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Maggio (I)

1 Maggio

 

[a questa data si può leggere soltanto una bozza piena di correzioni di un curriculum vitae, con dati anagrafici, titoli di studio, attitudini particolari e via dicendo, con in calce un’unica frase vergata a caratteri spigolosi, come se chi l’ha scritta fosse particolarmente stizzito NdA]

 

Tanto non lo accetterà mai. Non più, dopo tutto quel che è successo. Fanculo.

 

 

2 Maggio

 

Ho un sacco di tempo libero, finché non sarò guarita completamente, e siccome sono stufa di leggere e giocare con la Playstation, ne approfitto per rimettermi in pari col diario. Se rileggo le ultime pagine, mi sembra che siano state scritte in un’altra vita, e invece non sono passate neppure due settimane. Anzi, meno ancora, visto che buona parte di queste due settimane le ho passate a delirare per la febbre o in coma farmacologico necessario per la terapia antidolore… eeeeh.

Morgana è tanto carina, non mi lascia mai se non per andare a fare le sue cosine nella lettiera del ripostiglio, tanto che Kiki ha iniziato a mugugnare: se prova a portarsela via, lei torna subito da me, e se cerca di impedirglielo si arrabbia mettendosi a graffiare. Ho chiesto al mio maestro se potevo regalare un altro micino a Kiki, solo per lui. Quando potrò alzarmi glielo prenderò.

Papà, se puoi in qualche modo sentirmi (e dopo gli ultimi eventi, non sarò certo io a dire che la cosa è impossibile), sappi che ti sei rimesso in pari: tutto quel che avevi lasciato in sospeso dopo aver abbandonato il Santuario, e dopo, morendo, ora è risolto. Le forze oscure sono sconfitte, Athena è salva (di nuovo!), e le armature vacanti hanno trovato quasi tutte un nuovo custode. Lo scrigno della mia scintilla così tanto che me l’hanno coperto con un panno, se no mi dava fastidio agli occhi, pensa tu.

Papà, se puoi sentirmi… comincia a correre. Appena ti ritroverò, e adesso ho i poteri necessari per farlo, ti trituro con le mie mani, per tutti i guai che mi hai procurato.

 

(A SERA)

 

Milo se n’è appena andato, o meglio, l’ha buttato fuori il medico del Santuario, un individuo che si rapporta ai suoi pazienti nel modo più consono, ovvero minacciandoli di morte, se non lo ascoltano. Considerate che da queste parti la norma è pretendere di allenarsi con braccia ingessate e tendiniti galoppanti, e capirete che razza di persone devono essere, quelle che curano la salute dei Saints. Con me è gentile, però. Credo dipenda dal fatto che io rientro tra i codardi, ovvero quelli che, quando il medico dice loro ‘se ti alzi i punti salteranno e morirai di emorragia nel giro di due minuti’, se ne rimane a letto. Purtroppo non credo che questo basti, per indurre la Kido a portarsi via l’armatura che mi ha piazzato in camera, dicendo che è mia di diritto.

Abbiamo parlato un sacco, Milo ed io. In questi ultimi giorni che sono in grado di parlare, voglio dire. Stranissimo, sentirlo dire che ha sempre avuto paura di perdermi, facendomi capire che ci tiene, ci tiene davvero… mi sono resa conto che, finché non è successo quel che è successo, pensavo che per lui la nostra storia fosse un passatempo o poco più. Non riuscivo ad entrare nell’ottica di stare veramente con il ragazzo dei miei sogni, la consideravo quasi una relazione unilaterale… che stupidaggine! Ero proprio una ragazzina.

Ora non lo sono più. Ho la stessa età di quindici giorni fa, ma il salto è stato enorme. Strano, stranissimo.

La cosa bella invece è che, appena sarò guarita, avrò diritto a dei giorni di riposo da passare dove voglio, tutta spesata. Volevo chiedere le Hawaii, ma siccome tra un po’ è l’anniversario della morte della mamma credo tornerò in Italia. Evvabbè, sarà per la prossima volta… no che dico! COL CAVOLO CHE VOGLIO CHE CI SIA UNA PROSSIMA VOLTA!!!!!

Basta, sono stanca morta. Voglio dormire.

 

 

3 Maggio

 

Cavolo, sono veramente passate solo due settimane, da quando il grande Mu mi ha convinta ad evocare una visione, chiedendomi di avere fiducia in lui, che ormai era tempo che lo facessi! Ricordo che gli ho chiesto se c’era qualcosa che dovevo sapere, qualcosa di importante, e lui mi ha risposto che tutto dipendeva dalla mia visione. Come faceva a sapere cosa avrei visto? Col senno di poi, mi sembra ovvio, ma allora brancolavo nel buio ed ero così spaventata da implorare anche Milo di essere presente, a costo di scocciarlo. Con mia grande sorpresa, ha accettato subito, anzi, ha mollato a metà l’allenamento con Aiolia ed è sceso seduta stante alla Prima. Stava per prendere la via principale ma sono riuscita a farlo deviare per i sentieri secondari: ho sempre un po’ paura quando i Gold passano per la Terza, anche se Kanon occulta ottimamente il suo cosmo, poi insomma, c’è Athena che confonde le acque alla grande ed è difficile rendersene conto, ma insomma, meglio non rischiare.

Anche se, a pensarci bene, di che cavolo possono accorgersi, questi Gold che per tredici anni hanno preso per buono il cosmo di un usurpatore? Mah, forse sono troppo cattiva. Saga e Kanon erano gemelli, e, adesso che scrivo, ho avuto modo di vedere coi miei occhi la forza spaventosa del nuovo Saint di Gemini. Se anche Saga era così, non c’era storia, poco da fare.

Comunque.

Ricordo che quel giorno ero veramente abbattuta, proprio col morale sotto i tacchi, perché era stata trovata un’altra ragazza uccisa. Ho detto a Milo che mi sentivo in colpa perché, se avessi sconfitto Black Cancer, non sarebbe successo niente, e lui mi ha ovviamente risposto che era già tanto essere riuscita a sopravvivere. “Okay, ma perché questo nuovo omicidio? Ormai sa chi sono, perché uccide altre persone!”

Ero davvero sconvolta. Credo che Milo l’abbia capito, perché mi ha risposto, con molto tatto, che era proprio questa la ragione per cui esistono i Saints di Athena. “Sì, ma pensavo che ce l’avesse con me: Mary Sue poteva somigliarmi un po’, con la maschera e di spalle, ma quest’altra vittima era bionda, quindi…”

“Luna, non chiedermi di spiegarti le azioni di un pazzo. Pensa soltanto al tuo compito, d’accordo?”

