senso… perfino tu. Quando tornerai – se tornerai – nel mondo dei vivi sarai di nuovo l’inutile apprendista di sempre, ma qui la tua forza è quella di qualunque Gold. Ricordati di concentrare tutto il cosmo in un punto preciso, così riuscirai a disincarnare il nemico e spedirlo immediatamente laggiù.” Ha indicato il monte nel quale cadevano le anime dei defunti, ma io non ho guardato.

E’ qualcosa di veramente spaventoso, credetemi.

Mi sono sforzata di parlare con voce ferma. “Quindi suggerisci che rimanga qui ad aspettare il nemico? Ma come farei a farcelo arrivare?”

“Black Cancer ti cercherà e sarà qui a momenti, non preoccuparti. Quanto agli altri, suppongo che il tuo belloccione ellenico e gli altri Gold ne faranno polpette.” Ha risposto Death Mask con logica inoppugnabile. Ho tirato il fiato… solo un po’. Adesso qualche piccola speranza ce l’avevo, e l’armatura mi soffocava di meno.

“Sì, ma…”

“Guarda chi si rivede. Speravo proprio di ritrovarti, mia deliziosa antagonista… o dovrei dire vittima?”

Mi sono voltata di scatto e mi sono trovata davanti la versione dark di Death Mask, pelle ancora più scura, occhi neri, capelli corvini tenuti indietro dal diadema dell’armatura che splendeva come diamante nero nel cielo senza sole dell’oltretomba. Era la cosa peggiore, mi sono resa conto in quell’istante, il fatto che nella valle dei morti non ci fosse alcuna nota di colore, niente di niente… a parte la mia armatura. Quella, luccicava come l’unico raggio di sole in mezzo a tanta livida tenebra, e forse per quello, forse perché oggettivamente un’armatura d’oro rinforza parecchio le difese di chi la indossa (per non parlare della capacità d’attacco), ho trovato il coraggio di replicare: “Di che stai parlando? Se non ricordo male sei stato tu a scappare con la coda tra le gambe, l’ultima volta.”

Black Cancer ha digrignato i denti e alzato i pugni. “Allora rischiavo di trovarmi contro tutti i Gold del Santuario. Ma adesso siamo soli, tu ed io…”

Ho lanciato un’occhiata alle mie spalle, ma come mi aspettavo Death Mask era scomparso. Lo stronzo! Mi pareva di vederlo, seduta sulla sua nuvoletta in Paradiso alla facciaccia mia, con la tunica e l’aureola e le alucce e… [segue una caricatura di Death Mask vestito da angioletto con tanto di arpa, NdA]

“Senti, ma non potremmo risolvere tutta questa storia con una discussione civile? Prendiamo Athena e Ares, li chiudiamo in una stanza finché non trovano un accordo, e intanto noi andiamo a pranzo in santa pace…”

Figurarsi. Si è scagliato all’attacco senza neppure sentirmi, come se avessi detto chissà che cavolata. Ma dico io, se il problema è tra due divinità, che se la sbrigassero tra loro! Perché dobbiamo combattere noi? Cioè, tanto alla fine si sono scontrati lo stesso, Athena e Ares (ha vinto Athena ovviamente, o non saremmo qui).Perciò che senso ha avuto azzuffarci come animali dall’inizio alla fine? Facevamo prima a metterli subito uno contro l’altro, no?

Mah. Certe cose al Santuario non puoi neanche chiederle, rischi che ti saltino tutti addosso ululando al tradimento.

Beh, si è fatto tardi. Continuerò domani.

 

 

11 Maggio

 

Seiya sta di nuovo ululando che pretende di alzarsi dal letto per combattere in nome di Athena. Qualcuno può cortesemente spiegargli che la guerra è finita e che la ragione per cui Athena è così depressa oggi è che le quotazioni in borsa della fondazione Grado hanno avuto un crollo? Cosa vorrebbe fare, uccidere gli azionisti?

…lo farebbe, neh?

 

 

12 Maggio

Il medico mi ha concesso di alzarmi dal letto, ovviamente con le stampelle. Mi sento una deficiente completa,  ma ormai fa caldo e ci sono delle giornate così belle che non vedevo l’ora di uscire all’aperto. Milo è messo molto meglio di me (diciamolo: solo i Bronze e noi novellini ci siamo ridotti in uno stato tanto pietoso, sigh – Kanon naturalmente lo escludo dai novellini) e mi ha fatto compagnia tutto il tempo. Sto cominciando a rilassarmi insieme a lui, so che è assurdo, ma prima di quel giorno ero sempre nervosa, tesa, avevo paura di sbagliare qualcosa, di annoiarlo, stufarlo o che so io. Guardandomi indietro, a parte la stupidità, mi rendo conto che ero veramente sul punto di scoppiare, che era solo questione di tempo… Milo è un uomo, non un ideale, a trattarlo come se lo fosse era inevitabile che mi logorassi.

Sì lo so che sono discorsi senza senso. Ma posso scriverli soltanto qui, perché a Milo certo non posso dirlo, dopo la tirata che mi ha fatto per convincermi che non devo essere gelosa di tutte le ragazze che gli ronzano sempre intorno. Ora, io mi fido di lui, chiariamo, sono sicurissima della sua lealtà e onestà e tutte quelle belle cose (è pur sempre un Gold), ma vorrei vedere chi non sarebbe infastidita dalle classiche biondine tettone che fanno gli occhi dolci al tuo ragazzo.

