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Dicembre

1 dicembre

 

Siamo sull’aereo che ci porterà a Palermo, approfitto che Shaina è andata un momento alla toilette per aggiornare, visto che ormai ho imparato che da queste parti le cose succedono così in fretta che, se mi perdo una parte, poi devo farmi venire i crampi alle dita per rimettermi in pari…

Allora, questa Shaina a prima vista l’ho odiata, ma di cuore: rigida, taciturna, categorica, non ha sorriso o altro finché non siamo salite sull’aereo (volo privato, fondazione Kido: quanti vaccini si possono comprare per i bambini dell’Africa con i proventi di questo aviogetto, eh, dea della giustizia?), ma poi, durante il tragitto, abbiamo chiacchierato e si è sciolta un po’, tanto da permettermi di levarmi la maschera e fare altrettanto. Ragazzi, senza maschera è tutta un’altra persona, cambia da così a così! E’ carina, ma veramente carina da morire sotto quella maschera da serial killer, ed è pure intelligente, mi ha spiegato un sacco di cose che non avevo capito per niente, come ad esempio che accidenti ci facesse in Giappone la dea greca della giustizia. E’ una storia appassionante, soprattutto la parte che riguarda il fratello di Aiolia, tale Aiolos, eroe, martire e patriota assoluto. Spero per lui che fosse almeno bello, perché mi ha dato una tale impressione di essere il più gran bacchettone mai esistito al Santuario…

Purtroppo ho un po’ rovinato il clima di cameratismo quando ho chiesto come accidenti avevano fatto a non accorgersi per tredici anni che il sommo sacerdote era morto e al suo posto c’era un impostore schizofrenico, ma insomma, niente è perfetto.

Oh, ecco che torna. Continuo poi.

 

2 Dicembre

 

Siamo in Sicilia. Ah che meraviglia poter di nuovo parlare la mia lingua!

Scrivo due righe per passare il tempo mentre aspettiamo i bagagli all’aeroporto, prima di andare all’orfanotrofio dove si trovano i ragazzini da portare al Santuario, perchè sono ancora sconvolta: non chiedetemi come, siamo finite a parlare di uomini, ieri sera dopocena (non chiedetemi come nel senso che è un argomento così scontato che è ovvio che si finisce a parlarne, no?). Per la verità non mi aspettavo che Shaina avrebbe abboccato, mi sembrava una tipa rigidissima come Marin, che pur essendo fidanzata non si sbottona mai mai mai, e invece… Non capivo perchè mi faceva così tante domande sulle mie visioni inerenti alla battaglia contro Kalì (per giustificare eventuali cose che potevano sfuggirmi ho detto a tutti di aver assistito in mondovisione allo scontro dei Bronze con la dea del male, tramite le visioni, e tutti ci hanno creduto… a questo sì, ma al fatto che Athena ed io ci eravamo invertite no! Dico io…). O meglio, capivo benissimo la sua curiosità, visto che tutti al Santuario non fanno che rivolgermi domande al riguardo, ma quelle di Shaina erano rivolte in una sola direzione, anzi, a una sola persona, tanto che alla fine non ho saputo trattenere la fatidica domanda: “Shaina, ma per caso ti piace Seiya?”

Non ci posso credere.

Non.

Ci.

Posso.

Credere.

Le piace! Anzi, lo ama! Mi ha raccontato una storia sconclusionata al massimo, su Seiya che è stato il primo uomo a vederla in viso, e che non essendolo riuscito ad uccidere ha dovuto amarlo, per via del suo enorme… cosmo… sarà…

Conosco la tradizione di cui parla, perché Mu non fa che ripetermi di non mostrare mai la faccia a nessuno, neppure a lui (che senso ha non lo so, dato che mi ha già vista, ma tant’è), però sinceramente… dai, diciamocelo, è una scusa, no? Se una come Shaina volesse Seiya morto, il tapino a quest’ora sarebbe una decalcomania su qualche pietra del Santuario!

Purtroppo ho avuto la pessima idea di farglielo notare, e mi sono sorbita venti minuti di filippica sull’immenso valore di Seiya, la sua fede nella giustizia, il suo grande… cosmo… il suo colpo segreto micidiale, e via così.

Ah sì, l’ho visto il suo colpo segreto, confermo, è micidiale davvero.

“Amiciiii… datemi i vostri poteriiiii…”

Eccolo il colpo di Seiya! Ma per favore, va’!

“Sì, ok, mi hai convinta – ho troncato alla fine – è solo che Seiya è così… così…”

“Così cosa?” Mi ha chiesto Shaina con voce minacciosa, e io sono rinsavita appena in tempo per tenere a mente che è pessima idea, parlare male di un uomo davanti alla tipa che lo ama.

“Così… basso…” E ha pure tre anni meno di te, svegliati ragazza, puoi avere di meglio! “A me piacciono gli uomini alti.” Ho aggiunto in fretta, per evitare discussioni. Shaina si è stretta nelle spalle.

“La statura non è tutto. Il suo cosmo è splendente di fede nella giustizia, è vasto e sconfinato…”

E lì non sono proprio riuscita a trattenermi, ma chi ce l’avrebbe fatta al posto mio?

“Mah… io so che i giapponesi ce l’hanno piccolo… il cosmo.”

Non ha colto. Seguiva i suoi pensieri amorosi. “Pensavo anch’io che solo un greco, o al massimo un europeo – suppongo che questo l’abbia detto per cortesia verso di me – potesse ambire a un cosmo abbastanza ampio da avere l’armatura, ma Seiya è diverso…”

“Ah, lui ce l’ha grande, ho capito.”

Shaina ha annuito, deliziata che avessi afferrato tanto in fretta il concetto. Spero che non indovini mai il senso esatto della nostra conversazione, o credo proprio che avrei finito di vivere!