Io non ho insistito, perché avevo promesso di non impicciarmi. Ma in cuor mio avevo pochi dubbi, ormai, anche se non capivo il perché di quella seconda vittima… ovviamente adesso mi è tutto chiaro.

Il mio maestro ci aspettava con la faccia delle grandi occasioni, nello spiazzo antistante la Prima. Da quel punto, la meridiana zodiacale si vedeva benissimo, anche se era spenta. “D’accordo – mi ha detto – sai cosa fare, Luna. Concentrati e non avere paura, perché qualunque cosa accada, farò in modo di riportarti indietro sana e salva. D’accordo?”

Io ho stretto la mano di Milo un’ultima volta, poi mi sono seduta su un masso lì vicino, ho chiuso gli occhi e mi sono concentrata. Bam, e mi sono trovata nei reami Invisibili, così rapidamente che quasi non me ne sono accorta. Era tutto grigio, con la nebbia che disegnava spirali intorno alle mie caviglie.

“Ehilà, rompiballe.” Mi ha detto subito Death Mask, dietro di me. Mi sono voltata, senza nessuna sorpresa. Sapevo perfettamente che Mu voleva farmi incontrare lui, o avrebbe cercato di ‘dirigere’ il corso del mio potere in altre direzioni. “Stavo quasi cominciando a pensare che avrei dovuto usare le maniere forti, per farti tornare qui. Ormai non c’è più tempo.”

“Tempo per cosa?”

Death Mask mi ha fissata con un disgusto totale, come se non si capacitasse di tanta stupidità da parte mia. “Si stanno risvegliando, stupida, e io sono morto. Non posso più trattenerli.”

“Chi si sta risvegliando?”

Lui si è passato una mano sulla fronte, come per un’improvvisa emicrania. “Athena, questo è l’inferno, non passare l’eternità tra le mie vittime… istruire questa cretina…”

“Oh, se ti do fastidio me ne posso andare, eh! – mi sono impermalita io – non ti ho mai chiesto di aiutarmi e perseguitarmi, mi sembra!”

“Giusto, se non ti avessi salvato quel bel culetto a mandolino adesso saresti in balia del tuo amicone Ashura, vero?” ha ribattuto lui, sarcastico. Io sono stata zitta. Essere in balia di Ashura poteva anche andarmi bene, ma non nel modo che aveva in mente lui. Dura, la vita.

E anche la morte, aggiungerei a questo punto.

“Non posso più trattenerli – ha ripetuto Death Mask – perché sono morto e il mio tempo sta per scadere… se non riesco nel mio intento, tornerò all’inferno, e non ci tengo proprio.”

“E quale sarebbe il tuo intento?”

Mi ha guardata di nuovo, con profonda commiserazione. “Dare alla Quarta Casa un custode degno, naturalmente. Un custode devoto alla giustizia che non si faccia corrompere dal potere e…” Ha fatto un gesto vago con la mano, come se dicesse cose senza nessuna importanza. “…e tutto il resto: pace, amore, altruismo, amicizia, stronzate di questo genere.”

“Mi pare di intuire che il pentimento non sia tra i requisiti che devi raggiungere, per arrivare in paradiso.” Gli ho detto io ironicamente.

“In effetti no – ha ghignato lui – non se n’è parlato, per fortuna. Bene, smettiamola di perdere tempo: se il tuo maestro ti ha mandata da me, adesso, è perché vuole che io faccia quel che deve essere fatto. Quindi…”

La nebbia si è dissipata e ci siamo ritrovati di nuovo in quel posto tremendo: un cielo buio, livido, senza sole, che però in qualche modo rischiarava il luogo quel tanto da lasciar vedere la lunga, interminabile fila di persone che camminavano, simili ad automi, verso un monte, lontanissimo eppure enorme. “L’Etna.” Ho mormorato io, e Death Mask ha annuito.

“Tradizionalmente nella mitologia, l’entrata al regno dei morti – ha confermato – credi sia per caso che il cavaliere di Cancer è sempre un italiano?”

“Vuoi dire che quando evoco queste visioni io… muoio?”

Non era una domanda granché intelligente, lo riconosco, e anche il mio maestro avrebbe sospirato. Death Mask, chiaramente, mi ha dato della cretina e mi ha detto che lo stato di trance indotto dal mio potere è parte dei poteri del custode della Quarta, che può viaggiare tra il mondo dei vivi e quel limbo con tutto il corpo, non solo in spirito. Io ho osato, allora, un’altra domanda.

“Perciò il mio corpo è scomparso dalla Prima? Non sono più là?”

“No, genio, non sei più là. Il tuo potere mi ha permesso di agganciarti e portarti qui. Vediamo di muoverci…”

Ma io non lo ascoltavo già più. Un MIAAAAAOOOO, uno strusciare contro le mie caviglie e Morgana mi è saltata in braccio, facendo le fusa felice. Io l’ho abbracciata, incredula, affondando il viso nella sua pelliccia e accarezzandola. “Non sei voluta andare dall’altra parte dell’Ade – ho mormorato, commossa – mi hai aspettata qui… oh, Morgana…”

Death Mask picchiava col piede per terra, impaziente. “Hai finito?”

“Se vuoi guadagnarti il paradiso, non potresti essere un po’ più gentile?”

“Gentile con una cretina che mi ha ridotto l’armatura a una specie di tutina sexy? – ha fatto una smorfia di orrore – il Cloth del Cancro col reggiseno! Se non fosse che con la tua morte dovrei rimettermi a cercare qualcuno di adatto, spererei che tu cada presto in battaglia, in modo che le mie vestigia possano andare a un uomo, come sarebbe giusto. Non capirò mai perchè Athena conceda alle ragazzine di addestrarsi da Saint. Siete deboli, piangete sempre, perfino su uno stupido gatto, e quando avete le vostre cose diventate davvero…”

“Sai che comincio a capire perchè ti consideravano l’uomo più stronzo del Santuario?”

“Mi consideravano anche il più spietato – ha detto lui con orgoglio – quindi vedi di non rovinarmi la reputazione come hai già rovinato l’armatura. Qui all’ingresso di Ade, nel naturale elemento dell’ammasso di Praesepe che rappresenta la mia, anzi la tua costellazione guida, potrai facilmente raggiungere il Settimo Senso… perfino tu. Quando tornerai nel mondo dei vivi sarai di nuovo l’inutile apprendista di sempre, ma qui la tua forza è quella di qualunque Gold. Ricordati di concentrare tutto il cosmo in un punto preciso, così riuscirai a disincarnare il nemico e spedirlo immediatamente laggiù.” Ha indicato il monte nel quale cadevano le anime dei defunti, ma io non ho guardato.

E’ qualcosa di veramente spaventoso, credetemi.

