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La notte degli inganni

 

Uscì dall’acqua tra riccioli di vapore che conferivano un aspetto quasi incantato alla stanza, e indugiò solo un istante a guardare i paramenti sacerdotali disposti dai servitori, prima di accettare l’accappatoio e cominciare ad asciugarsi. Provò una breve fitta di rimpianto al pensiero che non li avrebbe indossati ancora a lungo, ma il sollievo era di gran lunga superiore e Shion non se ne stupì: ormai era troppo anziano, troppo stanco, troppo debole, ed era tempo che designasse il suo successore, prima di ritirarsi per il meritato riposo, in attesa che Atropo decidesse di recidere il filo della sua vita. Aveva combattuto in nome di Athena per tutta la vita, vissuto una Guerra Sacra, ma ora, in vista del risveglio di Hades, non era più in grado di ripetere le prodezze di gioventù. Occorreva sangue nuovo, vigore giovane, un cosmo che credesse nella giustizia e non fosse minato dai dubbi e dalla cautela dell’età. Se era vissuto tanto a lungo, lo doveva solo al fatto che Athena gli aveva concesso di mantenere la sua carica in modo da poter ricostruire il Santuario in vista di quel che sarebbe successo, di lì a pochi anni. Ma non poteva fare altro. Spettava alla generazione di quell’epoca affrontare Hades, adesso.

Era contento di non dover più affrontare quell’inferno.

Il servitore che lo assisteva sempre durante la complicata vestizione degli abiti del Sommo Sacerdote gli porse le vesti una ad una, rispettando il silenzio che il suo signore non sembrava voler rompere. Shion non era ancora certo della sua decisione… due erano i candidati a divenire il nuovo Sommo Sacerdote, due giovani Santi pieni di qualità, di valore, di coraggio, ma solo uno sarebbe stato il prescelto. Che ironia, gli venne da pensare prima di accettare il pesante copricapo e la maschera che gli nascondeva il volto. Tanti anni di attesa, ed ora mi trovo non con uno, ma con due candidati eccezionali, tra i quali ho dovuto scegliere… ma avrò fatto la scelta giusta?

Con mano ferma allacciò la maschera e raddrizzò la testa. Il servitore si inchinò mentre lo superava, con l’incedere sicuro che non gli era mai venuto meno, neppure per la vecchiaia. Non era più tempo per i ripensamenti. La sua scelta era dubbia, e poteva rivelarsi molto rischiosa, lo sapeva, ma aveva deciso di puntare tutto su essa.

La nobiltà di Aiolos è indubbia, splendente come il sole, priva di ogni ombra. Ama Athena più della sua stessa vita, ma non ha dimenticato il calore umano, l’affetto per il fratello, che ha fatto sì che il Santuario acquistasse un Santo d’Oro a dir poco straordinario. Ad Aiolos si può affidare vita, onore, la dea Athena. Non ho alcun dubbio. Se solo potessi essere altrettanto certo di aver scelto bene… oh Athena, perché l’altro candidato è un uomo che mi appare talvolta come l’incarnazione di un dio, e talaltra come un demone in catene?

Saga, che era un angelo nel volto, ma aveva un demone nel cuore. Saga, venerato nel Santuario quasi alla stessa stregua della dea in fasce che, in quel preciso istante, dormiva nella sua culla, assistita dalla nutrice. Saga, che ogni giorno conduceva due battaglie, e Shion non avrebbe saputo dire quale fosse la più lacerante: se quella condotta all’esterno, in nome di Athena e della giustizia, o quella nel suo animo, che gli dilaniava l’intimo in due metà distinte, che lottavano per il sopravvento. Shion non riusciva neppure ad immaginare i pensieri più reconditi di quell’uomo, i suoi veri scopi. Ma non vi era alcun dubbio anche che Saga amasse Athena più della sua stessa vita, con la forza della disperazione di un uomo che non vede altro riscatto alla sua esistenza torturata. Athena era ciò che tratteneva Saga dal mutarsi nel demone che Shion intravvedeva in fondo al suo animo. Athena lo salvava. Athena permetteva alla sua sanità mentale di restare al di qua della linea di confine. Ma Athena era solo una bimba, e la guerra che l’attendeva sarebbe già stata terribile, senza bisogno di occuparsi anche di lotte intestine con il proprio Sommo Sacerdote.

No, non lo aspettava un colloquio facile.

 

I due uomini si abbassarono su un ginocchio quando entrò, chinarono il capo quando sedette sul trono che, fin quando Athena non fosse stata adulta, spettava al Sommo Sacerdote, e alzarono lo sguardo solo quando cominciò a parlare.