Io so soltanto che sono stranita, due tra le donne più belle e toste del Santuario muoiono per quell’individuo, che per carità, non è che sia brutto o altro, però insomma… non è che adesso salterà fuori qualche altra fidanzata, magari giapponese e che dorme con la sua foto sul comodino intanto che sogna il suo ritorno?

Ma no, è impossibile, dai. Vado a dormire che domani dobbiamo andare all’orfanotrofio.

 

 

3 dicembre

 

Sì lo ammetto: sono un’ingenua. Credevo veramente che sarebbe filato tutto liscio, senza intoppi, ma capitemi, sono solo un’apprendista, l’ultima ruota nel grande carro del Santuario, devo ancora imparare davvero come gira da queste parti.

L’orfanotrofio (anzi, casa di accoglienza, non si chiamano più orfanotrofi, come se questo cambiasse la sostanza) era in un paesino di provincia: siamo arrivate e c’erano macchine della polizia dappertutto. Dopo un po’ di domande e risposte è uscita la madre superiora, affranta e disperata, a spiegarci che i bambini che dovevamo prendere in consegna erano scomparsi… insieme a tutti gli altri, ben ventotto. Nessuno riesce a capire come sia successo, giocavano in cortile, sorvegliati dalle assistenti sociali e dalle maestre, e quando la madre superiora si è riaffacciata per decretare la fine della ricreazione ha visto le maestrine svenute a terra e nessun bambino.

Ci ha implorate di fare qualcosa, perchè la polizia non sa assolutamente che pesci pigliare, non ci sono tracce e le maestre non ricordano un fico secco. Date le circostanze ho omesso di chiedere come poteva una suora cattolica voler affidare dei bambini a un tempio di pagani, che per di più li avrebbero legnati da mattina a sera, ma sospetto che la fondazione Grado non spieghi proprio tutto tutto agli istituti che gestisce.

Bene, così adesso dobbiamo cercare dei bambini scomparsi, e sarò cattiva, ma spero veramente che quando si troverà il colpevole Shaina lo riduca in polpette. Fate quello che volete, ma i bambini non si toccano, e che cavolo! Poveri piccoli, chissà come saranno spaventati… mi rifiuto di pensare al peggio.

Mi rifiuto, anche se Shaina dice di avvertire un cosmo ostile, anche se ricordo benissimo che Milo aveva detto la stessa cosa, che da queste parti c’è qualcosa di strano… ma Kalì è stata sconfitta, non c’è più niente di cui avere paura. Almeno, non ho paura adesso, sono troppo arrabbiata. Sarà che da quando vivo insieme a Kiki ho sviluppato una certa sensibilità per i bambini, boh.

Shaina sta indossando la sua armatura. Vado.

 

7 dicembre

 

Shaina correva a una velocità tale che stentavo a tenerle dietro, e sì che da quando sono al Santuario la mia forma fisica è migliorata di molto, adesso altro che medaglia d’argento, stravincerei alle Olimpiadi… alla fine era calata la sera, eravamo in aperta campagna, la bellissima campagna siciliana, con l’Etna sullo sfondo, silenzioso e immenso.

“È qui.” ha decretato Shaina, e io ho seguito il suo sguardo (ormai sono così abituata alle maschere che è come se non ci fossero più, per me) verso un giardino recintato con un alto muro, sul quale svettavano le cime dei cipressi. Ho fatto una smorfia vedendo il grosso crocefisso al cancello.

“Che allegria, un cimitero di notte. Possibile che nessun nemico dia battaglia, che so, in un bell’attico panoramico con vista su una piscina?” ho commentato, ma Shaina era già andata avanti e questa sarà un’altra domanda che rimarrà senza risposta.

Il cancello del cimitero era chiuso, e per un momento ho temuto che Shaina l’avrebbe buttato giù, ma le donne Saints sono più intelligenti che esibizioniste e ha evitato l’atto vandalico saltando la parete di circa sette metri. E io dietro, anche se arrancavo un po’. Sono ancora alle prime armi, scusate. Sette metri sono sette metri.

Il sole è tramontato del tutto e ci siamo ritrovate ad aggirarci tra le lapidi nel buio crescente. Personalmente non trovo i cimiteri così macabri come molti, forse perchè sono così ben curati da sembrare dei giardini, o forse perchè con tutti quei fiori, così quieti e colorati al tempo stesso, mi sono sempre sembrati più un luogo di raccoglimento che di morte. Ma in quel momento l’atmosfera era davvero opprimente, e non dipendeva dal fatto che le ombre erano lunghe e spettrali. Ormai lo avvertivo anch’io, quel cosmo ostile, carico d’odio in un modo che non capivo, come se fosse furibondo, e non era una furia generica, ma rivolta contro qualcuno in particolare, in un modo che mi riusciva vagamente familiare… sì, quel cosmo era noto, ma proprio non…

Shaina mi ha toccato la spalla, e per poco non ho lanciato un urlo (cimitero, notte, nemico furibondo, bambini scomparsi… sono giustificata?).

“Guarda.” Mi ha detto, e io ho visto.

I bambini erano tutti lì, mortalmente pallidi, distesi sulle tombe di marmo come su tanti altari sacrificali. Mi sono sentita gelare, ma guardando meglio ho visto che respiravano, erano vivi tutti e ventotto (li ho contati).

“Svegliamoli e andiamocene.” Ho proposto, sapendo benissimo che non sarebbe stato così semplice. Anche una testa di legno come me riconosce una trappola, quando la vede.

Per l’appunto.

Le ombre dei cipressi, delle lapidi, delle stesse nuvole che oscuravano la luna si sono allungate, modificate, come se tremassero, come un sipario che si è aperto per mostrare il nemico fino a quel momento celato allo sguardo.