Mi sono costretta a concentrarmi su quel che mi aveva detto, tutto insieme, senza un briciolo di tatto, senza darmi il tempo di metabolizzare tutte quelle mazzate verbali. “Aspetta, aspetta… stai dicendo che sono il tuo successore? Che sono destinata all’armatura del Cancro?”

“Padre, allievo e figlia. Perfino il tuo unico neurone dovrebbe arrivare a capire che la scelta era scontata al punto da essere banale, no?” ha ribattuto lui, con sarcasmo. Mi è dispiaciuto che fosse morto: che goduria sarebbe stata, strozzarlo con le mie mani!

“Ah già, mio padre… come hai potuto tradire i suoi insegnamenti? Papà era…”

“Un cardiopatico – mi ha interrotta lui, e quasi sbadigliava – per fortuna che tu sei sana, o sarei stato davvero nei guai: al momento non ci sono altri apprendisti adatti, nel Santuario… quelli idonei sono già predestinati, porca vacca. Bene, credo di averti detto tutto quel che ti serve, per ora. Spacca il culo a Black Cancer anche per conto mio, eh?”

Ha fatto un gesto con la mano, come per respingere l’aria, e ho cominciato ad allontanarmi, a una velocità impensabile, mentre quel paesaggio da incubo mi sfrecciava accanto e scompariva nel cosmo, insieme alle stelle livide di Praesepe. L’ultima cosa che ricordo, prima di sbattere le palpebre alla luce del sole, è stata la voce di Death Mask che diceva: “Ci rivedremo presto… molto presto…”

Suonava come una minaccia.

 

 

4 Maggio

Era una minaccia. Almeno secondo il mio punto di vista. Mi sono rialzata a fatica, sostenuta da Milo (almeno questo!), e quando sono riuscita di nuovo a parlare ho raccontato tutto. Siccome papà non ha tirato su una cretina, checché ne dica Cancer, ho tenuto ben salda la presa su Milo, che tanto sembravo così debole e indifesa che neppure Mu ha avuto cuore di dirmi di scollarmici, così che ho sentito chiaramente le sue dita contrarsi sulle mie spalle, quando ho parlato della predestinazione dell’armatura. Era fin troppo esplicativo, ma ho chiesto ugualmente: “Lo sapevate, vero? Lo sapevate fin dall’inizio, è per questo che mi avete ammessa all’addestramento nonostante sia troppo vecchia per cominciare!”

“Lo sapeva in primo luogo tuo padre – ha confermato Mu, senza guardarmi – per questo voleva impedire che accadesse. Un altro anno e sarebbe stato troppo tardi per cominciare: tu saresti vissuta come una ragazza qualsiasi, senza più avere contatti con il mondo dei Saints. Il destino ha deciso diversamente.”

Soltanto pochi mesi prima avrei inveito contro quel destino, ma ormai preferisco stare nel Santuario piuttosto che in qualunque altro luogo. “Lo sapevi anche tu? Era questo che non potevi dirmi?” Ho chiesto a Milo e anche lui ha evitato il mio sguardo. Era chiaro che entrambi si sentivano in colpa per avermi tenuto nascosta una cosa così importante.

“Avevo promesso… inoltre era inutile farti vivere nel terrore finché non fosse stato necessario chiarirti ogni cosa. Se la sorte fosse stata meno avversa, tu avresti ottenuto l’armatura e affinato la tecnica, prima di fronteggiare il tuo nemico.”

“Black Cancer?”

Hanno annuito tutti e due. A quel punto ho fatto la domanda che andava fatta, quella che per poco non mi aveva fatto mollare da Milo (o il contrario), quella che avevo promesso di non fare mai.

“Cosa succede, al Santuario? Chi ci sta attaccando?”

“E’ una storia lunga – ha cercato di temporeggiare Mu – e ha molto a che vedere con la necessità di ripristinare le fila dei Gold Saints al più presto…”

“E’ per questo che avete organizzato il torneo, con tanta urgenza da non poterlo sospendere neppure per rispetto a Mary Sue?”

Hanno ignorato tutti e due il mio tono polemico. “Per questo, sì. Purtroppo le armature che speravamo di conferire non sono state assegnate – Mu ha sospirato – le case zodiacali sono sguarnite, salvo la Prima, la Seconda, la Quinta, la Sesta e l’Ottava.”

Io ho aggiunto mentalmente la Terza. “Un bel gruviera, eh? Il nemico vuole attaccare adesso per questo motivo?”

“Naturalmente. E altrettanto naturalmente il tuo avversario vuole ucciderti prima che tu acquisisca la padronanza dei tuoi poteri: non molto cavalleresco, ma naturale.”

Mi sarebbe piaciuto chiedere cosa sarebbe successo se io fossi diventata Gold (con quella schifezza di cosmo che mi ritrovo, ahahahaha!) e Black Cancer avesse dovuto diventare il mio sosia: Casablanca, neh? A metterla così, capisco benissimo perché mi vuole morta, dai.

(non l’ho chiesto, no: perfino io mi rendo conto che certe cose conviene evitarle)

“Maestro, ma io non raggiungo neanche la velocità del suono, come posso pareggiarla con Black Cancer prima che lui arrivi per darmi la piallata finale?”

Nessuno mi ha risposto.

 

 

5 Maggio

 

Oggi sono riuscita ad alzarmi un po’ dal letto e starmene seduta davanti alla finestra, che ormai si sta bene fuori. La Kido (no, Athena, devo abituarmi a chiamarla così, anche se mi sembra ridicolo) è appena passata a dirmi che la cerimonia si terrà non appena starò perfettamente bene e che quindi mi devo riguardare.

Nessun problema, boss, credimi nessun problema. Ho come la vaga idea che, non appena entrerò ufficialmente in servizio, di starmene in panciolle tutto il dì potrò solo sognarmelo, quindi me la godo finché posso.

Riprendo da dove avevo lasciato, che ho ancora un’enormità di cose da annotare.

 

Siccome il sole stava tramontando (nei reami Invisibili il tempo scorre a velocità diversa, ovvero più rapida), mi sono ricordata che dovevo portare da mangiare a quel povero reietto di Kanon, quindi ho detto che volevo starmene un po’ da sola e me ne sono andata. Non sarò stata particolarmente carina, ma potevo essere più che giustificata, no?

Meno male che nessuno mi ha vista intrufolarmi in cucina a depredare il frigo, altrimenti la mia Grandiosa, Altera Uscita Di Scena sarebbe stata un po’ rovinata. Vabbè.

Per fortuna la Terza viene prima della Quarta, perché sinceramente non avevo proprio voglia di visitarla, dopo tutto quel che avevo scoperto. Rimuginavo e pensavo, pensavo e rimuginavo, tanto che perfino Kanon, malgrado avessi la maschera, mi ha chiesto cosa mi fosse successo. Ho esitato, ma poi ho pensato, che cavolo, se la Kido (Athena!) si fida di lui al punto di affidargli la Terza, vuol dire che di certe cose posso parlargli. Gli ho spiegato tutto ben bene, domandandogli alla fine se lui sapeva chi fosse questo fantomatico nemico. Kanon ha temporeggiato.