“Ho ricevuto notizie da Goro-ho – disse Shion – il sigillo di Athena si sta indebolendo, presto perderà efficacia. Siamo all’alba di una nuova Guerra Sacra.”

“Sotto la vostra guida, combatteremo e vinceremo ancora una volta, signore.” Rispose Aiolos, ma Shion scosse la testa.

“Non sono più in grado di guidare il Santuario, ormai… la dea si è reincarnata per contrastare il male ancora una volta, il mio compito è concluso. Spetta alla nuova generazione affrontare questa guerra.”

Saga parve sul punto di dire qualcosa, ma tacque all’ultimo istante. I suoi occhi, blu come l’alone che circonda le stelle nelle notti più limpide, gli dissero che aveva già compreso quel che Shion stava per dire. Per quanto si sforzasse di nasconderlo, era teso, in ansia.

“Ho deciso di ritirarmi, di lasciare la carica di Sommo Sacerdote al più meritevole. Tradizionalmente, il mio successore deve essere scelto tra i Santi d’Oro, ma a parte voi due, gli altri custodi delle Dodici Case sono ancora troppo giovani per ricoprire una carica tanto importante.”

A quel punto, anche Aiolos aveva compreso il motivo di quell’udienza, e si tese a sua volta. Entrambi i candidati conoscevano il valore dell’altro, non era affatto scontato chi Shion avrebbe scelto. Se voglio cambiare idea, questa è l’ultima occasione, pensò il Sommo Sacerdote. Se voglio cambiare idea…

Parlò soltanto per mettere fine a quel conflitto che, lo sapeva, non gli avrebbe mai dato la certezza di essere nel giusto. Solo speranze. Abbiamo bisogno di speranze…

“Saga – disse – per le tue qualità di valore, coraggio, fede nella giustizia e abilità marziale, da questo momento sarai il Sommo Sacerdote del Santuario.”

Le parole rimasero come appese nell’aria, per un tempo che a Shion parve infinito. In un brevissimo attimo, tanto breve che in seguito dubitò fosse mai accaduto, gli parve di aver designato Aiolos come suo successore, e vide Athena circondata dai suoi Santi, non i tradizionali Santi d’Oro, ma cinque cavalieri di Bronzo… serrò le palpebre per liberarsi di quella visione. Assurdità, pensò.

I due candidati erano rimasti immobili, come in attesa che la notizia arrivasse bene a fondo nell’intelletto di ciascuno. Alla fine fu Saga il primo ad esalare un profondo respiro, come se per tutta la durata di quel colloquio non avesse mai tratto il fiato.

“Io… io…” la padronanza di sè del Santo dei Gemelli era momentaneamente venuta meno, e quando abbassò la testa, Shion vide un luccichio nei suoi occhi, come se stesse lottando per vincere le emozioni. Lo ignorò e si rivolse ad Aiolos, per lasciargli il tempo di recuperare il controllo.

“Aiolos, uno solo può essere il Sommo Sacerdote, e di ciò mi dolgo, perché entrambi avreste meritato tale carica. Aiuterai Saga nel difficile compito di proteggere Athena e fortificare il suo esercito di Santi, in vista della guerra che attende tutti noi?”

L’espressione di Aiolos era di disappunto. Il Santo strinse le labbra, chiaramente frustrato, ma poi fece a sua volta un gran respiro e sollevò il capo, parlando con voce chiara: “Sarò onorato di prestare il mio aiuto a Saga, se egli riterrà che possa servirgli. Avevo pochi dubbi sul fatto che avreste scelto lui: io stesso avrei preso tale decisione, perché il valore di Saga è quasi leggenda, nel Santuario e in tutta Atene.”

Shion annuì lentamente. Come aveva immaginato, superato il primo momento di delusione, Aiolos già pensava al futuro, e sarebbe stato un valido sostegno per Saga. Cosa ancora più importante, sarebbe stato un valido difensore di Athena, finchè la dea non fosse maturata abbastanza da difendersi essa stessa, come doveva essere.

“Per adesso solo voi due conoscete la mia decisione: mantenete il segreto finchè non annuncerò ufficialmente del mio ritiro e dell’incarnazione di Athena in quest’epoca. Sono necessari molti preparativi per un evento tanto importante.”

Saga e Aiolos assentirono. Shion si alzò.