Milo però non da appigli, lo devo ammettere, anzi le tiene a debita distanza. Con tanta nonchalance da farmi rodere ancora di più, perché è chiaro che c’è abituato. Lui sì!

“Non ti devi preoccupare – mi ha detto oggi – sono soltanto sciocche oche e niente di più. Domani avranno una cotta per qualche altro Gold e neppure ricorderanno il mio nome… non sono interessate a me, ma solo al ruolo di prestigio che ricopro nel Santuario.”

“Beh, c’è da dire che sei piuttosto carino, sai?” ho cercato di scherzare io, e qui Milo mi ha gelata, serissimo.

“Peggio ancora. Non sono un trofeo da vincere: a te piacerebbe stare con qualcuno a cui importa solo del tuo aspetto? No, vero?”

No, Milo, certo che no. Anche perché se succedesse dovrei portare il mio corteggiatore dall’oculista…

“Tu mi sei piaciuta subito perché non ti preoccupavi di questo: ti impegnavi nel tuo addestramento e non ti sei curata di chi io fossi, quando ti ho aiutata. Eri felice per il risultato ottenuto, non perchè avevi fatto amicizia con un Gold.” Ha concluso lui, soddisfatto. “Anzi, temevo perfino di darti fastidio… a stento mi rivolgevi la parola, non sapevo più come fare per farti capire che potevi fidarti!”

Io sono rimasta zitta, pensando solo che, come tutti i maschi, non capiva un tubo.

Prima ho sfogliato le pagine [del diario, NdA] e sono riandata al nostro primo incontro.

Avessi trovato una sola parola che non grondava bava su di lui, avessi trovato.

Dura, la vita dei sex symbol.

 

 

15 Maggio

 

Esco ogni volta che posso quindi non ho tantissimo tempo per il mio diario, ma voglio finire il resoconto di quel giorno perché appena sarò guarita mi aspettano ulteriori impegni e il mio tempo sarà sempre più ridotto. Veramente, è incredibile quante cose siano successe in quelle poche ore, come sia cambiata la vita di noi tutti.

La mia in primis, ovviamente. E direi che ha iniziato a cambiare davvero, nel senso del ruolo che ricopro qui al Santuario, proprio quanto Black Cancer mi si è scagliato addosso alla velocità della luce, con tutta la sua forza e la serissima intenzione di farmi fare la fine di Mary Sue.

Non mi piace ripensare troppo a quei momenti. Le ho prese e prese e prese e prese, alla faccia del maschilismo imperante tra i cavalieri che li vorrebbe restii a lottare contro le donne. O forse questa particolare forma di idiozia è propria solo ai buoni (cioè noi)? Black Cancer mi ha usata come sacco da boxe per non so neppure io quanto tempo.

E’ stato lì che mi sono leggermente frantumata tutte le ossa, ed è sempre stato lì che ho scoperto uno dei grandi poteri delle armature d’oro: per quanto tu sia fracassato, il Gold Cloth ti farà sempre rialzare. Anche se sei praticamente morto. Anche se hai le costole incrinate, il naso intasato dal sangue, i polmoni non ne parliamo, le rotule un tantino fuori sede. L’armatura d’oro non si fa fermare da simili inezie!

E naturalmente, siccome dentro l’armatura c’ero io, nemmeno io mi facevo fermare da simili inezie. Ho sputato per terra il mio sangue, un gesto che solo un Vero Guerriero può fare, e mi sono rialzata dopo una sonora raffica di legnate che avrebbe rotto la schiena a un bisonte.

“Ti consiglio di arrenderti.” Ha detto allora Black Cancer, mentre cercavo di sistemarmi quel fottuto diadema che fa tutto tranne tenerti lontano i capelli dagli occhi.

“Se mi arrendo cosa succede?” gli ho chiesto, tanto per prendere tempo.

“Ti ucciderò senza infliggerti altre sofferenze.”

“E se non mi arrendo?”

Lui ha ghignato. “Ti ucciderò.”

Ci ho pensato un po’ su. “Come piazzista fai schifo.” Gli ho detto alla fine, e ho alzato i pugni per comunicargli che ero intenzionata ad andare fino in fondo.

Tanto, peggio di così… almeno sarei morta col Paradiso in tasca, e tanti saluti Ashura. Anche se, a ben pensarci, in Paradiso poteva aspettarmi Death Mask, quindi non so quanto convenga aspirare a passarci l’eternità, di questi tempi.

Black Cancer si è lanciato all’attacco.

Io, giuro, in quegli attimi ero serena, della serenità totale che può provare un suicida quando i piedi perdono contatto col cornicione e lui comincia l’ultimo volo della sua vita. Stavo per morire, era una certezza matematica, e devo dire che la mia autostima è un po’ salita quando mi sono resa conto che non frignavo o altro. Ero serena.

Ed è successo di nuovo.

Quel calore, quella sensazione di prendere fuoco, di diventare fuoco, non un fuoco che brucia, ma una potenza azzurra, immensa, gelida e formidabile al tempo stesso, costellata da migliaia di minuscoli fuochi che mi danzavano intorno agli occhi, fuochi fatui, i fuochi del cimitero in Sicilia… ho fatto un profondo respiro, senza più sentire il dolore, senza avvertire il retrogusto insopportabile del mio sangue, e quando ho espirato è stato come se quel calore tremendo e gelido se ne fluisse via col mio fiato, scivolandomi lungo il corpo, concentrandosi in un punto… un unico piccolo punto, la punta del dito indice…

“SEKISHIKI MEIHKAI HA!”