“Oh, cazzo.” È stato il mio pregnante commento nel vedere i Thugs uccisi nella battaglia di Calcutta. Shaina non li aveva mai visti, ma erano perfettamente riconoscibili dalle armature e dal laccio degli strangolatori che tenevano in mano, mentre venivano avanti ghignando. “Sono chi penso che siano?” Mi ha soltanto domandato, ma non so se ha sentito la mia conferma perché era già partita all’attacco. Quelli erano soldati semplici, ok, ma erano veramente tanti, pensavo che avrebbe avuto qualche difficoltà, e invece mezzo minuto dopo Shaina era in piedi tra le lapidi, sotto la luce della luna, che spingeva sdegnosamente via col piede il corpo di un Thug che le intralciava il cammino. “Tu porta via i bambini – mi ha ordinato – qui ci penso io.”

Non ho fatto in tempo a chiederle a cosa doveva pensare vista la strage appena fatta, quando i corpi si sono dissolti, trasformandosi in una specie di palla fumosa, fuochi fatui che sono saliti al cielo per scomparire verso la costellazione di Praesepe e delle risate quasi maniacali mi hanno illuminata sul fatto che i guai erano appena cominciati. I veri nemici sono venuti allo scoperto, ed erano ovviamente i Thugs principali, le braccia di Kalì, coloro che avevano legnato Aldebaran e i Bronze, finché Athena non aveva ripreso in mano la situazione.

Ma non erano in quattro. Erano in tre.

“Shaina, stai attenta che…” ho cominciato a dirle, ma quella era già ripartita all’attacco, una roba micidiale come Uma Thurman in Kill Bill, senza nessuna paura per l’impari confronto contro dei non-morti (purtroppo) assai più forti di lei. Ha combattuto benissimo, ma si vedeva che era in difficoltà, e io stavo pensando a cosa fare, se soccorrere i bambini o aiutare lei, supponendo che in entrambi i casi sarebbe stato un casino, quando ho imparato una lezione importantissima: il cosmo è come l’impronta digitale, unico per ognuno, il che significa che se un cosmo ti sembra familiare è perchè appartiene a qualcuno che conosci. E se lo senti carico d’odio, è perchè sta odiando. Te.

Ashura è uscito dalle ombre, senza degnare il combattimento dei suo compagni di una sola occhiata, perchè tutta la sua attenzione era fissa sulla sottoscritta. Sentirsi così importanti per un tipo tanto affascinante avrebbe potuto gratificare il mio ego, ma sinceramente dubito che Ashura volesse lusingarmi. Dalla sua faccia, in effetti, ho capito che la vecchia diceria per cui quando si muore si scoprono le cose fino a quel momento celate è vera: Ashura sapeva che l’avevamo imbrogliato, che in realtà aveva combattuto contro di me anziché contro Athena, ed era lì per vendicarsi…

Ho sentito un grido di dolore e ho visto Shaina cadere a terra, la maschera in frantumi e un rivolo di sangue che le colava da una ferita sulla fronte, ma era ovvio, non poteva proprio farcela contro quei nemici, era impossibile, per quanto fosse brava.

Ashura ha sorriso lievemente del mio orrore. “Preoccupati per te, piuttosto, perché quando sarai morta sarai nel regno di Kalì, nelle mie mani, e allora scoprirai cosa significa un’eternità di dolore…”

Basta, mi fanno male le dita, continuo domani.

 

 

8 Dicembre

 

Se non altro, adesso ho un sacco di tempo libero per il mio diario, perché gli allenamenti sono sospesi a tempo indeterminato. “Anche quelli per controllare il mio potere?” ho chiesto a Mu. “Soprattutto quelli.” Mi ha risposto lui, vietandomi perfino di leggere i tarocchi. Siccome da queste parti non c’è molto altro da fare, me ne sto qui a riempire pagine su pagine in attesa che gli eventi evolvano.

Non ci capite un tubo, vero? Mi sa che è meglio continuare da dove ho lasciato ieri.

Ricevuto da Ashura un saluto che non definirei cortese e considerato che la mia unica protettrice era al tappeto con più di un principio di commozione cerebrale, ho cercato di mostrarmi coraggiosa.

“Cosa vuoi da me? Ti aspettavi forse che tradissi Athena rivelandoti la verità?”

Ashura mi ha sorriso. Il sorriso di un boia. Purtroppo, mi sento in dovere di specificare che era uno schianto di maschio anche con quell’espressione sadica. “No, non me l’aspettavo, ma analogamente tu non puoi aspettarti clemenza. Un’apprendista, una sciocca talmente incapace da non sapere gestire neppure il proprio cosmo, il suo stesso potere… una simile onta verrà vendicata. Prima tu e poi…” Ha fatto un cenno con la testa verso Shaina, dandomi l’idea che intendesse non tanto che la prossima sarebbe stata lei, ma che dopo la Silver e me sarebbe toccata a tutti gli altri Saints. Cosa, temo, fattibilissima, perchè non si può uccidere un nemico già morto…

Questo sì che è un bel guaio, ho pensato, e pensare è tutto quel che sono riuscita a fare, prima che Ashura mi prendesse per il collo e mi sollevasse da terra, togliendomi l’aria. Le sue mani erano formidabili, ma erano gelide. Morte.