“Il tuo maestro cosa ti ha detto?”

“Che non ne è sicuro, perché dopo la sconfitta di Kalì credevano tutti che fosse finita.”

“E’ la risposta che ti avrei dato anch’io – ha detto subito lui – Mu è molto saggio, a non parlare senza avere delle prove.”

“Fammi capire, sbagliare il nome del cattivo di turno a chi farebbe torto?”

Centrato in pieno. Ovviamente non avrei mai potuto parlare così al mio maestro, ma con Kanon è tutt’altro paio di maniche e lui ha dovuto abbozzare.

“Cosa sai delle Guerre Sacre dell’epoca del Mito?”

Il maestro me ne ha parlato spesso, così gli ho potuto rispondere con cognizione di causa. “So che Athena ha edificato il Santuario come baluardo contro Hades, ma lui e i suoi Specter sono imprigionati a Goro-ho, e non ne usciranno tanto presto, perché poco tempo fa è stato messo un nuovo sigillo. Quindi non può essere lui il problema, giusto?”

“No, Hades no… per ora – ha detto gravemente Kanon – ma vedi, all’epoca del mito Athena combatté la sua guerra più sanguinosa, feroce e violenta contro un’altra divinità, ancora peggiore di Hades, che ad Hades era legata a filo doppio. In effetti, se devo dare credito al mito del Santuario, dopo la sconfitta si rifugiò nel regno dei morti, e da allora è sempre rimasto lì, in attesa che il suo alleato si risvegli dal sonno per sferrare l’attacco finale contro Athena.”

Io ci ho pensato un po’ su. “Il maestro mi ha parlato di una guerra terribile, che decimò non soltanto i Saints, ma anche la popolazione innocente… la guerra contro Ares e i suoi Berserker. Ti riferisci a quella?”

Kanon ha annuito. “Bada, non ho alcuna prova e potrei essere facilmente smentito: è solo un sospetto. Tuttavia, il ridestarsi di Kalì proprio adesso che il Santuario è indebolito dalla scarsità di guerrieri, per tacere dell’attacco dei Black Saints subito dopo la nuova reclusione di Hades… non lo so, mi riesce fin troppo facile immaginare Ares che manovra le fila, dietro le quinte. Se uccidesse Athena, potrebbe reincarnarsi.”

“Non può farlo?”

“No, la sconfitta che gli inflisse Athena, in epoca mitologica, fu talmente definitiva da levargli questa possibilità. Per ciò, io credo, sfrutta i guerrieri di altre divinità, da lui opportunamente ridestate… se si trova nel regno di Hades, non deve essere difficile farlo.” Mentre parlava si infervorava sempre più, perché incastrava alla perfezione ogni tassello nel quadro generale. “Dal canto suo, Death Mask ha avuto la possibilità di guadagnarsi il paradiso proprio per questo, perché il momento rendeva urgente che si conferissero le armature ai nuovi Saints… non deve essere piacevole, trovarsi all’inferno sotto il dominio del dio della guerra, in questo momento.”

Io ho pensato a Death Mask laggiù e ho goduto riccescamente. “Se ho capito bene, Ares vuole risvegliare il suo compagno di merende Hades e insieme conquistare il mondo per ridurlo a una landa desolata con l’umanità ridotta in schiavitù eccetera eccetera. Giusto?”

“Una sintesi breve ed efficace del mio pensiero, sì.”

“E il Santuario è ridotto a un colabrodo che se lo attaccassero adesso solo un miracolo ci salverebbe, corretto?”

“Ahimé, è come dici tu. Naturalmente per oltrepassare la Terza dovranno prima uccidere me, e non credo di peccare d’immodestia dicendo che per loro sarebbe più facile uscire senza ustioni dall’esplosione di un ordigno nucleare, tuttavia…”

Io non lo ascoltavo granché perchè stavo pensando che i miei genitori, se proprio volevano il mio bene, avrebbero dovuto lasciarmi in ospedale senza riconoscermi, subito dopo la nascita, ma comunque non aveva importanza perché Kanon di colpo si è interrotto. Anch’io ho alzato la testa di scatto, perché c’era qualcosa, nell’aria, qualcosa che ci ha fatti correre fuori dalla Terza, sulla terrazza che dà direttamente allo spiazzo della meridiana zodiacale.

Qualcuno l’aveva riaccesa. I fuochi azzurrini lingueggiavano sinistri nella luce del tramonto, e a me hanno ricordato i fuochi fatui del cosmo di Cancer.

“E’ accaduto – ha commentato Kanon – il nemico sta attaccando. Che Athena ci aiuti.”

A me non è sembrato un granché come augurio. Quella Athena, dubito sia in grado di aiutare chiunque, ma tant’è.

 

 

7 Maggio

 

“Vai alla Quarta.” Mi ha ordinato Kanon con un tono così autoritario da farmi venire voglia di mandarlo a quel paese.

“Col cavolo! Io vado alla Prima, dal mio maestro!” E ho fatto per scendere le scale, ma l’ex super cattivone mi ha presa per un braccio, trattenendomi. Ribadisco che io sono diventata piuttosto forte, qui al Santuario, e che chiunque altro avesse provato a fare una cosa del genere si sarebbe trovato sparso per terra in ventiquattro comode rate, ma Kanon, anche se non mi faceva male, aveva una presa che escludeva potessi svincolarmi senza amputarmi il braccio.

“Alla Prima è già iniziato il combattimento, tra Mu e Black Aries. Se andassi, verresti uccisa, oppure causeresti la morte del tuo maestro, che cercherebbe di proteggerti. Vai alla Quarta! Tanto – e qui ha ghignato sadicamente – non supereranno la Terza, te lo assicuro.”

“Ah, no?” ho risposto io ironica, perché ancora non sapevo che quelle parole erano tutt’altro che una vanteria, ma per un istante il mio potere mi ha risucchiata via, mostrandomi cosa succedeva alla Prima… sì, il mio maestro combatteva, scontro di psicocinesi con il suo buio alter ego, ma c’era anche qualcun altro, che teneva a bada Black Libra… il vecchietto?!

No… non era vecchio… era giovane, forte, uguale al ritratto che avevo visto a Goro-ho, e splendeva dell’oro della Bilancia… le visioni arrivavano una dopo l’altra, così in fretta che la testa mi faceva male, ma era ovvio, visto che gli scontri tra Gold sono alla velocità della luce… il vecchietto non era vecchio, a saperlo prima, l’avrei ficcato sotto la cascata con una spugna di ferro e avrei squamato via quella pelle flaccida da matusa… ma i due Gold non bastavano a fermare tutti i nemici, e altri sono passati… soldati semplici, guerrieri vestiti di armature come diamanti neri… Aldebaran che era come un muro invalicabile…

Slap!