“Saga, vieni con me. Tu ed io dobbiamo parlare a lungo, il compito che ti attende non è affatto facile.” Ancora meno facile, pensò Shion, perché ho puntato tutto sul tuo amore per Athena, confidando che basti a fermare il demone del tuo animo. Non posso fare di più per salvarti, d’ora innanzi dovrai essere tu a salvare te stesso. Ah, come sarebbe stato tutto più semplice, se avessi scelto Aiolos!

Non era certo di aver preso la decisione più saggia, e quel dubbio l’avrebbe tormentato fino alla morte. Congedò Aiolos con un cenno e uscì dalla sala del trono, seguito dal suo successore.

 

Quella sera stessa, mentre si complimentava con l’allievo Mu, giovanissimo Santo dell’Ariete, per i progressi delle sue facoltà psicocinetiche, lo informarono che Aiolos desiderava conferire in privato con il Sommo Sacerdote.

Se l’aspettava, naturalmente. Per quanto rispettoso, Aiolos certamente nutriva i suoi stessi dubbi, e comunque era più che comprensibile che avesse delle rimostranze da fare. Il Santo sel Sagittario non era tipo da ingoiare uno smacco in silenzio, e Shion apprezzava questa sua qualità, una naturale conseguenza del suo carattere schietto, incapace di qualunque doppiezza. Se Aiolos doveva protestare, meglio che lo facesse apertamente, in modo da dare a lui, Shion, la possibilità di spiegare le sue ragioni… per quel che valeva. Non sono convinto io di ciò che ho fatto, come posso convincere il più puro tra i Santi della dea?

“Per oggi puoi andare, Mu – disse al suo allievo – mentre esci, dì al nobile Aiolos che l’attendo nei miei appartamenti.”

Il suo giovane successore nella carica di Santo (ah, che liberazione sapere di non avere più sulle spalle alcuno dei pesi che aveva portato per tanti anni: almeno nel caso di Mu, era tranquillo a proposito della bontà della sua scelta) si inchinò e uscì. Poco dopo entrò Aiolos, abbigliato della sua solita tenuta da addestramento. Molti trovavano irrispettosa la sua ostinazione nell’indossare l’armatura esclusivamente durante i combattimenti, giacchè il rango di Santo d’Oro era motivo di orgoglio e nel Santuario era opportuno avere sempre le sacre vestigia, ma Shion riteneva che, quella particolare sera, Aiolos si fosse presentato privo dell’armatura per sottolineare le sue intenzioni pacifiche. Probabilmente teme di irritarsi e alzare la voce, quindi non vuole che pensi intenda ribellarsi al Santuario, ragionò mentre lo invitava a sedersi.

Aiolos, anziché prendere posto sul seggio, si inginocchiò. Non voleva una chiacchierata amichevole, ma un colloquio ufficiale. “Ditemi, Sommo, vi ho forse scontentato in qualche modo?” chiese senza preamboli, evitando a Shion l’imbarazzo di inutili convenevoli quando entrambi sapevano il motivo per cui era lì.

“Assolutamente no, Aiolos. Non vedo come possa esserti venuta questa idea.”

“Lo sapete, Sommo – la voce di Aiolos era tesa, ma ancora controllata – non sta a me discutere le scelte che fate, ma decidere di designare come successore Saga… e non lo dico perché ero io l’altro candidato a tale carica… potrebbe rivelarsi disastroso, per il Santuario e per Athena.” Alzò gli occhi, quegli occhi verde scuro che scrutavano dritti nell’animo dell’interlocutore, e Shion si sentì a disagio. I dubbi di Aiolos erano anche i suoi.

“O potrebbe essere la salvezza di tutti, incluso te e me – rispose – solo il tempo ce lo dirà. Non vuoi credere nelle qualità del tuo compagno, Aiolos? Io l’ho fatto, perché ritengo che l’amore per la giustizia di Saga abbia nel suo animo la stessa funzione che dovrebbe avere per l’umanità intera.”

“Non capisco, o Sommo.”

“Una funzione salvifica – chiarì Shion – Athena salverà Saga, come Saga salverà Athena, quando verrà il momento… ho voluto credere che ciò avverrà. Non vuoi prestare il tuo aiuto a un’opera tanto grande, Aiolos?”

“Non dubitate di me, Sommo Shion – protestò Aiolos – a guidare le mia parole è la preoccupazione per la creatura innocente che dorme nella stanza alle vostre spalle… Athena è talmente indifesa, adesso! E l’animo di Saga talmente torturato… la lotta che egli conduce quotidianamente contro se stesso potrebbe non lasciargli respiro di pensare alla lotta per l’umanità.”