Gliele ho afferrate cercando di liberarmi, ma era impossibile, e cominciavo a soffocare seriamente, il mondo si allontanava mentre la pressione interna del sangue diventava insopportabile, ed ero così sofferente che vedevo strane fiaccole che fluttuavano tutt’intorno… ma no, non erano allucinazioni… erano strane luci vaganti che salivano dalla terra del cimitero per raccogliersi intorno a noi, tanti fuochi fatui azzurri che danzavano dappertutto, come piccoli spettri dispettosi…

E poi, poi ricordo solo una luce fortissima, tanto calda quanto opprimente, perchè mi stritolava come una mano metallica, che ha sommerso tutto quanto mentre Ashura e compagnia cantante gridavano, colti di sorpresa, e sparivano, quasi venissero di nuovo inghiottiti dall’aldilà…

 

Siamo tornate al Santuario senza altri intoppi, se escludiamo una turbolenza che mi ha fatto passare praticamente tutto il viaggio con il sacchetto davanti alla bocca. I bambini sono sani e salvi, quelli affidati a noi stanno bene e hanno superato la brutta esperienza. La madre superiora era così felice da piangere e non la finiva più di ringraziarci. Abbiamo omesso di dirle che era colpa mia, se quei bambini avevano corso un simile pericolo, o meglio l’ho omesso io, perché Shaina, pur avendo capito pochissimo delle ragioni del rancore dei Thugs verso di me (le ho raccontato una poco convincente favoletta sulle mie visioni che hanno intralciato i piani di Kalì), esclude categoricamente che le turpi azioni del nemico possano ricadere su chi crede nella giustizia. Amen!

 

Naturalmente ho raccontato tutto al mio maestro, destreggiandomi meglio che potevo per non rischiare che Saori mantenesse la sua promessa di farmi portare la maschera in un luogo meno convenzionale della faccia, ma quando sono arrivata ai fuochi fatui mi ha interrotta.

“Ho sentito un cosmo, nel momento in cui avveniva quello di cui parli… ma stento a credere che sia avvenuto ciò che penso.”

“E cosa pensi?” gli ho domandato subito. Mu ha stretto le labbra.

“Preferisco non pronunciarmi per ora… ma tu non dovrai uscire dal Santuario, almeno per qualche tempo. Non andrai più in missione.”

“Non muoio dalla voglia di farlo – ho replicato – ma potresti spiegarmi il perchè?”

Mu ha esitato un momento, come se stesse valutando quel che poteva dirmi. “I Thugs nutrono rancore verso di te, come verso tutti noi, e tale rancore supera la morte: Kalì ha permesso loro di tornare per avere vendetta ma, se noi Saints possiamo difenderci, tu non ne sei in grado. Costoro non si fermeranno di fronte a nulla, e lasciarti uscire dal Santuario, adesso, equivarrebbe a ucciderti.” Mi ha spiegato, ma le sue parole, anche se convincenti, mi hanno lasciato del tutto insoddisfatta. E la stizza ha parlato per me, facendomi dire quel che ancora mi rode: “E che t’importa anche se muoio? Il mio dovere di bibliotecaria e veggente l’ho fatto, no?”

Mu non mi ha tirato un ceffone solo perchè è una persona pacata, ma come punizione ho rimediato trenta giri di corsa del Santuario. Forse sono ingiusta con lui, è vero che gli servivo per via degli studi di papà, ma non ha dato nessun segno di volermi scaricare dopo che era tutto finito… anche se temo non sia finita affatto. Ma Mu questo non poteva prevederlo, quindi suppongo che ci tenga davvero, a che io rimanga viva e in passabili condizioni di salute.

Solo che non ha saputo dirmi niente circa quel che è successo in Sicilia, al cimitero. Come mi sono salvata, rimane un mistero. La mia teoria è che i miei poteri sono esplosi in maniera incontrollata e mi hanno salvato le cotiche, unicamente perchè i Thugs non se l’aspettavano, però è una spiegazione un pochino labile, anche perchè, se Mu credesse che le cose stanno davvero così, dovrebbe semmai intensificare gli allenamenti, e invece ha detto che non devo più muovere un dito finché questa situazione non sarà risolta. “Considerati in vacanza.” sono state le sue parole, e sospetto che volesse sfottermi, visto che, non potendo uscire dal Santuario, posso soltanto trottare in giro come un gatto randagio.

Ma chi me l’ha fatto fare di venire al Santuario?

 

 

9 dicembre

Ehi, dati gli ultimi eventi non ci avevo fatto caso, ma Natale si avvicina! Mi sono messa d’accordo con Sindel e Haruko perché comprino per conto mio i regalini da mettere sotto l’albero, nonché tutti gli addobbi, visto che alla Prima non c’è niente di niente. Quando ho proposto a Kiki di decorare l’albero lui ha fatto i salti di gioia, perché sembra che Mu a queste cose non pensi affatto… ma gli alloggi privati della Prima fanno tutto un altro effetto con le lucine colorate, lo ha ammesso perfino lui. Volevo appendere i festoni anche alle colonne dell’entrata, così per ravvivare un po’, ma non me l’ha lasciato fare.

La mia paghetta settimanale da queste parti è a dir poco da fame, e non potendo toccare l’eredità di mio padre fino alla maggiore età sono veramente spiantata, ma ho comunque potuto comprare un gioco per la Playstation a Kiki e uno di quegli spaventosi diorami tutti da costruire che piacciono tanto a Mu. Siccome quando li ha finiti tende a regalarli in giro, o non saprebbe più neanche dove metterli, temo che qualcuno, nel Santuario, mi odierà in eterno quando riceverà la Morte Nera con tutte le astronavi che le girano intorno.

Oh, beh. Un vero Saint deve imparare a soffrire.

Sto cominciando a stancarmi di non poter uscire, però. Vorrei che questa storia finisse alla svelta.

 

 

11 dicembre

 

Se Mu lo sapesse mi ucciderebbe, ma di nascosto sto continuando ad allenarmi con la precognizione, esercizi da poco basati più che altro sulla concentrazione (se provassi a espandere il cosmo mi sgamerebbe all’istante), e continuo a studiare la lettura dei tarocchi… sto diventando proprio brava, oggi ho previsto che Haruko avrebbe ottenuto un importante risultato professionale e infatti, due ore dopo, è riuscita a infrangere la barriera del suono lanciando un colpo! Haru era contentissima, io di più, ma Sindel mi ha bonariamente detto che la mia non era poi questa gran previsione, perchè Haruko è veramente in gamba, che ottenga l’armatura non è questione di ipotesi, ma di tempo. Sicuramente parteciperà al prossimo torneo e ci abbandonerà per andare ad ingrossare le fila dei Saints.