Avete mai preso un ceffone da un Gold? No? Buon per voi… Kanon mi aveva colpita per farmi tornare in me, perché quell’esplosione di cosmi mi stava facendo disincarnare nei reami Invisibili, colpendomi dietro la maschera, in zona orecchio, tanto che per poco non mi ha spaccato il timpano. Dio, il male.

Comunque mi ha fatto recuperare i sensi. Tremavo come una foglia perché fa sempre freddo, quando torni nel tuo corpo, ma non c’era tempo per riprendermi, non c’era tempo per niente… quella battaglia era nell’aria da tempo, e adesso che era scoppiata, dilagava in un lampo.

“Lascia stare la Quarta – mi ha detto Kanon – Sali alla Tredicesima, da Athena. Mettiti al sicuro, ucciderò io Black Cancer. Va’!”

Mi ha dato una spinta, tanto forte che per poco non sono caduta. Io ero così rintronata che mi sono avviata, ubbidendogli meccanicamente, ma mi sono fermata subito. C’era un cosmo vicino a noi, e l’ho sentito chiarissimo prima ancora del rumore dei passi, perché era un cosmo che conoscevo bene, meglio di tutti gli altri… il cosmo di Milo.

Si è fermato emergendo dalla penombra, a una decina di passi da Kanon e me, con la faccia allibita di chi non crede a quel che vede. “Luna…?”

“Ehilà…” ho detto io, non proprio brillantemente. Lui ha girato gli occhi su Kanon, e la sua faccia da stupita si è fatta ostile.

“E tu cosa ci fai qui?”

“Non è un nemico – mi sono affrettata a dire io – Athena lo ha perdonato, voleva combattere questa guerra insieme agli altri, così lo ha fatto rimanere qui alla Terza, e…”

“Sembri in salute.” Milo lo ha squadrato dall’alto in basso, senza ascoltami minimamente. “Da quanto tempo ti trovi qui?”

“Da quando si è palesato il rischio che avvenisse ciò che sta avvenendo – ha risposto Kanon, guardandolo negli occhi – mi trovo alla Terza per proteggerla da chiunque cerchi di oltrepassarla per fare del male ad Athena.”

Milo ha stretto i pugni. “Proteggere Athena? Tu? Tu che hai complottato tredici anni al solo scopo di ucciderla? – finalmente si è degnato di voltarsi di nuovo verso di me – e, sapendo questo, ti fai trovare qui… con lui?”

“Io…”

“Luna ha ricevuto da Athena l’ordine di evitare che morissi di fame nell’attesa. Ha ubbidito e nient’altro. Non prendertela con lei.”

A questo punto Milo ha dedicato la sua completa attenzione a Kanon, gettando indietro il mantello, raddrizzando le spalle e piantandogli addosso due occhi così furenti da farmi pensare che lo avrebbe aggredito da un momento all’altro. “No, hai ragione, non con lei… sei tu il verme da schiacciare, qui! Vattene immediatamente, finché hai ancora due gambe che te lo concedono!”

La voce di Kanon era così pacata da suonare sommessa, paragonata ai toni furibondi di Milo. “Non posso. Il mio compito è proteggere la Terza, e non me ne andrò finché nel Santuario vi saranno nemici di Athena – incredibilmente, ha sorriso – se stai salendo all’Ottava come credo, ti consiglio di portare Luna con te, in modo da allontanarla dallo scontro… non è ancora pronta per questa guerra.”

E’ stato un attimo: prima Milo era a dieci metri di distanza, poi gli stava esattamente davanti, e gli ha sferrato un pugno tale da gettarlo a terra almeno altri due metri più in là. Ho gridato e sono accorsa.

“Smettila! Non è il momento di combatterci tra di noi, questo, con un simile pericolo…”

“Tra di noi? Tra di noi? – lo sguardo di Milo era capace di incenerirmi la maschera, ne sono sicura – lui non è uno di noi! Lui è l’uomo che ha provocato oltre un milione di vittime innocenti, con il solo scopo di vendicarsi della dea che gli salvò la vita nonostante il suo ignobile tradimento, e che dopo questo pretende fiducia! Luna!”

“Ma se Athena l’ha perdonato…”

“Athena l’ha perdonato – ha detto Milo, mentre Kanon si rialzava – ma noi, i Gold Saints… non l’abbiamo mai fatto. Vattene, Kanon.”

“Mi spiace. Non posso.”

Milo ha sollevato una mano, con l’indice teso. Forse era un’illusione ottica, ma per un momento la punta del dito è diventata l’aculeo di uno scorpione, a sua volta così simile a una bellissima unghia lunga, laccata di rosso, che mi sono dovuta morsicare la lingua a sangue per non mettermi a ridere istericamente. L’attimo dopo ho capito cosa voleva fare e ho cercato di mettermi in mezzo per impedirlo, ma non sono riuscita a muovere un solo muscolo.

“Non posso crederci! – ho gridato, inorridita – usare il Restrinction su di me!”

“Da quanto tempo va avanti questa storia?” Ha chiesto Milo a Kanon, con un leggerissimo cenno del capo verso di me, senza neppure rispondermi. “Da quanto tempo approfitti così della sua buona fede?”

“Non ho approfittato in alcun modo.” Ha risposto Kanon, ed è stato in quel momento che mi sono resa conto che buona parte dell’incazzatura di Milo era dovuta al fatto che la sua ragazza se ne stava sola soletta con quel decisamente appetibile pezzo di cavalleria lì davanti. Mi sono sentita arrossire al pensiero dei sottintesi racchiusi nella rassicurazione di Kanon. Meno male che è un uomo d’onore.

Non che Milo fosse nello stato d’animo di apprezzarlo, perché, a giudicare dagli Scarlet Needle che gli ha tirato addosso, proprio non gli ha creduto. Kanon li ha incassati senza neppure provare a scansarsi, senza difendersi, e io ho gridato quando ho visto il sangue sprizzare da quelle piccole ferite simili a punture… Milo mi aveva spiegato che il suo colpo provocava lesioni di poco conto, ma che il dolore era inimmaginabile, che lo Scarlet Needle era l’arma che nel Santuario terrorizzava più di ogni altra. Kanon era forte, ma dopo cinque o sei punture aveva gli occhi vitrei di chi ha la mente stravolta dalla sofferenza.