Shion avrebbe voluto che Aiolos smettesse di parlare così. Stava dando voce a tutte le sue paure peggiori. “Ne sono consapevole. Eppure, proprio per questo, ritengo che Saga si aggrapperà a ciò che può salvarlo, con una forza ancora maggiore di quella che potremmo avere tu od io. Certezze non ve ne sono, e forse la mia è stata debolezza… il voler offrire una speranza ad un uomo che, a differenza tua, non avrebbe avuto altre speranze all’infuori di questa.”

“Voi sapete, cosa è accaduto a suo fratello…” prese a dire Aiolos, ma Shion lo interruppe con un gesto imperioso.

“Kanon era un traditore, e Saga gli ha inflitto la pena riservata ai traditori. Per doloroso che sia, era quanto andava fatto. Non è per questo che deve essere penalizzato: tu ti saresti regolato nello stesso modo, eppure ami moltissimo tuo fratello Aiolia.”

“Io non ho un demone nel cuore che avrebbe provato piacere nell’eliminare un rivale verso la scalata per il potere.” Mormorò Aiolos, e Shion si alzò.

“Vieni con me.” Gli ordinò. Si recarono nella stanza attigua dove, in una culla sontuosa, dalle ampie cortine, dormiva un neonato. I due uomini contemplarono in silenzio la bambina avvolta da cuffie e nastri.

“E’ tutto per lei, Aiolos – sussurrò Shion – non vi sono certezze, solo speranze. Questa creaturina, tanto fragile, tanto indifesa, dovrà affrontare la peggiore guerra mai esistita. Tu hai la certezza che vinceremo? E allora come puoi essere certo che Saga non sarà il miglior Sommo Sacerdote possibile, date le circostanze?”

Aiolos contemplò in silenzio l’infante Athena. Per un momento Shion ebbe l’impressione che stesse per afferrarla e per fuggire, lontano dal Santuario, lontano dal pericolo… svanì subito, ma la visione rimase, così nitida che gli parve fosse accaduto davvero. Stanotte c’è Shura di sentinella al Santuario, pensò, senza un motivo al mondo.

“Speranze…” Aiolos non aggiunse altro. Ma non ce n’era bisogno. Aveva capito.

 

L’indomani Shion annunciò al Santuario della discesa di Athena sulla terra e della sua decisione di abdicare in favore di Saga. Davanti a tutti i Santi riuniti, si tolse il copricapo del Sommo Sacerdote e ne rivestì il suo successore, poi lo condusse da Athena e gli mise tra le braccia la piccola dea. Saga era terribilmente impacciato nel tenere in braccio la bebè, e la restituì quasi subito alla nutrice, con un sorrisetto d’imbarazzo che non poteva minimamente offuscare la gioia che provava in quel momento. Se bastasse questo a placare il demone nel suo animo, pensò Shion quando incrociò lo sguardo di Aiolos. Non gli aveva chiesto di vegliare su Saga: non ce n’era bisogno. Sapeva che il Santo del Sagittario ne avrebbe fatto il suo ruolo principale. Saga poteva essere il sommo sacerdote, ma il vero custode di Athena sarebbe stato Aiolos. Per sempre.

“Vi impartisco ora l’ultimo ordine come vecchio Gran Sacerdote, prima di ritirarmi tra i monti del Pamir, dove passerò i miei ultimi anni in pace e in solitudine – annunciò quando le ovazioni si furono placate – le fila dei Santi di Athena devono essere ripristinate, il più presto possibile. Quelli di voi che lo desiderano, che hanno individuato giovani promettenti, o che ne riceveranno l’ordine dal Sommo Saga, dovranno addestrare la nuova generazione di paladini della dea: fino al momento della guerra sacra che ci attende, tale sarà il vostro compito principale, oltre, naturalmente, a proteggere la giustizia in modo che Athena, quando sarà adulta, non debba vergognarsi dei propri Santi. Il mio successore vi guiderà, e sono certo che farà onore al suo ruolo.”

Le ultime parole le aveva pronunciate a beneficio di tutti i presenti, ma aveva guardato Saga mentre parlava. Il suo non era un augurio, ma un ammonimento. Si augurò che Saga avesse compreso.

Partì per il Pamir dieci giorni dopo, portando con sé il suo allievo in modo da affinare ulteriormente le capacità del giovane Mu, con l’animo tormentato da paure che sarebbero cessate solo il giorno della sua morte. Non avrebbe mai più fatto ritorno al Santuario.

O, almeno, ne era convinto.

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