Non era la mia voce. E’ stato come se Death Mask fosse stato alle mie spalle, fantasma o parvenza o spirito del suo cosmo, e avesse lanciato un grido di battaglia, un urlo di pura esaltazione, intanto che quell’enorme potere abbandonava definitivamente il mio corpo, schizzando via dal dito e finendo oltre me, dove non potevo raggiungerlo.

Mi sono voltata di scatto. Death Mask era davvero lì e agitava i pugni con un’espressione felice, che rendeva il suo viso da pazzo ancora più spaventoso.

“Cosa è successo?” gli ho chiesto io, troppo stravolta per fare anche la minima connessione. Lui ha abbassato i pugni e mi ha guardata con un’aria da ah-ecco-era-troppo-bello-per-durare.

“Hai ottenuto il Settimo Senso e hai lanciato il colpo che dovevi. Guarda là, cretina.”

“Ma come ti permetti, brutto…”

Death Mask mi ha presa per le spalle e mi ha fatta girare. E ho visto il nemico. Steso a terra, l’espressione serena, quasi amabile, come non lo avevo mai visto prima. Lo avevo steso con un colpo solo!

“Non sembra ferito in modo grave…” Ho detto prudentemente.

Death Mask si è messo a ridere. “Certo, non è ferito e sta benissimo, se escludiamo che è morto stecchito! Brava, brava, ottimo lavoro! Almeno qui in Ade sei un Gold degno di questo nome, nel mondo dei vivi il problema è tutto del tuo maestro!”

Io ho barcollato, in preda alla nausea. “Come, morto? Io… io non…”

“Adesso non provare a svenirmi, hai capito? Per un momento mi sei sembrata quasi sopportabile, se ti metti a fare la donnina isterica io…”

Non so se ero isterica. Non so se ero sconvolta. Quello che so è che mai, mai prima di allora, avevo ucciso un uomo, che non ne avevo mai avuto l’intenzione e che era stato quel pazzo dagli occhi roteanti a farmelo fare. Prima di rendermene conto mi ero strappata il diadema dalla fronte e gliel’avevo scagliato addosso, facendo seguire tutti i pezzi dell’armatura che riuscivo a togliermi in fretta. Death Mask ha alzato un braccio per proteggersi la faccia: istinto immagino, perché essendo un fantasma gli passavano tutti attraverso.

“Brutto stronzo, le tue battaglie combattile tu, tu e questa schifosissima armatura che non so davvero perchè ti ha abbandonato, visto che siete fatti l’uno per l’altra! Vaffanculo tu e i tuoi piani per il nemico, vaffanculo, vaffanculo, vaffan…”

 

“…culo…”

Freddo. Un gelo che non arrivava da fuori, ma da dentro le ossa, che si diffondeva dal midollo fino alle estremità, lasciandomi così intorpidita che non riuscivo neppure a tremare. Era come se mi avessero fatto un’iniezione sedativa, e a posteriori direi proprio che era un bene, perché Black Cancer mi aveva proprio conciata per le feste. Ho aperto gli occhi e mi sono trovata davanti il viso di Milo. Ennesima figuraccia.

A quel punto il nemico era arrivato alla Quarta, tanto che il custode dell’Ottava non ha potuto lasciarla sguarnita e ha combattuto lì. Aiolia, che si farebbe tagliare l’arnese con un coltello elettrico piuttosto che farsi surclassare da Milo, è venuto giù poco dopo a dar man forte, e a quel punto anche Shaka ha deciso che restarsene lassù a meditare gli avrebbe fatto fare la figura del fifone e ha seguito a ruota gli amici. I due nuovi Gold sono arrivati quando ormai era tutto finito, perché hanno avuto i loro bei guai ad affrontare le rispettive nemesi.

Insomma, il botto finale c’è stato proprio alla Casa del Cancro, e quando io sono tornata dalla valle dei morti la battaglia era in pieno svolgimento. Nel frattempo erano ovviamente successe un mucchio di cose, che sono venuta a sapere in seguito, come ad esempio che la Kido aveva avuto l’intelligentissima idea di lasciare la Tredicesima per affrontare Ares da sola e che era OVVIAMENTE stata catturata dal nemico, che l’aveva infilata in una rete d’oro*, la quale si sarebbe stretta uccidendola quando la meridiana zodiacale avesse estinto l’ultimo fuoco (nessuno che pensasse di riaccendere le fiaccole man mano che si spegnevano, però… ma ho idee così stupide, visto che vengono solo a me? Forse sì).

Ora.

Ho detto prima che far risolvere agli dei le loro cose da soli va bene, ma davo per scontato che Athena non fosse così incosciente da andarsene a spasso per il campo di battaglia senza scorta… “per evitarvi altre sofferenze inutili” mi ha spiegato poi, al che le ho chiesto, la prossima volta che le venisse in mente di fare certe genialate, di spararmi direttamente in fronte, che fa prima. Si è offesa e non mi ha parlato per tre giorni.