Ma si rialzava. Ogni volta che Milo lo colpiva, lui continuava a rialzarsi. Alla fine, dopo non so più quante punture, Kanon si trovava barcollante in una pozza di sangue e io ho cominciato a piangere dietro la maschera. Insomma, cercate di capirmi: alla Seconda si combatteva una guerra senza quartiere, il mio maestro rischiava la vita (Kiki, fortunatamente, non mi preoccupava perché dotato di teletrasporto), lì alla Terza stavo guardando una persona a cui ormai ero affezionata come a un amico che veniva lentamente macellata da quello che era il ragazzo che amavo… il cui viso, in quegli istanti, era quello di un perfetto sconosciuto. Mi faceva paura, mi terrorizzava.

E in tutto questo, i cosmi nemici si avvicinavano. Altro che da piangere, c’era!

“Smettila – l’ho pregato – smettila, non vedi che vuole mostrarti il suo pentimento? Non reagisce, incassa e basta… smettila!”

“Se quello che vuole è un’espiazione, farò in modo che l’ottenga… con la morte.” Ha ribattuto Milo, dandomi le spalle. Io ho pianto ancora di più, perché Kanon, per un brevissimo momento, ha sorriso. Sì, fammi espiare, coraggio, diceva quel sorriso.

Mai che se ne incontri uno sano di mente, qui al Santuario.

Milo ha sollevato la mano un’ultima volta, mentre Kanon era ormai immobile, paralizzato in tutti i gangli nervosi, col sangue che sgorgava a fiotti.

“E ora… l’Antares, la puntura finale. Sei pronto, Kanon?”

Io ho chiuso gli occhi. Non volevo guardare.

 

 

8 Maggio

 

Sto recuperando più in fretta di quanto credessi. Il grande Mu mi ha spiegato che dipende dal cosmo, che permette di guarire le ferite del corpo molto più in fretta rispetto a una persona normale. Il cosmo è una specie di jolly, da queste parti, quando succede qualcosa di assurdo, incomprensibile, illogico o impossibile, si punta il dito e si dice che è colpa/merito del cosmo.

Sarà anche vero, ma io continuo a dare ascolto al medico, e per adesso me ne rimango qui buonina. Altro che quell’esaltato di Seiya, che sta nella stanza accanto! Stamattina c’è stata una vera e propria battaglia tra lui e le infermiere, perché voleva assolutamente alzarsi e riprendere il suo posto a fianco della sua bella, ma si può? Ha più ossa frantumate lui di un tacchino dopo il pranzo del Ringraziamento!

Vorrei soltanto che la piantassero di sostentarmi a brodini e gelatine. Penso che chiederò a Milo di contrabbandarmi un bel panino al prosciutto, che non sarà il massimo del romanticismo, ma siccome tanto un Saint non si umilierebbe mai a regalare fiori, andrà benissimo lo stesso.

E, a proposito di Milo, quel giorno alla Terza era veramente fuori di sé.

 

Ho sentito Kanon cadere sotto l’ultimo colpo di Milo, e nello stesso istante il Restrinction ha mollato la presa e io sono caduta in ginocchio. Avevo paura a guardare, ma quando ho sentito i passi di Milo che si allontanavano mi è proprio toccato alzare la testa, e mi si è mozzato il respiro in gola.

Kanon si stava rialzando. Dopo l’Antares, lui si rialzava! E il sangue si era fermato, non scorreva più, e come se non bastasse il suo viso non era più contorto dal dolore. Sono rimasta a bocca aperta (per quel che lo concedeva la maschera), mentre quel povero cristo si rimetteva in piedi.

“Dove vai, Milo? Non hai paura a lasciare un nemico da solo con la tua compagna?”

Milo si è fermato sulla porta della Terza, senza voltarsi. “Qui non c’è nessun nemico. Non vedo alcuna minaccia, in questa casa, ma un mio compagno.” Ha girato la testa e l’ha guardato da sopra la spalla. “Kanon, Gold Saint di Gemini.”

E se n’è andato. Mancava soltanto la musica solenne in sottofondo. Perché a me non riescono mai simili uscite di scena?

Io sono corsa da Kanon, e ho notato subito, con sollievo,  che il sangue perduto era tutto sommato una modesta quantità, e che sembrava chissà quanto perché era sprizzato con violenza dappertutto mentre Milo lo bucherellava. Sul petto spiccava l’ultima puntura, che non somigliava neanche lontanamente al cratere che sarebbe dovuto essere il colpo finale.

“Milo non ti ha lanciato l’Antares, vero?”

“No – ha detto lui – ha fermato l’emorragia, con l’ultimo colpo. Voleva che espiassi la mia colpa, mi ha dato la possibilità di guardare in faccia la morte per mondare la mia anima da ogni crimine…” E qui gli sono salite le lacrime agli occhi. Contento lui… io, dal canto mio, ribollivo di rabbia.

“Il fatto che tra poco la Terza sarà attaccata e che tu sei debilitato è del tutto irrilevante, vero?”

Kanon mi ha sorriso di nuovo, quel sorriso che, cavolo, giustifica appieno il nervoso di Milo. Lo devo riconoscere, meriterei anch’io qualche Scarlet Needle, ma Kanon che sorride è un’arma per la distruzione di massa, ecco.

“Il fatto che abbia incassato l’espiazione di Milo non significa che sia un debole, Luna…”

C’è stato un lampo dorato, una luce accecante, e quando ho riaperto gli occhi, l’armatura dei Gemelli era disposta sul corpo di Kanon. Mentre lo guardavo si è infilato l’elmo e mi ha superata, diretto all’entrata della Terza.

“Va’ da Milo, coraggio. Non hai più niente da fare qui, proteggere questa casa è affar mio. Ogni Gold prenda posizione e, come dice il proverbio, ammucchi i cadaveri secondo le tradizioni e i gusti personali.”

“Vuoi affrontare da solo tutti i Black Gold?” Ho chiesto inorridita, ma lui ha alzato le spalle.

“Alcuni passeranno, immagino, visto che io sarò impegnato in duello con Black Saga… del resto, sarebbe scortese privare i miei compagni di un po’ di divertimento.”

“Sì, sei proprio un perfetto Saint: suonato come il resto dell’allegra brigata. Ma dico io, perché non li affrontate tutti insieme!”

“E’ una questione d’onore, Luna. Dovrai impararlo.”

Io gli ho spiegato quale uso doveva avere l’onore in simili circostanze e Kanon mi ha ‘gentilmente invitata’ a levarmi di torno. Siccome so capire quando sono sgradita, sono salita verso la Quarta, seguendo Milo.

Ci ho messo poco a raggiungerlo perché camminava, senza mostrare nessuna fretta. Giusto, il Santuario era solo attaccato, perché scomporsi? Mi è venuto in mente soltanto dopo che aveva evitato di spostarsi alla velocità della luce proprio perché lo raggiungessi.