Ovviamente sto chiedendo alle carte responsi sulla mia vita amorosa, ma ottengo sempre risultati contrastanti, ovvero ottengo sempre come risposta ‘hai un sacco di rivali, piantala di illuderti’, più o meno. E’ vero che ogni volta che lo incontro Milo è sempre circondato da ragazze stupende, ma è anche vero che con nessuna dà l’impressione di essere in intimità. Dio, se almeno si mettesse con una in particolare, forse riuscirei a darmi pace!

(non è vero. Più probabilmente getterei quest’una in pasto ai Thugs, ma facciamo finta che non sia così)

 

12 dicembre

 

Oggi Sindel mi ha chiesto se avevo litigato con la Kido, visto che non vuole più vedermi, e io mi sono stupita, al che lei ha osservato che, fino al mese scorso, andavo ogni giorno a trovarla e ci stavo delle ore, ma che dopo il combattimento contro Kalì non l’ho più rivista.

“Ah no – le ho risposto – è solo che Athena ha un sacco di impegni, non voglio disturbarla. Nessuna lite.”

E’ vero. Mica abbiamo litigato. E’ solo che ho il terrore di avvicinarla, e credo che valga anche per lei, da quando ci siamo scambiate in quel modo tremendo. Non è che ci detestiamo, è solo che non sopportiamo neppure di rimanere nella stessa stanza. Anche se, temo, presto sarò convocata ancora, visto che sto imparando a padroneggiare proprio bene il mio dono. Non ho più fatto brutti sogni e credo che, oggi o domani, cercherò di evocare una visione, naturalmente di nascosto dal mio maestro. Ho letto un libro che dice di provare stringendo un oggetto appartenuto alla persona di cui si vuole avere la visione, qualcuno ha idea di come procurarmi un gingillo proveniente dall’Ottava?

 

(PIU’ TARDI)

 

Alla fine ho frugato un po’ nella Prima per trovare qualcosa che non avessi mai toccato in precedenza (per non lasciarci sopra quella che il libro chiama ‘impronta eterica’, una specie di contaminazione che renderebbe nulle le visioni, tipo il doping a una gara) e ho trovato degli album di fotografie. C’era Mu insieme a mio padre, non me lo aspettavo davvero e sono rimasta lì come un’allocca. La cosa che però mi ha fatto venire le lacrime è stata vedere anche la mamma, in una foto di famiglia mentre teneva in braccio una specie di meringa rosa (il mio abitino di battesimo). Era da tanto che non pensavo a lei, è morta che avevo solo sei anni, la ricordo pochino… ma era perfetto per fare la mia prova, così ho preso la foto e me ne sono andata al mio solito posto, che adesso è freddo e pieno di neve ghiacciata. Nessuna speranza di incontrare Milo, e infatti non s’è visto.

Ho stretto la foto tra le mani e mi sono concentrata. Per un po’ non è successo niente, poi ho avuto una strana sensazione, come se mi allontanassi da lì a una velocità impensabile, per fermarmi da qualche parte… ho aperto gli occhi e ho visto mia madre, giovane e raggiante, e mio padre, sano e coi capelli (castani e perennemente arruffati, li ho presi da lui) senza neppure un filo grigio, e c’ero anch’io col mio vestitino tutto pizzi e nastrini, mentre festeggiavano il mio battesimo… e c’era anche Mu da una parte, così giovane che era quasi un bambino, chiaramente era stato invitato, e malgrado l’età alquanto imberbe, nessuno lo trattava come un moccioso, anzi.

Era tutto così dettagliato che mi sembrava di esserci, tanto che potevo ascoltare le voci e il cicaleccio, ma ho prestato attenzione solo quando Mu si è avvicinato a papà e gli ha detto una frase con dentro la parola ‘Santuario’. Papà ha scosso la testa con energia.

“No, Mu – ha detto – non mia figlia, non finchè ci saremo noi.” E ha indicato la mamma, che ha annuito stringendomi più forte. Mu ha sospirato.

“Nessun genitore vorrebbe un tale destino per i propri figli, ma ti prego di considerare che, essendo nata da te, difficilmente avrà una vita normale…”

“Se mai noi non riusciremo più a proteggerla, lo farai tu, allora. Di te mi fido, ma solo di te. Gli altri Saints – e qui papà ha fatto un gesto poco carino – non darebbero alcun valore alla sua vita. Se mi farai questa promessa, e se io ed Irene non riusciremo più a gestire nostra figlia, allora forse la scelta che tu auspichi per Luna potrebbe rivelarsi la migliore.”

Mu ha sorriso, del suo sorriso conciliante e gentile. “Quanti se e quanti forse, amico mio. Ma comprendo la tua posizione, sebbene non la condivida: date le condizioni che poni, tuttavia, non posso che augurarmi di non vederla mai al Santuario.”

Dopodichè loro hanno brindato e io sono tornata in me, così bruscamente da ritrovarmi tremante e mezza congelata.

Non sono chissà che sconvolta da quel che ho visto, in fondo immaginavo che tra Mu e i miei genitori fosse promessa di vecchia data, quella di prendersi cura di me se ne avessi avuto bisogno, ma che significava ‘essendo nata da te, difficilmente potrà avere una vita normale’? Papà era una persona normalissima!

 

 

13 dicembre

 

Stamattina ho parlato con Mu della mia visione, scusandomi per avergli disubbidito. Ma avevo troppo bisogno di ottenere delle risposte.

“Quanto dissi allora era naturale – ha cercato di sviarmi lui – nessun genitore può desiderare per suo figlio una vita dura come quella che conduciamo qui al Santuario, era comprensibile che i tuoi genitori volessero tenertene lontana, finchè potevano…”

“E perchè avrebbero dovuto tenermene lontana? – l’ho subito inchiodato io – e perchè hai detto che non potevo essere normale, essendo figlia di mio padre?”