Insomma, mentre i Gold combattevano per difendere le Dodici, i Bronze avevano seguito la dea e stavano legnandosi coi Berserker di Ares: non le nemesi dei Gold, ma i cavalieri personali del dio. Non ho avuto il piacere di vederli, né dal vivo né in qualche visione (non ce n’era più bisogno, visto che ormai la battaglia era esplosa, e tendo a non evocare niente se posso evitare: i postumi sono sempre sgradevoli), ma mi pare di aver capito che erano sette, che erano forti e che erano cattivi.

E sono stati sconfitti da cinque Bronze. La prossima volta che capito nell’aldilà, li perculerò alla grande, sarà il loro inferno personale.

Ecco, la situazione, al momento del mio ritorno dal tour sull’Etna, era questa, più o meno.

Domani descrivo bene come si è conclusa la battaglia delle Dodici.

 

 

20 Maggio

 

Ho litigato con Milo. Di nuovo. Ormai non ci bado neanche più. Non gli va giù che abbia buttato la maschera nel secchio della spazzatura col beneplacito di Athena (dopo aver passato quei giorni nel mio corpo, sa benissimo cosa significhi non potersi neanche grattare un sopracciglio) e non perde occasione per rinfacciarmelo, alla faccia della parità tra i sessi!

E’ sempre lo stesso discorso: la regola, la tradizione, il dovere, l’onore, blablabla, e io che rispondo sempre più spazientita finché non gli chiedo se per lui sono una [sinonimo di donna di facili costumi, NdA] e lui ribatte che non capisco niente, io mi arrabbio ancora di più, lui che replica in malo modo, io peggio, e via così. Le prime volte ci rimanevo malissimo e mi scappava la lacrimuccia, al che lui si placava e gli toccava consolarmi… non era neanche male, il problema è che ormai mi sono abituata e sti duelli verbali vanno avanti all’infinito, o finché Milo non si stufa e se ne va sbatacchiando la porta.

Milo, ficcatelo in testa, io la maschera non la metto. Chiaro?

La miccia oggi si è incendiata perché è venuta un po’ di gente a trovarmi, o meglio, passavano e hanno messo dentro la testa a fare un saluto, niente di eccezionale: ma, quando ha visto Kanon, Milo è partito per la tangente neanche avesse fatto irruzione in bagno mentre ero sotto la doccia.

Antiquato e maschilista, ecco! Però è così carino, tanto geloso… sigh!

A proposito di visite, mi torna in mente una cosa molto carina successa quando mi sono ripresa abbastanza da poterne ricevere. Ricordate che Marin mi aveva chiesto di tenere gli occhi aperti nel caso vedessi qualche giapponesina in giro? Beh, temo che non farò mai amicizia con la maestra di Seiya, perché la giapponesina che cercava l’ho avuta sotto gli occhi per tutto il tempo e non me ne sono mai accorta.

Seiya era stato separato dalla sorella quand’era ancora bambino per essere mandato ad addestrarsi al Santuario, alla faccia dei diritti dell’infanzia. Di Seika, questo il nome della piccola, si era persa ogni traccia, finché Marin, per amore del suo allievo, non si è messa seriamente alla ricerca ed è riuscita laddove le immani risorse del gruppo finanziario Grado non avevano fatto fiasco (sempre che la cercassero, cosa di cui non sono certissima): la piccola Seika aveva seguito il fratello in Grecia, ma siccome accedere al Santuario è impossibile per una persona comune, nel tentativo di accedervi era caduta in un crepaccio, perdendo la memoria.

Aperta parentesi: ora capisco perché, quando sono arrivata qui l’anno scorso, il grande Mu mi ha fatto cercare la strada da sola. Se non fossi stata degna, neppure ci sarei arrivata. Chiusa parentesi.

Insomma, Seika ha passato tutti questi anni senza sapere chi fosse (caso clinico rarissimo, un’amnesia che dura tanto tempo… mi verrebbe da pensare a un difetto genetico cerebrale di famiglia, ma non voglio essere cattiva), ed è stata adottata da una famiglia del posto. Famiglia che io vedevo ogni giorno, tra l’altro, perché il mio maestro è un affezionato del negozio di questa famiglia… eh già. Seika mi incartava i modellini che sono l’hobby del grande Mu, ogni santa settimana. Quando ci siamo riviste qui al Santuario, eravamo tutte e due incredule. Abbiamo riso per un’ora.

I casi della vita, eh?

Marin non ha ancora smesso di coprirmi di contumelie, perché se me ne fossi ricordata prima le avrei evitato di cercare in ogni angolo del mondo a vuoto… inutile, tra me e lei proprio non deve sbocciare niente.

Uff, come al solito ho scritto tutto tranne quel che dovevo scrivere, ma adesso voglio uscire all’aperto. Sono quasi guarita, hurrà!

 

 

23 Maggio

 

A conti fatti, dopo quel famoso giorno in cui Ares ha tentato di conquistare il Santuario (forse gli piaceva la vista panoramica? Scherzo, so benissimo che voleva levare di mezzo Athena), le Case sguarnite sono rimaste soltanto due: Sagittario e Acquario. Non sono però del tutto certa che tali armature siano senza proprietario, perché Seiya e Hyoga potrebbero essere i successori dei Gold trapassati… devo chiedere al mio maestro se un Bronze può avere una promozione simile, io ero convinta di no, ma forse Athena ha diverse idee a riguardo. La cosa importante, comunque, è che le Case Zodiacali adesso sono ben protette e presidiate.