L’ho superato e mi sono piazzata davanti a lui, visto che non dava nessun segno di volersi fermare. “Il mio maestro e Aldebaran stanno combattendo, tra poco tocca a Kanon, e tu te ne vai così?” l’ho aggredito, tanto per rompere il ghiaccio. Lui ha stretto i pugni: no, l’incazzatura non gli era passata per niente.

“Il mio compito è proteggere l’Ottava. Se ciò non ti aggrada, torna pure da Kanon.” E mi ha superata, riprendendo il cammino. Io l’ho fermato prendendolo per un braccio, non che questo possa fermare un Gold, ma insomma, Milo è stato abbastanza cavalleresco da fermarsi.

“Perché dovrei tornare da Kanon, eh? Il mio compito alla Terza è finita, ho ubbidito ad Athena come fanno tutti qui, che altro potevo fare? Rispondi!”

“E ti è costato un grosso sacrificio, immagino, visto come ti sei subito schierata in sua difesa. Attacchi me perché colpisco i miei nemici, ma sei stata davvero pronta a perdonare l’uomo che ha causato tutte quelle vittime, vedo! Dov’è finito il tuo pacifismo ad oltranza, Luna?”

“Nello stesso posto dov’è finito il tuo cervello, sembra! Ci stanno attaccando e tu vai a indebolire un alleato! Potrebbe morire qualcuno…” Mi sono interrotta perché è stato in quel momento che mi sono resa conto (ma proprio conto conto) di quel che avrei anche potuto capire fin da subito, cioè che tutte le persone a cui voglio bene (perfino Seiya, devo ammetterlo, accidenti a me!) rischiavano di non esserci più, di lì a poche ore. Se pensavo a come la mia famiglia si è dissolta negli anni, prima i nonni, poi la mamma, poi papà, mi sentivo prendere dal panico. Non di nuovo! Non Milo, non Mu, non Haru e Sindel, non Kanon, non quella snob insopportabile per cui stavamo rischiando la pelle tutti quanti!

No, no, no, no.

“Potremmo morire – ho ripreso, con un filo di voce – e tu, invece di… cercare di… di… preferisci…” Ho aggiunto qualche altro balbettio insensato e ho chiuso la bocca. Non volevo piangere ancora, e basta!

Milo ha liberato il braccio dalla mia presa, ma senza animosità. “Sì, potremmo morire tutti – ha confermato piattamente – prima che sorga di nuovo il sole, molti di noi potrebbero aver raggiunto il paradiso dei cavalieri. Forse morirà Kanon, forse il tuo maestro, forse io… a volte, tutto ciò che possiamo ottenere è solo vivere qualche istante ancora.”

“E’ la filosofia di vita dei Saints?” ho chiesto sarcastica, ma Milo ha annuito.

“Sì… per questo ero contrario che Mu ti addestrasse. Non volevo che fossi coinvolta… ma ormai è tardi.” Ha alzato la testa verso la Quarta, che proiettava ombre allungate sui gradini antistanti. “E’ tardi per tutto.”

Io ho deglutito. “Non mi hai mai detto che eri contrario.”

“Se l’avessi fatto, avrei interferito col tuo addestramento, ed era la condizione che Mu aveva posto per permettermi di continuare a vederti.”

Questa uscita così maschilista, così sessista, così sciovinista, così imbecilmente egocentrica me le ha fatte girare definitivamente. “Ah, e da quando in qua Mu decide con chi posso stare, cosa devo fare, chi posso vedere? Anzi, da quando tu e lui vi mettete d’accordo alle mie spalle, come se fossi il pupazzetto premio alla pesca magica?”

“Non intendevo…”

Figurarsi se è mai successo che un maschio riesca a fermare una ragazza che parla a vanvera. “L’ho capito benissimo cosa intendevi! L’apprendista Saint mancava nella tua collezione, giusto? E poi è talmente comodo, in quattro mesi che stiamo insieme siamo usciti solo una volta, hai un sacco di libertà perché io sono impegnata tutto il giorno, quando sono andata a Goro-ho – ho tirato il fiato e sparato fuori quel che mi rodeva da allora – non ti sei neanche degnato ti informarti se ero viva o morta, quando sarei tornata, sono rimasta lì a chiedermi se mi avevi solo presa in giro o che altro, ma a te non importa, vero? L’importante è che nessun altro cane si avvicini a quest’osso, solo questo!”

I pugni di Milo erano talmente stretti che le dita non si vedevano più, e la sua faccia era così furiosa che per un momento ho pensato che mi avrebbe tirato una sberla.

Non l’ha fatto. Con uno sforzo visibile ha esalato un lungo respiro, per calmarsi, e poi mi ha detto, con il tono di chi sta cercando disperatamente di non mettersi a sfasciare muri di calcestruzzo a calci: “Potresti almeno toglierti la maschera. Visto che mi accusi di essermi unicamente approfittato di te, sarebbe cortese che lo facessi guardandomi in viso, non credi?”

Io l’ho tolta.

“Avevo promesso a Mu di non interferire col tuo addestramento: per questo, e solo per questo, ho evitato di contattarti quando ti trovavi a Goro-ho, e per la stessa ragione mi sono sempre astenuto dal manifestarti le mie idee riguardo la predestinazione che porti in te dalla nascita. Non potevo influenzarti.” Ha fatto una smorfia. “Riguardo all’altra accusa, è talmente ridicola che non ti risponderò neppure.”

“Anche che tra Kanon e me ci possa essere qualcosa è talmente ridicolo che non ti ho risposto, ma tu non sembri essere ragionevole come pretendi che lo sia io, vero?” Ho ribattuto, e l’ho visto accusare il colpo. Tiè, beccati questo!

“Hai ragione. Ti chiedo scusa.” Ha detto, guardandomi proprio negli occhi. Quando un Gold deve fare qualcosa, che sia accopparti o strisciare implorando perdono, lo fa sempre guardandoti in faccia, nel modo più diretto possibile. E’ francamente snervante, a volte.

“Ah… scusa anche tu per… insomma… quello che mi chiedevo…”

Milo ha inarcato un sopracciglio, interrogativo.

(tengo a precisare che, durante tutto questo battibecco sentimentale, alle case sotto di noi si combatteva sfasciando le colonne coi corpi dei nemici)

“Quello che volevo sapere esattamente… diciamo che… ecco…”

Un angolo della bocca di Milo ha avuto una mezza specie di guizzo all’insù. “Non chiedermi se porto la canottiera o qualcosa del genere, per favore.”