Mu ha sospirato. “Bene, te lo dirò.” Ha dichiarato alla fine. Mi ha accennato di sedermi e mi ha spiegato: “Tuo padre, in gioventù, si addestrava per diventare Saint, ed era molto abile, assai dotato, ma gli mancava un requisito fondamentale, e dunque ha preferito lasciare il Santuario piuttosto che rimanere e soffrire per ciò che aveva perso. Ha conosciuto tua madre, si è sposato e sei nata tu. Questo è quanto, Luna. Una storia piuttosto comune in questi luoghi, per la verità.”

“Quale requisito gli mancava?”

“La salute fisica, naturalmente. Il suo cuore non era molto sano neppure allora.”

Ho annuito. Chiaro, per essere un Saint devi avere un fisico di roccia, non è ammesso neppure il diabete o la miopia: combattendo nell’ordine dei millesimi di secondo, il minimo handicap può rivelarsi fatale.

“Perchè non me l’ha mai detto? – gli ho chiesto dopo aver pensato un po’ – io credevo che fosse sempre stato uno studioso del Santuario…”

“Voleva tenerti al di fuori di tutto questo, farti vivere una vita normale. Puoi biasimarlo?”

Ho scosso la testa, troppo confusa per parlare ancora. Mu mi ha messo una mano sulla spalla, fraternamente. “Tuo padre e tuo madre ti volevano molto bene – ha aggiunto, gentile – il loro solo pensiero era proteggerti. E io, come vecchio amico di tuo padre, cerco di rispettare la sua volontà: ti prego di avere più fiducia in me, per il futuro.”

Poi, sempre molto gentilmente, mi ha rifilato quaranta giri di corsa del Santuario, come punizione per la mia disubbidienza.

 

15 Dicembre

 

Non credevo che l’avrei mai detto, ma senza gli allenamenti di Mu e le sue stupidissime commissioni al negozio di modellismo mi annoio, qui al Santuario. Non capisco perchè non vuole farmi più esercitare (dice che mi spiegherà più avanti, confidando che io abbia fiducia in lui, ma sembra che lui non ne abbia in me, perchè mi ha sequestrato i tarocchi). Così ho passato la giornata a ripulire un po’ la Prima, che è veramente un orrido di polvere e calcinacci delle ultime guerre che nessuno si e’ mai preoccupato di rimuovere, ma anche dopo aver rassettato tutto, incluse le camere da letto (non sono riuscita a trovare il nascondiglio segreto dei Playboy, ma sono certa che ci sono, non ci credo che Mu è una persona COSI’ seria!) mi sono ritrovata con un’intera giornata da riempire. Come ieri. E come domani, temo. Onestamente, non è che il Santuario sia sto gran luogo di ritrovo per giovani, anzi, una volta passato l’entusiasmo per la vita in un luogo sacro, diventa una noia mortale. La cosa più simile a un intrattenimento è Aldebaran che gioca coi bambini, è così carino con loro che lo adorano tutti. Tra l’altro ho notato che una certa ragazzina coi codini lo segue dappertutto e gli regala fiorellini, EHM, non voglio pensare male, però… cavoli, è proprio giovanissima!

 

 

16 dicembre

 

Oggi ho visto Sindel che rientrava nel Santuario con aria furtiva, stringendo un pacchetto come se cercasse di non farsi notare, col risultato che chiunque si sarebbe accorto che stava nascondendo qualcosa. Ovviamente sono subito andata per svelare l’arcano.

“Cos’hai lì?” le ho chiesto senza tanti preamboli, e lei si è fatta rossa come un pomodoro (lo preciso sempre: quando sei abituata alle maschere, ti sembra di non averle più e capisci benissimo cosa passa per la testa dell’altra, come se la guardassi in viso). “Niente di importante…” ha cercato di dire, poi ha iniziato a protestare perchè le avevo fregato il pacchetto. Era qualcosa avvolto in carta da regalo, ovviamente per Natale, e, anche se la sua reticenza nel mostrarmelo si poteva spiegare col fatto che era destinato a me, il suo fare furtivo mi suggeriva qualcos’altro…

“E’ per Mu?” le ho domandato mentre lei si riprendeva il pacchetto, offesissima.

“Non gli dirai niente, vero?” Mi ha implorata, e naturalmente le ho assicurato che da me il mio maestro non saprà niente. Poi lei se n’è andata, sulle spine come una ladra, e io sono rimasta lì a meditare.

Sindel non si è rassegnata, allora… e non ha mica torto, Natale è un ottimo pretesto per farsi avanti. Dopotutto Mu non le ha mai detto chiaramente che non vuole saperne, magari è solo confuso, oppure proprio non ha afferrato il concetto (tutt’altro che improbabile, visto quanto sono svegli i maschi della zona, a riguardo di certe cose), insomma, può valere la pena fare un tentativo.

E IO NON POSSO USCIRE DAL SANTUARIO A CERCARE QUALCOSA PER MILO!!!

(ovviamente, delegare il compito a qualcun altro è fuori questione)

Sto diventando pazza. Voglio tornare libera, voglio potermi esercitare per migliorare un po’, voglio che Ashura e compagnia capiscano che i morti devono rimanere morti, e soprattutto voglio potermi levare questa fottuta maschera, ogni tanto!