Oddio, la Quarta, a detta di maestro, fidanzato e amici vari, è la più tristemente sfigata, ma non dicono sul serio… spero. Temo che ormai il mio ruolo sia quello di bersaglio dei lazzi di tutti i Saints. Credo sia una specie di forma di esorcismo, dato che il mio predecessore era una persona con cui potevi fare tutto meno che scherzare. Ma, in fondo, va anche bene. Del resto io sono una Gold novellina, ho ancora taaaaanto da imparare.

Allora lo ero più che mai, quando mi sono risvegliata e ho messo a fuoco il viso di Milo… avevo freddo, un freddo cosmico che mi impediva anche di sentire il dolore delle ferite, per mia fortuna, ma la situazione era tutt’altro che rosea, l’ho realizzato subito: perché quel volto era quello che conoscevo, ma quegli occhi erano neri, i capelli troppo scuri, come pece… e l’armatura non era d’oro.

Era nera.

“Cosa…” ho detto io, mentre Black Milo si rialzava tenendomi tra le braccia. Molto romantico, eh? Peccato che le sue intenzioni non fossero proprio delle migliori.

“Hai sconfitto Black Cancer – ha commentato, con una voce identica a quella di Milo – si è fatto battere da una ragazzina… che idiota.”

Ho rimesso a fuoco il regno dei vivi, le colonne della Quarta, le figure alte intorno a me… tutti visi conosciuti, ma scuri, come se avessero un filtro nero davanti… ho un ricordo molto chiaro di Black Shaka, perché mi ha colpita vederlo finalmente come un vero indiano, carnagione olivastra e capelli neri, ma il mio stato di stordimento era tale che riuscivo appena a tenere sollevate le palpebre. Decisamente avevo dato tutto quel che potevo dare e ormai il mio ruolo era quello di soprammobile.

No, magari fosse stato quello. Ero messa ben peggio.

“Milo…”

“Vedila dal lato migliore, carina: comunque vada, non perdi il compagno di letto – ha ghignato la nemesi nera del mio fidanzato – decisamente ti preferisco all’altro Black Cancer.”

Una colonna si è sbriciolata dietro di noi, facendomi arguire che il Milo originale non condivideva i piani di vita del suo antagonista. Ho cercato di liberarmi, ma a malapena potevo muovermi.

“Avanti, Black Milo, mettila giù e affronta il tuo nemico. Noi dobbiamo proseguire.” Ha detto Black Aiolia, e io sono stata scaricata contro una colonna, a rabbrividire e stringermi nel mantello (quando ero ricomparsa, Milo mi aveva cavallerescamente coperta, prima che gli piombassero addosso tutti i nemici del Santuario).

Le mie percezioni erano molto attenuate, ho sentito appena i passi che si allontanavano… qualche grido di agonia, perché le Cuspidi Scarlatte non sono certo rimaste inattive, ma Black Milo era lì proprio per fermare il suo dorato antagonista, e poi c’ero io… l’ostaggio. Il Black Gold ghignava, lanciando le sue cuspidi nere, costringendo Milo sulla difensiva perché, ad attaccare senza remore, avrebbe rischiato di colpire anche me. E’ stato orribile vedere Milo ripetutamente colpito, sapendo che succedeva per colpa mia, ma è durata poco, perché, come ho detto, Aiolia non aveva nessuna intenzione di fare figuracce lasciando Milo a battersi da solo, ed è sceso, ricacciando indietro gli invasori… quando mi sono vista volare accanto Black Aiolia, tanto che mi ha schizzato di sangue il mantello, ho capito che si preparava una battaglia campale.

“Ti serve aiuto, Milo?”

“Torna alla tua casa, Aiolia! Questo è il mio duello, non il tuo!”

“Se fossi solo tu non m’importerebbe. Ma vuoi far correre un simile rischio a Luna? Ho sentito cosa ha fatto… tutti l’abbiamo sentito. Ha sconfitto il suo avversario, non è in grado di fare altro… vuoi lasciare che venga catturata?”

Lì per lì mi è sembrato strano che Aiolia abbia detto catturata e non uccisa, ma solo dopo mi è venuto in mente che Black Milo, con ogni probabilità, aveva le sue idee a riguardo della sottoscritta… quale vittoria più grande che uccidere il nemico e prendersi la sua donna?

Mi sento male solo a pensarci.

Facevo fatica anche a tenere gli occhi aperti, giuro che era uno sforzo tremendo… il colpo lanciato mi aveva totalmente svuotata, e avevo freddo, un gelo totale… non mi ero mai sentita così lontana dal fuoco inestinguibile del cosmo, stavo male sul serio e potevo solo guardare l’infuriare della battaglia. E la vedevo, gente! Vedevo benissimo i contendenti che si scambiavano colpi alla velocità della luce, li distinguevo e riuscivo perfino a contarli, pazzesco!

Scivolavo di nuovo via, me ne rendevo conto, e per l’aiuto che potevo dare tanto valeva che assecondassi il mio potere, perciò mi sono tenuta stretta il mantello (mi becchi nuda una volta, ed è un caso, mi becchi nuda due volte, e sono stupida: non ci casco più, Calogero!) e mi sono lasciata trasportare via.