Sono diventata più rossa di un pomodoro che si vergogna. “Ma no! Volevo sapere… chiederti… esattamente… insomma…”

Facciamo che taglio la mezz’ora di balbettii insensati che ho sparato, mentre Milo aspettava che mettessi insieme una frase di senso compiuto. Alla fine mi è riuscito di chiedergli cosa ci trovava in me, per scegliermi rispetto a tutte le strafighe che gli ronzano sempre intorno (lo fanno anche adesso, per la cronaca… per dire quanto mi considerano!).

Milo mi ha guardata, stupitissimo. “Ma Luna, è evidente… mi piaci tu, non un’altra! Per quale ragione dovrei preferirti, di grazia?”

“Questo non risponde alla mia domanda.” Gli ho fatto notare.

“Beh…” Ci ha pensato su un momento, e voglio credere che l’abbia fatto per trovare le parole adatte ad esprimersi, e non per trovare una ragione da dirmi. “Sei simpatica.”

Io l’ho fissato, nel silenzio più totale.

(circa. Qualche urlo di agonia, da sotto, forniva il giusto sottofondo musicale)

“E’ bello stare con te. Davvero.” Ha cercato di rattoppare lui, immagino perché aveva visto la mia espressione. Io ho contato mentalmente fino a dieci.

“Potresti almeno dire che mi trovavi carina, che ti piacevo…”

E qui Milo ha infilato la sua perla, con il tono più ragionevole del mondo. “Perdonami, ma sarebbe una menzogna. Come potevo trovarti carina o meno, se prima di metterci insieme non sapevo neppure che faccia avessi?”

E ha pure avuto il coraggio di protestare perché gli ho stampato cinque dita sul grugno, lo stronzo!

 

 

9 Maggio

 

Così, due minuti dopo che l’avevo raggiunto, i ruoli si erano invertiti, ed è finita che io salivo le scale, furiosa, con Milo dietro che cercava di capire cos’avesse detto di male. Imbecille!

“Almeno, la mia faccia adesso ti piace o te la fai piacere perché altrimenti rischi di ritrovarti accoltellato nel letto?” Gli ho domandato, velenosa come una vipera che ha bevuto la stricnina.

“Ma sì che mi piace, mi piaci molto, davvero… la bellezza non è tutto, Luna…”

Gli ho spedito un’occhiata che gli ha fatto cambiare rotta all’istante. “Volevo dire che tu mi hai chiesto per quale ragione ti ho preferita alle ‘strafighe’, e io te lo stavo spiegando… ma forse preferivi non saperlo.”

Ok, Milo, colpita e affondata. Mi sono fermata davanti all’entrata della Quarta.

“Puoi avere di meglio.” Gli ho detto, patetica e autocommiserante come non mai.

E qui Milo si è totalmente riscattato, perché mi ha guardata negli occhi, ha fatto un sorriso dei suoi e mi ha detto: “Non c’è niente di meglio, rispetto a te.”

Quante possibilità ci sono di continuare a fare l’offesa, di fronte a una simile dichiarazione? No, dico, quante?

Esatto.

Mi è venuto da piangere. Odio essere considerata una frignona, perciò vorrei ricordare di nuovo che eravamo in piena emergenza, che rischiavamo tutti quanti la vita, che c’era un signore con la passione per le facce umane che stava venendo a cercare proprio me, che avevo appena visto il mio ragazzo assalire ferocemente un mio amico, che avevo appena realizzato che era davvero il mio ragazzo, cioè che voleva esserlo, che non era solo un passatempo… ecco, tutto questo assieme mi ha fatta scoppiare in lacrime. Per fortuna che Milo non è Seiya, e un momento dopo me ne stavo felice tra le sue braccia, anche se l’armatura era gelida, ma chi se ne frega.

Abbiamo cominciato a baciarci. Nella battaglia che infuriava, non ci rimaneva altro, e più che delle effusioni è stato quasi un aggrapparsi l’uno all’altra, non saprei spiegarlo… credo che mi sarei spaventata davanti a tanto impeto da parte di Milo, in un’altra circostanza. Ma continuavano a venirmi in mente le sue parole di poco prima: a volte, tutto ciò che possiamo ottenere è solo vivere qualche istante ancora… a volte, tutto ciò che possiamo ottenere è solo vivere qualche istante ancora… Non pensavo ad altro. A quel qualche istante che forse ci rimaneva da vivere.

Eravamo all’entrata della Quarta. La mia casa? Non lo sapevo e non mi importava. Era una casa disabitata, vuota e polverosa, evitata da tutti tranne da quelli che volevano nascondersi agli occhi del mondo. Non ricordo di aver detto neppure una parola mentre Milo stendeva il mantello dietro una colonna, solo che l’ho totalmente assecondato in tutto, o forse lui ha assecondato me, perché mi stringevo a lui tanto che avevo paura di fargli male (io! A lui!) ogni volta che sentivo un’eplosione nei cosmi che combattevano, alle Case inferiori. Le mie percezioni si erano ampliate, approfondite, avevo l’esatta coscienza di tutto, al punto che non potevo fare altro che accogliere ogni sensazione, ogni sussulto, che arrivasse da dentro o da fuori…

Ne sono sicura, gli ho detto che lo amavo. Non lo ricordo neppure, e non ricordo se lui mi ha risposto o no, ma ne sono sicura. Ricordo però che mi ha detto di non tremare, di non avere paura, ma figurarsi se potevo spiegargli che non era paura, la mia. Almeno, non del tipo che pensava lui.

No, di te non ho più paura, in nessun modo possibile, Milo.

Un po’ di dolore l’ho sentito, però, ma immagino sia naturale, e comunque in quel momento non me ne importava assolutamente niente. Ricordo solo che speravo che lui non se ne accorgesse.

(pubblicità progresso: ho scoperto anche che nessun uomo che non sia un completo deficiente, quando si mette con una ragazza, si fa trovare sprovvisto di certe precauzioni, nel caso capitasse quel che è per l’appunto capitato. Me l’ha spiegato Milo, in seguito)

“Non tremare.” Mi ha detto ancora Milo (con la voce un po’ alterata, se capite cose intendo… glom), ma io non potevo non tremare, perché le Quarta era fredda, e l’ho abbracciato più forte che potevo, per assorbire un po’ del suo calore. Era bello, ma il freddo non se ne andava, così gliel’ho detto. Lui mi ha passato le dita sul viso.

“Freddo? Sei gelida come un pezzo di ghiaccio, Luna!”

Si allontanava. Scivolava via, vedevo che muoveva le labbra ma non sentivo più una parola, e un istante dopo anche la vista mi ha abbandonata, perché attorno a me c’era soltanto nebbia, grigia e densa come fumo.

Mi sono alzata in piedi, vagamente consapevole del fatto che ero senza vestiti.

“Ollallà, che spettacolo. Spero di non aver interrotto niente, splendore.” Ha detto Death Mask alle mie spalle, con una risata sarcastica.

 

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