 

 

17 dicembre

 

Oggi ho visto il realizzarsi di un’altra delle mie visioni, di quando non ne controllavo l’afflusso e stavo malissimo: gironzolavo per il Santuario chiedendomi quand’è che Athena e bodyguards avrebbero risolto il problema dei Thugs, senza assolutamente niente da fare come al solito, quando mi è venuto un certo languorino e mi sono seduta su un muretto (voltando le spalle alla strada se no qualcuno poteva vedermi in faccia) a mangiare un panino. Ho sentito un MIAAAAOOO dietro di me e mi sono voltata: era una micina molto carina, tutta nera coi baffi bianchi e una macchia bianca sotto la gola, che mi faceva le fusa contro la mano. Le ho dato un pezzetto di salame e mi si è affezionata, mi ha seguita miagolando fino a casa, senza nessuna paura. Kiki era tutto contento, la micina è davvero coccola, allora gli ho dato i soldi e l’ho spedito a comprare la cassettina con la sabbietta, un cestino, l’antipulci, un collarino col campanello e del cibo per gatti. Adesso se ne sta sul letto a ronfare beata dopo che Kiki ci ha giocato tutto il pomeriggio. Chissà da dove viene, forse l’hanno abbandonata, è così domestica… l’ho chiamata Morgana, spuntandola sul moccioso che pretendeva di appiopparle un nome ridicolo come Parthenos.

Quando è tornato Mu gli abbiamo chiesto se potevamo tenercela e lui ha storto un po’ il naso, ma poi ha detto di sì. Quando gli ho detto che ero sicura che avrebbe acconsentito perchè avevo avuto una premonizione in tal senso, lui ha sospirato dicendo che era davvero un guaio, un’apprendista che sa le cose prima ancora del suo maestro. Ciò mi ha dato da pensare.

Ha ragione. Non vuole che abbia consegne speciali dal futuro, ecco perchè mi ha vietato di esercitare il mio dono! Come ho fatto a non pensarci prima?

Ovviamente, questo è un incentivo non da poco per farmi trovare un modo di evocare le visioni senza che lui se ne accorga. Se soltanto sapessi come occultare il mio cosmo,in modo da non farmi beccare!

25 dicembre

 

Che strano, questo Natale. Il Santuario è silenziosissimo, senza il solito fracasso di colonne che crollano insieme a sezioni di tempio e grida di feriti, perchè sono tutti insieme alle rispettive famiglie o gruppi di amici, oppure se ne sono andati per le festività nei luoghi d’origine. Stamattina ho lasciato i miei regali sotto l’albero, è stata una cosa davvero carina perchè anche Kiki e Mu ci avevano pensato, e per un momento mi è venuto il groppo in gola, pensando che, non fosse stato per il mio maestro, questa mattina l’avrei passata in un istituto ad aspettare il mio turno di ricevere qualche fregnaccia da un Babbo Natale finto pagato dalle suore… che strano pensare che la mia famiglia è scomparsa poco a poco, nel corso degli anni, e che adesso ne ho una tutta diversa. Eppure non mi manca niente, almeno sotto questo aspetto (macigni da venti tonnellate a parte). Papà, se mi senti, avevi ragione a fidarti solo di Mu, è veramente una persona stupenda. [segue un pessimo disegno grande mezza pagina, raffigurante tre omini filiformi circondati da cuoricini, osservati dall’alto da un omino filiforme con le alucce d’angelo e l’espressione compiaciuta, NdA]

I regali in sè consistevano in una maglietta con stampato su BASTARD INSIDE (grazie, Kiki, ti voglio bene anch’io!) e un bellissimo palmare, visto che Mu si è accorto di quanto io sia grafomane. Purtroppo sono riuscita a farmi mandare a quel paese quando gli ho chiesto se aveva grattato un po’ la sua armatura, per potermi fare un regalo così costoso, ma non importa, sono troppo contenta.

Ah, Kiki aveva un regalo anche per Morgana: due etti di carne trita che la micia ha apprezzato moltissimo, tanto che ci ha seguiti miagolando per tutto il tragitto fino alla Tredicesima, perchè naturalmente bisognava fare gli auguri anche ad Athena. “Forse avrei dovuto prenderle un pensierino…” ho detto, e Mu mi ha chiesto cosa pensavo di poter mai regalare, a una miliardaria che ha già tutto. Gli ho risposto che conta il pensiero e lui ha detto che in quel caso era sufficiente che io ci avessi pensato, di non preoccuparmi.

Mah, se fossi nei panni della Kido mi prenderebbe una tristezza, a potermi comprare tutto senza ricevere mai niente in regalo, ma una tristezza di quelle…

Il più bel regalo di Natale, comunque, doveva ancora arrivare.

Saliti al tempio, dove c’erano tutti gli altri Saints, è partita l’orgia di auguri e blablabla, io ho chiesto a Shiryu se non gli sembrava strano festeggiare il Natale in un tempio dedicato ad Athena e lui ha risposto che non ci vedeva niente di male.

Aperta parentesi: con Shiryu sono in confidenza perchè è molto amico di Mu, passa spesso dalla Prima e quindi ci conosciamo abbastanza bene. Chiusa parentesi.

Beh, insomma, auguri di qua, Buon Natale di là, mi sono ritrovata davanti Milo. Sono certa che, se il mio cosmo fosse quello che dovrebbe essere, in quel momento la maschera mi si sarebbe disintegrata dalla faccia: l’occasione d’oro per avere almeno un bacetto sulla guancia, e per colpa di questa stramaledetta schifosa corazza di similceramica non potevo coglierla!

Lui, naturalmente, non ha avuto il minimo sentore del mio conflitto. “Buon Natale.” ha detto con quel suo sorriso incomparabile, e mi ha stretto la mano. Dio, cosa non avrei dato per trovare il coraggio di abbracciarlo, era la scusa perfetta, anche se poi avrei dovuto abbracciare tutti gli altri, per non scoprirmi troppo. Ovviamente sono rimasta lì come una patata lessa. Ma almeno so che non mi odia per la discussione che abbiamo avuto all’Ottava.

Per il resto, niente di particolare da riferire, a parte Shaka che mi ha brontolato dietro perchè Morgana, in un impeto di affetto, si è attaccata al suo mantello e ha cominciato ad impastare, tirando tutti i fili. Gli ho risposto che, così sciupato, dava al suo ascetismo una nota in più e lui ha preso la gatta, me l’ha buttata in braccio e se n’è andato stizzito. Ma che individuo impossibile!