“MIAAAAAAO!!” E’ stato il primo suono che ho sentito nella valle dei morti, e ho aperto le braccia a Morgana che mi è saltata su a fare le fusa, lei felice, io di più. La mia cara, cara, cara micetta che non voleva morire per non lasciarmi! E c’è chi ha il coraggio di dire che i gatti sono animali freddi e insensibili, pfui!

“Brava, a quanto sembra sei sopravvissuta, contrariamente alle previsioni.” Ha commentato Death Mask alle mie spalle. Mi sono voltata.

“E tu mi hai insegnato il tuo colpo. Bontà d’animo o ti hanno informato che occorreva anche farmi rimanere viva, per avere il Paradiso?”

“Senti, se vuoi coccole e paroline dolci, vai dal tuo cicisbeo, d’accordo? A me non importa niente di chi vive e chi muore, tanto la conclusione è sempre quella…” Ha indicato la processione dei morti.

“Per questo uccidevi senza farti scrupolo? Se si deve finire tutti là…”

Death Mask mi ha guardata, a lungo. “Non rinnego niente di quel che ho fatto, perché l’ho fatto coerente coi miei principi. Chissà se tu riuscirai a fare lo stesso, carina.”

“Che vuoi dire?”

“Non ti piace uccidere, eh?”

Ho stretto di più Morgana. “A chi può piacere?”

“Ucciderai ancora. In nome di Athena.” Mi ha pronosticato lui. Io ho stretto le labbra.

“E chi lo decide?”

“Una persona normale può rifiutare di sporcarsi le mani, ma un Saint no. E’ per questo che è un Saint: per evitare che altri subiscano quel che tocca a lui. Non ci arrivi proprio, eh?”

“Ti metti a farmi la morale, adesso? Tu, poi? Io un maestro ce l’ho già.”

“Ed è nei guai, come tutti. Quattro nuovi Gold fanno la differenza, ma se tre sono ancora così imbranati e inesperti, la vedo proprio dura.”

“Ehi, aspetta, di che parli? Di nuovi Gold ci siamo io e Kanon, basta…”

Death Mask mi ha guardata con commiserazione. “Usalo, quel cervello, ogni tanto. I Black Gold uccidevano le apprendiste. Perché credi lo facessero, a parte risparmiare sulle puttane?”

L’ho ignorato, è il solo modo di parlare con Death Mask senza farsi scoppiare una vena dalla rabbia. “Per arrivare a me…”

“Non a te. A voi.”

E’ stato un lampo, come se il potere risvegliatosi in me mi avesse porto la risposta in conseguenza delle parole di Death Mask… uno splendore abbacinante, due armature d’oro, due persone a me note… ah sì, sì, ecco perché Haru aveva perso il torneo, non perché poco degna, ma perché l’armatura che l’aspettava era troppo elevata per poter essere assegnata in un torneo… una spada, una fenditura che spaccava la terra, una lama d’oro nel suo braccio…

…e Sindel, il cui cosmo era sempre rimasto sopito, dormiente come se non considerasse necessario destarsi prima del tempo, adesso era talmente vasto, talmente bello che mi si è mozzato il fiato… chi lo sa, se il mio maestro aveva avvertito in lei quella predestinazione, se lo sapeva, o se soltanto era rimasto attratto da quella meraviglia d’oro, rose, una bellezza incomparabile… custode della Dodicesima…

La voce di Death Mask strideva con quelle visioni meravigliose come le unghie sulla lavagna. “Cazzo, il Santuario si è riempito di ragazzine. Si vede proprio che adesso comanda una donna, bah.”

Io ero troppo felice per lasciarmi smontare dai commenti di Death Mask. Di me non mi importava, non ho mai avuto l’ambizione di diventare Saint, ma per Haru e Sindel il discorso cambiava… ero così felice, ma così felice che non sentivo più la stanchezza, il dolore, la fatica, niente di niente, solo felicità e cosmo e forza e…

…e alla Quarta le cose si sono messe maluccio per i nemici, quando l’armatura si è disposta a proteggere il suo nuovo custode. Ho sentito l’oro sulla pelle, sotto il mantello che ancora mi avvolgeva, e mi sono rialzata, annodandomelo sulle spalle protette dalla corazza, mentre Morgana saltava giù dalle mie braccia, guardando eccitata i fuochi fatui azzurri che, dal mio corpo, si diffondevano ovunque…

E CI SONO RIUSCITA! HO FATTO UN’ENTRATA IN SCENA EPOCALE, DI QUELLE CON MUSICA IN SOTTOFONDO!!!! Il mio cosmo era d’oro, purissimo, stupendo, perfetto, perché ciò che avevo imparato a Goro-ho mi soccorreva: lo sentivo, il mio sangue che scorreva al contrario, non in modo da farmi stare male come durante gli allenamenti, ma come la carica di una macchinina di quelle che si tirano indietro prima di lasciarle andare… un elastico teso, una rincorsa, una catapulta che si caricava…

“Il posto dove voglio stare è uno solo: Il Santuario.” Ho detto a Black Milo, tanto per chiarire la mia posizione. “E chiunque cerchi di portarmelo via… di fare del male alle persone che amo… o di attraversare questa Casa senza il consenso di Athena… è destinato a disincarnarsi, tra queste stesse mura.”