Saori ed io ci siamo appena sfiorate la punta delle dita mormorando tanti auguri, tese come corde di violino, anche se è chiaro che occorreva espandere il cosmo, per rischiare di nuovo il pasticciaccio, ma sapete com’è, certe esperienze ti segnano per la vita.

Buon Natale a tutti.

 

26 dicembre

 

Non riesco ad acchiappare Sindel per farmi dire com’è andata la consegna del suo regalo a Mu. Ovviamente interrogare il maestro è fuori questione.

 

27 dicembre

 

Sono stufa stufa stufa. Non faccio niente tutto il giorno, a parte i compiti di scuola, e a scuola sono sempre andata bene. Quando hai un padre con più lauree di Pico della Mirandola, lo studio diventa l’ultima delle tue preoccupazioni, perfino il maestro ammette che basta che mi tenga un po’ in esercizio con le versioni [seguono una serie di scarabocchi insensati, di quelli che si fanno tanto per passare il tempo, NdA].

 

 

28 dicembre

 

Ho incontrato Shaina, che mi ha espresso solidarietà per la mia difficile situazione. Grazie, le ho risposto, ma di che stai parlando? Io mi annoio solamente…

Shaina mi ha guardata stupita. “Non lo sai? Il Santuario è quasi in allarme, da ieri.”

Ci sono rimasta secca. Non c’è pericolo che Mu mi informi di queste cose, eh.

“I Thugs continuano coi loro delitti.” ha aggiunto Shaina.

Io ho ritrovato la voce, per chiedere quali delitti.

“Ma… i seguaci di Athena tanto incauti da uscire dal Santuario, o i Saints minori, che non riescono a prevalere…” mi ha risposto le, confusa perchè non si aspettava che non lo sapessi. Io l’ho ringraziata, ho fatto dietro front e sono tornata alla Prima come un caterpillar.

“Sì – ha risposto Mu, tranquillo di fronte al mio sconvolgimento – i Thugs vogliono uccidere fino all’ultimo uomo fedele ad Athena, ci sono state molte vittime. Comprendi perchè è necessario che tu rimanga qui?”

“Ma loro vogliono…” ho cominciato io, e mi sono interrotta. Non potevo spiegare al mio maestro cos’era successo durante la battaglia contro Kalì, e neanche perchè Ashura voleva me, prima di tutti gli altri. Non potevo dirgli che Athena ed io avevamo un segreto. Non potevo dirgli niente.

“…vogliono Athena – ho concluso fiaccamente – perchè non vengono qui per sfidarla?”

“Non ne hanno motivo, visto che la loro dea è imprigionata: ciò che bramano è la vendetta, non la vittoria.” Ha risposto Mu, annientandomi. Avete un’idea di come ci si senta, a sapere che muoiono delle persone al posto tuo? Eh, ce l’avete?

“Ma non siete ancora riusciti a trovare un modo di sgominarli? – gli ho chiesto – possibile che dopo tutto questo tempo…”

“Convincere dei morti ad emergere dalla tomba quando lo desideriamo noi è impresa alquanto ostica. Non intendo più discuterne, Luna.” Ha tagliato corto Mu, asciutto, per poi andarsene e lasciarmi lì con le lacrime agli occhi dalla rabbia.

Kalì è la dea dei sacrifici umani.

[a questo punto sul diario di Luna c’è una specie di scarabocchio, come se la penna avesse stracciato la pagina per la troppa foga, e le righe seguenti sono illeggibili, come se sull’inchiostro fossero cadute delle lacrime, NdA]

 

30 dicembre

 

Ok, mi sono un po’ calmata. E ho anche pensato, che se c’è una cosa che non mi manca è il tempo di pensare. Annoto qui i miei pensieri, così magari tiro fuori qualcosa.

 

1) I Thugs odiano tutti i Saints, ma me in particolare perchè gliel’ho proprio fatta sporca, anche se non l’ho fatto di proposito. E mi odiano al punto da essere tornati dall’Ade in blocco, appena io ho lasciato i confini sicuri del Santuario.

 

2) Intanto che aspettano me, ingannano il tempo ammazzando gli altri seguaci di Athena, che tutto fa brodo.

 

3) Siccome sono morti, vanno e vengono dall’aldilà e nessuno riesce ad acchiapparli per dare loro quel che si meritano.

 

Quindi:

 

Sta morendo della gente per causa mia. [questa frase è sottolineata più volte, NdA]

 

Conclusione:

Io sono l’esca perfetta per farli uscire allo scoperto. Se metto il naso fuori dal Santuario ‘i morti cammineranno sulla terra’, e non per modo di dire. Piccolo problema: se metto il naso fuori dal Santuario, sono morta.

Se parlo con qualcuno di tutto questo divento una traditrice verso Athena, e anche se non credo che qualcuno mi giustizierà mai per aver infranto la promessa, date le mie ottime ragioni, sicuro come l’oro che non mi permetteranno di fare da esca, esponendomi in prima linea. Sono uomini d’onore i Saints, e intanto la gente muore…

C’è un altro modo di far uscire allo scoperto i Thugs, così che i Gold possano legnarli e magari rispedirli all’inferno definitivamente (se non ci riescono loro, non ci riuscirà mai nessuno)?

 

Risposta: no, altrimenti l’avrebbero già fatto. Magari lo scopriranno più avanti, ma le uccisioni non faranno che aumentare.

 

I Gold possono muoversi alla velocità della luce.

Forse ce la farebbero, ad arrivare prima che Ashura mantenga la sua promessa di usarmi come punching ball per tutta l’eternità.

Forse.

Ho paura.

Credo che il mio sarà un Capodanno maledettamente movimentato, con tanto di fuochi d’artificio.

Ho paura.

 

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