Finalmente l’avevo preso e lo tenevo ben stretto, il mio cosmo. Non era più qualcosa di irraggiungibile, ma stava lì, a portata di mano, dovevo solo tendere il braccio e prenderlo… sulla punta del mio dito, senza alcuno sforzo…

Poi, non ho molti altri ricordi. C’era solo luce, e oro, e fuochi fatui, e poi la Quarta è tornata deserta e pulita, tranquilla e disinfettata, canforizzata, sottovuoto, senza un granello di polvere. C’ero solo io che mi appoggiavo a una colonna, totalmente esaurita, e i Gold presenti che mi fissavano come se mi fosse spuntato un corno sulla fronte.

Oh, Shaka… te l’ha mai detto nessuno che hai degli occhi stupendi? Mi è venuto da pensare, guardando per la prima volta il aghi azzurri del Custode della Sesta. Aiolia si guardava intorno allibito.

“Pazzesco… non aveva mai manifestato niente del genere durante gli allenamenti…”

Shaka ha girato la testa da una parte, come se ascoltasse parole che solo lui poteva sentire. “Sono nati altri due Gold, e anch’essi hanno superato l’ordalia di questa battaglia.” Ha detto. Io lo sapevo già ovviamente, ma non ero in grado di parlare. Milo mi ha sostenuta e io mi sono lasciata andare praticamente a peso morto, una batteria scarica e nient’altro.

“Sai?” Mi ha sussurrato all’orecchio. “Ci hai evitato di usare il colpo proibito di Athena, dato che saremmo stati tre Gold contro quattro Black Saints… non fosse stato per te, a quest’ora saremmo disonorati.”

“Ah… e perchè… sarebbe proibito?”

“Perchè è troppo potente – mi ha spiegato Milo – e considerato da Athena poco cavalleresco.”

Da qualche parte nella mia mente, Death Mask ha sghignazzato di derisione. Ma forse ero io. Cancer per Cancer, tanto…

“Il mio maestro… e gli altri…”

“Stanno tutti bene. Non lo avverti?”

Ho scosso la testa. A malapena avvertivo di essere ancora viva, il che non era malaccio, tutto sommato, visto che avevo fatto avanti e indietro dalla valle dei morti tante di quelle volte che il dubbio era ormai più che lecito.

Aiolia e Shaka si sono avvicinati a loro volta, ma prima che potessero dire qualcosa, Shaka ha tirato su un lembo del mantello con aria disgustata, perchè Morgana ci si era accoccolata sopra a fare le fusa. “Vuoi badare al tuo gatto, di grazia?”

“Morgana… era… morta…”

“Sembra di no – ha commentato Virgo, scuotendosela via – probabilmente era solo sospesa tra la vita e la morte, e ha approfittato dei tuoi passaggi per tornare. I gatti sono animali misteriosi.”

“E ogni streghetta che si rispetti deve avere il suo gatto nero, giusto?” ha commentato Aiolia, ammiccando. A me è venuto da sorridere, anche se mi sentivo come se avessi le ossa tutte macinate, contenute nel sacco della pelle e basta. “Il grande Mu… quando arriverà?”

“Sta giungendo – ha risposto Milo – abbi pazienza.” Capiva benissimo che volessi vedere il mio maestro, in un simile momento.

“Ma perchè… non si teletrasporta…?”

“Non può: il Santuario è la sede di Athena, e il suo sacro cosmo impedisce che in esso si possano usare poteri psichici. Mu deve camminare, per spostarsi qui.”

Io ho chiuso gli occhi. La testa mi martellava troppo per assorbire tutto quanto. “Insomma… i Gold hanno il colpo più potente che esista, e non lo possono usare… Athena ha il telecineta più forte del mondo, e non gli fa usare i suoi poteri… ma perchè… non ci ammazza direttamente?”

Poi, per fortuna, sono svenuta davvero.

 

 

26 Maggio

 

Insomma, così è finita. E’ un po’ deludente che io abbia perso i sensi quasi subito dopo quell’esplosione enorme di potere, ma a detta del mio maestro era inevitabile, anzi, che io sia riuscita a rialzarmi per indossare l’armatura d’oro è già stato di per sé un miracolo.

Quando mi sono risvegliata ero in questo letto, e ci sono stata per un mese sano, a riprendermi da tutte le fratture e le emorragie interne riportate in quello scontro. Purtroppo non sono ancora così abile da evitare certe legnate. Migliorerò. La cosa bella di quell’avvenimento è stata che il mio cosmo era diventato così vasto da permettermi di tornare indietro, corpo e tutto… con Morgana in braccio! Stento ancora a crederci, ma pare che la cosa non sia priva di precedenti, anche un paio di Bronze sono riusciti a tornare indietro dalla valle dei morti, in passato. Tiè, beccati questa, Black Cancer! Pure il mio gatto ti ha bagnato il naso, gnegnegne!

Tutto torna, i conti sono pareggiati, la pace nel mondo è tornata, Seiya ha recuperato l’uso dei cinque sensi, Haru e Sindel sono venute a trovarmi appena in grado di alzarsi a loro volta (erano messe meno peggio di me, ma è anche naturale, visto che loro non hanno fatto avanti e indietro dal mondo dei vivi e quello dei morti) e abbiamo passato qualcosa come mezza giornata a piangere come sceme. Haruko non faceva che ripetere di non poterci credere, non ci credeva davvero, mai si sarebbe aspettata che… e giù di nuovo a piangere. Sindel sembrava stordita e basta.

A quanto pare, la loro ‘investitura’ è stata molto simile alla mia, perchè quando il Santuario è stato attaccato loro si sono ritrovate scagliate in mezzo alla battaglia, e hanno ricevuto le armature dai rispettivi predecessori… da come ne parlavano, però, ho ide ache Shura e Aphrodite fossero molto diversi da quel maledetto che è toccato a me. Haruko dice in continuazione che è onorata di aver raccolto un’eredità tanto nobile, e Sindel che non le sembra vero poter succedere a un guerriero tanto forte. Mi hanno guardata storto, quando ho commentato che neanche a me sembra vero, di ereditare le consegne di un cavaliere così stronzo come Death Mask… mah.

Da Goro-ho è arrivato un messaggio, che si congratula con Athena per la vittoria riportata, gioisce per l’avvento di ben quattro nuovi Gold (pare che, nelle più ottimistiche previsioni, sperassero in un paio, non di più, e Haru era ampiamente conteggiata nel novero) e comunica che tutto è tornato nella norma: l’inferno è stato ripulito dall’influsso sanguinario del dio della guerra, Hades è sigillato nella sua torre cinese, e tutti vivono felici e contenti.

Tutti tranne Milo, ahimè. Perché non credo mi perdonerà mai il tiro che gli ho fatto, quando io e le ragazze abbiamo conferito molto seriamente su una cosa che ci rode da sempre e che avevamo sempre dovuto subire, in quanto apprendiste nullità… ma ora non è più così, ora siamo dell’elite e il Santuario non può fare a meno di noi!

Abbiamo chiesto udienza alla dea, alla presenza di tutti i Gold. Una cosa ufficiale, serissima, impegnata, con noi tre fasciate, incerottate e con le stampelle a dire ad Athena che sì, l’avremmo servita con la nostra vita (il curriculum tanto non lo vuole, me l’ha detto chiaramente con la postilla di piantarla una buona volta) e blablabla, ma se non ci esonerava dall’obbligo di portare la maschera avremmo fuso le armature per farne una serie di monete commemorative, con l’ulivo di Athena da una parte e il muso di Ares dall’altra.

“Ma tu vaneggi! – è subito saltato su Milo – la maschera è il tuo onore, tu non puoi…”

“Io posso chiedere ad Athena quello che voglio! E poi lei lo sa, quanto sia scomoda! Se in battaglia devo preoccuparmi di non farmi vedere in faccia, come faccio a combattere al meglio?”

Haru, sempre pronta a sostenere le cause che permettano di affinare la tecnica marziale, ha subito annuito. Milo si è voltato verso Mu, furioso.

“A te non importa se vedono la tua donna e la tua pupilla in viso?”

Il mio maestro ha risposto mitemente: “Mah, non credo che sia una cosa tanto importante, anche perché dubito che qualcuno possa sconfiggere un Gold, anche se donna… quel che decide Athena, per me andrà bene.”

Aiolia ha aperto bocca per protestare, si è ricordato di avere di fronte tre Goldesse in assetto di battaglia ed è stato abbastanza saggio da richiuderla.

“La maschera è un pegno, un simbolo – ha detto allora Athena – e serviva, in epoca mitologica, perché una donna potesse celare la sua femminilità e combattere alla pari con gli uomini. Ma un simile obbligo ormai è obsoleto, non ritengo vi sia nulla di male nel lasciarlo alla discrezione delle singole interessate: chi vorrà portarla lo faccia, se il contrario la farebbe sentire a disagio. Altrimenti, gradirei che comunque tale usanza venga osservata. Portatela con voi in ogni caso, alla cinta dell’armatura, d’accordo?”

Quando ha queste uscite sono quasi disposta a credere che sia veramente la dea della saggezza, ‘stà Saori Kido.

“Allora possiamo levarla?” Ha chiesto Sindel, preoccupatissima. Eh già, il custode della Dodicesima è da sempre un esempio di bellezza, sai che spreco non poter mostrare quel bel viso che si ritrova! Il mio maestro non sembrava considerarla una cosa tanto importante, se solo Milo prendesse esempio da lui…

“Non appena starete completamente bene, vi sarà la cerimonia d’investitura ufficiale – ha detto ancora Athena – le genti del Santuario e dell’intero mondo dei Saints devono conoscere il nome dei Gold appena nominati.”

L’investitura. Una cerimonia d’investitura. Non so perché, ma l’idea mi commuove, è come se tutto quel che è successo da quando papà è morto abbia finalmente acquistato un senso, uno scopo… non ho deluso nessuno, spero, e anche se a calci nel sedere, ci sono riuscita.

Non male, visto che non pensavo neanche di doverci provare!

 

 

 

 

 

* Nel mito, Efesto marito di Afrodite, sospettando il tradimento di quest’ultima con Ares, forgiò una rete d’oro che mise nel talamo nuziale, e che si sarebbe chiusa se la moglie si fosse macchiata di adulterio. Quando il dio-fabbro tornò a casa, trovò invischiati nella trappola i due piccioncini, nudi come vermi e leggermente isterici. Mi sono presa la libertà di ipotizzare che Ares, potendo, riserverebbe lo stesso trattamento a un suo nemico.

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